Aprile 26th, 2016 Riccardo Fucile
LA POLITICA NON E’ CHE LO SPECCHIO DI UNA ILLEGALITA’ DIFFUSA CHE ARRIVA DAL BASSO
Il dottor Davigo non si fa molte illusioni sulla moralità dei politici. Personalmente me ne farei anche meno sulla moralità di coloro che li eleggono. Sulla nostra.
Del resto come potrebbe essere altrimenti?
Appena inizia ad aprirsi alla ragione il giovane italiano va a scuola. Lì tutti cercano di copiare senza che la cosa desti particolare riprovazione.
Chiunque vuole, poi, può maltrattare arredi, imbrattare di scritte di ogni tipo (in genere oscene) i bagni, scrivere e disegnare a suo piacere sui muri dell’edificio: anche in questo caso senza alcuna sanzione.
Così come senza alcuna sanzione significativa resterà ogni atto d’indisciplina: se marinerà la scuola, se si metterà a compulsare il suo smartphone durante le lezioni, se manderà l’insegnante a quel paese.
Imitato in quest’ultima attività anche dai suoi genitori. I quali talvolta – assai più spesso di quanto si creda – ameranno ricorrere anche a insulti e minacce.
Tutto coperto sempre da una sostanziale impunità . Non basta.
In genere, infatti, la scuola sarà per il nostro giovane concittadino anche un’ottima palestra di turpiloquio, di bullismo sessista, di scambio di materiale pornografico quando non di spaccio di droga.
Uscito dalle aule all’una, per tornare a casa l’adolescente italiano, se usa i trasporti pubblici si eserciterà nel salto del tornello sulla metro o si guarderà bene, se vorrà (ma perchè non volerlo?) dal pagare il biglietto di un autobus o di un tram.
Ha imparato da tempo, infatti, che in Italia pagare il biglietto sui mezzi pubblici è più che altro un’attività amatoriale, un hobby. Per farlo bisogna esserci portato
Ma naturalmente è più probabile che invece il nostro abbia un motorino. Il più delle volte, va da sè, con la marmitta truccata. Insomma, un po’ più veloce e molto più rumoroso del consentito.
Gliel’ha aggiustato un meccanico e, si capisce, il giovane italiano ha pagato per questo anche un bel po’: eppure una ricevuta fiscale o uno scontrino egli s’è guardato bene dal chiederli e l’altro dal darglieli.
E allora via con il motorino truccato: tanto che probabilità ha di essere fermato e multato? Diciamo una su centomila.
Dunque avanti come se nulla fosse. Avanti a sorpassare sulla destra, a tagliare la strada con repentini cambi di corsia, una mano sul manubrio e l’altra impegnata a twittare.
Un po’ di studio nel pomeriggio, e arriva finalmente la sera: il momento di svagarsi, specie se è sabato.
Sì, è vero, vendere gli alcolici ai minorenni sarebbe vietato, ma via!, non vorremo mica vedere strade e botteghe deserte, spero. Dunque una birra, due birre, tre birre in un pub e poi in un altro ancora; o qualcosa di più forte in discoteca.
Come si sa, tutti locali aperti di solito anche oltre l’orario stabilito: del resto è la movida, no? Pertanto anche se c’è un po’ di schiamazzo sotto le finestre della gente che dorme, e magari qua e là gare di velocità tra motorini, e sgassate micidiali, e cocci di bottiglie rotte sui marciapiedi, che problema c’è?
Inevitabilmente vigili e carabinieri, seppure risponderanno mai alle telefonate inviperite di qualcuno, in genere non faranno, non potranno fare (loro almeno così dicono) un bel niente
Ottenuta senza troppa fatica una licenza (in Italia le percentuali dei promossi sfiorano abitualmente il cento per cento), bisogna alla fine iscriversi all’università .
Le tasse, è vero, sono un po’ cresciute in questi ultimi anni, ma non c’è una riduzione o addirittura l’esenzione per chi viene da una famiglia a basso reddito?
È a questo punto che il nostro giovane italiano compie l’atto finale della sua educazione sentimentale alla legalità . Quando scopre, per l’appunto che il suo papà e la sua mammina, accorsati commercianti, ottimi professionisti, funzionari di buon livello, possessori di un suv e di un’utilitaria, di un bell’appartamento in un quartiere niente male, di una casetta al mare e di un adeguato gruzzoletto da parte, mamma e papà che ogni anno si fanno la loro settimana bianca e la loro vacanza da qualche parte nel mondo, e i quali come si dice non si fanno mancare niente, scopre il nostro giovane, dicevo, che essi però al Fisco risultano titolari di un reddito che consente a lui di avere una discreta riduzione delle tasse universitarie e a tutta la famiglia l’esenzione dal ticket sanitario
A quanti giovani italiani può applicarsi questo ironico ma realistico ritratto di un’educazione alla legalità ? A molti, direi.
Con qualche ulteriore elemento (tutt’altro che raro) da mettere eventualmente in conto: tipo frequentazione di un centro sociale antagonista o presenza in casa di una vecchia zia finta invalida con relativa pensione.
Da quanto tempo è in questo modo – attraverso la forza senza pari dell’esempio diffuso capillarmente e quotidianamente attraverso queste micidiali dosi omeopatiche – che i giovani italiani (non nascondiamocelo: in particolare quelli del ceto medio, della cosiddetta «buona borghesia») apprendono come funziona il loro Paese e in quale conto vi deve essere tenuto il rispetto delle regole?
Alcuni non ci stanno e se ne vanno, ma la grande maggioranza ci si trova benissimo e cerca una nicchia dove sistemarsi (spesso grazie alla raccomandazione e/o alle relazioni dei genitori di cui sopra).
La nostra corruzione nasce da qui. Da questo rilasciamento di ogni freno e di ogni misura che ha accompagnato il nostro divenire ricchi e moderni.
In Italia il marcio della politica è il marcio di tutta una società che da tre, quattro decenni, per mille ragioni – non tutte necessariamente malvagie – ha deciso sempre più di chiudere un occhio, di permettere, di non punire, di condonare.
Certo, Piercamillo Davigo ha ragione, lo ha deciso la politica. Ma perchè il Paese glielo chiedeva.
Il Paese chiedeva traffico d’influenza, voto di scambio, favori di ogni tipo, promozioni facili, sconti, deroghe, esenzioni, finanziamenti inutili alle industrie, pensioni finte, appalti truccati, aggiramenti delle leggi, concessioni indebite, e poi soldi, soldi e ancora soldi.
E con il suffragio universale è difficile che prima o poi la volontà del Paese non finisca per imporsi.
Di questo dovrebbe occuparsi la fragile democrazia italiana, di questo dibattere i suoi politici che ancora sanno che cosa sia la politica: del mare di corruzione dal basso che insieme alla delinquenza organizzata minaccia di morte la Repubblica.
Per i singoli corrotti invece bastano i giudici: ed è solo di costoro che è loro compito occuparsi.
Ernesto Galli della Loggia
(da “il Corriere della Sera”)
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Aprile 26th, 2016 Riccardo Fucile
GALLETTI AMMETTE: “IL DISASTRO AMBIENTALE RESTA”
L’emergenza ambientale è rientrata, ma lo stato di criticità a Genova rimane. 
Il procuratore capo Francesco Cozzi, che con il sostituto Walter Cotugno sta portando avanti l’inchiesta per disastro ambientale colposo ha reso noto, dopo gli accertamenti fatti in seguito al sequestro della condotta, che nella pipeline gestita dalla raffineria genovese Iplom che ha collassato domenica 17 aprile esistono altri venti punti critici.
La Liguria rimane dunque in allerta, dopo i due incidenti che hanno causato, tra il 17 e il 23 aprile lo sversamento di petrolio nel torrente Polcevera e nel Fegino e, conseguentemente, anche nel mare
Secondo quanto si è appreso, sull’oleodotto, che è stato costruito negli anni Sessanta, “sarà necessario ispezionare i punti critici e ripararli”.
Il ministro Galletti: “Resta un disastro ambientale”
Quello avvenuto a Genova “resta un disastro ambientale, nessun trionfalismo”, ha commentato a Rai News24 il ministro Gian Luca Galletti , in visita sul luogo dell’incidente.
“Chi viene in queste zone — ha aggiunto — si rende conto che c’è stato un fatto ambientale di rilievo e io non lo sottovaluto. Il lavoro più difficile, la bonifica, è quello che abbiamo davanti. Non abbassiamo la guardia, continuiamo a lavorare per ripristinare i luoghi”.
Per quanto riguarda i tempi, ha proseguito, “saranno quelli che richiede una bonifica. Oggi — ha concluso — è impossibile dire quali siano i danni permanenti“.
“Chi ha sbagliato — ha ribadito il ministro — paghi, ma guai a pensare che sia finita qui”. “Aspettiamo i risultati della magistratura e poi trarremo le conseguenze”, ha spiegato Galletti.
Presente all’incontro con il ministro anche il presidente della regione Liguria Giovanni Toti: “L’incidente che ha provocato lo sversamento di greggio — ha aggiunto il governatore — è l’occasione per fare il punto sullo stato della rete degli oleodotti italiani, sulla loro obsolescenza”.
Forse era il caso che ci pensasse prima.
(da agenzie)
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Aprile 26th, 2016 Riccardo Fucile
“A ROMA AVREI APPOGGIATO BERTOLASO”… “IL FUTURO NON E’ NE’ DI DESTRA NE’ DI SINISTRA, BISOGNA FARE COSE CONCRETE”
Scende in campo ancora Umberto Bossi. Nei giorni del gelo tra Matteo Salvini e Forza Italia, lo storico alleato di Silvio Berlusconi snocciola la sua ricetta in un’intervista a Il Giorno.
Il Senatùr spiega che “io Bertolaso lo avrei appoggiato. Ma penso sempre che il candidato sindaco debba essere uno che conosce bene la città “.
Dunque, quando gli chiedono se Forza Italia e Lega possono ancora stare insieme, risponde: “Non lo so. Il futuro non è nè di destra nè di sinistra. Devono trovare qualcosa da fare insieme, ma non così, in astratto…bisogna fare cose concrete”.
Dunque, sui grillini spiega: “Si fanno sentire, fanno molto rumore. Sono bravi sì, ma al funerale ho sentito tanto parlare di onestà . Io però l’avevo detto a Casaleggio: l’onestà è fondamentale ma prima viene la libertà “.
Possibile un’alleanza tra Lega e M5s? “Questo non lo so, se anche lo sapessi non direi nulla”.
Di sicuro, però, “qualsiasi cosa per battere Renzi, per avere dopo la possibilità di cambiare le cose”.
Infine, una durissima stoccata a Salvini.
Al Senatùr viene ricordato che il leader leghista, in un’intervista al Corsera, ha ricordato “i periodi della moglie e dei figli”, un chiaro riferimento a Renzo Bossi.
E Umberto, così, spara: “I ragli d’asino non raggiungono il cielo. Non c’è bisogno di rispondere”.
(da agenzie)
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Aprile 26th, 2016 Riccardo Fucile
PAROLE DI STIMA E PROVE D’INTESA PER UN’ALLEANZA CHE SOLO I POLTRONISTI DEL NORD VOGLIONO IMPEDIRE
Ancora parole di stima e prove di intesa fra Alfio Marchini e Guido Bertolaso. 
«Io ringrazio Bertolaso perchè dire che è pronto a fare un passo indietro per un suo competitor è particolare e anomalo. Gli fa onore e dimostra che Bertolaso ha molto più a cuore rispetto agli altri Roma, che è di una pasta diversa», ha detto oggi Marchini a Coffee Break su La7.
«Bertolaso credo si possa criticare, ma non vi è dubbio che sia uno capace di risolvere alcuni problemi. Se non ci fosse andrebbe inventato come profilo, perchè Roma ha una situazione emergenziale h24», ha aggiunto Marchini.
A chi gli chiede se non è disposto lui a fare un passo verso il candidato di Silvio Berlusconi, Marchini ha risposto: «No. Il tema non è chi resiste di più. Noi abbiamo un movimento civico che sono 3 anni che sta a Roma, ha centinaia di migliaia di elettori, di volontari, che rimane a prescindere da me. C’è un impegno che va vista con una prospettiva ventennale. La mia collocazione “libero dai partiti” non vuol dire “contro per uccidere i partiti”, ma essere abbastanza forte. Marino “è morto subito” perchè non aveva una forza propria. Anche Giachetti, che è una gran brava persona, la stessa Meloni non faranno niente perchè sono vittime del meccanismo del consenso dei partiti che ha ridotto Roma così. Poi sfatiamo un altro mito sulla Raggi: io ho conosciuto altri consiglieri comunali meno belli e telegenici di lei ma molto più capaci e competenti. Anche lì c’è un brand che si vende».
(da “il Messaggero”)
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Aprile 26th, 2016 Riccardo Fucile
“AVREBBE COMPROMESSO L’ALLEANZA CON SALVINI E LA MELONI: BERLUSCONI CI STAVA PENSANDO MA QUALCUNO HA FATTO PREVALERE I PROPRI INTERESSI LOCALI”
«Siamo rimasti 72 lunghissime ore a capire quello che si poteva fare. E io l’avevo detto chiaramente, anche a Berlusconi, che ero disposto a fare un passo indietro per trovare una convergenza con Alfio Marchini, che era e rimane il candidato più simile a me».
Che cosa ha detto di preciso a Berlusconi?
«Gli ho detto “guarda, io non sono certo uno appiccicato alla sedia a tutti i costi, voglio solo il bene dei romani”».
E lui?
«Lui mi ha ascoltato ed era pronto a valutare tutto. Poi si è messo di mezzo il suo partito…».
Forza Italia…
«…sostenendo a più voci che andare con Marchini avrebbe compromesso per sempre l’alleanza a livello nazionale con Lega e Fratelli d’Italia».
Quello che era rimasto dietro le quinte arriva ora sul palcoscenico. Guido Bertolaso si toglie molti sassolini dalle scarpe. E racconta l’ultimo fine settimana di passione in cui s’è sfiorata la clamorosa convergenza tra lui e «il candidato più simile a me», e cioè Alfio Marchini.
La sua disponibilità a un accordo con Marchini resta?
«L’ho detto e lo ripeto, voglio il bene dei romani e non sono attaccato alla poltrona. Ma bisognerebbe fare delle valutazioni nazionali che non competono a me».
La quadra tra lei, Forza Italia e Marchini si può ancora trovare?
«Io ci spero. Ma visto al punto in cui siamo, a differenza del mio solito, sono pessimista. Il tempo che ci separa dalla presentazione delle liste è poco. Dovremmo usare tutti i secondi, i minuti e i giorni per lavorare a un accordo per il bene di Roma…».
A proposito di Roma, lei sta con Totti o con Spalletti?
«Io sto col capitano, con l’ottavo re di Roma, naturalmente. Ha visto anche oggi, che giocata decisiva? Però le devo dire una cosa. Quando Spalletti se n’era andato da Roma l’ultima volta, gli avevo scritto un sms dicendo che mi dispiaceva. Segno che per me Totti e Spalletti servono entrambi, nello stesso momento, nella stessa squadra».
Marchini e lei come Spalletti e Totti?
«Eh (sorride, ndr)… come sintesi giornalistica ci potrebbe stare, certo. Però una cosa la vorrei dire. Si è sempre discusso del sostegno mio ad Alfio. Ma il passaggio inverso? Anche io ho le carte in regola e il curriculum per fare bene il sindaco di questa città ».
Meloni dice che, tenendo lei in campo, Berlusconi sta facendo un favore a Renzi.
«Scusi, se c’è qualcuno che sta facendo un favore a Renzi, quelli sono Meloni e Salvini».
Dice?
«Non lo dico io, lo dicono i fatti. Io non ho mai sostenuto la Meloni, visto che diceva di non volersi candidare. Però lei ha sostenuto me, ricorda? E all’epoca i sondaggi, per quello che valgono, mi davano al 25%. Se non mi crede, vado a prenderle il lancio dell’Ansa… Di conseguenza, se c’è qualcuno che ha scombinato la situazione, favorendo il Pd, quelli sono Fratelli d’Italia e la Lega. Non certo Silvio Berlusconi. Quanto a Renzi, di cose da dire, ne avrei tante. A cominciare dalla scelta della data del voto».
Il 5 giugno primo turno, il 19 gli eventuali ballottaggi.
«Queste date sono il segno che il governo centrale ha paura delle urne. Ma come si fa a scegliere un giorno che arriva alla fine di un lungo ponte e addirittura ironizzare, come ha fatto Alfano, sui romani che comunque non andranno a fare le gite fuori porta? Avrebbero potuto quantomeno tenere i seggi aperti la mezza giornata del lunedì, come s’è fatto l’ultima volta. Invece niente».
Qual è la cosa che la spaventa di più, della situazione di Roma?
«Tra le tante cose, ci sarà un’emergenza rifiuti su cui il governo Renzi e la Regione guidata da Zingaretti hanno evidentemente le idee poco chiare. Roma ne produce tra le 3.500 e le 4 mila tonnellate al giorno. E i romani pagano le tasse più alte d’Italia. Mi crede se le dico che, senza soluzioni chiare e definitive, tra un po’ rischiamo di avere la spazzatura a piazza Venezia o a piazza San Pietro?».
Che cosa pensa dell’emergenza migranti?
«Leggo che Obama avrebbe aperto all’invio di mezzi Nato in Libia. È la stessa cosa che dicevo io mesi fa».
Salvini e Meloni stanno con la Le Pen.
«Lo vedo. E, a quanto pare, non fanno nulla per nasconderlo».
Bertolaso è l’argine che impedisce al centrodestra di diventare destra-destra?
«Bertolaso è uno che rispetta la Costituzione, che ripudia il fascismo, che festeggia il 25 aprile e che, a queste condizioni, dialoga con tutti. Anche con Casa Pound. A queste condizioni, ovviamente».
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera“)
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Aprile 26th, 2016 Riccardo Fucile
“BASTA DERIVE ESTREMISTE, NON SI GOVERNA COSI’ L’ITALIA”
Onorevole Polverini, FI prima ha confermato Bertolaso, poi ha trattato con la Meloni, poi ha
ipotizzato una convergenza su Marchini, infine Berlusconi ha deciso di andare avanti con l’ex sottosegretario. Che idea si è fatta di queste giornate convulse? Eppure non sosteneva Marchini, ma Bertolaso sin dalla prima ora.
«Alla fine Berlusconi ha deciso per il meglio. Si è arrivati fino all’ultimo, ma l’importante ora è aver sciolto ogni dubbio. Il Cav nella sua lettera a Il Giornale dice la verità : il centrodestra vincente andava da An all’Udc, ma aveva i moderati di FI come polo centrale, era un centrodestra moderato».
Perchè ha sempre sostenuto Bertolaso?
«Quando Berlusconi ha annunciato due assi nella manica tirando fuori Parisi e Bertolaso ero convinta che entrambi potessero tenere insieme una coalizione vincente. A Milano è successo e probabilmente Parisi vincerà . A Roma no».
Perchè?
«Per colpa degli alleati. La Meloni ha titubato troppo, prima ha sostenuto Bertolaso poi si è fatta convincere da Salvini e si è sfilata. Tre leader hanno chiesto tutti insieme a Guido di candidarsi, lui stava facendo altro. La credibilità in politica è tutto, soprattutto quando si coinvolge la società civile. La coerenza è fondamentale per far presa sull’elettorato e il popolo moderato a Roma premierà la nostra scelta».
Anche lei ha avuto da governatrice diversi problemi con i partiti. Vede parallelismo con Bertolaso?
«Ne vedo molti. La mia campagna elettorale fu tutta in salita, poi cominciarono problemi a non finire. Anche per questo sono sempre stata vicino a Bertolaso, so come ci si sente ad essere sempre messa in discussione, ad avere accanto persone che non ci credono. I sondaggi vanno male? Se non ci credono i politici come possono farlo gli elettori».
Lei fu protagonista, anche grazie al Cav, di una strepitosa rimonta. Bertolaso può fare altrettanto?
«Ho sentito Berlusconi e gli ho chiesto di fare per Guido la stessa campagne elettorale che fece per me. Certo il conteso è diverso, ma mettendo fine a questo dibattito su Bertolaso sì Bertolaso no, ci possiamo provare, l’impresa è possibile. Certo anche il candidato deve metterci del suo».
Magari evitando gaffe.
«Venendo dal mondo sindacale ero abituata a gestire i media, ma dovetti studiare molto. Bertolaso viene da un altro mondo, qualche gaffe gliela possiamo concedere. Ora diamogli la serenità di spiegare agli elettori il suo programma»
Dopo Mafia Capitale come deve comportarsi il partito sulle liste?
«Non deve mettere nessuno vicino o associabile alle persone coinvolte. Resto garantista ma dobbiamo dare un segnale. Non possiamo permetterci una campagna elettorale in difesa. Mettiamo giovani che rappresentano i quartieri in difficoltà . Io ho tante persone che vogliono competere nelle liste di FI».
Torniamo al contesto nazionale. A Roma si è creata una frattura. Che tipo di centrodestra nascerà dopo il 5 giugno?
«C’è una coalizione che governa Liguria e Lombardia e tante città . Vent’anni fa si poteva ipotizzare un’alleanza FI-An al Centro-Sud e una FI-Lega al Nord. L’Italicum impone la lista unica. Io credo alla prospettiva di vittoria con una coalizione di moderati che si ispiri al Ppe e richiami alle urne un popolo che oggi si rifugia nell’astensionismo. Le posizioni di Salvini non mi appartengono».
(da “il Tempo”)
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Aprile 26th, 2016 Riccardo Fucile
NEL 2009 E’ STATA PRESIDENTE DELLA HGR DI CUI ERA AZIONISTA L’ASSISTENTE DI FIDUCIA DI PANZIRONI, BRACCIO DESTRO DI ALEMANNO… “PERCHE’ HA TACIUTO?”
Una “comune prassi professionale”, un “ruolo tecnico e di rappresentanza per una società cliente dello studio” svolto “senza percepire alcun compenso“.
Così Virginia Raggi, candidata M5S a sindaco di Roma, risponde alle accuse di un presunto “passato a destra” sollevate da un articolo di Franco Bechis.
Lunedì il vicedirettore di Libero ha raccontato come l’avvocatessa sia stata per poco più di un anno, “fra l’aprile del 2008 e il settembre del 2009″, presidente del consiglio di amministrazione della Hgr di Roma.
Società di cui era “azionista di maggioranza (80%) nonchè amministratore delegato” Gloria Rojo, “per lunghi anni l’assistente di fiducia di Franco Panzironi, braccio destro di Gianni Alemanno e fund raiser della sua fondazione politica, finito poi nei guai con Mafia Capitale”, ha scritto Bechis.
Non solo: la coppia Panzironi-Rojo era già nota alle cronache per la Parentopoli dell’era di Alemanno. La Rojo infatti “era una delle 41 assunte di quell’epoca”.
“Nello svolgimento del mio lavoro con lo studio Sammarco mi è stato chiesto di svolgere un ruolo tecnico e di rappresentanza per una società cliente dello studio, quale la Hgr — risponde Raggi -, senza percepire alcun compenso proprio perchè rientrava nel mio rapporto con lo studio legale cui facevo riferimento. Trattasi dunque di una comune prassi professionale, tant’è che sono stata presidente di garanzia per Hgr fin quando la società è rimasta cliente dello studio Sammarco. Una volta cessato il rapporto io ho lasciato l’incarico. La stessa Rojo infatti la conobbi proprio come cliente dello studio”.
Il nuovo caso segue quello di febbraio, quando era emerso come Raggi avesse svolto la pratica legale presso lo studio Previti dal 2003 alla fine del 2006.
E scatena nuove reazioni da parte del Pd.
“Che Raggi avesse frequentato studi vicini a Cesare Previti lo avevamo imparato da tempo — ha commentato il senatore Raffaele Ranucci — ma quello che non sapevamo è che fosse stata presidente di un Cda di una società , la Hgr di Roma, che faceva recupero crediti. L’azionista di maggioranza della società era Gloria Rojo, assistente di fiducia di Franco Panzironi, braccio destro di Gianni Alemanno, che poi di recupero crediti si è occupata, guarda un po’, anche nella sua nota esperienza in Ama. Ci farebbe molto piacere sapere perchè la Raggi ha taciuto questa sua non secondaria esperienza nel giro legato alla destra romana del sindaco Alemanno”.
Concetti ribaditi dagli esponenti dem Stefano Esposito, Alessia Rotta e Andrea Romano.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 26th, 2016 Riccardo Fucile
FRANCO GABRIELLI FAVORITO PER IL POSTO DI PANSA
Polizia, Guardia di Finanza, servizi segreti: la partita delle nomine arriva all’ultima curva. Secondo
un articolo pubblicato sul Corriere della sera già venerdì il governo potrebbe nominare i nuovi capi di forze armate, intelligence, guardia di Finanza e polizia.
La scelta dei nomi parte dai servizi segreti, con un confronto tutto interno all’Arma dei carabinieri per la guida dell’Aisi, l’Agenzia per la sicurezza interna.
In pole position rimane l’attuale vice Mario Parente, anche se ha ottime chance il comandante della Regione Toscana Emanuele Saltalamacchia, da anni legatissimo a Renzi e al sottosegretario Luca Lotti.
La mediazione potrebbe prevedere un ticket di due anni – Parente capo, Saltalamacchia vice – in attesa che si liberi la poltrona di direttore dell’Aise.
Incerto rimane il futuro dell’attuale direttore del Dis, l’ambasciatore Giampiero Massolo, arrivato a scadenza di mandato ma che, a differenza degli altri, non va in pensione. E la scelta sul suo futuro apre diversi scenari che si intrecciano con la nomina del capo della polizia.
Al posto di Alessandro Pansa sembra destinato Franco Gabrielli, attuale prefetto di Roma, anche se nell’ultimo periodo le sue quotazioni sono leggermente calate.
Tanto da far ipotizzare che al vertice del Dipartimento potesse arrivare una donna. A favore di Gabrielli gioca il fatto che la «base» subirebbe come un’onta la scelta di un capo scelto tra i prefetti e al momento non è stato individuato un candidato altrettanto forte che provenga invece dalla polizia, anche se questo non ha sbarrato definitivamente la porta all’attuale commissario del Campidoglio Francesco Paolo Tronca.
In alternativa lo stesso Tronca potrebbe prendere proprio il posto di Gabrielli alla prefettura di Roma o andare al Dis.
Non facile la scelta del nuovo comandante della Guardia di Finanza
Complicata è certamente la scelta del nuovo comandante della Guardia di Finanza visto che il Quirinale potrebbe valutare come un’impuntatura la scelta del generale Giorgio Toschi, al momento ritenuto il preferito di Matteo Renzi, pure tenendo conto del fatto che all’interno del Corpo l’alto ufficiale non gode di grande consenso.
Due sono invece i candidati al vertice della Marina per il posto attualmente occupato dal generale Giuseppe De Giorgi travolto dall’inchiesta di Potenza sugli affari legati al petrolio e agli appalti nel porto di Augusta.
Favorito sembra essere il capo di gabinetto della Difesa, Valter Girardelli. Insieme a lui nella terna dello Stato Maggiore ci sono Giuseppe Cavo Dragone e Filippo Maria Foffi, il capo della squadra navale che nei mesi scorsi espresse pubblicamente critiche, anche forti, nei confronti del governo che aveva deciso di sospendere la missione «Mare Nostrum».
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 26th, 2016 Riccardo Fucile
“UNA GIUSTIZIA CHE FUNZIONA NON INTERESSA, A PAROLE I POLITICI SONO TUTTI D’ACCORDO MA POI I PROVVEDIMENTI CONCRETI NON LI APPROVANO”
Franco Roberti, Procuratore nazionale antimafia, davvero Davigo è rimasto solo?
Niente affatto. Si può discutere sul suo gusto per la battuta, ma sulla sostanza delle cose i magistrati sono quasi tutti d’accordo. A cominciare dalle leggi per far funzionare i processi, che non arrivano.
Vedi quella sulla prescrizione: se ne parla da anni e in Parlamento non c’è mai la maggioranza.
Guardi, se uno non vuole pensar male, rischia di impazzire. Prima assurdità : la prescrizione inizia a decorrere non quando il reato e il possibile autore vengono scoperti, ma quando il fatto viene commesso. Cioè molto prima che il pm lo venga a sapere ed eserciti il diritto punitivo dello Stato chiedendo il rinvio a giudizio.
E le altre assurdità ?
Quando il pm chiede il processo, di solito, non c’è più il tempo di portarlo a termine perchè i termini continuano a decorrere fino alla Cassazione. Anche per la corruzione, malgrado la timida riforma appena fatta. E poi l’ex Cirielli del 2005 ha di fatto dimezzato i termini, già prima insufficienti, anche perchè i tempi dei processi sono eterni, con tre gradi di giudizio pressochè automatici (un sistema unico al mondo).
Risultato?
Si prescrive il 30-40% dei reati, specie i più difficili da scoprire e puniti con pene basse e prescrizione breve: quelli contro la PA, finanziari, ambientali, urbanistici, le lesioni e gli omicidi colposi. Perlopiù quelli dei colletti bianchi che — ha ragione Davigo — fanno molti più danni di quelli da strada. Con due effetti collaterali: aumenta il senso di impunità fra i criminali, che si sentono incoraggiati a delinquere per il calcolo costi-benefici (fai molti soldi e non rischi nulla); e cresce la frustrazione degli onesti: è sempre raro che denuncino e testimonino.
Renzi dice che le sentenze non arrivano mai.
Non mi faccia polemizzare, ma le sentenze arrivano sempre: il guaio è che sono troppo spesso di prescrizione. E mica è colpa nostra. Basterebbero poche norme semplici. 1) La prescrizione decorre dalla scoperta del reato e si blocca alla richiesta di rinvio a giudizio, o al rinvio a giudizio, al massimo alla prima sentenza, poi non se ne parla più. 2) Una delle prime cause di prescrizione è la legge che di fatto annulla tutti gli atti dei processi dove cambia un giudice del collegio: un codicillo che salvi gli atti quando cambia il collegio eviterebbe di ripartire da capo, con scarcerazioni per decorrenza termini e prescrizione. 3) Nel processo accusatorio, col dibattimento nel contraddittorio delle parti, l’appello-fotocopia del primo grado è un assurdo doppione, un’altra fonte di prescrizione: niente più appello, salvo per il rito abbreviato. Almeno sui punti 1 e 2, basterebbe prendere uno dei ddl presenti in Parlamento e inserirlo nella corsia preferenziale della riforma del processo. A parole, tutti sono d’accordo su questi rimedi, ma poi le leggi non arrivano mai.
Chissà perchè. Gratteri dice che il partito della prescrizione blocca tutto per salvare dal carcere i potenti.
Purtroppo, dentro e fuori dal Parlamento e delle amministrazioni c’è troppa gente che non ha alcun interesse a una giustizia che funziona o che ha il preciso interesse a una giustizia che non funziona. Gratteri parla di ‘ndrangheta, ma la tendenza è di tutte le mafie: non sono più i mafiosi a cercare i politici, ma i politici a cercare i mafiosi. Il camorrista pentito Carmine Alfieri mi raccontò che già negli anni 80 a ogni elezione aveva la fila di politici di tutti i colori alla sua porta per offrirgli favori in cambio di voti, e lui selezionava e appoggiava chi più gli conveniva. Oggi la vera svolta è il salto della mediazione: le mafie mandano in Parlamento e nelle istituzioni i loro uomini, le loro proiezioni.
E i partiti, ricorda Davigo, non fanno il repulisti al proprio interno sulla base dei fatti emersi dalle indagini.
Questo è il vero problema. A chi ci obietta che non siamo i depositari dell’etica pubblica perchè anche tra noi ci sono corrotti e collusi, rispondo che certo, nessuno è immune: ma noi non aspettiamo che un magistrato colluso venga condannato in Cassazione per rimuoverlo. C’è un giudizio etico-deontologico che in politica non esiste: si delega tutto alle sentenze definitive, come se certi fatti non fossero abbastanza gravi e chiari per fare pulizia subito. L’autonomia del politico dal giudiziario passa proprio di qui.
Renzi e altri invocano la presunzione di innocenza.
Ma che c’entra? Come dice Davigo, quella è un fatto tecnico del processo che impedisce di considerare colpevole chi non ha condanne definitiva. Ma non impedisce di mandare a casa chi fa cose gravi, anche se non sono reati.
L’inchiesta di Potenza, coordinata dalla sua Dna, è stata attaccata dal premier perchè avrebbe trascritto intercettazioni su gossip, pettegolezzi, fatti privati.
Non posso entrare nel merito perchè un nostro pm è applicato all’indagine. Ma tutto è stato fatto nel pieno rispetto della legge vigente.
Ecco, ce la spiega?
Il pm è responsabile delle intercettazioni che fa trascrivere o meno dalla polizia e che inserisce o meno nelle ordinanze. In base al principio-cardine sancito dall’art. 268 Cpp: negli atti vanno le intercettazioni “che non appaiano manifestamente irrilevanti”. Poi il Gip, nell’udienza-filtro, in base allo stesso principio decide cosa stralciare e lasciare. E alla luce degl’interessi non solo del pm, ma pure dell’indagato: ciò che è irrilevante per l’accusa può essere rilevante per la difesa.
Per Davigo non occorre riformare le intercettazioni.
Totalmente d’accordo. La disciplina va benissimo così. C’è il controllo del pm, del difensore e del giudice. E se un giornalista diffama o viola la privacy, è già punibile. Ma se racconta intercettazioni depositate, desegretate, non manifestamente irrilevanti per le parti e di interesse pubblico, perchè impedirglielo?
Ora qualcuno intimerà anche a lei di parlare solo con le sentenze.
Già , tanto non le legge nessuno… È un’ipocrisia per levarci il diritto di parola. Io invece penso che i magistrati dirigenti, oltre ovviamente ai rappresentanti dell’Anm, non solo possono, ma devono informare i cittadini.
C’è una guerra tra magistrati e politici?
Ma quale guerra. Io vengo continuamente interpellato dal Parlamento e dal ministro Orlando. C’è un dialogo costante. Parliamo di prescrizione, di corruzione (la riforma appena fatta è troppo blanda: mancano gli agenti sotto copertura), Codice antimafia, Agenzia dei beni confiscati. A parole sono sempre tutti d’accordo. Poi però quelle riforme non arrivano mai. Perchè?
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiao”)
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