Luglio 16th, 2015 Riccardo Fucile
PIU’ 120.000 EURO PER OGNI GIORNO IN CUI LA NORMA E’ STATA VIOLATA
La Corte di giustizia Ue ha condannato oggi l’Italia al pagamento di una multa di 20 milioni di
euro per il mancato adeguamento alle regole Ue del sistema di raccolta e gestione dei rifiuti in Campania.
La multa sarà inoltre maggiorata di 120,000 euro per ogni giorno di mancata applicazione delle regole Ue dal giorno della sentenza, si legge in una nota della Corte Ue
La Corte europea aveva già condannato l’Italia su questa vicenda nel marzo del 2010.
Non avendo l’Italia messo in atto quella sentenza, la Corte ha inflitto al paese una multa, come prevede la procedura di infrazione Ue.
Nonostante le migliaia di infrazioni avviate dalle istituzioni Ue contro gli stati membri, solo una decina si sono tradotte in multe, e soltanto a seguito di prolungate inadempienze.
L’Italia ha già il primato negativo della multa più pesante mai inflitta dalla Corte, quella dello scorso dicembre sulle discariche illegali, per cui l’Italia è stata condannata a pagare un’ammenda forfettaria di 40 milioni di euro a cui sono previste aggiungersi penalità fino a un massimo di 42,8 milioni per ogni semestre che passerà dalla sentenza di dicembre fino alla messa in regola delle discariche illegali.
La Corte mette in evidenza in particolare il problema dell’eliminazione delle ecoballe nonchè “il numero insufficiente di impianti aventi la capacità ? necessaria per il trattamento dei rifiuti urbani nella regione Campania.”
In una nota che accompagna la sentenza odierna, la Corte sottolinea inoltre che “tenuto conto delle notevoli carenze nella capacità della regione Campania di smaltire i propri rifiuti, è possibile dedurre che una siffatta grave insufficienza a livello regionale può compromettere la rete nazionale di impianti di smaltimento dei rifiuti,” e conclude che “ciò può compromettere seriamente la capacità ? dell’Italia di perseguire l’obiettivo della autosufficienza nazionale nello smaltimento dei rifiuti.”
Quanto alla multa, la Corte giustifica l’importo molto cospicuo sottolineando che “un inadempimento dell’Italia in materia di rifiuti è stato constatato in più di 20 cause portate dinanzi alla Corte.”
Nella nota si precisa che per quanto riguarda la penalità giornaliera di 120.000 euro, essa è suddivisa in tre parti, ciascuna di un importo di 40.000 euro, calcolate per categoria di impianti, cioè le discariche, i termovalorizzatori e gli impianti di trattamento dei rifiuti organici, che dovranno tutti essere messi a norma, pena ulteriori sanzioni.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 16th, 2015 Riccardo Fucile
“E’ IN ATTI SECRETATI”: LA RISPOSTA DEL SETTIMANALE
La telefonata tra Rosario Crocetta e Matteo Tutino non è negli atti della Procura di Palermo. E non è nelle telefonate “registrate” dai carabinieri del Nas “nel corso delle operazioni di intercettazione nei confronti di Tutino”.
Il procuratore Franco Lo Voi ha smentito ufficialmente che agli dell’inchiesta sul primario dell’ospedale Villa Sofia di Palermo e medico personale del titolare di Palazzo d’Orleans vi sia la frase “la Borsellino va fermata, va fatta fuori come suo padre”.
L’Espresso, da parte sua, conferma la notizia, che emerge dalla consultazione delle intercettazioni del “2013 e fa parte dei fascicoli segretati”.
Comunicato dell’Espresso
“L’Espresso ribadisce quanto pubblicato. La conversazione intercettata tra il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta e il primario Matteo Tutino risale al 2013 e fa parte dei fascicoli segretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull’ospedale Villa Sofia di Palermo”.
Alla notizia della smentita della Procura, Rosario Crocetta è scoppiato a piangere, un’altra volta, in quella che è stata la sua giornata più difficile da Presidente della Regione Sicilia: “E’ vero che la Procura smentisce? Oggi mi hanno ammazzato…”.
Al telefono con l’Ansa singhiozza. “Perchè… perchè”, ripete. “Ma quanto è potente questa mafia che mi vuole fare fuori?”, continua. “Avrei potuto anche farla finita oggi…”. “Metodo Boffo? Peggio, d’ora in poi si può parlare di ‘metodo Crocetta’. Volevano farmi fuori”, aggiunge il Governatore.
Dalle 9 di questa mattina a circa mezz’ora fa i Nas dei carabinieri ma anche i magistrati hanno riascoltato tutte le intercettazioni registrate nell’ambito dell’inchiesta. “La mia vita dovrebbe già parlare abbastanza chiaramente. Io non sono Cuffaro, condannato che restava lì a gestire la Regione siciliana. Io ho scelto una missione, questa missione se è possibile portarla avanti, altrimenti fa nulla. Lasciatemi nella mia sofferenza e nel mio dolore. Io mi sento…. mi lasci stare per favore”.
E Rosario Crocetta scoppia in lacrime. Il presidente della Regione siciliana si è autosospeso dalla carica e ha attribuito le sue funzioni al deputato del Pd, Baldo Gucciardi, entrato in giunta solo due giorni fa come assessore alla Salute.
La sospensione arriva dopo che il sottosegretario Davide Faraone, luogotenente di Renzi in Sicilia, ha attaccato: “Le sue dimissioni sono inevitabili”.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 16th, 2015 Riccardo Fucile
GAFFE INTERNAZIONALE: “CI HA UMILIATO”
Il giornale locale Nairobi News ha raccontato la gaffe internazionale del nostro premier in un
pezzo intitolato “Umiliazione, il premier italiano indossa il giubbotto antiproiettile allo State Hause” .
A tradirlo una stretta di mano un po’ sbilanciata.
La giacca che sembra squadrata e invece semplicemente sta nascondendo il giubbotto antiproiettile.
La brutta figura di Matteo Renzi arriva dopo la sua affermazione “la sicurezza inizia con voi”.
E si è visto come si sentiva sicuro…
Possiamo solo immaginare l’imbarazzo del presidente del Kenya.
Ma Renzi non l’ha indossato solo in quella occasione, il giubbotto si è intravisto anche durante la visita all’Università di Nairobi (forse il luogo più sicuro del Paese) per una conferenza pubblica in ricordo delle vittime degli attentati.
(da Corriere della Sera – Globalist”)
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Luglio 16th, 2015 Riccardo Fucile
“SE MI ARRESTANO, FATE LA RIVOLUZIONE”… “TOGLIERMI IL VITALIZIO E’ STATO UN VERO AFFRONTO”
“Forza Italia resta, anzi tutti gli azzurri devono darsi da fare per una nuova grande avventura democratica. Penso nel futuro a una grande casa della speranza aperta a tutti, a club, comunità , partiti, movimenti….”.
Silvio Berlusconi nega qualsiasi intenzione di rottamare Forza Italia, smentendo le notizie apparse sulla stampa: “Da Repubblica solo menzogne, solo un folle potrebbe pensare di rottamare Fi e chi combatte al suo fianco”, ha detto all’Assemblea degli amministratori azzurri.
Nessun nuovo partito, ribadisce Berlusconi. Tuttavia non nasconde le sue riflessioni su un nuovo progetto politico, che non metta da parte Forza Itala ma che piuttosto allarghi il partito: una Grande Casa, appunto, composta da varie forze e movimenti politici.
Richiama per certi versi il Partito della Nazione di Renzi: “Bisogna presentare a chi non vuole andare a votare una grande casa della speranza, qualcosa in cui possano entrare tutti. Tutti i protagonisti devono venire dalla vita vera, dalla società civile. E poi venti saggi che formeranno un governo formato di persone che tutti sanno essere competenti e oneste”, ha quindi continuato Berlusconi.
“Forza italia deve essere il lievito di questa grande crociata di democrazia e libertà . Ho buttato giù qualche idea, cinque idee: meno tasse e meno stato; più aiuti a chi ha bisogno, più sicurezza, più garanzie ovvero riforma della giustizia”.
Berlusconi poi, intervenendo a ‘Futuro Comune’, la conferenza nazionale degli amministratori locali FI, lancia una “scommessa”, riferendosi alla sua condanna in primo grado per la compravendita dei senatori all’epoca della caduta del Governo Prodi: “Regalo 200 milioni di euro a chi riesce a dimostrare che ho dato 2 milioni a De Gregorio”. “Sarebbe facile per me andare da qualche altra parte, alcune volte ne ho avuto una voglia, ho un senso di responsabilità che mi frega e sono qui ad affrontare la sinistra ed i Pm – ha aggiunto Berlusconi – Ed io non avendo più nulla rischio di finire in galera e se questo dovesse accadere: Cristo io spero che facciate un minimo di rivoluzione..”
Quanto alla revoca del suo vitalizio, essendo stato condannato in via definitiva per il processo sui diritti tv, Berlusconi ha parlato di “affronto”: “Ora mi hanno anche tolto il vitalizio. A me, dopo 20 anni di Parlamento e 10 di governo del Paese… Togliermi anche il vitalizio è stato un vero affronto”.
L’ex premier, nel ripercorrere le tappe dalla caduta del suo governo nel 2011 con le dimissioni, poi la sentenza Mediaset e la decadenza da senatore, cita anche gli ultimi due ‘episodi’, lo stop al vitalizio per la condanna definitiva e l’accompagnamento coatto disposto dal tribunale di Bari nel’ambito del processo a Tarantini: “Poi sono andato a Bari, 52 secondi, mi sono seduto e ho detto che mi avvalevo della facoltà di non rispondere. Mi hanno detto ‘bene, si accomodi’. E per questo serviva l’accompagnamento coatto del cittadino Silvio Berlusconi?”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 16th, 2015 Riccardo Fucile
TRA RIFERIMENTI A PREZZOLINI E MODELLO ORGANIZZATIVO LEGGERO, FITTO LANCIA LA SFIDA A BERLUSCONI
Un leone blu con bande tricolore e la scritta Conservatori e Riformisti: nel pomeriggio Raffaele
Fitto ha presentato il nuovo simbolo del partito a cui ha dato vita, insieme a Daniele Capezzone e ad oltre 30 parlamentari.
Nell’Auletta stracolma dei Gruppi in Via di Campo Marzio, di fronte a Geoffrey Van Orden, esponente di spicco dei Conservatori inglesi, vicepresidente del Gruppo ECR dei Conservatori e Riformisti Europei al Parlamento europeo, e guida della New Direction Foundation, think-tank internazionale del mondo conservatore, c’è stata la prima uscita ufficiale del nuovo partito, con la presentazione del programma che si ispira in molte parti ai conservatori inglesi.
Per quanto riguarda l’economia, Stato leggero, meno tasse (addirittura 40 miliardi in meno), riduzione della spesa e forte vocazione aziendalista.
Per quanto riguarda l’Europa, i vincoli europei non devono essere un dogma: a partire dal muro del 3% e dalla contestazione del Fiscal compact.
Per quanto riguarda la collocazione politica Fitto ha ribadito: “Siamo collocati nel centrodestra in modo assolutamente chiaro e non discutibile. Siamo impegnati nel centrodestra in modo alternativo al governo Renzi. Non vogliamo mettere in campo in alcun modo un sottobosco di accordi sottobanco”.
Poi il riferimento a Prezzolini, anche in un video: “”Il vero conservatore guarda indietro per andare avanti”; “per un vero conservatore lo Stato dovrebbe essere forte ma anche minimo”; “un vero conservatore nell’Italia di oggi, in cui non c’è quasi nulla da conservare, è un innovatore”.
Quanto al modello organizzativo, la novità è che non ci saranno cariche calate dall’alto, anzi non ce ne saranno proprio nella prima fase: “Sul sito di conservatori e riformisti permetteremo a tutti di partecipare e fare proposte con Facebook e Twitter. Il nostro programma e il nostro modello organizzativo lo presenterEmo solo dopo avere ascoltato chi vuole contribuire al progetto”.
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Luglio 16th, 2015 Riccardo Fucile
SEL PER ORA PRENDE LE DISTANZE E PENSA A UN APPOGGIO ESTERNO
La «fase due», quella del rilancio e della «supergiunta», rallenta prima ancora di cominciare.
Dopo l’addio del vicesindaco Luigi Nieri, adesso è Sel a sfilarsi dalla maggioranza e a scegliere «l’appoggio esterno».
Così, adesso, «in questa situazione è difficile reggere», dicono i parlamentari renziani. Dopo aver perso o liquidato sette assessori in due anni, ora Marino deve risolvere anche la «grana» di una maggioranza che, oggi, in questo clima di strategie da rimpasto, appare spaccata.
Ma non è l’unico problema.
Ignazio Marino, che al mattino cita Ernesto Guevara e al pomeriggio vola a Losanna per presentare la candidatura di Roma 2024, a metà giornata incontra il commissario del Pd romano, Matteo Orfini.
Riunione non semplice: perchè Orfini vorrebbe un rimpasto corposo – c’è chi dice che voglia cambiare metà della squadra, almeno quattro o cinque assessori – e così Marino, che nelle scorse settimane aveva provato a proporre soluzioni più «chirurgiche», attende proposte.
Solo che il punto è: chi accetta di imbarcarsi in un’avventura che, in attesa della decisione di Alfano sullo scioglimento, appare comunque complicata?
C’è una cosa che dice Matteo Orfini: «Non è neanche detto che il prossimo vicesindaco sia del Pd».
Così non si può escludere nulla: neanche che in questa trattativa che dovrebbe condurre alla «fase due» il posto che fu di Luigi Nieri venga confermato a Sel – così da ritrovare la sintonia di coalizione – con l’ingresso in squadra di personalità di livello nazionale. Tra i papabili, secondo i rumors del Campidoglio, lo stesso Nichi Vendola.
Difficile fare previsioni, naturalmente: visto che la stessa vicesegretario del Pd, Debora Serracchiani, spiega che dopo la relazione del prefetto Gabrielli, che dà parere negativo allo scioglimento del Comune, e le parole del procuratore Pignatone che individuano «una discontinuità e anche la possibilità di continuare l’azione di governo attendiamo fiduciosi la relazione del ministro Alfano.
Da quel momento in poi sarà possibile ragionare sulla maggioranza politica e anche sugli assetti».
Di certo, la soluzione per Roma non è semplice: una volta risolta la partita del vicesindaco (tra gli altri candidati sembra esserci Alfonso Sabella, il magistrato antimafia adesso assessore alla Legalità della Capitale) rimangono sul tavolo sia le altre caselle da sistemare sia, appunto, la partita con Sel.
Per il vicepresidente della Regione, Massimiliano Smeriglio, «la verità è che Sel, a Roma, da ora è in appoggio esterno alla giunta Marino. Adesso sta al sindaco spiegare alla città cosa vuole fare e con quale squadra».
E la replica del Pd non si fa attendere: «È un errore».
Non sarebbe il primo, a Roma, e c’è chi dice che rischierebbe di essere l’ultimo.
Alessandro Capponi
(da “il Corriere della Sera“)
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Luglio 16th, 2015 Riccardo Fucile
LA FIGLIA DI PAOLO: “MI VERGOGNO PER LORO”… TUTTI ORA CHIEDONO LE DIMISSIONI DI CROCETTA CHE NEGA DI AVER SENTITO QUELLA FRASE: “VA FERMATA, VA FATTA FUORI COME SUO PADRE”
“Mi auto-sospendo immediatamente da presidente della Regione”.
Così all’Ansa il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, sull’onda delle polemiche per le intercettazione della telefonata col suo medico Matteo Tutino che parlando di Lucia Borsellino dice: “Va fermata, va fatta fuori come suo padre”.
Il sottosegretario Davide Faraone, luogotenente di Renzi in Sicilia, attacca: “Le sue dimissioni sono inevitabile”.
Un’altra bufera si abbatte sul Presidente della Sicilia Rosario Crocetta.
La frase del medico del Governatore sulla figlia del magistrato Paolo Borsellino, Lucia, riportata in esclusiva da L’espresso, a cui Crocetta ha ‘risposto’ restando in silenzio, ha innescato una lunga scia di reazioni rabbiose nei confronti del titolare di Palazzo d’Orleans.
La Borsellino “va fermata, fatta fuori. Come suo padre”. “Non l’ho sentita… non l’ho sentita quella frase…”, dice Crocetta all’Ansa.
Cerca di darsi una spiegazione: “Forse una zona d’ombra, forse è caduta la linea… “.
“La prova che non l’ho sentita sta nel mio silenzio”, aggiunge.
“Sono veramente allucinato – insiste – Sono addolorato, sconvolto”. “Se avessi sentito quella frase – prosegue – avrei reagito con durezza, non si scherza su queste cose. Quella frase colpisce tutte le persone che combattono la mafia. Posso essere stato destinatario di un messaggio così crudele?”.
Matteo Tutino è il medico vicino al Presidente arrestato nell’ambito di una inchiesta sull’ospedale Villa Sofia.
Contattata dall’Ansa, la diretta interessata Lucia Borsellino ha dichiarato di sentirsi “intimamente offesa e provare un senso di vergogna per loro. Non posso che sentirmi così”.
Da parte sua, Crocetta dice di essere la vittima di una querelle politica: “Voglio essere sentito dai magistrati su questa storia della frase di Tutino, farò una richiesta formale. Quello che mi sta accadendo oggi è la cosa più terribile della mia vita”.
Da quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi, Renzi ha chiamato questa mattina presto – prima telefonata del giorno – Lucia Borsellino, alla quale il premier ha mandato un abbraccio di solidarietà .
Lucia Borsellino ha rassegnato le sue dimissioni da assessore alla Sanità proprio dopo l’arresto di Tutino.
Dopo l’ennesimo passo indietro nella giunta regionale siciliana, il Pd aveva presentato una mozione di sfiducia.
La telefonata e il silenzio di Crocetta hanno appiccato di nuovo il fuoco della polemica.
Dal Pd al Movimento 5 Stelle, da Sel al Nuovo Centrodestra, tutte le forze politiche chiedono al Governatore di dimettersi.
“Il passo indietro glielo chiedo io visto che questo Pd non glielo chiederà mai. Il mio è un ultimatum al presidente e al Partito democratico: entro il 19 luglio Crocetta deve consegnare le sue dimissioni e già oggi il Pd deve uscire dalla giunta”, dice il dem Fabrizio Ferrandelli, vicepresidente dell’Antimafia regionale.
Anche il senatore renziano Andrea Marcucci non offre la sua spalla a Crocetta: “Io sto con Lucia Borsellino. Le offese, le minacce, il silenzio, si commentano da sole”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 16th, 2015 Riccardo Fucile
NESSUNO CHE MANDI A ZAIA UN AVVISO DI GARANZIA PER APOLOGIA DI REATO…UNO STATO IMBELLE IN MANO A FACINOROSI RAZZISTI
L’arrivo di 101 profughi a Quinto di Treviso ha scatenato la teppaglia locale che nella notte tra mercoledì e giovedì si è introdotta illegalmente negli appartamenti destinati ai richiedenti asilo, ha portato in strada i mobili e infine ha dato fuoco alle masserizie in segno di protesta.
Secondo la Tribuna di Treviso, ci sarebbe stata anche una rissa tra alcuni abitanti della zona e due operatori della cooperativa incaricata di gestire i profughi.
Luca Zaia, governatore del Veneto, ha commentato: “La gente ha fatto bene. Questa è una situazione intollerabile. Ora dichiaro guerra al Prefetto”.
Scrive il Corriere del Veneto:
Nella notte un gruppo di cittadini ( non cittadini, ma delinquenti n.d.r.) ha aperto (leggi violato n.d.r.)un alloggio destinato ai richiedenti asilo portando fuori letti e televisori e dandogli fuoco. La tesi originale dei sedicenti residenti sarebbe che «Hanno trasformato le nostre case, che abbiamo pagato col mutuo, in un campo profughi. Devono andarsene di qui».
Come se fossero loro anche gli appartamenti di altri.
Nel mattino Luca Zaia si è recato a visitare il luogo dell’assalto e ha usato parole durissime contro la Prefettura di Treviso, lodando la resistenza dei cittadini contro l’arrivo degli stranieri: “Se ne devono andare”.
I residenti hanno annunciato che le iniziative di protesta continueranno ad oltranza fino a che i profughi non saranno allontanati.
La tensione sale di minuto in minuto.
All’ora di pranzo questa teppaglia ha bloccato l’arrivo di cibo ai migranti.
Polizia e carabinieri sorvegliano l’area e i residenti si ostinano a non voler tornare in casa dopo che molti di loro hanno passato la notte all’aperto, dormendo in tenda.
Ironia della sorte, proprio nei giorni scorsi numerosi profughi di origine africana aveva aiutato i residenti di Dolo e Mira a sgomberare i detriti del tornado.
Forse qualcuno non ha ancora compreso:
1) Lo Stato sistema i profughi in proprie strutture dove meglio di pare, non esistono zone franche per i razzisti.
2) Chi ha violato un domicilio e incendiato mobili ha commesso un reato e va arrestato, come qualsiasi altro delinquente
3) Se qualcuno commette apologia di reato va denunciato e ne risponde in tribunale. Non solo, va commissariato in quanto l’istigazione a delinquere non è ammissibile per un pubblico amministratore
4) Le manifestazioni non autorizzate vanno sciolte, non solo a Napoli per chi scende in piazza a favore dei camorristi, ma anche per chi lo fa in Veneto a favore di delinquenti locali.
5) Se non vogliono rientrare a casa, sono cazzi loro, possono restare per strada fino al capodanno padagno o fino a quando non comprenderanno le regole del vivere civile.
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Luglio 16th, 2015 Riccardo Fucile
IL “FATTO” PUBBLICA I NUMERI VERI DEGLI INGRESSI ALL’EXPO, GIORNO PER GIORNO
Il commissario Giuseppe Sala continua a mentire sui numeri Expo. 
“C’è trasparenza totale”, dichiara. Ma su quanti sono i visitatori c’è il buio più fitto. Pubblichiamo dunque i file degli ingressi giorno per giorno di maggio e giugno. Dimostrano la falsificazione dei dati.
Sala ha dichiarato che a maggio erano 2,7 milioni, invece sono 1.927.600 (772.400 in meno).
A giugno 3,3 milioni, invece sono 2.258.450 (1.041.550 in meno).
I dati che pubblichiamo sono comunque “expottimisti”, perchè i tornelli registrano democraticamente anche chi lavora nel sito, gli addetti ai padiglioni, i volontari, i vigilanti e gli omaggi: sono almeno 10 mila persone al giorno, circa 300 mila ingressi al mese.
Tolte queste, i visitatori veri, quelli che pagano un biglietto, non sono più di 1,6 milioni a maggio e 1,9 a giugno: non più di 3,5 milioni nei primi due mesi di Expo.
Dopo i primi dati diffusi dal Fatto quotidiano, mentre i giornaloni restavano zitti e facevano finta di non vedere e non sentire, la politica si è decisa a chiedere a Sala la verità sugli ingressi Expo, un dato difeso come si trattasse di un segreto politico-militare.
Il presidente del Consiglio comunale di Milano, Basilio Rizzo, ha scritto una lettera al prefetto, chiedendo quanti siano davvero i visitatori.
Alle richieste di trasparenza si sono via via aggiunti i rappresentanti di Forza Italia e di Alleanza nazionale.
Ora si sta muovendo anche la Lega: l’avvocato Domenico Aiello, che rappresenta Regione Lombardia nel consiglio d’amministrazione di Expo spa, uomo di fiducia del presidente Roberto Maroni, ha chiesto di mettere all’ordine del giorno del prossimo cda, il 21 luglio, anche “l’andamento ingressi (articolo apparso sul Fatto, in ordine alla polemica del consigliere Rizzo)”.
Che cosa risponderà Sala al rappresentante della Regione, che con il Comune di Milano è il grande azionista di Expo?
Continuerà a dire che va tutto bene? Negherà i dati veri anche al cda?
Maroni mostra segni d’insofferenza nei confronti di Sala anche a proposito di altre tre questioni, sulle quali ha chiesto di fare chiarezza nel prossimo consiglio d’amministrazione: quella delle bonifiche (non fatte?) dei terreni Expo, come denunciato in una lettera al presidente della Regione inviata dal gruppo Cinquestelle al Pirellone; quella dell’affidamento senza gara a Oscar Farinetti (Eataly) dei ristoranti regionali dell’esposizione; e quella dell’assemblea nazionale del Pd che si terrà dentro Expo.
Sala ha già risposto sull’assemblea Pd: “I regolamenti non prevedono alcun divieto di ospitare all’interno del sito espositivo, in idonea location, il congresso di un partito. Non vi è pertanto la base legale per rispondere negativamente alla richiesta, dal momento che saranno applicate le tariffe normalmente corrisposte per i numerosissimi soggetti che hanno già organizzato o programmato appuntamenti nel corso dei sei mesi dell’Esposizione Universale. Tutti i partecipanti inoltre acquisteranno regolarmente i biglietti di ingrasso ad Expo 2015”.
Così: Sala scrive freudianamente “ingrasso” invece che “ingresso”.
Poi cita i già avvenuti o programmati convegni di Confindustria, Coldiretti, Confagricoltura, Consob e Caritas.
E rivela che il Pd pagherà per l’auditorium 20 mila euro al giorno, per gli allestimenti e il catering tratterà “direttamente con il gestore dello spazio (Fiera Milano-Mico)”.
E i biglietti li acquisterà “da nostri rivenditori”. Non dice però a quanto.
Intanto i supersconti continuano.
Biglietti addirittura gratis per chi ha un imponibile inferiore ai 10 mila euro, con accredito attivo da ieri sul sito dell’Inps.
Trenitalia partecipa alla promozione offrendo agli accreditati biglietti a metà prezzo su Frecce o Intercity per Milano. “I visitatori”, ha dichiarato Sala, “non sono inferiori alle attese”.
Veramente arduo da dimostrare, visto che le previsioni erano di 4,1 milioni per maggio e 4,7 per giugno.
Luglio sta andando anche peggio. E l’imbarazzo sta contagiando anche gli amministratori pubblici (Atm trasporti, Ansa rifiuti, Trenord treni regionali…) costretti a organizzare i servizi sulla base di dati drogati.
Grave soprattutto la situazione di Trenord, che ha ridotto i servizi ai pendolari per mandare a Expo treni che arrivano e ripartono sempre vuoti.
Gianni Barbacetto
(da “il Fatto Quotidiano”)
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