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IL CASO DEI DIRIGENTI DI PALAZZO CHIGI: QUASI TUTTI E 300 PREMIATI PER MERITO

Luglio 24th, 2015 Riccardo Fucile

I LORO STIPENDI SONO GIA’ PIU’ ALTI DI QUELLA DELLA CASA BIANCA….LO STIPENDIO MEDIO E’ DI 200.000 EURO…IL BRACCIO DESTRO DI OBAMA NE PRENDE 158.000

Tutti intelligentissimi, tutti preparatissimi, tutti laboriosissimi.
Allegria, a Palazzo Chigi abbiamo dei fenomeni.
Lo dice, secondo i grillini, la lista dei premi in busta paga dati ai più bravi. Distribuiti (tenetevi forte) al 97,7% dei dirigenti: novantasettevirgolasette! Record planetario. Che dimostrerebbe come anche nel cuore del sistema statale la politica del merito non riesca proprio a passare
Parliamo del 2013.
Ecco!, dirà  Matteo Renzi, sono dati precedenti al cambio di governo! Vero.
Ma in qualche modo è perfino peggio. I dati 2014, infatti, a dispetto di tutti i proclami sulla trasparenza, come denuncia il Movimento 5 Stelle, «non sono proprio disponibili».
Ma partiamo dall’inizio. Cioè da una fastidiosa interrogazione di Riccardo Nuti. Deciso a capire perchè, nonostante la legge voluta da Brunetta nel 2009 «in materia di ottimizzazione della produttività  del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni» prevedesse «entro marzo» di ogni anno la «valutazione della performance» e la «rendicontazione dei risultati raggiunti» con la pubblicazione di tutto sul «sito istituzionale, in apposita sezione di facile accesso e consultazione denominata “Trasparenza, valutazione e merito”», l’impegno non sia mai stato mantenuto.
«Nè dal governo Berlusconi, nè dal governo Monti, nè dal governo Letta, nè dal governo Renzi», accusa il deputato grillino.
E questo nonostante l’impegno fosse stato ribadito da Mario Monti «con il decreto legislativo 14 marzo 2013». Macchè: nulla di nulla.
Come mai? Forse sarebbe stato imbarazzante spiegare i risultati dei monitoraggi e la spartizione dei bonus.
Così pensano i grillini. Che grazie a una fonte ben introdotta nel Palazzo assicurano di esser riusciti a ricostruire almeno il dato dei premi.
Assegnati a pioggia malgrado lo status e la situazione economica dei dirigenti della sede governativa sia già  buona.
Dice tutto un confronto con la Casa Bianca.
Spiega il sito whitehouse.gov/21stcentury-gov/tools/salaries che su 474 dipendenti neppure uno s’avvicina allo stipendio minimo dei dirigenti «chigini», pari (dopo la sforbiciata renziana) a 197.262 euro e 57 centesimi.
Per capirci: la busta paga più alta, laggiù, è quella di Anita Decker Breckenridge, da anni braccio destro di Obama. Prende 173.922 dollari pari, al cambio di ieri, a 158.218 euro.
E con lei guadagnano lo stesso stipendio altri 17 funzionari altissimi.
Gente autorizzata a bussare alla porta dello Studio Ovale. Tutti gli altri stanno sotto. Anche molto sotto.
Bene: a Palazzo Chigi, dove i dipendenti malgrado tutte le sforbiciate promesse (Berlusconi già  quindici anni fa si lamentava: «Mi son trovato 4.500 persone!») restano oltre quattromila, dei quali 1.981 di ruolo e gli altri distaccati («presi in prestito») da amministrazioni varie, lo stipendio medio dei 301 dirigenti (98 di prima fascia, 213 seconda) è molto ma molto più alto di quei privilegiati della White House: 203.491 lordi.
E può arrivare al massimo fino a 240 mila.
Li meritano? Non li meritano?
Al di là  dei confronti coi colleghi oltreoceano, per non dire dei tedeschi (Carlo Cottarelli denunciò che i nostri dirigenti apicali sono mediamente pagati, rispetto ai parigrado germanici e al reddito medio, quasi il triplo) una cosa è chiara a tutti gli italiani.
E cioè che abbiamo un bisogno spasmodico d’una burocrazia che funzioni. E che per averla è indispensabile incoraggiare il merito premiando i più bravi e accantonando via via i più scadenti, più lavativi, più inefficienti.
Era il lontano ’99 quando, col ministro Angelo Piazza, passò l’idea di premiare i migliori.
Sette anni più tardi, nel 2006, Luigi Nicolais si sfogava: su 3.769 dirigenti della funzione pubblica quelli che avevano massimo dei voti, con premio conseguente, erano 3.769. Tutti.
L’anno dopo al ministero dell’Economia veniva firmato un accordo di cui riportiamo il titolo dell’Ansa: «Tesoro: premi anche a dirigenti condannati ma bonus ridotto».
Una vergogna. Che speravamo, dopo tanti proclami di una svolta, di non vedere più. Ed ecco la denuncia grillina: nel 2013, ultimo anno disponibile negli archivi «riservati», i premi a Palazzo Chigi (fino a 34.600 euro: molto più dello stipendio medio d’uno statale) risultano essere stati dati a 294 su 301 dirigenti.
Appunto: il 97,7%.
Intendiamoci: alcuni di loro devono essere straordinari davvero, se sono riusciti in questi anni a reggere il Paese supplendo alle carenze di una classe politica spesso scadente.
Ma tutti? Proprio tutti?

Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera”)

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PRESO L’ASSASSINO DELLA TABACCAIA DI ASTI: E’ UN ITALIANO DI 46 ANNI

Luglio 24th, 2015 Riccardo Fucile

HA CONFESSATO DOPO UN LUNGO INTERROGATORIO: IL MOVENTE E’ LA RAPINA

C’è una svolta nel giallo della tabaccaia uccisa a Asti.
I carabinieri hanno fermato nel pomeriggio un uomo che avrebbe confessato l’omicidio della commerciante di 54 anni, uccisa due settimane fa con 44 coltellate. Secondo le prime ricostruzioni emerse dall’interrogatorio condotto dal pm Luciano Tarditi, si tratterebbe di una rapina finita in modo tragico.
Il padre: “Non lo posso perdonare”
Resta da   capire cosa abbia spinto l’uomo, che ha 46 anni, a colpire la donna con tanta efferatezza.
“Migi” Fassi, figlia dei noti ristoratori del “Gener Neuv”,   ha lasciato il marito e due figli.
L’ipotesi della rapina in un prima tempo sembrava la meno probabile, ciononostante i carabinieri di Asti insieme con il Ris hanno lavorato senza sosta sulle tracce lasciate nel negozio e sui possibili sospetti.
L’uomo fermato si trova ora nella caserma dei carabinieri di Asti, dove i militari dell’Arma lo stanno ancora interrogando.

(da agenzie)

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POMPEI CHIUSA A SORPRESA, 2000 TURISTI RESTANO FUORI PER ASSEMBLEA SINDACALE

Luglio 24th, 2015 Riccardo Fucile

PER LA SERIE “FACCIAMOCI SEMPRE CONOSCERE”… IL SOVRINTENDENTE APRE LUI I CANCELLI

Cancelli chiusi stamattina agli Scavi di Pompei a causa di un’assemblea dei sindacati Fp Cisl, Filp e Unsa si è riunita alle 9.
Disagi gravissimi per turisti e tour operator non avvisati dell’improvviso cambio di programma delle rappresentanze sindacali aziendali.
Ieri mattina sembravano scongiurate le due mattinate di chiusura degli Scavi: la Soprintendenza Speciale per Pompei, Ercolano e Stabia aveva scongiurato lo stop degli ingressi utilizzando del personale dell’Ales e molti custodi avevano disertato l’assemblea sindacale, garantendo la sicurezza delle domus aperte.
Poi la “rottura tra sindacati e amministrazione” si sarebbe verificata questa mattina, a causa di dichiarazioni pubbliche del soprintendente Massimo Osanna.
Ai cancelli di tutti i siti archeologici vesuviani si sono formate lunghe file, con tensioni per il mancato annuncio, che solitamente precede la protesta.
Mancavano persino i cartelli di avviso alle biglietterie.
à‰ stato il soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia a risolvere di persona questa mattina la chiusura ‘a sorpresa’ dei cancelli degli scavi di Pompei a causa della protesta sindacale, Massimo Osanna ha aperto lui stesso i cancelli alle 10,30, contrattando singolarmente con i funzionari della Soprintendenza la garanzia della custodia delle Domus.
Si era formata, infatti una fila di oltre duemila turisti ai botteghini, con gravissime tensioni.
Un “danno incalcolabile” la chiusura degli scavi di Pompei oggi per un’assemblea convocata all’improvviso.
E’ il commento del ministro Franceschini, che sottolinea il rischio di vanificare i risultati raggiunti. E aggiunge: “Chi fa così, fa del male ai sindacati, ai diritti dei lavoratori e soprattutto fa del male al proprio Paese”.
I lavoratori della Soprintendenza speciale di Pompei, Ercolano e Stabia hanno adottato una decisione inedita e, cioè, di lavorare a costi inferiori rispetto alle maestranze della Scabec (società  in house della Regione Campania) a cui sarebbero state affidate le aperture straordinarie notturne.
“I dipendenti della Soprintendenza lavoreranno di sera a costi inferiori e terranno aperte anche più domus di quelle assicurate dalla Scabec”, ha spiegato il rappresentante sindacale aziendale della Cisl, Antonio Pepe.
“La nostra sarà  una ‘protesta al contrario’, anzichè restare chiusi lavoreremo di più e pagati di meno. Vediamo se così il Mibact ci darà  ascolto”, ha concluso Pepe.

(da agenzie)

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SALVINI E I CONDIZIONATORI, DOPPIA FIGURA DI MERDA

Luglio 24th, 2015 Riccardo Fucile

PRIMA CAVALCA E DIFFONDE LA BUFALA SULLA TASSA, POI ANNUNCIA CHE LA LEGA SI OPPORRA’ AL PROVVEDIMENTO: PECCATO CHE AVESSE VOTATO A FAVORE, ECCO LA PROVA

Matteo Salvini ieri ha cavalcato furiosamente la bufala della tassa sui condizionatori. Prima ha lanciato la falsa notizia con grande furore e poi, quando ormai da tempo molti gli avevano fatto notare che si tratta di una bufala, ha rilanciato dichiarando che la Lega si opporrà  al provvedimento.
La legge in realtà  equipara gli impianti di condizionamento di potenza superiore ai 12 kW a quelli di uguale potenza adibiti al riscaldamento e prevede che siano sottoposti alle stesse verifiche e cure.
Ma in un appartamento non arrivano nemmeno a 12 kW e i condizionatori domestici più diffusi tendono a stare attorno ai 2 kW di potenza.
Niente tassa sui condizionatori domestici quindi, ma niente tassa nemmeno sugli altri, solo controlli obbligatori come per gli impianti di riscaldamento, ma non è finita qui.
Raddoppio della figuraccia: infatti il decreto-legge 4 giugno 2013 sia stato convertito in legge dal Parlamento all’unanimità  o quasi, anche con il voto compatto della Lega Nord
E a questo punto non ci sarebbe da stupirsi se la Lega avesse votato anche in sede europea a favore della direttiva sul risparmio energetico, alla quale il nostro paese si è così adeguato.
Se solo Salvini sapesse di che straparla o facesse lo sforzo di documentarsi, figuracce del genere potrebbe essere evitate con facilità , invece lui ne infila una dietro l’altra.
Davvero uno statista.

(da “il Giornalettismo“)

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LA TASSA SUI CONDIZIONATORI E IL PANICO (INGIUSTIFICATO) IN RETE

Luglio 24th, 2015 Riccardo Fucile

LA NUOVA IMPOSTA IN REALTA’ RIGUARDA SOLO I SISTEMI PER I GRANDI EDIFICI

Non esiste nessuna tassa sui condizionatori, e soprattutto non è stata approvata nessuna legge che costerà  200 euro all’anno alle famiglie italiane per raffreddare gli ambienti. L’allarme, lanciato nelle ultime ore anche da alcune associazioni per la difesa dei consumatori, e ampiamente circolato in rete è infondato.
La “bufala”, diventata virale nella giornata di oggi, è stata smontata da un articolo di DDAY.it.
La normativa europea
Innanzitutto va detto che non si può parlare di tassa; e tra l’altro non si tratta di adempimenti che riguardino le famiglie.
Tutto nasce da una normativa europea sulla tutela dell’ambiente, recepita anche dall’Italia in quanto Stato Membro, che prevede la creazione di un unico libretto di manutenzione per caldaie e climatizzatori: entrambi rappresentano infatti fanno parte del sistema di climatizzazione (sia calda sia fredda) di un ambiente.
La normativa tuttavia, contrariamente a quanto circolato in rete, non è stata approvata dal Governo Renzi ma era già  stata recepita lo scorso anno ed è nota da tempo ad installatori e aziende che si occupano di commercializzare climatizzatori in Italia, tanto che è riportata anche sul sito del ministero dello Sviluppo Economico
Adempimenti solo per i grandi impianti
L’obbligo di tenere un libretto e di controllare il sistema ogni quattro anni, andando incontro inevitabilmente ad una spesa, riguarda però solo sistemi di climatizzazione con potenza nominale minima di 12 kilowatt, equivalenti a circa 43000 BTU: siamo davanti quindi a un sistema non certo familiare, ma a sistemi più complessi composti da almeno 4 o 5 unità  con ambienti superiori a 150 mq.
Controlli periodici
La necessità  di controllo periodica è necessaria per valutare sia l’efficienza del sistema sia eventuali perdite di gas che sono ritenuti nocivi per l’ambiente.
Condizionatori tradizionali, sistemi split a una o due unità  e sistemi monoblocco non rientrano affatto in questa normativa: nessun obbligo e nessun costo per chi vuole stare al fresco in questa caldissima estate.

Roberto Pezzali
(da “il Corriere della Sera”)

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RENZI E IL TRUCCO DA 40 MILIARDI PER SALVARSI (UE PERMETTENDO)

Luglio 24th, 2015 Riccardo Fucile

SE NON RINVIA IL PAREGGIO DI BILANCIO AL 2020 E’ FINITO

Diceva un vecchio deputato che non c’è niente di più inedito degli atti parlamentari.
E infatti basta mettere insieme le ottime analisi che i Servizi Studi di Camera e Senato hanno fatto sui conti pubblici negli ultimi mesi per capire la brutta situazione in cui si trovano Matteo Renzi e il suo ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.
Allora, il premier promette diminuzioni delle tasse da decine di miliardi a partire dall’Imu (che ne vale 4 e non 3,5 come si scrive, visto che 500 milioni di sgravi li copre comunque lo Stato).
Il problema è il contesto.
L’Italia s’è impegnata anni fa al pareggio di bilancio e l’ha pure inserito in Costituzione: quell’impegno non è solo formale, l’Unione europea ha ottenuto l’inserimento di “clausole di salvaguardia” automatiche nel bilancio italiano che garantiscano il rispetto del “consolidamento fiscale” (impegno confermato da Renzi, che ha però spostato il pareggio al 2018).
Gli analisti di Camera e Senato hanno prodotto una tabella riassuntiva su quanti soldi servono già  così a Renzi nel prossimo triennio: nel 2016 ci sono nuove tasse per 16,086 miliardi; nel 2017 per 25,493 miliardi e nel 2018 per 28,237 miliardi. Restando solo al prossimo anno,si tratta di 12,814 miliardi di aumento dell’Iva e di 3,27 miliardi di minori detrazioni fiscali.
Per evitare che questi aumenti scattino, il governo finora s’è affidato alla sempre futura spending review.
E qui sini dolori: la revisione della spesa — che finora sono solo i vecchi tagli lineari — ad oggi ammonta a 4,5 miliardi in tutto, ma le nostre tabelline sul bilancio dello Stato ci dicono che già  quest’anno Renzi ha promesso che aggiungerà  altri 12 miliardi per arrivare addirittura a 32 miliardi nel 2016.
Problema: anche i diretti interessati — in camera caritatis — ammettono che difficilmente si andrà  oltre i 5/6 miliardi nel 2015.
Ammesso e non concesso che sia auspicabile, solo con un miracolo i risparmi arriveranno in tre anni a 15 miliardi, meno della metà  del previsto.
E allora che si fa? Giù con la mannaia dei tagli? Si lasciano aumentare le tasse? Impossibile: uno come Renzi non vorrà  mai fare la parte di Mario Monti.
A palazzo Chigi si aspettano — soprattutto dopo il sostegno dato alla Germania nella trattativa contro la Grecia-che l’Unione Europea faccia finalmente la faccia buona: rinvio di altri due anni del pareggio di bilancio; niente procedure di infrazione su deficit e regola del debito; unico vincolo da rispettare quello del 3% sul Pil.
Lo spiega il premier stesso al Tg5: “L’Europa deve preoccuparsi di dare una mano a chi vuole ripartire e non essere solo la maestrina con la matita rossa e blu che dice cosa va bene e cosa no”.
Il conto della serva dell’inner circle del premier è abbastanza semplice.
Il nostro deficit programmatico è fissato dal Documento di economia e finanza (Def) all’1,8% nel 2016 e allo 0,8% nel 2017: se lo tenessimo al 2,9% avremmo 45-48 miliardi da spendere in due anni.
Una quarantina e più se ne vanno per sterilizzare l’aumento di Iva, accise, eccetera, il resto andrebbe per spesucce tipo rinnovare i contratti degli statali, la maggior spesa in pensioni per la sentenza della Consulta o l’annuale rifinanziamento degli ammortizzatori sociali. E le tasse? Si tagliano con la spending review, magari mentre con una mano si riducono le detrazioni come autorizza a fare la delega fiscale.
Facile, no? E comodo, visto che consentirebbe al premier di arrivare alle Politiche del 2018 senza fare la macelleria sociale necessaria a rispettare gli impegni con l’Ue. Comodo sì, ma non proprio facile, in realtà . Il piano del governo fa acqua soprattutto a Bruxelles: il commissario all’Economia, il francese Pierre Moscovici, ha detto che l’Italia ha già  usufruito di un trattamento di favore quest’anno, quindi basta.
A palazzo Chigi, però, sono convinti che proprio la Francia sia la loro assicurazione sulla vita: anche Parigi – è il ragionamento – chiederà  di sforare e quindi non potranno dirci di no.
È vero che il deficit francese è più alto di quello italiano (il 4% nel 2014), ma rispetto agli impegni presi con Bruxelles quest’anno la Francia non dovrebbe affatto sforare, quindi non chiederà  alcunchè. Il carro a cui vuole attaccarsi l’Italia forse non esiste e il buon Matteo in autunno potrebbe scoprire cosa si prova a stare nei panni di Tsipras.

Marco Palombi
(da “il Fatto Quotidiano”)

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“SILVIO, TI FAI COMANDARE DA TRE RAGAZZINE”: E VERDINI SE NE VA

Luglio 24th, 2015 Riccardo Fucile

“VAI PURE, FINIRAI MALE COME GLI ALTRI”

Finisce come annunciato: una scissione e fiumi di muti rancori.
Tra Silvio Berlusconi e Denis Verdini l’addio è gelido, perchè si conoscono da decenni e hanno attraversato assieme terreni troppo minati per sollevare polveroni pubblici.
Nel chiuso di Palazzo Grazioli — di fronte a Gianni Letta, Fedele Confalonieri e Nicolò Ghedini — trovano però sfogo le accuse di sempre.
«Io continuo a volerti bene, presidente. Ma lascio — sibila l’ex coordinatore, secondo quanto riferiscono — perchè non posso prendere ordini da tre ragazzine ».
Pensa al cerchio magico fondato da Maria Rosaria Rossi, Debora Bergamini e Francesca Pascale.
«Con Renzi non hai futuro, non conterai più nulla e sarai irrilevante», prevede l’anziano leader. Il resto è battaglia di numeri e reclutamento di senatori tra due esperti del ramo.
Quando varca la soglia dell’ufficio romano dell’ex premier, Verdini già  conosce l’esito del faccia a faccia. L’ha confidato proprio a Confalonieri, incontrato segretamente una settimana prima: «Io voterò le riforme. E non riuscirò a far capire a Silvio che sta sbagliando linea».
Il presidente Mediaset, fan della linea del dialogo, gli consiglia di sostenere l’esecutivo restando nel partito.
Di più, l’idea è quella di puntellare la maggioranza dai banchi dell’opposizione, appoggiando lo sforzo anti-tasse promesso da Renzi.
Troppo tardi, però, perchè l’ingranaggio non si può fermare e Verdini ha bisogno di mostrarsi ufficialmente “renziano”.
Berlusconi, invece, continua a contrastare Palazzo Chigi.
Eppure due sere fa, a cena con i senatori, si è detto incuriosito dalle mosse del premier: «Bisogna capire se riuscirà  davvero a costruire il “partito della nazione”…».
Si combatte con il pallottoliere alla mano, a questo punto.
Numeri certi non ne esistono.
La controinformazione dissemina falsi indizi.

(da “La Repubblica“)

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DELLA VALLE ATTACCA RENZI: “APPROSSIMATIVO E INESPERTO, NON È PRONTO A FARE IL PREMIER”

Luglio 24th, 2015 Riccardo Fucile

“VUOLE TUTTO IL POTERE, MATTARELLA LO MANDI A CASA”

Il piano anti-tasse? “Slogan elettorali”. La riforma della Rai? “Prendersi la tv gli è necessario”.
In una lunga intervista al Fatto Quotidiano, l’imprenditore Diego Della Valle accusa il presidente del Consiglio Matteo Renzi di soffrire di “bulimia” per il potere e invita il presidente della Repubblica Mattarella “a formare un nuovo esecutivo composto da persone che sanno le cose”.
“Da parte della maggioranza della classe dirigente – afferma il signor Tod’s – c’è un silenzio preoccupante per la democrazia. Molte di queste persone sono costrette ad allinearsi al diktat del premier ‘O con me o contro di me’. Tanti, immagino, faticano a esporsi. C’è una gran voglia, da parte di chi guida il Paese, di prendere in mano tutto il potere per governare come meglio gli pare. Chi tace di fronte a una situazione così grave diventa complice di questi sistemi”.
“Mi preoccupa – aggiunge Della Valle – l’approssimazione con cui un presidente del Consiglio, che non ha l’esperienza necessaria, guida un Paese con problemi molto più grandi di lui. Non dimentichiamo cosa faceva fino a un anno fa. Senza nulla togliere al mestiere di chi amministra il territorio, tra decidere i sensi unici di una città  e la politica economica di un Paese, ce ne passa”.

(da “Huffingtonpost”)

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HOUSTON, ABBIAMO UN PROBLEMA

Luglio 24th, 2015 Riccardo Fucile

L’ESISTENZA DI UN PIANETA GEMELLO SCONVOLGE GLI EQUILIBRI POLITICI

Le sconvolgenti notizie sull’esistenza di un pianeta gemello della Terra stanno provocando reazioni entusiaste e addirittura romantiche.
«Ma ci sarà  f…?» si è subito informato un anziano statista milanese.
Renzi ha promesso che nella riforma Boschi del sistema solare è prevista, per gli oppositori che cambieranno pianeta, l’abolizione della tassa sulla seconda casa.
L’insensibile Merkel lo ha bloccato: «Dopo i parametri europei non puoi sfondare anche quelli interstellari».
Ma esisterà  davvero, l’Altro Mondo? Grillo non ha dubbi: «E’ una sfera di cartone costruita dai massoni in un garage di Houston. Ci prendono per la Nasa».
Più possibilista Giovanardi: «Deportiamoci i gay, a patto che non possano sposarsi neppure lì».
L’ex ministro greco Varoufakis ha lanciato un appello ai cugini siderali: «Avreste qualcosa da prestarmi?», mentre la scoperta ha stimolato in Putin un interrogativo filosofico: «Serve gas?». Lo schivo Salvini, in diretta a galassie unificate con la felpa di «Odissea nello Spazio», ha preso le distanze (che non sono brevi) dagli abitatori della Terra bis: «Aiutiamoli a casa loro».
Ma se fossimo noi ad avere bisogno di ricovero?
L’urlo «Trasferiamoci lì» già  rimbomba sul web.
Prudenza mista a sconforto solo tra i cittadini romani: «Come faremo a raggiungere un pianeta che dista 1400 anni luce, se non riusciamo a chiudere le porte della nostra metropolitana nemmeno per un chilometro?».
Eppure l’istinto a migrare fa parte dell’uomo. «L’universo è di tutti», ha ricordato papa Francesco.
Immediata la replica del Salvini dell’Altro Mondo: «I terrestri? Li ospiti lui a casa sua».

Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)

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