Maggio 26th, 2014 Riccardo Fucile
LEGA NORD 6,6% NCD 4 % TSIPRAS 4 % FRATELLI D’ITALIA 3,6% SCELTA EUROPEA 0,8% GREEN ITALIA 1 % IDV 0,7%
I risultati della quarta proiezione di Emg-La7
PD 41,2%
M5S 22 %
FORZA ITALIA 15,4%
NCD 4 %
LEGA NORD 6,6%
L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS 4 %
SCELTA EUROPEA 0.8%
FRATELLI D’ITALIA 3,6%
GREEN ITALIA-VERDI EUROPEI 1%
ITALIA DEI VALORI 0,7%
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Maggio 25th, 2014 Riccardo Fucile
LEGA NORD 6,7% NCD 4 % TSIPRAS 4,1% FRATELLI D’ITALIA 3,5% SCELTA EUROPEA 0,9% GREEN ITALIA 1 % IDV 0,8%
I risultati della terza proiezione di Emg-La7
PD 40,8%
M5S 22,1%
FORZA ITALIA 15,5%
NCD 4 %
LEGA NORD 6,7%
L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS 4,1%
SCELTA EUROPEA 0.9%
FRATELLI D’ITALIA 3,5%
GREEN ITALIA-VERDI EUROPEI 1%
ITALIA DEI VALORI 0,8%
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Maggio 25th, 2014 Riccardo Fucile
LEGA NORD 6,5% NCD 4,5% TSIPRAS 4,6% FRATELLI D’ITALIA 3,7% SCELTA EUROPEA 0,8% GREEN ITALIA 1,2% IDV 0,8%
I risultati della prima proiezione di Emg-La7
PD 39,7%
M5S 22,1%
FORZA ITALIA 15,5%
NCD 4,5%
LEGA NORD 6,5%
L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS 4,6%
SCELTA EUROPEA 0.8%
FRATELLI D’ITALIA 3,7%
GREEN ITALIA-VERDI EUROPEI 1,2%
ITALIA DEI VALORI 0,8%
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Maggio 25th, 2014 Riccardo Fucile
LEGA NORD 6,9% NCD 4,2% TSIPRAS 4,9% FRATELLI D’ITALIA 3,7% SCELTA EUROPEA 1,2% GREEN ITALIA 1,5% IDV 1%
I risultati della prima proiezione di Emg-La7
PD 39%
M5S 22,4%
FORZA ITALIA 15%
NCD 4,2%
LEGA NORD 6,9%
L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS 4,9%
SCELTA EUROPEA 1,2%
FRATELLI D’ITALIA 3,7%
GREEN ITALIA-VERDI EUROPEI 1,5%
ITALIA DEI VALORI 1%
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Maggio 25th, 2014 Riccardo Fucile
LEGA NORD 6,5% NCD 4,5% TSIPRAS 4,5% FRATELLI D’ITALIA 3,5% SCELTA EUROPEA 1,1% GREEN ITALIA 1,2% IDV 1%
I risultati del secondo exit poll di Emg-La7
PD 34,5%
M5S 25,5%
FORZA ITALIA 17%
NCD 4,5%
LEGA NORD 6,5%
L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS 4,5%
SCELTA EUROPEA 1,1%
FRATELLI D’ITALIA 3,5%
GREEN ITALIA-VERDI EUROPEI 1,2%
ITALIA DEI VALORI 1%
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Maggio 25th, 2014 Riccardo Fucile
OLTRE IL 4% TSIPRAS, SOTTO FRATELLI D’ITALIA, A RISCHIO NCD
I risultati del primo exit poll di Emg-La7
PD 33%
M5S 26,5%
FORZA ITALIA 18%
NCD 4%
LEGA NORD 6%
L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS 4,2%
SCELTA EUROPEA 1,3%
FRATELLI D’ITALIA 3,8%
GREEN ITALIA-VERDI EUROPEI 1,3%
ITALIA DEI VALORI 1,2%
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Maggio 25th, 2014 Riccardo Fucile
IN FRANCIA IL FRONT NATIONAL AL 25%, CROLLANO I SOCIALISTI
Le Europee sono alle battute finali. In gran parte degli altri 27 Paesi chiamati alle urne le
operazioni di voto sono già chiuse.
Secondo i primi dati in Francia è trionfo del Front National di Marine Le Pen: i primi exit poll danno il partito di destra in testa con il 25%, l’UMP è al 20,3%, il Partito socialista crolla al 14,7%.
Il Front National, in pratica, ha poco meno del doppio dei voti del Partito socialista al governo e la Le Pen ha subito chiesto lo scioglimento del Parlamento francese. «È un momento grave», ammette il premier Manuel Valls. Che domani mattina parteciperà alla riunione di crisi subito convocata dal presidente francese Francois Hollande per domattina alle 8.30.
In Germania, invece, tiene la Cdu della Cancelliera Angela Merkel che ottiene il 36,1% (-1,8 rispetto al 2009), ma l’Spd sale al 27,5% (+6,7 rispetto al 2009) i Verdi il 10,6% (-1,5), la Linke il 7,6% (+0,1) e AFD il 6,5 (prima volta).
I nazionalisti di estrema destra del NPD tedesca otterrebbero un seggio nell’Europarlamento, stando ai primi exit-poll. In Grecia il partito di sinistra radicale Syrizaè primo: nel secondo exit poll alla lista di Tsipras vengono attribuite tra il 26-28% delle preferenze.
Per la prima volta queste elezioni incidono sulla nomina del presidente della Commissione Ue che in autunno sarà chiamato a sostituire Barroso. Il Partito popolare europeo «sta vincendo le elezioni europee. E rivendica la presidenza della Commissione Ue», afferma con un tweet il candidato del Ppe Jean-Claude Juncker. «La bassa affluenza è stata fermata -aggiunge- ringrazio tutti i cittadini che sono andati a votare».
L’AFFLUENZA
Gli europei non hanno disertato le urne. Anzi. Dai primi dati sull’affluenza nei Ventotto paesi dell’Ue emerge un recupero della propensione al voto rispetto al record di bassa affluenza raggiunto nel 2009. L’affluenza media nei 28 Paesi Ue in tarda serata è al 43,11 per cento.
AUSTRIA
Le proiezioni elettorali in Austria, basate sul 90% delle schede scrutinate, consegnano all’estrema destra, ai verdi e ai liberali un consistente successo elettorale. Il centrodestra del Partito del popolo resta avanti, ma ha però visto un calo dei consensi dal 30% al 27,5% (5 seggi, ne perdono 1). I socialdemocratici raccolgono quasi il 23,8% dei consensi (mantengono 5 seggi). La destra nazionalista e populista del Partito della libertà aumenta i consensi del 6,8% e arriva a quota 19,5% (4 seggi, ne guadagnano 2) mentre i Verdi conseguono il 15% dei voti, il 5,1% in più (3 seggi, ne guadagnano 1). I liberali del Neos ottengono il 7.9% (1 seggio).
BULGARIA
Nel voto europeo in Bulgaria, secondo i primi exit poll, si afferma il partito conservatore Gerb dell’ex premier Boyko Borissov, con il 28,6% e sei seggi dei 17 spettanti alla Bulgaria al Parlamento europeo. Seguono il partito socialista di Serghei Stanishev, con il 19,8% e cinque seggi; il partito della minoranza turca, Dps, con il 14,9% e tre seggi; la coalizione guidata dal neopartito Bulgaria senza censura con l’11,1 per cento e due seggi; e il Blocco riformista, alleanza di partiti di centrodestra, con il 6,4% dei voti e un seggio.
Tutti i partiti in lizza in Bulgaria sono filo-europeisti. L’affluenza alle urne, secondo le prime indicazioni, è stata bassa, intorno al 37,5% (alle politiche si attesta solitamente fra il 50% e il 60%). La probabile affermazione dei conservatori, all’opposizione, potrebbe creare problemi al governo del premier Plamen Oresharski, appoggiato dai socialisti.
CIPRO
Il partito Disy (Adunata Democratica, centro-destra al potere) risulta al primo posto negli exit poll per le elezioni europee a Cipro. Secondo quanto riferito dalla Tv statale Rik-1, il Disy avrebbe ottenuto fra il 36.5% e il 39.5% delle preferenze. Al secondo posto è il comunista Akel con il 25.5-28.5%, terzo il Diko (Partito Democratico, destra) con il 10-11.5%, quarto la lista Edek (socialdemocratico) e Verdi Ecologisti con il 7.5-9.5%
DANIMARCA
I conservatori dell’Efd in Danimarca risultano il primo partito con una percentuale di voti del 23,1%, rispetto al 14,8% delle ultime europee. È quanto emerge dai primi exit poll disponibili nel paese scandinavo. Il partito socialdemocratico segue con il 20,5% dei voti. Sia socialdemocratici che conservatori vincerebbero 3 seggi ciascuno al Parlamento europeo se queste percentuali saranno confermate. In totale ai danesi spettano 13 seggi.
FINLANDIA
Prime proiezioni per la Finlandia basate su exit poll, con più di un terzo di schede scrutinate: in testa ci sono i popolari del KK con il 22,7 % (4 seggi), seguiti dai liberali di SK con 21,0% (3 seggi), terzi i socialisti di SSP con il 13,6% (2 seggi). Solo quarti i nazionalisti `Veri finlandesi’, dati in testa nei sondaggi: si fermerebbero al 12,8% (2 seggi). Un seggio andrebbe anche alla sinistra radicale Vasemmistolitto (9,4%) e uno ai Verdi(7,9%).
FRANCIA
Trionfo del Front national di Marine Le Pen alle elezioni europee in Francia. Secondo i primi exit poll, l’Fn avrebbe ottenuto tra il 24 ed il 26% dei voti, l’Ump sarebbe secondo con il 21-23%, mentre il Partito socialista del presidente Francois Hollande sarebbe crollato al 14-15%. Secondo gli exit poll condotti da Ipsos-Steria e Csa, il partito di estrema destra della Le Pen avrebbe il 25% delle preferenze, l’Ump sarebbe secondo con una percentuale compresa tra il 20,3 ed il 20,6% dei voti, mentre i socialisti non arriverebbero al 15% (14,1%-14,7%). «Questa sera è un momento grave»: queste le prime parole del primo ministro, Manuel Valls, in diretta tv questa sera dopo la clamorosa sconfitta del Partito socialista e la vittoria del Front National, «un terremoto», come l’ha definita Valls. Marine Le Pen ha subito mandato un messaggio alle altre forze euroscettiche europee, incluso il M5S di Beppe Grillo: «Unitevi a noi!».
GERMANIA
Secondo le prime proiezioni in Germania divulgate dalla ZDF, alle europee, la Cdu della cancelliera Angela Merkel ottiene il 36,1% (-1,8 rispetto al 2009), Spd il 27,5% (+6,7) i Verdi il 10,6% (-1,5), la Linke il 7,6% (+0,1) e AFD il 6,5 (prima volta). I nazionalisti di estrema destra del NPD tedesca otterrebbero un seggio nell’europarlamento, stando ai primi exit-poll. «È un grande giorno per questi fieri socialdemocratici», ha detto il candidato socialista alla Commissione europea Martin Schulz a Berlino, commentando le proiezioni. «Con queste elezioni c’è un pezzo di rinnovamento democratico in Europa», ha aggiunto parlando nella sede dell’Spd, dove si festeggia il risultato ottenuto dal partito.
GRECIA
Il partito di sinistra radicale Syriza di Tsipras è primo agli exit poll in Grecia. Nel secondo exit poll, a Syriza vengono attribuite il 26-28% delle preferenze. Al secondo posto Nea Dimokratia (centro-destra) con il 23-25%, al terzo il neo-nazista Chrysi Avgi’ (Alba Dorata) con il 9-10% e al quarto posto il socialista Pasok con l’8-9%.
IRLANDA
Fine Gael, partito del premier Enda Kenny ha raggiunto secondo i primi exit poll pubblicati a Bruxelles il 22% dei voti in Irlanda; quota identica, il 22%, anche per i repubblicani del Fianna Fail guidato da Michael Martin, mentre il Sinn Fein di Gerry Adams ha ottenuto il 17% dei suffragi e i laburisti, al governo con il Fine Gael, il 6%. Anche i verdi dovrebbero avere il 6% mentre gli altri partiti, raggruppati in questa prima stima alla voce «indipendenti ed altri», sono al 27%. Udici i seggi in palio
SLOVENIA
Nelle Europee in Slovenia, stando agli exit poll, è in testa il Partito democratico sloveno (Sds, centrodestra) con il 24,6% e tre degli otto eurodeputati spettanti al Paese, seguito da Lista Nova Slovenija (Sls, centrodestra) al 15,2% e due seggi. Al terzo posto è data la lista Verjamem (centrosinistra) con il 10,6% e un deputato, al quarto Desus (centrosinistra) al 9,1% e un seggio, seguito dal partito socialdemocratico (centrosinistra) con il 7,9% e un seggio.
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Maggio 25th, 2014 Riccardo Fucile
LA DOCUMENTATA DENUNCIA DELLA CASA DELLA LEGALITA’: ‘”NEL COMUNE SCIOLTO PER MAFIA VA IN SCENA IL VOTO DISGIUNTO: CANDIDATI APPOGGIATI DALLA CRIMINALITA’ IN DIVERSI PARTITI”… LE AMICIZIE PERICOLOSE, I SILENZI, GLI INTERESSI
Oggi si vota a Ventimiglia. Si vota e quello che, stando alle segnalazioni raccolte nel nostro monitoraggio, andrà in scena sarà un massiccio voto disgiunto.
Un meccanismo che permetterà di controllare il voto (con il voto disgiunto si possono, di fatto, segnare i voti così come si faceva con le tre preferenze).
Un meccanismo che permetterà poi alla ‘ndrangheta, che quei pacchetti di voti controlla, di alzare il prezzo dei propri voti al ballottaggio…
A Ventimiglia non c’è un amministrazione uscente che sia stata eletta: il Comune ha visto lo scioglimento e commissariamento per infiltrazioni e condizionamento della ‘ndrangheta
Su istanza della Casa della Legalità (e delle denunce pubbliche) venne inviata una Commissione di Accesso che accertò che la ‘ndrangheta in quel Comune faceva ciò che voleva ed il Ministro dell’Interno ottenne il Decreto di scioglimento.
Il sindaco di allora, Gaetano Scullino, è ora imputato per concorso esterno in associazione mafiosa nel processo “La Svolta”, insieme al suo braccio destro Marco Prestileo ed agli imputati per 416-bis del “locale” della ‘ndrangheta di Ventimiglia con, in primis, i Marcianò ed il vecchio Palamara.
La triade prefettizia, che ha gestito il Comune dallo scioglimento, ha fatto quello che poteva per cercare di ripristinare la legalità e la corretta gestione del Comune.
Una parentesi che pare doversi chiudere, visto che dalle liste elettorali (e dai contenuti) traspare che non si voglia rompere con quel passato in cui chi comandava in Comune era la ‘ndrangheta.
La scorsa campagna elettorale si aprì lontano dai riflettori.
Come ha annotato la Commissione di Accesso: “Nell’immediatezza delle consultazioni elettorali, l’Arma dei Carabinieri acquisì da fonti confidenziali notizie in ordine ad un incontro del candidato Scullino Gaetano con il pregiudicato Antonio Palamara al fine di assicurarsi il consenso elettorale della nutrita comunità calabrese della zona. All’incontro avrebbero preso parte anche altri pregiudicati”.
Non c’è da stupirsi. E’ dagli anni Settanta che la ‘ndrangheta mette sul piatto i suoi pacchetti di voti.
Ma passiamo alle elezioni odierne ed ad alcuni candidati e liste collegate…
Partiamo da Giovanni Ballestra, candidato del centrodestra, scelto quando Scajola era ancora in auge e che anche Claudio Burlando con Marco Bertaina volevano far appoggiare dal Pd. L’operazione non è però riuscita.
Giovanni Ballestra era già consigliere comunale. Sappiamo bene che la ‘ndrangheta si mosse per far sì che il Comune votasse a favore di quell’opera… Ballestra espresse contrarietà al progetto e, come si ricorda nella Relazione della Prefetto, subì la distruzione del suo negozio per un incendio doloso
Fatto è che Ballestra cambiò idea e votò a favore del porto..
Tra i candidati che sostengono la sua candidatura ve ne sono alcuni che vengono da quelle stesse amministrazioni passate.
Passiamone alcuni in rassegna…
Giovanni Ascheri (nella lista “Insieme si cambia”), già capogruppo del PDL e raccoglitore di centinaia e centinaia di preferenze ha ammesso che compra i voti dei calabresi che lui comunque non vede come mafiosi. Nel luglio 2007 è stato denunciato per favoreggiamento reale per corruzione, sostituzione di persona, falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale sulla identità , corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
Daniele Ventura (nella lista “Insieme si cambia”): nel luglio 2004 viene denunciato per falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, truffa per il conseguimento di erogazioni, malversazione ai danni dello Stato e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
La figura di Roberto D’Andrea (anche lui candidato in appoggio a Ballestra) emerge chiaramente negli Atti dell’inchiesta “La Svolta” per il rapporto con gli Allavena.
Tra i candidati che appoggiano Ballestra anche Federico Biasi, cugino del noto “Ragazzo d’oro” dei Marcianò, ovvero di Armando Biasi.
Tra i suoi sostenitori Ballestra conta anche la lista del “FAI”, ovvero i Frontalieri in cui trova nientemeno che il sindacalista al servizio dei Marcianò, Vincenzo Giacovelli.
C’è poi un giovane candidato di Fratelli d’Italia, Marco Gallo che, il 17 aprile scorso, applaudiva allo Scullino imputato per concorso esterno in associazione mafiosa con queste parole “Quando uno è il numero uno…. È il numero uno!”.
Passiamo ad altri candidati, quelli della compagine che sostiene un’altro candidato sindaco, Carlo Iachino.
Nelle fila di questo schieramento troviamo Carlo Canzone ex funzionario del Comune e proprietario di quell’appartamento di Ventimiglia dove venne tenuto nascosto e sequestrato (dal gruppo, facente capo a Carmelo Gullace) il giovane Marco Gatta.
Abbiamo poi Stefania Mattenella, pasticcera, che è stata promotrice della “serrata” dei commercianti nei giorni della mobilitazione dei “Forconi”, il 12 dicembre 2013.
Ma a Ventimiglia vi è poi un’altra grande anomalia.
Quella del M5S che ha visto, in queste settimane, inviti al voto per il suo candidato sindaco, in particolare a Ventimiglia Alta, roccaforte delle famigliole, proprio da parte di soggetti legati alle note famiglie calabresi.
La candidata sindaco Cinquestelle Silvia Malavindi è entrata nel M5S di Ventimiglia insieme a tutta la sua famiglia e ad altri esponenti di Ente di Promozione Sportiva, l’ACSI (Associazione Centri Sportivi Italiani), quali: Sergio Lo Cascio (presidente dell’ACSI, marito di Antonella Malivindi, sorella della candidata Silvia , ragioniere Tributarista); Antonella Malivindi (vice-presidente dell’ACSI, moglie del Lo Cascio con cui lavora, sorella della candidata Silvia); Angelo Greco (consigliere dell’ACSI e candidato consigliere del M5S).
Oltre a loro, nel M5S, di Ventimiglia vi è anche la madre di Silvia Malivindi, Francesca Stefanelli..
Entrati loro, buona parte del vecchio gruppo, a partire da un esponente che era impegnato da tempo, Giancarlo Memmo, sono posti ai margini e quindi fuori dal M5S… e la Malivindi, appena arrivata, è la candidata.
Dalla Malivindi prima di candidarsi mai una parola, mai un’iniziativa, mai un cenno, sulla “bazzecola” della ‘ndrangheta a Ventimiglia.
Il silenzio più assoluto anche sullo scioglimento per infiltrazione e condizionamento mafioso dell’Amministrazione comunale, sul fatto che ex direttore generale (Prestileo) e sindaco (Scullino) siano imputati ad Imperia per concorso esterno in associazione mafiosa.
Strano atteggiamento per un M5S che della battaglia contro l’illegalità fa una “bandiera”… o no?
Abbiamo provato a sollecitare a parlarne di questo, la candidata Malivindi ma abbiamo trovato un muro blindato davanti.
Anzi… abbiamo assistito ad alcune prese di posizione abbastanza curiose da parte della Malivindi e del M5S.
Prima attaccano i Commissari Prefettizi che sono riusciti, sulla questione delle aree del parco Roja, a porre paletti seri agli appetiti che qualcuno aveva da lungo tempo su quell’area.
Poi attaccano Il Secolo XIX che su quel territorio ha dato un importante contributo all’emergere dei rapporti mafia-politica tanto che la giornalista Patrizia Mazzarello è una dei soggetti chiaramente indicati come “non graditi” dai Marcianò.
Basta vedere il loro programma elettorale per comprendere che questa “questione” della ‘Ndrangheta non l’hanno voluta affrontare e trattare…
Molti si sono chiesti perchè.
Nel programma ufficiale del M5S l’unica cosa certa è che spingono molto per realizzare (con i fondi pubblici) tanti impianti sportivi quando quelli esistenti nei Comuni limitrofi sono già sotto-utilizzati ed in crisi.
E se andiamo a vedere la lista del M5S, possiamo dire che su questo settore hanno una grande competenza, essendo gli stessi che gestiscono ACSI che, per i propri affiliati, ha necessità di strutture sportive pubbliche da utilizzare.
Non possiamo dimenticare altresì che avevamo visto diversi del M5S al fianco dei “Forconi”, quegli stessi che, oltre allo Scullino, avevano promosso i blocchi e i disordini insieme a pregiudicati legati alla ‘ndrangheta.
Come avevamo visto che nella roccaforte di Ventimiglia Alta, alle politiche, i Cinquestelle avevano conquistato il primo posto come lista per numero di voti .
Eppure tutti sanno che Ventimiglia Alta è la “roccaforte” della ‘ndrangheta e dei voti che questa può controllare: quello è notoriamente il territorio di Palamara, legato agli Alvaro.
Evidentemente non si pongono il problema del perchè arrivino certi “pacchetti di voti” che prima andavano agli uomini di fiducia di Scajola, come era lo Scullino, così come non si pongono il problema della ‘Ndrangheta.
Ci girano intorno, inneggiano all’onestà …
Che il motivo sia da ricercare nel fatto che persone molto vicine alla Malivindi, ovvero i Marafioti (Pino Marafioti risulterebbe il fidanzato storico della candidata) hanno rapporti di amicizia con Prestileo e quindi non vogliano compromettere tali rapporti?
Quale che sia ragione, qualcosa non torna.
La Malivindi non si è presentata all’incontro con i candidati sindaco organizzato da Il Secolo XIX, e così non ha evitato di rispondere alla domanda: “Rifiutate i voti della ‘Ndrangheta?”.
Poi ha fatto sapere che loro contrasteranno le infiltrazioni facendo meno esternalizzazioni perchè la ‘ndrangheta entra con gli appalti al nord.
No, ci spiace, risposta sbagliata. La ‘Ndrangheta entra “anche” con gli appalti al ribasso, ma entra anche in altro modo nella politica, nelle pubbliche amministrazioni e nell’economia… ed il discorso che metteranno dei parametri “etici” nei bandi di gara, che sparata è? Nei bandi di gara i “parametri etici” non esistono.
A cosa punta la ‘ndrangheta con il voto di oggi? A convogliare preferenze, con il voto disgiunto, sui candidati di liste diverse da far eleggere subito e su un candidato sindaco comune da portare al ballotaggio.
Per poi far pesare la propria presenza e passare all’incasso, condizionando la futura amministrazione.
Casa della Legalita’
Osservatorio sulla criminalità e le mafie
Ufficio di Presidenza
il testo integrale dell’articolo lo trovate qua
http://www.casadellalegalita.info/archivio-storico/2014/11314–ventimiglia-e-camporosso-la-ndrangheta-vota-ma-si-fa-finta-di-nulla.html
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Maggio 24th, 2014 Riccardo Fucile
IGNORATI GLI APPELLI CHE AVREBBERO POTUTO SALVARLO: ORA E’ SCARICABARILE SULLE RESPONSABILITA’
Marco Biagi morì due volte. Del piombo brigatista, alle 20.15 del 19 marzo 2002.
E quindi, come ora documentano gli atti e le testimonianze acquisite dalla Procura di Bologna, nelle tre settimane che seguirono, della sapiente opera di “cover up” della cosiddetta “Relazione Sorge”.
Il documento di 57 cartelle commissionato da Claudio Scajola al suo allora capo di gabinetto doveva infatti elidere (come del resto fece) agli occhi dell’opinione pubblica e del Parlamento, ogni circostanza di fatto in grado di documentare la piena consapevolezza dell’allora ministro dell’Interno Claudio Scajola, del suo gabinetto e del vertice del Dipartimento di Pubblica sicurezza del rischio che il giuslavorista correva.
Doveva tagliare ogni possibile nesso causale tra il cinismo di chi decise di non raccogliere il grido disperato di “un rompicoglioni” e la sua terribile fine.
Per poter così agevolmente scaricare le responsabilità “amministrative” e politiche di quella morte sull’asserita ignavia degli uffici periferici di Polizia di Bologna, Milano e Roma.
Quelli che, tra il settembre e l’ottobre del 2001, avevano proceduto alla revoca della scorta.
La Relazione Sorge evitò accuratamente di raccogliere le testimonianze di Luciano Zocchi, ex capo della segreteria di Scajola, Giuseppe Pecoraro (oggi prefetto di Roma e all’epoca capo della segreteria del Dipartimento di Pubblica Sicurezza) e Giuseppe Procaccini (in quei giorni vicecapo del Dipartimento con funzioni di coordinamento amministrativo).
Tre testimoni decisivi che, sentiti ora a verbale dal pm Antonello Gustapane, consentono di ricostruire anche un ennesimo, raggelante dettaglio, della catena di eventi che segnò la fine del giuslavorista.
Il 18 marzo, ventiquattro ore prima che in via Valdonica, a Bologna, facessero fuoco le pistole brigatiste, l’ultimo terrorizzato grido di allarme per la vita del giuslavorista venne inutilmente depositato nella segreteria del Dipartimento di Pubblica sicurezza.
A ricostruire la sequenza con la Procura di Bologna è il prefetto Giuseppe Pecoraro.
È il 18 marzo 2002, appunto, un lunedì. Una data cruciale e di cui il prefetto si dice oggi ragionevolmente certo («È passato molto tempo. Ma sicuramente il 16 e il 17 marzo non ero a Roma e lo stesso il 19. Dunque, era il 18»).
Zocchi entra nel suo ufficio di allora capo della segreteria del Dipartimento. «È visibilmente agitato. Direi pure spaventato. Come lo poteva essere un non addetto ai lavori», racconta a verbale.
E il motivo, per quanto ha raccontato a verbale lo stesso Zocchi (al pm di Roma Laura Filippi nel luglio del 2013 e quindi al pm di Bologna Antonello Gustapane) è che appena tre giorni prima quanto sta per riferire a Pecoraro sui rischi che corre Marco Biagi, non ha trovato l’ascolto di Scajola. O, meglio, ha trovato la sua irritazione.
Dopo aver infatti recapitato al ministro attraverso la sua segretaria Fabiana Santini, due appunti che raccolgono l’allarme di Enrica Giorgetti (moglie di Maurizio Sacconi) e del direttore generale di Confindustria Stefano Parisi, la sera del 15 Zocchi riceve una telefonata da Scajola che gli chiede conto di come faccia a conoscere Parisi.
Pecoraro, dunque, sembra essere la sua ultima spiaggia. Anche perchè a consigliargli di bussare alla sua porta è stato Giuseppe Procaccini, da cui Zocchi è salito quello stesso 15 marzo. («Hai fatto bene a girare quegli appunti al ministro», gli dice. «Vanne a parlare con Pecoraro»).
E tuttavia, di quello che accade a questo punto tra i due non c’è un solo dettaglio che collima. Zocchi (che per altro ricorda di aver incontrato Pecoraro il 15 e non il 18), racconta ai pm: «Pecoraro mi disse: “Biagi? Si fa le telefonate da solo”. Non me lo posso dimenticare mai perchè me lo sono ricordato il giorno in cui è morto».
Pecoraro la ricostruisce all’opposto: «Non sapevo neanche chi fosse Biagi. Ero arrivato al Dipartimento a gennaio del 2002 e non avevo seguito tutta la vicenda della revoca della scorta. Mi ci volle insomma un po’ per inquadrare la cosa. Zocchi non mi fece vedere nessun appunto e mi parlò genericamente di un allarme raccolto in ambienti confindustriali ».
Quanto alle considerazioni su Biagi («Si fa le telefonate da solo… «), «Zocchi ricorda male». «Confonde – dice Pecoraro – Perchè accade che dopo la morte di Biagi, tornando a parlarne con lui gli dissi che dai tabulati di Biagi non risultavano le telefonate di minaccia che aveva denunciato. Non dissi affatto che si faceva le telefonate da solo».
È un fatto che quel colloquio – ancora a dire del prefetto – ha un unico esito. «Telefonai al capo dell’Ucigos Carlo De Stefano chiedendo di attivare una nuova procedura informativa su Biagi».
Ebbene, De Stefano, il 18 marzo 2002, era negli Stati Uniti in delegazione con Scajola e il capo della Polizia De Gennaro e di quella telefonata non conserva alcuna traccia nella sua memoria. Nè il 18, nè nei giorni precedenti.
Dunque? Arrivò davvero quella segnalazione? La Procura di Bologna cercherà di venire a capo di chi in questa storia ricorda bene e chi ricorda male.
Un fatto è certo: nel marzo del 2002, chi decise di non provare neppure a ricostruirla questa storia furono la relazione del prefetto Sorge (scomparso due anni fa) e chi la commissionò: Claudio Scajola.
Carlo Bonini
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