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GERMANIA SOTTO ACCUSA SUI MEDIA: “FOLLIA VENDICATIVA”

Luglio 13th, 2015 Riccardo Fucile

SULLA STAMPA INTERNAZIONALE DURE ACCUSE AL CINISMO TEDESCO: “GIOCO ATROCE DELLA MERKEL” TITOLA LO SPIEGEL

Germania sotto accusa per il trattamento «umiliante» inferto alla Grecia .
I media europei sono critici nei confronti dell’atteggiamento durissimo assunto dalla coppia Merkel-Schaeuble nei confronti di Atene prima durante l’Eurogruppo dei ministri delle Finanze e poi nel vertice dei leader.
E Berlino finisce nel mirino anche di Twitter.
«L’Europa si vendica di Tsipras», è il titolo scelto dal quotidiano inglese The Guardian per il giornale in edicola lunedì.
«A che gioco sta giocando la Germania?», si chiede invece in prima il francese Liberation sullo sfondo di una foto di Angela Merkel.
Mentre il tedesco Spiegel, sul suo sito, parla di «catalogo di atrocità » in riferimento alle misure invocate dai ministri delle Finanze dell’Eurozona.
«È un’umiliazione voluta della Grecia», scrive ancora lo Spiegel.
#TspirasLeaveEUSummit (“Tsipras abbandona il vertice”) e #ThisIsACoup (“Questo è un colpo di Stato”) sono i due hashtag che stanno spopolando in queste ore tra gli utenti greci (e non solo) su Twitter. #ThisIsACoup è addirittura il secondo hashtag più ritwittato al mondo.
Durissima la condanna anche del premio Nobel per l’Economia Paul Krugman, che sul New York Times scrive: le richieste avanzate dall’Eurogruppo alla Grecia sono una «follia vendicativa», una «completa distruzione della sovranità  nazionale» e «un grottesco tradimento di tutto quello che significa il progetto europeo».
«Il progetto europeo, che ho sempre elogiato e sostenuto, ha appena ricevuto un colpo terribile, forse fatale – osserva Krugman -. E qualunque cosa voi pensiate di Syriza o della Grecia, non sono stati i greci a darlo».

(da “Huffingtonpost”)

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IL GABBIANO JONATHAN DA CUNEO A LOANO PER SALUTARE L’AMICO BAGNINO

Luglio 13th, 2015 Riccardo Fucile

C’E’ CHI ANCORA RIESCE A REGALARCI UNA FAVOLA

Da Cuneo a Loano, dalle montagne al mare, sbattendo le ali con una fatica infinita, seguendo per sei ore una invisibile traccia nel cielo.
Invisibile agli umani, perchè il gabbiano Jonathan quella traccia la vedeva eccome. E l’ha riportato diritto a casa, dal suo amico bagnino. Come in una favola.
La storia di Jonathan e Valerio inizia un anno fa, di questi tempi .
Il bagnino accoglie in casa propria un cucciolo di gabbiano, lo alleva come un papà  amorevole, fino a diventare il suo amico “per le piume” e lo porta con sè sul trespolo della spiaggia dove lavora.
Trascorrono l’estate insieme ai bagni “Istituto San Giuseppe – Suore d’Ivrea”. Insieme in mare, insieme sul trespolo, insieme in ogni momento della giornata.
Poi arriva l’inverno, Valerio Tovano, cinquant’anni, decide di accogliere sul terrazzo di casa il giovane gabbiano.
Jonathan durante il giorno vola tra i suoi simili ma alla sera torna sempre a casa. Di recente, però, Valerio decide di trasferire Jonathan al centro di recupero per animali selvatici di Bernezzo, in provincia di Cuneo.
Per questioni di sicurezza, perchè non a tutti va bene che un gabbiano viva a così stretto contatto con gli esseri umani.
«Quest’inverno — racconta Valerio — Jonathan ha avuto una disavventura: è stato avvelenato. Per fortuna lo abbiamo soccorso in tempo. È stato in convalescenza per tre giorni. Lo tenevo nella cesta in cui è cresciuto. Dormivo accanto a lui sul divano. Il quarto giorno ha dato segni di miglioramento, ma non si è mai ripreso del tutto. Non si muoveva bene e il volo non era regolare come prima. L’ho riportato in spiaggia. È volato via. Non si è fatto vedere per otto giorni e ho pensato fosse andato a morire da qualche parte. Ma poi è tornato a cercarmi. Credo che quello che gli è successo ci abbia unito ancora di più».
Nonostante il legame, però, Valerio ha deciso di trasferire l’animale nel centro di accoglienza per animali: qui gli specialisti si sarebbero presi cura di lui e sarebbe stato al sicuro da altre brutte avventure.
«Al centro — racconta Valerio — i responsabili gli hanno accorciato le piume per impedirgli di volare, dato che la struttura non dispone di voliere nè di gabbie. In teoria, quindi, Jonathan non era in grado di scappare dal centro».
E invece ecco la sorpresa: dopo qualche giorno di separazione, Valerio si è ritrovato Jonathan davanti casa.
Alle dieci e mezza del mattino il gabbiano è scappato dal centro e alle quattro e mezza del pomeriggio era di nuovo in Riviera.
«Non potevo crederci — confessa Valerio — La sola frase che mi è uscita è stata: “Tu che ci fai qui?”.
Nemmeno il responsabile del centro ci credeva». Passata la sorpresa, Valerio ha riportato il suo amico alato in Piemonte: «L’ho portato via per la sua e la mia sicurezza — spiega — Ora sta bene. Per un po’ non potrà  volare affatto, dato che gli hanno accorciato ulteriormente le piume, ma almeno avrà  la possibilità  di socializzare con i suoi simili. Entro novembre dovrebbe aver completato la muta e allora potrà  spiccare di nuovo il volo. Spero potrà  trovare una compagna e formare una famiglia». E Valerio?
«A fine stagione andrò a trovarlo senza farmi vedere. Mi manca molto, ma per il suo bene è giusto così. Ora potrà  davvero volare libero, perchè lui è uno spirito libero. Fare il bagno e giocare insieme è stato fantastico. Io lo ricorderò per sempre».

Luca Berto
(da “il Secolo XIX“)

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LO SCIOPERO ROVESCIATO DEI MURATORI DELL’AQUILA

Luglio 13th, 2015 Riccardo Fucile

A SEI ANNI DAL SISMA TRA RITARDI NEI PAGAMENTI DA PARTE DELLO STATO, APPALTATORI FALLITI E C.A.S.E. DI BERLUSCONI IN VIA DI DEMOLIZIONE

Aquila giace ancora in sala operatoria. Intubata da ogni parte, sorretta da ponti di acciaio, fili, pannelli di calcestruzzo e polvere.
Fratturata non più dal terremoto, lontano ormai, in quel drammatico aprile del 2009, ma dalle sue stesse ricuciture.
Ci sono stradine, come via del Falco, equamente divise a metà : da una parte, facciate belle e lisce, appena levigate e rimesse a nuovo, dall’altro lato della strada palazzi dimessi, puntellati come alberi morenti.
In via Roma è lo stesso: scendendo lungo uno degli assi che formano la croce centrale della città  -l’altro è corso Vittorio Emanuele — sulla destra si staglia il colore arancione e lindo del palazzo fresco di nuovo.
A sinistra, invece, solo lo spigolo del Rettorato, che sembrava stesse per gettarsi sulla strada e ora è come incollato al resto dell’edificio, offre la sensazione di un intervento. Per il resto è una linea continua di sassi vecchi accartocciati sulle porte, di insegne divelte e di ponteggi, tanti ponteggi.
Addobbata dai tubi innocenti    
L’Aquila è la città  più transennata d’Italia. I tubi innocenti, quasi tutti costruiti dalla Marcegaglia — ogni giunto costa 30 euro e ce ne sono a centinaia di migliaia — costituiscono l’arredo urbano che si staglia sotto il sole di luglio.
Avvolgono il Convitto, opera rimasta sospesa e immobile, al centro del quadrivio, subito dietro la grande e bella piazza inagibile, risparmiano il palazzo comunale che è puntellato da ponteggi in legno, sbarrano l’accesso alle vie laterali dove il tempo sembra sospeso. Addobbano la chiesa dei Gesuiti e sovrastano via San Martino, all’imbocco del quartiere, solo e silenzioso, di San Pietro, abbandonata da un’impresa che è fallita.
L’ennesimo paradosso dell’Aquila, il più grande cantiere d’Europa che incuba perdita di posti di lavoro, chiusura e fallimenti di imprese, vertenze giudiziarie che vengono via come le ciliegie.
La scuola elementare De Amicis, subito accanto alla bella basilica di San Bernardino, tirata a lucido e nuova, a dimostrazione che si può ricostruire, è l’emblema scelto dalla Fillea-Cgil, il sindacato degli edili, per denunciare la situazione del capoluogo abruzzese. Il cantiere è fermo da un anno, nonostante l’appalto da 10 milioni di euro e i 900 mila euro raccolti dal concerto (Amiche per l’Abruzzo , lo chiamarono) di Laura Pausini, Fiorella Mannoia, Gianna Nannini e Giorgia, tra le altre.
Solo pochi giorni fa l’impresa Mgm Spa che ha la sua sede a Latina — il cui amministratore è stato rimosso dopo l’arresto per frode, corruzione e turbativa d’asta — ha recintato il cantiere e strappato le erbacce sapendo della manifestazione di sabato.
Gli edili della Cgil, infatti, hanno rispolverato l’idea eretica di Danilo Dolci, “lo sciopero alla rovescia”, per attirare l’attenzione di stampa e istituzioni.
E così, davanti alla scuola dai ponteggi più eleganti del capoluogo — immancabilmente by Gruppo Marcegaglia — si sono radunati gli operai, con il caschetto giallo e gli attrezzi in vista per esibilire la voglia di lavoro. In mano cartelli a ostentare l’incredibile: “Sono stato licenziato due anni fa, non riesco a trovare un’altra occupazione. Chiediamo lavoro!”.
Buffo, il lavoro edile qui non dovrebbe mancare, eppure non è così.
“Dal 2008 al 2014, spiega Silvio Amicucci, segretario regionale Fillea, gli iscritti alla Cassa edile — l’ente di solidarietà  e assistenza degli edili, ndr. — nella regione sono passati dal circa 23 mila a 18.500”.
Lo stesso per il numero di ore lavorate sceso da 21,7 milioni del 2008 ai 14,7 del 2014. L’agonia riguarda anche le imprese che sono passate da 4 .642 a 3.434.
Un tonfo clamoroso fatto di fallimenti, chiusure e lavoratori disoccupati.
“Nei nostri uffici — spiegano il segretario aquilano, Emanuele Varrocchi — abbiamo calcolato una media di 5 vertenze alla settimana. Vertenze che si concludono con una conciliazione, quindi fondate”.
Dal 2009 sono più di un migliaio. Con questi dati si entra nel vivo del problema sollevato dallo sciopero ispirato a Danilo Dolci.
“Le aziende prendono gli appalti — spiega Cristina Santelli, anch’essa della Fillea — ma spesso non hanno la forza e la solidità  per sostenere il ritardo dei pagamenti pubblici. E così, dopo i primi ritardi, chiudono e i lavori si fermano”.
Ad alimentare questo circolo perverso sono state finora grandi aziende, alcune molto rilevanti.
La Mazzi di Verona, ad esempio, ha lasciato ferma la ristrutturazione del Convitto, la Taddei, che occupa circa cento dipendenti, è fallita abandonando buona parte del quartiere dietro via Roma.
La stessa Taddei figura tra le imprese che hanno vinto l’appalto da 150 milioni per la costruzione della Smart City, la città  intelligente, dove i servizi idrici, elettrici e del gas passeranno sotto il tunnel.
Solo che anche in questo caso sono già  scattati i primi avvisi di garanzia per turbativa d’asta recapitati al presidente dell’Ance aquilana (l’associazione dei costruttori), Gianni Frattale, a Danilo Taddei dell’impresa omonima ma anche al presidente dell’altra società  appaltante, la ravennate Amcar, Alfredo Zaccaria.
Tornano i pilastri del sistema degli appalti in Italia, il malaffare, la corruzione e il relativo spreco da essi prodotto.
Il problema resta la mancanza di fondi    
Il meccanismo della ricostruzione sembra sia un affare imponente per l’esile struttura burocratica italiana.
Il sindaco accusa i Beni culturali e le lungaggini degli uffici di passaggio. Nel sindacato non vengono però sottaciute le responsabilità  del Comune quando si tratta di facilitare i pagamenti alle imprese.
Ma, soprattutto, e a monte, c’è un problema di soldi.
L’Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere (Usrc) voluto dall’allora ministro Fabrizio Barca — che ha rimesso in ordine la legislazione ordinaria dopo la fase emergenziale gestita dal governo Berlusconi — monitora e coordina la ricostruzione privata, assegnando i fondi ai cittadini, o ai consorzi che si vanno formando, per poi effettuare i lavori.
L’Usrc va molto fiero della propria efficienza vantando velocità  e precisione nell’assegnazione dei contributi alle opere.
È appena uscito l’undicesimo elenco (la lista in cui sono dettagliati gli interventi da fare) con un finanziamento, deliberato dal Cipe, di circa 800 milioni. Ma il decimo elenco, uscito nell’agosto del 2014, ha visto l’attribuzione dei fondi solo venti giorni fa.
Il caso delle scuole è emblematico: come riporta l’Usrc, su 136 milioni di risorse complessive, da maggio 2014 sono stati approvati interventi per 52 milioni di euro, immediatamente cantierabili, trasferendo contributi agli enti attuatori per 18 milioni, il 15% del totale.
In ogni caso, si sta parlando di una quota ancora molto marginale di interventi di ristrutturazione.
Una fetta rilevantissima di risorse se n’è andata per   le   famose   C.A.S.E. costruite da Silvio Berlusconi di cui però si inizia a parlare seriamente di demolizione, almeno parziale, perchè sono fatiscenti e in alcuni casi sono state anche evacuate.

Salvatore Cannavo’
(da “il Fatto Quotidiano”)

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INTERVISTA A COHN BENDIT “LA GERMANIA HA UN’IDEOLOGIA CONTABILE”

Luglio 13th, 2015 Riccardo Fucile

“L’AUSTERITA’ E’ UNA MAESTRA TEDESCA”…”NON SONO LE MASSE A FARE LA STORIA, MA LE PERSONALITA'”

«Coscienti o meno, stiamo andando verso un’Europa delle Nazioni, orientata dagli egoismi nazionali. La migliore prova di questa tendenza è stata il comportamento degli Stati europei di fronte al problema dei rifugiati. Not in my backyard , non nel mio cortile, questa è la posizione di molti Paesi membri, Francia compresa, riguardo ai migranti. La nozione di solidarietà  è estranea al dibattito di questi giorni. Questa è l’Europa delle Nazioni».
Apolide alla nascita in Francia nel 1945, tedesco a 14 anni, francese a 70 (dal 22 maggio scorso), Daniel Cohn-Bendit è uno di quegli europei che l’Europa ha davvero provato a farla, sulle barricate nel maggio ’68 e da leader ecologista sui banchi del Parlamento di Strasburgo.
In «Per l’Europa! Manifesto per una rivoluzione unitaria» (Mondadori), scritto assieme al liberale belga Guy Verhofstadt, Cohn-Bendit tre anni fa cercava di dare una scossa federalista. Oggi guarda deluso le sue capitali, Parigi e Berlino, dividersi sulla Grecia e quindi sul futuro del continente
Come spiega la rigidità  della Germania verso la Grecia? Cosa c’è nella storia tedesca che porta a questa chiusura?
«Oggi la politica tedesca è tutta rivolta all’opinione pubblica, che è a sua volta concentrata sugli interessi della Germania. Una politica contabile ispirata a una ideologia rigida: solo risanando i conti pubblici l’economia può funzionare, e il prezzo di questo risanamento va pagato».
Ma perchè accade questo?
«Ci sono sicuramente delle ragioni storiche, la Germania del dopoguerra si è costruita sul Deutsche Mark, su una moneta forte, simbolo della sua rinascita. Ma se siamo arrivati fino a questo punto credo ci siano anche banalmente delle ragioni psicologiche, personali. I politici si comportano come dei bambini. “Ha cominciato lui, no lui, tu mi hai insultato, no sei stato tu”. Quel che i responsabili greci non hanno capito è che attaccando il ministro delle Finanze Schà¤uble hanno ottenuto l’effetto di mobilitare una parte dell’opinione pubblica tedesca contro di loro. C’è una parte di voglia di rivincita, il desiderio di dare una lezione, nella durezza e nella cattiveria della posizione del ministro Schà¤uble. “C’è un problema di fiducia”, dice, ma che vuol dire? Chi deve avere fiducia in chi? I francesi non hanno fiducia nei tedeschi quando si tratta, per esempio, di battersi contro l’integralismo islamico o contro l’Isis o quando si inviano truppe in Mali. Ogni Paese può dire ormai “non ho fiducia” in un altro Paese su un dato argomento».
Perchè la Francia è così vicina alla Grecia in questo momento, a costo di mettere alla prova l’asse franco-tedesco?
«Anche Franà§ois Hollande ha delle ragioni di politica interna. L’opinione pubblica francese è molto più filo-ellenica di quella tedesca».
Da cosa dipende questa differenza nelle opinioni pubbliche di Francia e Germania?
«Intanto prendere in contropiede la Germania piace molto a una parte dell’opinione pubblica francese, poi c’è da sempre in Francia questo lato di solidarietà  con il più debole. La questione che si pone oggi è: Hollande, Renzi, Rajoy, Merkel e gli altri possono avere una visione storica, o una visione contabile? Se prevarrà  una visione puramente contabile siamo perduti».
Renzi ha appena ripetuto appunto che l’Europa non può ridursi a una questione di conti e burocrazia.
«Ma allora Renzi si batta assieme a Hollande e Juncker, lotti duramente durante le riunioni. Negli incontri dei ministri delle Finanze l’Italia finora non ha fatto sentire abbastanza la sua voce».
Se la Germania è così severa, è perchè punendo la Grecia vuole educare Francia e Italia?
«È quel che sostiene Varoufakis nell’intervento che ha scritto per il Guardian . Il tono è sbagliato ma l’analisi giusta: Schà¤uble vuole dare un esempio a tutti, perchè i mercati sappiano che l’euro è una moneta forte, che l’Europa non ha paura di amputare un dito andato in cancrena affinchè la mano resista».
Così com’è l’Europa non funziona, è ormai evidente. Questa crisi potrà  essere trasformata in un’occasione di rilancio?
«Mi pare molto difficile. Guardiamo per esempio ai finlandesi, che hanno nel governo il partito dei “veri finlandesi”, l’equivalente della Lega italiana. Come possiamo fare una nuova Europa se al governo ci sono partiti simili alla Lega? In momenti storici di questa gravità  ci servirebbero uno Schumann, un de Gasperi, dei politici che in nome di un’idea e una visione dell’Europa fossero capaci di guidare i loro popoli. Ma se restiamo al rimorchio dei popoli… Queste occasioni dimostrano che la vecchia teoria della sinistra, cioè che sono le masse a fare la Storia, non regge. Sono le personalità  che fanno la Storia, e se queste non sono all’altezza, i popoli sono destinati a mancare l’appuntamento».
Anche i capi di Stato che denunciano regolarmente i pericoli del populismo ne sono ormai condizionati?
«Esattamente. Hanno paura, vogliono guadagnare due punti nei sondaggi, Merkel non vuole irritare i contribuenti tedeschi, Hollande vuole posizionarsi per le prossime elezioni. Tutti hanno un’agenda nazionale. Solo questo conta».

Stefano Montefiori
(da “il Corriere della Sera“)

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SVOLTA DI BERLUSCONI: “IN CASO DI EMERGENZA, OK ALLE LARGHE INTESE”

Luglio 13th, 2015 Riccardo Fucile

IN CASO CHE LA CRISI IN GRECIA PRECIPITI E CI FOSSERO RICADUTE SULL’ITALIA SAREBBE NECESSARIA UN’ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA’

«Io una mano d’aiuto a Renzi la do, ma solo se la situazione precipita, non certo per fare le riforme che vuole lui».
Silvio Berlusconi dal ritiro di Arcore osserva quanto accade in queste ore tra Bruxelles ed Atene con un’interessata apprensione.
Non prevede «nulla di buono» per l’Italia a trazione renziana, teme le ricadute di una Grexit ancora probabile sull’economia e le borse del nostro Paese, che tanto per cominciare colpirebbero le sue aziende.
Così come segue con preoccupazione, racconta chi lo ha sentito, l’escalation delle minacce dell’Isis contro Roma, culminate con l’autobomba del Cairo contro il consolato italiano.
«La mano d’aiuto che più volte abbiamo offerto al premier in politica estera non è mai stata presa in considerazione», si lamenta il Cavaliere.
Il divorzio consensuale con Denis Verdini (pronto a sostenere il governo) è la conferma di quanto Forza Italia ormai vada in altra direzione.
Ma solo uno scenario potrebbe invertire la rotta. «Se la situazione economica precipitasse o se ci fosse un attacco diretto contro l’Italia noi, con responsabilità , ancora una volta, potremmo dare il nostro contributo – è il ragionamento estremo di Berlusconi – Anche entrando in un governo di emergenza nazionale, se necessario». Ma con altrettanta schiettezza non nasconde il suo scetticismo sull’«umiltà  di Renzi». Di quel famoso “tavolo” per gli affari esteri, offerto per affrontare nodi pesanti come l’esodo dalle coste libiche, in questi mesi il governo non ha avvertito alcuna esigenza. Figurarsi se il clima è di dialogo sui dossier interni, riforme in testa.
I mediatori che in questi tre giorni hanno cercato di convincere Denis Verdini a recedere dalla decisione ormai presa di abbandonare il partito e il leader hanno fallito. Il senatore toscano non ne vuole più sapere, l’amarezza per il rapporto logorato ha avuto la meglio su tutto.
«Non ho altra scelta», è stata la risposta agli ultimi pontieri. Con una chiosa: «Spero un giorno Silvio ricordi chi gli riempì la piazza sotto casa domenica 4 agosto 2013, dopo la condanna Mediaset».
I fedelissimi del toscano non fanno ormai mistero dell’imminente scissione dal gruppo al Senato. «La data spartiacque sarà  il 31 luglio, il giorno in cui scade il termine per la presentazione degli emendamenti al testo delle riforme costituzionali», spiega il senatore Lucio Barani, uno dei dodici coivolti nel progetto. E si sbilancia: «Al momento siamo a 15 adesioni».
Berlusconi – che non intende più muoversi da Arcore, salvo che per qualche puntata in Sardegna, ma deciso a tenersi lontano ormai da Roma – osserva i movimenti interni senza intervenire.
Giovedì Raffaele Fitto consumerà  lo strappo definitivo anche alla Camera coi suoi 14 in uscita.
L’ex premier passa dalla reazione stizzita («Era ora che Verdini e Fitto facessero chiarezza e ci liberassero») a momenti di preoccupazione per il futuro.
«Indietro non si torna e non ci sarà  più alcuna riedizione del patto del Nazareno, questo è evidente a tutti», sottolinea la portavoce Deborah Bergamini.
Il leader tiene la linea dura ma manda in avanscoperta altri per tenere aperto uno spiraglio.
Il capogruppo al Senato Paolo Romani parla a più riprese col collega pd Luigi Zanda e riferisce al capo di «segnali buoni per ottenere modifiche alla riforma e anche all’Italicum».
Non ha sortito altrettanti effetti, a quanto risulta, l’approccio tentato con Palazzo Chigi da Gianni Letta per un paio di questioni che lo interessavano personalmente. In assenza di Verdini i ponti sono saltati del tutto.
Il leader forzista è arrivato a una conclusione, anche alla luce dei 25 dissidenti sui quali Renzi non potrà  più contare al Senato.
«A settembre potremmo accettare di sedere al tavolo della riforma costituzionale solo a una condizione – è la confidenza rassegnata ai più fidati – se Matteo accettasse di rivedere l’Italicum, introducendo il premio alla coalizione anzichè alla lista o quanto meno la possibilità  di apparentamento tra il primo e il secondo turno».
I portoni di Palazzo Chigi, per adesso, restano però sprangati.
E non solo per Gianni Letta.

Carmelo Lopapa
(da “la Repubblica”)

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NOMINE E RICATTI: RENZI ORA RISPONDA A 5 DOMANDE

Luglio 13th, 2015 Riccardo Fucile

IL PREMIER DEVE CHIARIRE I RAPPORTI CON IL GENERALE ADINOLFI

1. Perchè , nel 2014, ancora soltanto segretario del Pd, interviene per stoppare la conferma del comandante della Guardia di Finanza, generale Capolupo, su richiesta di un suo sottoposto, generale Adinolfi, immischiandosi in una nomina di esclusiva competenza del governo e del ministro dell’Economia
2. Perchè, sempre da segretario Pd, supporta un ufficiale come Adinolfi legatissimo a Berlusconi, Gianni Letta e Galliani, e proprio a lui comunica l’intenzione di far cadere il governo di Enrico Letta con l’aiuto di Berlusconi
3. Adinolfi comandava la Gdf in Toscana e in Emilia Romagna, competente a indagare sul feudo di Bersani, rivale di Renzi (lambito dalle indagini della finanza sulla segretaria dell’allora leader Pd), ma anche sul feudo di Renzi, cioeÌ€ Firenze.
Basti pensare che la Finanza indagoÌ€ per truffa la ministra Josefa Idem per un’assunzione nell’azienda di famiglia che le fece lievitare lo stipendio di consigliere comunale, mentre nulla del genere accadde per l’assunzione di Renzi nell’azienda di famiglia che gli alzoÌ€ indennitaÌ€ e contributi pensionistici di presidente della Provincia. Renzi ha mai parlato di queste faccende con Adinolfi? Non crede che la sua famigliaritaÌ€ con il generale possa appannare le certezze dei cittadini su un’azione equa della Gdf?
4. Adinolfi , secondo le intercettazioni del Noe, criticoÌ€ la proroga del comandante Capolupo e alluse alle inconfessabili ragioni di quella scelta (si parla addirittura di un ricatto all’allora capo dello Stato): non crede che ora debba dimettersi da comandante in seconda della Gdf?
5.Perchè Renzi, segretario del Pd, si faceva dare dello “stronzo” da un generale che tuba al telefono con Gianni Letta?

Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano”)

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ACCORDO UNANIME MA NON IN GRECIA

Luglio 13th, 2015 Riccardo Fucile

MERKEL: “AIUTI PER 82 MILIARDI”…TSIPRAS: “EVITATO TRASFERIMENTO BENI ALL’ESTERO”…MA SYRIZA RIBOLLE: “ACCORDO UMILIANTE”

Dopo 17 ore di negoziati, i leader europei hanno trovato un accordo sulla Grecia. Il terzo intervento finanziario a favore di Atene sarà  di 82-86 miliardi, di cui 24 miliardi per il sistema bancario.
L’Eurozona ha chiesto ad Atene di approvare riforme durissime entro mercoledì, tra cui pensioni, Iva, adozione del Codice di Procedura Civile, direttiva sul salvataggio delle banche.
Mercoledì un nuovo Eurogruppo si riunirà  per valutare l’impegno del governo ellenico. Nel frattempo, quei Paesi che devono sottoporre l’accordo ai loro Parlamenti convocheranno i deputati, ed entro la fine della settimana si dovrebbe arrivare al via libera definitivo.
Nella notte Tsipras ha accettato tutte le condizioni imposte dai creditori, dall’anticipo delle riforme al rafforzamento di tutte le misure, incluso il reintegro dei licenziamenti collettivi e il ritorno della Troika ad Atene.
Alla fine, ha ceduto anche sul coinvolgimento del Fondo Monetario Internazionale nel nuovo piano. Ma ha resistito sull’idea, tedesca, di creare in Lussemburgo un fondo dove trasferire asset dello Stato a garanzia del debito.
Il fondo resta, ma avrà  base in Grecia, avrà  una dotazione fino a 50 miliardi, andrà  ad abbattere il debito e servirà  a ricapitalizzare le banche.
Ma sarà  gestito dai greci, in collaborazione con le istituzioni.
Per Alexis Tsipras, inizia una fase interna durissima.
“Abbiamo combattuto una dura battaglia. Ci troviamo di fronte decisioni difficili”, è il primo commento del premier ellenico.
“Abbiamo dovuto fare concessioni difficili per evitare l’applicazione dei piani di alcuni circoli ultraconservatori europei”.
Tsipras rivendica di essere riuscito a “ristrutturare il debito” (anche se ci vorrà  tempo) e di aver “assicurato finanziamenti a medi medio termine”.
“La Grecia — promette – continuerà  a lottare per essere in grado di tornare a crescere”.
Come dice la stessa Merkel, però, la “strada è lunga e difficile”.
Il premier greco lo sa bene.
L’ala radicale di Syriza ha già  bollato l’accordo come “umiliante”.
In una nota a nome di ‘Piattaforma di sinistra’ pubblicata sul sito parapolitika.gr, Panagiotis Lafazaris, ministro dell’Energia ed esponente dell’ala intransigente di Syriza, promette battaglia.
L’accordo — “unanime” per Bruxelles — non lo è affatto per la politica greca.

(da “Huffingtonpost”)

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I DETTAGLI DELL’ACCORDO: FONDO DI GARANZIA DI 50 MILIARDI DI CUI 25 PER RICAPITALIZZARE LE BANCHE

Luglio 13th, 2015 Riccardo Fucile

12,5 PER RIDURRE IL DEBITO, 12,5 PER STIMOLARE L’ECONOMIA

Il terzo programma di aiuti per salvare la Grecia avrà  un importo di 82-86 miliardi. Dopo le complicate trattative, durate tutta la notte, la Grecia e i creditori internazionali hanno trovato un accordo.
Un compromesso che il premier greco Alexis Tsipras ha accettato, e che ora porterà  il Paese a prendere “dure decisioni”.
La promessa che se il programma economico concordato nei dettagli e con un preciso calendario sarà  effettivamente attuato è aperta la porta a un alleggerimento del debito con scadenze più lunghe e un periodo di grazia sui pagamenti è aperta.
Secondo quanto trapela, dovrà  nascere un fondo di garanzia o di privatizzazioni di circa 50 miliardi di euro con base in Grecia, non in Lussemburgo come prevedeva il documento discusso nella notte e preparato dall’Eurogruppo.
Gli asset greci saranno trasferiti al nuovo fondo, poi ‘monetizzati’ attraverso privatizzazioni o la loro gestione. Di questi 50 miliardi: 25 miliardi serviranno per riparare i debiti e ricapitalizzare le banche greche, 12,5 miliardi per abbattere il debito, 12,5 miliardi per investimenti volti alla crescita.
“Ci sarà  una governance con la presenza di esperti che vedranno quali saranno i beni che meglio si prestano – ha detto il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem -. Sarà  basato (il fondo di garanzia ndr.) in Grecia”.
Per quanto riguarda il debito, la Grecia, come previsto, non ha ottenuto un haircut ma ha portato a casa un’estensione delle scadenze e una negoziazione sui tassi di interesse.
Sulle misure approvate dall’accordo, ha detto il presidente francese Francois Hollande. Tutte le misure previste dall’accordo saranno supervisionate dalle istituzioni: Bce, Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale.
L’accordo prevede inoltre un prestito ponte per la Grecia di 7 miliardi entro il 20 Luglio, e un aiuto addizionale di 5 miliardi ad Agosto.
Entro mercoledì 15 luglio, cioè tra due giorni, la Grecia dovrà  adottare la riforma dell’Iva, quella delle pensioni, quella dell’Elstat (l’istituto nazionale di statistica) e introdurre tagli semi-automatici alla spesa in caso di deviazioni dall’obiettivo del surplus primario.
E’ quanto si legge nell’accordo siglato stanotte a Bruxelles.
Entro il 22 luglio, prosegue il testo, la Grecia dovrà  adottare invece la riforma del codice di procedura civile e recepire la direttiva Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive) sul fallimento degli istituti di credito.
“Solo conseguentemente alla implementazione legale delle prime quattro misure su menzionate – recita il documento – così come alla assunzione di tutti gli impegni inclusi in questo documento dal Parlamento greco, verificato dalle istituzioni e dall’Eurogruppo, potrà  essere presa la decisione di dare mandato alle istituzioni di negoziare un memorandum di intesa”.
Di fatto torna il metodo Troika: nel memorandum di intesa (modello che Tsipras aveva rifiutato appena arrivato al governo) che sarà  negoziato si prevede espressamente la consultazione e l’accordo con i creditori “su tutte le leggi sulle aree rilevanti prima della discussione in Parlamento”.
Il controllo dei creditori sarà  invasivo e su tutte le principali scelte pubbliche.

(da “Huffingtonpost”)

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INTERVISTA ALL’ECONOMISTA SAPELLI: “LA GERMANIA E’ MOSSA DA FANATISMO IDEOLOGICO”

Luglio 13th, 2015 Riccardo Fucile

“FANNO DELL’AUSTERITA’ UNA RELIGIONE, HANNO DECRETATO LA FINE DELL’EUROPA”

Giulio Sapelli, economista e docente di Storia economica all’università  Statale di Milano.
“La Germania vuole ammazzare la Grecia. Se si fosse riunito il Consiglio Ue a 28 — cosa che non si è fatta sotto la pressione diplomatica francese e americana — e si fosse arrivati al voto, la Germania e i suoi vassalli l’avrebbero espulsa. Poi è arrivata la decisione di non riunione il Consiglio europeo, ma di convocare l’Eurosummit composto dai Paesi che hanno l’euro”.
Che ha chiesto ad Atene un fondo da 50 miliardi in cui far confluire gli asset greci in cambio del terzo salvataggio.
“Si è compiuto ciò che era già  scritto. Sono dei fanatici che fanno dell’austerità  una religione: all’austerità  può credere soltanto un professore della Bocconi, uno che non è un economista ma è un ragioniere. Dietro questa battuta c’è una tragedia immensa: la riduzione dell’economia alla ragioneria“.
In alternativa, era rimasta sul tavolo fino all’ultimo la possibilità  di una Grexit temporanea di 5 anni.
“E’ matto, non ha un senso economico. Ha solo un senso politico, di affermazione, di dominio: i tedeschi vogliono di nuovo dominare l’Europa. Helmut Schmidt diceva :’Devi abbracciare l’Europa, non sedertici sopra’. Loro ci si siedono sopra. La questione greca — e in questi giorni si celebra l’anniversario della strage di Srebrenica — comincia dalla Bosnia, passa dalla Macedonia, va in Grecia, poi finisce a Mosca o in Turchia. Ci sono buone ragioni per pensare che i tedeschi spalancheranno le porte alla vittoria dell’Isis”.
E’ un’affermazione forte, professore.
“Questa è la vera chiave di questa tragedia. Destabilizzando la Grecia, destabilizzano i Balcani. E in Bosnia, in Kosovo in Macedonia e in Montenegro c’è l’Isis, sono Paesi in cui è evidente e diffuso il fenomeno della radicalizzazione “.
Ma perchè la Germania avrebbero architettato questo piano diabolico?
“I tedeschi fanno questo non per calcolo economico, ma solo per fanatismo ideologico. Sono dei fanatici. Questa situazione riflette la disgregazione dell’ordine internazionale. Tutte le medie potenze regionali aspirano ad operare “stand alone“, da sole: i tedeschi sono convinti di poter andare avanti senza gli Stati Uniti e si alleano con i cinesi, gli inglesi anche, i russi hanno scelto da tempo la via dell’isolazionismo, i francesi sono gli unici che hanno ambizioni imperiali e ciò è dimostrato dal fatto che hanno cercato di aiutare i greci. Noi abbiamo perso una grande occasione e credo che Renzi rischi moltissimo”:
Cosa rischia Renzi?
“Questa roba delle intercettazioni è stato un avviso degli americani, che gli hanno detto ‘guarda che se non ti comporti bene, non fai come Hollande e non ti metti chiaramente con Atene, noi ti facciamo cadere’. Ma il nostro presidente non intercetta i messaggi che arrivano da oltreoceano, quindi sceglie di essere fedele assolutismo teutonico. Questa è una disgrazia, perchè l’Europa senza l’appoggio degli Stati Uniti non esiste, è un nano. Anche economico, nella stagnazione secolare che avanza. Avevo previsto questa tendenza al predominio dei tedeschi. E’ una cosa che inizia con la vittoria di Sedan, dal 1870 (battaglia decisiva della prima fase della guerra franco-prussiana, che portò alla capitolazione di Napoloeone III e alla fine della secondo Impero francese, ndr). I tedeschi adesso danno l’ultima mazzata alla Francia. Ma è anche una grande sconfitta della Merkel: se avesse aiutato Atene, non sarebbe più stata Cancelliere”.
Quindi Renzi crede ancora di potere esercitare un ruolo in Europa?
“Renzi non crede in nulla. Se lo credesse, avrebbe dovuto chiedere una conferenza internazionale con Stati Uniti e Cina sul debito greco”.
Forse lei conferisce a Renzi un peso internazionale che non ha.
“Il peso internazionale lo si acquisisce sfidando il cielo. Potrebbe cominciare a farlo: insomma, l’Italia ha 60 milioni di abitanti, è in una posizione di assoluta centralità  al centro del Mediterraneo. Avrebbe le carte in regola per osare e chiedere di più. E’ solo un fatto di coraggio. Renzi questo coraggio non ce l’ha, quindi segna la fine della Grecia, del ruolo internazionale dell’Italia e forse anche del suo governo”.
Alla fine vincerà  la Germania, quindi.
“Ha già  vinto. Ma vincerà , perdendo: Merkel porta a casa una vittoria di Pirro perchè sarà  costretta a fare un blocco economico del Nord. All’inizio si darà  vita a un euro a due velocità . E questo segnerà  la fine dell’Europa unita”.

Marco Pasciuti
(da “il Fatto Quotidiano“)

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