Maggio 29th, 2014 Riccardo Fucile
SPUNTA UN DOCUMENTO RISERVATO CHE DELINEA LA NUOVA STRATEGIA: PIU’ TV, CAMBIO METODO SELEZIONE PARLAMENTARI E SQUADRA DI GOVERNO
Non c’è pace per il Movimento 5 Stelle dopo il deludente risultato elettorale delle Europee. 
Alle polemiche nate all’indomani della sconfitta, si sono aggiunte quelle legate alle ultime mosse di Beppe Grillo, che ieri ha incontrato a Bruxelles Nigel Farage, leader degli euroscettici inglesi, per una possibile alleanza all’Europarlamento con l’Ukip. Intanto emergono i contenuti di un documento riservato elaborato dai responsabili della comunicazione a Cinque Stelle per recuperare i consensi persi.
L’accordo con Farage e i maldipancia interni.
Dopo le critiche di esponenti di primo piano come Giulia Sarti, oggi arrivano i tweet di altri deputati pentastellati contro l’alleanza con i populisti inglesi.
Il deputato Aris Prodani, da tempo su posizioni critiche nei confronti dei vertici, in un tweet definisce l’alleanza con Farage “#dabrivido”, mentre la deputata piemontese Eleonora Bechis definisce Farage “uno speculatore finanziario” con “modi e idee da estrema destra”, “un misogino, omofobo, xenofobo”, stroncando l’intesa con il partito inglese in un tweet: “#ukip antitesi #m5s #megliosoli” e confidando sulla consultazione in rete.
Critiche che si aggiungono a quelle di altri esponenti pentastellati che contestano non da oggi la linea di Grillo e Casaleggio, come il deputato Tommaso Currò e il sindaco di Parma Federico Pizzarotti e che provocano la reazione di Roberta Lombardi, già capogruppo alla Camera del M5S, che non esclude altre espulsioni se il dissenso non dovesse rientrare.
Le parole della Lombardi hanno scatenato la reazione di un altro dissidente, Walter Rizzetto, che su Twitter si scaglia contro la deputata grillina: “Immagino che qualcuna abbia commesso già troppi danni per avere ancora il fiato di parlare” è il laconico commento di Rizzetto.
La scelta di alleanza con il partito eurofobico e anti immigrati dell’Ukip dovrà passare al vaglio della rete e non è escluso che i militanti possano respingere la scelta di Grillo.
Su Facebook Alessandro Di Battista attacca “la stragande maggioranza della stampa asservita come nell’Argentina di Videla” e ricorda che in piazza San Giovanni ” non c’erano elettori ed eletti, c’erano cittadini informati. 5.807.362 persone hanno oggi, grazie al lavoro di tutti e grazie soprattutto alla rete, un livello di informazione altissimo”. Questa sera prevista una riunione dei senatori pentastellati per analizzare il risultato elettorale.
Staff elabora nuova strategia. La battuta di arresto alle ultime elezioni è stata oggetto di un’attenta analisi da parte dei responsabili della comunicazione del M5S, che hanno elaborato una nuova strategia per rilanciare il Movimento contenuta in un documento che ieri sera è stato illustrato all’assemblea dei deputati
Secondo questo documento sarebbero tre i punti cardine di questo ‘nuovo corso’: investire sulla tv, cambiare il metodo di selezione dei parlamentari, presentare una squadra di governo
Nel documento si riconosce la sconfitta: “Il Movimento non è crollato, ma Renzi ha stravinto, con percentuali senza precedenti nella storia della Repubblica se si escludono i risultato della Dc del dopoguerra”.
Il risultato del voto è stato un “effetto perverso” della “scelta del #vinciamonoi, che ha spinto gli altri partiti a crederci e quindi a reagire con la chiamata alle armi”.
“Gli italiani in questa fase difficile – continua il dossier – hanno dimostrato di aver bisogno di affidarsi ad un uomo forte, fattore che ciclicamente torna nella storia, da Mussolini a Berlusconi, e hanno bisogno di serenità .
Renzi ha saputo trasmettere serenità costruttiva” è il significativo riconoscimento al premier che si legge nell’analisi.
Oltre ad un migliore uso del mezzo televisivo, “necessario per raggiungere il 51%”, nel documento si parla della necessità di affiancare la proposta alla protesta.
“Se non si ha una soluzione a un problema non lo si può denunciare”.
E a tal proposito viene suggerita la presentazione di “una squadra di governo” che possa concretizzare queste idee.
Inoltre è necessario “rafforzare quantitativamente e qualitativamente l’attività legislativa” assumendo consulenti preparati e informando “quelle fette di popolazione destinatarie del lavoro Parlamentare o dell’attività di Governo”
Le difficoltà del M5S non sono passate inosservate agli esponenti del PD che, forti dello straordinario risultato elettorale, metteno in evidenza le contraddizioni dei pentastellati: secondo il sottogretario alla Funzione Pubblica Angelo Rughetti il partito di Grillo “è in confusione.
Fanno dei commenti che mi ricordano, con tutto il rispetto, i segretari dei partitini del pentapartito della prima repubblica”.
Alla fine, conclude il sottosegretario ospite di Agorà su Raitre, “è stata la politica a cambiare loro”.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 29th, 2014 Riccardo Fucile
I DISSIDENTI SI STANNO SALDANDO CON I DELUSI E CHIEDONO L SINDACO DI PARMA DI FARE UN PASSO AVANTI… SCONTRO TRA CERCHIO MAGICO E PARLAMENTARI
I dissidenti del Movimento vogliono un nuovo leader. Non basta più Beppe Grillo, preferiscono Federico Pizzarotti. Lo corteggiano, lo sommergono di sms, pianificano incontri riservati.
Sfiancate da mesi di braccio di ferro, le colombe cercano di convincere il sindaco di Parma a rompere gli indugi.
Per costruire un Movimento diverso sfruttando la scossa elettorale.
Quest’attivismo, però, è stato captato dai radar della Casaleggio associati. E ha provocato la gelida reazione del guru: «È Pizzarotti che manovra questi dissidenti. Vogliono sgambettarci, ma noi andiamo avanti».
Non si tratta solo di Pizzarotti, in realtà . Il passaggio è così stretto che tutti temono l’incidente.
Ieri, per dire, era stata convocata una riunione dei deputati con all’ordine del giorno l’analisi del voto.
Si è discusso di tutto — dai ballottaggi che forse non vedranno l’impegno del leader ai decreti da votare in Parlamento — ma quasi per nulla della sconfitta.
Tutto è rimandato a un incontro convocato per oggi pomeriggio alle 16. Eppure, non mancano le scintille a cinquestelle.
Mattino presto, cortile di Montecitorio.
Il potente vicepresidente della Camera grillino, Luigi Di Maio, si ritrova faccia a faccia con Tommaso Currò.
È il deputato che ha chiesto senza mezzi termini il pensionamento di Beppe Grillo. Ne esce fuori un duello drammatico. Si scambiano accuse reciproche, il dissidente siciliano non arretra di un millimetro: «Non temo di essere buttato fuori, io dico quello che penso».
Ed è sempre Di Maio ormai unico punto di riferimento dell’ala ortodossa — a fare il bis poco dopo. Incrocia Walter Rizzetto, che su Repubblica ha contestato il leader.
E il copione si ripete.
Il Movimento è un frullatore di accuse e veleni. Aris Prodani sorseggia un caffè in buvette. Il clima? Accenna un sorriso, fa una smorfia: «Mamma mia…».
Chi è rimasto finora nelle retrovie sembra pronto a esporsi.
Mimmo Pisano, per esempio, chiama Currò. Gli rinfaccia di aver esagerato, ma poi picchia che è una bellezza: «Bisogna cambiare pelle al Movimento — sostiene pacato — non arroccarsi in posizioni presuntuose. Smettiamola di dire che i nostri elettori sono meglio degli altri, di chiamare tutti “facce di bronzo” o insultare i “giornalisti criminali”».
Per capire la distanza siderale tra due galassie ormai in conflitto, è utile ragionare del futuro anche con i falchi.
Uno è Daniele Del Grosso. «È facile darsi delle arie in un momento di difficoltà . Lo fanno per giustificare gli attacchi portati avanti per un anno».
Poi la stoccata diretta al dissenso: «Chi non si sente più a suo agio, può cogliere questa occasione per andare via. Volontariamente ».
Ci risiamo, le espulsioni. Non ora, ma presto torneranno ad essere invocate.
Per adesso, comunque, i falchi scelgono il catenaccio.
Devono difendersi, perchè sul banco degli imputati è finito soprattutto il cerchio magico dei grillini.
Quelli che vanno sempre in tv, gli amici dello staff. Gli strali rimbalzano dalla Camera a Palazzo Madama.
Sentite la senatrice Serenella Fucksia: «Dobbiamo cambiare strategia. Siamo arrivati a far conoscere solo i “divi”, lasciando in ombra i contenuti». Quando fa riferimento al “divo”, Fucksia punta il dito verso Alessandro Di Battista.
Siccome nei gruppi l’aria è irrespirabile, la Casaleggio associati ha chiesto di far slittare alla prossima settimana il summit congiunto di Camera e Senato.
«È giusto così, serve tempo per elaborare. Noi intanto metabolizziamo», spiega Giulia Sarti.
Che, comunque, chiede un cambio di passo: «Dobbiamo pensare di più ai contenuti, modificare i toni, farci più furbi. Perchè è chiaro che abbiamo spaventato la gente».
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Maggio 29th, 2014 Riccardo Fucile
COME LA MADONNA DI GUIDO RENI, LA BOSCHI BIANCA TRA PUTTI NERI
Renzi è come Bergoglio”. Copyright di Brunello Cucinelli, re del cachemire, avvolto dall’aura
neutra del soffice filo nello studio di Otto e mezzo, all’epoca dell’auto-incoronazione di Matteo. Ciò che parve megalomania si rivela oggi profezia accorta, forse suggerita da quegli sciamani della Mongolia che da secoli allevano le capre “hircus” dal pregiato vello d’oro.
Essì, perchè dopo il miracolo di portare il Pd sulle vette emotive del tantissimo% pari a 11 milioni di italiani (più o meno gli spettatori dell’ultimo Sanremo durante la performance di Cat Stevens), Renzi infila due-tre prodigi uno dietro l’altro, frutto del mix specialissimo di carisma e polso che ormai fa la sua persona agli occhi del mondo
Di prima mattina riesce nell’impresa, preannunciata su Twitter poche ore dopo il trionfo alle Europee, di portare in Italia 31 bambini congolesi adottati da famiglie italiane e bloccati nel loro Paese da un’odiosa burocrazia.
A prenderli ha mandato la ministra Boschi, e in effetti chi più di un ministro per le Riforme e i rapporti con il Parlamento è adatto per una missione simile.
Non quello degli Esteri o degli Interni, nè della Semplificazione. Certo: il terzo settore. Certo: la riforma delle adozioni.
Ma a farne la scelta vincente è l’immagine di lei, bianca tra putti neri come una Madonna di Guido Reni, che scende dall’aereo mica così, ma “tenendo per mano due tra i più piccoli adottati”, poi prendendone in braccio uno che camminava da solo lo porge alla mamma (fa niente che fosse lì a due passi).
E possiamo solo immaginare in che cieli di gioia si sia svolta la festa a bordo, se il ministro narra di una treccina fattale in volo da una bimba (è vero, c’è la foto), e quando si volta la stessa treccina compare davvero sulla capigliatura di grano, come vorremmo comparissero monete d’oro dopo i più radiosi sogni
D’intorno, colori pastello e sahariane stile Meryl Streep in La mia Africa, abbracci e lacrime di neomamme radiose ora fiere del Paese che le aveva deluse.
Altro che l’atroce ricordo di Alfredino rievocato da Veltroni: il Paese redento dal nuovo Pd guarda i pupi tratti in salvo, tira un sospiro di sollievo e nota che la Boschi indossa delle ballerine.
Ed ecco loro, i nuovi cittadini italiani: impareranno presto la lingua per cantare canzoni; siederanno a scuola vicino a compagni figli di immigrati, declassati ad apolidi dall’ancora vigente ius sanguinis.
Su web e tv prorompe dai cuori l’encomio per il fatto che il governo non ha usato il ricongiungimento come arma elettorale; vero: lo fa scaturire dalla fiducia ricevuta, e la buona diplomazia ad alto tasso emotivo fila liscia con l’esattezza di un quod erat demonstrandum, elargita come un premio, ritirato su Twitter da Fabio Fazio a nome di tutti noi.
Il Presidente evocato e ringraziato partecipa in absentia alla foto che presto campeggerà su tutti gli sfondi di smartphone e pc, al posto del salvaschermo di Angelina Jolie e Brad Pitt che portano a casa la piccola Zahara.
Intanto, sempre su Twitter, viene riportato a casa Federico Motka, rapito in Siria un anno fa. Per la precisione, viene ridato alla mamma, Giovanna.
Il tempo di togliere di mezzo l’aereo dal Congo sulla pista di Ciampino, e sarà di nuovo tra noi. Donne e mamme (le Laure, le Francesche delle primarie) partecipano a un gioco di ruolo più vero del vero, in una specie di città del Sole dove vigono Liberalità , Magnanimità , Fortezza, Giustizia, Operosità , Verità .
Un film italiano a Cannes. Altro che Dc.
E altro pure che Bergoglio, che a quanto ne sappiamo può contare sull’aiuto di Dio.
Pare che il voto sia sceso come lo Spirito Santo su una politica seccata da anni di cinico avventurismo, tecnicismi balzani, harakiri sinistrati.
Piovono come un balsamo progressismo e bontà , orgoglio e pragmatismo da scout. Il governo del fare si placca d’oro, si bagna nell’olio santo, se persino Bersani, visto l’ultima volta blandamente applaudito da Matteo durante l’abbraccio-schiaffo morale con Letta, rivela a Cazzullo: “Questo Matteo mi ha ridato la salute”.
È bello, è liberatorio.
In tanto tripudio, un’allegoria della prudenza: Renzi twitta la foto di un bambino congolese che legge in volo la brochure dell’aviazione militare tedesca.
Per la gioia bipartisan, aspettiamo adesso “i nostri marò”.
Daniela Ranieri
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 29th, 2014 Riccardo Fucile
ESCLUSO DALLE LISTE DI FORZA ITALIA AVEVA TROVATO RIFUGIO IN QUELLE DI “FRATELLI D’ITALIA” DIVENUTE “TROMBATI D’ITALIA”
“Quando mai le elezioni hanno cambiato qualcosa? si chiedono gli attivisti di 100% Animalisti spiegando poi che «per noi una grossa vittoria c’è stata: la non elezione di Sergio Berlato, patrono padrino e rappresentante dei cacciatori/pescatori italiani. Dopo l’esclusione dalla lista di Forza Italia, dovuta in gran parte alla nostra azione di boicottaggio e denuncia, ha dovuto accontentarsi di una lista di quarta categoria, senza speranze di superare lo sbarramento».
Le azioni di boicottaggio non hanno mai avuto soste – dicono gli animalisti – e resta così fuori dal Parlamento europeo uno dei più strenui difensori dei cacciatori, cacciatore lui stesso.
Ma la battaglia pare non fermarsi. «Berlato già pensa alle Regionali dell’anno prossimo: una poltroncina in Regione Veneto è sempre meglio di niente. Ma noi continueremo la lotta contro lui e i suoi compari, comunque si travestano”
“Intanto, per ricordare il fallimento suo e della lista di perdenti che lo aveva accolto, nella notte tra il 27 e il 28 maggio i nostri militanti hanno affisso numerose locandine di scherno dedicate ai “trombati d’Italia”, sulle vetrate d’ingresso della sede Confavi di Thiene (Vicenza) e hanno “infierito” sempre con le locandine a lui dedicate, su alcuni cartelloni elettorali che lo vedevano protagonista».
(da “il Gazzettino“)
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Maggio 29th, 2014 Riccardo Fucile
IOVINE: “NELLA RETE TUTTI PARTITI”…E NELLE RIVELAZIONI DI O’NINNO SPUNTA ALEMANNO… “ERAVAMO I RE DEGLI APPALTI”
«Ho cominciato a uccidere negli anni Ottanta. È iniziato tutto con l’aggressione alla famiglia
Nuvoletta, da parte di Antonio Bardellino».
Così nasce un padrino. Da killer a mente strategica dei casalesi.
Ecco il racconto che Antonio Iovine sta consegnando ai pm Antonello Ardiduto e Cesare Sirignano, con l’aggiunto Giuseppe Borrelli.
Verbali depositati nel processo per collusioni contro un ex sindaco Pd, Enrico Fabozzi, oggi consigliere alla Regione Campania nel gruppo misto.
LA LATITANZA E GLI OMICIDI
«Ho partecipato all’omicidio del vigile urbano di San Cipriano. Poco prima c’era stato quello di Antonio Bardellino nell’88, in Brasile: mi chiesero di andare con loro, ma io non vi partecipai perchè non avevo il passaporto per partire.
In quel periodo, trascorrevo la latitanza a Toulon, presso Nizza. Ci riunivamo in una grande villa, ero con mia moglie e mia figlia. Avevamo creato una compagnia di amici.
Tra gli omicidi da me commessi prima del 1988 ricordo quello di Nicola Griffo. Poi quello di tale Ciccillo ‘ o suricillo ( il topolino, ndr) di Casal di Principe, ucciso nei pressi di una discoteca, e poi il quadruplice omicidio di Pagano, Mennillo, Orsi e Gagliardi per il quale sono stato condannato.
E ancora: poi anche quello di Liliano Diana, nel marzo del 1991. Nello stesso periodo fu ammazzato, a Cascais, in Portogallo, Mario Iovine: da uno straniero assoldato da Nunzio De Falco. Nel 1991 mi arrestarono, sono stato dentro fino al ’95. All’uscita dal carcere, la mia prima preoccupazione fu quella di capire perchè era stato ammazzato mio fratello».
LA CAMORRA IMPRENDITRICE
«Da quando sono uscito dal carcere, il clan ha assunto una dimensione essenzialmente imprenditoriale, di cui io e Michele Zagaria siamo stati senz’altro i principali protagonisti. Si tratta di un sistema che vede coinvolti imprenditori e funzionari pubblici e consente di controllare l’assegnazione e l’espletamento degli appalti nei diversi comuni controllati dal clan. Non c’è stato bisogno, tante volte, non solo di usare la violenza, ma addirittura nemmeno di parlare in maniera esplicita. I funzionari pubblici sono stati costantemente corrotti. All’imprenditore offrivamo una sorta di pacchetto completo: che comprendeva anche il fatto che lui si rapportava esclusivamente con me e poi io provvedevo di volta in volta a regolare i conti con chi territorialmente aveva diritto a una quota»
LA REGOLA DEL 5 PER CENTO
«Si tratta di una mentalità che possiamo definire casalese” che ci è stata inculcata fin da giovani. È quella che posso definire la regola del 5 per cento, della raccomandazione, dei favoritismi, la cultura delle mazzette e delle bustarelle che prima ancora che i camorristi, ha diffuso sul nostro territorio proprio lo Stato che è stato del tutto assente nell’offrire delle opportunità alternative e legali alla nostra popolazione. Tanti gli appalti. Tra i grandi lavori che abbiamo gestito, l’affare della rete di distribuzione del gas metano nei sette comuni dell’agro-aversano, e anche il Polo calzaturiero».
I RAPPORTI CON LA POLITICA
«C’erano soldi per tutti, un sistema completamente corrotto. Qui va considerata anche la parte politica e i sindaci, i quali avevano interesse a favorire essi stessi alcuni imprenditori in rapporti con i clan: per avere vantaggi durante le campagne elettorali in termini di voti e finanziamenti. Non faceva alcuna differenza il colore politico del sindaco perchè il sistema era ed è operante allo stesso modo. Anche una personalità come l’ex parlamentare Lorenzo Diana, che pure ha svolto una dura azione politica di contrasto, ha permesso che continuassimo ad avere questi appalti anche quando c’erano sindaci della sua parte politica». Ma Diana replica a Repubblica: «Iovine si metta d’accordo con se stesso. Perchè voleva uccidermi, allora? Sette pentiti hanno raccontato che il clan voleva farmi saltare in aria. Sono sotto scorta da 18 anni, per le mie denunce».
IL BUSINESS COL MINISTERO
«A Villa Literno si dovevano realizzare le piazzole per le ecoballe dei rifiuti: un settore nel quale giravano molti soldi e qui la faceva da padrone Michele Zagaria che, con il fratello Pasquale, aveva rapporti privilegiati con la struttura della Regione che doveva assegnare questi lavori e decidere i siti per le piazzole. Un altro affare riguardava il rimboschimento: lavori appaltati attraverso finanziamenti del ministero dell’Agricoltura. Se non sbaglio, i finanziamenti si riferiscono al periodo in cui il ministro era Alemanno: lui venne a San Cipriano per una manifestazione elettorale, su invito di mio nipote Giacomo Caterino, anch’egli in politica, tanto che è stato candidato alle elezioni comunali e provinciali ed è stato anche sindaco di San Cipriano». Ma Alemanno (estraneo alle indagini) smentisce: «I fatti risalgono a un periodo antecedente la mia gestione al Ministero. La nostra amministrazione è quella che ha scoperto lo scandalo “Forestopoli”. Quanto a quel comizio,era un normale appuntamento elettorale e su Caterino non gravava alcun sospetto».-
70MILA EURO AL MESE
«Nel luglio 2007 ero in vacanza ad Ajaccio, in Corsica, con la famiglia. Mentre eravamo sulla spiaggia di Porticcio, mio figlio Oreste mi disse che nella spiaggia a fianco si trovava Michele Zagaria, che noi chiamavano in via convenzionale “zio Angelo”».
Erano entrambi superlatitanti, da una dozzina d’anni. «Ci vedemmo al ristorante, ci demmo appuntamento a settembre per trovare un comune accordo su alcune cose.
Ma Zagaria era ormai mosso solo dal suo interesse per i soldi. Ho gestito la cassa del clan fino al 2008. Ogni mese il clan dei casalesi poteva contare su circa 350 mila euro di introiti, senza contare gli incassi personali che ciascun capo poteva ottenere. Riuscivo a racimolare con tutti questi affari tra i 130 e i 140mila euro al mese; avevo l’onere di versarne 60mila per gli stipendi».
Ne restavano per lui almeno 70mila al mese.
Un lusso che ora appartiene al passato, per Iovine.
«Voglio cambiare vita e chiudere una pagina. Ho 50 anni, e credo sia giunto il momento di avere una vita più giusta della precedente».
Dario Del Porto e Conchita Dannino
(da “La Repubblica”)
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Maggio 29th, 2014 Riccardo Fucile
“RENZI STA RIAFFERMANDO LA LINEA POLITICA DEL MIO GOVERNO”… “NON E’ DI SINISTRA NE’ DI DESTRA”
“La linea che Renzi sta affermando vigorosamente e con capacità di politica è la linea del mio governo adattata ad una situazione in cui non c’è più emergenza finanziaria, per fortuna di Renzi e nostra”.
Così Mario Monti, ospite ad Agorà su RaiTre, rivendica le similitudini tra il suo governo e quello attuale.
Fondamentalmente, spiega l’ex premier, Renzi sta riaffermando la “mia linea politica […]: mantenere disciplinati i conti e fare riforme strutturali per la crescita, avendo voce in Europa”.
Renzi è un premier di sinistra?
“Nel senso della visione del sistema economico-sociale, no. Questo è un vantaggio, non perchè sia un vantaggio non essere più di sinistra ma perchè credo sia un importante passo verso la modernizzazione – non certo perdere le proprie radici culturali e emotive – ma rendersi conto che oggi, più dell’asse destra-sinistra, è determinante l’asse conservazione-riforme. A un Pd che fosse sicuramente di sinistra e quindi conservatore dei valori della sinistra, preferisco un partito certamente più nebuloso e non schierato nello schema destra-sinistra come è quello guidato da Renzi”, argomenta Monti.
Quanto al futuro, “io non ho la vocazione e la missione di fare il politico”, aggiunge il professore. “Tanto è vero che ho lasciato Scelta Civica, dopo averla fondata. Senza la discesa in campo di SC, Berlusconi non sarebbe stato fermato e oggi sarebbe presidente della Repubblica”.
Una precisazione che suona come una risposta a chi – nelle analisi post elettorali – osserva come Renzi abbia ‘rubato voti’ soprattutto al centro e ai moderati, evidenziando una certa debolezza nel progetto politico centrista.
(da “Huffington Post”)
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Maggio 29th, 2014 Riccardo Fucile
NCD E SC SONO USCITI RIDIMENSIONATI DALLE URNE… SEL PENSA DI ENTRARE IN MAGGIORANZA IN VISTA DI UN PARTITO UNICO
“Uno per uno non erano gli elettori da portare al seggio, ma i parlamentari che si muovono verso
il Pd”. La battuta di un deputato renziano fotografa bene il terremoto politico che il 40,8% di Matteo Renzi sta provocando.
Prima ancora che di movimenti parlamentari, però, si parla di movimenti al governo.
“Seguirò la volontà degli elettori”, ha detto lunedì sera il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi a Porta a Porta.
Lasciando intendere che sarebbe pronto a lasciare il governo per fare il parlamentare europeo. Ieri non confermava e non smentiva: “Ho solo detto che di fronte a 50.000 voti raccolti, mi sembra giusto prendere atto della volontà di chi mi ha votato. La decisione non è ancora stata presa, la prenderò nei prossimi giorni insieme al partito”.
Dai vertici di Ncd fanno sapere che il ministro non ha ancora comunicato nulla, che si deciderà insieme.
La domanda sorge spontanea: chi, cosa dovrebbe spingere Lupi verso una scelta del genere? La realtà è che dopo l’inchiesta sull’Expo la sua posizione è piuttosto delicata.
“Renzi è uno che quando sente puzza di bruciato scarica”, commenta un parlamentare che il premier lo conosce bene.
E dunque, se si rendesse conto che è il caso, potrebbe anche provocarle le dimissioni.
Da Palazzo Chigi non negano che la questione dimissioni sia sul piatto: deve decidere lui, è la linea. Ma già si pensa a un possibile sostituto, che a questo punto sarebbe un democratico, visto il notevole ridimensionamento ottenuto dal partito di Alfano dalle urne.
Stando ai primi studi sui flussi elettorali, Renzi ha cannibalizzato soprattutto i voti degli alleati di governo, infatti.
E un altro ministro che pensa alle dimissioni è Stefania Giannini, vista la sonora bocciatura ricevuta alle europee.
Al suo posto, in pole position, c’è Andrea Romano, che ha un ottimo rapporto con il premier. Nessun rimpasto, però, chiariscono dal governo. Al limite qualche sostituzione.
Scelta Civica, ma anche i Popolari per l’Italia non esistono praticamente più come partito. Quel che ne resta sono i gruppi parlamentari, che potrebbero dar vita a una federazione. In appoggio al Pd ovviamente.
In Parlamento è tutto un movimento. Se è per Sel, Gennaro Migliore in un’intervista a Repubblica ha annunciato che “la sfida è costruire in Italia un soggetto unitario di sinistra”. Insieme al Pd. Che è pronto ad accoglierli, tanto è vero che al Nazareno erano già a conoscenza del fatto che il capogruppo avrebbe fatto questa uscita pubblica.
Così, una forza all’opposizione entrerebbe in maggioranza. Perchè inglobare, depotenziare è meglio che asfaltare.
Stessa logica per quel che riguarda il Movimento Cinque Stelle. Lo scouting è iniziato da giorni. E ieri alla Camera è arrivato il senatore renziano Andrea Marcucci che ha relazionato a lungo la situazione al vicesegretario dem, Lorenzo Guerini: molti dei Cinque Stelle sarebbero pronti a ingrossare il gruppo dei dissidenti.
Altra inclusione, altra forza per la maggioranza.
A proposito di inclusione Guerini e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Luca Lotti, stanno lavorando ai nuovi assetti del Pd: c’è da eleggere il nuovo Presidente e da fare la nuova segreteria (vacanti i posti della Boschi, le Riforme, dello stesso Lotti, l’Organizzazione e della Madia, il Lavoro).
E contemporaneamente riequilibrare i gruppi parlamentari. “Faremo un unico pacchetto all’Assemblea del partito il 14 giugno”, chiarisce Guerini. Entreranno le minoranze, ma alle condizioni del segretario. Si pensa anche a spacchettare alcuni dipartimenti, troppo ingolfati di lavoro .
Allo studio cambi alla Commissione di garanzia e modi per renderla più efficiente. Oggi intanto ci sarà una direzione per l’analisi del voto e dopo una riunione tra i vertici democratici e i neo parlamentari europei, per parlare dei gruppi di Strasburgo.
Renzi continua a lavorare sui dossier: prima di tutto le riforme.
Prossima tappa, la Pa, che andrà in Cdm il 13 giugno. E poi la delega fiscale, al cui interno ci dovrebbe essere la dichiarazione dei redditi pre-compilata.
Wanda Marra
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 29th, 2014 Riccardo Fucile
NOGARIN TROVA L’APPOGGIO DI FDI, UDC, LEGA E (FORSE) SCONTENTI DI SINISTRA
Livorno la «rossa» punisce il Pd locale e apre le porte alla cavalcata controcorrente dei grillini.
Nelle due settimane che restano prima della prova d’appello del ballottaggio di domenica 8 giugno, il candidato democratico Marco Ruggeri, dovrà meditare su quello «schiaffo» sonoro e fin troppo evidente: nella sua città alle Europee il Pd ha preso il 53% dei voti, lo stesso partito alle comunali non è andato oltre il 35%.
«I livornesi ci hanno dato un avvertimento e io ho intenzione di coglierlo fino in fondo», ammette Ruggeri, lunga militanza nel partito a livello locale e capogruppo Pd nel consiglio regionale della Toscana.
Ruggeri dovrà vedersela con un ingegnere aerospaziale 40enne, Filippo Nogarin, tra i pochi dei grillini soddisfatti nonostante la batosta subita da M5s alle Europee.
Dopo il risultato delle comunali, ha festeggiato con un gruppo di militanti in una pizzeria del popolare quartiere Venezia il suo 19% di consensi che lo hanno portato al ballottaggio.
Ora punta a ripetere l’impresa del sindaco di Parma Federico Pizzarotti che indica come il suo modello.
Nogarin dichiara che non gli interessano gli apparentamenti, che punta ad un appoggio trasversale «di tutti i cittadini di buon senso che si sono rotti le scatole del malgoverno della città ».
A proclamare subito il suo appoggio ai 5 Stelle è Marcella Amadio, candidata per Fratelli d’Italia-An, Udc e Lega: «Non un voto a Grillo ma contro il Pd», afferma senza esitazione.
Più cauto Raspanti, sostenuto da un pezzo di sinistra-sinistra scontenta del Pd ma anche di Sel che ha appoggiato Ruggeri, forse un po’ nostalgica del vecchio Pci, quello che a Livorno molti consideravano partito-mamma.
«Da noi – spiega Raspanti – non arriverà l’indicazione di voto a favore del Pd. Valuteremo invece nelle assemblee dei prossimi giorni la nostra posizione rispetto all’M5s per il ballottaggio».
C’è tuttavia chi è pronto a scommettere che tra gli elettori di Raspanti ci sono anche quelli che, pur criticando aspramente la politica locale del Pd e l’operato della giunta guidata finora dal sindaco uscente Alessandro Cosimi, non vedono di buon occhio neppure Beppe Grillo e la sua definizione di ‘peste rossà per i Comuni guidati dalla sinistra.
È probabilmente anche a loro che Ruggeri dovrà guardare.
«Livorno – dice oggi il candidato Pd – ha bisogno di un progetto concreto, non di un salto nel vuoto. Alle urla e alla rabbia, il centrosinistra contrappone la volontà di far cambiare rotta a una città , creando i presupposti per avere nuove opportunità di lavoro».
In città , a dare un sostegno al candidato, impegni di governo permettendo, potrebbe arrivare anche il premier Matteo Renzi.
In casa M5s sperano in una visita di Beppe Grillo.
Ma è ancora presto per sapere se Livorno diventerà teatro di un prolungamento di campagna elettorale tra i big.
(da “il Corriere della Sera“)
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Maggio 29th, 2014 Riccardo Fucile
CRESCE IL RUOLO DEL FIGLIO DEL GURU: ERA A BRUXELLES CON IL CAPO E HA SEGUITO IL DOSSIER UKIP
Da due a tre. Un passo verso il futuro, seguendo le parole di Gianroberto Casaleggio. Lo stratega
l’ha già detto: «Io e Beppe non siamo eterni». E ora i vertici del Movimento si allargano.
Complice anche la convalescenza del padre dopo l’intervento subito ad inizio aprile, Davide Casaleggio sta assumendo man mano ruolo e responsabilità sempre più rilevanti all’interno dei Cinque Stelle.
Il figlio dello stratega è stato immortalato mercoledì al fianco di Grillo nel primo vertice internazionale dei pentastellati, nel primo blitz oltre confine a Bruxelles, per decidere alleanze e strategie in un momento-chiave per il M5S.
Una immagine che apre nuovi scenari, che ri-delinea – senza per questo minare l’asse tra Grillo e Casaleggio – la plancia di comando del Movimento.
Casaleggio jr. sta ampliando il suo raggio d’azione e di intervento.
Indiscrezioni sostengono che si stia occupando in prima persona da tempo di individuare possibili alleati in Europa: una svolta, una pietra miliare per un Movimento che ha sempre rifiutato (in Italia) di fare sponda con altri partiti politici. Un atto dovuto in parte alle regole del Parlamento Ue e allo stesso tempo una questione sensibile, nevralgica nella gestione dello sviluppo (europeo) dei Cinque Stelle.
«Specializzato nella definizione di modelli di business online, nell’impiego aziendale della Teoria delle Reti e del social network, e nel marketing online», Casaleggio jr è socio fondatore della società di marketing che cura il blog di Grillo.
Come il padre ha il web nel dna.
Un paio di anni fa ha anche scritto un articolo – «Internet delle cose» – sulla «Harvard Business Review».
Ora, si è dedicato insieme a un team di pentastellati a individuare i nomi degli eventuali futuri alleati in Europa.
Tra i partiti che potrebbero farne parte circolano i nomi dei polacchi del Kpn, dei cechi dell’Usvit, degli olandesi Christien Unie, dei lituani di Ordine e Giustizia.
Ma non solo. Nel toto-alleati nelle ultime ore si fanno largo anche il Partito popolare danese e i tedeschi di Alternative fà¼r Deutschland.
Emanuele Buzzi
(da “il Corriere della Sera”)
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