Marzo 14th, 2015 Riccardo Fucile
PRENDIAMOLI SUL SERIO E IMBARCHIAMOLI PER LA TANZANIA, MAGARI QUALCHE LINGOTTO LO TROVANO ANCORA
L’11-12 aprile la Lega Nord organizzerà in «almeno mille piazze di tutta Italia» banchetti per invitare i
cittadini a compilare i moduli per la richiesta di asilo politico «come quelli distribuiti a chi sbarca a Lampedusa».
Lo slogan sarà «Anch’io sono un profugo» e l’invito è di «presentarsi senza documenti» per chiedere poi ai prefetti gli aiuti dati dallo Stato agli immigrati.
Ma Salvini dimentica un dettaglio: che le richieste di asilo politico vengono negate nei casi in cui uno non fugga da Stati in guerra o dilaniati da feroci carestie.
Chi proviene dalla ricca “padagna del magna magna” e ha una storia di conclamata corruzione alle spalle non può certo avere le credenziali in regola per sostare a lungo sul territorio italico.
A maggior ragione se ha più volte insultato la bandiera dello Stato ospite e ne ha deriso una parte di popolazione.
Pare evidente quindi che tutti coloro che sottoscriveranno la richiesta di asilo debbano essere prima rinchiusi in vagoni piombati diretti a un adeguato porto della nostra penisola e poi fatti salpare in condizioni di sicurezza, come da convenzioni internazionali, verso le coste africane, ultima destinazione Tanzania, patria di adozione e di affari del loro ex segretario amministrativo, noto esperto di lingotti d’oro.
Suggeriamo per l’occasione che i profughi padani vengano forniti di felpa personalizzata con la scritta “Tanzania” in evidenza e costantemente monitorati dalla nostra Marina militare in modo da assicurarsi che arrivino a destinazione rifocillati.
Sarà poi cura delle autortà tanzaniane porre in essere i controlli sanitari e psichiatrici necessari per evitare che vi siano tra loro portatori di malattie infettive e di squilibri mentali pericolosi.
In effetti la permanenza sul territorio italiano di un numero eccessivo di profughi padagni che utilizzano i nostri servizi senza averne titolo morale sta diventando insostenibile e occorre restituire l’Italia agli italiani.
Per tornare padroni a casa nostra.
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Marzo 14th, 2015 Riccardo Fucile
OGGI L’ANNUNCIO ALLA FIERA DI VERONA: 90 GIORNI PER ASFALTARE I LOMBARDI.. FORZA ITALIA SOLITO SERVO SCIOCCO DI SALVINI
La decisione era nell’aria da giorni e per molti versi era anche inevitabile dopo il braccio di ferro che lo ha visto contrapposto a Matteo Salvini e al vertice della Lega Nord e che lo ha di fatto costretto a lasciare il movimento.
Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ormai non più esponente del Carroccio ha deciso di correre per le regionali in Veneto contro il suo ex compagno di partito e attuale governatore Luca Zaia e contro Alessandra Moretti del Pd.
La conferma arriva da fonti vicine al sindaco, che annuncerà ufficialmente la decisione oggi alla manifestazione «#siamoconTosi», organizzata dalla sua fondazione «Ricostruiamo il Paese» alla Fiera di Verona.
Tosi nei giorni scorsi aveva definitivamente rotto i rapporti con la Lega ed era arrivato a definire Salvini «dittatore sleale e scorretto».
La messa alla porta del sindaco di Verona ha suscitato molti malumori in Veneto – Tosi era anche segretario della Liga Veneta – dove in molti hanno accusato Via Bellerio di volersi intromettere nella formazione delle liste per le prossime regionali. Alcuni parlamentari vicini a Tosi, a partire dalla compagna Patrizia Bisinella, hanno già annunciato l’intenzione di lasciare i gruppi parlamentari leghisti.
La partecipazione alle Regionali con una formazione autonoma sta creando parecchi problemi a Zaia: a parere di molti leghisti con una Lega unita avrebbe avuto buone chance di essere riconfermato ma ora sta vedendo eroso il proprio consenso a tutto vantaggio della candidata del Pd, Alessandra Moretti che viene data a soli 5 punti dal governatore uscente.
Tosi è dato al 10% in crescita: 90 giorni di campagna elettorale sono tanti e l’elettorato leghista veneto non ha digerito l’arroganza con cui Salvini ha voluto umiliare la Liga Veneta.
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Marzo 14th, 2015 Riccardo Fucile
E ACCUSANO SALVINI: “TAGLIA LE NOSTRI SEDI PER FINANZIARE IL SUD”…”CON QUALI SOLDI E’ STATO FINANZIATO IL NUOVO PARTITO?”…”PERCHE’ IN VENETO SALVINI NON VUOLE NCD E POI SI E’ ALLEATO CON NCD IN UMBRIA?”
Non solo Tosi, ma ora arriva anche la precisa dell’accusa lanciata da alcuni dirigenti contro «Noi con Salvini», il partito satellite della Lega nel Centro-Sud.
«Tosi è stato cacciato perchè, in base al nostro statuto, un leghista non può essere iscritto ad altri movimenti. Bene: allora perchè per Salvini non vale questa incompatibilità ?».
Leonardo Colle è il segretario provinciale della Lega a Belluno, ma la virata a destra del Carroccio inizia a stargli stretta: «La nostra è una terra di partigiani e io non voglio certo diventare una “felpetta nera”».
Il segretario bellunese si spinge oltre, buttando lì un sospetto che circola tra i leghisti. Pochi ne parlano apertamente, frenati dal timore di ripercussioni.
Leonardo Colle però lancia il sasso e non ha intenzione di nascondere la mano: «Come si finanzia Noi Con Salvini? Da dove arrivano i soldi? Mi viene il dubbio che i tagli alle nostre segreterie, il licenziamento dei nostri dipendenti, servano a finanziare la campagna del Sud del nostro segretario. Spero non sia così, ma non vorrei aver contribuito a creare una sorta di Cassa del Mezzogiorno…».
Angelo Attaguile, deputato siciliano e segretario di Noi Con Salvini, assicura che il movimento vive «esclusivamente con l’auto-finanziamento. Abbiamo più di trentamila iscritti».
Per ora, però, un tesseramento vero e proprio non c’è.
Si può solo aderire al «censimento online», totalmente gratuito, ma è obbligatorio essere iscritti a Facebook.
A sentire gli organizzatori, la macchina organizzativa del movimento è ben avviata in vista delle amministrative.
Attaguile si sta occupando in primis delle Comunali siciliane: «Andremo alle urne con i nostri candidati sindaci, non appoggeremo quelli di altri partiti. Se qualcuno vuole sostenerli, valutiamo. Le porte sono chiuse solo per Ncd, per coerenza».
Una coerenza difficile da giustificare in Umbria, dove la Lega sostiene Claudio Ricci. Con Forza Italia, ma anche Ncd.
E chissà se Alfano e Salvini si incontreranno in campagna elettorale.
Resta ancora da definire la posizione di Noi Con Salvini alle Regionali: «Per Puglia e Campania deciderà il nostro presidente (che poi è il segretario leghista, ndr) in un discorso di alleanze più ampio».
Berlusconi avrebbe chiesto di non presentare il simbolo in Campania per non disturbare Caldoro: in cambio, pieno appoggio a Zaia in Veneto e a Rixi in Liguria. Resta in dubbio la Toscana, dove Berlusconi continua a chiedere alla Lega di sacrificare l’economista Claudio Borghi, candidato governatore del Carroccio.
«Questo è un partito parallelo – attacca il consigliere regionale veneto Matteo Toscani, che ha lasciato il gruppo leghista per fondarne uno vicino a Tosi -, un partito che non è mai stato autorizzato dal nostro congresso».
Come la fondazione Ricostruiamo il Paese, costata la tessera della Lega Nord a Flavio Tosi.
Marco Bresolin
(da “La Stampa”)
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Marzo 14th, 2015 Riccardo Fucile
LA STRATEGIA DELL’EX PLENIPOTENZIARIO: DOPO LE REGIONALI IL LIBERI TUTTI AL SERVIZIO DI RENZI
La focaccia sul tavolo è quasi finita. Pure gli antipasti della casa. Il vino scorre a fiumi. Al tavolo accanto c’è una cena dei giovani turchi.
Entra Verdini, sigaretta buttata sull’uscio e si siede vicino a Luca Lotti. Parlano fitto fitto, nessuno si scandalizza, tra i commensali.
È martedì, ristorante del centro, Laganà , che di nome fa Mimmo, calabrese, amato dai democristiani nella prima Repubblica, a due passi da via della Scrofa.
Denis è un habituè del martedì, nel senso che il martedì spesso raggiunge “il Lotti”, un habituè pure lui, assieme alla Nazionale parlamentari: Fanucci, Manciulli, Gioacchino Alfano, nazionale bipartisan.
E Lotti, forte coi piedi e pure con la forchetta: “Onorevole, che vi porto dopo gli antipasti?”. Lotti prende un secondo: “Carne”. Denis appare sereno.
È stato il giorno dello “strappo” del documento: “Con Berlusconi — dice Verdini – voglio un chiarimento vero”.
Il giorno dopo (giovedì) il chiarimento sarà assai poco definitivo (leggi qui): ognuno sulle sue posizioni, se ne riparlerà la prossima settimana.
La minaccia è sempre quella scissione servita a tavola, la sera prima, il lunedì. Manovre e cene, il binomio è inscindibile, come sesso e potere.
Alle 20,30 (di lunedì) arrivano puntuali tutti quelli che avrebbero firmato il documento pro-riforme, al Girarrosto, il ristorante toscano di via Sicilia.
Sala appartata: “Votiamo sì – è il coro — e se Berlusconi non capisce andiamo avanti coi gruppi autonomi”.
Solo quando arriva la telefonata di Berlusconi, arriva la frenata. L’ex premier è in vivavoce e chiede un atto di unità il giorno di Ruby.
Si dicono d’accordo D’Alessandro, Abrignani e Santanchè, Ravetto e Parisi, Mottola e Faenzi, Squeri e Catanoso, Lainati e Fontana, Sarro e Martinelli. I presenti accettano di compiere il gesto di affetto.
Ma stavolta Verdini ha smesso di fare il mediatore. È furioso con quelli che circondano Berlusconi.
A Berlusconi il plenipotenziario ha pure portato un fascicolo con tutti gli articoli “ispirati” dal cerchio magico contro di lui. È l’ora del veleno. Che a corte scorre come il vino a tavola.
Pure il cerchio magico ha sua black list di giornalisti. Il confronto con Berlusconi è teso, ricapitoliamo: è Verdini che chiede la presenza di Gianni Letta e Fedele Confalonieri. È Verdini che chiede, in caso di accordo, un documento scritto, come si fa con gli accordi politici seri.
Fino alle regionali sarà tregua armata. Con la minaccia dei gruppi che resta. E tanti appuntamenti a cena.
Lo sanno anche a palazzo Chigi. E sanno anche che Verdini alle regionali starà fermo. E lo sa anche Berlusconi: “Denis — racconta una gola profonda – gli ha detto che in questi casini non vuole entrare. I casini sono la situazione creata da quelli che chiama strateghi da quattro soldi”.
Ecco il casino: Salvini, in Toscana e Liguria non tratta sui suoi candidati ed è pronto a correre da solo; in Veneto Forza Italia appoggerà Zaia, ma Salvini presenterà lo stesso liste in Campania, dove Forza Italia sostiene Caldoro con Ncd (al momento).
Insomma, la strategia delle alleanze è stata gestita senza ratio e in modo subalterno. Nel corso dell’incontro a palazzo Grazioli più volte Berlusconi ha chiesto a Verdini un “aiuto” sulle regionali, per mettere ordine nelle liste e salvare il salvabile.
Ma il suo (ex) plenipotenziario ha confidato che rimarrà fuori dalla partita. E si prepara, per dopo le regionali, alla battaglia finale.
Perchè lo scontro vero è su Renzi. Berlusconi ha spiegato a Verdini che se si fanno le riforme è possibile andare al voto col Consultellum.
O anche: non andare al voto ma avere una legge elettorale che non sia per Renzi un bazooka puntato sugli avversari. Per Verdini è una “follia”: a quel punto — è il suo ragionamento – nascono ovunque gruppi di “stabilizzatori” della legislatura pur di evitare di andare a casa e perdere il vitalizio.
Tra i gruppi, secondo Denis, tra i grillini la “disperazione” è forte e in parecchi sono pronti a votare (con Renzi) il Mattarellum.
Dice uno dei commensali di Verdini: “Aspettiamo le regionali, ma il punto vero è la Campania. Noi perderemo ovunque, tranne forse che in Veneto dove vincerà Salvini e non noi. Dunque noi diamo un segnale di esistenza sono se vinciamo in Campania”. Altrimenti è finita.
E in Campania i verdiani hanno già dato il segnale. Il documento era firmato da Gigino Cesaro e da Sarro, due che le elezioni possono fartele perdere se non accendono i motori.
Rimandare il chiarimento significa aspettare le macerie. Per poi marciarci sopra o giustificare il “liberi tutti”.
Unica certezza: Verdini ha scelto Renzi. Le fiches ormai le punta più su palazzo Chigi, non su Berlusconi.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 14th, 2015 Riccardo Fucile
IL PROGETTO DEL SEGRETARIO PER LA COALIZIONE SOCIALE
La «coalizione sociale» nasce sabato, nella sede della Fiom nazionale. 
«Dovremmo trovare il modo di dare forma e forza ad un progetto innovativo, individuando punti di programma condivisi (…). Queste poche righe per invitarti\vi a incontrarci», dalle 10, in corso Trieste a Roma. Sindacalisti assieme ad «associazioni, reti, movimenti e “personalità ”».
L’ora della fondazione è arrivata. «Cari saluti» e la firma: Maurizio Landini.
Eccolo al dunque, il segretario nazionale dei metalmeccanici della Cgil.
«Nelle scorse settimane (…) abbiamo ragionato sulla necessità di un momento assembleare per dibattere in modo libero e aperto l’ipotesi di costruire una “coalizione sociale”».
Se ne parla da tempo. Landini l’ha portata ad ogni attivo regionale, in un lungo tour attraverso il Paese.
E poi, alla fine, all’assemblea dei delegati a Cervia, il 27 febbraio: l’idea di un’associazione di associazioni, un rassemblement a sinistra del Partito democratico, e ampiamente plurale, in grado di raccogliere il dissenso anti-Renzi. Un partito? «Faccio politica, ma non un partito», diceva ancora a Cervia il leader.
E rimandava alla manifestazione della Fiom il 28 marzo a Roma. Prima di quella data, però, la «cosa» landiniana avrà già una forma, che si delineerà di sabato in sabato: domani, poi il 21 alla XX Giornata della Memoria organizzata dalla rete di Libera a Bologna, infine con la piazza del 28.
Le «poche righe» contenute nella lettera d’invito alla «costituente» di corso Trieste, allora, hanno il passo e la sostanza di un manifesto programmatico.
O quanto meno della sua bozza, da limare.
«Ho avuto la fortuna di potermi confrontare con molti – scrive il segretario – e di condividere sin da subito l’idea che il tentativo di costruire una coalizione sociale muove da una certezza: la politica non è proprietà privata».
L’ultima frase è evidenziata in grassetto. Quindi, sottolinea il leader, è la stessa Costituzione a promuovere «la partecipazione alla vita pubblica».
L’obiettivo è dichiaratamente questo.
All’attivo della Fiom Lombardia, il 17 febbraio, Landini portava l’esempio del Partito laburista, nato per iniziativa dei lavoratori, che sono pertanto chiamati a entrare in scena. «Il sindacato a Detroit finanzia il Partito democratico», spiegava a Milano. Dal lavoro alla politica attiva, saltando le intermediazioni.
Perchè questo passaggio è necessario?
Si parte «da due assunti che si stanno affermando», annota ancora nella convocazione il segretario. Due idee nefaste alimentate dalla «crisi economica e sociale» e dalle «politiche di austerità europee»: «”La fine del lavoro” e “la società non esiste, esistono solo gli individui e il potere che li governa” credo diano vita allo spettro di un futuro già presente con cui siamo chiamati a fare i conti in tutta Europa».
Riferimento importante, quello alla Ue, che serve ad agganciarsi alle due «coalizioni sociali» evidentemente sorelle: Syriza in Grecia e Podemos in Spagna.
«La politiche della Commissione e della troika – continua Landini -, anche in Italia stanno mettendo in discussione la democrazia, il lavoro e i suoi diritti, l’istruzione e la formazione, la salute, i beni comuni e la cultura, la giustizia».
Ecco allora che bisogna superare «il frazionamento» e «coalizzarsi insieme per una domanda di giustizia sociale sempre più inascoltata e – passaggio chiave – senza rappresentanza».
Nasce qualcosa di nuovo e di diverso dai partiti conosciuti: «La coalizione sociale dovrà essere indipendente e autonoma – conclude il leader Fiom -: significa che per camminare dovrà potersi reggere sulle proprie gambe e pensare collettivamente con la propria testa».
Alessandra Coppola
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 13th, 2015 Riccardo Fucile
COME IN ITALIA IL CONSENSO NON STA CON CHI FA LE LEGGI MA CON CHI TROVA L’INGANNO
Franco Alfieri è il sindaco di Agropoli e desidera candidarsi alle elezioni regionali campane nelle liste del suo partito, il Pd.
Ma una legge locale impedisce ai sindaci di farlo, decretando in caso contrario il commissariamento del Comune.
Il sindaco non ha alcuna intenzione di cedere la poltrona a un funzionario statale su cui non eserciterebbe alcun controllo: vuole tenerla in caldo per il suo vice.
Perciò lascia l’auto in sosta vietata.
Il vigile gli fa la multa e lui si rifiuta di pagarla, impugnandola davanti all’amministrazione comunale, cioè a se stesso.
Si realizza così la fattispecie prevista dal D.Lgs.18-8-2000 n.267, in base al quale l’amministratore che apre un contenzioso con il proprio ente decade dall’incarico e viene sostituito dal suo vice.
Può darsi che la legge proibizionista disinnescata dalla furbata del sindaco di Agropoli sia una schifezza.
Ma è comunque una legge e come tale andrebbe rispettata almeno da chi è tenuto a dare il buon esempio.
Mentre il sindaco non solo se ne è infischiato, della norma. Si è vantato in pubblico di avere trovato un sistema per fregarla.
Altrove questa operazione alla Totò gli sarebbe costata l’isolamento politico e il disprezzo degli elettori.
Invece qui gli è valsa il plauso di maggioranza e opposizione, e un balzo ulteriore nei sondaggi.
Non saprei trovare aneddoto migliore per illustrare l’eterno e insolubile «caso italiano».
A determinare il carattere di un Paese non sono le regole, ma il consenso sociale che le circonda.
E da noi quel consenso non sta certo con chi fa la legge.
Semmai con chi trova l’inganno.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Marzo 13th, 2015 Riccardo Fucile
IL VIDEO FINISCE SU FACEBOOK, RAGAZZINI DENUNCIATI: MA QUANDO LI VEDREMO A ZAPPARE LA TERRA 12 ORE AL GIORNO PER RADDRIZZARGLI LA SCHIENA?
Una ragazzina disabile picchiata e ricoperta di sputi da tre compagni di classe: due ragazze e un ragazzo,
tutti minorenni.
Mentre una terza ragazza filma il tutto per poi diffondere il video su Whatsapp e Facebook.
È successo all’istituto alberghiero «Giulio Pastore» di Varallo, una delle scuole superiori più blasonate della provincia di Vercelli.
La scena, un misto di violenza, bullismo e umiliazione, è stata ripresa all’interno di un’aula, durante una lezione.
Nel filmato si vede chiaramente anche l’insegnante, che non però non interviene per difendere la ragazzina disabile e non fa nulla per porre fine alla prevaricazione degli alunni sulla coetanea.
Il video è stato rimosso da internet e si stanno occupando del caso i carabinieri della Compagnia di Borgosesia.
I volti dei protagonisti del video sono chiaramente riconoscibili e i responsabili sono già stati individuati; gli inquirenti tengono il massimo riserbo sulle indagini.
Oltre ai quattro ragazzini coinvolti bisognerà accertare la responsabilità della docente presente in classe durante la registrazione e che ha assistito senza intervenire alle scene di violenza.
Questo ennesimo schifoso atto di bullismo dimostra che occorre da tempo un adeguato intervento normativo per ripristinare il concetto di legalità in troppi cervelli malati, prima che ci scappi il morto.
O ad Alfano interessano solo i furti negli appartamenti perchè raddoppiare le pene in quel caso porta voti?
E Renzi che parla (a sproposito) di tutto, perchè non dedica una slide a questo fenomeno con relative statistiche sulla “buona scuola” dei teppisti?
Una prima regola dovrebbe essere quella di dare indicazione al tribunali dei minori di togliere immediatamente questi soggetti minorenni alla famiglia e domiciliarli per un po’ in strutture per i minori.
In secondo luogo condannarli a lavori socialmente utili e, solo al termine del percorso, reintegrarli tra le persone civili.
Nel frattempo le loro famiglie dovrebbero essere condannate a risarcire i danni materiali e morali, aumentati del costo per seguire i loro figli in strutture pubbliche a spese della comunità .
Forse gli viene voglia di seguirli non solo quando li mandano alla settimana bianca.
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Marzo 13th, 2015 Riccardo Fucile
DIETRO LA VITTORIA DELLA PAITA ALLE PRIMARIE AD ALBENGA IL SUPPORTO DEL SUO COMITATO LOCALE: E IL RESPONSABILE ERA PAOLO CASSANI, INDICATO DALLA DDIA COME PRESTANOME DEL BOSS DELLA ‘NDRANGHETA
E’ sufficiente leggere l’Ordinanza di Custodia Cautelare di GULLACE “Ninetto” Carmelo per notare quante volte compaia il nome di tale CASSANI Paolo, indicato da Carabinieri, D.I.A., Procura di Savona e GIP come “prestanome” del boss GULLACE. Se ad Albenga, poi, non vi è una colonia di “Cassani Paolo”, che farebbe cadere in un caso di spiacevole omonimia, lo stesso nome e cognome lo si ritrova sul sito di Raffaella Paita alla voce “sostenitori”.
Nella foto la Lella Paita è con i tre responsabili dei Comitati di Albenga, di cui uno è proprio il Cassani Paolo, a sostegno della sua candidatura in occasione delle Primarie (quelle taroccate su cui la Casa della Legalità ha documentato alla virgola, per cui Cofferati ha sbattuto la porta e su cui indagano Procura ed Antimafia)…
“Comitati per Raffaella Paita di Albenga” che se hanno pesato in modo decisivo con il voto alle Primarie per la vittoria della prediletta di Claudio, non venivano nemmeno indicati (come fossero dei fantasmi) nella lista sul sito della Paita.
Per facilitare il riscontro riportiamo qui alcuni passaggi (i nomi delle vittime sono ovviamente omissati):
“[GULLACE Carmelo] perchè essendo stato condannato per reati di criminalità organizzata e già sottoposto a misura di prevenzione, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale, attribuiva fittiziamente a CASSANI Paolo la disponibilità di denaro e di rapporti giuridici, ed in particolare: nell’anno 2007 consegnava la somma di € 40 mila a CASSANI Paolo che lo versava con bonifico o assegno a (…omissis…), mutuataria della somma, la quale sottoscriveva contratto preliminare per la cessione di immobili di sua proprietà con CASSANI Paolo, al quale veniva attribuita fittiziamente la veste di promissario acquirente, essendo il vero titolare del rapporto giuridico lo stesso GULLACE
– nell’anno 2007, avendo effettuato il prestito della somma di € 80 mila euro a favore di (…omissis…), faceva sottoscrivere al predetto debitore un contratto preliminare con cui il primo si impegnava a vendere a CASSANI Paolo un immobile in Calizzano, attribuendo fittiziamente a CASSANI la veste di promissario acquirente, essendo il vero titolare del rapporto giuridico lo stesso GULLACE; nella provincia di Savona nel corso del 2007.
A fronte di tali evidenze (…omissis…) viene sentito in data 9.1. e 16.1.2015. Il secondo verbale ha ad oggetto i rapporti di debito/credito con il GULLACE.
Riferisce che negli anni 2006-2007 aveva avuto una grave crisi di liquidità e, su consiglio di Paolo CASSANI, si era rivolto al GULLACE domandandogli un prestito di € 80.000,00 da restituire in due mesi. Questi gli aveva detto di non avere la disponibilità della somma ma di poterla ottenere da terzi che avrebbero preteso l’interesse del 10% mensile. Successivamente aveva avuto bisogno di altro denaro ed il GULLACE gli aveva prestato altri 40.000,00 euro, a garanzia dei quali aveva preteso la sottoscrizione con il CASSANI, quale prestanome, di un preliminare di vendita di un alloggio a Calizzano. Sempre nel 2007 aveva chiesto ed ottenuto altri 30.000 e 10.000 euro, versati dal GULLACE in contanti come precedenza.
Nel periodo successivo aveva iniziato a pagare i debiti così contratti, corrispondendo al GULLACE una somma “non inferiore ad € 100.000” ma comunque insufficiente a coprire gli interessi e ad impedire che il debito complessivo continuasse a lievitare.
3. Al capo 6) si contesta il delitto di cui all’art. 12 quinquies commesso nel 2007 in relazione a due specifiche operazioni immobiliari.
La prima è consistita nell’erogazione un prestito pari ad € 40.000 in favore di (…omissis…) che versava in difficoltà economiche, a garanzia del quale il GULLACE fece sottoscrivere alla donna un contratto preliminare con il suo prestanome Paolo CASSANI.
Ulteriore conferma è emersa dagli accertamenti bancari che hanno fornito prova del rilascio, da parte della filiale di Albenga del Banco di San Giorgio, in data 20.12.2007, di assegni circolari a favore di (…omissis…) per l’importo complessivo di € 35.000,00 richiesti da CASSANI Paolo.
Del tutto analoga l’operazione conclusa dal GULLACE con il (…omissis…) – sempre nell’anno 2007 — allorchè l’indagato, prima di erogare uno dei prestiti di cui si è detto in precedenza, pretese ed ottenne la sottoscrizione di una promessa di vendita relativa ad un alloggio in comune di Calizzano tra il (…omissis…) ed il CASSANI.
Ma la storia non finisce mica qui.
Così come quella del rapporto ACCAME Fabrizio con il centrosinistra (dai tempi di TABO’ a quelli di CANGIANO), o quella di TESTA Mauro uomo di Teardo, delle case popolari, dei tempi d’oro dei NUCERA, approdato nel vertice del PD di Albenga, anche quella di CASSANI (pure lui nel vertice del PD di Albenga capeggiato dall’On. Franco Vazio) apre porte inaspettate (per alcuni)…
Cassani Paolo lo troviamo nella società “GLI ULIVI DI CASSANI PAOLO E C. S.A.S.” dove emerge essere socio e con la qualifica di “Procuratore”, unica nomina possibile dopo che, nel 2012, è scattata la misura interdittiva per una Sentenza nei suoi confronti divenuta definitiva.
Accanto a lui nella società , come socio e Procuratore, troviamo SASSO Gianfranco (cognato?) il cui nome già si ritrovava nelle inchieste su massoneria e sistema teardiano della Procura di Savona, i cui Atti sono stati pubblicati recentemente sul sito del Parlamento, visto che erano stati acquisiti dalla nota Commissione d’inchiesta sulla P2 [vedi qui l’estratto sulla Liguria].
E SASSO Gianfranco non è certo uno qualunque.
L’alassino, classe 1946, oltre che comparire in diverse imprese è stato nominato alla guida della società “A.V.A. Spa”, ovvero l’AEROPORTO DI VILLANOVA D’ALBENGA SPA.
In quello conosciuto in tutta Italia come l’Aeroporto di Scajola, il SASSO è Consigliere e Presidente del Consiglio di Amministrazione.
Ufficio di Presidenza
Casa della Legalità
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Marzo 13th, 2015 Riccardo Fucile
LA STIMA DELLA UIL SUI VANTAGGI DELLA RIFORMA DEL LAVORO È MATERIA DI STUDIO DEGLI IMPRENDITORI ANCHE AI CONVEGNI DI CONFARTIGIANATO
Che il mix tra sgravi contributivi per le nuove assunzioni e nuovo contratto “a tutele crescenti” fosse
vantaggioso per le aziende, lo aveva già segnalato la Uil.
Che questo beneficio venga orgogliosamente sponsorizzato da un’associazione come Confartigianato, è però il sintomo del tempo.
Il segnale, cioè, che il mondo delle imprese, delle professioni, si sta preparando alla grande occasione avendo colto al volo il vantaggio dato dalla combinazione tra incentivi e possibilità di licenziare.
Il cartellone che reca la “simulazione dei costi” di una nuova assunzione fa bella mostra di sè sul sito di informazione finanziaria Professionefinan  za.com  .
Ed è inequivocabile.
Si prende a modello l’ipotesi di una nuova assunzione dal reddito annuo di 25 mila euro. Divisa per 13 mensilità se ne ricava un costo mensile, per l’impresa, di 1.923 euro.
Grazie alla legge di Stabilità del 2015, però, che “per un periodo massimo di trentasei mesi riconosce l’esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro”, quella stessa assunzione, dal primo gennaio, produce un risparmio di 7.875 euro.
Il cartello di simulazione conteggia poi lo sgravio del contributo Irap, anch’esso deciso nella legge di Stabilità , che permette un ulteriore risparmio di 1.278 euro con un totale di beneficio a favore dell’azienda pari a 9.153 euro.
Veniamo così ai costi.
La simulazione presume che il licenziamento avvenga dopo un anno e così si conteggiano due mensilità per un totale di 3.846 euro.
In realtà , la simulazione compie un errore perchè la legge prevede un indennizzo in ragione di due mensilità l’anno ma comunque “non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilità ”.
La somma indicata nello schema, quindi, che alla fine produrrà un beneficio stimato per l’azienda di 4.817 euro va sostituita producendo così un beneficio di “soli” 971 euro.
Al di là dell’errore, però, la sostanza non cambia.
E proiettato sui 36 mesi, cumulando così il risparmio in termini di decontribuzione e Irap, si raggiungono cifre che vanno dai 9 ai 18 mila euro a seconda del reddito.
I vantaggi sono evidenti e non è un caso se tutti i siti di consulenza alle imprese in questi giorni siano occupati da proiezioni che offrono la giusta valutazione delle nuove possibili assunzioni.
Tutti hanno capito il vantaggio e tutti si stanno adeguando alle nuove opportunità .
Da qui, la previsione che l’occupazione possa davvero aumentare — Renzi ha parlato di almeno 200 mila posti aggiuntivi nell’anno — è realistica perchè finanziata.
“Il contratto a tutele crescente – dice Guglielmo Loy della Uil, autore dello studio sui benefici per le aziende — io lo definisco un ‘contratto a termine finanziato’”.
“Quello che sta avvenendo è tutto legale — aggiunge Loy — e, in fondo, questi consulenti li capisco, stanno facendo il loro lavoro anche se osserviamo il fenomeno con una certa amarezza. Il punto, conclude, è capire davvero cosa avverrà al termine dei 36 mesi previsti per la decontribuzione”.
La permanenza o meno del vantaggio fiscale sarà in effetti decisiva.
Lo sa il governo, lo sanno le imprese.
Ma la politica economica e del lavoro degli ultimi decenni non è mai sembrata guardare al lungo periodo.
Si preferisce prendere i soldi e scappare via e così sarà anche questa volta.
Va però detto che l’aspetto decisivo sarà l’andamento dell’economia nel suo complesso. Le migliori previsioni per il 2015 al momento si attestano a un più 0,8% e se non ci saranno segnali evidenti di ripresa è difficile che le aziende possano mettersi ad assumere nonostante gli incentivi.
Sembra accorgersi di queste contraddizioni uno dei migliori consiglieri di Matteo Renzi, quell’Andrea Guerra, già amministratore della Luxottica, additato dal presidente del Consiglio come uno dei migliori manager italiani e divenuto il consigliere strategico di Palazzo Chigi per la politica industriale.
Ieri, ai microfoni di Mix24 di Giovanni Minoli, ha detto: “Penso che dentro al Jobs act ci siano tante cose buone ma credo che manchi ancora qualcosa di fondamentale che è la protezione del lavoratore nel lungo periodo”.
“La flessibilità — prosegue Guerra — ce la chiede il mondo, ma è fondamentale la qualificazione e riqualificazione.” “La linea Marchionne sulle relazioni industriali non è la mia”.
Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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