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RENZI, “SCOPERTI” GLI 80 EURO E SUL LAVORO CEDE A NCD

Maggio 3rd, 2014 Riccardo Fucile

NIENTE OBBLIGO DI ASSUNZIONE PER CHI USA TROPPI PRECARI IN AZIENDA: BASTERà€ PAGARE UNA MULTA…. I TECNICI DEL SENATO BOCCIANO LE COPERTURE SUL DECRETO IRPEF: SONO INCERTE

Brutta giornata in Parlamento quella di ieri per il governo Renzi.
Da un lato, le modifiche al decreto Lavoro presentate ieri in Senato dal ministro Giuliano Poletti sono una resa al potere di ricatto di Nuovo Centro Destra (silente la cosiddetta sinistra Pd); dall’altro, i tecnici del Servizio Bilancio certificano che un bel pezzo delle coperture del decreto Irpef — quello degli 80 euro per capirci — sono scritte più o meno sulla sabbia.
Partiamo dal successo di Maurizio Sacconi, alfaniano ed ex ministro del Lavoro con Silvio Berlusconi.
Il testo del governo, infatti, si modifica secondo i suoi diktat: meno vincoli alle imprese, maggiore flessibilità  per i lavoratori.
Sparisce, ad esempio, l’obbligo di assumere per gli imprenditori che abusino dei contratti a termine (cioè li utilizzino per oltre il 20 per cento della forza-lavoro a tempo indeterminato): gli basterà  pagare una multa per cavarsela.
L’obbligo di stabilizzare il 20 per cento degli apprendisti dopo 36 mesi di contratti a termine prima di assumerne altri, per dire, varrà  per le imprese sopra i 50 dipendenti (prima era trenta).
Pure la formazione degli apprendisti potrà  essere pubblica, ma la regione potrà  anche devolvere l’intera questione a imprese o associazioni datoriali.
All’ingrosso, insomma, tutte le richieste di Nuovo Centrodestra che alla Camera non erano passate per il no del Pd, che aveva chiesto in cambio di una ulteriore apertura alla precarietà  la possibilità  di rinnovare al massimo i contratti a termine non per cinque volte (come prevede ora il decreto), ma per quattro.
Decisamente la festa del lavoro era finita ieri in Senato: questo decreto, infatti, non ha alcuna speranza di creare nuova occupazione, ma moltissime di peggiorare la situazione di chi lavora (o lavoricchia) già .
Anche la preziosa operazione sull’Irpef del premier non ha vissuto una bella giornata ieri a palazzo Madama: il Servizio Bilancio ha fatto letteralmente a pezzi il decreto, dando finalmente sostanza a quelle preoccupazioni che avevano spinto Giorgio Napolitano a convocare il ministro Pier Carlo Padoan al Colle per “ulteriori chiarimenti”.
Intanto gli 1,8 miliardi garantiti – secondo il governo — dall’aumento della tassazione sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia potrebbero cadere sotto il peso del contenzioso: per i tecnici del Senato, infatti, è incostituzionale.
In sostanza, decidere ex post che le banche dovranno sottoporsi a un’aliquota sulle plusvalenze del 26% (anzichè del 12) e pagarla entro dicembre (anzichè in tre anni) viola “quell’esigenza di anticipata conoscenza da parte del contribuente del carico fiscale posto sulle proprie attività  economiche con conseguente possibile violazione di precetti costituzionali”.
Il servizio Bilancio è orripilato pure dalle coperture da “evasione fiscale”: 300 milioni quest’anno e addirittura due miliardi nel 2015 nonostante non esista “alcuna informazione in ordine a eventuali strumenti o metodologie che si ipotizza di utilizzare per il raggiungimento dell’obiettivo”, nè si prevedono “specifici interventi o azioni nel caso in cui il risultato non fosse raggiunto”.
Pure sull’extragettito Iva dovuto al pagamento dei debiti della P.A. (650 milioni) i tecnici del Senato hanno qualche dubbio e sulla riduzione dell’Irap assai di più: il governo, infatti, ritiene che il costo dell’operazione sia di circa due miliardi nel 2014, mentre il mancato gettito sarà  “più significativo” e, peraltro, destinato a peggiorare negli anni (al contrario di quanto scrive l’esecutivo nella Relazione tecnica).
Peraltro, è l’altra contestazione, la fonte di copertura — cioè la maggiore tassazione sulle rendite finanziarie, conti correnti compresi — è calcolata senza tener conto della possibilità  che molti investitori scelgano forme di risparmio tassate di meno. Tradotto: i ricavi forse sono sovrastimati.
Quello che non possono scrivere i tecnici di palazzo Madama, lo formalizza Renato Brunetta: “La manovra correttiva è sempre più vicina”.
Meno delle elezioni, però.

Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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“MARINA? BUONA SOLUZIONE MA L’HO SCONSIGLIATA”: BERLUSCONI INIZIA A SONDARE IL TERRENO

Maggio 2nd, 2014 Riccardo Fucile

SI PREPARA LA DISCESA IN CAMPO, MA PRIMA OCCORRE VERIFICARNE L’APPEAL SULL’ELETTORE

Per la prima volta Silvio Berlusconi non esclude la discesa in campo della figlia Marina: “E’ molto capace — dice l’ex premier nel corso della sua intervista a Virus – ha una grande esperienza aziendale e tutto sommato credo che sarebbe una buona soluzione che lei potesse a un certo punto interessarsi del nostro paese”.
Certo, il Cavaliere dice che i tempi non sono ancora maturi e che, soprattutto, il suo parere è esattamente l’opposto: “Io l’ho sempre sconsigliata dal farlo, ma soprattutto ricordo che i leader li scelgono gli elettori, non i padri”.
Insomma, “dipende da tante cose”. E c’è forse anche un moto di paterna protezione verso la primogenita quando dice che il mondo della politica è “detestabile”.
Della politica, ma non solo. Nel senso che da sempre Berlusconi è preoccupato dal fatto che un suo figlio in politica, oltre alla gloria, possa ereditare anche la “persecuzione giudiziaria”.
Epperò per la prima volta Berlusconi lascia intendere che l’ipotesi è concreta. Se ne discute, è una eventualità . E soprattutto se ne discute in modo pubblico.
Pochi giorni fa l’intervista, tutta politica, di Marina al Corriere.
Poi la replica, sempre di Marina, ad Alfano con piglio, anche in questo caso, tutto politico. Ora il padre che non esclude.
Ogni giorno, un segnale che riguarda Marina. È il classico approccio di Berlusconi, fatto di un gioco di simulazione e dissimulazione, di segnali su cui vengono fatti subito sondaggi, clamorose accelerazioni e repentine marce indietro.
Tutto questo significa che è partito il sondaggio sul marchio Marina, per vedere come risponde l’opinione pubblica, ma anche gli avversari politici e il partito.
La costruzione di una leadership, in casa Berlusconi, è un work in progress.
Ma un primo effetto già  c’è. Dentro Forza Italia, i ben informati ormai danno per scontata la discesa in campo di un figlio. Di un figlio.
Nei mesi scorsi c’è stato l’attivismo di Barbara e anche Pier Silvio continua a essere sondato.
Ora è il momento di Marina. Il gioco attorno alla Cavaliera fa parte di questa complessa campagna elettorale nella quale Berlusconi si sente azzoppato.
È un segnale partito da Arcore che significa che, anche in caso catastrofe elettorale il 25 maggio ci sarà  un futuro all’insegna di un Berlusconi, anzi di una Berlusconi.
Dà  fiducia e una prospettiva d’avvenire a un mondo che avvolto dalla sensazione di un cupio dissolvi.

(da “Huffingtonpost“)

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DECRETO LAVORO, IL GOVERNO DEL FARE (FAVORI AGLI SPECULATORI): SAREMO TUTTI KOREANI

Maggio 2nd, 2014 Riccardo Fucile

MULTA E NON PIU’ OBBLIGO DI ASSUNZIONE PER L’IMPRESA CHE SUPERA IL 20% DEI CONTRATTI A TERMINE E RIDIMENSIONAMENTO DEI PRECARI DA STABILIZZARE

Sono otto gli emendamenti che il governo ha presentato al senato al testo del decreto lavoro, frutto della mediazione all’interno della maggioranza rispetto al testo licenziato dalla Camera.
“Lo spirito che ci ha animato – spiega la capogruppo Pd in commissione lavoro, Annamaria Parente – è stato quello di migliorare il testo normativo senza stravolgerlo. Questo per noi è il testo finale, più che definitivo. I gruppi della maggioranza non porranno altri emendamenti”.
Tra le principali novità  rispetto al testo della Camera spunta la sanzione amministrativa a carico delle imprese che non rispettano il tetto del 20% dei contratti a termine rispetto a quelli a tempo indeterminato, norme sull’apprendistato e novità  per i progetti di ricerca sia pubblici che privati.
Sono stati inoltre presentati 4 ordini del giorno, due a firma Sacconi (ncd) e due a firma Ichino (sc) di orientamento per le circolari che il governo dovrà  emanare, relativi a rinnovi contrattuali, somministrazione, rapporto tra legge e contratti collettivi.
Altre misure riguardano l’apprendistato – il tetto relativo alla stabilizzazione di una quota di apprendisti vale per le aziende con oltre i 50 dipendenti (nel testo passato alla Camera la quota era 30) – e lo stop del limite per i contratti a termine negli enti di ricerca.
Inoltre, la formazione per l’apprendistato sarà  mista, pubblica e privata.
Il testo uscito dalla Camera stabilisce che le regioni devono offrire la formazione pubblica (entro un tempo di 45 giorni), ma con la proposta di modifica presentata dal governo, spiega il sottosegretario al Lavoro, Luigi Bobba, viene “meglio precisato come deve essere configurata l’offerta della regione: si fa riferimento anche a sedi e al calendario e al fatto che ci si possa valere anche delle imprese (purchè si rispettino linee guida gia stabilite da conferenza stato regioni)”

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MENSE SCOLASTICHE, PROTESTA PER I COSTI DEL PASTO: PANINI DA CASA AL POSTO DEL PRANZO

Maggio 2nd, 2014 Riccardo Fucile

A BOLOGNA SCOPPIA LA PROTESTA CONTRO I PREZZI E LA QUALITA’ DEL CIBO DEL SERVIZIO SERIBO CHE VIENE DATO AGLI ALUNNI

I genitori dei bambini che frequentano le mense scolastiche bolognesi, lunedì 5 maggio, sono pronti a scoperchiare la pentola: i ragazzi per un giorno rifiuteranno il cibo per protestare contro le tariffe applicate dalla società  Seribo, considerate tra le più alte in Italia.
Ad annunciare la protesta è l’Osservatorio mense Bologna costituito da un gruppo di genitori che da qualche tempo si sta interrogando sulla qualità  del cibo che viene dato ai loro figli e sul servizio di refezione.
Lunedì, Marcello, che frequenta la quarta A della primaria “Marella” all’istituto comprensivo 12, rifiuterà  la pasta e il filetto di pesce. Lascerà  sul tavolo cucchiaio e forchetta per mangiarsi un panino.
“Mio figlio — spiega Luca Castranò — sarà  uno dei ventitrè bambini della sua classe che non siederà  a tavola. Le ragioni di questa protesta sono diverse tra noi genitori ma di fondo c’è un grande malcontento rispetto alla politica della Seribo: l’azienda partecipata, di cui il Comune detiene il 51%, dovrebbe avere al centro del suo interesse il pubblico eppure abbiamo le tariffe che sono le più alte d’Italia. In questi anni hanno aumentato gli utili mentre hanno diminuito le spese per le materie prime a discapito dei nostri figli”.
Mamme e papà  “dopo undici anni spesi per migliorare il servizio”, dicono di essersi stancati e sono pronti alla “guerra delle forchette”.
“Abbiamo chiesto informazioni — spiega Sabastiano Moruzzi tra gli organizzatori dello sciopero e membro della commissione mensa cittadina — sulla tracciabilità  del cibo, chiarimenti sugli aspetti economici, confrontato tariffe e percentuali di uso del biologico con altre città . In questi mesi, in vista del prossimo bando di gara, abbiamo cercato un dialogo con il Comune ma non abbiamo ricevuto le rassicurazioni che ci aspettavamo”.
Secondo i dati presentati dall’Osservatorio mense dei genitori, Seribo avrebbe a bilancio degli utili ingiustificabili di oltre 6 milioni di euro in tre anni: “Per questo chiediamo — spiegano i promotori della protesta — di reinvestire parte di questi soldi per migliore la qualità  del cibo e diminuire i costi per le famiglie. Non solo. Il contratto tra Seribo e il Comune prevede che la società  debba provvedere alla ristrutturazione, alla manutenzione, ordinaria e straordinaria ed agli adeguamenti di legge, degli immobili affidati in uso gratuito. In dieci anni solo uno dei tre centri pasto previsti è stato costruito”.
Intanto per lunedì, gli organizzatori prevedono un’adesione del 70% degli istituti comprensivi, con punte del 90% in alcuni plessi come alla scuola “Marella”.
Alcuni dirigenti scolastici hanno posto paletti all’iniziativa vietando il panino da casa se non aderisce l’intera sezione.
La responsabile dei servizi educativi e scolastici del quartiere “Santo Stefano” con una nota ufficiale ha vietato il consumo di cibo portato da casa per non “mettere a rischio il normale funzionamento della scuola”.
Divieti che, a detta degli organizzatori, avrebbero unito ancor più i genitori pronti all’indomani dello sciopero a chiedere un nuovo incontro all’assessore all’istruzione Marilena Pillati per bloccare il bilancio Seribo 2013 affinchè gli utili siano impiegati per costruire un centro pasti e per assicurare tariffe in linea con le altre città  d’Italia.

Alex Corlazzoli

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DOVE GOVERNANO I GRILLINI, DIPENDENTI IN SCIOPERO CONTRO PIZZAROTTI: “BASTA TAGLI”

Maggio 2nd, 2014 Riccardo Fucile

NEL GIORNO DELLA INAUGURAZIONE DELLA FIERA ALIMENTARE, PARMA BLOCCATA … SI NEGANO LE INDENNITA’ AI DIPENDENTI MA POI SI ASSUME UN DIRETTORE A 150.000 EURO DI STIPENDIO

I dipendenti del Comune di Parma incrociano le braccia contro i tagli del sindaco Federico Pizzarotti e contro le mancate risposte sulla gestione della macchina amministrativa che attendono da oltre un anno.
Il 5 maggio i lavoratori sospenderanno il servizio per tutta la giornata e saranno garantite solo le funzioni essenziali dell’ente.
Dopo due anni di braccio di ferro, ora è arrivato il punto di rottura e le misure di mobilitazione già  minacciate da mesi diventeranno realtà  lunedì.
Una scelta che cade non in un giornata qualunque per Parma, ma nel giorno dell’inaugurazione di Cibus, uno degli appuntamenti più importanti e più seguiti della città . E proprio per questo il disagio dello sciopero potrebbe portare, oltre alla chiusura di sportelli e servizi educativi per i cittadini, anche a importanti problemi sulla viabilità , visto che l’astensione riguarderà  anche gli agenti della polizia municipale.
“Siamo arrivati a questa decisione dopo un lungo e assordante silenzio da parte dell’amministrazione e della delegazione trattante di parte pubblica, che dura da molti mesi — spiegano le sigle Fp Cgil, Fp Cisl, Uil Fpl e Diccap Sulpm — Su tanti temi che riguardano l’organizzazione del lavoro non vi è stata la possibilità  di confrontarci con il Comune”.
Sul tavolo ci sono questioni irrisolte da tempo, dalla stabilizzazione dei precari nei servizi educativi, che secondo i sindacati potrebbero essere assunti senza oneri aggiuntivi per l’ente, al riconoscimento delle indennità  e produttività  per i lavoratori nel 2014.
A questo, si somma il fatto che il sindaco Pizzarotti, che ha la delega al personale, non si è presentato all’ultimo incontro di mediazione in prefettura.
“La situazione è la stessa del 2013 — spiega il segretario di Fp Cgil Sauro Salati — non c’è una visione del futuro, siamo dentro un banco di nebbia da cui non si riesce a uscire”.
Da oltre un anno i sindacati aspettano risposte che, a detta loro, non sono ancora arrivate.   Ma mentre le indennità  ai lavoratori del Comune non vengono corrisposte, il sindaco sta per assumere un direttore generale che peserà  sulle casse pubbliche 150mila euro all’anno.
“Questa figura era sparita nella pianta organica della scorsa amministrazione — accusa Pia Russo di Cisl — ma ora ritorna, anche se non necessaria. Il suo stipendio però sarà  pagato con quanto viene tolto a tutti gli altri dipendenti”.
Anche gli agenti di polizia municipale aderiranno allo sciopero per denunciare le condizioni del corpo, sotto organico di 40 unità  e che in due anni e mezzo ha visto l’avvicendarsi di tre comandanti, l’ultimo dei quali, Gaetano Noè, arrivato solo qualche settimana fa.
“Ci viene chiesto di dare le stesse prestazioni — spiega Luca Iuculano della RSu della municipale — Ma siamo uno dei pochi corpi in Italia a non ricevere incentivi e riconoscimenti previsti dal codice”.
Pizzarotti ammette che la situazione delicata, ma scarica la colpa sui tagli del Governo ai Comuni, come l’ultimo decreto 66/2014 degli 80 euro del premier Matteo Renzi e i 375 milioni di euro che nel 2014 verranno tolti dal fondo di solidarietà  dei municipi.

Silvia Bia

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PIERO PELU’ ATTACCA RENZI: “E’ UN BUGIARDO SPUDORATO, NON TOLLERA IL DISSENSO E VUOLE PIACERE A TUTTI”

Maggio 2nd, 2014 Riccardo Fucile

“SONO PALLE CHE CE L’AVREI CON LUI PERCHE’ NON MI AVREBBE PIU’ FATTO FARE L’ESTATE FIORENTINA: SONO IO CHE HO MOLLATO QUANDO HO VISTO GIOCHI SPORCHI CON I SOLDI PUBBLICI”… “RENZI USAVA MILIONI DELLA PROVINCIA PER FARE MANIFESTAZIONI CHE NON SI INCULAVA NESSUNO”

“Matteo Renzi è un bugiardo e mente in maniera spudorata sapendo di mentire nei miei confronti, proprio ora ho seguito alcuni Tg e in tutti, ripeto in tutti, è stata ripetuta la menzogna consumata che ‘Pelu’ ce l’ha con Renzi perchè non gli ha più fatto fare l’estate fiorentinà . Evidentemente la disinformazia del boy scout di Gelli si è scatenata. Ma sparando cazzate ad alzo zero”.
Piero Pelù torna così ad attaccare, su Facebook, il presidente del Consiglio. Rispondendo a chi lo aveva accusato di avercela con Renzi per una vecchia questione legata al periodo in cui il premier era sindaco di Firenze.
“Ripeto per la milionesima volta che io ho creato FI.ESTA (FIrenze. ESTAte) nel 2007 con la vecchia amministrazione Domenici ma dopo 10 mesi di superlavoro ho lasciato quell’incarico di mia spontanea iniziativa perchè non mi piacevano i giochi sporchi che si facevano con il denaro pubblico. Chiaro ora? Ho lasciato io nell’ottobre 2007”.
“Renzi in quegli anni ‘usava’ milioni di euro pubblici della Provincia Fiorentina anche per fare manifestazioni che duravano pochi giorni e che non si inculava nessuno, una su tutte ‘Il genio fiorentino’. A questo punto è chiaro come il sole che Renzi non ha un solo argomento reale per contrattaccare le mie critiche da cittadino e da cantante al suo operato, quindi annaspa sul nulla. E non lo aiuta di certo circondarsi di yesman o yeswoman, lo aiuteranno di più le mie critiche se le capirà . Matteo non tollera il dissenso e ha il cruccio assurdo di voler per forza piacere a tutti, ma la realtà  è che Renzi è un uomo solo”, conclude Pelù.

(da “Huffingtonpost”)

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RENZI STRONCATO: I TECNICI DEL SENATO BOCCIANO LE COPERTURE PER GLI OTTANTA EURO

Maggio 2nd, 2014 Riccardo Fucile

IL SERVIZIO BILANCIO DI PALAZZO MADAMA, DATI ALLA MANO,   METTE IN DUBBIO GRAN PARTE DELLE COPERTURE… COMINCIA AD EMERGERE LA PATACCA

Nonostante il premier Matteo Renzi si mostri sicuro al 100 per cento delle coperture del decreto che porterà  80 euro al mese in tasca a milioni di italiani, il Servizio Bilancio del Senato di fatto boccia il meccanismo messo a punto dal ministro Padoan.
La stroncatura arriva peraltro sulla parte più delicata del provvedimento, e cioè quella che riguarda le nuove tasse.
Per i tecnici di Palazzo Madama infatti le cifre del gettito che dovrebbe arrivare dall’aumento delle aliquote sulle rendite finanziarie potrebbe essere più basso.
Così come non è garantito l’automatismo che porterebbe più soldi dall’Iva a seguito dello sblocco dei pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione.
Infine, c’è il rischio concreto che le minori entrate legate al taglio dell’Irap potrebbero essere maggiori del previsto.
Per non parlare poi dei rischi di incostituzionalità  che ci sarebbero sull’aumento d’imposte sulla rivalutazione delle banche delle quote di Bankitalia.
Insomma, quanto basta, se non per “smontare”, sicuramente per mettere fortemente in discussione il decreto sui cui Renzi si gioca la sua credibilità .
Ma vediamo nel dettaglio le critiche.
Tasse sulle rendite finanziarie

Al Senato mettono in guardia Renzi e Padoan: aumentando dal 20 al 26% l’aliquota, si devono mettere nel conto quegli italiani che preferiranno investire i loro capitali su titoli esteri oppure su investimenti alternativi. È quello che tecnicamente si chiama effetto di sostituzione.
Si legge nell’analisi dei tecnici:
L’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie prevista nel Dl Irpef potrebbe comportare “possibili effetti di sostituzione che la relazione tecnica non sembra aver preso in considerazione e che dovrebbero comportare una revisione al ribasso nella stima delle maggiori entrate”. Infatti, “non sembra siano stati stimati possibili effetti sostitutivi che la nuova disciplina potrebbe determinare nelle scelte di investimento, ad esempio tra attività  finanziarie nazionali ed estere, così come anche tra le prime e le attività  reali (ad esempio immobili esteri o beni rifugio) a cui conseguirebbe un minor gettito”. Nel documento si ricorda che “la normativa in esame lascia inalterata la vigente aliquota agevolata del 12,5% sui redditi di alcune tipologie di titoli tra cui quelli di stato, quelli emessi da stati esteri white list e loro enti locali e quelli di risparmio per l’economia meridionale, nonchè l’aliquota dell’11% sul risultato netto maturato della gestione dei fondi pensione”. Per i tecnici, “pur comprendendo le ragioni di tale distinguo è evidente che per la determinazione nella composizione del portafoglio degli investitori non sarà  indifferente il trattamento fiscale e che anzi, qualora gli investitori dovessero optare, in sostituzione di parte degli investimenti effettuati, ad esempio, verso forme di previdenza complementare, questa opzione consentirà  loro di usufruire anche di deduzioni dal reddito imponibile, con ulteriori specifici effetti di minor gettito a titolo di imposte dirette che la relazione tecnica non sembra aver preso in considerazione”
In altre parole, gli italiani potrebbero preferire spostare i propri risparmi sui bot o sui fondi pensione, più convenienti. E così mettere a rischio i 700 milioni per quest’anno e i 3 miliardi a regime previsti dal governo per compensare il taglio Irap.
Taglio Irap
Ma anche lo stesso taglio dell’Irap darebbe problemi. Nel senso che alla fine il calo delle entrate potrebbe essere maggiore del previsto:
“La quantificazione di minor gettito contenuta nella relazione tecnica, – si legge nel dossier – pari a 2.059 milioni in ragione d’anno, corrisponde all’8,3% rispetto alle entrate del 2014 indicato dal predetto Bollettino delle entrate (24.813 mln); tale percentuale è sensibilmente inferiore a quanto previsto dalla normativa, dato che le variazioni in riduzione vanno dal 9,52 al 10,53 per cento, a seconda del settore di attività . Per questo motivo, si ritiene che gli effetti di minor gettito derivanti dalle disposizioni in esame possano verosimilmente attestarsi su importi più significativi di quelli esposti in relazione tecnica”. Inoltre, “l’aver assunto un andamento di minor gettito come costante nel tempo non appare prudenziale, considerando i dati in crescita del gettito Irap riportati nel Bollettino delle entrate tributarie negli anni 2011-2013 (23.962 mln nel 2011, 24.422 mln nel 2012 e 24.813 mln per il 2013); la considerazione di tale crescita comporterebbe anche un incremento, nel corso degli anni, del minor gettito associabile alla riduzione delle aliquote”. I tecnici del Servizio Bilancio chiedono quindi chiarimenti al governo anche alla luce del fatto che la relazione tecnica non tiene in considerazione gli effetti finanziari a carico delle Regioni.
Traducendo dal gergo economico, significa che il governo avrebbe considerato nella relazione tecnica un taglio dell’Irap dell’8,3 per cento mentre nella normativa del decreto si parla del 10 per cento in media. Insomma un vero e proprio errore. Colposo o doloso?
Maggiore Iva dai pagamenti Pa
Poi non è detto che ci sia un automatismo tra l’Iva assolta dalle amministrazioni pubbliche con il pagamento dei debiti pregressi e il maggior gettito per il fisco. Nel decreto Renzi ha infatti previsto che lo sblocco porterebbe 600 milioni quest’anno e un miliardo a regime. Troppi e non sicuri, secondo i mandarini del Senato:
Nel documento si osserva che c’è “la possibilità  (più che verosimile) che una parte dei pagamenti ricevuti dai creditori delle amministrazioni pubbliche sia dagli stessi utilizzata per regolare a loro volta posizioni debitorie nei confronti dei propri fornitori. In tal modo, correndosi il rischio in sede erariale di una stima ‘eccessiva’ del maggior gettito erariale atteso, sottovalutandosi, soprattutto, gli effetti di compensazione ‘impliciti’ nella procedura di liquidazione periodica dell’iva che, operando ‘per massa’, può ridurre (fino ad azzerarla del tutto) l’iva a debito che il contribuente è tenuto a versare effettivamente all’erario”.
Quote Bankitalia
L’aumento della tassazione sulla rivalutazione delle quote detenute dalle banche nel capitale della Banca d’Italia potrebbe presentare profili di incompatibilità  con il dettato costituzionale. Quindi significa che c’è il rischio concreto che le banche possano intraprendere iniziative legali contro il governo e quindi far venir meno i due miliardi e rotti di una tantum, che sono la parte più cospicua delle coperture degli 80 euro:
“Il provvedimento in esame riscrive ora integralmente il comma 148 che riguardava i profili fiscali della rivalutazione delle quote della Banca d’Italia – si legge nel dossier – senza chiarire la portata e la ratio della novella. In proposito, considerati anche il venir meno della possibilità  di rateazione triennale del pagamento dell’imposta, l’innalzamento significativo dell’aliquota del tributo e il carattere obbligatorio della rivalutazione, andrebbe valutato con attenzione se quanto sopra rappresentato possa determinare una lesione del principio dell’affidamento legittimo del contribuente alla certezza dell’ordinamento giuridico”. Per i tecnici del Senato, “repentini mutamenti del quadro normativo potrebbero in altri termini finire per definire la tassazione postuma di una ricchezza non più attuale ovvero non garantire quell’esigenza di anticipata conoscenza da parte del contribuente del carico fiscale posto sulle proprie attività  economiche, con conseguente possibile violazione di precetti costituzionali (artt. 41, 53, 97 della Cost). Andrebbero pertanto valutati con attenzione i profili di compatibilità  della norma in esame con il predetto dettato costituzionale, anche in considerazione delle ricadute sul gettito di eventuali contenziosi”.
Una raffica di rilievi e critiche che bocciano di fatto il provvedimento firmato Renzi-Padoan.
Ora cosa succede?

La relazione dei tecnici non ha valore vincolante, il governo può anche non rispondere e andare avanti per la sua strada. Certamente però garbo istituzionale vuole che il Tesoro ribatta nel dettaglio, come fatto dai precedenti governi.
È anche una questione di credibilità . La palla quindi passa adesso a Padoan.
Che farà  via Venti Settembre?

(da “Huffingtonpost“)

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RENZI, IL PREMIER DELLA TRASPARENZA CHE SI DIMENTICA DELLE SPESE DEL SUO STAFF

Maggio 2nd, 2014 Riccardo Fucile

METTE FRETTA AGLI ALTRI MA DOPO 67 GIORNI I COMPENSI DEI SUOI COLLABORATORI SONO ANCORA SEGRETI… COMPRESO QUELLI DEL SUO “FOTOGRAFO” PERSONALE

È il 22 febbraio 2014 quando la campanella di Palazzo Chigi passa dalle mani di Enrico Letta a quelle del nuovo presidente del consiglio Matteo Renzi.
Tiberio Barchielli, il paparazzo di Rignano sull’Arno, è già  lì pronto a immortalare lo storico momento.
Passaggio solenne per l’ex sindaco di Firenze. Ma un bel salto anche per il suo fotografo personale, come ha raccontato l’Espresso .
Dalle foto in bikini di Gossip Blitz, il sito dei paparazzi da lui diretto, agli scatti ufficiali che immortalano Renzi con Obama, Hollande, Cameron.
Dalle immagini che testimoniano la storia del paesello toscano che ha dato i natali al premier, oltre che al suo fotografo del cuore, alle alte volte del governo.
Si racconta che Barchielli abbia anche una stanza a Palazzo Chigi. A titolo gratuito? Chi lo paga? E quanto?
La stessa domanda si potrebbe fare per gli altri collaboratori del premier. E la risposta dovrebbe essere di facile reperimento, sul sito del governo.
Tanto più che della trasparenza Matteo Renzi ha fatto fin dall’inizio una sua bandiera.
E invece nella sezione “amministrazione trasparente” tutto o quasi sembra congelato a prima del suo arrivo.
Uffici di diretta collaborazione del presidente? “Sezione in aggiornamento” è la scritta che campeggia da quando Renzi si è insediato.
E lo stesso vale per la sezione “Uffici di diretta collaborazione del Vice Presidente, dei Ministri senza portafoglio e dei Sottosegretari”.
Tanto in aggiornamento che ancora contempla l’esistenza di un “Vice Presidente”: figura come si sa, abolita da Renzi, che ha convinto Angelino Alfano ad abbandonare l’incarico.
Apparentemente più al passo con i tempi dovrebbe essere l’elenco dei consulenti e dei collaboratori: “Ultimo aggiornamento 7 aprile 2014”.
E tuttavia scorrendo il lungo elenco di esperti pubblicato sul sito di Palazzo Chigi salta agli occhi che non è così: non ce ne è neppure uno che abbia ricevuto l’incarico dopo la fatidica data del 15 febbraio 2014. Anche qui, insomma, tutto fermo a prima della fine del governo Letta.
Dal momento che, come si legge nella circolare emanata dall’ex segretario generale di Palazzo Chigi Roberto Garofoli il 20 dicembre 2013, “il legislatore impone il tempestivo aggiornamento dati pubblicati” ovvero che “il dato debba essere pubblicato immediatamente dopo la sua adozione/generazione”, si dovrebbe dedurre che di incarichi il premier non ne abbia ancora attribuiti.
In effetti, neppure il segretario generale di Palazzo Chigi, Mauro Bonaretti, ha ancora un vice a cui appoggiarsi.
Già  capo di gabinetto dell’ex ministro Del Rio (oggi sottosegretario alla presidenza), Bonaretti è stato nominato al vertice della macchina amministrativa con Dpcm del 22 febbraio 2014.
Sul sito del governo ha una intera pagina dedicata nella sezione “Amministrazione trasparente”. Quanto guadagna? La voce “Compensi connessi all’assunzione della carica” è in aggiornamento. Un’altra nomina certa era quella dell’ex capo dei vigili fiorentini Antonella Manzione alla guida del dipartimento Affari giuridici legislativi di Palazzo Chigi. Ancora in stand by dopo la bocciatura della Corte dei Conti.
Insomma pare proprio che Renzi, pronto a bruciare i tempi su tutto, sulle nomine del suo staff e sulla trasparenza stia invece prendendo tempo.
Sono passati 67 giorni dal giuramento del governo, dei nuovi inquilini approdati con lui a Palazzo Chigi ci sono pochissime tracce.
E molti scatti.

Maria Grazia Gerina
(da “L’Espresso”)

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GRILLO ATTACCA ANCHE SANTORO, REO DI AVER DATO VOCE AGLI OPERAI DELLA LUCCHINI DI PIOMBINO

Maggio 2nd, 2014 Riccardo Fucile

I LAVORATORI INTERVISTATI AVEVANO CRITICATO LA COMPARSATA ELETTORALE DI GRILLO DAVANTI ALLO STABILIMENTO

Un operaio della Lucchini che si scaglia contro Grillo, accusandolo di essere andato a Piombino soltanto per fare campagna elettorale sulla pelle dei lavoratori.
Per questo motivo Michele Santoro diventa “il giornalista del giorno” nel blog del comico genovese, preso di mira perchè nel programma “Servizio pubblico” ha osato ospitare una voce così ostile al Movimento 5 Stelle.
“Perchè tutto quell’accanimento contro Grillo? Perchè tacciare Grillo di essere lì per fare campagna elettorale?” scrive la militante autrice della rubrica “Il giornalista del giorno”.
Mirko Lami da Santoro aveva detto: “Grillo deve venire a Piombino in punta di piedi. Deve conoscere bene la situazione”.
Non certo una voce isolata visto che durante la puntata è stato mandato in onda un servizio dove altri operai dell’acciaieria Lucchini, sul punto della chiusura definitiva, criticano le ricette di Grillo proposte per il salvataggio del luogo produttivo: “Caro Grillo non siamo la peste”.
Anche perchè se criticare è facile, proporre è più impegnativo, salvo sparare cazzate stratosferiche, smentite dai fatti, come quella del “vado io in Europa a farmi dare due miliardi per la fabbrica” senza neanche conoscere che i due miliardi di cui ha parlato orecchiando sono vincolati ad altri fini (quelli della ricerca).
Che una trasmissione giornalistica non possa dare voce ai lavoratori di una azienda prossima alla chiusura dimostra solo il tasso di arroganza di chi una fabbrica forse l’avrà  vista dall’esterno sfrecciando a suo tempo in Ferrari.
Che l’Italia sia finita in mano a tre attori comici la dice lunga sulla classe dirigente di questo Paese.

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