Gennaio 15th, 2015 Riccardo Fucile
LA REGIONE TOSCANA CONFERMA: “LA CHIL POST HA OMESSO COMUNICAZIONI PERDENDO DIRITTO AL FINANZIAMENTO”… ROSSI: “PRONTI A DENUNCIARE, A PRESCINDERE DAL NOME”
La società della famiglia Renzi non avrebbe dovuto usufruire del fondo di garanzia del ministero
dell’Economia.
Non solo: se avesse rispettato le clausole sottoscritte con Fidi Toscana avrebbe perso il beneficio e sarebbe stata costretta a pagare il doppio dell’agevolazione richiesta.
Sarà ora Fidi Toscana, finanziaria controllata dalla Regione, a doversi rivalere del danno subito. Chil Post però è nel frattempo fallita e la banca a cui è stato pagato il mutuo insoluto, il credito cooperativo di Pontassieve, è guidata da un fedelissimo del premier: Matteo Spanò.
Così, la vicenda che coinvolge genitori e sorelle del premier, diventa anche politica: Enrico Rossi, governatore della Toscana riconfermato appena due giorni fa, candidato del Pd alle prossime Regionali, interverrà contro la famiglia del premier (e segretario del partito) e contro la banca di un suo storico braccio destro sin dai tempi della provincia di Firenze?
Trucchi per 263mila euro, rischia di sganciare il doppio
“Se ci sono gli estremi denunceremo certamente, a prescindere dal nome e cognome”, ha garantito ieri Rossi contattato dal Fatto.
“Del resto lo abbiamo già fatto e mi sembra che sinora come ente abbiamo fornito una ricostruzione chiara, completa e trasparente dell’accaduto contribuendo a far emergere i fatti”, ha aggiunto.
E in effetti la conferma della mancanza dei requisiti da parte della Chil Post a godere del fondo di garanzia è arrivata ieri in aula dall’assessore al lavoro, Gianfranco Simoncini, rispondendo a un’interrogazione presentata dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli.
La società di casa Renzi “non ha comunicato le variazioni relative all’assetto societario”, ha scandito Simoncini, come invece era obbligata a fare.
E ha spiegato: “Nel caso in cui dalle verifiche effettuate (…) risultino non rispettate le finalità previste dal regolamento, l’agevolazione è revocata e l’impresa è tenuta a corrispondere un importo pari a due volte l’agevolazione ricevuta”.
E di variazioni da comunicare la Chil Post ne aveva parecchie.
La richiesta è stata formulata come società femminile: in quel momento, infatti, titolari risultavano essere Laura Bovoli insieme con Matilde e Benedetta Renzi, rispettivamente madre e sorelle del premier .
Ma una settimana dopo aver ricevuto la delibera del mutuo la proprietà torna totalmente a Tiziano Renzi.
Le tre donne, nel frattempo, risultano titolari di un’altra società : la Chil Distribuzioni che poi cambierà nome in Eventi 6.
Siamo nel luglio 2009. Dopo poco più di un anno la Chil Post cede un intero ramo di servizi del valore di circa 2 milioni di euro alla Eventi 6 per poco più di 3.000 euro.
Infine Tiziano Renzi trasferisce la sede della Chil Post da Firenze a Genova, la cede a Gianfranco Massone gravata da quasi 2 milioni di debiti. Massone dichiarerà poi il fallimento.
Il padre del premier è indagato dalla procura ligure per bancarotta fraudolenta e secondo i magistrati la cessione di servizi da Chil Post a Eventi 6 sarebbe stata fatta esclusivamente per mettere in salvo dai creditori la parte sana dell’azienda.
Tra i debiti lasciati a fallire figura anche il mutuo concesso dal Credito Cooperativo di Pontassieve di 496.717,65 euro.
Una cifra sostanziosa, concessa con un mutuo chirografario: senza accensione di ipoteche, quindi, ma solo basato sulle garanzie.
Ma coperto invece da Fidi Toscana che il 31 luglio 2014 versa infatti alla banca 263.114,70 euro e viene contro garantito nell’ottobre successivo dal ministero del Tesoro per 236.803,23. Fidi Toscana dunque onora l’impegno preso con Chil Post ma, come confermato dall’assessore Simoncini, la società aveva perso i requisiti. I vertici di Fidi, il presidente Silvano Bettini e il vice direttore Gabriella Gori, non hanno voluto commentare l’accaduto.
Il favore per l’azienda ”al femminile”
Netto invece il giudizio di Donzelli: “Il padre di Renzi ha ottenuto fondi pubblici attraverso delle irregolarità ”.
Secondo l’esponente Fdi “il regolamento per avere la garanzia di Fidi Toscana al finanziamento, prevede, tra l’altro, che un’azienda abbia sede in Toscana e che comunichi se vi sono cambi di assetto societario”.
Inoltre, aggiunge, “la Chil ottenne una garanzia dell’80%, invece del 60% ordinario, perchè beneficiò di alcune misure dato che si trattava di un’azienda al femminile”, in mano alle donne di casa Renzi.
E conclude: “C’è chi per molto meno è stato condannato per truffa”. Ora “aspettiamo le decisioni di Fidi e vedremo come si comporta Rossi, ma vigileremo affinchè non spunti nessuna manina a nascondere l’accaduto”.
Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Renzi | Commenta »
Gennaio 15th, 2015 Riccardo Fucile
NEL PD SONO 50 GLI ANTI-PREMIER
Ieri sera la cena di Raffaele Fitto con i suoi parlamentari.
Lunedì a porte chiuse Massimo D’Alema riunisce i fedelissimi alla fondazione Italianieuropei.
Gli ex democristiani del Pd si sono già contati martedì sera vicino al Pantheon con qualche ora di anticipo sulle dimissioni di Giorgio Napolitano. Erano 57. «Ma ne mancavano 4 o 5», aggiunge Beppe Fioroni.
Come dire: non facciamo nomi ma siamo una sessantina abbondante, Renzi dovrà fare i conti anche con noi.
È un calendario dell’avvento molto particolare. La data finale non è quella di Natale ma il giorno della prima seduta per l’elezione del capo dello Stato, il 29 gennaio.
È il calendario delle cene, degli incontri segreti, delle riunioni di corrente.
Per contare di più al momento della scelta, per sedersi al tavolo di chi decide un protagonista assoluto della politica. Per ben 7 anni.
Luca Lotti, per aggiornare il pallottoliere dei grandi elettori ed evitare i rischi del voto segreto, deve monitorare anche questi appuntamenti.
Sapere chi c’era e chi non c’era, quanti erano i partecipanti e quanti i curiosi, quale indirizzo è stato deciso.
Per fare il punto, due giorni fa, Lotti ha organizzato a sua volta una cena.
Numeri piccoli: erano lui, il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini e il braccio destro di Franceschini Ettore Rosato.
La corrente del ministro della Cultura (che da qualche giorno nella sede del dicastero organizza incontri con vista Quirinale) vanta un buon numero di parlamentari, conosce bene i meccanismi che regolano i gruppi del Pd e gli equilibri per piazzare il nome giusto.
Renzi ha affidato a questo terzetto un mandato preciso: lavorare sull’ascolto dei grandi elettori, «stavolta non si scherza, non possiamo sbagliare».
Lotti ha tirato fuori la sua lista, l’hanno guardata assieme. La conclusione: si calcolano 50 dem sicuramente pronti ad andare contro il governo e contro il premier, 20 in bilico ma recuperabili.
La verità però è che neanche le correnti scoprono le carte sui candidati. Esattamente come fa Renzi. Lasciano che trapeli il peso delle rispettive truppe, ma non avanzano proposte.
«Non ci impicchiamo per avere un cattolico », dice per esempio Fioroni. «Basta che sia autorevole». E condiviso dal gruppetto degli ex Popolari, questo il sottinteso. Loro spingono per un cattolico come Sergio Mattarella. Senza dirlo però.
Tra i renziani pesa anche l’incognita dell’atteggiamento che terranno i bersaniani. Tolti i “turchi”, che si sono riuniti martedì sera al ristorante davanti al teatro Quirino (con il ministro Orlando) e di nuovo ieri sera, i seguaci dell’ex segretario Pd si vedranno oggi in vista della direzione.
Cesare Damiano, esponente dell’ala più dialogante, invita il premier a non forzare: «Se si dimostra flessibilità su alcuni temi, come i capilista bloccati nella legge elettorale, qual- che ritocco alla riforma costituzionale, alcune cose ancora aperte sul Jobs Act – riflette Damiano in Transatlantico – allora anche sul Quirinale Renzi potrà correre su un tappeto rosso. Se invece ci si irrigidisce…».
Di sicuro peserà anche la partita della legge elettorale, dove lo scontro è a livelli preoccupanti.
Miguel Gotor già preannuncia un voto contrario all’Italicum se resteranno i cento capolista bloccati voluti da Berlusconi.
E sulle sue posizioni sono attestati 40 senatori, tanto che senza il soccorso azzurro difficilmente la legge elettorale vedrà la luce.
Anche Berlusconi ha iniziato a muovere le sue pedine. Ieri sera a palazzo Grazioli una prima riunione dedicata proprio al Quirinale ha visto insieme, allo stesso tavolo, sia i forzisti che Gal e i popolari di Mario Mauro.
«La prima mossa la deve fare Renzi – spiega Mauro uscendo dal vertice – ma abbiamo deciso di coordinarci per mettere tutto il nostro peso sulla stessa mattonella». Renzi aspetta.
La riunione dei dalemiani è un passaggio di svolta. Si capirà quante truppe ha ancora l’ex premier in Parlamento.
Il coordinamento dei dissidenti Francesco Boccia, Gianni Cuperlo, Stefano Fassina e Pippo Civati è sempre attivo. E oggi Angelino Alfano batterà un colpo riunendo Ncd, Udc sotto la sigla Area popolare. Se Renzi vuole arrivare al traguardo deve fare i conti anche con loro.
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
argomento: Partito Democratico, PD | Commenta »
Gennaio 15th, 2015 Riccardo Fucile
I SICILIANI DI RIESI IN CODA A VOTARE
Prima Albenga, ora Genova. 
Sergio Cofferati aveva evocato “episodi da Procura” subito dopo il voto di domenica delle primarie del centrosinistra, che ha incoronato Raffaella Paita.
Era stato facile profeta: nel giro di pochi giorni prima è stata la Procura savonese ad aprire un’inchiesta sul voto di Albenga per presunti pagamenti a chi andava a votare. E ora si apprende che anche su un seggio genovese si sono mossi gli investigatori.
Il presidente del seggio di Certosa, che aveva denunciato al partito “possibili infiltrazioni malavitose” e un’anomala partecipazione della comunità riesina, è stato ascoltato dalle forze dell’ordine.
L’atto è coperto dal massimo riserbo, anche nella sede del Pd le bocche sono cucite. Potrebbe trattarsi di un’iniziativa collegata a un’indagine indipendente rispetto alle primarie.
Ma al presidente di seggio sarebbe stato anche chiesto l’elenco dei votanti, che è stato depositato alla sede del Pd in via Maragliano.
Dove gli investigatori potrebbero presto presentarsi per ulteriori accertamenti. Il caso di Certosa era stato denunciato dal Secolo XIX già nella giornata di lunedì.
«Li ho visti arrivare al seggio verso le 10.30 in gruppo, erano una quarantina .- aveva raccontato il giovane presidente di seggio Walter Rapetti, consigliere di municipio in Valpolcevera – Spaesati, non sapevano nemmeno cosa fossero le primarie. Mi hanno chiesto: “È qui che si paga?”. Ho cercato di spiegare loro che c’era un contributo per gli alluvionati, ma la scena era surreale», il racconto del volontario.
«Hanno firmato e se ne stavano andando. Li ho fermati:“Ma dovete ancora votare,questa è la scheda!”. Non ci credevo, mi hanno risposto “ma che cos’è la scheda?”. L’hanno presa e poi la volevano restituire aperta. Ho dovuto spiegare che il voto è segreto e che quelle schede dovevano piegarle loro. Erano tutti siciliani dai 50 ai 70 anni. Per loro l’essenziale era solo firmare e non votare.Questo mi ha fatto pensare che fossero stati reclutati. Tutti quanti avevano in mano la moneta da due euro.
“Quel loro comportamento – conclude Rapetti-mi fa pensare che vi sia stata un’alterazione della libertà di voto». Per gli investigatori, però, potrebbe esserci anche altro. A prescindere dalle vicende giudiziarie il verdetto sulle primarie,
Se dovessero emergere gravi irregolarità o con addirittura profili penali il caso non si potrà chiudere così a cuor leggero.
Sergio Cofferati ieri sera era sulla via di ritorno da Strasburgo mentre commentava così al telefono: «Non ho parlato con Renzi nè con altri membri della segreteria nazionale. Ma se l’intenzione di Roma è sopire tutto e fare come se nulla fosse accaduto io non sono certo d’accordo e mi farò sentire. Parlerò una volta che si saranno espressi i garanti».
(da “il Secolo XIX”)
argomento: Primarie | Commenta »
Gennaio 15th, 2015 Riccardo Fucile
BEN 25 SEGNALAZIONI DI BROGLI, LA DIGOS CHIEDE INFORMAZIONI, RENZI TACE
Sono 25 le segnalazioni arrivate ai garanti sulle primarie della Liguria e il collegio, che si è riunito ieri mattina, si è preso ancora qualche giorno di tempo per valutare i casi contestati, così la riunione è stato aggiornata a domani.
Intanto le primarie diventano materia di cronaca nera: il portavoce di Sergio Cofferati Andrea Contini ha denunciato alla Digos di aver ricevuto tre lettere di minacce, la prima due mesi fa, la seconda una ventina di giorni fa, la terza sabato, nella sua cassetta della posta: nelle buste c’erano cartoline elettorali con la foto di Cofferati scarabocchiata e la scritta “prima te e poi lui”, o “prima lui e poi e te”.
E in un seggio di Certosa la Dia ha chiesto informazioni sui votanti, dopo che si è diffusa la notizia di un afflusso molto alto di elettori originari di Riesi.
Le segnalazioni arrivate sul tavolo dei garanti riguardano invece diversi seggi nelle quattro province.
Gran parte delle contestazioni si riferiscono al voto di gruppi di stranieri di nazionalità cinese, marocchina e turca.
Sono stati denunciati anche presunti pagamenti delle spese per il voto (due euro) e anomale presenze di stranieri in certi seggi del savonese.
Il collegio dei garanti deve completare l’acquisizione dei documenti e l’esame preparatorio ma a causa degli impegni pregressi di alcuni componenti del collegio, la riunione è stata aggiornata.
Il collegio è presieduto da Fernanda Contri ed è composto da Matteo Cosulich, segretario, Margherita Pantano, Giuliano Pennisi e Giulio Treccani.
I primi due ieri mattina si sono collegati telefonicamente, ieri sono stati passati ad una prima disamina tutti i ricorsi, le istanze e le segnalazioni pervenute e sono stati acquisiti i verbali dei seggi interessati.
Poichè mancavano alcuni documenti richiesti e c’era la necessità di particolare approfondimenti è stato riconvocato venerdì alle ore 9.30.
Sempre per venerdì Cofferati ha convocato una conferenza stampa per commentare l’esito dei lavori dei garanti.
Nel frattempo anche il lavoro della magistratura sta facendo il suo corso.
Sempre Cofferati aveva parlato di casi meritevoli di esposti, che sono regolarmente arrivati.
Ad aprire un fascicolo è stata la Procura di Savona, in base alle segnalazioni che parlano di pagamenti per indirizzare il voto.
(da “il Secolo XIX”)
argomento: denuncia | Commenta »
Gennaio 15th, 2015 Riccardo Fucile
IN FRANCIA 3 MILIONI DI COPIE ESAURITE IN POCHE ORE… IN ARRIVO ALTRE DUE…. EDICOLANTI IN AFFANNO, ANCHE I TURISTI A CACCIA DEL FOGLIO INTROVABILE
Edicola di piazza della Bastiglia, quella davanti al Cafè des Phares. Apre alle 6 e 15. 
Alle 6 e 30 l’ultima delle sessanta copie di Charlie Hebdo è acquistata da un giovane studente che si infila subito al Cafè per gustarsi le 16 pagine.
Ordina il petit dejeneur: cappuccino e caricature. Imbraccia l’iPhone, fotografa la “une”.
Manda il messaggio con la foto.
Più in là , un altro chiosco, di fronte al ristorante Lèon. Nemmeno il tempo di avvicinarsi che vengo stoppato: “Pas Charlie!”. Come non detto. Passanti trafelati, se hanno la copia di Charlie la tengono ben nascosta.
Verso le 7 ho già chiesto ad altre 5 edicole: Charlie Hebdo è andato a ruba.
A Parigi, nel resto della Francia: 3 milioni di esemplari distribuiti in 27 mila edicole.
Il rifornimento durerà sino a lunedì, hanno deciso di aggiungere altri 2 milioni.
Il record dei record. Più che un fenomeno, un’isteria collettiva. Un giorno che verrà ricordato. In place de la Rèpublique, sul marciapiede che porta all’angolo con rue Bèranger — la strada dove ha sede Libèration che ospita la redazione decimata di Charlie Hebdo — l’edicola dinanzi alle vetrine di Orange è chiusa.
Una fila lunghissima di persone aspetta che apra (alle 9). Ci sono fotografi, cameramen. Attraverso in direzione boulevard Saint-Martin. Appena passato il semaforo, ecco un’altra edicola. Chiedo quando ha finito di vendere Charlie: “Non ho avuto nessuna copia. Le avrò domani: apro alle 6 e 30, chiuso alle 19”.
L’edicolante si chiama Abou Rached. Un caso?
Sulle placche di place de la Rèpublique resistono gli adesivi che l’hanno ribattezzata “place de la libertè d’expression”.
Qua e là , dalle finestre, penzolano ancora i lenzuoli con su scritto “je suis Charlie”. Tra il cafè Adrien e quello Le Dejart si precisa: “Ici c’est Charlie”.
Intanto il boulevard Saint-Martin diventa boulevard Saint-Denis. Incappo in un ometto armato di cellulare che sta immortalando la caricatura di Maometto, appoggiando Charlie Hebdo in braccio a un grosso orso di pezza.
È la mascotte che presidia l’ingresso del Bar Brasserie La Petite Porte.
Accanto, non passa inosservata la locandina trionfalistica del “migliore spettacolo comico dell’anno”, una commedia. Il titolo è un gioco di parole: “Thè alla menthe ou t’es citron”, quasi 1300 repliche al Thèatre de la Renaissance.
Tutti i teatri di Parigi si sentono charlizzati. Il pellegrinaggio abborda l’edicola all’angolo col boulevard Strasbourg. Un sobrio foglio bianco con su una scritta in pennarello avverte: “Plus de Charlie”, sembra un hashtag di Twitter.
Cinque minuti, racconta l’edicolante ai vecchi clienti, neanche il tempo di sistemare i giornali che erano “volati via, e mica perchè c’è questo vento che soffia dalla Manica…”.
Vento fresco. Qualche nuvola scura annuncia pioggerella. Fan 10 gradi. Come ad aprile: “Parigi vuol farsi perdonare gli eccidi”.
Osservo che la febbre Charlie si traduce in strepitoso aumento di battute, come fosse un nuovo codice di comunicazione sociale . In molti si affannano per apparire più arguti del solito. Del resto, “Charlie vivrà ”, auspica un manifesto. In salacità e irriverenza.
I negozianti della zona, invece, si lamentano che dopo gli attentati vendono meno di prima, nonostante i saldi accattivanti. “Charlie epuisè” avverte un altro cartello: riflette gli umori dei commercianti vicini… inutile chiedere.
Procedo oltre, “A’ la recherche du Charlie perdu”…
E se magari, in qualcuna di queste viuzze strette e serpeggianti si celasse una “Maison de la Presse” che ha ancora qualche copia? Fantascienza, ieri.
All’inizio di Rue de Clèry, una lapide ricorda che in quella casa un po’ stretta e romantica visse il poeta Andrè Chenier. Sul muro della stradina omonima qualcuno ha writeggiato: “Mourird’amour”. I parigini e i francesi tutti sono morti d’amore per Charlie. Non hanno risparmiato una sola pagina.
Alla “Presse” del 2 di rue Des Petits Carreaux, c’è un pigia pigia di turisti perchè lì si vendono i giornali stranieri. Chiedono se è possibile prenotare Charlie Hebdo: “No, oggi ho avuto solo 80 numeri, domani me ne portano 500”.
Al Pain Quotidien, poco più avanti, una ragazza sfoglia Charlie: “Posso guardare?”, le domanda un americano. Lei sorride. Il ragazzo è aitante, simpatico. . L’emozione è estrema. I valori fondanti della libertà e della democrazia, il simbolo che la Francia si è cucito addosso.
Oggi, è poco ma sicuro, alle cinque in punto del mattino. Non della sera.
A catturare il Charlie Hebdo del “tout est pardonnè”.
Leonardo Coen
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Stampa | Commenta »