Febbraio 21st, 2015 Riccardo Fucile
DANNI PERMANENTI ALLA BARCACCIA E PER UN DIRIGENTE DELLA P.S.”IL SINDACO E’ UN CRETINO”: FIGURARSI GLI ALTRI…
Dopo la vergogna, la farsa. 
La scia tragicomica della razzia di Piazza di Spagna è la disputa italo-olandese su chi debba pagare i risarcimenti.
Il tenore del dibattito è ben riassunto dalla modesta proposta lanciata in tv da Bruno Vespa, giovedì sera.
Il conduttore di Porta a Porta abita proprio in zona Piazza di Spagna. La sua indignazione è particolarmente vibrante: “Qualcuno deve pagare — esordisce Vespa, prima di mettere in fila i candidati —. Uno: il Feyenoord. Due: il governo olandese. Tre, se non lo fa nè l’uno nè l’altro: ecco cinque multinazionali olandesi. Philips, Unilever, Shell, Heineken, Ing Bank. Quaranta mila euro a testa, un’elemosina per salvare la dignità del loro popolo”
Al di là dello spericolato ragionamento del giornalista, era stato lo stesso sindaco Marino, ancora prima di quantificare i danni, a promettere che il peso del risarcimento non sarebbe finito sulle spalle dei romani.
Ieri mattina, il sopralluogo alla Barcaccia del Bernini ha confermato “danni permanenti” — come ha dichiarato la responsabile restauri della Soprintendenza — evidenziando altre “110 scalfitture e scheggiamenti”, oltre al pezzo di marmo di 10 centimetri che si è staccato dal candelabro centrale della vasca
La Barcaccia aveva appena beneficiato di un restauro da circa 200 mila euro, donati da privati.
Dopo la visita alla piazza ferita, Marino è tornato a promettere che a mettere mano al portafogli sarebbero stati gli olandesi.
Ma il contatto telefonico con l’ambasciata non deve essere stato particolarmente promettente, se lo stesso sindaco poco dopo è stato costretto alla marcia indietro: “Non si sentono responsabili dell’esborso economico, ne prendo atto”.
Niente soldi, dunque, ma almeno una lettera di solidarietà dal sindaco di Rotterdam, Ahmed Aboutaleb: “Abbiamo accolto con orrore la notizia del comportamento riprovevole di una parte dei tifosi del Feyenoord”.
La questione più delicata per il sindaco di Roma però è altrove, sul fronte dell’ordine pubblico.
Dopo aver criticato pesantemente la gestione di giovedì, ieri Marino ha alluso alle dimissioni del prefetto Giuseppe Pecoraro: “Non è una decisione che spetta a me, ma al ministro dell’Interno”.
Peccato che Angelino Alfano, fino a tarda serata di ieri, non fosse ancora rintracciabile dopo il viaggio negli Stati Uniti e che l’incontro sia slittato a stamattina.
So è sentita eccome, invece, la replica del questore Nicolò D’Angelo agli strali di Marino.
La lunga conferenza stampa si è trasformata in una specie di sfogo: “Sapevamo che c’era il pericolo di un corteo non autorizzato con gravissimi rischi per l’incolumità di tutti, siamo riusciti a evitarlo. Abbiamo scongiurato anche un agguato di 600 tifosi romanisti appostati vicino all’Olimpico. Qualcuno ci ha criticato perchè non siamo intervenuti diversamente in Piazza di Spagna, ma è stata una scelta di campo strategica e militare. Abbiamo risparmiato una strage”.
Non si sa se ridere o piangere.
Il questore, pubblicamente, ha negato l’esistenza di “uno scontro istituzionale” col sindaco.
Ma per saggiare la temperatura dei sentimenti nei confronti del primo cittadino, bastano le parole pronunciate a voce (incautamente) alta da un dirigente della polizia romana, mentre scendeva le scale della Questura: “Questo sindaco è un cretino, un co… ne, una testa di c… o.
Dice che apre un fascicolo, ma che c… o apre? ”.
Cretini e coglioni altrove evidentemente non ne ri-conosce.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 21st, 2015 Riccardo Fucile
LE BUGIE DEL GOVERNO E LE NORME A FAVORE DEGLI EVASORI
È più pericoloso un governo che non fa nulla contro l’evasione fiscale, anzi fa molto pro, o un privato cittadino famoso accusato di evadere il fisco?
Il secondo, a dar retta ai giornali.
La lista Falciani, le accuse di Giuliano Soria, l’indagine di Gino Paoli, le polemiche a Sanremo per la presenza di Ferro e Nannini sospettati di evasione, occupano le prime pagine.
E intendiamoci, è giusto e normale che sia così, vista la notorietà dei personaggi: Grillo, che difende l’amico Gino, deve farsene una ragione, anche se Paoli, come tutti gli accusati, ha il sacrosanto diritto alla presunzione di non colpevolezza (che non lo esime dalle dimissioni da un ente “sensibile” come la Siae).
Ciò che stona non è lo spazio dedicato ai Vip presunti evasori.
Sono gli zero tituli sul nulla che sul tema sta facendo Renzi, quello che ancora tre mesi fa annunciava “repressione durissima” per chi froda il fisco e poi stringe patti con un pregiudicato per frode e si circonda di imprenditori inquisiti per evasione o specialisti in elusione nelle varie Leopolde e pellegrinaggi aziendali (a proposito: l’ultimo capo del governo che passò in rassegna gli operai plaudenti della Fiat fu Mussolini).
Ieri, sull’Espresso, il ministro Padoan annunciava per il Cdm del 20 febbraio (sempre ieri) “le misure per le imprese (Iva, fiscalità internazionale, fatturazione elettronica, catasto)”.
Peccato che al Cdm di ieri queste belle misure non siano pervenute.
Così come il decreto sui reati tributari, quello nato a Natale col condono al 3%, poi rinviato a ieri, poi rimandato a chissà quando.
Non è dunque dato sapere in base a quali elementi oggettivi Padoan comunichi che “il governo Renzi fa una guerra più efficace agli evasori dei precedenti governi”.
Al momento, alzando le soglie di impunità fissate nel 2011 da Tremonti, sta facendo peggio persino dell’ultimo governo B.
Padoan insiste con la favoletta dei “semplici errori” che oggi — a causa di un fantomatico “eccesso di attenzione all’aspetto penale” — farebbero “scattare l’azione penale” contro migliaia di poveri imprenditori solo perchè si sbagliano a scrivere la dichiarazione dei redditi, con effetti esiziali per l’economia: “in un’impresa non si fanno più gli investimenti perchè gli amministratori temono di finire in galera, non per una frode ma per uno sbaglio”.
Ma ci faccia il piacere: in Italia non si fanno investimenti sia perchè abbiamo un sistema creditizio da terzo mondo, che presta soldi agli amici degli amici e non a chi ne ha bisogno per finanziare un’idea o un progetto innovativo; sia perchè abbiamo il record negativo in Europa degli investimenti stranieri (lo 0,8% del Pil, la metà della media Ocse, persino sotto Cile, Indonesia e Colombia), a causa di mafie, corruzione, bilanci truccati ed evasione.
Nessuno punta un euro al casinò se sa che la roulette è truccata: e in Italia si sa che la concorrenza è sleale proprio perchè gli indigeni hanno carrettate di fondi neri per taroccare le gare e corrompere gli arbitri.
Ieri Gian Antonio Stella ha pubblicato sul Corriere i dati del Consiglio d’Europa sulla popolazione carceraria del 2013: su 39.571 detenuti italiani con condanna definitiva, solo 230 sono dentro per reati economico-finanziari, contro 7986 in Germania, pari allo 0,6% (contro una media europea di 5,9).
In che senso allora i nostri manager sarebbero terrorizzati dal finire in galera?
Padoan dica piuttosto la verità , che è semplicissima.
In Italia gli evasori sono 11-12 milioni (dati Agenzia delle Entrate): il primo partito, poco sopra il Pd (che alle Europee ha preso 11,1 milioni di voti).
Perciò non si possono toccare, anche perchè i partiti continuano a foraggiarsi in nero dalle imprese, rappresentate non a caso dalla più indecente Confindustria d’Europa, che ora chiede di ammorbidire la già tenerissima legge sul falso in bilancio.
Quindi, signori del governo, per favore: continuate a farvi i vostri traffici, ma almeno non prendeteci in giro.
Abbiamo capito tutto da un pezzo.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 21st, 2015 Riccardo Fucile
E I 39 MILIONI DI DOLLARI SUL SUO CONTO SVIZZERO: SARA’ UN SISTEMA PER MOTIVARE LE MAESTRANZE?
Non bastasse il caso del serioso Gino Paoli, di cui nessuno avrebbe mai osato supporre che fosse un
cantante d’evasione, i soliti maligni sospettano che anche dietro i 39 milioni di dollari rintracciati sul conto svizzero della cuoca di Flavio Briatore si nasconda una truffa per eludere il fisco.
In pochi sono disposti a riconoscere al raffinato gourmet anglo-cuneese il legittimo desiderio di ingaggiare a qualsiasi prezzo la chef migliore del pianeta per commissionarle il suo piatto preferito, la Caviella, una crema di caviale alle nocciole da spalmare su banconote da cento euro leggermente tostate.
Il particolare che la signora non fosse a conoscenza del cospicuo lascito sembra avere incuriosito i magistrati, biliosi e inappetenti come tutti i comunisti, mentre testimonia soltanto la bravura del manager battente bandiera monegasca nel motivare le maestranze.
Chiunque sarebbe stato capace di spadellare meraviglie in cambio del prodotto interno lordo del Ghana o dell’ingaggio di Cristiano Ronaldo.
Invece la cuoca di Briatore cucinava soltanto per il piacere di strappare un rutto griffato di soddisfazione al suo committente.
Poichè la signora risulta al momento disoccupata in quel di Brescia, si potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di lasciarle la disponibilità del conto di cui era l’inconsapevole beneficiaria.
Del resto ogni epoca ha gli imprenditori che si merita.
Michele Ferrero seppe arricchire una provincia intera.
Che Briatore arricchisca almeno la sua cuoca.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Febbraio 21st, 2015 Riccardo Fucile
RUBY TER: LA POLANCO AVREBBE GIA’ INCONTRATO I MAGISTRATI… SI STA INCRINANDO IL FRONTE DELLE OLGETTINE
Anche dei video sarebbero stati sequestrati ad alcune delle ventuno ragazze, Ruby compresa, perquisite martedì scorso nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta ‘Ruby ter’ che vede al centro il reato di corruzione in atti giudiziari.
Intanto, da quanto si è saputo, Marysthell Polanco, l’ex ‘fedelissima’ delle serate ad Arcore con Silvio Berlusconi, dopo la lettera inviata nei giorni scorsi al procuratore aggiunto Ilda Boccassini nella quale scriveva che voleva parlare, potrebbe aver già collaborato con gli inquirenti.
È possibile, infatti, che i pm milanesi, dopo la missiva dell’ex showgirl dominicana che si è fatta avanti per raccontare dettagli sul caso Ruby, abbiano deciso di non perquisirla, come hanno fatto con le altre giovani, e di ascoltarla a verbale.
La sensazione, comunque, in ambienti giudiziari milanesi è che si stia incrinando il fronte delle ragazze che fino a poco tempo fa hanno sempre difeso l’ex premier e che, secondo l’accusa, sarebbero state retribuite per testimoniare il falso nei processi.
Oltre a Polanco, infatti, è possibile che anche la sua amica di sempre Aris Espinosa, presente a molte delle serate a Villa San Martino, possa avere l’intenzione di collaborare con i pm.
Tra l’altro, Polanco, assieme a Barbara Guerra, dovrebbe testimoniare, il prossimo 2 marzo, nel processo barese a carico di Gianpaolo Tarantini a di altre cinque persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento, favoreggiamento e induzione alla prostituzione di 26 ragazze portate, tra il 2008 e il 2009, nelle residenze di Berlusconi.
Nel frattempo, gli investigatori della sezione pg, coordinati dal procuratore aggiunto Pietro Forno e dai pm Luca Gaglio e Tiziana Siciliano, stanno ricavando elementi utili dalle chat trovate sui telefoni sequestrati alle ragazze.
Chat che sono state recuperate e lette anche se erano state cancellate.
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 21st, 2015 Riccardo Fucile
PIOGGIA DI CRITICHE SULLA PATACCA RENZIANA DEL JOBS ACT: MONETIZZAZIONE CRESCENTE PER DIRITTI DECRESCENTI
Si registrano le prime reazioni a caldo alla riforma del lavoro targata Renzi. 
Poche finora quelle favorevoli, molte critiche all’indirizzo del Governo.
Resta fermamente contraria al provvedimento la Cgil che aveva manifestato la sua opposizione convocando uno sciopero generale a dicembre insieme alla Uil.
“L’unico risultato sarà quello di aver liberalizzato i licenziamenti, di aver deciso che il rapporto di lavoro invece di essere stabilizzato sia frutto di una monetizzazione crescente”, afferma oggi la leader Cgil Susanna Camusso che aggiunge: “Il governo va nella direzione sbagliata”.
Sulla stessa linea il segretario Fiom Maurizio Landini: “Siamo in presenza di una riforma che non migliora le condizioni di chi ha bisogno di lavorare”, afferma a margine dell’assemblea regionale dei metalmeccanici che si sta tenendo a Padova.
Anche la Cisl parla di “grave errore del governo” sul mantenimento delle norme sui licenziamenti collettivi, che ormai viene data per certa.
Per il segretario confederale della Cisl, Gigi Petteni, si tratta di “un segno di arroganza e di scarsa attenzione nei confronti di coloro che conoscono e rappresentano il mondo del lavoro”
Subito la politica reagisce.
Caustico il commento del responsabile del Lavoro di Sel, Giorgio Airaudo: “Il governo promuove i licenziamenti, individuali e collettivi, e trasforma i contratti a monetizzazione crescente e diritti decrescenti. Un provvedimento che piace ai custodi dell’austerità e dell’abbattimento dei diritti nel lavoro, come l’Ocse, ma non piace ai lavoratori e alle lavoratrici del nostro Paese, su cui viene scaricata tutta l’insicurezza e la svalutazione del loro lavoro”.
Critica sul Jobs Act anche Forza Italia. Il capogruppo alla Camera Renato Brunetta, che si conferma tra gli azzurri più critici verso l’esecutivo di Matteo Renzi, contesta “l’architettura complessiva degli interventi” e considera negativamente la scelta di abrogare alcune forme contrattuali, una decisione che contrasta, a suo giudizio, con l’impianto della legge Biagi.
Anche i deputati M5S stroncano il provvedimento: “Di crescente è rimasta ormai solo la precarietà e il taglio, tanto strombazzato, delle forme contrattuali è una montagna che ha partorito il topolino”.
Durissima la presa di posizione di Stefano Fassina che boccia senza appello il Jobs Act: “Straordinaria operazione propagandistica del governo sul lavoro. I contratti precari rimangono sostanzialmente tutti”. Secondo Fassina “il diritto del lavoro torna agli anni ’50. Oggi è il giorno atteso da anni…dalla Troika”.
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Febbraio 21st, 2015 Riccardo Fucile
SU OGNI EMERGENZA VIENE TAGLIATA FUORI E ORMAI E’ EVIDENTE CHE RENZI HA VINTO LA COPPA DEL NONNO CON LA SUA NOMINA
Ha da poco superato i 100 giorni come Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dei 28 governi dell’Ue, che è contemporaneamente anche vicepresidente della Commissione europea.
Ma l’ex ministro degli Esteri ed eurosocialista, Federica Mogherini, continua a dover confermare di avere assunto la pienezza dei suoi poteri davanti a continue indiscrezioni, analisi e interpretazioni su un suo depotenziamento o commissariamento di fatto.
Ieri la sua precisazione scaturiva dalla decisione del presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, di nominare come «consulente speciale» per la Difesa l’ex commissario Ue francese e suo compagno nell’europartito Ppe Michel Barnier.
«Resta ovviamente nelle mie mani tutto ciò che il Trattato dà alla mia funzione, ovvero la guida della politica estera, di sicurezza e di difesa dell’Ue», ha dichiarato Mogherini, precisando di aver concordato la nomina di Barnier «insieme al presidente Juncker».
Appena insediata, però, l’importante dialogo con l’Iran (con delicata trattativa sull’uso militare del nucleare) è stato delegato all’Alto rappresentante uscente, la britannica Catherine Ashton, che nel suo quinquennio a Bruxelles non aveva certo brillato.
Quando il negoziato sulla crisi in Ucraina tra l’Ue e Mosca ha prodotto un incontro decisivo con il presidente Vladimir Putin, sono scesi in campo direttamente la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Franà§ois Hollande.
Mogherini non è stata invitata.
In quell’occasione, come con la nomina di Barnier, l’ex responsabile della Farnesina ha affermato di puntare principalmente al «gioco di squadra», più che a esporre e a valorizzare la sua immagine individuale. Ma nelle istituzione europee di Bruxelles, dove lo spirito comunitario è infranto da continue e dure lotte di potere, in genere questa sua linea non paga.
E, se continua così, nelle partite più importanti Mogherini rischia di essere schierata in difesa.
O in panchina.
Ivo Caizzi
(da “il Corriere della Sera”)
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Febbraio 20th, 2015 Riccardo Fucile
BERLUSCONI NEL PANICO: “SE PARLA E’ FINITA”
Adesso Silvio Berlusconi ha paura davvero. È l’inizio del crollo giudiziario. 
Perchè per la prima volta i giudici di Milano, sul sexgate, hanno per le mani una potenziale “pentita”.
Una che può negoziare la sua salvezza in cambio di una “confessione” su Berlusconi. E non una qualunque.
Il sospetto che ha agitato le notti solitarie dell’ex premier ad Arcore è diventata una certezza: Marjsthell Polanco, una delle ragazze delle serate ad Arcore, ha scritto nei giorni scorsi una lettera indirizzata al pm Ilda Boccassini nella quale chiede di essere sentita sul caso Ruby.
Ha voglia di parlare, una delle reginette del bunga bunga, custode finora di segreti inconfessabili su peccati (e forse reati) nelle cene eleganti.
La lettera, sinistra in sè per Berlusconi, ha un altro particolare anch’esso sinistro: da quanto si è saputo, la lettera reca come indirizzo del mittente la casa di Aris Espinosa, altra olgettina delle notti di Arcore. Altra che sa.
È panico ad Arcore: “Se parla la Polanco, è finita. Fi-ni-ta”.
Ecco perchè Silvio Berlusconi passa la giornata a provare a capire cosa può succedere: “Così non l’ho mai sentito, aveva una voce dall’oltre” racconta chi lo ha sentito. Perchè la Polanco è uno snodo fondamentale nei vari filoni processuali legati alle olgettine: Ruby 1, Ruby ter, processo Tarantini a Bari.
Pare che gli avvocati di Berlusconi, che in procura hanno fonti e interlocutori, lo abbiano rassicurato: “Almeno Marjsthell non sarà arrestata”.
Ma certo è un’informazione che non basta a rasserenare un umore plumbeo.
Perchè comunque la Polanco parlerà .
Ed è anche l’anello debole della catena delle olgettine, visto che l’ex fidanzato fu arrestato perchè trovato in possesso di dodici chili di cocaina e condannato a otto anni di carcere.
È cioè la “ragazza” che a questo punto avrebbe tutto l’interesse ad essere collaborativa con i giudici.
Nelle considerazioni catastrofiste e complottiste ad Arcore c’è pure chi nota un timing perfetto tra fine del Nazareno e nuova “valanga di fango in arrivo”, che certo non aiuta a parlare di Berlusconi come di un padre della patria.
Si sente in trappola, Berlusconi. Perchè il pentimento delle olgettine è il tassello che mancava ai giudici: “Finora — spiegano fonti vicine al dossier — i giudici hanno seguito la pista dei soldi, provando a dimostrare che Berlusconi paga le ragazze. Ma la traccia dei soldi non basta. Devi comunque provare il nesso tra pagamento e falsa testimonianza per il Ruby ter”.
È questo nesso che potrebbe provare la Polanco: la confessione che le ragazze erano pagate per “mentire”.
Il che renderebbe praticamente certo il rinvio a giudizio sul Ruby ter, dove Berlusconi è indagato per corruzione in atti giudiziari e dove, secondo l’ipotesi dell’accusa, avrebbe cercato di falsare gli esiti processuali addomesticando le testimonianze di molti degli invitati alle feste.
Ma il “pagamento” rischia di impattare pure sul Ruby 1, su cui la Cassazione si pronuncerà il 10 marzo.
Nel senso che, visto che la sentenza di Appello si fonda su false testimonianze, sarebbe possibile per la Cassazione rimandarlo in Appello.
Insomma, dalla bocca della ragazza può uscire la prova, anzi, la Prova.
E c’è già chi evoca il modello tangentopoli, quando durante il “rito ambrosiano” i ladri di polli venivano liberati con la confessione si garantivano la libertà purchè fornissero elementi sui tesorieri dei grandi partiti o sui grandi leader.
E adesso può succedere davvero di tutto.
(da “Huffigntonpost”)
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Febbraio 20th, 2015 Riccardo Fucile
LE LACUNE NELLA MACCHINA DELLA SICUREZZA E DELLA PREVENZIONE
C’è sicuramente l’evidente responsabilità degli ultrà del Feyenoord che hanno brutalmente devastato piazza di Spagna (trasformandola in una discarica e in una latrina pubblica) e danneggiato gravemente la fontana della Barcaccia – gioiello del Bernini, restaurata da appena 5 mesi per un costo di 200 mila euro grazie a una donazione di Bulgari – oltre a numerose vetrine di negozi, 15 navette Atac per lo stadio, auto e scooter.
Ma c’è anche un lungo elenco di interrogativi sulle lacune che riguardano la macchina della sicurezza e della prevenzione. Al di là di una potenziale scaricabarile tra Viminale e club del Feyenoord, vediamo che cosa non ha funzionato.
L’ordinanza del divieto di alcolici
Il prefetto Giuseppe Pecoraro ha diramato l’ordinanza solo mercoledì sera, dopo aver ricevuto una nota dal questore, quando già gli olandesi erano a Roma (e infatti dato vita a una guerriglia urbana a Campo dei Fiori che ha portato all’arresto di 28 ultrà ).
Perchè prefettura e questura hanno deciso così tardi?
Il divieto tra l’altro riguardava solo i bar, non i negozi di alimentari nè tanto meno gli ambulanti abusivi.
Dopo lo scempio di mercoledì sera il sindaco Ignazio Marino non poteva avviare controlli dei vigili contro venditori abusivi?
Il controllo dei social media
Un disastro annunciato. Già in un tweet della mattina gli hooligans si davano appuntamento per il pomeriggio nel centro storico, in piazza di Spagna, invece che al punto di raduno per raggiungere lo stadio. Nessuno controlla i social media?
La protezione alla Barcaccia
Dopo i disordini a Campo di fiori non si poteva proteggere la fontana della Barcaccia con delle transenne? Il sindaco non poteva ordinare una simile operazione cautelativa?
Ma non dimentichiamo che Roma è un museo a cielo aperto e che quindi è difficile immaginare di poter «impacchettare» i monumenti.
Marino accusa il Viminale
Il sindaco non ha esitato da subito a criticare prefettura, questura, Viminale per quanto accaduto. «Gli ordini ai poliziotti sono partiti male. Qualcosa non ha funzionato. E il numero delle forze dell’ordine non è sufficiente».
Scambio informazioni tra polizia italiana e olandese
È evidente che qualcosa non ha funzionato neppure nella comunicazione tra la nostra polizia s quella olandese.
Da Rotterdam era arrivata la notizia di un centinaio di ultrà , mentre ce n’erano oltre 500.
Che erano senza biglietto e che sarebbero arrivati dal Belgio per aggirare i controlli. E chissà se al cortocircuito delle informazioni non abbia contribuito la leggerezza da parte del club olandese. Di sicuro la reazione agli scontri è stata caratterizzata dall’indifferenza.
Sia il sito ufficiale del Feyenood, sia quelli dei giornali olandesi, non stigmatizzano la devastazione in piazza di Spagna.
Imbarazzo dell’ambasciata olandese, ma non pagherà i danni
Dall’ambasciata olandese sono arrivate le scuse al sindaco Marino che ha detto chiaro e tondo che «chi rompe deve pagare», ma non sembrano essere disposti a pagare: «Ho parlato con l’ambasciatore olandese, gli ho chiesto “intendete intervenire con il pagamento dei danni?”.
Lui ha risposto che non ritiene che il Governo olandese possa pagare il nuovo restauro della Barcaccia».
Lo ha detto il sindaco di Roma Ignazio Marino a margine di una conferenza in Campidoglio.
Grazia Longo
(da “La Stampa”)
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Febbraio 20th, 2015 Riccardo Fucile
LE RAGAZZE SONO FUORI CONTROLLO… VOCI SU UNA POSSIBILE “COLLABORATRICE” DI GIUSTIZIA
Pare di essere tornati ai giorni più bui del sexgate. 
Silvio Berlusconi è immerso solo nella questione giudiziaria, in collegamento diretto con gli avvocati.
Squadernati sulla scrivania tutti i dossier che riguardano i vari filoni processuali legati alle olgettine: Ruby 1, Ruby ter, processo Tarantini a Bari.
Perchè ha la sensazione che il quadro sia davvero fuori controllo. Anzi, a un passo dal vero crollo giudiziario.
Tutto ruota attorno a un sospetto, che rivela una fonte che ha lo ha sentito a telefono: “Berlusconi è terrorizzato. Che succede se qualche olgettina si pente? Succede che è stavolta finita”.
Il sospetto è legato ai segnali arrivati negli ultimi giorni. Alcuni anche piuttosto espliciti.
Su Diva e Donna, per dirne uno, in un articolo non smentito, è scritto: “C’è chi ha preso carta e penna per scrivere a Ilda Boccassini, magistrato simbolo del caso Ruby, per chiedere di essere ascoltata. Cosa succederà ? Spunteranno foto e video? È alle porte un’altra bufera”.
Un segnale pesante. Interpretato ad Arcore in questo modo: o è un modo per bussare a soldi oppure qualche olgettina ha aperto con la procura una “trattativa” per salvarsi. In entrambi i casi sono guai. Ecco perchè.
Se l’ex premier paga, è praticamente certo il rinvio a giudizio sul Ruby ter, dove è indagato per corruzione in atti giudiziari, dove secondo l’ipotesi dell’accusa, avrebbe cercato di falsare gli esiti processuali addomesticando le testimonianze di molti degli invitati alle feste.
Il “pagamento” rischia di impattare pure sul Ruby 1, su cui la Cassazione si pronuncerà il 10 marzo.
Nel senso che, visto che la sentenza di Appello si fonda su false testimonianze, sarebbe possibile per la Cassazione rimandarlo in Appello.
Ma restiamo al Ruby ter, e alla traccia dei soldi.
Fino all’inizio del processo Ruby ter, Berlusconi aveva candidamente ammesso di dare alle partecipanti alle cene eleganti una paghetta di 2500 euro al mese: “Povere ragazze, hanno perso lavoro e fidanzato”.
Poi però, nel 2013, iniziato il processo, fece sapere che le paghette erano interrotte, perchè era iniziato il processo per corruzione di testimoni. E la paghetta avrebbe compromesso la sua posizione processuale.
Secondo i pm Gaglio e Siciliano, coordinati dal procuratore aggiunto Pietro Forno, i pagamenti sarebbero continuati.
Ed è questo alla base delle perquisizioni di 22 dei 45 indagati del Ruby ter di qualche giorno fa. E, se continuasse a pagare, si aprirebbero scenari inquietanti.
Dice un catastrofista di corte: “Nel momento in cui viene rinviato a giudizio sul Ruby ter, un pagamento può rappresentare la reiterazione del reato alla base di una misura cautelare”.
Ma l’elemento nuovo è il sospetto del pentimento delle olgettine. Perchè la traccia dei soldi non basta: “Devi comunque provare il nesso tra pagamento e falsa testimonianza. Non basta la traccia dei soldi” spiegano a corte.
E questo nesso sarebbe il colpo di grazia per Berlusconi: l’olgettina si pente e scambia la propria confessione per uno “sconto di pena”.
È la prova, anzi, la Prova. C’è già chi evoca il modello tangentopoli, quando durante il “rito ambrosiano” i ladri di polli venivano liberati dopo la confessione purchè fornissero elementi per sui tesorieri dei grandi partiti o sui grandi leader.
Finora il controllo delle ragazze ha funzionato in questi anni. Secondo i pm grazie ai pagamenti. Ora alcune di loro sembrano particolarmente inquiete.
Quattro in particolare, soprattutto dopo l’ultime perquisizione: Marystell Polanco, Barbara Guerra, Iris Berardi, Alessandra Sorcinelli.
È stato notato con una certa inquietudine che, tra l’altro, nel corso delle perquisizioni a 22 dei 45 indagati del Ruby ter sono stati sequestrati computer e telefoni delle ragazze.
Di qui, l’altra sospettosa domanda: spunteranno foto, video?
C’è un collegamento tra il pentimento di qualcuna delle ragazze e il blitz?
Nel senso che il blitz potrebbe essere la prima conseguenza delle indicazioni della pentita?
E qui si apre un altro file, che ruota attorno alle ragazze. Proprio Marystell Polanco e Barbara Guerra, oltre ad essere indagate nel Ruby ter sono testimoni in un altro processo chiave per Berlusconi, quello Tarantini a Bari, che riguarda le feste a Villa San Martino e a palazzo Grazioli del 2008 e 2009.
Il nesso che attribuisce un ruolo decisivo alle ragazze lo spiega Gianni Barbacetto sul Fatto, in uno di quegli articoli che Niccolò Ghedini sottolinea con l’evidenziatore: “I pm milanesi dell’indagine Ruby 3 potrebbero chiedere ai magistrati di Bari i verbali delle deposizioni di Guerra, Visan e Polanco davanti ai giudici del processo tarantini: le loro dichiarazioni sotto giuramento potrebbero confermare – o smentire — le accuse loro rivolte a Milano. D’altra parte, i giudici baresi, per ‘proteggere’ il loro processo, potrebbero chiedere atti di Milano che provano pagamenti di Berlusconi e possibili inquinamenti probatori. Milano e Bari sono diventati tribunali dai destini incrociati”. Per il destino di Berlusconi.
(da “Huffingtonpost“)
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