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EMILIANO (PD) HA PERSO UN’OCCASIONE PER TACERE

Marzo 11th, 2015 Riccardo Fucile

PER QUALE MOTIVO “I PM MILANESI DOVREBBERO SCUSARSI CON BERLUSCONI”? … PRIMA MAGARI LUI CI SPIEGHI COME MAI UNA CHE AVEVA LE PEZZE AL CULO ADESSO HA UN PATRIMONIO DI MILIONI DI EURO

Michele Emiliano, candidato del centrosinistra alle prossime elezioni regionali in Puglia, a L’Aria che tira, su La7 ha così commentato l’assoluzione di Berlusconi: “Dopo la decisione della Cassazione, la procura milanese, in maniera istituzionale, dovrebbe prendere atto della sconfitta e scusarsi, tra virgolette, con Berlusconi, perchè un pm non è obbligato a rinviare a giudizio una persona. Se lo fa, deve avere un apparato probatorio certo al 100% ”.
Tesi assai originale per un ex magistrato che dovrebbe sapere intanto che di fronte a una notizia di reato c’è l’obbligo di indagare da parte dell’autorità  giudiziaria.
E a fronte della certezza che Ruby fosse minorenne nel periodo di frequentazione di Arcore e che erano state provate dazioni di denaro a suo favore la procura di Milano ha legittimamente indagato e rinviato a giudizio.
Non solo: Emiliano ricorderà  che in una prima fase era stata negata da parte dell’ex premier qualsiasi forma di prostituzione nella sua residenza per finire con l’ammissione della stessa da parte invece dell’avv. Coppi.
Così come Ruby aveva dapprima negato rapporti sessuali a pagamento, per poi invece ammetterli..
Se la Cassazione ha mandato assolto Berlusconi è perchè ha ritenuto di aderire all’ipotesi della difesa “Berlusconi non sapeva che Ruby fosse minorenne”.
Tesi avallata da Ruby stessa fino allo stremo.
Ma Emiliano dovrebbe allora spiegarci per quale ragione la signorina in questione che aveva le pezze al culo (per usare un eufemismo) improvvisamente negli anni a seguire ha tenuto un tenore di vita elevatissimo e gode di un patrimonio milionario.
E se nel Ruby ter emergesse una corruzione dei testimoni e venisse provato che molte ragazze hanno mentito in cambio di denaro che direbbero Emiliano e la Cassazione a questo punto?
Perchè è evidente che non si potrà  mai provare alcun reato se un imputato compra il silenzio della presunta parte lesa.
Ultima considerazione per Emiliano quando afferma che “nessun Pm è obbligato a rinviare a giudizio una persona. Se lo fa, deve avere un apparato probatorio certo al 100”.
Ma se uno avesse un impianto probatorio a prova di bomba al 100% non ci sarebbero mai assoluzioni, quelle stesse che lui stesso da magistrato avrà  ogni tanto pronunciato.
Non ci sarebbe neanche la necessità  di processi, ci sarebbero solo condanne certe e plotoni di esecuzione, in barba ai principi del diritto alla difesa.
Quante volte abbiamo assistito a sentenze di condanna con impianti probatori ben più labili?
Il più pertinente è stato l’avv Coppi che ha parlato di “mancanza di prova provata”.
Ma per provarla occorreva in questo caso o l’ammissione dell’imputato o della parte lesa.
E ciascuno dei due aveva buone ragioni per negare, tutto qua.
Con buona pace del futuro governatore Emiliano che non ha bisogno di cercare qualche voto moderato per vincere in Puglia.

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“MI SAREI ODIATA SE GLI AVESSI PERMESSO DI PARLARE”: RIMA KARAKI DOPO AVER ZITTITO L’ISLAMISTA E’ DIVENTATA UN’ICONA

Marzo 11th, 2015 Riccardo Fucile

“NON MI SENTO UN’EROINA, SOLO UNA DONNA CHE HA RISPETTO DI SE'”

E’ diventata una star del web Rima Karaki, la giornalista libanese che cinque giorni fa ha interrotto il collegamento video con l’islamista Al-Seba’i dopo che l’uomo l’ha offesa in diretta tv invitandola, con toni abbastanza rudi, a tacere perchè era soltanto una donna.
Dopo la dichiarazione sessista la Karaki ha risposto duramente: “Se non c’è rispetto reciproco, la conversazione è chiusa”.
Il video dell’intervista della conduttrice libanese di Memri TV allo studioso islamista Hani Al Seba’i è diventato virale, più di 5 milioni di utenti internet l’hanno visto su YouTube.
La giornalista è diventata un’eroina. Sui social network in molti si sono schierati dalla sua parte, pubblicando numerosi tweet in suo supporto: “Sei una leggenda, un esempio assoluto per le donne che vengono continuamente umiliate dagli uomini”.
Intervistata dal quotidiano il Fatto Quotidiano in merito alla vicenda, ha risposto:
“Non voglio continuare ad alimentare la diatriba con il dottor Al-Seba’i perchè non mi interessa lui, ma quello che rappresenta, cioè l’intolleranza degli integralisti nei confronti delle donne. Ho deciso di tagliare il collegamento quando mi ha mancato di rispetto dicendomi di stare zitta e in seguito quando mi ha accusata di essere una donna arrogante, non scelta da lui per farsi intervistare. Questa persona mi ha mancato di rispetto. Non mi sono offesa perchè la pensiamo diversamente sulla religione o sul ruolo delle donne. Ho semplicemente voluto rivendicare che ho una dignità  come persona e come professionista”.
Inoltre, l’ospite ha preteso che la giornalista indossasse il velo durante il servizio. Rima racconta che nonostante sia molto religiosa e provi profondo rispetto per il velo, non è sua abitudine indossarlo.
Nonostante ciò, per rispetto nei confronti del suo interlocutore, il giorno della trasmissione i suoi capelli erano coperti dal velo.
Malgrado l’attenzione della giornalista verso le richieste dello sceicco, non sono mancate parole di forte indignazione da parte di Al-Seba’i, il quale, dopo la trasmissione ha preteso le scuse dall’emittente libanese.
Ha detto al Guardian: “Sono stati parziali, hanno cercato di dipingermi come un fondamentalista e un amico del leader di al Qaeda, Ayman al-Zawahiri. Come se l’amicizia col dottor Zawahiri fosse un insulto. Ma io sono orgoglioso e ogni musulmano è fiero di esserlo”.
Rima Karaki ha concluso spiegando: “L’ho interrotto perchè avevamo poco tempo e lui stava facendo un excursus storico che non rispondeva alla mia domanda e ho chiuso il collegamento con lui perchè è stato maleducato nei miei confronti. Mi sarei odiata se gli avessi permesso di continuare”
“Alcune persone pensano gli uomini hanno diritto dalla nascita di esercitare controllo sulle donne” ha spiegato ancora Rima al Guardian, “ma ci sono un sacco di donne ora che stanno distruggendo questo stereotipo e un sacco di uomini che le sostengono. Non mi sento un’eroina, mi sento come un uomo o una donna che ha rispetto di sè”.

(da “Huffingtonpost”)

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BERLUSCONI CASSAZIONE: LO SQUALLORE MORALE DI UN’ASSOLUZIONE

Marzo 11th, 2015 Riccardo Fucile

UNA POLITICA DOVE NON CONTANO GLI ATTI COMPIUTI, MA I “REATI RICONOSCIUTI”

“Ius et lex. La silenziosa sacralità  del diritto è stata soppiantata dalla verbosa esteriorità  della legge”. Era il venticinque giugno del 2003 quando Gustavo Zagrebelsky, vicepresidente della Corte Costituzionale, pronunciava queste parole a Montecitorio.
E aggiungeva: “Il mondo del diritto è saturo di leggi. La legalità , quale corrispondenza alla legge, è rimasta sola unità  di misura giuridica e ha scalzato la legittimità , quale rispondenza al diritto”.
Queste altissime parole mi sono ritornate in mente mentre le mie orecchie ascoltavano, incredule, la sentenza della Corte di Cassazione: non fu concussione per costrizione e non fu prostituzione minorile. Non fu reato…
Ma restano, comunque, i fatti delittuosi e vergognosi per uno statista.
Così come resta il ciarpame denunciato dall’allora moglie Veronica Lario, gli incontri sessuali con giovani ragazze (minorenni e non) .
E tuttavia mancano le prove della consapevolezza dell’età  minorile e l’arma dell’intimidazione e della concussione (come se una telefonata dovesse presentarsi armata di pistola).
Lo squallore di tutta la vicenda è altresì evidenziato dalle parole di plauso e di soddisfazione degli avvocati dell’ex-Cavaliere e dalle lacrime di plastica dell’imputato. “La decisione dei giudici cancella qualsiasi discussione, comprese anche quelle che si erano sviluppate dopo le dimissioni del presidente della Corte di Appello (Enrico Tranfa, ndr). Si è trattato di una sentenza meditata, come testimonia la camera di consiglio durata 9 ore. È una grande vittoria, siamo molto soddisfatti”, ha dichiarato Franco Coppi, parlando anche a nome degli altri avvocati.
Da parte sua, Silvio Berlusconi confessa di “essersi tolto un macigno dalla coscienza”. Evidentemente, per una coscienza formattata sull’onda breve dell’immagine più che sulla lunghezza d’onda dell’essere non contano gli “atti” compiuti ma i “reati” riconosciuti.

Don Aldo Antonelli
Parroco ad Antrosano
(da “Huffingtonpost“)

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BERLUSCONI ASSOLTO, MANCHEREBBE “LA PROVA PROVATA”

Marzo 11th, 2015 Riccardo Fucile

MA LE POLEMICHE CONTINUERANNO

Non era reato di concussione la telefonata in questura per ottenere il rilascio di una sua amica minorenne.
Non era reato frequentare e invitare a casa una giovane prostituta se non è provato che si conosce esattamente la sua età , se, come ha detto ieri il professor Franco Coppi, per raggiungere la prova provata «manca l’ultimo gradino».
Questo, una manciata prima della mezzanotte, stabilisce la sesta sezione penale della corte di cassazione. Berlusconi assolto. Viene confermata anche a Roma la sentenza d’appello, depositata dalla corte d’appello di Milano il 16 ottobre scorso, scritta dal relatore Concetta Locurto, e che causò, in polemica, le dimissioni del presidente Enrico Tranfa.
L’Italia, la magistratura, l’avvocatura, il giornalismo continueranno ad essere divisi tra innocentisti e colpevolisti? Probabilmente sì, anche perchè i fatti successi a Milano continuano a suscitare polemiche.
Basta, per fare un esempio, ricordare le parole usate ieri dal procuratore generale Edoardo Scardascione, che proclamava la colpevolezza di Berlusconi: «L’episodio nel quale Silvio Berlusconi racconta che Ruby è la nipote di Moubarak è degno di un film di Mel Brooks e tutto il mondo ci ha riso dietro».
O considerare che Karima-Ruby, dopo la telefonata di Berlusconi, torna in strada anche se gli accertamenti sulla sua identità  sono ancora in corso e torna dove secondo il sostituto procuratore dei minori non sarebbe dovuta tornare, e cioè a casa della prostituta che l’ospitava.
Ma se le polemiche continuano, sui fatti e sull’interpretazione dei fatti come si accertano in democrazia cala da ieri il sipario della giustizia: condanna in primo grado a sette anni, assoluzione in appello, conferma in cassazione.
Il caso Ruby-Silvio è chiuso.
Restano però — e non possono essere dimenticate, anche perchè esiste un’inchiesta, chiamata Ruby-ter, ancora in corso — le bugie di Silvio Berlusconi.
Comizi politici a parte, nell’aula di giustizia aveva letto una memoria sostenendo che «alcune ospiti organizzavano spettacoli con musica e costumi che non avevano nulla di volgare o scandaloso », nè si erano «mai svolte scene di natura sessuale».
Ieri questa versione è stata ufficialmente smentita sino in Cassazione.
Lo hanno fatto anche gli avvocati, difendendo la sentenza d’appello d’assoluzione nella sua interezza, aggiungendo quindi che la difesa «ammette fatti di prostituzione ad Arcore».
Ammette anche che Ruby, e cioè Karima El Mahroug, nonostante le smentite di Berlusconi, «si prostituiva prima e dopo e forse anche ad Arcore», ma non è questo il punto: il punto è che manca per la difesa «l’ultimo gradino», non c’è prova che Berlusconi sapesse di avere a che fare con una minorenne.
Manca, su Ostuni, «l’ordine perentorio», come la «minaccia concreta», quindi il funzionario, se ha ubbidito a Berlusconi, rilasciando Ruby, l’ha fatto perchè si è «autoindotto, per timore referenziale».
E mancano sia la soggettività  (Ostuni non si sentiva concusso), sia la materialità  del reato. Quindi, come più volte ha ripetuto Coppi, «manca un gradino», e non si possono costruire gradini con le deduzioni, anche se sono logiche.
Ieri, nell’aula della sesta penale, il clima era teso, vibrante, da «ultima spiaggia».
Non si è usato tanto il fioretto del diritto, quanto la spada della «cronaca» dei fatti.
Con il procuratore Scardascione che ha rispolverato l’intercettazione in cui si parla di «quella era pupilla e Ruby il fondoschiena (…) perchè il problema della minore età » delle ragazze che frequentano Berlusconi «non è un accidente, anche la moglie Veronica gliel’aveva detto (…) E a Milano il desiderio del sovrano è stato esaudito».
E con Coppi-Dinacci che definiscono il ricorso del sostituto procuratore milanese Piero de Petris «non pertinente», e contradditorio, perchè «per quasi tutte le pagine parla della concussione per costrizione, e in fondo dice che, insomma, se non è per concussione, può essere per induzione, ma sono fattispecie diverse di reato, come questa corte c’insegna».
Coppi ha parlato ininterrottamente dalle 12.25 alle 13.45, ha molto criticato la cosiddetta «frase mancante», e cioè quella che Ostuni avrebbe dovuto pronunciare: «Presidente, si tranquillizzi, non è nipote di Moubarak, è una marocchina e per ordine della pm andrà  in una comunità  protetta».
La sintesi di Coppi è brutale: «Ma perchè avrebbe dovuto dirlo, una volta che il problema era risolto?».
Era un concetto che aveva provato a sviluppare anche Scardascione: i reati di concussione, diceva ieri mattina, riguardano il denaro e il potere, in questo caso però «siamo davanti a un danno patrimoniale? », domandava retorico.
No, qui «il bene giuridico da tutelare è l’imparzialità  e il buon andamento della pubblica amministrazione (…) qui non c’è privato, la filiera del pubblico ufficiale è decisiva».
Perchè un presidente del Consiglio, annunciato dal caposcorta, chiama da Parigi, nella notte, «non il prefetto, non il capo della polizia, ma un capo di gabinetto» della questura, «un responsabile di staff, non ha qualifica per ordinare, ma è uno snodo».
E la «personalità  di Ostuni viene ghiacciata, ibernata. Non ha più spazio. C’è spazio per dire “Ne parliamo domani?”. No, non ce l’ha.
Questo è l’annullamento delle scelte». E sembrava strano, alla procura generale della cassazione, che un poliziotto di strada, Ermes Cafaro, «capisca tutto in un quarto d’ora», mentre in questura sembrano non capire.
Ma per il presidente Nicola Milo questo non conta.
E occorrerà  leggere le motivazioni per capire quali sono i confini del reato di concussione.

Piero Colaprico
(da “La Repubblica”)

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QUANDO IL PRIMO CHE PASSA DIVENTA UN FRATELLO D’ITALIA: E RIZZETTO DIVENTA “UNO DI NOI”

Marzo 11th, 2015 Riccardo Fucile

LA DESTRA MELONIANA CAMBIA LINEA POLITICA: ORA ACCOGLIE PROFUGHI   E SCATTA SELFIE

La sorella d’Italia Giorgia Meloni in quel di Venezia si è dovuta accontentare della presenza del leghista Fedriga invece che del suo mito Salvini, impegnato ad assistere a una partita di calcetto.
Ma ha rimediato con Walter Rizzetto, l’ex deputato del Movimento 5 Stelle, oggi nel gruppo misto come Alternativa Libera, assurto a nuova icona della destra ben-pensante e accolto dal coro “Uno di noi, Rizzetto uno di noi“ da una base priva di riferimenti ideologici, dove il primo che passa va bene.
Per chi fino a ieri riteneva che i riferimenti politici e culturali della destra europea fossero altri, un improvviso e traumatico ritorno alla realtà .
Benissimo far salutare un ospite, ma sbrodolarsi di giuggiole al grido “uno di noi” presuppone conoscere almeno due elementi: chi è lui e chi siamo noi.
E mentre ci appare chiaro il percorso politico di Rizzetto che ha lasciato i Cinquestelle anche per ragioni di contrasti locali ed è colui che è andato come capodelegazione alle consultazioni di Renzi fino a ieri come “Alternativa Libera”, forse il problema per i Fratelli d’Italia verte sul capire “chi siamo noi”.
Non tanto da dove vengano (cosa ben nota, con una decennale sudditanza a Berlusconi, nel cui governo hanno avuto anche ruoli di primo piano), ma dove vogliano andare.
Dal palco Rizzetto ha criticate le politiche d’immigrazione del governo Renzi, ha parlato della necessità  di dare un forte aiuto ad artigiani e imprenditori e ha espresso sostegno alle forze armate e ai due marò.
Il minimo sindacale per meritarsi un selfie che Giorgia non nega a nessuno.
Avanti un altro.

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SALVINI CACCIA TOSI MA SUL WEB LA BASE SI SPACCA: “DILLO CHE HAI PAURA DI TOSI, SEI PEGGIO DI RENZI”

Marzo 11th, 2015 Riccardo Fucile

“FINO A IERI LA FONDAZIONE ANDAVA BENE, COME MAI OGGI NO?”… “PERCHE’ LA LIGA VENETA DEVE ESSERE COMANDATA DAI LOMBARDI?”

Nell’arco di una notte il post con cui Salvini ha sancito la defenestrazione di Flavio Tosi ha ricevuto quasi 800 commenti, 400 condivisioni e 5mila like e, c’è da scommetterci, i numeri continueranno a crescere.
Ma i commenti al post   sono tutt’altro che a senso unico.
Si va dagli insulti più beceri all’indirizzo del sindaco di Verona, fino ai toni di disappunto per la scelta del segretario.
Tosi viene accusato a fasi alterne di essere assetato di poltrone: “Quando le cose cominciano ad andare bene c’ è sempre qualcuno che deve rompere le palle… cosa vuol dire la cadrega…”   e di essere “come Fini”.
Altri lo accomunano ad Alfano, la persona che oggi più che mai attira gli odi dei leghisti: “Tosi andasse a taglia l’erba ai giardinetti. A me mi puzza. Me sembra Alfano. Matteo sei un mito vai avanti così”.
I commenti dei tosiani sono più articolati e accusano Salvini di essere la causa della spaccatura: “Da Veneta sono molto dispiaciuta, Tosi era pronto a venire incontro, l’importante era fare le liste in Veneto e non comprendo perchè lei non ha voluto questo”. Lo si accusa di essere un “dittatore come Renzi”, poi via di amarezza e delusione. “La Moretti ringrazia e, dalla gioia, ha incrementato le sedute dall’estetista…” scrive qualcuno, mentre c’è chi pone delle domande: “Come mai la fondazione di Tosi “ieri” andava bene e “oggi” no?” e, ancora, “perchè la Liga Veneta, con Tosi segretario, non poteva scegliere e fare le liste?”.
Ancora una volta si punta il dito su Salvini: “Mi dispiace Matteo, hai fatto tutto tu, da solo, e se il Veneto finirà  in mano a quella invotabile della Moretti sarà  solo colpa tua. Dillo che hai (o avete) paura di Tosi”.
Tra i commenti se ne scova anche qualcuno di militanti iscritti alla fondazione di Tosi: “Mi permetto di dire che non capisco… fino a una settimana fa la fondazione andava bene alla Lega… tutti zitti… ora non va più.   Qual è la verità ? tu Salvini sei bravo ma anche Tosi non è da meno. C’è qualcosa che non quadra…”.
Matteo Salvini, a qualche ora dal post che ha messo fine alla relazione Lega-Tosi, prova a spostare l’attenzione lanciando strali contro Alfano: “Notte serena Amici — scrive il segretario del Carroccio -. Alfano attacca ‘la Lega estremista’ e dice ‘mai appresso a Salvini’. Lo capisco, lui preferisce stare ‘appresso’ ai clandestini”.
SUI PROFILI VICINI A TOSI
Anche sul profilo della fondazione “Ricostruiamo il paese”, decisamente meno frequentato rispetto a quello di Salvini, non mancano i commenti alla notizia della serata. Anche in questo caso non si tratta di commenti a senso unico. “La rottura l’hai voluta tu, non dare la colpa a Salvini. Ora vediamo quanto vali fuori da Verona!” e ancora “Secondo me ci rimette Lega e Verona! O no! Flavio perchè questo cambiamento. Mah!”. Il sindaco si prende del “traditore”, del “democristiano” , ma anche qualche complimento: “Tosi sei un grande! Tutti gli altri politici al tuo posto si sarebbero svenduti! Io da militante esco dalla lega con Tosi e mi porto dietro più persone possibile!”.
Poi un messaggio di sostegno che sembra una delazione: “Tosi anche un pezzettino di Calabria e con te”, per contro Salvini si prende del “demagogo e populista”
Nella galassia dei profili Facebook tosiani c’è anche “Flavio Tosi per l’Italia intera” che affida alla rete una difesa d’ufficio: “Noi sentiamo Flavio praticamente tutti i giorni e in questi mesi mai e poi mai lo abbiamo sentito dire che si voleva alleare con uno o con l’altro, Flavio è sempre stato un limpido e trasparente e se voleva fare certe scelte di certo non si preoccupava di dirlo lui per primo… Alfano, Passera? Mah, sono nomi pronunciati solo da chi l’ha voluto far fuori, mai da lui… perchè vedete, dare educazione e rispetto è un tantino diverso dall’allearsi politicamente a qualcuno… ma se volete continuare a credere alla storia dell’orso fate pure… nessuno ve lo vieta!”
A ROMA
In ballo ci sono anche i destini dei tosiani di Roma.
La truppa non è foltissima, ma potrebbe creare qualche sfaldamento nei palazzi romani. Al Senato sono apertamente e dichiaratamente schierate con Tosi (con tanto di foto del profilo Facebook dedicata) la senatrice Patrizia Bisinella “lady Tosi” e la senatrice Emanuela Munerato (quella che fece un accorato intervento in aula vestita da operaia), per chiudere con Raffaela Bellot, che non offre evidenze ‘social’ della propria appartenenza ma nei giorni scorsi si è schierata pubblicamente con la posizione espressa da Flavio Tosi nella diatriba con la segreteria federale.
Nell’altro ramo del Parlamento il deputato schierato più apertamente è Roberto Caon, che non cambia la foto del profilo ma condivide e commenta contenuti inequivocabilmente tosiani e   foto con il sindaco di Verona.
Nelle fila tosiane vengono annoverati anche i deputati Matteo Bragantini, Emanuele Prataviera e Filippo Busin.

Alessandro Madron
(da “il Fatto Quotidiano“)

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LEGA LADRONA: 48 INDAGATI PER APPROPRIAZIONE INDEBITA A REGGIO EMILIA

Marzo 11th, 2015 Riccardo Fucile

RIMBORSI FACILI PER 250.000 EURO, 54 CAPI DI IMPUTAZIONI: ALBERGHI, CENE, APERITIVI, SPESE SENZA VIDIMAZIONE

Aperitivi elettorali, pizze in compagnia, il conto dell’hotel dell’ex leader Umberto Bossi e il compenso agli autisti dei camion-vela.
Sarebbero solo alcuni delle centinaia di rimborsi messi sotto la lente dai militari del Guardia di Finanza di Reggio, che nell’ultimo anno hanno passato al setaccio tutte le pezze d’appoggio custodite nella sede reggiana della Lega Nord dell’Emilia.
Un’indagine certosina, che ha portato alla luce una lunghissima serie di spese rimborsate a dirigenti e militanti del partito, ora indagati in massa dalla procura di Reggio.
Non si tratta di fondi statali, bensì di soldi appartenenti al movimento politico sui quali pesa un’ipotesi di reato per appropriazione indebita aggravata formulata nei confronti di 48 leghisti, buona parte dei quali reggiani.
Il totale dei rimborsi contestati è di circa 250 mila euro.
In tutto sono 54 i capi di imputazione e si riferiscono a fatti ricostruiti dal sostituto procuratore Stefania Pigozzi, relativamente a quattro anni, dal 2009 al 2012, periodo sul quale si sono concentrati gli uomini della Guadia di Finanza.
Tra i nomi iscritti nel registro degli indagati c’è anche Marco Lusetti, proprio colui dal quale è partito l’esposto nel 2012 e che ha dato il “la” alle indagini sui fondi, sentito più volte in questi mesi dal pm reggiano.
Insieme a lui risulta essere indagato anche Angelo Alessandri, ex segretario della Lega Nord Emilia.
C’è poi Giacomo Giovannini, leghista fino al 2012 e ora a Progetto Reggio, Gianfranco Barigazzi, già  responsabile amministrativo della Lega Emilia, Gabriele Fossa, ex consigliere della circoscrizione ed ex segretario del Carroccio sempre a Reggio.
Ma la lista è talmente lunga che sono pochi i militanti attivi in quel periodo che sono rimasti fuori dall’inchiesta.
Ci sarebbero infatti anche anziani volontari e giovani universitari che si sono fatti rimborsare le prestazioni più disparate.
Si va dalla bolletta anticipata alla sede, al servizio di guida per i camion elettorali, fino a chi ha chiesto i rimborsi per il viaggio effettuato a L’Aquila per portare aiuti ai terremotati.
Un ampio calderone nel quale sono finiti tutti gli importi messi insieme dalle Fiamme gialle.
In molti casi si tratta di giustificativi che riportano la descrizione del rimborso ma sono completamente sprovvisti di timbro della Lega o di una qualsiasi intestazione.
Le cifre maggiori sono riferite a rimborsi spese a politici di spicco del Carroccio: in alcuni casi mancherebbero completamente le pezze giustificative, in altri quanto consegnato a supporto sarebbe invece riferito a situazioni considerate diverse dagli investigatori rispetto a quanto riportato nelle richieste.
Nei prossimi giorni diversi indagati verranno interrogati.
Le indagini, quindi, sono ancora in corso e gli indagati verranno sentiti alla presenza dei loro avvocati.
Da quanto trapela, una volta esaurita la serie di interrogatori, l’inchiesta si avvierà  alla sua conclusione con relative richieste di rinvio a giudizio.

(da “La Gazzetta di Reggio Emilia”)

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BERLUSCONI SCEGLIE BRUNETTA: CON VERDINI ARIA DI SEPARAZIONE

Marzo 11th, 2015 Riccardo Fucile

“ORMAI DENIS STA CON RENZI, NON CON NOI”… FORZA ITALIA SPACCATA IN TRE

La frattura è scritta nero su bianco.
È una frattura che fa tremare il cuore del sistema di potere berlusconiano. Da un lato Berlusconi. Dall’altro Verdini.
Ecco la nota che l’ex premier scrive nel pomeriggio, come risposta al “documento” presentato da una ventina di verdiani: “Oggi Forza Italia ha ripreso la sua autonomia e torna a fare opposizione a 360 gradi, come stabilito durante il dibattito negli organismi di partito e all’interno dei gruppi parlamentari che, all’unanimità , hanno fatto proprie queste scelte. Chi oggi ha ritenuto di dover esprimere le proprie riflessioni, avrebbe fatto meglio a farlo allora, condividendo con tutti noi i suoi spunti di dibattito”.
Parole chiare, che suonano come una risposta al documento di Denis Verdini, dove si parlava di “deficit democratico” nella condivisione delle scelte. E di “disagio e dissenso”: “Siamo persuasi — si legge nella lettera dei verdianiani – che la conduzione del nostro gruppo parlamentare mostri quotidianamente un deficit di democrazia, partecipazione ed organizzazione: non è pensabile, per rispetto dell’intelligenza di tutti, che si continui a riunirsi per ratificare decisioni già  prese altrove e che magari Ti vengono rappresentate come decisioni unitarie del gruppo”.
Di fatto, la richiesta della testa di Brunetta (leggi qui: la manovra per far saltare Brunetta).
Richiesta che Berlusconi spedisce al mittente. È cruciale il passaggio in cui l’ex premier difende Renato Brunetta, l’alfiere della linea dura: “Ringrazio Renato Brunetta, che si è assunto il non facile compito di argomentare le nostre scelte e del quale ho condiviso l’intervento in Aula nei toni e nelle parole”.
È forse il passaggio più importante.
Perchè proprio la testa di Brunetta era la richiesta non solo dei verdiniani, ma anche di quelli come Mariastella Gelmini che vogliono una “Forza Italia riformista”.
Renato non si discute, dice Berlusconi.
Che invita all’armonia, a smetterla con i protagonismi.
Forza Italia è evidentemente divisa in tre (i 20 fittiani contro le riforme, i diciotto verdiniani pro-Nazareno, il corpaccione che si sarebbe astenuto e ha subito la scelta) ma Berlusconi attacca le cassandre dei giornali e sbandiera l’unità  di facciata come se fosse reale.
Per la prima volta da anni la frattura con Verdini è pubblica.
L’ex premier è convinto che, di fronte allo strappo, non tutti i diciotto seguiranno Denis: di fedelissimi ne ha 8 o nove.
Ma soprattutto non ha affatto apprezzato che il segnale sia arrivato il giorno di Ruby. È come se qualcuno avesse puntato le sue fiches su Renzi scommettendo sulla catastrofe giudiziaria.
Ecco, Berlusconi e Verdini al momento vivono da separati in casa.
La mossa di oggi, secondo le antenne dell’ex premier, è stata concordata con palazzo Chigi più che con Arcore.
E, tra i suoi, in parecchi scommettono che Verdini a questo punto darà  vita a gruppi di nuovi responsabili che facciano da “polizza a vita” della legislatura.
Soprattutto ha i numeri. C’è già  chi la chiama “operazione 2018”: “Ormai — filtra dall’inner circle di Berlusconi — Denis sta con Renzi, non con noi”

(da “Huffingtonpost“)

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LA CASSAZIONE ASSOLVE BERLUSCONI: E’ IL NIPOTE DI RENZI

Marzo 11th, 2015 Riccardo Fucile

LA DECISIONE E’ ARRIVATA DOPO NOVE ORE DI CAMERA DI CONSIGLIO… RUBY NON E’ LA NIPOTE DI MUBARAK, E’ SILVIO IL NIPOTE DI RENZI

Dopo una lunghissima camera di consiglio, nove ore in tutto, la Cassazione ha reso definitiva l’assoluzione dell’ex premier Silvio Berlusconi dall’accusa di concussione e prostituzione minorile.
In primo grado il leader di Forza Italia era stato condannato a sette anni di reclusione dal tribunale di Milano.
In appello fu prosciolto, invece, e ora la Suprema corte ha convalidato quella decisione e rigettato il ricorso del sostituto procuratore della Corte d’appello milanese Pietro De Petris.
Nella requisitoria Eduardo Scardaccione, sostituto procuratore generale della Cassazione, aveva rimarcato “la piena sussistenza” dei reati contestati all’ex premier. Per quanto riguarda l’accusa più grave, quella di concussione, ad avviso del pg nella telefonata che Berlusconi fece al capo di gabinetto della questura di Milano, Pietro Ostuni, era stata esercitata “una pressione irresistibile per la sproporzione tra il soggetto che subiva la telefonata e il soggetto che da presidente del consiglio aveva chiamato”.
Secondo il pg questa è stata la “violenza originaria” che ha caratterizzato il reato concussivo.
“La violenza di Berlusconi è stata grave, perdurante e inammissibile”. E fin dall’inizio “era consapevole che Ruby era minorenne”, tanto è vero che il capo della scorta dell’ex premier, Ettore Estorelli, “usa la parola affido parlando della ragazza”: “Non c’è alcun dubbio che ci sia stata costrizione, in quella telefonata, e che la indebita prestazione, il rilascio di Ruby, sia stata ottenuta in un settore delicatissimo quale è quello della custodia dei minori”.
Scardaccione, inoltre, ha definito ” degn o di un film di Mel Brooksl’episodio nel quale Berlusconi dice che Ruby è la nipote di Mubarak: episodio per il quale ci ha riso dietro il mondo intero”.
Durissimo, infine, l’affondo del pg sulla “passione per le minorenni” nutrita da Berlusconi: ad avviso di Scardaccione “non è una coincidenza, per usare le parole di Ruby, che Noemi Letizia era la sua pupilla e Ruby il suo fondoschiena e che entrambe erano minorenni”.
Nonostante il braccio rotto e il tutore, il professore Franco Coppi ha risposto alle obiezioni del pg catturando l’attenzione del collegio presieduto da Nicola Milo.
“La sentenza di assoluzione ammette che ad Arcore si sono svolte cene e prostituzione a pagamento: cosa che la difesa non contesta, ma nella sentenza non si trova la prova di alcuna minaccia implicita o esplicita rivolta a Ostuni”.
Coppi ha poi aggiunto: “Il   mio assistito non me ne vorrà , ma io non posso calarmi il velo davanti agli occhi: queste ragazze frequentavano Berlusconi e lo chiamavano quando si trovavano nei guai o avevano dei problemi”, ma l’ex premier – ha proseguito l’avvocato – non sapeva assolutamente che Ruby era minorenne, tanto è vero che nella telefonata in cui la sente la notte tra il 27 e 28 maggio le fa una scenata e da quel momento non la vuole più rivedere”.
Per quanto riguarda l’accusa di concussione, per Coppi, “a tutto voler concedere all’accusa c’è solo stata una telefonata nella quale Berlusconi dice che c’è una consigliera regionale pronta a prendersi carico di Ruby”.
Nicole Minetti, spiega Coppi, “si rivelerà  poi per quel che è, ma quella sera come consigliere regionale aveva tutte le carte in regola per ottenere l’affido di Ruby”.
E Coppi, in proposito, ha messo in evidenza come in questura quella notte “erano tutto ben contenti di sbolognare la ragazza e di non averla tra i piedi”.
E come furono seguite “tutte le procedure per questi casi: identificazione, foto segnalazione e ricerca di una comunità “.
Dopo il professor Coppi ha preso la parola l’avvocato Filippo Dinacci. E anche lui ha chiesto il rigetto del ricorso del pg   De Petris contro l’assoluzione.
Tra circa un mese si conosceranno le motivazioni della decisione dei supremi giudici, la cui estensione è affidata all’ex gip romano Orlando Villoni.

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