Febbraio 24th, 2014 Riccardo Fucile
SONO 50 LE POLTRONE MESSE IN PALIO DA RENZI, META ANDRANNO AL PD , DIECI A NCD: SI VA VERSO LA CONFERMA DEI “VECCHI”
Con effetto immediato, la variopinta maggioranza s’appresta a votare il Renzi I.
E un attimo dopo aver schiacciato il tasto giusto, la fiducia al governo, i gruppi si riuniscono per stilare l’elenco di sottosegretari e viceministri: ballano 47 poltrone o persino 50.
Enrico Letta, beffardo, sostiene che la struttura di Palazzo Chigi non è cambiata.
E lo dimostra il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, che chiede, anzi pretende la conferma dei propri rappresentanti: dieci posti con qualche variazione.
Non sarà rimosso Luigi Casero al Tesoro, piuttosto verrà rafforzato con la presenza di Enrico Zanetti (Scelta Civica).
Inamovibile Gioacchino Alfano (Difesa, Ncd), Simona Vicari (Sviluppo, sempre Ncd, ex collaboratrice di Schifani) e i montiani Carlo Calenda (Sviluppo) e Ilaria Borletti Buitoni (Cultura).
Il giuslavorista Pietro Ichino e l’ex Italia Futura Irene Tinagli, coppia di Scelta Civica, si giocano il ministero per il Lavoro.
Su più fronti, in corsa anche Benedetto Della Vedova, montiano.
Scippati di un ministero a favore di Gianluca Galletti (Udc), i Popolari per l’Italia di Mario Mauro e Lorenzo Dellai saranno ricompensati con (almeno) quattro seggiole.
I nomi: Maurizio Rossi, Gea Schirò e l’uscente Mario Giro.
Ha ottime possibilità il nipote di Ciriaco De Mita, Giuseppe, vicecapo-gruppo dei Popolari per l’Italia in quota Udc: la ragione politica, fra casiniani e mauriani (da Mario Mauro), non è facile da spiegare, ma il deputato potrebbe riscoprirsi sottosegretario o addirittura viceministro.
Su 47 caselle disponibili, la metà sono riservate ai democratici.
Renzi non vuole sguarnire il fronte partito: dopo Marianna Madia e Maria Elena Boschi, soltanto Luca Lotti passerà al governo, esattamente a Palazzo Chigi.
Il responsabile organizzativo Pd, da un decennio vicinissimo al presidente, sarà sottosegretario a Palazzo Chigi e potrebbe ricevere la delicata delega per i servizi segreti, anche se Marco Minniti potrebbe restare dov’è.
Esclusa al Nazareno e al governo, Simona Bonafè potrebbe rientrare, ormai è quasi sicuro, in veste di sottosegretario.
La senatrice (e già sindacalista) Valeria Fedeli andrà al Lavoro; sarà richiamato a Roma il collega irpino Vincenzo De Luca, non eletto, e omonimo del sindaco di Salerno (che già prepara la candidatura per le regionali in Campani).
Coltiva speranze, per il momento un po’ flebili, l’ex bersaniana Alessandra Moretti.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 24th, 2014 Riccardo Fucile
COME LA DC DI 30 ANNI FA… IL RITORNO DI UN APPLAUDITO DE MITA
Con uno scarto di soli 4 voti, Lorenzo Cesa batte lo sfidante Gianpiero D’Alia, ministro della
Pubblica amministrazione nel governo Letta, e viene riconfermato segretario dell’Udc.
“E’ stato un congresso bellissimo”, ha commentato Pierferdinando Casini, che da patron storico dello scudocrociato non ha preso parte alla competizione.
Che pure c’è stata, non per contrapposizione nelle scelte politiche, ma a causa della fatale contesa della leadership nel partito, proprio come accadeva 30 anni fa nella Democrazia Cristiana.
Non a caso, l’intervento di Ciriaco De Mita è stato applaudito a scena aperta, nonostante le critiche che l’ex premier della prima Repubblica ha rivolto a tutti.
Non è in discussione la rotta nel prossimo futuro: appoggio al governo Renzi fino a quando durerà ; costruzione di un polo dei popolari italiani ispirato al Ppe europeo; alleanza con un centro destra nel quale il ruolo di Silvio Berlusconi dovrebbe essere sempre più marginale.
La non scontata vittoria di Cesa lascia aperto un problema per i vertici dell’Udc. “Non ci sarà una cogestione del partito — ha puntualizzato D’Alia — perchè serve un forte cambiamento del gruppo dirigente. Il marchio dello scudo crociato deve rimanere ben solido fino a quando non ci sarà certezza sul nuovo soggetto di aggregazione in Italia dei Popolari, nel modo più chiaro”.
Cesa getta acqua sul fuoco dopo il voto che lo ha confermato segretario: “Non esiste nessun rischio di un partito diviso. Dopo questo congresso l’Udc è più unita e forte di prima. Sarà una gestione unitaria. Siamo una grande famiglia che vuole affrontare i problemi dell’Italia e questo deve unirci e non può dividerci”.
Salomonica la conclusione di Casini: “C’è un partito che ha dimostrato di saper discutere, di avere passione, di votare, di avere una linea politica unica, ma con tante individualità .
Così è se vi pare…
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Febbraio 24th, 2014 Riccardo Fucile
LA NEO MINISTRA DEGLI ESTERI NON RICORDA IL MIGLIOR DIPLOMATICO ITALIANO CHE SEGUE IL CASO MARO’… IMBARAZZANTE GAFFE ALLA FARNESINA DAVANTI ALL’INTERESSATO…INTANTO IL GOVERNO INDIANO DA’ “PICCHE” A RENZI
Staffan De Mistura? Chi era costui?
Sembra passato un secolo da quel lontano 28 novembre del 2012 quando Federica Mogherini, all’epoca semplice emergente franceschiniana del Pd, twittava serena contro l’attuale premier: “Ok, Renzi ha bisogno di studiare un bel po’ di politica estera, non arriva alla sufficienza, temo! #csxrai #terzaelementare”. Bei tempi.
Quelli di oggi, invece, narrano di una Mogherini neo ministra degli Esteri saldamente insediata fin da ieri alla Farnesina (at work, ha twittato felice) con in mano il dossier dei due marò.
Decisa a risolverlo, “costi quel che costi”. È solo che quando le hanno detto che l’intera questione, in queste ore, era ancora saldamente in mano proprio a Staffan De Mistura, uomo di fiducia sul caso di Emma Bonino e forse il miglior diplomatico su cui può contare il ministero degli Esteri, soprattutto alla vigilia della nuova udienza davanti alla Corte Suprema del Kerala, la Mogherini, che probabilmente — si spera — stava pensando ad altro, se n’è uscita con un “E chi è?” che ha fatto sobbalzare tutti i funzionari presenti.
Poi si è ripresa, Mistura (che era lì) si è presentato e tutto si sarebbe sciolto in una risata generale, ma l’impatto dell’incidente è stato di quelli destinati a restare negli annali della Farnesina.
Già , perchè l’affaire marò sembra ora davvero in mani acerbe (tutte) e rischia di diventare il primo su cui l’altrettanto acerbo governo Renzi andrà a sbattere.
E dire che Emma Bonino è stata mandata a casa proprio con la scusa che sulla questione marò non si sarebbe mossa con la dovuta forza e intransigenza; “È solo un pretesto!”, si è arrabbiato Marco Pannella, costringendo la stessa Bonino a porre sul tavolo una doverosa chiosa contro le voci maligne dei renziani: “Ce l’ho messa tutta, ho fatto tutto il possibile”.
E il governo Renzi come ha intenzione di muoversi? Quali azioni intende portare avanti per sbloccare la situazione?
Al momento, come sempre quando si parla di questo nuovo Esecutivo, siamo solo all’annuncio spot: prima Renzi che twitta: “Faremo seplicemente di tutto”, poi le due ministre, la Mogherini, appunto, ma anche la Pinotti (Difesa) che ci tengono a far sapere che il loro primo pensiero è stato proprio per i Marò, con tanto di telefonata di entrambe di saluto ai due (cosa che ha rincuorato le mogli di Girone e Latorre), ma quanto a strategie il vuoto è pressochè assoluto.
E dell’assenza — ma anche della fragilità politica e diplomatica — di questo nuovo governo, si deve essere accorto subito anche il ministro della Difesa indiano A.K. Antony.
Che saputo dei “proclami” di Renzi, ieri ci ha tenuto a far sapere che gli indiani, quando ci si mettono, son gente seria: nessun cedimento del governo del Kerala sul processo ai marò.
“Stiamo andando avanti su questa vicenda in base alle leggi indiane”, ha detto, assicurando che “non c’è spazio per compromessi” e non “faremo marcia indietro”: “Saranno processati con le leggi del nostro Paese”.
Oggi, comunque, l’India metterà le sue carte sul tavolo della Corte Suprema a New Delhi svelando così una volta per tutte la soluzione scelta per procedere contro i marò, ma pare, almeno a sentire Antony, che “nessun compromesso” sarà possibile, malgrado il pressing dell’Italia che tra le varie ipotesi nelle settimane scorse aveva evocato la possibilità di ricorrere a un arbitrato internazionale per risolvere la vicenda. Sembra, comunque, che la Procura locale sia intenzionata ad abbandonare la minaccia di utilizzo della legge per la repressione della pirateria (Sua Act) per la formulazione dei capi d’accusa, concentrandosi invece sulla legge ordinaria indiana.
Fonti locali hanno lasciato intendere che oggi il procuratore Vahanvati, che ha in mano il fascicolo, tenterà di convincere la Corte che abbandonare l’appoggio della Nia, ossia della polizia antiterrorismo che fin qui ha seguito la faccenda, affidandola alla polizia locale (di fatto derubricando il reato) il che però significherebbe far accumulare al processo un “forte ritardo”, ipotesi che la difesa italiana dovrebbe respingere con forza.
In aula, accanto a Latorre e Girone, non vi saranno però nè l’ambasciatore d’Italia, Daniele Mancini, nè De Mistura, ieri a Roma, come si diceva, per capire, anche lui, quale strategia ha in mente il nuovo governo Renzi. Sempre che ne abbia davvero una.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 24th, 2014 Riccardo Fucile
MA I CAPI DI ACCUSA DOVRANNO SEMPRE ESSERE FORMULATI DALLA NIA, UDIENZA TRA DUE SETTIMANE
Sul caso dei due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre giungono dall’India le
classiche due notizie, quella buona e quella meno buona.
La prima è che il governo indiano ha assecondato il diktat imposto una settimana fa dalla Corte Suprema, presentando oggi, termine ultimo, il suo parere sulla applicabilità o meno del “Sua Act”, la legge indiana per la lotta al terrorismo, nel caso dei due fucilieri italiani, sotto accusa da oltre due anni per l’uccisione di due pescatori nelle acque dello Stato del Kerala durante il servizio di vigilanza armata svolto sulla nave “Enrica Lexie”.
Ebbene, superando le proprie divisioni interne, il governo di New Delhi ha espresso l’opinione che il Sua Act non sia applicabile.
In particolare, è stato il procuratore generale indiano G.E. Vahanvati a presentare alla Corte Suprema l’opinione del ministero della Giustizia favorevole ad abbandonare la strada del Sua Act, che prevede anche la pena di morte.
La seconda notizia, purtroppo, determina un nuovo stallo nel contenzioso giudiziario tra India e Italia.
Perchè, dopo aver escluso l’applicabilità del Sua Act, lo stesso governo di New Delhi ha sostenuto che i capi d’accusa contro Latorre e Girone siano formulati dalla Nia, l’unità antiterrorismo della polizia, che ha svolto le indagini sul caso.
A questo punto l’avvocato della difesa, Mukul Rohatgi, ha evidenziato la palese contraddizione: come è possibile utilizzare l’unità antiterrorismo “in assenza del Sua Act”?.
Il giudice B.S. Chauhan ha allora chiesto alle parti di presentare le loro posizioni fissando per questo un termine di due settimane per una nuova udienza.
Si tratta, dunque, del 27mo rinvio, che aggiunge un nuovo nodo da sciogliere.
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Febbraio 24th, 2014 Riccardo Fucile
IL NEO-MINISTRO POLETTI COME PRESIDENTE DELL’ALLEANZA DELLE COOPERATIVE E’ IN PALESE CONFLITTO DI INTERESSI
C’erano molte ragioni per nominare Giuliano Poletti ministro del Lavoro.
Ma ce n’erano anche tante per non farlo: come presidente dell’Alleanza della cooperative (Coop rosse più coop bianche) e storico presidente della Lega coop nazionale è il terminale di un intreccio imprenditoriale e politico che, a voler essere rigorosi sui potenziali conflitti di interesse, praticamente gli impedirebbe di toccare qualunque dossier.
Perchè la rete delle Coop arriva ovunque: per esempio c’è Obiettivo Lavoro, un’agenzia di servizi per il lavoro creata nel 1997 dalle larghe intese tra Coop e Compagnia delle opere (Comunione e liberazione).
Ma le cooperative di cui lui è stato per anni il più alto rappresentante con la Compagnia delle opere si dividono anche gli appalti per Expo 2015 a Milano e alcuni dei grandi colossi cooperativi delle costruzioni sono attivi in progetti ad alta sensibilità politica, come la Cmc di Ravenna che si occupa dei tunnel Tav Torino-Lione.
Per passare dal macro al micro, tre grandi coop di consumo (Liguria, la piemontese Nova coop e Coop Adriatica) sono socie di Eataly distribuzione, una delle parti del gruppo alimentare di Oscar Farinetti, imprenditore molto vicino a Matteo Renzi.
E con Eataly le coop collabora in tante librerie, tra letteratura e gastronomia.
Ma queste sono minuzie a fronte di altri intrecci: tutte le grandi coop hanno scommesso sulla finanza, alcune su Monte dei Paschi (con risultati disastrosi) altre su Unipol, il gruppo bolognese guidato da Carlo Cimbri che ora si è fuso con la Fonsai post-Ligresti creando il colosso del settore.
La vigilanza sulle coop non è più del ministero del Lavoro, è passata allo Sviluppo, ma ci sono materie che saranno di diretta competenza di Poletti.
Come le regole sui contenziosi di lavoro.
Negli anni della crisi si è moltiplicato il numero di cause di lavoro in un mondo, quello cooperativo, che si presenta come armonioso e immune dalle tensioni tipiche dell’impresa.
A Bologna Poletti si era schierato con Granarolo contro la Clt, società che gestisce la piattaforma logistica dell’azienda alimentare e che aveva subappaltato i lavori a un’altra coop che aveva poi tagliato gli stipendi del 35 per cento.
Dopo le proteste Clt ha assorbito 80 facchini della coop, ma non i 23 protagonisti della protesta.
In questi giorni si discute del caso di Lucia Di Maio: lavorava per un supermercato di Unicoop vicino ad Avellino, quando il negozio è stato ceduto a un’altra azienda, lei è stata licenziata nel 2009.
Nel 2013 il tribunale stabilisce il reintegro: Unicoop le restituisce il posto, ma a Orbetello, a 400 chilometri da casa.
A Poletti il Jobs Act di Matteo Renzi è piaciuto subito, e anche la riforma Fornero che ha indebolito l’articolo 18 non gli è dispiaciuta. “Ho iniziato a lavorare nei campi a sei anni, so cosa vuol dire il lavoro”, ha detto ieri.
Forse fin troppo.
Salvatore Cannavò e Stefano Feltri
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 24th, 2014 Riccardo Fucile
“DOVREBBE PORTARE LAVORO IN ITALIA UNA CHE HA TRASFERITO LE SUE AZIENDE ALL’ESTERO?
Klaus Davi intervista Giorgio Airaudo, deputato di Sel, ex segretario nazionale della Fiom. 
Una voce critica nei confronti del Governo Renzi, insoddisfatto per la continuità che viene rappresentata da Pier Carlo Padoan all’Economia e molto duro nei confronti di Federica Guidi come ministro dello Sviluppo Economico.
Soddisfatti?
Da un governo Letta Alfano siamo passati ad un Alfano Renzi. Un governo che nasce su una serie di bugie che non sosteniamo.
Questo significa che Renzi per voi non è piu un interlocutore?
Intendiamoci : il fatto che i rapporti personali fra Renzi e Vendola siano buoni non ci impedisce di esercitare il nostro spirito critico. E noi non intendiamo sostenere le menzogne che sottendono questa operazione….
Parliamo di Padoan
È una conferma. E l’uomo che garantisce gli equilibri internazionali, che garantisce i grandi poteri finanziari E l’uomo di garanzia per Renzi. Mi sembra che siamo in totale continuità da Saccomanni a Padoan.
Perche Padoan? Perche amico di D’Alema?
Penso che banalmente sia espressione della comunità degli economisti, dell’Ocse , della Bce e una comunità si basa su logiche settarie: ha i suoi linguaggi le sue conoscenze e in qualche modo e la garanzia di quel pesante debito che pesa sulle spalle di tutti noi. Credo che quel ministero sarà il più indipendente dal presidente del consiglio. Credo che anche questo premier avrà problemi col suo ministro economico.
Vale a dire?
Vedremo cosa succederà se Renzi dirà come ha annunciato di voler sbattere i pugni sul tavolo in Europa. Vedremo se Padoan non sarà invece il sacerdote dei patti con l Europa a garanzia dei fondi di investimento degli investitori che hanno in mano il nostro debito.
Altri ministri?
Credo che il ministro dello Sviluppo con Federica Guidi sia stato appaltato a una figura di secondo piano, Una figura di confine col centro destra, come è noto la voleva Berlusconi nel suo governo. Non so se il nuovo ministro verrà a dirci come riporterà del lavoro in Italia visto che gran parte degli occupati che ha il gruppo Ducati energia del quale lei è proprietaria in quanto figlia di Guidalberto Guidi, è fuori dall’Italia. In Italia la Guidi occupa poco più di 300 dipendenti. Gli altri sono in Croazia, in India, Romania con joint venture importanti.
Ma questo che c’entra con le capacita manageriali e politiche di Federica Guidi?
È una donna che ha talento. Ma ricordiamoci che ha guidato i Giovani industriali e che il vero capo azienda è suo padre, quindi la dobbiamo vedere ancora all’opera. E poi non so proprio se un ministro economico con questa esperienza industriale sia in grado di dirci come riporterà il lavoro in Italia dandoci un esempio in tal senso. Per dirla con una battura forse sarebbe piu idonea a fare il ministro in Romania. Devi portare il lavoro in Italia non all’estero dove ha delocalizzato le sue aziende. Credo che pero lei sia lì più per i suoi rapporti con Confindustria. Non dimentichiamo gli attacchi di Squinzi che sfiduciò il governo Letta prima ancora del Pd stesso. Ecco che si spiega l’arcano.
Passiamo al lavoro…
Il ministro del Lavoro francamente è una sorpresa. Tutti ci aspettavamo la versione hard di Ichino o quella light di Tito Boeri. Invece arrivo questo uomo delle cooperative che credo sia stato suggerito da Farinetti visto che la Lega delle cooperative ha un qualche peso nelle avventure commerciali ed economiche del patron di Eataly. Quindi una seconda fila anche in questo caso.
Nessuna possibilità di dialogo con Renzi?
Guardi, dialogheremo sui contenuti. Trovo specioso in questo momento e strumentali le polemiche sull’età : uno può essere giovane e dimostrare di essere capace. Trovo inoltre poco elegante che queste accuse vengano rivolte alle donne. È apprezzabile che ci siano molte donne in questo governo. Semplicemente c’è Renzi e ci sono un po’ di assessori che fanno i ministri….
Franceschini alla Cultura?
Penso che lui ci tenesse particolarmente se è vero che ha rinunciato alla Giustizia. Trovo curioso che i Rapporti con il Parlamento siano affidati a una giovane parlamentare, di solito si mandavano parlamentari esperti….
Delrio pero è un uomo che con voi ha un ottimo rapporto
Noi dialoghiamo con tutti. Il problema non è dialogare il problema e se sia d’accordo a fare delle cose che servono agli italiani. Se non si rompe questo equilibrio delle alleanze col centrodestra il dialogo sarà difficile. Mi colpisce inoltre la riconferma di Alfano, quello del caso Shalabaieva…..molto discutibile come ministro.
Chiudiamo col jobs act?
Scusi, cos’è? Se vuol dire che i lavoratori devono costare di meno per trovare lavoro, non è la strada che ci interessa. Se invece se invece coincide con la ricostruzione dei diritti dei lavoratori anche tramite un intervento pubblico ne discuteremo seriamente.
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 23rd, 2014 Riccardo Fucile
LO SCRIVEVA UN ANNO FA SU TWITTER, ORA DICHIARA: “MI FIDO DI TE”… CONVERTITA SULLA VIA DELLA CARICA
“Renzi ha bisogno di studiare un bel po’ di politica estera, non arriva alla sufficienza temo #terzaelementare”.
Chi l’avrebbe mai detto che dopo poco più di un anno Matteo Renzi l’avrebbe scelta come ministro degli Esteri.
Forse nemmeno lei, Federica Mogherini, che ha appena preso il posto di Emma Bonino alla Farnesina.
La Mogherini, non certamente una renziana della prima ora (fa parte della corrente AreaDem del Pd), la pensava diversamente sull’attuale presidente del Consiglio
“Parla un po’ troppo del passato, per essere l’uomo del futuro”, twittava scettica. Mogherini denunciava anche il “plagio” dello slogan che allora Renzi scelse per le primarie “Adesso”: “Renzi sceglie lo slogan che usò Franceschini alle primarie del 2009. Come inizio di rottamazione lascia un po’ a desiderare”.
E poi, sul confronto tv tra i candidati alla segreteria twittava: “Da quel che ho visto, Bersani ragiona da presidente del Consiglio, Nichi Vendola affidabile, Renzi un po’ fuori fase”.
Dopo un anno e poco più, l’8 dicembre 2013, Mogherini però sembra aver “cambiato verso” alle sue opinioni su colui che è diventato segretario del Partito democratico: “Mi fido di te, @MatteoRenzi”.
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 23rd, 2014 Riccardo Fucile
“SULLA FIDUCIA DIREI NO MA NON POSSO: DOVREI LASCIARE IL PD, NUOVO CENTROSINISTRA MA NO ALLA SCISSIONE”… IL SONDAGGIO VEDE I SUOI GRANDI ELETTORI POCO PROPENSI AL RISCHIO, GLI ESTERNI PIU’ PER VOTARE NO A RENZI
“Potessi votare liberamente senza mettere in discussione i rapporti col Pd voterei no
convintamente. Non è una questione di disciplina di partito, ma se io non dovessi votare un governo che ha una legittimazione del Pd dovrei uscire dal partito». Così Pippo Civati a Bologna all’iniziativa con i suoi sostenitori.
L’EVENTO A BOLOGNA
All’iniziativa partecipano un migliaio di persone e il tono degli interventi dei sostenitori è estremamente critico nei confronti del governo Renzi.
Ricorrenti sono però gli appelli a condurre una battaglia politica dall’interno del Pd. Un appello al sostegno al governo è arrivato anche da Filippo Taddei, responsabile economico del partito e sostenitore al congresso della mozione Civati.
LE CONSULTAZIONI SUL SITO
Alla consultazione sul Governo Renzi promossa via web da Pippo Civati, il 50,1% ha votato per il sì alla fiducia contro il 38,5% per il no e il 10,7% per l’astensione.
Hanno votato 20.370 persone, il 77% dei quali ha partecipato alla primarie.
Tra chi ha partecipato alle primarie la percentuale favorevole al sì si alza al 54,2%, fra gli altri prevalgono i no con il 61% contrari e il 31% favorevoli.
IL NUOVO CENTROSINISTRA
«Non ci sarà nessuna scissione, c’è un ragionamento politico e il rifiuto di una svolta personale. L’idea del nuovo centrosinistra esiste, ma non sarebbe un nuovo partito ma una formazione trasversale: rimanendo nel Pd, ma cercando di tenerlo aperto» Civati ha spiegato la sua idea di centrosinistra.
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Febbraio 23rd, 2014 Riccardo Fucile
L’EX MINISTRO DEL GOVERNO MONTI SCENDE IN CAMPO CON IL SUO NUOVO MOVIMENTO E LANCIA IL PROGRAMMA: “MOVIMENTO DI COMPETENZE E INCUBATORE DI CAPACITA'”…NO A ITALICUM, PATRIMONIALE E FINANZIAMENTO AI PARTITI
Un «incubatore di competenze», privo di finanziamenti pubblici e non schierato, nè a destra, nè a sinistra.
Ecco, in pillole, `Italia Unica’, il nuovo movimento lanciato da Corrado Passera che cercherà di farsi spazio nel fronte `liquido’ dei moderati.
Partendo dalle «cose vere» e lanciando in giro per la penisola le ricette dell’ex ministro del governo Monti per un Italia con meno tasse e più soldi in tasca alle famiglie.
«Questo Paese è una casa bellissima, che però sta crollando» e necessita di «una ripassata fondamentale», è l’esordio dell’ex ad di Poste Italiane e Banca Intesa dal palco dell’Aranciera di San Sisto a Roma.
L’Italia, precisa Passera, è però anche un Paese dalle basi solide – famiglie, welfare, risorse – che ha tutte le carte in regola per ripartire. Ma «non è più tempo di piccoli passi, l’urgenza è grave» occorre partire «da bisogni concreti, facendo toccare con mano alle famiglie «i soldi che possano permettere di arrivare a fine mese», è il refrain di Passera.
L’ex ministro allo Sviluppo Economico non si ferma ai meri slogan, dicendosi convinto che, economia e occupazione posssono essere rilanciati muovendo «400 miliardi», con una riduzione di almeno «50 miliardi» al carico fiscale ed una lotta all’evasione che parta dal premiare chi non evade, restituendo l’Iva a chi paga con moneta elettronica».
Il rimborso dei debiti della Pa nei confronti delle imprese (l’ex ministro parla di 100 miliardi), il potenziamento della Cassa Depositi e Prestiti su modello tedesco e il corretto utilizzo dei fondi Ue sono solo alcuni degli spunti di Italia Unica che mira anche ad una radicale semplificazione burocratica.
Il progetto di Passera è però anche prettamente politico.
L’ex ministro ribadisce la sua allergia all’Italicum – azzera il nuovo che avanza, sbagliate le liste bloccate – mentre in tema di riforme si dice convinto che «una Camera basta e avanza, essendoci Bruxelles e le amministrazioni locali».
Il bocconiano di Como, insomma, dopo dieci mesi di lavoro, snocciola un progetto vasto, in sette capitoli, che parte da una sorta di assioma: rimettere in sesto il Paese «si può, quindi si deve».
Un messaggio che Passera porterà in giro per l’Italia già dal 26 febbraio, arrivando a giugno con una «squadra formalizzata e un’organizzazione sul territorio»: con una «start up politica» divenuta quindi struttura e pronta alla campagna elettorale.
Il logo, intanto, già c’è: una stilizzazione tricolore delle regioni italiane che ciascun futuro militante può personalizzare sulla base dei propri dati identificativi. Passera, invece, non fa nomi, che alcune indiscrezioni individuano nei suoi uomini più vicini, da Marco Follini a Corrado Clini.
Resta da vedere se e quanto Italia Unica riuscirà a far breccia sull’elettorato moderato. Magari catturando i primi scontenti di un governo Renzi al quale Passera guarda con distacco ma senza ostilità : «non abbiamo bisogno di un altro governo di transizione: servono coraggio, competenza e generosità », è il suo monito.
(da “La Stampa“)
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