Novembre 11th, 2015 Riccardo Fucile
STORIA DI UNO CHE NON HA MAI LAVORATO E CHE DA 23 ANNI VIVE A CARICO DEI CONTRIBUENTI
Matteo Salvini è il capo partito più vecchio della Seconda Repubblica, anche se riesce inspiegabilmente a spacciarsi per il più nuovo: dei suoi 43 anni di vita, gli ultimi 23 li ha trascorsi a carico di noi contribuenti.
Entrò in politica nel 1990, quattro anni prima del giurassico Berlusconi, senz’aver mai lavorato in vita sua (a parte qualche mese in un fast food Burghy, mentre frequentava svogliatamente il primo anno di università , corso di Storia alla Statale,dove in 4 anni regolari e in 16 fuoricorso non arrivò mai alla laurea).
Da allora non ha mai mancato una poltrona, passando dall’una all’altra con grande agilità senza mai restare col culetto scoperto: segretario giovanile, cittadino, provinciale e nazionale della Lega, direttore di Radio Padania, consigliere comunale a Milano, deputato ed eurodeputato.
La specialità della casa sono le balle a presa rapida:ne racconta a vagonate, selezionando quelle che funzionano meglio.
Cioè quelle che suonano bene agli orecchi degli ignoranti che lo idolatrano e, per essere smentite, richiedono qualche minuto di attenzione e di concentrazione,cosa impossibile da chiedere ai suoi fan.
Quando, per esempio, il Sciur Felpa dice che, se governasse lui, chiuderebbe i campi rom e rispedirebbe gli zingari “a casa loro”, tutti se la bevono anche perchè sul posto non è mai presente qualcuno dotato di un minimo di competenza a ricordare che i rom e i sinti sono cittadini comunitari e non si possono espellere.
O a domandare perchè mai, se la soluzione è così semplice, la Lega ha governato l’Italia per 10 anni (con Bobo Maroni due volte ministro dell’Interno e Roberto Castelli alla Giustizia), la Lombardia per 11 anni, il Veneto per 16 anni e Milano per 20, e non s’è mai notato un esodo biblico di “zingari”.
Anzi molti campi rom portano la firma di amministratori leghisti o di centrodestra appoggiati dalla Lega,così come i centri di accoglienza per immigrati tipo il Cara di Mineo, lascito indimenticabile del ministro Maroni.
Idem per gli immigrati, che continuarono a immigrare indisturbati indipendentemente dal colore del governo.
Idem per l’euro: la moneta unica — è il ritornello salviniano — “ci ha rovinati”; peccato che nel 2002, quando l’euro rimpiazzò la lira, al governo ci fossero FI, An e Lega che non fecero nulla contro il vero disastro: e cioè la truffa tutta italiana che dimezzò il potere d’acquisto con il raddoppio dei prezzi, ma non degli stipendi e delle pensioni.
Ultimamente,quando la foto del piccolo profugo siriano Aylan morto sulla costa turca, gli ha sconsigliato di insistere sull’equazione profughi=clandestini=delinquenti, il Matteo padano s’è scatenato contro i magistrati cattivi che vogliono punire gli onesti cittadini solo perchè sparano ai ladri: poi persino i suoi hanno capito che non siamo nel Far West e che c’è una bella differenza fra la legittima difesa di chi è minacciato di morte armi in pugno e chi prende la mira su un ladruncolo disarmato in fuga.
Allora Salvini ha annunciato che avrebbe “bloccato l’Italia per tre giorni”.
Sappiamo com’è andata: hanno abboccato una dozzina di migliaia di persone (di più in piazza Maggiore a Bologna,domenica, non ce n’erano), che lui ha miracolosamente trasformato in 100 mila.
E, nel lungo comizio scamiciato, non è riuscito a tirar fuori un’idea nemmeno a pagarla, a parte la constatazione sullo scarso quoziente intellettivo di Alfano: sai che rivelazione, se fosse uno sveglio non sarebbe stato alleato della Lega fino al 2011.
Intanto a Genova, al processo contro Bossi, Belsito & C. per la truffa allo Stato da 59 milioni sui rimborsi elettorali, detto anche “Lega Ladrona”, il Senatur ha chiamato in causa i suoi successori Maroni e Salvini, chiedendo a quest’ultimo di restituire 40 milioni di “corpo del reato” ancora nelle casse del Carroccio: 13,8 milioni di rimborsi non dovuti furono infatti incassati e spesi dalla Lega anche dopo le dimissioni di Bossi, in base a rendiconti falsi.
Una furbata che puzza di ricettazione,e getta una luce sinistra sulla rinuncia proprio di Salvini a costituirsi parte civile.
Ora, per parlar d’altro, lo Sciur Felpa dice che “la giustizia fa schifo” perchè i giudici hanno scarcerato i giovani appena arrestati per i disordini di Bologna.
E Alfano,confermando il giudizio di Salvini, gli va dietro con una frase copiata da Franco Bracardi (“In galeraaaa!”) e dai poliziotteschi anni 60 con Maurizio Merli: “La polizia li arresta, i giudici li scarcerano”.
La balla in stereo suona bene, non c’è che dire. Casomai a qualcuno che c’è cascato interessasse sapere perchè i giovanotti sono già fuori un giorno dopo l’arresto, glielo spieghiamo noi: non per colpa dei giudici, ma dei politici di destra, centro e sinistra (Lega compresa) che da vent’anni approvano leggi demenziali per assicurare l’impunità a lorsignori spacciandola per “garantismo”.
La custodia cautelare è stata modificata infinite volte, sempre per restringerla, fino alla legge Orlando di qualche mese fa (eccezionalmente non votata dalla Lega, ma da Alfano sì) che vieta ai magistrati di convertire un arresto in flagranza di reato in un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per chi è incensurato (come gli arrestati di Bologna) e dunque al processo avrà la sospensione condizionale della pena, cioè non finirà in carcere.
Traduzione in italiano: i politici fanno le leggi per salvare dalla galera i loro amici, poi si meravigliano se si applicano a tutti.
Se “la giustizia fa schifo”, è grazie a loro.
Se lo scrivano bello grosso sulla fronte, o sulla felpa: “Faccio schifo”.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 11th, 2015 Riccardo Fucile
“DIEGO DELLA VALLE E’ UN UOMO DEL FARE”
Domenica sarà in campo con la nazionale delle donne parlamentari contro l’illegalità . Ma con
Huffington Post l’eurodeputata Lara Comi parla della squadra in cui gioca tutti i giorni, quella di Forza Italia.
Lei è tra coloro che hanno contestato apertamente la scelta di Silvio Berlusconi di andare a Bologna, nella piazza di Matteo Salvini.
Quella che, a detta di molti osservatori, è diventata il palcoscenico del passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo leader.
Ma l’europarlamentare azzurra non ha alcuna intenzione di giocare con la maglia verde padano. Meglio quella viola: ovvero quella di Diego Della Valle.
“Io non so se deciderà davvero alla fine di scendere in campo, ma credo — spiega – sia possibile uno schema di gioco in cui lui sia l’attaccante e Silvio Berlusconi, come lui stesso ha detto, l’allenatore”.
Ora che la manifestazione di Bologna si è tenuta, conferma il parere contrario che aveva alla vigilia?
Certo, continuo a pensare che sia stato un errore. E come me, lo pensano in tanti. Solo che non hanno il coraggio di dirlo. Io invece non ho problemi a metterci la faccia e queste cose le ho dette anche a Berlusconi.
Lei crede che la foto di gruppo di quella piazza possa creare problemi a Forza Italia con il Ppe?
Io posso dire che vedo che c’è tanta gente che parla dei rapporti con il Ppe che però non frequenta le istituzioni europee. È evidente che è un problema e lo sarà a meno che Salvini non diventi europeista o non si iscriva al Ppe, cosa di cui dubito.
Da un po’ di tempo si parla di un approdo in politica di Diego Della Valle. Forza Italia dovrebbe guardare a lui più che a Salvini?
Della Valle è un imprenditore, un uomo del fare, che ha creato posti di lavoro. Ha dimostrato di tenerci all’Italia, come prova la ristrutturazione del Colosseo. Io lo conosco e lo stimo perchè abbiamo lavorato insieme sul Made in, però non so se abbia davvero intenzione di scendere in politica.
Ma pensa che sarebbe un fatto positivo?
Ovviamente bisogna vedere con che tipo di programma e di squadra lo farebbe. Non posso dare un giudizio a priori. Però penso che se deciderà di entrare in politica il centrodestra dovrà essere in grado di accoglierlo.
In che senso accoglierlo?
Sicuramente Della Valle sarebbe in sostituzione di Salvini. Secondo me, chi deve temere di più un suo impegno in politica è il leader della Lega.
E Berlusconi no?
No, sono due persone diverse e uno non può essere il sostituto dell’altro.
Può spiegare meglio cosa intende?
L’elettorato di Forza Italia è fedele a Berlusconi e c’è un 10% che continuerà a votarlo sempre e comunque. Della Valle invece può intercettare quelli che non vanno più a votare oltre che parlare ai giovani. Credo potrebbe essere un protagonista della squadra del centrodestra.
In che ruolo?
Ripeto, non so quanto sia intenzionato a scendere in campo. Io lo conosco per motivi professionali, non politici. Ma potrebbe essere un ottimo attaccante con Berlusconi nel ruolo di allenatore.
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 11th, 2015 Riccardo Fucile
“NON E’ GRADITO”: SALTA IL VIAGGIO A GERUSALEMME
Il giro del mondo in quattro tappe di Matteo Salvini si è fermato all’ombra del Cremlino di Putin.
L’ambasciata d’Israele a Roma congela la missione che il leader del Carroccio aveva pianificato per queste settimane a Gerusalemme, con l’obiettivo di incontrare imprenditori ma soprattutto esponenti della destra israeliana.
Una doccia fredda per l’eurodeputato, che scalpita per accreditarsi oltre confine, dopo che anche la Nigeria il 29 settembre scorso aveva negato il visto di accesso per un viaggio di quattro giorni.
Salvini ne aveva fatto un caso politico.
Con Israele le cose sono andate diversamente. Tutto si è consumato (finora) nella massima discrezione, anche perchè il disco rosso di Israele assume tutto un altro peso. L’ambasciata a Roma che fa capo a Naor Gilon ha fatto sapere in via ufficiosa come la missione venga considerata politicamente inopportuna alla luce delle posizioni che il capo leghista ha assunto sulle politiche per l’immigrazione, ma anche per le alleanze “estreme” strette in Europa.
Il tandem con la destra populista e con venature razziste di Marine Le Pen non è considerata la migliore credenziale per presentarsi a Gerusalemme.
Per di più, lo stop è stato notificato qualche giorno prima della manifestazione di Piazza Maggiore a Bologna.
A cancellare Gerusalemme invece il leader leghista non si rassegna.
Tanto più che nell’aprile scorso il governatore leghista lombardo (e avversario interno) Roberto Maroni è stato ricevuto in veste istituzionale. Una beffa.
E così, stando a quanto trapela dallo staff, Salvini è intenzionato a «forzare» in qualche modo il veto informale.
Come? L’idea è quella di un viaggio in veste privata, da compiere a breve e da trasformare poi in occasione per incontri e appuntamenti.
Una furbata che però rischia di deteriorare ancor più i rapporti già problematici.
A Ferragosto l’annuncio solenne del segretario del Carroccio: «In autunno parto con un tour in Nigeria, Russia, Israele e Stati Uniti».
Sul paese africano («Vogliamo andare a mettere le mani là dove il problema immigrazione nasce») si sa come è andata a finire.
Ma poi aveva spiegato all’Huffington Post: «Israele e Usa sono due snodi fondamentali, intendo incontrare Avigdor Lieberman (leader della destra di Israel Beytenu, OES) e spiegare di persona perchè nel 2016 la Lega può andare al governo». Ma al momento, l’unico al quale può tornare a spiegarlo è l’amico Vladimir Putin.
Ieri mattina l’ambasciatore israeliano Naor Gilon ha ricevuto a Roma Silvio Berlusconi, per un confronto sul Medioriente e sui rischi terrorismo, ma anche per ringraziarlo per il sostegno di questi anni allo Stato di Israele.
Solo un passaggio sulla situazione politica italiana ma nessun cenno, sembra, al caso Salvini.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Novembre 11th, 2015 Riccardo Fucile
COINVOLTO IL MAGISTRATO CHE ACCOLSE IL RICORSO DEL GOVERNATORE CONTRO LA SEVERINO
Vincenzo De Luca è indagato insieme al giudice che a luglio ne ha sentenziato la permanenza alla
carica di governatore della Campania, congelando gli effetti della legge Severino.
È il clamoroso sviluppo dell’inchiesta che ha toccato nei giorni scorsi il capo della segreteria di De Luca, Carmelo “Nello” Mastursi, dimessosi l’altroieri dopo aver subito una perquisizione.
La grana giudiziaria arriva dalla Procura di Roma.
De Luca, insieme ad altre sei persone, è stato iscritto nell’ambito di una vicenda che attraversa il contenzioso giudiziario collegato alla legge Severino, che prevedeva la sua sospensione dalla carica per una condanna a un anno per abuso d’ufficio a Salerno.
Gli indagati sono sette: oltre a De Luca e Mastursi, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio e corruzione, sono stati iscritti anche il giudice del Tribunale civile di Napoli, Anna Scognamiglio, suo marito Guglielmo Manna, due infermieri dell’ospedale pediatrico Santobono-Pausilippon di Napoli, Gianfranco Brancaccio e Giorgio Poziello, e un dirigente politico di una lista di De Luca alle regionali, Giuseppe Vetrano.
Al centro dell’inchiesta, arrivata a Roma per competenza, ci sarebbe infatti l’intervento sul giudice che il 22 luglio ha depositato la sentenza sulla legge Severino che di fatto ha reintegrato De Luca, in cambio di favori o incarichi nel mondo della sanità .
Che si tratti di millanterie o fatti penalmente rilevanti lo stabilirà l’inchiesta.
La notizia dell’indagine capitolina infatti era iniziata a circolare due giorni fa quando Carmelo Mastursi ha rassegnato le dimissioni. Sui retroscena, De Luca ha minimizzato parlando di “ricostruzioni fantastiche politico-giudiziarie” in merito alle quali, dice, “non perdo neanche dieci secondi”.
Eppure l’inchiesta della procura di Roma, di cui sono titolare l’aggiunto Francesco Caporale, con i sostituti Corrado Fasanelli e Giorgio Orano, racconta un vicenda diversa.
Per capirla bisogna fare un passo indietro e tornare a quando i magistrati napoletani intercettano una telefonata di Guglielmo Manna, marito di Anna Scognamiglio, il giudice relatore. Gugliemo Manna è un avvocato napoletano, che ha lavorato anche nel settore affari legali dell’ospedale pediatrico Santobono Pausilipon.
Intercettato per altri fatti, sono proprio le sue parole che inguaiano il giudice.
Al telefono con Mastursi avrebbe avanzato richiesta di incarichi o favori nella sanità , promettendo o millantando un intervento sulla moglie.
Il ruolo di De Luca e del suo fedelissimo Mastursi sarebbe stato quello di favorire l’incontro, per poi far ottenere al marito del giudice gli incarichi presso l’ospedale pediatrico. Di qui il coinvolgimento dei due infermieri che avrebbero favorito l’appuntamento.
L’inchiesta è solo alle fasi iniziali, ma — secondo indiscrezioni — la procura avrebbe deciso di accelerare le operazioni della squadra mobile di Napoli alla luce del fatto che il prossimo 20 novembre potrebbe esserci lo step finale del giudizio di merito del Tribunale civile sul ricorso di De Luca.
Così già 15 giorni fa gli uomini della mobile sono entrati negli uffici di Palazzo Santa Lucia. Ci sono poi tornati lo scorso venerdì, quando hanno acquisito altri atti, oltre a perquisire alcuni cassetti e mobili proprio di Mastursi, sequestrandogli anche il cellulare. Il giorno dopo poi è scattata la perquisizione nella casa salernitana del capo della segreteria.
Insomma bisognava prendere materiale, in vista del prossimo 20 novembre. In questa data potrebbe esserci infatti un altro punto a favore del Governatore proprio sulla sentenza di luglio.
All’unanimità , i giudici della prima sezione del tribunale di Napoli all’epoca hanno emesso un provvedimento di 25 pagine nel quale sollevavano alla Consulta quattro dubbi di costituzionalità sulla legge Severino.
Una sentenza che allora De Luca accolse con entusiasmo, elogiando “la grande sensibilità giuridica del collegio partenopeo: è una bella pagina di giustizia a tutto merito della magistratura napoletana, cui rendo onore”.
Un commento che adesso — alla luce dell’inchiesta di Roma — diventa ancora più imbarazzante.
Intanto per tutta la giornata di ieri, il governatore ha continuato a difendere le ragioni delle dimissioni di Mastursi: “Mi ha comunicato che faceva fatica a reggere il doppio lavoro in segreteria e nell’organizzazione del Pd Campania, alla vigilia di una campagna amministrativa estremamente impegnativa”.
E poi ha voluto rincarare la dose: “Ho invidiato Mastursi — ha detto De Luca intervenuto a Radio Kiss Kiss Napoli — perchè ha avuto una pubblicità incredibile, neanche fosse Churchill o Cavour”.
Vincenzo Iurillo e Valeria Pacelli
(da “il Fatto Quotidiano”)
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