Agosto 8th, 2015 Riccardo Fucile
UNA MACCHIETTA DEBOLE, ARROGANTE, CARICATURALE, NOIOSA, PATETICA E COMICAMENTE SUPPONENTE
.Potrei star qui, una volta di più, a far la lista della spesa dei disastri — inseguiti e voluti — commessi
dall’uomo con la faccia da pesce palla e la guittezza dei frassini appassiti: il mancato rispetto per il dissenso, lo stravolgimento delle regole (a partire dalla Costituzione), l’occupazione militare del potere, la rinascita del Nazareno (ma era mai morto?).
Neanche Andreotti, Craxi e Berlusconi messi insieme erano arrivati a tanto.
Ormai però non mi stupisco più, anzi a dire il vero non l’ho mai fatto, avendo sempre guardato a Renzi per quel che è: uno dei peggiori presidenti del Consiglio nella storia della Repubblica Italiana, se non addirittura il peggiore.
Una macchietta debole, arrogante, caricaturale, disastrosa, noiosa, patetica, comicamente supponente e smisuratamente vuoto.
Non c’è neanche divertimento a criticarlo, perchè per organizzare un dibattito bisogna essere almeno in due.
Resta sconcertante che molti insospettabili, fino a pochi mesi fa, abbiano creduto in lui (e qualcuno ci crede ancora).
Quello che ho però trovato particolarmente grave — grave e offensivo — è la risposta sprezzante data a Roberto Saviano, un osservatore non certo accusabile di antirenzismo: “Sud, basta piagnistei”.
Una frase becera, sommamente becera e ottusa, usata dalla peggiore retorica leghista. Karina Huff Boschi, troppo impegnata a chiedere ai suoi adepti di tagliare con l’accetta di Photoshop quelle 70-80 libbre di adipe ruspante da caviglie, cosce e glutei nelle foto a uso e consumo della propaganda, ha risposto piccata che “Saviano non legge i giornali”.
Detto da una che pare aver letto al massimo il Postal Market, magari senza averlo capito perchè le foto erano troppo criptiche, non è male.
“Basta piagnistei” è una frase oscena. Mi è capitato anche di recente di avere la fortuna di andare in Puglia, in Calabria, in Sicilia.
E non ho visto certo gente che si piange addosso. Saviano ha semplicemente messo in fila dati inoppugnabili: il governo Renzi sta facendo più danni della grandine, e al di là delle sciocchezze di regime — “Siamo in ripresa”, “Basta gufi”, “La vita è bella” — la situazione è persino peggiorata rispetto a uno/due anni fa. Renzi dice al Sud di non piangere.
Lo vada a dire ai ragazzi disoccupati di Castelbuono, che devono reinventarsi “ntaccaluòru” per raccogliere la manna dai frassini come i loro avi.
Lo vada a dire a chi vive nel centro storico di Cosenza, e se lo vede franare ogni giorno addosso.
Lo vada a dire ai familiari di Zakaria Ben Hassine, morto a 52 anni sotto il sole cocente di Polignano a mare mentre raccoglieva uva per 5 euro l’ora.
E abbia il coraggio di dirlo ai familiari di Paola Clemente, 49 anni, morta nei campi di Nardò lo scorso 13 luglio mentre raccoglieva pomodori per una paga ridicola, uccisa dall’afa e sepolta in tutta fretta sperando che nessuno se ne accorgesse.
Il Sud non piange: ci prova, (non) caro Renzi.
E se piange, e ha motivi per farlo, è solo perchè l’Italia è in mano a una caricatura vivente.
Andrea Scanzi
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Renzi | Commenta »
Agosto 8th, 2015 Riccardo Fucile
DOPO TANTI DISCORSI, ALLA DIREZIONE DEL PD IL PREMIER NON PRESENTA ALCUNA RICETTA
Alla fine il“piano Sud” non esiste.
Il segretario del Partito democratico Matteo Renzi aveva convocato la direzione dopo gli allarmanti dati del rapporto Svimez, sul Mezzogiorno condannato a un “sottosviluppo permanente” e dopo l’appello a fare qualcosa dello scrittore Roberto Saviano.
Il premier si limita a una dichiarazione di buonsenso: “Non ci sono bombe, non ci sono notizie a effetto, pensare di affrontare il tema del Sud con una notizia a effetto significa tradire un problema — ma anche una serie di opportunità — molto più complesso”.
Peccato che da giorni il governo facesse filtrare sui giornali anticipazioni di “bombe” miliardarie. Il quotidiano Repubblica, per esempio, ha rinunciato da tempo a usare i condizionali quando parla dell’azione del governo: “Ecco il piano per il Sud: soldi fuori da vincoli Ue solo a chi sa spendere”.
Poi nel dettaglio: “Oggi Renzi alla direzione del Pd su come sbloccare 100 miliardi. Si pensa a sgravi selettivi per chi assume”.
Chi aveva la pazienza di leggere i dettagli, scopriva che— ovviamente — non si trattava di 100 miliardi freschi, pronti da spendere, ma il titolo alludeva soltanto a una complessa trattativa da avviare con la Commissione europea su quali spese contare nel deficit e quali no.
Altre bombe miliardarie sono quelle del “Maxi-piano da oltre 12 miliardi” per la banda larga (apertura del Messaggero di ieri).
Qualcuno poi esagera nella sintesi e scrive “il governo stanzia 12 miliardi per la banda larga”. Sono dettagli il fatto che sette di questi miliardi arrivano dal pubblico — già stanziati? da trovare? Boh, quelli che esistono per il momento sono soltanto 2,2—e altri cinque dai privati.
Come se fosse un dettaglio stabilire tra i privati (leggi: Telecom) dove pagare e come.
Visto che già a marzo il governo aveva annunciato un piano banda larga, anzi una “strategia”, e poi non ha più fatto nulla, non deve essere così semplice.
Come dimostra il fatto che Renzi ha perfino licenziato i vertici della Cassa depositi e prestiti perchè non abbastanza collaborativi nel suo disegno di politica industriale che prevede forse l’ingresso di Cdp in Telecom, forse un’alleanza tra Telecom e l’Enel imposta da Palazzo Chigi forse altro ancora.
Le “bombe” miliardarie magari sono prese un po’ troppo sul serio dai giornali, ma non sono certo un’invenzione dei giornalisti. Sono uno “spin” di Palazzo Chigi, una precisa scelta di comunicazione politica per creare un rumore di fondo di cifre, tabelle, piani, roadmap che deve lasciare l’impressione di un grande attivismo da parte dell’esecutivo.
Emblematica la sequenza delle informazioni del 18 luglio: Matteo Renzi è a Milano all’assemblea del Pd dentro i locali dell’Expo, annuncia tagli fiscali su prima casa e altro, non scende nei dettagli.
Poi qualcuno — le solite “fonti vicine a Palazzo Chigi”—sussurra all’Ansa che il piano vale 50 miliardi di euro.
E il giorno dopo tutti igiornali provano a fare simulazioni, tabelle, editoriali, analisi su come saranno ripartiti questi 50 miliardi, si inizia a discutere delle coperture.
Ma nessun documento esiste di quel piano fiscale, la cifra non è mai stata neppure citata dallo stesso Renzi.
Ma le “bombe ” miliardarie hanno riempito i giornali per settimane.
Stefano Feltri
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Renzi | Commenta »
Agosto 8th, 2015 Riccardo Fucile
NUOVI VERBALI: “PAGARE E’ UN’ASSICURAZIONE SULLA VITA”
“Io gli finanzio la campagna elettorale così se domani ho un problema lo chiamo e mi riceve, ti fai
un’assicurazione sulla vita, sul futuro”.
Per questo “ho dato 15 mila euro a Matteo Renzi,10 mila per Berlusconi (…) e abbiamo finanziato Veltroni, Alemanno e Marino: per avere rapporti”.
Le circa mille pagine che racchiudono i cinque interrogatori integrali di Salvatore Buzzi tratteggiano un quadro della classe politica deprimente.
Appalti regalati in cambio anche solo di un orologio, emendamenti creati ad hoc per ottenere diecimila euro.
L’elenco dei beneficiari è quasi infinito. Dall’ex vicesindaco Luigi Nieri fino ad anonimi presidenti dei municipi, passando per schiere di assessori e dirigenti.
Appalti milionari, come sul Cara di Mineo, regalati anche solo per intascare qualche migliaia di euro.
Vale davvero così poco la classe politica del nostro Paese?
Questa è probabilmente l’unica domanda che il procuratore aggiunto Michele Prestipino e il sostituto Paolo Ielo non hanno posto al ras della cooperativa 29 giugno nel corso dei cinque interrogatori avvenuti tra giugno e luglio nel carcere di Nuoro, a Badu e Carros.
Magistrati che hanno tentato di far raccontare a Buzzi tutto ciò che poteva sapere partendo dai riscontri già trovati sin dalle intercettazioni. Ma su alcuni argomenti hanno dovuto desistere concludendo, come abbiamo scritto ieri, che il capo delle coop è reticente ed evasivo.
In particolare sui suoi rapporti con Massimo Carminati, il “re di Roma” di Mafia Capitale, quelli con l’amico ed ex compagno di cella Gianni Alemanno e con la ‘ndrangheta calabrese.
Secondo i magistrati Buzzi dunque è credibile quando parla. Tant’è che dei politici “comprati” molti sono già dietro le sbarre. Il punto è che non parla di tutto.
Eppure di cose dimostra di saperne molte. Come la vicenda del residence di Francesco Totti, svelata nel libro “I re di Roma” di Lirio Abbate e Marco Lillo per Chiare-lettere, alla quale Buzzi aggiunge ulteriori dettagli. “Francesco Totti praticamente si è comprato questo palazzo a Torremaura (…) che poi viene messo a bando (per le emergenze abitative del Comune per gli sfollati, ndr) quando esce il bando del comune di Roma per i residence … stiamo con la giunta Veltroni, quindi non so 2006 2007.. esce la gara e vince pure la gara con la società Ten”.
A raccontarglielo, riferisce Buzzi, è Luca Odevaine, ex membro del Tavolo di coordinamento nazionale sull’immigrazione e pedina fondamentale del sistema scoperto con l’inchiesta su Mafia Capitale.
“I rapporti tra Totti e Odevaine erano strettissimi. La Roma andava in trasferta, Odevaine andava con l’aereo della Roma”.
Per sottolineare ulteriormente quanto i due fossero vicini, Buzzi interrompe il pm: “Lo sa ai bambini di Totti chi faceva la sicurezza? Scusi ma questo è importante. Chi faceva la sicurezza? I vigili urbani del Comune di Roma… gli straordinari li pagava il Comune; c’era un rapporto strettissimo”.
Quindi“ gli da la notizia, gli dice:’comprati sto palazzo che poi esce la gara’”.
Il pm chiede quale è il meccanismo di redditività di questo tipo di assegnazione. “Elevato perchè tu non affitti un palazzo, o un appartamento, affitti i servizi, che sono quotati a metro quadrato. Quindi viene fuori che un appartamento di 50 metri quadri lo paghi uno sproposito, è un meccanismo che è ancora in essere”.
Particolari, circostanze riferite con precisione assoluta. Ma quando l’interrogatorio arriva sui rapporti con Alemanno e soprattutto con Carminati le risposte secondo i pm si fanno meno esatte. Più fumose.
Buzzi ricorda del resto che l’amicizia con loro risale al carcere, “al collegio”, come lo chiama lui. I magistrati pensano dunque che protegga i suoi vecchi amici. Lo mettono in contraddizione. Prestipino gli ricorda: “Sulle due giunte, la giunta Alemanno e la giunta Marino, lei ha detto:’prima era in un modo, poi era in un altro’, prima e dice ‘io prima i politici non li pagavo’, mentre poi, invece, abbiamo scoperto che già all’epoca pagava Tredicine”, uomo ritenuto vicino ad Alemanno, ex vicepresidente dell’assemblea capitolina e vice coordinatore di Forza Italia nel Lazio dopo una lunga carriera nel partito di Berlusconi, rampollo della famiglia di venditori ambulanti che detiene il monopolio sulle licenze di Roma: 200 delle 400 esistenti.
Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: Giustizia | Commenta »