Settembre 7th, 2014 Riccardo Fucile
IN PRIMA FILA IL PUBBLICO IMPIEGO, LA SCUOLA, LE FORZE ARMATE, L’INDUSTRIA E I PENSIONATI
Non sarà un autunno “caldo” nel senso tradizionale del termine, ma anche se i sindacati non hanno in programma uno sciopero generale, stanno preparando una stagione di mobilitazioni per aprire un dialogo con il governo Renzi, sollecitando un radicale cambio di passo nella politica economica.
Si allunga l’elenco delle categorie pronte a scendere sul piede di guerra: dai pensionati al pubblico impiego che protesta contro la conferma del blocco contrattuale anche per il 2015 – con in prima fila la scuola -, alle forze armate insieme alle forze dell’ordine che sollecitano lo sblocco del tetto salariale, all’industria dove c’è grande preoccupazione per il futuro di migliaia di lavoratori delle aziende oggetto dei 140 tavoli di crisi aperti al Mise
In vista della legge di stabilità , Cgil, Cisl e Uil intendono aprire altri due terreni di confronto con il governo: da luglio sono in corso assemblee che coinvolgono lavoratori e pensionati, a fine mese verrà varata dagli esecutivi unitari la piattaforma su pensioni e fisco.
Ma il fronte più caldo, per il momento, rimane quello dei dipendenti pubblici. Secondo i calcoli della Cgil, con la proroga del congelamento dei salari pubblici al 2015, i dipendenti subirebbero una perdita da 4.800 euro, 600 per il prossimo anno che si sommano a 4.200 cumulati dal 2010.
Replicando al premier Renzi («nella Pa c’è troppo grasso che cola») Camusso sostiene che «se il grasso che cola sono le retribuzioni dei carabinieri e dei poliziotti non ci capiamo proprio, si sta ancora cercando di trovare la cosa facile per non calpestare una serie di interessi che vanno difesi».
Dal versante della scuola, per il segretario generale della Flc-Cgil, Domenico Pantaleo «non è più rinviabile un’estesa mobilitazione unitaria del pubblico impiego fino allo sciopero generale per rispondere all’ulteriore blocco del contratto nazionale», nella convinzione che si intenda «cancellare il contratto nazionale e rilegificare il rapporto di lavoro nel settore»
Gli stessi toni arrivano dagli altri sindacati.
Deluso dalle scelte del governo il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha scritto su twitter che «le forze di polizia e gli statali hanno già dato. Renzi veda il grasso che cola da evasione fiscale, inefficienze e corruzione», ringraziando il presidente del Senato, Pietro Grasso, «per aver ricordato a Cernobbio l’importanza del dialogo sociale.Chi ha buone orecchie intenda».
Il numero uno della Cisl-Fp, Giovanni Faverin, è «pronto a tutte le forme di mobilitazione».
Dalla Uil, Luigi Angeletti domanda al governo: «Perchè non applica i costi standard già definiti da anni? Perchè ha rinviato l’accorpamento delle partecipate? Perchè non riduce le stazioni appaltanti? È qui che bisogna reperire le risorse e non nelle tasche dei lavoratori».
Angeletti conclude con un appello: «Una volta tanto vorremmo non ascoltare racconti, ma vedere fatti»
Dalla sinistra Pd, Cesare Damiano sollecita il governo ad aprire un confronto con il sindacato «fermo restando il suo diritto di prendere le decisioni più opportune», lanciando un monito: «Nell’autunno abbiamo da affrontare crescenti problemi occupazionali: non sommiamo uno scontro per mancanza di dialogo preventivo».
Giorgio Pogliotti
Il Sole 24 ore
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Settembre 7th, 2014 Riccardo Fucile
SI SCAGLIA CONTRO I “PRESUNTI CAPITALISTI ITALIANI”, MA IL SUO GOVERNO TENDE LA MANO AI SOLITI NOTI
A parole il premier Matteo Renzi continua a scagliarsi contro il “salotto buono”, quello dei “presunti capitalisti
italiani che hanno finto di fare investimenti e invece da trent’anni son sempre loro”.
Ma i fatti dicono invece che non lesina certo aiuto ai salotti della finanza, quelli che girano intorno a Mediobanca e a Rcs, il gruppo editoriale che pubblica il Corriere della Sera.
La contraddizione solleva più di un interrogativo sulla direzione in cui intende muoversi davvero il presidente del Consiglio per far ripartire gli investimenti in Italia: a favore di “qualcuno che arrivi dall’estero con soldi veri” o verso “gli amici degli amici”?
Poco prima di andare in ferie, infatti, il Parlamento ha convertito in legge un provvedimento governativo (il decreto Competitività ) che, fra le altre cose, permette ai signori dei salotti di continuare a comandare in importanti aziende quotate, senza impegnare altri soldi.
Di che si tratta? La norma prevede che, previa modifica dello statuto, le azioni detenute in modo continuativo per almeno 24 mesi avranno voto doppio.
Una manna per i vari azionisti di riferimento di Mediobanca e Rcs ma anche per le fondazioni bancarie che controllano istituti come Intesa SanPaolo e Unicredit, per le quali la norma casca a fagiolo: basta stare fermi per due anni e si rafforza il controllo senza metterci nuovi soldi.
Quanto di meglio si potessero augurare quei “presunti capitalisti”, attaccati a parole da Renzi, dopo che la crisi ha messo in ginocchio piramidi societarie costruite a debito sulla leva finanziaria, o con patti di sindacato e partecipazioni incrociate.
E non c’è da stupirsi, visto che nella redazione delle norme in questione il governo ha scelto di farsi affiancare da tecnici da sempre vicini ai salotti buoni.
A parte l’ex commissario Consob Luca Enriques, infatti, nella triade di esperti chiamati a coadiuvare il Tesoro c’erano Piergaetano Marchetti, storico notaio del patto di sindacato della banca che fu di Enrico Cuccia e già presidente di Rcs, e Andrea Zoppini, altro storico consulente di Mediobanca nonchè sottosegretario alla Giustizia nel governo Monti, costretto poi a dimettersi per una vicenda di frode fiscale in cui erano stati coinvolti i suoi clienti.
D’altra parte i salotti buoni, dopo gli scossoni degli anni passati, stanno provando a riconquistare qualche spazio. Mediobanca è stata infatti in prima linea nell’assistere Telecom, di cui è azionista, nella trattativa per l’acquisizione di Gvt, operatore brasiliano di telecomunicazioni controllato dal gruppo francese Vivendi. Il cui presidente e primo azionista è quel Vincent Bollorè, socio della stessa Mediobanca con una quota del 7%, secondo dopo Unicredit.
Una partita in cui Telecom è entrata a gamba tesa cercando di scalzare Telefonica, che di Telecom è peraltro azionista, assieme alla stessa Mediobanca.
Un coacervo di legami azionari e potenziali conflitti di interessi, che non sono certo una novità nei salotti buoni presi a male parole da Renzi.
La gara è stata poi vinta da Telefonica, previo rialzo dell’offerta da 6,7 a 7,45 miliardi di euro, più la disponibilità a cedere il suo pacchetto detenuto in Telecom (8,3%).
E così Mediobanca, il campione dei “totem” dei poteri finanziari che Renzi vuole abbattere (a parole), si ritrova ancora una volta a decidere le sorti quella che è una delle più grandi società italiane, nonchè prima per investimenti (9 miliardi quelli programmati in Italia nel periodo 2014 2016).
E a gestire il quarto cambio degli assetti proprietari dell’ex monopolista telefonico nell’arco di quasi tre lustri.
Senza considerare che da qualche giorno è tornata a circolare l’ipotesi di un accrocchio Telecom — Mediaset.
Un’occasione per ridare un po’ di pepe alle prospettive del gruppo della famiglia Berlusconi, che via Fininvest è azionista (2%) e anche debitrice di Mediobanca.
Trattandosi di telecomunicazioni, e dunque di un’attività che è stata definita strategica per legge, il governo ha il potere (e il dovere) di dire la sua.
Chissà che cosa s’inventerà Renzi, stavolta. Il rischio è che l’aria nuova che vorrebbe fare entrare spalancando le finestre — cioè l’investitore straniero — coincida con l’aria stantia che da molti anni si respira in Piazzetta Cuccia.
Roberto Genuardi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 7th, 2014 Riccardo Fucile
DOPO QUASI DUE ANNI DI INUTILI DISCUSSIONI, IL TRAINER FINI RISCHIA DI TROVARE GIOCATORI PIU’ PORTATI A RIVENDICARE UNA MAGLIA CHE A SUDARE IL POSTO… E TROPPI SI ALLENANO SOLO QUANDO C’E’ LA PROSPETTIVA DI NON FINIRE IN PANCHINA
Il prossimo fine settimana l’allenatore della “destra che non c’e'” riprenderà contatto, alla festa tricolore di Mirabello, con un parte degli aspiranti giocatori che si presenteranno con la tuta delle grandi occasioni.
In seguito Gianfranco Fini farà un tour autunnale lungo la penisola alla ricerca di altri nuovi talenti.
Forse, come per per tutte le squadre che vogliono iniziare il campionato con un organico adeguato, sarebbe stato meglio curare la preparazione estiva con un ritiro ad hoc, ma pare che a destra sia impossibile sottrarsi alla prassi dei palazzi di Giustizia, chiusi per ferie per quasi due mesi.
D’altronde l’obiettivo dichiarato è quello di “costruire” una squadra, non tanto giocarsi a breve la partita.
E per il campionato occorre ancora decidere se e quando iscriversi.
Che il percorso sia accidentato e irto di ostacoli, penso sia ben presente all’ex presidente della Camera. Al quale occorre dare atto di non aver dato nulla per scontato ritagliandosi solo il ruolo di trainer e di “scopritore di talenti”.
Per chi come noi da sette anni (dopo averne trascorso in passato venti di militanza attiva) segue le vicende della “destra che non c’è” attraverso il nostro blog, ogni iniziativa che vada in quella direzione va vista, fino a prova contraria, con interesse.
A due condizioni: che rappresenti realmente qualcosa di nuovo nella direzione di una modernizzazione dei temi della destra italiana con un radicamento nel tessuto sociale del nostro Paese e che veda nascere un senso di comunità militante intorno a questo progetto in fieri.
Perchè è facile criticare, più difficile costruire.
Se Fini ha avuto le sue colpe ( e noi siamo tra i pochi che hanno segnalato anomalie ed errori quando era ancora “venerato” da troppi suoi amici interessati, poi spariti) non è che molti altri, base compresa, siano esenti da responsabilità .
Se credevano in certe tesi politiche perchè molti non le hanno portate avanti anche quando Fli è stato messo in liquidazione?
Per fare politica non è necessario avere referenti in parlamento, si può operare anche attraverso circoli culturali, associazioni, aggregazioni tematiche, centri librari, interventi nel sociale, blog e social, liste civiche e gruppi territoriali.
Quanti dei “delusi” da una “destra che non c’è”, indipendentemente dalle scelte di Fini o di altri referenti, hanno continuato a essere presenti e visibili, quanti si sono sacrificati per restare un punto di aggregazione e di discussione?
Se vogliamo limitarci al nostro settore, quello dei blog di approfondimento e informazione costante e quotidiana (che ci permette di “dialogare” con centinaia di migliaia di utenti l’anno), conoscete un altro sito di area che ha continuato come noi a combattere sul fronte anticonformista?
Lo abbiamo fatto prima e abbiamo continuato a farlo dopo, unici in Italia: cosa ha impedito ad altri di fare altrettanto, ciascuno nel proprio settore?
Ecco perchè riteniamo che siano da privilegiare, nella ricerca della “destra che non c’è”, proprio le realtà territoriali militanti, quelle abituate a lavorare piu che a fare chiacchere e polemiche.
Fini, che non ha bisogno dei nostri consigli, farebbe bene a ricominciare da queste, più che da divisivi signorsì e sgomitanti comari.
Una squadra è competitiva se gioca chi è abituato a sudare la maglia e ha il contatto costante con il terreno di gioco, non chi si allena con il subbuteo e a seconda degli umori o degli interessi del momento.
Ricordando che una squadra non è fatta solo di modesti mediani, ma anche di fantasisti, capaci di fornire assist vincenti.
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