Settembre 21st, 2016 Riccardo Fucile
NEL MIRINO IL COMPORTAMENTO DI DUE POLIZIOTTE E LE RELAZIONI CON I RECLUSI, VIETATE DAL REGOLAMENTO
La procura di Brescia ha aperto una inchiesta per fare chiarezza sui presunti rapporti sessuali, avvenuti nel carcere di Verziano e fuori dalla struttura, nei momenti di semilibertà , tra due agenti donne e detenuti della struttura.
Come riportato dal Giornale di Brescia, nel mirino sarebbe finito il comportamento – contrario al regolamento che vieta le relazioni tra la polizia penitenziaria e i reclusi – di due poliziotte: una ha chiesto e ottenuto il trasferimento nel carcere di Bollate, “per scelta e non per imposizione o punizione”, viene spiegato, l’altra è attualmente in malattia.
Sulla vicenda è intervenuto il responsabile sindacale Cgil Lombardia della polizia penitenziaria Calogero Lo Presti: “Auspichiamo- scrive in una nota – che la procura della Repubblica di Brescia effettui le indagini in breve tempo possibile, facendo luce sulla vicenda. Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà al corpo della polizia penitenziaria, e in particolar modo al personale femminile di Verziano, che con vero spirito di sacrificio e dedizione assolve ai propri doveri istituzionali nonostante la forte carenza di organico e con tutti i rischi e pericoli che quotidianamente affrontano”.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 21st, 2016 Riccardo Fucile
“GLI AVEVO SOLO DETTO CHE NON POTEVANO FUMARE E MI SONO SALTATI ADDOSSO, L’UNICA CHE MI HA AIUTATO E’ STATA MIA MADRE”
“Erano due. Quando ho detto loro di spegnere la sigaretta sono scattati. La gente è scappata. Hanno
aggredito me e mia madre. Mi hanno preso a calci in testa. Calci forti, cattivi. Ma non importa di dire niente a quei due. Lo sai che c’è? Io sto soffrendo, sto veramente male, loro sono in carcere e pagheranno così. Io vorrei solo rimettermi, ho paura: come muovo la testa mi sento male, sto impazzendo. Vorrei solo stare meglio”.
È in un letto del reparto neurochirurgia dell’Umberto I, Maurizio Di Francescantonio, il 37enne che domenica pomeriggio, insieme alla madre, è stato aggredito da due ventenni casertani pregiudicati.
I due, 24 e 26 anni, domenica pomeriggio, intorno alle 15.30, stavano lì, appoggiati a uno dei tubi di acciaio di un vagone della metro della linea B che stava per raggiungere la fermata piazza Bologna. Come niente fosse fumavano.
Maurizio Di Francescantonio, accompagnato dalla madre Elena, li guarda e poi dice: “Qui dentro non si può fumare”. “Che cazzo vuoi tu?” gli risponde uno dei due.
Poi parte l’aggressione
Intanto la metro arriva alla fermata di piazza Bologna, proprio mentre Maurizio finisce spintonato, vola un pugno che lo prende in faccia e poi casca in terra e viene preso a calci violenti e rabbiosi in testa.
Si aprono le porte. La gente scappa terrorizzata. Qualcuno avverte il capotreno, mentre i due continuano ad accanirsi contro il 37enne e anche sua madre Elena che è l’unica che tenta di fermarli e che viene presa a spintoni pure lei.
Il capotreno allerta l’Atac, partono i soccorsi, c’è anche chi vede la scena dalle telecamere a circuito chiuso interne al treno. È un attimo e alla centrale operativa arriva la richiesta di soccorso.
Parte un’ambulanza, interviene la polizia.
Maurizio intanto è a terra “non capivo più niente” ricorda dal suo letto d’ospedale dove sta sdraiato e sfinito, il capo bendato, mentre tenta di mettere insieme due parole biascicate e sofferenti.
Viene aiutato da una delle poche persone che non è scappata terrorizzata.
Intanto i due aggressori si danno alla fuga. Il 118 arriva e soccorre Maurizio: ha subito la rottura della scatola cranica, verrà fuori dai successivi accertamenti, un trauma cranico e un’emorragia interna.
Dovrà essere operato, ma rimane in osservazione per tutta la serata di domenica e di ieri. Verrà operato oggi dal professor Salvati
Anche la madre rimane ferita, riporta contusioni un po’ ovunque e ne avrà per otto giorni. Passerà l’intero pomeriggio di domenica e tutto ieri nella sala d’attesa, il pronto soccorso dove è ricoverato il figlio e poi il reparto di neurochirurgia.
La polizia intanto inizia a parlare con i testimoni. Tutti descrivono con grande abbondanza di particolari i due. Li cercano nei dintorni.
Finchè non individuano due persone. Li fermano per un controllo. Chiedono loro i documenti. Uno si ribella, l’altro li insulta e tenta di scappare.
Viene subito bloccato e tra parolacce e tentativi di divincolarsi vengono portati in commissariato. Qui la madre li riconosce. E così i due L.R. e A.S., di 24 e 26 anni, originari di Caserta, vengono arrestati.
L’accusa è pesante: tentativo di omicidio in concorso. Accusa aggravata dai futili motivi.
A.S. viene denunciato anche per resistenza a pubblico ufficiale. Intanto le registrazioni delle telecamere dell’Atac sono già state messe a disposizione degli inquirenti.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 21st, 2016 Riccardo Fucile
MENTRE LA RAGGI PENSA AI CURRICULUM LA FLOTTA ATAC E’ AL COLLASSO
Autobus in fiamme – ancora una volta – nella capitale: paura sulla linea 80 dell’Atac, chiusa via Virgilio Talli alla Serpentara. A dare l’allarme alle 21 è stato il conducente del mezzo quando ha notato l’anomalia nel motore e ha subito ordinato ai passeggeri a bordo di scendere.
Poco dopo l’evacuazione, il bus è stato completamente avvolto dalle fiamme e distrutto.
Sul posto sono intervenute tre squadre dei pompieri che sono ancora a lavoro per domare le fiamme. Per consentire le operazioni di spegnimento è stato necessario chiudere la strada e i vigili urbani stanno procedendo con le deviazioni
Il tempestivo intervento dell’autista ha scongiurato il peggio: non si registrano infatti feriti o intossicati.
Ma il parco mezzi dell’azienda del trasporto pubblico romano è sempre più al collasso, dovrebbero circolare 1.500 bus al giorno, quelli effettivamente operativi sono 1.200 e, causa guasti, il contingente si riduce quasi ogni giorno a circa 900 unità .
Il 32 per cento dei mezzi è al palo, e nella maggior parte perchè i motori non vanno.
E quello di questa sera è il quarto incendio in soli quattro mesi.
Il primo giugno le fiamme sono divampate su un autobus della linea 495 che viaggiava in direzione piazza Fiume. Anche in quel caso, le fiamme nel giro di pochi minuti hanno distrutto l’abitacolo.
La notte del tre luglio il motore in panne e le fiamme sono divampate su un mezzo che stava attraversando Lungotevere in Sassia.
I testimoni, in quella circostanza hanno parlato di almeno due esplosioni. Infine lo scorso 22 luglio, intorno alle 11 del mattina, l’autobus ha preso fuoco mentre si trovava sulla Tangenziale Est, nel tratto verso San Giovanni, all’altezza di via dei Monti Tiburtini.
Per tutta la mattina la zona è stata chiusa al traffico per consentire ai pompieri di intervenire.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2016 Riccardo Fucile
E’ L’UNICO SISTEMA CHE PERMETTE A TUTTI DI ESSERE RAPPRESENTATI… E IN ITALIA, COI MEGALOMANI CHE GIRANO AI VERTICI DEI PARTITI, CI MANCA PURE DARE TROPPO POTERE A CHI SI CREDE NAPOLEONE
“L’Italicum va cancellato tout court in quanto non è una legge migliorabile perchè è antidemocratica e
incostituzionale. Il Governo Renzi sembra composto da un gruppo di dilettanti allo sbaraglio perchè non è stato neanche in grado di scrivere una buona legge elettorale, dopo la bocciatura del Porcellum da parte della Consulta. Non ci piace l’Italicum, a prescindere dal fatto che possa farci vincere le elezioni o meno, perchè a noi sta di più a cuore l’interesse dei cittadini, che devono essere adeguatamente rappresentati in Parlamento sia alla Camera che al Senato”.
E’ quanto affermano i deputati M5S della commissione Affari costituzionali della Camera, commentando il testo della mozione M5S sull’Italicum, depositato questa mattina
“Secondo noi deve essere adottato un sistema elettorale con formula proporzionale – si legge nel testo della mozione – da applicarsi in circoscrizioni medio-piccole in quanto, oltre a garantire rappresentatività e vicinanza agli elettori, favorisce l’aggregazione fra le forze politiche piccole e medio-piccole, spingendole a mettere insieme le loro idee, se conciliabili, dentro forze politiche più grandi ma coese e favorisce l’omogeneità interna dei partiti e dei movimenti, disincentivando frantumazioni e scissioni. La legge elettorale per il Parlamento italiano deve essere, anzitutto, rappresentativa dei cittadini e, allo scopo, occorre adottare un sistema proporzionale senza alcun premio di maggioranza”.
“Per queste ragioni chiediamo al Parlamento – concludono – di approvare in tempi rapidi una nuova legge elettorale con formula proporzionale, in circoscrizioni medio-piccole e modalità di espressione della preferenza da parte degli elettori”.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2016 Riccardo Fucile
LA CAMPAGNA PROVOCATORIA DI SAVE THE CHIDREN… SULLA TERRA DISTURBANO LA DIGESTIONE DEI BUONI “BORGHESI” BENPENSANTI E MAGARI RUBANO UNA MERENDINA PERCHE’ HANNO FAME
“Per molti giovani migranti, la vera Odissea non è nello spazio”.
Save the Children ha scelto di lanciare una campagna provocatoria dal titolo “The space migrant” per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dei migranti minorenni.
Il video racconta la storia di Amadou che a 12 anni ha affrontato un lungo e pericoloso tragitto per arrivare in Italia, prima a piedi attraverso il deserto e poi sfidando le acque del Mar Mediterraneo su un’imbarcazione di fortuna.
Ma proprio quando pensa di essersi lasciato alle spalle la fatica e le insidie del viaggio e di essere approdato in un luogo sicuro e protetto dove potrà costruirsi una vita migliore, si trova nuovamente esposto a rischi e difficoltà perchè nessun Paese è disposto a offrirgli la dovuta accoglienza e protezione.
Che fare di tutti i giovani migranti come Amadou che arrivano sulle nostre coste? Nessuno li vuole, mandiamoli nello spazio. così Amadou che avrebbe preferito restare sulla terra, affronta invece la preparazione per diventare astronauta e approdare nello spazio, “dove non esistono nè muri, nè barriere”.
L’associazione migranti lancia quindi una provocazione con “The Space Migrant”, per raccontare il dramma di milioni di bambini per i quali troppo, lasciato il proprio Paese, spesso “non c’è posto in nessun altro luogo, dove hanno difficoltà a ricongiungersi con le proprie famiglie, dove spesso rischiano di finire nelle mani di sfruttatori senza scrupoli. Dove diventano invisibili perchè non riescono a trovare un luogo sicuro o perchè le istituzioni non riescono a difenderli dai pericoli”.
Per chi volesse, è possibile aderire alla campagna modificando la propria immagine del profilo Facebook, “indossando” una tuta da astronauta.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2016 Riccardo Fucile
IN CAMPAGNA ELETTORALE A ROMA AVEVA GIURATO CHE AVREBBE RIFIUTATO LA SCAPPATOIA: OGGI HA CAMBIATO IDEA
Da candidato sindaco di Roma aveva più volte promesso che avrebbe rinunciato alla prescrizione nel
processo in cui era imputato a L’Aquila. E invece stamattina Guido Bertolaso è venuto meno alla sua promessa: lo ha fatto sapere il suo avvocato, Filippo Dinacci, nel corso dell’udienza del cosiddetto “Grandi Rischi bis”, in cui l’ex capo dipartimento della Protezione civile deve rispondere del reato di omicidio colposo plurimo e lesioni.
Era il 16 febbraio 2016 quando Bertolaso, da poco sceso in campo per la corsa al Campidoglio, in un’intervista rilasciata a per la prima volta a Radio24 aveva dichiarato: “Mi continuano tutti a fare queste accuse dei processi giudiziari, e siccome i processi giudiziari non finiscono, anzi dovrebbero andare in prescrizione, io ho già detto che la prescrizione la rifiuto, e quindi voglio una sentenza”.
Affermazione che poi aveva ripetuto.
E invece stamattina il legale di Bertolaso — che non era presente in aula — ha annunciato la decisione del suo assistito nel corso dell’udienza dibattimentale svoltasi nel capoluogo abruzzese.
Quello in questione è il processo “satellite” alla commissione Grandi Rischi: Bertolaso vi è imputato per aver convocato, una settimana prima del terremoto che colpì L’Aquila il 6 aprile 2009, il convegno di tecnici ed esperti di sismologia per fare il punto sulle continue scosse che interessavano da mesi l’Abruzzo interno.
Un convegno che però — secondo le stesse parole dell’allora capo della Protezione civile, intercettato telefonicamente alla vigilia dell’incontro — doveva essere nient’altro che una “operazione mediatica” col solo scopo di “rassicurare la gente”.
I giudici aquilani dovranno ora stabilire se questa condotta costituisca o meno reato.
Nel processo principale lo scorso 20 novembre i giudici della Cassazione avevano assolto gli scienziati della Commissione Grandi Rischi e confermato la condanna dell’allora vice capo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis.
L’avvocato Dinacci ha precisato che, anche se l’imputato non intende rinunciare alla prescrizione, la difesa aveva intenzione di rinunciare all’ascolto di tutti i testi precedentemente presentati, in modo da accelerare il processo e giungere a sentenza prima del 6 ottobre, data in cui il reato per cui Bertolaso è imputato andrà estinto assieme a tutti gli altri filoni legati al post-sisma.
Il giudice Giuseppe Grieco ha accordato la richiesta e fissato le prossime udienze per il 27 e il 30 settembre.
Nella prima si svolgerà l’arringa difensiva, nella seconda sono previste le repliche e la sentenza. “Noi avevamo un obbligo di trasparenza e l’abbiamo adempiuto — ha dichiarato dopo l’udienza Dinacci al giornale aquilano NewsTown — rinunciamo completamente alla nostra difesa, rinunciando all’intera lista dei testimoni. Non è cosa da poco”.
Una mossa demagogica perchè quello che conta è la prescrizione che scatterà anche in caso di condanna. Se uno voleva uscirne a testa alta doveva rinunciarvi e farsi i tre gradi di giudizio, come aveva promesso Bertolaso in campagna elettorale.
Cambiando idea ha solo fatto la figura del bugiardo.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2016 Riccardo Fucile
IN PRIMO GRADO BERLUSCONI E LAVITOLA CONDANNATI A TRE ANNI PER CORRUZIONE, ORA L’APPELLO, MA TUTTO SARA’ PRESCRITTO
Nel giorno un cui il ddl per la riforma penale arriva nell’aula del Senato — il testo prevede tra l’altro lo stop della prescrizione dopo la sentenza di primo grado — da Napoli arriva la richiesta del sostituto procuratore generale di Napoli, Simona Di Monte, che ai giudici della corte d’Appello di Napoli sia confermata la responsabilità di Silvio Berlusconi ma contestualmente dichiarata la prescrizione anche nei confronti del coimputato Valter Lavitola, ex direttore de L’Avanti.
Cuore del processo per la presunta compravendita di senatori che avrebbe determinato la caduta del governo Prodi.
La richiesta è stata formulata dal pg al termine di una requisitoria durata circa tre ore. In primo grado Berlusconi e Lavitola furono condannati a tre anni per corruzione.
I fatti contestati si riferiscono ad un arco di tempo che va dal 2006 al 2008. Il processo, davanti alla seconda sezione della Corte di appello di Napoli, riprenderà il 18 ottobre.
Poco meno di un anno fa i giudici di primo grado depositarono le motivazioni di primo grado in cui motivarono la condanna scrivendo che il “ricchissimo Berlusconi pagò con disprezzo”.
Nelle 157 pagine i magistrati scrissero che “la compravendita dei senatori, ideata e realizzata allo scopo di far cadere il governo Prodi, rappresenta un tipico esempio di corruzione. Non intesa in senso generico come categoria morale, bensì una precisa infrazione al codice penale che nulla ha a che fare con la libertà di scelta riconosciuta a ogni parlamentare. E non vi è dubbio che i tre milioni di euro versati all’ex senatore Sergio De Gregorio, eletto nell’Idv (che ha patteggiato la pena, ndr), per indurlo tra il 2007 e il 2008, a trasmigrare nelle fila del centrodestra, provenissero da Silvio Berlusconi”.
La presunta compravendita dei senatori “in qualche modo — si leggeva nella sentenza — dimostra lo sprezzo con cui il ricchissimo Berlusconi potè affrontare quei pagamenti corruttivi senza doverne avvertire minimamente il peso“. Lavitola — condannato in altri processi è detenuto ai domiciliari dallo scorso marzo — veniva descritto come la mente e “ispiratore” della Operazione liberà . I giudici sottolineano che nel processo non si è indagato sulla provenienza della provvista “ma non vi sono dubbi che essa provenisse dalle risorse personali di Berlusconi”.
I magistrati avevano sottolineato l’enorme possibilità dell’ex premier di gestire somme ingenti, ma “questo naturalmente non sminuisce la gravità della vicenda. Per il Tribunale, riguardo de Gregorio, il reato non consisteva nell’aver ricevuto soldi per cambiare schieramento politico ma nell’aver “abdicato in cambio di denaro, precisamente di tre milioni di euro, alla libera e incoercibile facoltà di scegliere se fare eventualmente anche tutto ciò, laddove egli lo avesse ritenuto meglio rispondente agli interessi della Nazione, o di non farlo nei casi in cui non ne ricorressero le condizioni”.
I giudici avevano affrontato anche il nodo cruciale della qualificazione giuridica del comportamento del parlamentare che agisce in cambio di soldi o altri vantaggi.
La vicenda non sarebbe accostabile ai frequenti “cambi di casacca” e salti della quaglia” che caratterizzano le cronache politiche.
“Solo una lettura superficiale e impropria — scrivevano — potrebbe condurre a una semplicistica equazione secondo cui le utilità promesse o corrisposte in tutti questi casi e in numerosi altri analoghi possano essere intese come ‘pactum sceleris’, come corrispettivo di un accordo corruttivo.
“Quel che connota la corruzione, insomma — evidenziava il Tribunale — non è il corrispondere il denaro o altra utilità e vantaggi economici e politici, nè che proprio questo influisca e determini le scelte e le alleanze dei politici, ma solo eunicamente l’aver il parlamentare rinunciato alla propria libera determinazione e scelta in cambio e in stretta e inscindibile correlazione con queste promesse e queste dazioni”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 20th, 2016 Riccardo Fucile
E’ BASTATA LA COMPARSA DI PARISI, UN ESPONENTE DI CENTRODESTRA DALLE SEMBIANZE UMANE, PER DECRETARE LA FINE DI SALVINI….A BREVE PROVERA’ IL BRIVIDO DI CERCARSI IL PRIMO IMPIEGO
Umberto Bossi compie 75 anni. Ha legato la sua vita a una sola cosa: la Lega Nord, il figlio che gli è riuscito
meglio, va detto.
Dispiace che proprio in questi giorni il movimento abbia mostrato i suoi ultimi vagiti di vita. I tre giorni di raduno a Pontida hanno purtroppo evidenziato tutti i limiti della guida di Matteo Salvini.
E lasciato un’unica certezza, anche tra i militanti sul sacro prato: non c’è nulla all’orizzonte.
Il leader in felpa non sa dove andare. È solo slogan, senza neanche più la ruspa. E solo slogan vuoti.
Privi di prospettiva, concretezza, maturità .
Come si fa ad andare a cercare i voti in Sicilia e poi tornare a inneggiare all’indipendenza del Nord? Salvini sembra finito.
Ha deciso di non candidarsi sindaco di Milano la scorsa primavera per timore che qualcuno gli sfilasse la leadership del Carroccio. Ma non ha pensato a come legittimarsi nel tempo a capo del movimento. A
Pontida ha scandito il requiem della sua Lega. Ed è un peccato.
Certo, il declino è iniziato con i guai della famiglia Bossi, i diamanti in Tanzania di Francesco Belsito e la laurea del Trota in Albania.
Ma se non ci fosse stato un gruppo di politici delle seconde file bramoso di potere — per poi rivelarsi totalmente inadatto — Bossi sarebbe rimasto lì. E, col senno di poi, sarebbe stato meglio, molto meglio.
Quegli stessi politici che hanno alimentato le polemiche per sfilargli le chiavi di casa (sua, fra l’altro) avrebbero potuto stringersi attorno al Capo e proteggerlo capendo che cosi avrebbero protetto anche loro stessi.
Invece l’hanno fatto fuori per sostituirlo con Roberto Maroni. Che in 18 mesi da segretario ha usato il partito (le casse soprattutto) per la campagna elettorale personale a governatore della Lombardia, vincendo solo grazie a Forza Italia e Roberto Formigoni, e trascinando la Lega ai minimi storici.
Poi è stata la volta di Salvini. Che ha ereditato, va detto, una situazione disperata. Ha licenziato tutti i dipendenti, chiuso il giornale, azzerato ogni costo. E s’è buttato al sud e in tv. Ma la spinta è durata poco.
Una stagione televisiva di polemiche populiste sugli immigrati, centri sociali e altre baggianate. Contenuti zero.
Il commento sulla scomparsa di Carlo Azeglio Ciampi pochi giorni fa è stato un epitaffio. Per Salvini. Ormai ridotto a meteora.
Perchè sia così rapidamente finito nell’oblio è a mio avviso semplice. Non è cresciuto politicamente, si è sempre limitato ai soliti slogan, al presunto celodurismo, al notuttono.
Ma ha sempre avuto spazio e voce perchè era indicato (e ritenuto) come possibile leader dell’opposizione di centrodestra. È bastato che Silvio Berlusconi investisse Stefano Parisi (seppur perdente alle amministrative milanesi) per spostare subito i riflettori su di lui.
Con profonda soddisfazione da parte degli organi di stampa, fra l’altro.
Basta leggere il Corriere della Sera delle ultime settimane per comprendere a pieno quale e quanto bisogno ci fosse di un esponente di centrodestra con sembianze umane, capace di dialogare, confrontarsi con toni pacati e insomma presentabile.
Perchè le felpe e la ruspa, gli insulti e le boutade populiste, stancano.
E così finisce un movimento creato dal nulla da un signore stravagante che non aveva voglia di lavorare, che mentiva a famiglia e moglie (disse di essersi laureato in medicina e finse pure per mesi di andare a lavorare), un po’ cialtrone ma dotato di uno straordinario genio politico.
La Lega di Bossi, piaccia o no, ha segnato la storia del Paese perchè ha mostrato una parte della realtà dell’Italia.
Ha dato voce a istanze concrete e necessità reali di milioni di cittadini che si sentivano (e sentono ancora oggi) oppressi dallo Stato centrale e centralista.
Dopo Tangentopoli la Lega è stato l’unico partito tradizionale nell’accezione scientifica del termine, cioè dotato di valori condivisi da una base elettorale che si riconosceva in determinati simboli e specifiche istanze.
Io ho avuto la fortuna di seguire per anni Bossi e la vera Lega. E il Senatur era un genio, è innegabile. Anche dopo la malattia.
Ho avuto il privilegio di ritrovarmi tra i pochi giornalisti accolti al suo tavolo nelle infinite notti scandite da coca cola e sigari Garibaldi negli alberghi in cui alloggiava in giro per il Nord negli anni in cui era al governo.
Ce ne sarebbero una infinità di cose da raccontare di Bossi e di quel suo innato, inconscio, naturale genio per la politica e la sua Lega.
E ancora a Pontida ha provato a rimettere la barra a dritta, a parlare onestamente con il suo popolo riunito sotto il palco e non dandogli solo slogan ripetitivi e vuoti, ma coinvolgendoli. Perchè la Lega era una famiglia.
Ma Salvini non ha capito e gli ha risposto con spocchia, rinfacciando al Capo i diamanti, Belsito, il Trota.
E trattando i militanti come menti vuote. “Non saremo più servi di nessuno”, gli ha saputo dire.
Dovrebbe andare da Bossi o da alcuni bravi parlamentari (e ce ne sono) della Lega a chiedere consiglio, confrontarsi, parlare.
Perchè se continua cosi gli toccherà a breve provare il brivido di cercarsi il primo impiego.
Chissà , per lui che non hai mai lavorato in vita sua, questo potrebbe essere uno stimolo.
Povera Lega.
Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 20th, 2016 Riccardo Fucile
“DOPPIA IGNORANZA E MISTIFICAZIONE SU RATZINGER E PAPA FRANCESCO”
In un editoriale del direttore Marco Tarquinio, dal titolo ‘Giù le mani dai Papi’, il quotidiano di ispirazione cattolica parla di “doppia ignoranza” del segretario federale della Lega Nord in riferimento al discorso tenuto domenica dal palco di Pontida. Avvenire critica il fatto che Salvini abbia tirato in ballo due Pontefici, Benedetto XVI e Papa Francesco, con “la pretesa di giocare ‘politicamente”, mettendoli “propagandisticamente gli uni contro gli altri e facendo addirittura la caricatura del loro magistero”.
Scrive ancora Avvenire in riferimento a Salvini
“Doppia ignoranza e doppia mistificazione. La solita di chi, senza averlo mai letto e magari basandosi su alcune artate manipolazioni, continua a citare il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona come una sorta di dichiarazione di guerra all’Islam, mentre si tratta di una mirabile e implacabile riflessione contro ogni ‘guerra santa’, sull’alleanza tra fede e ragione e sull’urgenza del ‘dialogo tra culture e religioni’. Ma anche la solita di chi tiene da matti a strillare il suo ‘non mi piace’ all’indirizzo di Papa Francesco che si ostina a predicare il Vangelo e a ricordare che Cristo ci ha insegnato a riconoscerLo nel povero, nell’ammalato e nello straniero”.
Avvenire chiama in causa il concetto di responsabilità che dovrebbe appartenere a chi fa politica
“Responsabilità di un politico è certamente anche quella di parlar chiaro, ma ancora più importante e addirittura decisiva per la sua credibilità è la responsabilità che lo porta ad avere almeno un’idea minimamente chiara delle questioni che affronta. Non si può dire che Matteo Salvini non parli chiaro, ma non si può nemmeno dire che sappia sempre quel che dice. Anzi, qualche volta è del tutto evidente che non proprio di che cosa parla, ma fa lo stesso. E gli esiti sono disastrosi per lui”.
(da “Huffingtonpost”)
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