Settembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
“DOBBIAMO RICOSTRUIRE UN’AREA LIBERAL-POPOLARE”… “SI LAVORI PER VINCERE, NON PER FAR PERDERE QUALCUN ALTRO”…”NON MI INTERESSA RIPORTARE NEL CENTRODESTRA QUALCHE PARLAMENTARE , MA GLI ELETTORI CHE SONO SCAPPATI”
Candidato leader del centrodestra? “Non è vero che io oggi faccio questo perchè domani voglio fare quello. Al momento decisivo si deciderà chi è il candidato più competitivo in quel momento. Non sto dicendo: io no. Dico che al momento giusto si vedrà “.
Così Stefano Parisi, ex manager e candidato alle Comunali di Milano, intervistato dal direttore del Giornale
“Il tema non è chi siederà più vicino o lontano a Berlusconi, che sulle questioni cruciali avrà la parola definitiva”, sottolinea.
“La domanda è: chi ha tela da tessere e cose da dire? Chiunque ha queste caratteristiche sarà in corsa. A un patto”. “Che si corra senza alchimie, spinti dalla volontà di vincere e non da quella di fare perdere qualcun altro”.
Alla convention “Megawatt”, in agenda a Milano, Parisi vuole portare i contributi “di persone che a un’assemblea di partito non andrebbero, ma che sono disponibili a partecipare a una discussione libera e aperta”.
Con l’obiettivo di “ricostruire una piattaforma ideale per un’area liberale popolare che si contrapponga in modo chiaro e netto alla sinistra”.
“Sono contro il nuovismo”, aggiunge Parisi. “Penso che l’Italia abbia bisogno di persone di esperienza, non necessariamente politica. Non basta essere giovani e uscire dal web per poter fare il sindaco di Roma, come insegna la storia di queste ore. Ma c’è un ma”.
“Se il centrodestra vuole recuperare i dieci milioni di voti persi e tornare forza di maggioranza ci sarà posto per tutti. Ma chi invece pensa solo a sopravvivere alla meno peggio si mette ai margini da solo”.
Parisi ha idee chiare anche sulle primarie: “O sono regolate come negli Stati Uniti o sono una farsa”.
E su una mano tesa a Salvini risponde in pratica che è un problema della Lega con chi vuole stare, non suo.
Alfano? “A mio avviso non si deve raccogliere per raccogliere, fare l’Attak per rimettere insieme i cocci. Il problema non è riportare nel centrodestra un ministro o un parlamentare, è riportarci le persone. Non dobbiamo andare a caccia di deputati ma di elettori”
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
RIESPLODE LA GUERRA INTERNA… IL DURO POST DELLA DEPUTATA, RILANCIATO DALLA RUOCCO
È stata muta per mesi, mentre a Roma e nel M5s scoppiava il caos. 
La deputata 5 Stelle Roberta Lombardi rompe il silenzio con un post su Facebook durissimo, diretto alla sindaca capitolina Virginia Raggi con la quale non parla dal giorno in cui, a luglio, abbandonò il minidirettorio.
“Qualcuno si è autodefinito ‘lo spermatozoo che ha fecondato il Movimento’ – scrive la deputata romana riferendosi a una frase attribuita all’ex capo di Gabinetto – Io penso che la definizione esatta sia ‘il virus che ha infettato il Movimento’. Ora sta a noi dimostrare di avere gli anticorpi”.
Il post è accompagnato dal link dell’articolo dell’Espresso sul presunto acquisto con maxi sconto di un attico da parte di Marra dall’immobiliarista romano considerato dal Movimento 5 Stelle come uno dei nemici della Capitale.
Segue un post scriptum: “Poichè la trasparenza è un valore del M5S – scrive Lombardi – sono sicura che il sindaco Raggi pubblicherà subito i pareri dell’Anac in suo possesso sulle nomine di Marra e Romeo”.
La deputata Carla Ruocco, membro del direttorio M5S, ha subito rilanciato il post della Lombardi: “Abbiamo gli anticorpi per respingere i virus che hanno infettato il movimento”.
E il senatore dem Stefano Esposito affonda: “A Roma la guerra nel M5s continua senza sosta intanto città è abbandonata. Perchè Marra è inamovibile per Raggi?”.
Il post arriva a 48 ore dal faccia a faccia Casaleggio-Lombardi che si è tenuto a Milano e al quale avrebbe partecipato anche Beppe Grillo.
Nel confronto con il figlio del cofondatore del M5S il caso Roma ha continuato a tenere banco, prova ne è il post infuocato della deputata grillina.
(da agenzie)
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Settembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
MANGO ACCUSATO DI RIVELAZIONE DI SEGRETO D’UFFICIO
Fuga di notizie, indagato un Generale della Finanza. Una doppia indagine alla procura Napoli da parte della guardia di Finanza.
Nel corso di un’inchiesta su concorso esterno in associazione mafiosa e intestazione fittizia di un gruppo di imprenditori (alcuni arrestati oggi e altri denunciati) è emerso un altro filone di indagine, totalmente estraneo all’altro, che vede indagato un alto ufficiale della Guardia di Finanza.
Il Generale di corpo d’armata Giuseppe Mango è stato indagato per rivelazione di segreto d’ufficio.
Avrebbe rivelato a un avvocato penalista particolari su un’inchiesta. Che non ha nulla a che fare con quella degli imprenditori.
Mango dal marzo 2015 è il comandante interregionale dell’Italia nord orientale. Nei suoi confronti, in attesa di interrogarlo, la procura di Napoli ha chiesto anche l’interdizione dai pubblici uffici.
Il Generale Giuseppe Mango – 60 anni, romano, sposato, un figlio – è stato promosso Generale di corpo d’armata dal primo luglio 2013, plurilaureato e autore di pubblicazioni e numerosi articoli su riviste specializzate in materia di diritto tributario, penale e penale-tributario.
Nel corso della sua carriera ha ricoperto molteplici incarichi in tutti i settori operativi e funzionali del Corpo, tra i quali, nei gradi di Generale, i Comandi regionali di Piemonte e Campania, il Comando tutela dell’economia e il Comando unità speciali a Roma.
Dal luglio 2013 aveva assunto la responsabilità del Comando aeronavale centrale, massimo organo di comando e controllo della componente aerea e navale della Guardia di Finanza a livello nazionale.
Grazia Longo
(da “la Stampa”)
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Settembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
LO CHANSONNIER FRANCESE, 92 ANNI, CHIACCHIERA IN TRE LINGUE E PORGE SENZA PAUSE CANZONI CHE HANNO FATTO SOGNARE GENERAZIONI
Spicca soltanto l’argento dei capelli sulla figurina minuscola, tutta in nero, che si affaccia nel buio sul
palcoscenico dell’Arena di Verona.
Stasera c’è appuntamento non con la nostalgia ma con la storia del Novecento: ne è testimonial Charles Aznavour.
È un fenomeno di longevità umana e artistica, ben contento di prender in giro l’universo mondo dall’alto dell’anagrafe: «I critici dicevano che non avrei mai potuto avere una carriera da interprete, sono morti tutti e io ho 92 anni», sorride orgoglioso e beffardo, e continua l’affondo: «Dicono che per star bene non bisogna mangiare grassi, zuccheri, sale. Sono stati il mio nutrimento principale».
Applausoni dalla platea; i quasi ottomila non certo giovanissimi che popolano l’Arena magari non saranno fortunati nè vecchi come lui, ma il sogno è invecchiare così, mangiando e cantando quel che ti pare.
Si percepisce un’allegria frizzante, come di miracolati che assistono a uno show teoricamente impossibile.
Aznavour è implacabile, va avanti senza pause in 3 lingue, chiacchiera un sacco, porge canzoni che hanno fatto sognare generazioni come Morir d’amore, Quel che non si fa più, e la gente non ci bada poi troppo quando musica e canto stridono proprio su uno dei suoi più grandi successi, L’istrione.
All’Arena, con Aznavour, si festeggia la vita che non vuol morire.
Il rock ci ha abituati al giovanilismo rugoso di nomi leggendari come Paul McCartney o i Rolling Stones, che a 70 passati affrontano impavidi e con un’energia da giovincelli saltellanti due o tre ore di concerti in stadi e arene in tutto il mondo.
Non parliamo di Springsteen, che a 67 ha appena battuto il proprio record personale, a Philadelphia, suonando per 4 ore e 4 minuti il 7 settembre scorso.
Certo li vedi alla fine delle serate che non hanno più niente di umano, e ti chiedi come faranno il giorno dopo.
Ma che l’Ego e la passione sconvolgano le leggi fisiche, mantengano in vita e diano anzi vigore, è definitivamente provato da Charles Aznavour.
Davvero, un fenomeno. Con lui entriamo in un’altra storia: di Keith Richards o di Bruce, il grande chansonnier francese potrebbe essere il papà , è anzi l’ultimo rappresentate di una generazione di cuore e di passione, di melodia romantica e intensa, di una supremazia ancora della cultura francese sul poi imperante dominio angloamericano.
Ed è qui a ricordacelo, con una tigna quieta, come in una sfida perenne alle leggi fisiche e vocali. In scena la sua voce si è naturalmente appannata, così come la leggendaria enfasi con la quale inanellava storie romantiche e le sofferenze d’amore che ora continuano a scorrere («Non mi ricordo delle parole, e mi faccio aiutare dal gobbo – confessa in scena – però a differenza degli altri io lo dico») con la forza di un repertorio storico, noto ormai soltanto a chi ha compiuto almeno 50 anni.
Soltanto lo scorso luglio, a Milano, mi ha sussurrato all’orecchio, con civetteria: «Sa, non faccio più tanti concerti come prima. Però una volta cantavo un’ora, adesso due». Del resto, da tutta la vita canta: «Il faut savoir quitter la table / mais moi je ne sais pas». Bisogna sapere lasciare il tavolo, ma io non lo so fare.
Infatti. Mai nessuno aveva provato a 92 anni a imbarcarsi per un tour mondiale che si sta quietamente svolgendo, a tappe non ravvicinate di sicuro, in spazi di affluenza enorme, come l’Arena appunto nella quale ha chiuso ieri la tranche europea, per ricominciare poi a metà ottobre negli Stati Uniti.
Anche lì mica teatrini: a New York faranno festa con lui al Madison Square Garden.
Marinella Venegoni
(da “La Stampa”)
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Settembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
SU CONSIGLIO DELLO STUDIO SAMMARCO E DI CASALEGGIO VORREBBE CONGELARE IL NO ALLE OLIMPIADI PER FARLO DIVENTARE CON CALMA UN SI’… E COME ASSESSORE AL BILANCIO CRESCE L’IPOTESI DI UN GENERALE VICINO AD ALFIO MARCHINI
Da settimane Virginia Raggi prende tempo. Non si è ancora espressa sulla candidatura di Roma. Rimanda il giudizio sul dossier inviato al Cio, che il Comitato promotore ha già detto di poter modificare.
Una sorta di grimaldello utile a convincere i grillini più scettici che si tratta di una sfida strategica, anche per il Movimento.
Silenzi e omissioni che però stanno gettando nello sconcerto i consiglieri 5stelle, tutti a domandarsi – nelle chat interne – “perchè mai Virginia non decide?”.
Alimentando un sospetto: che la sindaca, ormai isolata, sia tentata di strappare.
Che abbia un “piano B” per uscire dall’angolo. I Giochi come arma per affermare quell’autonomia invocata sin dall’inizio e dai vari direttori sempre negata.
In che modo? Guardando prima in casa propria, nella maggioranza d’aula per larga parte rimasta a lei fedele anche nella tempesta.
Tutti sanno però, a cominciare dalla sindaca, che il sentiero è strettissimo e pure piuttosto accidentato.
Specie dopo le parole spese in campagna elettorale: “Fare le Olimpiadi adesso sarebbe criminale”. Per non parlare del niet che Beppe Grillo ha scolpito sul suo blog.
Ma gli indizi che suggeriscono un ripensamento iniziano a essere tanti.
Non solo l’endorsement dell’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini: “Io lavoro per il sì”, ha più volte ribadito il professore, “potremmo scodellare un piano da 5 miliardi sulla città “.
Ieri, al coro di atleti e star dello spettacolo favorevoli alla manifestazione, si è aggiunta la voce di Adriano Meloni, l’assessore alle Attività produttive che è diretta emanazione della Casaleggio Associati, nonchè amico personale di Davide, che dal padre Gianroberto ha raccolto le redini del Movimento: “Da sportivo l’idea mi piace, sarebbe bellissimo avere le Olimpiadi, ma il sindaco dovrà annunciare ufficialmente se è pro o contro e lo farà presto”.
In pressing, elemento per nulla trascurabile, ci sarebbe tra l’altro l’avvocato Pieremilio Sammarco, mentore di Raggi e titolare dello studio dove lei ha lavorato fino a pochi mesi fa, col quale la prima cittadina sempre si consulta sulle questioni più delicate. Ma sono soprattutto i drammatici numeri sul bilancio a far pendere il piatto della sindaca verso il sì: da una prima ricognizione sui fabbisogni nei municipi, è emerso che i fondi sono a secco.
Per evitare il dissesto occorre tagliare servizi essenziali.
Varare manovre lacrime e sangue: non certo un toccasana per il consenso, già messo a dura prova dagli ultimi scossoni in Campidoglio.
A meno che non arrivi un’iniezione di risorse fresche, che solo i Giochi possono garantire.
Una partita che si incrocia fatalmente con la scelta del nuovo assessore al Bilancio: entrambi i nomi in pole per riempire la casella, l’economista Nino Galloni e il generale Gdf Ugo Marchetti (vicino all’imprenditore pro-Giochi Alfio Marchini, che prima del voto lo aveva indicato in squadra) si sono detti favorevoli alle Olimpiadi.
E per trattenere il più convinto fautore del sì, Paolo Berdini, la sindaca sta valutando di sostituire l’assessora indigata all’Ambiente Paola Muraro, sgradita all’urbanista.
Per chiudere il cerchio, il più accreditato a coprire il ruolo di capo di gabinetto sembra essere Antonio Meola, segretario generale della città metropolitana di Napoli, considerato vicino a Fratelli d’Italia.
Intrecci e movimenti sottotraccia a cui ovviamente Mr Coni non è estraneo. Malagò non ha mai smesso di crederci. Sta continuando a trattare con il Cio: l’obbiettivo è ottenere una dilazione rispetto alla scadenza del 7 ottobre.
Avere qualche giorno in più per mandare a segno il pressing su Raggi e il resto del Movimento. Soprattutto ora che Di Maio e Di Battista hanno stabilito che “tocca alla sindaca decidere, a lei onori e oneri”.
Il loro “no” è sparito dai radar. E adesso il Coni spera che Virginia ceda alla tentazione.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
I PARERI ANAC SULLE NOMINE INTERNE
La questione interna più spinosa per Virginia Raggi – al di là del ballo che da settimane va avanti per
completare la giunta – riguarda i pareri richiesti dallo stesso Comune all’Autorità nazionale anticorruzione su alcune nomine interne, tra cui quella di Salvatore Romeo, passato dal ruolo di dipendente comunale a quello di capo della segreteria politica, con un aumento di stipendio da 40mila a oltre 100mila euro annui.
Romeo, per il quale sarebbe stato rilevato dall’Anac un «profilo di illeggitimità », è però un fedelissimo del sindaco, un componente del cosiddetto «Raggio magico». L’analisi del suo fascicolo è dunque un compito delicato.
Per questo, è stato destinato silenziosamente al dipartimento del Personale.
A distanza di qualche giorno, a capo di quel dipartimento, è stato trasferito a titolo temporaneo anche Raffaele Marra, altro uomo del «Raggio magico».
E così, Marra si è trovato sulla scrivania il parere che riguarda Romeo, un uomo della cerchia di cui lui stesso fa parte.
E sul possibile imbarazzo che potrebbe nascerne, glissa: «Io con i pareri sulle nomine non c’entro, sono un dirigente comunale. Per quanto riguarda Romeo, invece, ne parlerà Virginia Raggi».
«Il lavoro sui pareri Anac è quasi completato – continua Marra -. È questione di giorni. Poi, sulla loro pubblicazione, deciderà il sindaco».
Altro segno della delicatezza della questione è proprio il tempo impiegato per lavorare al fascicolo, arrivato in Campidoglio ormai da una settimana e rimasto finora chiuso nei cassetti degli uffici del Dipartimento.
Per l’analogo procedimento, che aveva coinvolto l’ex capo di gabinetto Carla Raineri, era stato sufficiente molto meno.
I collaboratori del sindaco, poi, da giorni evitano domande sul tema, rispondendo di non sapere dove siano i pareri nè chi se ne stia occupando.
A nulla sono serviti quindi i richiami del Direttorio nazionale, nè i mal di pancia interni alla giunta e ai consiglieri cinque stelle incentrati sulla figura di Marra. Malumori dovuti all’ipotesi che ci fosse proprio lui dietro la lettera all’Anac da cui sono scaturite prima le dimissioni di Raineri da capo di gabinetto e poi, in un effetto domino, anche quelle dell’assessore al Bilancio Marcello Minenna e dei vertici Atac e Ama.
Le richieste «di richiamarlo all’ordine e trasferirlo ad altre più modeste manzioni», come aveva suggerito pubblicamente l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, sono cadute nel vuoto.
O meglio, mascherate da un trasferimento temporaneo, un’illusione ottica: il «Raggio magico» non si è mai dissolto.
Federico Capurso
(da “La Stampa“)
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Settembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
L’IPOCRISIA ITALIANA: FINO A IERI PAOLO POTEVA ESSERE FASCISTA, ADESSO NO, PERCHE’ SI E’ DIMENTICATO DI METTERE LA GIACCA
L’ipocrisia atavica di questo paese si capisce anche dalle piccole cose. Per esempio dalla vicenda Di Canio.
Tutti, nel mondo, sanno che Paolo Di Canio è un fascistone che in confronto la buonanima di Farinacci era gramsciana. Lo si è sempre saputo.
Di Canio ha rilasciato interviste, scritto libri, raccontato dei busti del Duce e della sua idea di storia. Lo sapevano t-u-t-t-i. Eppure, fino a ieri, Di Canio era a Sky.
Ed era giusto che fosse, perchè a) conosce il calcio, soprattutto quello inglese, come pochi, b) sa fare televisione, c) sa essere cazzaro e prendersi in giro, che nella vita fa sempre comodo e nel calcio ancora di più. Non era il Dio in terra, ma in tivù sapeva e sa stare.
E invece che succede? Succede che il da sempre fascistissimo Di Canio, con quel suo lato dominante tamarro, va in onda a maniche corte mostrando un tatuaggio fascista come lui.
Apriti cielo: polemiche, scandali e poi licenziamento. Per carità , se è un licenziamento per scarso senso estetico siamo d’accordo, ma essendo un allontanamento legato al tatuaggio littorio — che quelli di Sky avevano visto anche alla firma del contratto — mi viene molto da ridere.
Dov’è la novità ? Di Canio era così anche prima.
È però qui che esplode la solita ipocrisia nostrana: puoi essere fascista o quel che volete, l’importante è che tu non me lo dica.
L’apologia di fascismo sarebbe reato, secondo una disposizione transitoria e finale (la dodicesima)”parecchio disattesa, ma fino a ieri il balilla Di Canio poteva serenamente esserlo. Anche in tivù.
Adesso no, perchè si è dimenticato di mettere la giacca.
Non è un problema di ideologia, ma di cravatta.
Welcome to Italy.
P.S. A margine: preferisco un commentatore fascista ma competente, che il solito pretino democristiano secchione.
Andrea Scanzi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
OBIETTIVO 600.000 POSTI
Un piano straordinario dedicato all’occupazione femminile, giovanile e ai disoccupati di lungo periodo.
La Cgil, aggiornando il piano del 2013, ha illustrato una proposta per creare 520mila nuovi posti di lavoro pubblici e 80mila privati (tra cooperative e start-up) con un impegno di spesa pubblica tra il 2017 e il 2019 di oltre 30 miliardi di euro, nella convinzione che possa generare 1 milione 368 mila occupati aggiuntivi, diretti e indiretti.
Il piano propone l’assunzione a tempo indeterminato di 100mila persone nella pubblica amministrazione da impiegare tra l’altro per l’integrazione digitale, l’aumento prestazioni di diagnostica, di 20mila ricercatori per la green economy (cicli delle energie rinnovabili, riutilizzo dei rifiuti), oltre a 300mila contratti straordinari (3 anni + 3 che danno diritto a crediti formativi, titoli per i concorsi pubblici) per la prevenzione antisismica, la manutenzione del territorio e bonifiche, a 100mila contratti triennali nei beni culturali e archeologici.
Con facilitazioni amministrative e di credito (un bonus o trasferimento di 20mila euro a fondo perduto per ogni socio) si prevedono 60mila occupati in nuove cooperative in agricoltura biologica, tutela del territorio, assistenza familiare e 20mila occupati in nuove imprese giovanili per risparmio ed efficienza energetica, housing sociale
Il costo per finanziare il piano è di circa 10 miliardi e 149 milioni di l’anno (30 miliardi e 448 milioni nel triennio), contando gli effetti fiscali (Irpef di ritorno), di cui 2 miliardi e 424 milioni annui strutturali per le assunzioni stabili.
La Cgil stima che il tasso di disoccupazione scenderebbe al 4,8% nel 2019, con una crescita cumulata di 5,7 punti di Pil reale.
Sono tre le ipotesi per finanziare il piano.
La prima poggia sul cambiamento delle politiche europee, con l’adozione della proposta della Ces per un piano di investimenti pubblici di 260 miliardi all’anno per 10 anni e la sospensione del Patto di stabilità per tre anni.
Come seconda opzione la Cgil rilancia la patrimoniale sulle grandi ricchezze di tipo progressivo, per 20 miliardi di entrate annui.
La terza opzione poggia sulla riduzione dell’evasione con la trasmissione via app all’Agenzia delle entrate delle fatture Iva (si stima un aumento delle entrate annue fra 30 e 40 miliardi).
Intanto, in vista della riunione finale del 21 settembre al tavolo su pensioni e lavoro, la leader della Cgil Susanna Camusso ha detto di ritenere «difficile che possa essere un incontro conclusivo», sollecitando chiarezza sulle risorse.
Sempre ieri la segretaria generale della Cgil, insieme i leader di Confindustria, Cisl e Uil ha inviato una lettera al ministro del Lavoro per denunciare «l’inerzia di molte direzioni territoriali del lavoro» nell’applicazione del Testo unico sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014, sollecitando un intervento dello stesso Poletti.
Giorgio Pogliotti
(da “Il Sole24ore”)
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Settembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
DRAMMA NELLA NOTTE A PIACENZA DAVANTI AD UN’AZIENDA LOGISTICA DURANTE LO SCIOPERO DEI FACCHINI… “INCITATO A FORZARE IL BLOCCO”
Nella notte un operaio della Seam, ditta in appalto della Gls, è morto a Piacenza durante un picchetto davanti ai magazzini dell’azienda logistica per cui lavorava.
A dare la notizia è l’Usb, l’Unione sindacale di base, che ieri sera aveva indetto un’assemblea.
L’operaio iscritto al sindacato, egiziano 53enne padre di 5 figli e impiegato nell’azienda dal 2003, è stato travolto e ucciso da un tir mentre scioperava.
“È stato assassinato da un camion in corsa che ha forzato il blocco”, è la denuncia dell’Usb, che alle 11 di giovedì 15 settembre terrà una conferenza stampa davanti al magazzino di Piacenza, in via Riva località Montale
I soccorsi intervenuti sul posto sono stati vani, e per l’operaio non c’è stato nulla da fare.
L’autista è stato portato in questura per essere interrogato dal pm di turno. L’area è stata transennata per i rilievi di rito, e sul posto sono intervenuti i carabinieri, la polizia di Stato e quella municipale.
La dinamica della protesta degenerata in tragedia è al vaglio delle forze dell’ordine, che stanno visionando i filmati delle telecamere di sorveglianza e quelli girati dai facchini con i loro cellulari.
“Non si può morire per difendere i propri diritti. Questo assassinio è la tragica conferma della insostenibile condizione che i lavoratori della logistica stanno vivendo da troppo tempo: violenza, ricatti, minacce, assenza di diritti e di stabilità sono la norma inaccettabile in questo settore – dichiarano i sindacalisti Usb – Il picchetto era stato organizzato per discutere del mancato rispetto degli accordi sottoscritti sulle assunzioni dei precari a tempo determinato”.
Gli agenti erano presenti allo sciopero per motivi di ordine pubblico e la scena si è svolta sotto i loro occhi.
Secondo quanto riferisce il sindacalista Riccardo Germani “il conducente del camion è stato incitato a forzare il picchetto da un addetto vicino all’azienda. Gli urlavano parti, vai!, e quello è partito investendo il nostro aderente”.
(da agenzie)
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