Luglio 8th, 2015 Riccardo Fucile
TIMORI SUL FUTURO DELLA SINISTRA
“Posso accettare che non siamo nè Merkel nè Tsipras, purchè diciamo qualcosa di preciso”.
Pier Luigi Bersani assiste con perplessità alla gestione della crisi greca da parte del Governo di Matteo Renzi e sulle pagine di Fatto Quotidiano prova ad avanzare la sua ricetta. “Serve uno scatto di reni” dice l’ex segretario del Pd, che preme per “la gestione comune di una parte del debito pubblico e dello squilibrio delle bilance commerciali dentro la zona euro”.
Senza questo, i rischi sono elevati.
Bersani spiega: “Primo: L’extra debito, quello sopra il 60% del Pil, la soglia prevista da Maastricht, dovrebbe essere gestito con un meccanismo in cui ognuno paga il suo, ma la gestione in comune consente un abbassamento del carico su ogni Paese. Secondo: mentre noi facciamo politiche di rigore, chi è in surplus, come la Germania, dovrebbe allargare i cordoni della borsa”.
Nella trattativa, la posizione italiana è ai margini.
“L’Italia deve far sentire la sua voce, è un paese troppo importante per non essere in grado di farsi sentire. Noi non siamo la Grecia, possiamo ben dire che se salta l’Italia salta l’Europa. Non è possibile che un paese come il nostro non riesca a pesare”.
E sulla Merkel, Bersani dice che “quello che le si può rimproverare è che una cosa è il comando, una è la leadership. Non si vive di solo pane”.
E alla sinistra lancia un avvertimento: “Ai socialisti europei, a partire dal tedesco Sigmar Gabriel, dire che la sinistra esiste in natura, se non la interpreti il rischio è che lo faccia qualcun altro. Magari più scomposto di te”.
Questo concetto viene sviluppato nell’intervista alla Repubblica, in cui Pier Luigi Bersani sottolinea che in Grecia “hanno vinto i poveracci, i giovani senza lavoro, i disoccupati, gli studenti che stavano con il NO. Questo alla sinistra dovrebbe bastare, perchè è il nostro popolo”.
E nella gestione della crisi greca sarebbe “meglio un’uscita a sinistra”, visto che “Tsipras chiede più Europa, più solidarietà , a differenza della Le Pen che in Francia chiederebbe meno Europa e meno solidarietà “.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 8th, 2015 Riccardo Fucile
“GLI AIUTI NON SONO ARRIVATI AL POPOLO MA ALLE BANCHE”…”UE SIA DEMOCRATICA O NON SOPRAVVIVERA'”
“La Grecia è stata un laboratorio sperimentale per l’austerity, ma questa non ha avuto
successo”. Il premier greco Alexis Tsipras parla al Parlamento europeo, dove è stato accolto con un lunghissimo applauso e qualche fischio.
“La scelta coraggiosa del popolo greco, in condizioni senza precedenti, non è una scelta di rottura con l’Europa ma è la scelta di tornare ai valori che stanno alla base dell’Ue. E’ un messaggio chiarissimo”, ha detto riferendosi al referendum. “Occorre rispetto per la scelta del nostro popolo”.
Tsipras ha poi spiegato che “i fondi” dei creditori internazionali dati alla Grecia “non sono mai arrivati al popolo greco ma sono andati alle banche”.
Il discorso del primi ministro ellenico è stato ascoltato anche dal presidente del Consiglio Ue Donald Tusk e dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, presenti alla plenaria. Tusk, che ha parlato prima di Tsipras, ha dato una scadenza finale per un accordo con la Grecia: “La scadenza è tra quattro giorni”, e cioè domenica.
“Non ho dubbi sul fatto che una possibile uscita della Grecia colpirà anche l’Europa, chi pensa il contrario è ingenuo”, ha detto Tusk riferendosi alla possibile Grexit.
Alexis Tsipras è soddisfatto di quanto ottenuto finora.
“Sono contento della comprensione di tutti dell’esistenza di un problema non solo greco, ma europeo, che tutti siamo chiamati a risolvere insieme” ha detto il premier greco ieri sera nel corso della conferenza stampa finale dell’Eurosummit.
“Le discussioni si sono svolte in un clima positivo, il processo sarà rapido, e permetterà di raggiungere un accordo entro la fine della settimana” ha assicurato, “vogliamo dare una prospettiva per una definitiva uscita dalla crisi”.
Il quotidiano Kathimerini, schierato apertamente per il Sì al referendum greco, scrive tuttavia che il governo greco si prepara al peggio: di fronte alla possibilità concreta di un’uscita dall’area dell’euro, il Ministero delle Finanze sta studiando l’introduzione di una valuta parallela all’euro.
I salari dei dipendenti pubblici, secondo quanto affermato dal vice-ministro alle finanze, Dimitris Mardas alla stazione televisiva Mega tv, sono assicurati fino a metà luglio, con un importo pari a 300 milioni ma il paese ha bisogno di altri 2 miliardi per pagare 4,5 milioni di pensioni ai cittadini in luglio.
Per questo, il Governo starebbe valutando l’emissione di titoli di debito, i cosiddetti IOU (I Owe You) che rappresentano la garanzia di un pagamento futuro e che verrebbero stampati e distribuiti per garantire salari e pensioni.
Indiscrezione smentita dallo stesso Governo greco.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 8th, 2015 Riccardo Fucile
A SHANGHAI SOSPESO IL 50% DEI TITOLI QUOTATI
La bolla della borsa cinese, che in 12 mesi è cresciuta di oltre il 150% fino al 12 giugno scorso, è ormai ufficialmente scoppiata e sfociata in un clima di panico.
La Borsa di Shanghai sta vivendo la sua seduta più drammatica.
Già in apertura le contrattazioni segnavano un crollo di quasi il 7%, portando la perdita complessiva oltre il 35% in un mese.
Questo malgrado le autorità cinesi abbiano cercato di porre rimedio, sospendendo dalle contrattazioni oltre 1.200 titoli, circa un terzo della capitalizzazione del mercato cinese.
La crisi finanziaria in Cina è, secondo un’analisi del Daily Telegraph, il vero problema, rispetto “pantomima greca”.
Secondo Jeremy Warner, vicedirettore del Telegraph, “mentre gli occidentali si stanno concentrando sulla Grecia, una crisi finanziaria potenzialmente molto più significativa si sta sviluppando dall’altra parte del mondo. Quella che alcuni stanno iniziando a chiamare il 1929 cinese”, da nome della più celebre crisi economica del secolo scorso, “che innescò la grande depressione”.
L’autorità cinese che regola il mercato borsistico (China Securities Regulatory Commission) ritiene che sui mercati sta prevalendo “il panico irrazionale”.
La Banca Centrale cinese, riferisce l’agenzia ufficiale Xinhua, ha annunciato che garantirà la liquidità necessaria per stabilizzare i mercati borsistici cinesi e per scongiurare rischi sistemici.
Da Pechino giunge un ulteriore segnale: la Commissione che controlla i 112 colossi imprenditoriali di proprietà dello Stato ha ordinato loro di non vendere azioni loro o delle loro controllate “durante questa inusuale volatilità ” del mercato.
Anzi, ha ordinato loro di acquistare azioni delle società che controllano per stabilizzare il valore delle loro azioni.
Malgrado questi annunci, la Borsa di Shanghai ha solo leggermente limato le perdite, attestandosi attorno a -4%, per poi invertire nuovamente la rotta e chiudere in calo in calo del 5,90%.
Panic selling anche ad Hong Kong, con l’indice Hang Seng che cede il 7,7% dopo aver toccato un minimo dell’8,3%. Si tratta del peggior calo dall’ottobre 2008, stagione del fallimento della Lehman Brothers.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile
PER ORA NESSUNA PROPOSTA SCRITTA MA ATENE LA PRESENTERA’ IN GIORNATA… INTERVIENE ANCHE OBAMA
La trattativa tra Grecia e creditori riparte al rallentatore. 
Al primo Eurogruppo post- referendum, convocato d’urgenza per discutere la crisi greca, il neo ministro delle Finanze Euclide Tsakalotos non si è presentato con una nuova proposta da sottoporre ai colleghi europei.
Il nuovo piano verrà inviato ufficialmente domani, e anticipato questa sera da Alexis Tsipras al summit dei capi di stato UE.
L’ipotesi del governo ellenico ricalca quanto chiesto la scorsa settimana in scadenza del vecchio piano di salvataggio e prevede l’intervento del Fondo salva stati Esm.
Intanto però il governo greco vorrebbe chiedere un prestito ponte per coprire il fabbisogno finanziario fino a fine luglio.
Negoziando intanto un nuovo programma di salvataggio della durata di due anni, con l’intervento del fondo Esm.
Una richiesta, quella del prestito ponte, resa quasi necessaria dal fatto che le procedure per ottenere stanziamenti del fondo salva stati sono lunghe e articolate e certo non potrebbero essere espletate prima della prossima, decisiva, scadenza del 20 luglio, quanto Atene sarà a chiamata a restituire 3,5 miliardi.
Nessuna sorpresa quanto alla scelta di Atene non presentare subito il piano di proposte.
Quella che Alexis Tsipras vuole giocare con l’Europa è una partita politica.
Lo era già prima del referendum, quando non riusciva a imporla. Lo è ancor di più oggi, almeno nelle intenzioni del premier greco, dopo la valanga di ‘oxi’, ‘no’, al piano proposto dai creditori.
“Politica”, scandiscono anche piuttosto dal quartier generale di Syriza ad Atene, mentre il loro leader è a Bruxelles a parlare con i partner europei.
Soprattutto con i diretti interlocutori: Angela Merkel e Francois Hollande è la via che ha scelto il premier greco oggi, decidendo di mandare il suo nuovo ministro dell’Economia Euclid Tsakalotos all’Eurogruppo senza uno straccio di piano sulle riforme, senza carte, senza documenti.
Se a Bruxelles i partner europei erano allibiti da quello che hanno interpretato come un affronto, ad Atene la mossa era già nota, decisa: nessuna sorpresa.
In serata pesa la dichiarazione di Obama
Il presidente statunitense Barack Obama, prima di parlare con Tsipras, ha parlato al telefono anche con Angela Merkel. E le ha detto che la Grecia deve rimanere nell’Eurozona.
“Sono negoziati complicati. Ma per raggiungere un’intesa è necessario essere costruttivi. Il successo è nell’interesse di tutti e passa per un accordo su un pacchetto di misure condivise”, è l’appello rivolto dalla Casa Bianca a Bruxelles.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile
IN COMMISSIONE IL GOVERNO NON HA LA MAGGIORANZA E IN AULA I DISSIDENTI SONO 27
La riforma del Senato va in vacanza e dà appuntamento a settembre.
I numeri incerti della commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama e la mancanza di un accordo non permettono infatti di iniziare le votazioni prima della pausa estiva.
Quindi, fino al 7 agosto ci sarà spazio solo per svolgere nuove audizioni e per presentare gli emedamenti.
Ancora nulla di ufficiale perchè solo domani si riunirà l’ufficio di presidenza della commissione per mettere nero su bianco il calendario dei lavori, ma l’aria che tira è quella di rinvio nonostante gli annunci di metà giugno che promettevano l’approvazione definitiva del testo entro la prima settimana di agosto.
Ora tutto è cambiato, tanto che lo stesso ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, spiega che “teoricamente è possibile completare i lavori prima della pausa estiva, altrimenti si potrà fare a settembre. L’importante è non sprecare tempo”.
Per la prima volta il titolare del dicastero mette in dubbio la possibilità di ottenere il risultato secondo i tempi previsti.
Anche la presidente della commissione Anna Finocchiaro, che ieri ha incontrato il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e che oggi ha esposto i contenuti della riforma ai colleghi, usa toni ambigui simili a quelli del ministro: “La speranza è che ci sia la capacità di costruire consenso attorno al testo. Se troviamo un consenso ampio su un testo, l’esame si può esaurire in due o tre settimane”.
Ma al momento un accordo non c’è.
Lunedì scorso un vertice a Palazzo Chigi sarebbe servito a fare luce sui limiti di una maggioranza appesa a un filo.
L’incontro tra Matteo Renzi, la stessa Boschi e i capigruppo di Camera e Senato, Ettore Rosato e Luigi Zanda, avrebbe portato alla decisione di rinunciare a un’approvazione della riforma costituzionale in tempi rapidi.
L’obiettivo, sbandierato più volte dall’esecutivo, era agosto, indicato come termine ultimo per consentire di celebrare il referendum confermativo la primavera prossima.
I piani sarebbero saltati poichè sui numeri la maggioranza rischia non solo in Aula, dove 27 senatori dem hanno già votato in dissenso su alcune leggi, ma anche in commissione dove, a causa dei recenti smottamenti nei gruppi, il rapporto tra maggioranza e opposizione è di 14 a 14, con l’anomalia Gal (presente con due esponenti).
Su questo potrebbe esprimersi la presidenza del Senato. Ragione in più per aspettare settembre.
In questo momento quindi il governo vuole prendere tempo, con la consapevolezza che, in caso di pareggio, secondo i regolamenti parlamentari del Senato vincerebbe il “no” e con la certezza che in commissione ci sono almeno due senatori dem riconducibili alla minoranza, tra cui Maurizio Migliavacca e Miguel Gotor. Quest’ultimo per esempio avverte: “La gatta frettolosa fa i gattini ciechi…”.
Adesso invece si cerca un accordo.
In ambienti renziani si sottolinea la volontà di trovare la quadra con la minoranza dem ma senza toccare l’articolo 2 della riforma, che prevede l’elettività indiretta dei senatori.
Il dibattito ruota tutto attorno a questo punto, dal momento che la Camera non ha fatto modifiche e di conseguenza non dovrebbe essere più discusso da Palazzo Madama.
Secondo il documento di 25 senatori della minoranza, una modifica dell’art. 2 sarebbe invece stata fatta. Si tratta di una correzione lessicale che tuttavia può fare la differenza sia nella sostanza sia in vista del dibattito parlamentare.
Nel testo approvato alla Camera c’è scritto che “la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai – e non più ‘nei’ – quali sono stati eletti”.
Correzione che, argomentano i bersaniani, rischia di prevedere l’ipotesi di un sindaco che non esercita più le funzioni di governo locale, ma continua ad essere senatore fino alla scadenza del Consiglio regionale che lo ha eletto.
Sulla possibilità o meno di permettere al Senato modifiche all’articolo 2 della riforma dovrà esprimersi il presidente Pietro Grasso.
Ed è qui, insomma, che, in mancanza di un accordo politico, la frattura nel Pd potrebbe consumarsi.
Un punto di caduta, per i renziani e anche per Ncd, potrebbe essere quello dei listini ad hoc, votati dagli elettori, all’interno dei quali i consigli regionali sono chiamati a scegliere i futuri senatori.
Ciò che è certo è che oggi tornano in mente le scene estive di un anno fa quando, proprio sulla riforma del Senato, il Pd si è spaccato in Aula.
L’obiettivo ora scongiurare un nuovo caos.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile
RAPPORTO IDOS: I RESIDENTI ALL’ESTERO AUMENTATI DI 155.000 UNITA’ CONTRO I 92.000 NUOVI RESIDENTI STRANIERI
Per la prima volta negli ultimi 20 anni, nel 2014 i cittadini italiani residenti all’estero sono
aumentati più degli immigrati residenti in Italia.
Lo rivela il Dossier statistico sull’immigrazione 2015 realizzato dal centro studi Idos, che sarà pubblicato in autunno.
Dati
I dati fanno riflettere. E non solo perchè nel 2014 gli italiani residenti all’estero sono aumentati di 155.000 unità contro i 92.000 immigrati in più che risiedono ora stabilmente nel nostro Paese.
Ma soprattutto perchè il numero complessivo degli italiani che vivono fuori dalla madrepatria (4.637.000) si sta avvicinando a quello degli stranieri presenti in Italia (5.014.000).
E non si tratta solo di emigrazione occasionale, se sempre nel 2014, sono 89.000 i nostri connazionali che si sono cancellati dal l’anagrafe del loro comune di residenza per iscriversi in un comune straniero.
A onor del vero va detto che contestualmente ci sono stati nel 2014 anche 130mila cittadini stranieri che hanno ricevuto la cittadinanza italiana per lo più, figli di genitori stranieri nati in Italia che , una volta raggiunta la maggiore età hanno acquistato la cittadinanza.
Ma, secondo, gli esperti dell’Idos, il trend complessivo è in calo.
Poi vi è anche il fenomeno dell’immigrazione di passaggio.
Sono 170mila i profughi che nel 2014 sono sbarcati nel nostro Paese per lo più diretti verso altri Stati europei.
Conseguenze
Se passiamo alle conseguenze dello scambio migratorio ci rendiamo conto che ha conseguenze significative anche sull’invecchiamento complessivo della popolazione. L’età media dei 60.796mila cittadini italiani è pari a 44,4 anni.
In particolare il numero degli ultrasessantacinquenni è pari al 21,7% della popolazione contro una media degli Italiani all’estero ultrasessantacinquenni pari al 19,9%.
Dove vanno
Se poi andiamo a vedere dove stanno andando i nuovi emigrati italiani secondo i dati Aire (L’Anagrafe degli italiani residenti all’estero) di inizio 2014 vediamo che è la Gran Bretagna il Paese con più nuovi immigrati italiani, al ritmo di quasi 13.000 nuovi immigrati italiani all’anno, tanto che una città come Londra, in cui vivono circa 250mila nostri connazionali, è teoricamente la tredicesima città italiana.
Marco Letizia
(da “Corriere della Sera”)
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Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile
I MONUMENTI SI POSSONO FOTOGRAFARE LIBERAMENTE O BISOGNA PAGARE I DIRITTI D’AUTORE?
Per dimostrare di disporre di senso dell’opportunità e rispetto dei bisogni dei cittadini, la scelta dei tempi è tutto.
Da questo punto di vista un’assemblea di klingoniani – bellicosi extraterrestri della serie Star Trek – avrebbe forse più coscienza del ridicolo di quanta giovedì ne dimostrerà il Parlamento europeo.
Succede che, con le banche chiuse ad Atene e l’euro al culmine della sua crisi più grave, a Strasburgo dopodomani in sessione plenaria si discuterà se — con la riforma del diritto di autore — un turista potrà scattare una foto notturna della torre Eiffel per pubblicarla su Facebook, o dovrà prima aver ottenuto l’autorizzazione e pagato i diritti a chi ha creato i giochi di luce che illuminano il monumento.
L’Europa ha un certo talento nel dimostrare un’attenzione non sempre comprensibile verso le priorità dei propri cittadini, tanto che negli anni è fiorita un’ampia aneddotica sui regolamenti degli euroburocrati.
Dal calibro delle banane, al diametro dei piselli, alla curvatura del cetriolo — pregasi astenersi da grossolane ironie — sono decine di migliaia le norme che disciplinano ogni aspetto dei prodotti comunitari, con trasporto verso il dettaglio e causidica passione non sempre comprensibili.
Ma la disfida sulla «libertà di panorama», come è già stata ribattezzata la questione, è in corsa per piazzarsi nella top ten delle sciocchezze.
I nostri rappresentanti sono chiamati a votare una presa di posizione sul diritto d’autore che non è vincolante, ma sarà di indirizzo per le future decisioni della Commissione.
Il documento in origine era stato elaborato al fine di rimuovere i limiti alla ripresa di immagini in luoghi pubblici: «Non si privatizza lo skyline», aveva affermato Julia Reda, la parlamentare dei pirati tedeschi che lo aveva presentato.
Ma per eterogenesi dei fini, un suo collega francese, il liberaldemocratico Jean-Marie Cavada, nei lavori in commissione è riuscito a infilarvi un emendamento che dice il contrario: non si può pubblicare l’immagine di monumenti a meno di non aver avuto l’autorizzazione di chi li ha costruiti o di chi ne detiene i diritti.
La cosa è comprensibile per chi voglia sfruttare economicamente uno scenario, per esempio per uno spot, ma suona assurda nel caso di privati.
La faccenda è resa ancor più intricata dal fatto che in alcuni paesi europei, come in Francia, in Belgio e nella stessa Italia, limitazioni in realtà esistono.
La torre Eiffel, ad esempio, secondo il legale Bruno Saetta si potrebbe fotografare solo di giorno, perchè l’ingegnere Gustave è morto e i diritti scaduti, ma non di notte, perchè gli autori dei giochi di luce sono vivi e (speriamo) in ottima salute.
L’Atomium di Bruxelles non ha potuto essere riprodotto su Wikipedia per gli stessi motivi.
Niente multe, ma i detentori dei diritti potrebbero, almeno in teoria, imporre a Google e Twitter di rimuovere i contenuti non conformi.
Migliaia le reazioni allarmate in rete, incluso l’appello del fondatore di Wikipedia Jimmy Wales.
A ieri sera la petizione per chiedere ai parlamentari europei di non limitare la libertà di panorama aveva superato le 315 mila firme.
Comunque vada il voto di giovedì, non accadrà nulla. Tranne lo spreco, per il Parlamento, di un’occasione per essere rilevante nelle nostre vite.
A meno che l’intera vicenda non fosse un suggerimento per il premier greco Alexis Tsipras.
In effetti gli architetti di Partenone, Propilei, della reggia di Micene e Olimpia sono morti da qualche migliaio di anni, i diritti estinti.
Ma basta un gioco di luce notturno per riattivare il copyright. E facendo pagare a ognuno degli oltre diciotto milioni di turisti annuali cento euro per le foto ricordo, nelle casse di Atene entrerebbe un miliardo e 800 milioni.
Un po’ più del miliardo e 600 necessario per saldare la rata degli aiuti del Fondo monetario che ha provocato il default.
Hai visto mai.
Massimo Russo
(da “La Stampa”)
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Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile
“BASTA CON L’ASSE FRANCO-TEDESCO, PER FERMARE I POPULISMI OCCORRE UN’EUROPA MODERNA E RIFORMISTA”… E FITTO CONTINUA A RACCOGLIERE ADESIONI ANCHE ALLA CAMERA
“Dopo un anno di lavoro in Unione Europea — spiega Sernagiotto — ho deciso di cambiare strada.
La mia scelta è dettata da discordanti visioni con il PPE: l’uscita da Forza Italia è una conseguenza inevitabile perchè il partito italiano oggi fa parte del Partito Popolare Europeo”.
“Il PPE — commenta l’europarlamentare veneto — è fermo su posizioni rigide, dopo 8 anni di deflazione bisogna puntare ad una strategia economica espansiva. Un esempio su tutti? Il Quantitative Easing andava fatto 5 anni fa per far ripartire i mercati. L’ECR è a favore del libero mercato, si batte per una minore tassazione e contro la burocrazia e si pone come difensore della sovranità dei singoli stati contro il federalismo europeo: valori in cui mi riconosco e che voglio portare avanti”.
“Non possiamo inoltre sottovalutare la nascita di movimenti di estrema destra ed estrema sinistra nel panorama europeo — dichiara Sernagiotto — bisogna riuscire a contenere queste frange e a lavorare per un’Europa moderna e riformista. All’indomani del referendum greco si sono incontrati la Merkel e Hollande: e gli altri Paesi? La politica europea non può essere stabilita a tavolino da un asse franco-tedesco. Purtroppo questa è la direzione verso cui sta andando il PPE, una posizione che non condivido”.
Il parlamentare europeo Remo Sernagiotto ha così aderito oggi al Gruppo dei Conservatori e Riformisti (ECR) rafforzando il nuovo Movimento di Raffaele Fitto : i Conservatori e Riformisti Italiani che intendono riprodurre in Italia il programma ECR per lo stimolo della crescita economica attraverso una tassazione più bassa ed il taglio dei costi della burocrazia necessari alle imprese per la loro crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro.
Il Gruppo ECR comprende 74 parlamentari di 16 diversi Paesi .
Il Presidente del Gruppo On. Syed Kamall ha dichiarato : “Siamo felicissimi che Remo Sernagiotto abbia deciso di unirsi al nostro Gruppo . La sua esperienza imprenditoriale bene si sposa con la nostra opinione che mira a supportare le persone che sanno affrontare dei rischi e che vogliono aprire la loro impresa e sono certo che lui rappresenterà una eccellenza per la delegazione italiana che ha una leadership forte come quella di Raffaele Fitto . Il gruppo ECR continua a crescere perchè noi crediamo fermamente nei principi cari alla maggior parte degli Europei : lavorare sodo , supportare le piccole imprese, seguire i nostri principi e governare nel modo più vicino alla gente . Spero di continuare ad accogliere nel prossimo futuro altri parlamentari italiani e di altri Paesi Europei ”
Il leader dei Conservatori e Riformisti, Raffaele Fitto ha commentato: ” Sono felicissimo per la scelta e l’impegno dell’amico e collega Remo Sernagiotto: con l’Ecr a livello europeo, e con i Conservatori e Riformisti a livello italiano.Le ragioni della sua decisione testimoniano per un verso cio’ che il centrodestra doveva fare da tempo, e per altro verso cio’ che ci proponiamo noi: difendere le ragioni della liberta’, lavorare per l’Italia che lavora e produce, impegnarci per una drastica riduzione delle tasse e della spesa pubblica eccessiva e improduttiva. Pensare di fare queste cose stando nel Ppe della Merkel, come fanno erroneamente altri, e’ pura illusione”.
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Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile
IMMINENTE LA RELAZIONE GABRIELLI… NUOVI POTERI PER RISANARE LA BUROCRAZIA CORROTTA… RICONOSCIUTA DISCONTINUITA’ TRA ALEMANNO E MARINO
Cominciano oggi i giorni decisivi per il destino della Giunta Marino.
Perchè è oggi che comincerà a prendere forma la risposta alla domanda se il Comune Capitale d’Italia debba o meno essere sciolto per mafia.
Il prefetto Franco Gabrielli riunirà il Comitato provinciale per l’Ordine e la sicurezza pubblica (cui parteciperanno il Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, il questore e i comandanti provinciali di Carabinieri, Finanza e Forestale) durante il quale verranno discusse le conclusioni delle mille pagine di lavoro consegnate lo scorso 16 giugno dalla commissione di accesso agli atti del Comune insediata dal precedente prefetto Pecoraro e, con loro, l’orientamento maturato in queste tre settimane dallo stesso Gabrielli con la sua bozza di relazione finale.
Se la discussione dovesse registrare un orientamento comune, la consegna della relazione di Gabrielli al ministro dell’Interno Alfano e alla Commissione parlamentare Antimafia (che ne ha fatto richiesta nei giorni scorsi), prevista per il prossimo venerdì, potrebbe anche essere anticipata di un giorno
Per dire cosa? Al netto di un «segreto» sul lavoro della commissione prefettizia che, come ha sottolineato ironicamente lo stesso Gabrielli, «ha incredibilmente resistito », il quadro di questa “stretta finale” è definito.
Per quanto infatti non se ne conosca il dettaglio, la Commissione insediata da Pecoraro, nel delineare un quadro di sistematica e capillare distorsione delle prassi amministrative della macchina comunale, di una spesa fuori controllo per dolo e negligenza nei controlli, di regole sugli appalti regolarmente aggirate in nome della “somma urgenza”, sarebbe giunta a conclusioni severe che, di fatto, raccomanderebbero lo scioglimento del Comune.
Conclusione su cui, al contrario, il Prefetto Gabrielli nutrirebbe dubbi sostanziali. Alimentati da almeno due ordini di considerazioni.
La prima: l’analisi che lo stesso Procuratore Pignatone ha reso pubblica la scorsa settimana durante la sua audizione alla Commissione Antimafia, secondo cui esiste un’oggettiva «discontinuità amministrativa» tra quella che è stata la giunta Alemanno (organica a Buzzi e Carminati, al punto da vedere l’ex sindaco indagato per associazione mafiosa) e quella che è oggi ed è stata a partire dal 2013 la giunta Marino.
La seconda: che lo scioglimento per mafia prevede un inquinamento in atto della vita politica e amministrativa della città da parte di organizzazioni mafiose.
Una circostanza, questa, che, con lo smantellamento dell’intera banda Buzzi-Carminati e le dimissioni e gli arresti delle figure politiche macchiate anche durante la prima parte della stagione Marino, non fotografa l’attuale situazione della Giunta.
Il sentiero di fronte a Gabrielli, del resto, è assai stretto.
Perchè, al contrario di quanto pure si è sostenuto, sarà solo sull’ipotesi di inquinamento mafioso che il Prefetto sarà chiamato a pronunciarsi (articolo 143 del Testo Unico di legge sugli Enti Locali) e non sulle “persistenti e gravi violazioni di legge” (articolo 141), che pure prevede la legge ma che sono estranee a questa procedura e che dunque, in questo caso, non poranno essere invocate per il commissariamento.
Un fatto è certo.
Se Gabrielli dovesse alla fine concludere per la mancanza dei requisiti necessari allo scioglimento per mafia, non per questo il quadro della sua relazione suonerà confortante per la Giunta Marino o una cambiale in bianco alla sua longevità politica. Anzi, le difficoltà politiche potrebbero moltiplicarsi.
Il quadro definito dall’indagine prefettizia — a quanto se ne sa — è infatti devastante . La corruzione che si è mangiata pezzi interi della burocrazia comunale è ormai allo stadio della metastasi.
E dunque la relazione, pur non raccomandando lo scioglimento (decisione che comunque dovrà assumere Alfano sottoponendola , entro tre mesi, al Consiglio dei Ministri) potrebbe aprire uno scenario di iniziativa politica inedito.
Su cui, non a caso, si è pronunciata anche Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia.
Una legge speciale per Roma che immagini poteri (e magari anche fondi) straordinari e che consenta di incidere immediatamente sul tessuto necrotizzato dell’amministrazione pubblica (sono 50 mila i dipendenti del comune, comprendendo le municipalizzate e le controllate) e sulla spesa.
Da affidare a una struttura di governo della città «allargata ».
Non insomma una “giunta bis dei Migliori”, ma una giunta Marino sostenuta da una struttura amministrativa o prefettizia “speciale” immaginata appunto per legge.
Carlo Bonini
(da “La Repubblica”)
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