Agosto 28th, 2015 Riccardo Fucile
“LI UCCIDERO’ UNO A UNO”: INDAGANO I CARABINIERI PER REATO A SFONDO RAZZIALE
Una lettera dai contenuti xenofobi arrivata al titolare dell’Hotel Bellevue di Cosio Valtellino (Sondrio)
che al momento accoglie 72 profughi.
“La missiva – dichiara l’albergatore Giulio Salvi – conteneva minacce di morte indirizzate ai migranti. Mi sono recato alla caserma dei carabinieri di Morbegno, che hanno acquisito l’originale della missiva. Mi hanno detto che l’indagine parte d’ufficio, senza bisogno di una mia denuncia, perchè si tratta di un reato a sfondo razziale”.
Ecco una parte del contenuto della lettera, che riporta come mittente un importante ex pubblico amministratore del Morbegnese, da subito però risultato estraneo alla vicenda: “Vedi di mandare fuori dai coglioni tutti qui negri di m… Nel tuo albergo (Bellevue) ci devono stare esseri umani, non schifezze n… Se non lo fai tu, provvederò io uccidendone uno a uno. Capito?”.
L’albergatore, dopo avere informato i carabinieri, che ora indagano anche con il Nucleo Investigativo del comando provinciale di Sondrio, ha raccomandato ai migranti la massima prudenza negli spostamenti sul territorio e di non cadere in eventuali provocazioni, oltre a impartire come direttiva quella di rincasare in hotel tassativamente entro l’ora di chiusura fissata per le 24.
L’albergatore, che ospita migranti dal maggio 2011, per ridurre al minimo il possibile disagio degli extracomunitari in attesa dei necessari permessi, ha da sempre organizzato corsi di lingue, attività lavorative per la manutenzione di beni pubblici, attività di svago come partite di calcio o allenamenti nella palestra del suo hotel.
(da “Huffimgtonpost“)
argomento: Giustizia | Commenta »
Agosto 28th, 2015 Riccardo Fucile
IL SINDACO INVITA ELTON JOHN A CANTARE A VENEZIA DURANTE LA MANIFESTAZIONE DELL’ORGOGLIO OMOSESSUALE SUL CANAL GRANDE
Dopo aver fatto tanto parlare di sè per le sue opinioni conservatrici e aver messo al bando i libri gender dalle scuole veneziane, il sindaco Luigi Brugnaro ingrana la retromarcia.
In due giorni passa dal “mai un gay pride a Venezia” ad offrire la disponibilità al “primo gay pride sull’acqua”.
Il sindaco spiega di non amare le manifestazioni sopra le righe mentre “il diritto di manifestare è per tutti e lo rispetto”.
Per assurdo, ha spiegato appunto il primo cittadino veneziano, sarebbe anche “disponibile al primo gay pride sull’acqua lungo il Canal Grande aperto anche agli eterosessuali e magari con Elton John che vi partecipa e suona per noi”.
“Sembra — ha detto — che tutto debba essere strumentalizzato ma questo non è il mio scopo”.
Sempre in queste ore Brugnaro ha dato il patrocinio del Comune a un’iniziativa, che si svolge collateralmente alla Mostra del cinema della Biennale, per promuovere la cultura del rispetto del diverso orientamento sessuale, pari opportunità e contro l’omofobia.
L’iniziativa è legata al “Queer Lion Award”, il riconoscimento che annualmente viene conferito al “Miglior Film con Tematiche Omosessuali e Queer Culture” tra quelli presentati alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Diritti civili | Commenta »
Agosto 28th, 2015 Riccardo Fucile
E IN POCHI DENUNCIANO PER PAURA DI PERDERE L’ALLOGGIO
Studiare lontano da casa costa. E, a volte, si alimenta il mercato nero degli affitti. 
A denunciare il caro vita dei fuori sede è il portale studentesco Skuola.net.
Dall’analisi dei dati della Grande Guida Università , emerge un dato allarmante: un ragazzo su sette di coloro che pagano un affitto dichiara di non avere un contratto regolare.
Una situazione incresciosa che, però, in pochi denunciano: secondo l’indagine, infatti, il 26% non denuncia l’irregolarità perchè teme di perdere l’alloggio.
Dietro le stanze e le case degli studenti emerge una zona grigia alimentata dagli stessi giovani che spesso (il 10%) non denuncia il proprietario dell’appartamento nella convinzione di avere qualche vantaggio da un contratto irregolare.
Resta il fatto che i costi degli affitti sono alti. Le città più care sono Milano e Roma.
Un universitario, nel capoluogo lombardo, per affittare un monolocale deve far conto di spendere 650 euro. Poco meno, 600 euro, costa una sistemazione nella capitale. Al terzo posto nella classifica stilata da Skuola.net c’è Firenze, dove un ragazzo che frequenta l’ateneo toscano costa ai suoi genitori 500 euro.
Qualcosa in meno (400 euro) si registra a Siena e Bologna per un monolocale.
Tra i centri più economici ci sono Trieste e Salerno dove si riesce a metter piede in una casa con soli 200 euro.
Chi vuole studiare e risparmiare, invece, deve puntare su Messina e Pavia dove un posto costa rispettivamente 250 e 280 euro.
Cifre non sempre facili da sopportare per una famiglia che magari ha due figli universitari costretti a studiare lontano da casa.
Molti ragazzi cercano di coprire le spese trovando un lavoretto, magari anche questo in nero. Altri si adattano ad una vita senza privacy ma più economica: circa la metà dei ragazzi intervistati da Skuola.net ha raccontato di dividere la casa con un inquilino.
Situazioni al limite: se il 26% degli studenti si accontenta di una stanza doppia, il 12% sceglie persino la tripla per non spendere eccessivamente e l’8% si piazza in stanze con più di tre persone.
Alex Corlazzoli
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: Università | Commenta »
Agosto 28th, 2015 Riccardo Fucile
BRACCIO DI FERRO SU SPENDING REVIEW, ABOLIZIONE TASI E JOBS ACT
La ripresa dopo i tuffi non è stata proprio delle più brillanti.
Qualche giorno di pausa, poi le uscite al meeting di Rimini. E già le prime fibrillazioni.
Il premier Renzi galvanizza ciellini e italiani con il taglio delle tasse sulla casa. Il giorno dopo, due dei suoi ministri chiave per la strategia di politica economica, Padoan e Poletti, quelli che hanno in mano i cordoni della borsa e le leve per rilanciare l’occupazione, frenano o sono costretti a frenare.
Il numero uno dell’Economia ricorda che non esistono tagli delle tasse senza analoghi sacrifici di spesa.
Quello del Lavoro prima annuncia gli ultimi quattro decreti attuativi del Jobs Act, poi subito dopo ritratta, in seguito a una telefonata con Renzi.
Nel mezzo, il pasticcio dei dati sbagliati sull’andamento dei contratti nei primi sette mesi dell’anno. Pubblicati e poi rettificati.
Ufficialmente, i dicasteri negano tensioni.
“Il ministro Padoan ha ribadito solo principi”, dicono dal Tesoro. “Il rinvio dei decreti alla prossima settimana dovuto solo a un ordine del giorno del Cdm troppo denso”, aggiungono dal Lavoro.
Meno serafico Palazzo Chigi.
L’irritazione per “la figuraccia” di Poletti sui dati esiste. Nell’entourage del premier qualcuno definisce addirittura il ministro “un disastro”.
Si nega però un legame diretto con lo slittamento dei decreti, dovuto più che altro al braccio di ferro su alcuni nodi non sciolti.
Come il controllo a distanza e la cassa integrazione, possibile miccia di scontro con i sindacati. E fonte di ulteriori polemiche.
L’idea di irritazione montante nei confronti di Padoan non sfiora invece nessuno.
“Il ministero dell’Economia frena sui piani di Renzi? E qual è la novità ? Frena sempre”. Così anche la disquisizione del ministro a Rimini viene ricondotta alla normalità . Quasi alla banalità : “Acqua calda”.
Eppure il ministro qualcosa di importante l’ha detta: “Abbattere le tasse va bene, ma deve essere una decisione permanente e credibile”. Misure che durano un anno e poi non vengono riconfermate, non servono. Dunque come finanziare il libro dei sogni di Renzi? “Il taglio delle tasse deve venire da un parallelo taglio della spesa”, dice netto Padoan. “Mi piacerebbe tagliare 50 miliardi di tasse domani, come molti mi suggeriscono. Magari. Ma la vera questione è il finanziamento dei tagli, ecco perchè serve un orizzonte medio-lungo”.
Non proprio una sciocchezza. Il pacchetto di spending review , firmato Gutgeld-Perotti, vale 10 miliardi sul 2016 ed è già prenotato.
Serve a evitare l’aumento di Iva e accise dal prossimo gennaio (la clausola vale oltre 16 miliardi, la parte restante è coperta dagli sconti concessi da Bruxelles per le riforme in atto). Una coperta dunque troppo corta per scaldare tutti i desiderata.
Palazzo Chigi confida in Bruxelles. Il Tesoro ricorda che il margine di trattativa potrebbe essere risicato (solo lo 0,1%). E dunque mette le mani avanti. Se non possiamo fare deficit, occorre affondare sulla spesa. Non ce n’è. “Non è detto, vediamo”, si ripete da Chigi.
Il premier tra l’altro non è spaventato dallo zero virgola di crescita. Nè dai dati ancora molto deboli sull’occupazione, benchè non abbia gradito il balletto di cifre tra martedì e mercoledì.
Teme piuttosto un difetto di comunicazione. “I cittadini non ci capiscono, le riforme non “passano”, tranne quella sul Jobs Act”, avrebbe detto ieri in Cdm.
Merito suo, non di Poletti però.
Valentina Conte
(da “La Repubblica”)
argomento: governo | Commenta »
Agosto 28th, 2015 Riccardo Fucile
APERTO UN FASCICOLO PER OMISSIONE DI ATTI D’UFFICIO
La Procura di Firenze ha aperto un fascicolo per il reato di omissione di atti d’ufficio a seguito di un
esposto per accertare se il generale della Guardia di Finanza,Michele Adinolfi, ha bloccato alcune indagini a carico di Matteo Renzi quando era a capo del comando interregionale di Emilia e Toscana tra il 2011 e il 2014.
Gli anni della fulminea ascesa al potere dell’ex rottamatore.
Il fascicolo è modello 44, con notizia di reato — articolo 328 del codice penale: rifiuto,omissione di atti d’ufficio — a carico di ignoti.
L’esposto è stato presentato dopo la pubblicazione,il 10 luglio, sul Fatto Quotidiano delle intercettazioni dalle quali emerse l’esistenza di un profondo legame tra i due.
Nel dialogo registrato l’11 gennaio 2014, infatti, Renzi confidava al generale delle Fiamme Gialle l’intenzione di far dimettere Enrico Letta, all’epoca ancora presidente del Consiglio, perchè “è incapace” e andrebbe “governato da fuori”. Confidenze da amici.
E lo stesso Adinolfi, del resto, dopo aver ricordato a Renzi che può cambiare le cravatte che gli ha regalato, lo apostrofa con “stronzo”. Insomma non proprio una telefonata istituzionale.
L’intercettazione ha svegliato l’interesse di Alessandro Maiorano, un dipendente del Comune di Firenze che dal 2011 ha presentato numerose denunce contro Renzi tanto da essere querelato per diffamazione dal premier.
Ha fatto emergere la vicenda della casa di via degli Alfani, nella quale l’allora sindaco era residente a spese dell’amico Marco Carrai poi nominato alla guida della partecipata Firenze Parcheggi prima e Aeroporti poi; ha reso pubbliche le “spese folli” sostenute da Renzi da presidente della Provincia e ha,presentato un esposto, fra gli altri, in merito ai circa 4 milioni di euro raccolti da Renzi attraverso associazioni (Link e Festina Lente) e fondazioni (Open e Big Bang) per finanziare la sua attività politica.
Insomma, una vera e propria spina nel fianco per il premier.
Ma le denunce non hanno a suo dire mai avuto un seguito investigativo. Per questo, quando ha letto del legame di amicizia tra Adinolfi e Renzi, ha chiesto all’avvocato Carlo Taormina di presentare l’ennesima denuncia.
Del resto, gli stessi pm di Napoli che hanno svolto le intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta sulla Cpl Concordia parlano di una “sistematica e piuttosto inquietante ingerenza in scelte e vicende istituzionali ai più alti livelli” da parte di Adinolfi. Dunque, ha pensato Maiorano, perchè non tentare di approfondire?
Taormina si è lasciato convincere e in 15 pagine ha elencato quelle che secondo il suo assistito sono le “omissioni in atti d’ufficio e falso ideologico in atti pubblici” compiuti negli anni per “favorire Renzi e i suoi possibili sodali”.
La denuncia riporta quanto scritto dal Noe: “Adinolfi si era costruito un canale preferenziale con Renzi, Luca Lotti (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ndr) e soprattutto Marco Carrai”.
I rapporti tra Renzi e Adinolfi, prosegue, “sarebbero stati così stretti da farlo essere al corrente delle operazioni in corso, compresa la scelta dei ministri per la formazione del governo”.
Adinolfi era “in chiara dimestichezza con il cosiddetto ‘giglio fiorentino’ proprio negli anni in cui è stato comandante : dal 2011 al 2014”.
Lasso di tempo che “copre tutte le denunce presentate dal sottoscritto”.
Quindi chiede alla procura di accertare “se amicizie e interconnessioni abbiano in qualche modo influito sul fatto che nessuna iniziativa risulti essere stata assunta nei confronti di Renzi”.
L’accertamento che si chiede, prosegue la denuncia, “riguarda le interessenze tra Renzi e Adinolfi, il primo sicuramente voglioso della felice conclusione delle indagini scaturenti dalle denunce, il secondo fortemente intricato con i centri di potere, in essere e in itinere e sorretto anche da uno specifico intento di ottenere il favore di Renzi per la nomina a Comandante generale della Guardia di Finanza”.
Nomina però mai avvenuta.
Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Giustizia | Commenta »
Agosto 28th, 2015 Riccardo Fucile
LA MANODOPERA AGRICOLA STRANIERA CONCENTRATA IN 15 PROVINCE
Lavorare in nero, cioè senza uno straccio di contratto, o in grigio, con un contratto finto, da cui risulti un salario doppio o triplo di quello reale è una pratica molto ben collaudata nei grandi lavori stagionali agricoli. Specialmente nel Sud Italia
Nelle campagne questo sfruttamento grigio-nero è molto più «nero» che grigio.
Per il colore della pelle della maggioranza dei lavoratori.
Per la fatica bestiale che richiede, non meno di 10-12 ore sotto il sole cocente, con paga «a cottimo», 3 euro per ogni cassone di 3 quintali di pomodori.
Per gli abusi d’ogni tipo sulle persone, che nei confronti delle donne sono ovviamente abusi sessuali.
Per il taglieggiamento continuo sui lavoratori: la percentuale di 50 centesimi per ogni cassone di pomodori; il «biglietto» di 5 euro a cranio per il trasporto sul luogo di lavoro, stipati anche in quindici in furgoni e in utilitarie; il «contributo» di un euro su ogni bottiglia di acqua per dissetarsi.
Secondo i dati dell’Unar, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, 15 province italiane assorbono il 50,6 per cento della manodopera agricola straniera e, tra queste, la provincia di Foggia è al primo posto, con il 6,4 per cento.
Il Tavoliere è dunque soltanto il picco più alto di questo infinito dramma, che nonostante i proclami è l’unica «filiera» agricola che funzioni davvero.
Una «filiera» in cui vengono triturati non solo i neri africani concentrati in ghetti come quello di Rignano Garganico, che è solo il più grande e il più mediaticamente efficace, ma anche i bianchi europei della ex Europa dell’Est – romeni e bulgari su tutti –, che fanno i «pendolari» e terminata la stagione «da neri» tornano in patria, con qualche euro e molte umiliazioni in più
L’emergenza quindi è stabile, endemica, aggravata dall’aumento di offerta di manodopera dovuta ai sempre più numerosi arrivi di clandestini e di rifugiati richiedenti asilo in cerca di lavoro.
Tutto questo è manna per i «caporali» e per la grande distribuzione agroalimentare. Anche per i produttori, certo, ma questi, se non sono latifondisti, sono in qualche modo anch’essi vittime della «filiera», perchè i prezzi del prodotto li fa la distribuzione, e il produttore, «per stare nei costi», si risolve a impiegare la manodopera arruolata dai caporali. Non solo.
C’è poi la burocrazia, che spesso e volentieri, per concedere agli immigrati il permesso di soggiorno si ostina a chiedere loro «la residenza» (che non c’entra nulla), così da alimentare tutta una compagnia di giro – composta da avvocati, consulenti, cooperative di servizi vari – che procaccia e vende contratti di affitto e documenti di varia natura che gli immigrati comprano per non diventare «fuorilegge».
E così un altro giro di giostra ricomincia. Fino al prossimo «caso umano», alla «scoperta» del prossimo ghetto, alla solenne istituzione del prossimo «Tavolo istituzionale interforze permanente contro l’illegalità e il lavoro nero» (nientedimeno). Ma strutture da campo mobili e temporanee per i lavoratori stagionali, con permesso di soggiorno e garanzia del diritto alla salute, con costi di residenza e trasporto anche a carico della grande distribuzione e delle organizzazioni dei produttori, no?
Una cosa del genere, la fece Jacob Fugger ad Augusta, nel 1516.
Non era Mao Zedong, ma uno dei più grandi capitalisti dell’età moderna.
Carlo Vulpio
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: Lavoro | Commenta »