Agosto 27th, 2015 Riccardo Fucile
A CATANIA EFFERATA AGGRESSIONE A COPPIA DI ANZIANI PER 400 EURO
“Vi ho riconosciuti, vi ho riconosciuti…”: questa frase potrebbe spiegare l’efferatezza dei due banditi
col volto travisato e con i guanti in lattice che hanno ucciso Alfio Longo, 67 anni, elettricista in pensione, colpito a morte con un grosso tronco la scorsa notte nel suo letto dopo essere stato legato mano e piedi.
La rapina in villa, una casetta a due elevazioni di contrada Crocefisso a Biancavilla, forse era stata immaginata diversamente dai due malviventi entrati in azione senza armi: poi però la paura di essere stati riconosciuti forse ha fatto il resto.
L’assalto alle due della notte. I rapinatori entrano dal retro della casa forzando una porta. I tre cani che la coppia possedeva, uno dei quali era dentro casa, non abbaiano.
In camera da letto ci sono Alfio Longo e sua Moglie Enza Ingrassia. Stanno dormendo, ma qualcosa sveglia l’uomo che si imbatte contro i due. Nasce una prima colluttazione. Longo grida e pronuncia quella frase “Vi ho riconosciuti, vi conviene andare via: vi ho riconosciuti…”.
A questo punto i due costringono la moglie a legare il marito a letto poi lo colpiscono più volte alla testa con un grosso tralcio di vite che trovano appena fuori l’uscio.
Alfio Longo perde i sensi e in pochi minuti muore in un bagno di sangue. I due non contenti colpiscono la donna e la legano ad un divano nel soggiorno.
Non prima di fare razzia di tutto quello che di prezioso trovano in villa, 400 euro e alcuni monili d’oro. Poi svaniscono nel buio del mattino.
Alle cinque, la donna ancora sotto choc riesce a liberarsi a chiedere aiuto al vicino di casa che chiama i carabinieri. Iniziano le investigazioni in cerca del minimo dettaglio.
Per tutta la mattina la signora Enza viene interrogata, decine di volte ripete le tragiche fasi da arancia meccanica costretta a subire per tutta la notte, riferisce che i due avevano un accento tipico della zona.
Ricorda infine che un paio di anni fa, quando assieme al marito si era stabilita in questa zona di villeggiatura dopo avere venduto casa a Biancavilla, fu vittima di un altro furto, ma quella volta lei e suo marito non erano in casa.
A mezzogiorno da Messina arrivano gli investigatori del reparto speciale investigazioni scientifiche a caccia anche di un di un solo indizio che possa tradire i due balordi.
A Biancavilla e in tutto il comprensorio intanto è caccia all’uomo.
Una decina di parenti e amici di Alfio Longo ed Enza Ingrassia sono davanti alla villetta, increduli ed affranti sono seduti vicino al cancello di ingresso, parlano tra loro ma non con i cronisti: “Non è il momento delle parole, ma della sofferenza”, dice uno di loro allontanando i giornalisti chiedendo loro di non insistere.
“Non ci posso ancora credere, siamo sconvolti, una cosa incredibile”. Così un cognato di Alfio Longo. “Ci hanno detto che c’è stata una rapina – aggiunge – e che lui ha reagito e gli hanno rotto la testa. Un atto terribile. Vogliamo sapere cosa è accaduto e chiediamo che sia fatta giustizia”.
“E’ stata una scena orribile, la moglie ha chiesto aiuto e noi siamo entrati nella villetta e abbiamo visto il corpo sul letto: una scena che non si dimentica”.
Così Giuseppe Amato, uno dei tre vicini che poco prima delle 5 di stamattina è entrato nella villetta di Alfio Longo allertato dalle urla della moglie della vittima, Enza Ingrassia. “Lei piangeva – aggiunge – e parlava di una rapina. Abbiamo chiamato il 112 e non abbiamo toccato nulla”.
“Città colpita al cuore, convocato il comitato di sicurezza”. Il prefetto di Catania ha convocato una riunione urgente del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, dopo l’omicidio del pensionato.
Lo rende noto il sindaco del paese, Giuseppe Glorioso. “La nostra città – afferma Glorioso – è stata colpita al cuore. Un atto di efferata violenza che Biancavilla condanna con fermezza. Ho già espresso il cordoglio e la vicinanza della comunità alla moglie della vittima. Siamo increduli, ma confidiamo nell’operato delle forze dell’ordine. Già pomeriggio, alle 17, è convocato il comitato per l’ordine e la sicurezza, a Catania”
Natale Bruno
(da “La Repubblica”)
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Agosto 27th, 2015 Riccardo Fucile
“VOGLIAMO UNA QUOTA DEI SEGGI PD”… SI PARLA DI 15-25 POSTI GARANTITI, MA GLI ESCLUSI DIVENTANO UNA MINA VAGANTE
Al momento di annunciare la sua uscita da Ncd, due giorni fa, Nunzia De Girolamo l’ha detto apertamente: “Se si votasse domani, Alfano si candiderebbe nel centrosinistra”.
Sembrava quasi una boutade dell’ex ministro in procinto di tornare in Forza Italia.
E invece la trattativa è in corso, da settimane. Con tanto di incontri. E sarebbe anche a buon punto.
Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini, infatti, si sarebbero visti almeno tre volte con Matteo Renzi per discutere quanti posti il Pd è disposto a lasciare alla Camera a esponenti di Area popolare in caso di elezioni.
Quindici, al momento, sono i seggi che il premier è disposto a cedere all’interno del listone democratico.
Posti sicuri in cui rientrerebbero gli stessi Alfano e Casini, Lorenzin, Quagliariello, Galletti, Cesa, Gioacchino Alfano, Dorina Bianchi, Castiglione e Rosanna Scopelliti (molto stimata dal premier).
Più pochi altri, tutti della corrente governativa.
Come gli ex socialisti Cicchitto e Pizzolante, che però vorrebbero “cancellare tutte le sigle di Area popolare per dare vita a un nuovo partito moderato e liberale alleato del Pd renziano”, spiega Pizzolante.
“L’unica strada è l’alleanza con Renzi, il resto sarebbe da irresponsabili”, dice Cicchitto.
Tornando alla trattativa, Alfano è convinto di strappare almeno dieci posti in più nel listone di quello che potrebbe diventare il “partito della nazione”.
Ma i sussurri di questi incontri hanno fatto esplodere il malcontento degli esclusi (69 sono i parlamentari di Ap), che non ci stanno a essere tagliati fuori.
Così molti di loro stanno tornando a guardare Berlusconi come ancora di salvezza. Chi non c’è, infatti, minaccia scintille: non solo di andarsene ma, soprattutto, di non votare più le riforme del governo in Senato. Questa è la vera arma a loro disposizione. E, se così fosse, per Renzi sarebbero guai.
Nell’Ncd, del resto, ,da tempo i rapporti tra filo renziani e gli altri sono ai minimi termini.
Renato Schifani, per esempio, che abbia o no incontrato l’ex Cavaliere in Sardegna, ormai gioca una partita a sè, con lo sguardo rivolto ad Arcore.
Tanto da rompere anche con chi veniva considerato a lui vicino. Come la senatrice palermitana Simona Vicari.
Che, come il resto della truppa siciliana, è entrata a pieno titolo tra i filorenziani.
Si dice addirittura che Vicari non gli risponda nemmeno più al telefono.
E comunque, nonostante sia il capogruppo, Schifani da tempo non controlla più i suoi senatori.
Gianluca Roselli
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 27th, 2015 Riccardo Fucile
I REVISORI DEI CONTI: “IN DUBBIO LA SOPRAVVIVENZA DEL PARTITO”
Conti in profondo rosso, l’Udc rischia di scomparire. 
Il partito del presidente della Commissione Esteri del Senato Pierferdinando Casini è sull’orlo del baratro.
Ne dà conto Paolo Bracalini sul Giornale, che riporta quanto ha scritto la società di revisione dei conti dell’Udc, la Moore Stephens: “Tale circostanza indica l’esistenza di una incertezza rilevante che può far sorgere dubbi significativi sulla continuità aziendale del Partito”.
La “circostanza” sarebbe il buco nel bilancio del partito da due milioni.
Scrive il Giornale:
Non solo si è prosciugato il rubinetto dei contributi statali, da più di 4,6 milioni nel 2013 a 31mila euro, spiccioli.
Ma il partito di Casini sembra aver perso anche l’appoggio dei munifici amici che lo avevano sponsorizzato negli anni precedenti.
Le «contribuzioni liberali» per Casini and company nell’ultimo anno si sono drasticamente ridotte, dal milione mezzo di euro dell’anno prima (tra donazioni di persone fisiche e aziende) ai miseri 57mila euro del 2014, più o meno i soldi versati dagli stessi eletti dell’Udc tra Parlamento e consigli regionali.
Non arriva più il solito assegno a sei cifre da Francesco Gaetano Caltagirone, suocero di Casini e storico finanziatore dell’Udc.
Si dice che il costruttore abbia altri passioni politiche al momento (simpatie renziane, e poi Alfio Marchini per il Campidoglio).
Il segretario Udc Lorenzo Cesa non si scompone più di tanto: “Tutti i partiti sono destinati a fallire. Senza i contributi dello Stato, ormai, nessuno riesce più a tenersi in piedi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 27th, 2015 Riccardo Fucile
LA STOCCATA DELL’EX SINDACO ALL’ATTUALE PRIMO CITTADINO DI ROMA
“Quello che è avvenuto se lo sono fatti da soli. Se fosse stato preparato un programma il Campidoglio avrebbe dettato l’agenda. Ora è evidente che lo Stato deve dare una mano robusta: manutenzione di base, organizzazione, sicurezza, trasporti”.
Lo dice a Repubblica l’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli sottolineando che i commissari del governo ci vogliono, così come il sindaco Marino non dovrebbe restare negli Usa nelle ore in cui il governo prende una decisione politica su Roma.
“Quando ero sindaco andavo ad Anzio e a Sabaudia, a un’ora di auto di distanza perchè purtroppo i problemi di Roma sono tanti: non posso credere che Marino non torni per il consiglio dei ministri che deve prendere una decisione politica su Roma, non solo sui soldi ma anche sulla attribuzione dei compiti”.
Sul piano per il Giubileo, Rutelli spiega che “la città non doveva aspettare che il Vaticano, o il governo, le indicassero cosa fare”; “avendo pochi mesi mi sono sempre permesso di suggerire che occorre concentrarsi su manutenzione e legalità .
“Ma il progetto andava fatto a fine marzo: ora rischiamo grossi guai”. “Ci vuole un programma realistico per non rischiare che il Giubileo inizi con i cantieri aperti e i lavori non ancora ultimati”. Sulla polemica innescata dal funerale dei Casamonica, l’ex sindaco precisa che “a Roma la criminalità organizzata c’è sempre stata, come in quasi tutte le grandi città del mondo”, tuttavia “ora occorre l’incisività dell’azione dell’ amministrazione comunale e la reazione civica”.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 27th, 2015 Riccardo Fucile
IL DATO SI RIFERISCE A QUELL REGOLARI CHE HANNO OTTENUTO IL “NATIONAL INSURANCE NUMBER”, INDISPENSABILE PER LAVORARE… PER IL MINISTRO INGLESE SONO “CIFRE DELUDENTI”
La Gran Bretagna è diventata la “terra promessa” degli italiani che decidono di lasciare il Belpaese. 
Con la sua economia cresciuta del 2,6% su base annua, rappresenta sempre più il sogno di chi sceglie di partire.
Per la prima volta quest’anno gli italiani sono al secondo posto tra gli stranieri in arrivo, con un incremento del 37%.
I connazionali arrivati a Londra e dintorni in cerca di lavoro tra il 2014 ed il 2015 sono stati 57.600 contro i 42.000 dei 12 mesi precedenti.
La notizia è pubblicata dal quotidiano conservatore Daily Telegraph, che anticipa i dati di quanti si sono registrati ufficialmente ed hanno ottenuto il ‘National Insurance number’ (l’equivalente del nostro codice fiscale) indispensabile per poter lavorare.
Il saldo migratorio nel Regno Unito ha raggiunto, come rileva l’Istituto di Statistica, “il massimo storico” su dodici mesi (da marzo 2014 a marzo 2015), pari a 329mila persone, superando il precedente record di 320mila raggiunto tra giugno 2004 e giugno 2005.
Tra marzo 2014 e marzo 2015, 636mila persone sono entrate legalmente nel Regno Unito, mentre ne sono partite 307.000.
Queste cifre sono “molto deludenti”, ha commentato James Brokenshire, Segretario di Stato all’immigrazione. Cinque anni fa il governo conservatore di David Cameron aveva promesso di limitare la crescita netta di immigrati regolari a qualche migliaio l’anno.
La Gran Bretagna – già intervenuta con durezza sugli immigrati di Calais – prepara misure sempre più severe nei confronti degli immigrati irregolari.
Secondo il Times, il governo privatizzerà il servizio di espulsione e rimpatrio (“Escorting and Travel Service”) di quanti saranno sorpresi a non avere i titoli necessari per restare.
Secondo il quotidiano britannico, l’appalto delle espulsioni durerà 5 anni.
Londra prevede di spendere solo quest’anno 500 milioni di sterline (682 di euro) per riportare a casa le migliaia di richiedenti asilo, ai quali la domanda è stata respinta, e i clandestini ‘tout court’.
La somma include 200 milioni che saranno spesi in biglietti aerei.
Tra quanti saranno rimandati al paese d’origine, gli stranieri detenuti che hanno terminato di scontare le pene cui sono stati condannati e i lavoratori i cui visti sono scaduti.
(da “la Repubblica”)
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Agosto 26th, 2015 Riccardo Fucile
ENNESIMA BRUTTA FIGURA, SBAGLIATI I CALCOLI: NON 630.585 MA SOLO 327.758
È sparito un esercito di 302.827 lavoratori a tempo indeterminato.
Che da gennaio a luglio significano 43.261 in meno al mese, circa 1.500 al giorno.
In realtà quell’esercito non c’è mai stato.
Il ministero del Lavoro, infatti, ha corretto i dati diffusi martedì 25 agosto sul numero dei contratti: nei primi 7 mesi del 2015 si sono registrati 327.758 contratti a tempo indeterminato in più e non 630.585 come erroneamente comunicato.
La cifra somma il saldo fra attivazioni e cessazioni (+117.498) e stabilizzazioni (210.260) come si legge nelle tabelle corrette oggi.
Cessati 1,3 milioni di contratti in più
Sono stati attivati nel complesso 5.150.539 contratti e non 4.954.024 come erroneamente comunicato.
Di contro, evidentemente, di notevole entità è la correzione effettuata sulle cessazioni di contratti: secondo le tabelle corrette, nei primi sette mesi del 2015 le cessazioni sono state 4.014.367 e non 2.622.171 come precedentemente annunciato, 1.392.196 in più.
Michelangelo Borrillo
(da “il Corriere della Sera“)
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Agosto 26th, 2015 Riccardo Fucile
SUI SOCIAL UNA INCREDIBILE GARA DI SOLIDARIETA’
Un profugo siriano è stato rintracciato a Beirut grazie al passaparola degli utenti Twitter che si sono
mobilitati dopo aver visto una foto dell’uomo mentre vende penne Bic lungo la strada.
L’immagine è stata condivisa centinaia di volte anche su Facebook, provocando una intensa commozione soprattutto per il fatto che il profugo porta in braccio la figlioletta addormentata.
“Vorrei aiutarlo, chi sa come trovarlo?”, propone a un certo punto un commentatore. Sul profilo di Sakir Khader improvvisamente un utente, molto probabilmente libanese, dichiara di avere già visto l’uomo e indica la strada dove pensa di averlo incontrato con la figlia.
A quel punto nasce un account Twitter con il nome #BuyPens (compera le penne) per provare a rintracciare il protagonista della foto e aiutarlo.
In poche ore l’attivista di una ong di Beirut, “Lebanese for refugees”, annuncia di aver trovato il richiedente asilo.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 26th, 2015 Riccardo Fucile
CHE RIDE: “PREFERISCO AVERE UN FIGLIO CHE CONTESTA PIUTTOSTO DI UNO CHE STA A CASA”
Gli scontri a L’Aquila tra manifestanti che contestano la presenza di Renzi e forze dell’ordine è in pieno corso.
In quegli stessi istanti, una delle più alte cariche della Regione Abruzzo, il vicepresidente Giovanni Lolli (Pd), ride di gusto: suo figlio Mattia è tra i contestatori del premier.
“Quel pezzo di merda di Zaffiri mi telefonava e mi faceva sentire mio figlio che arringava… Mattia che arringava il popolo”, ridacchia divertito al riparo dagli scontri in atto a poca distanza.
Nel video che riprende il siparietto, una voce femminile gli risponde: “Eh, ma è così che si fa”.
Mattia Lolli, che fa parte del Comitato 3e32, appare nelle immagini con il megafono in mano, in prima fila durante gli scontri con la polizia, al grido: “Renzi fuori dall’Abruzzo”.
Il giovane è uno dei due manifestanti feriti durante le cariche della polizia.
Un agente ha invece riportato la rottura del setto nasale. “Non sono preoccupato per mio figlio, lui ha le sue idee e io le mie, preferisco avere un figlio che contesta piuttosto che uno che sta a casa”, ha dichiarato poi il padre Giovanni ai microfoni dell’emittente locale AbruzzoWeb.
Giovanni Lolli è stato due volte deputato, prima per i Democratici di sinistra e poi per il Partito democratico.
Ex sottosegretario di Stato alle Politiche giovanili e alle attività sportive nel governo Prodi, attualmente è vicepresidente della giunta D’Alfonso e assessore alle Attività produttive e alle Politiche della ricostruzione.
I comitati antipetrolizzazione e gli studenti hanno forzato ieri i posti di blocco a pochi metri da palazzo Fibbioni, sede del Comune.
Vista la situazione, il premier ha cambiato programma e si è presentato direttamente nel laboratorio di Fisica nucleare del Gran Sasso
Melissa Di Sano
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 26th, 2015 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEL SINDACATO IN UNA ZONA DOVE NON VIGE PIU’ LA LEGGE DELLO STATO… SFRUTTANO E FANNO SPARIRE ANCHE I MORTI
Un immigrato sarebbe morto nelle campagne di Rignano Garganico (Foggia), “crollando all’interno di
uno dei 57 cassoni di pomodori che aveva raccolto”.
Lo denuncia all’ANSA il coordinatore del Dipartimento Immigrazione della Flai-Cgil Puglia, Yvan Sagnet, secondo il quale “il corpo dell’uomo potrebbe essere stato occultato dai caporali”.
La vittima sarebbe originaria del Mali e avrebbe “circa trent’anni”.
La sua morte, che sarebbe “avvenuta nei campi mentre raccoglieva pomodori”, risalirebbe a “due domeniche fa”, nello stesso periodo in cui è morta ad Andria Paola Clemente.
Il cadavere, spiega inoltre Sagnet, non si trova “negli obitori nè di San Giovanni Rotondo nè di Foggia. Quindi è molto probabile sia stato sepolto dai caporali nel ghetto oppure nascosto con qualche altro espediente”.
Il ghetto di Rignano Garganico si trova nelle campagne del foggiano e si tratta di una specie di villaggio creato dai migranti che vivono in capanne auto-costruite, realizzate con materiali di fortuna come lamiere e cartoni. Le condizioni igieniche sono spesso precarie.
“Ora – aggiunge Sagnet – stiamo cercando di conoscere il nome dei migrante che ha perso la vita anche per far far partire una denuncia di occultamento di cadavere”. Purtroppo, sottolinea, è “difficile avere informazioni poichè i caporali hanno spaventato a morte i lavoratori che, anche se parlano dell’episodio, hanno paura a dire il nome e il giorno preciso di quando è avvenuto il suo decesso”.
Anche i “responsabili del 118 – prosegue Sagnet – dicono di avere difficoltà a fare verifiche, e ci hanno chiesto una richiesta formale, da parte di un nostro legale, per far partire una ricerca ufficiale nei loro archivi”.
(da agenzie)
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