Ottobre 6th, 2017 Riccardo Fucile
CON LA LEGGE DI RIFORMA DEL PROCESSO PENALE SI PUO’ ESTINGUERE IL REATO PER CONDOTTA RIPARATORIA, BASTA PAGARE UNA CIFRA MODESTA
Il 2 ottobre il Tribunale di Torino ha dichiarato il non luogo a procedere in un procedimento per atti
persecutori (art. 612bis) ai danni di una ragazza di 24 anni del quale era accusato un 39enne.
Il gup Rosanna La Rosa ha infatti ritenuto “congrua” l’offerta di risarcimento presentata dall’imputato e ha dichiarato “estinto il reato per condotte riparatorie”. L’uomo infatti aveva offerto un risarcimento pari a 1.500 euro e in base alla legge 103/2017 che introduce l’estinzione del reato per condotte riparatorie entrata in vigore il 4 agosto il giudice ha ritenuto che la cifra fosse sufficiente.
Il processo, con rito abbreviato, era iniziato il 22 giugno, il 25 settembre l’avvocato dell’uomo ha presentato l’offerta di risarcimento spiegando che era quanto poteva offrire l’imputato con il suo lavoro di operaio con contratti interinali.
I fatti risalgono invece ad un periodo tra il dicembre 2016 e il gennaio 2017.
Nell’arco di due mesi lo stalker aveva seguito “ovunque si recasse” la vittima fin sotto la propria abitazione o quella del fidanzato.
Gli episodi si sarebbero ripetuti per tre volte. Una condotta persecutoria prontamente denunciata dalla ragazza. Una volta fermato dai Carabinieri l’uomo ha ammesso le sue colpe e si è offerto di risarcire la ragazza.
La notizia ha scatenato una ridda di polemiche.
Per il Presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera Andrea Mazziotti Di Celso (Misto — ex Scelta Civica) pur essendo favorevole alla giustizia riparativa ha dichiarato che ci deve essere “una riparazione seria” e che 1.500 euro “sono una cifra ridicola” per due mesi di persecuzioni.
La Presidente della commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti (PD) ha detto che è stato: “Tradito lo spirito della legge, stiamo valutando in accordo tra Camera, Senato e Governo se togliere lo stalking dalla giustizia riparativa”. Ma se è da togliere allora forse non è stato tradito lo spirito della legge, è la legge che è sbagliata.
Anche Matteo Orfini si è svegliato e parla di una legge “scritta male” (manca solo l’hashtag #grazieOrlando) e parla della necessità di correggerla.
Eppure in tanti avevano avvertito il PD e il Ministro Orlando riguardo le criticità e i buchi dell’articolo 162ter. Gli unici che non se ne erano accorti erano i parlamentari del Partito Democratico.
Quando il PD diceva che l’allarme sulla depenalizzazione dello stalking era una fake news
Proprio la Ferranti a giugno difendeva la legge dalle critiche mosse da Cgil, Cisl e Uil. I sindacati avevano definito “inaccettabile” la decisione di non escludere lo stalking dai reati previsti dall’articolo 162 della legge di riforma del processo penale. Cgil, Cisl e Uil avevano chiesto al governo di escludere il reato di stalking dall’articolo 162ter chiedendo inoltre che non venisse reso monetizzabile.
All’epoca la deputata Ferranti aveva parlato di “terrorismo psicologico” sostenendo che quelle dei sindacati fossero “dichiarazioni irresponsabili e prive di fondamento”. Per la deputata PD Vanna Iori invece si trattava di fake news: «la notizia che circola in queste ore sulla Rete è una fake news: l’importanza del reato di stalking e la necessità che le donne denuncino sono principi imprescindibili»
Il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore aveva rassicurato tutti spiegando che «la riforma del processo penale che prevede la possibilità che il giudice estingua il reato nel caso di riparazione del danno si applica solamente ai reati procedibili a querela remissibile.
Certamente non per lo stalking che si realizza attraverso minacce gravi e reiterate, casi per i quali la legge sul femminicidio nel 2013 ha espressamente sancito l’irrevocabilità della querela».
Al solito il Partito Democratico aveva fatto una delle sue card per meglio veicolare l’informazione corretta
È successo quello che aveva previsto Giulia Bongiorno
Questo nonostante anche Eugenio Albamonte — presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati — avesse detto che sullo stalking la fretta di portare a termine la riforma ha portato il governo a commettere un grave errore.
Contro la norma inserita del DDL si era schierata anche l’avvocatessa ed ex deputata Giulia Bongiorno.
La Bongiorno -che ha partecipato alla stesura della legge sullo stalking nel 2009 e che è impegnata nella difesa delle donne vittime di molestie — spiega che nei casi in cui le querele sono revocabili lo stalker potrebbe restare impunito.
Non tutte le querele sono irrevocabili ma solo quelle “dove ci siano gravi e reiterate minacce“. In numerosi casi però lo stalking non si configura con minacce reiterate. Nel caso ci sia una sola minaccia grave ad esempio la querela sarebbe revocabile e ricadrebbe nei casi di depenalizzazione previsti dall’articolo 162ter.
La Bongiorno aveva fatto notare che il 60-70% di casi di stalking riguarda le molestie mentre solo una minima parte è rappresentato dalle minacce gravi.
Secondo l’avvocatessa la sanzione riparatoria si sarebbe potuta applicare alla maggior parte dei casi.
Ma soprattutto avrebbe costituito un deterrente per le donne che così non denunceranno più le molestie subite.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 6th, 2017 Riccardo Fucile
L’EX AD MARRONI HA CHIARITO CHE RUSSO, SODALE DI RENZI SENIOR, NON GLI HA MAI RACCOMANDATO ROMEO, MA IL GRUPPO CONCORRENTE… SE FOSSE CONFERMATO TIZIANO RENZI VEDREBBE ALLEGGERITA DI MOLTO LA PROPRIA POSIZIONE
C’è un nuovo colpo di scena nello scandalo della Consip, che può modificare il corso dell’inchiesta della procura di Roma.
Un dettaglio che cambierà , forse, la storia di uno dei filoni più importanti e politicamente delicati, ossia quello che coinvolge direttamente Tiziano Renzi, il padre di Matteo, segretario del Partito democratico e probabile candidato premier alle elezioni della primavera 2018.
È noto, infatti, che il babbo dell’ex presidente del Consiglio sia stato iscritto nel registro degli indagati dai pm di Roma per concorso in traffico illecito di influenze insieme al sodale Carlo Russo, con l’accusa di aver chiesto denaro all’imprenditore Alfredo Romeo (indagato per lo stesso reato) in cambio di un loro intervento sull’allora amministratore delegato della Consip Luigi Marroni nell’appalto miliardario chiamato Fm4.
Ebbene, come scrive “L’Espresso” in un’inchiesta pubblicata nel numero di domenica, risulta che lo stesso Marroni abbia spiegato ai magistrati romani che durante gli incontri Russo non gli ha mai fatto pressioni per favorire le imprese di Romeo, come molti avevano finora ventilato e come pizzini e intercettazioni dei carabinieri del Noe facevano immaginare, ma solo quelle del raggruppamento concorrente, guidato dai francesi di Cofely.
Un’azienda che Marroni aveva definito, nei verbali rilasciati il 20 dicembre 2016 agli inquirenti napoletani che hanno dato il via alle indagini finite per competenza nella Capitale, essere «nel cuore» del deputato di Ala Ignazio Abrignani e, soprattutto, del suo capo. Cioè il senatore Denis Verdini.
Le dichiarazioni dell’ex manager di Consip, che durante i primi due verbali “napoletani” aveva detto «di non ricordare il nome» della società riferibile a Russo, complicano non poco il lavoro dei magistrati della procura guidata da Giuseppe Pignatone. Innanzitutto perchè indeboliscono, una volta di più, il quadro probatorio contro Tiziano.
I presunti falsi del capitano Giampaolo Scafarto hanno tentato di inchiodare Renzi senior (e lo stesso Romeo) a un incontro privato di cui non ci sono altre evidenze nelle intercettazioni.
Adesso il nuovo verbale di Marroni non permette più al cerchio delle indagini di chiudersi.
Se Russo e Tiziano si facevano promettere (come si legge nel pizzino che i pm presumono scritto da Romeo) 32.500 euro al mese come prezzo per la loro mediazione con Marroni (30 mila per «T.», che i pm presumono poter essere Renzi senior, e 2.500 per «R.C.», ossia l’imprenditore con un passato nella farmaceutica), come mai Russo quando si incontrava con il numero uno di Consip non sponsorizzava Romeo, ma spingeva l’amministratore di Consip a favorire i suoi acerrimi nemici?
Se Marroni dice la verità ci sono altre domande a cui la procura sta tentando di dare una risposta.
Perchè Carlo Russo, se fosse davvero anche lui sponsor del raggruppamento francese, ha offerto i suoi servizi a Romeo?
È un truffatore che, usando il nome dei Renzi, ha preso per i fondelli il re del facility management del Paese per strappargli denari o collaborazioni economiche?
O era d’accordo con Tiziano fin dall’inizio, in modo da ottenere benefici sia dal napoletano, sia dal gruppo rivale?
Prove di rapporti tra Russo e aziende concorrenti a Romeo però — almeno negli atti depositati — non ci sono.
(da “L’Espresso”)
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Ottobre 6th, 2017 Riccardo Fucile
IL SISTEMA RIACE E’ UN MODELLO IN TUTTA EUROPA, IN ITALIA CHI FA INTEGRAZIONE VERA DA’ FASTIDIO E VIENE COLPITO CON CAVILLI BUROCRATICI
I ‘bonus e le ‘borse lavoro’ alla base del ‘sistema Riace’, il modello di accoglienza e integrazione
diventato un punto di riferimento in Europa, si baserebbero su procedure illecite.
Per questo motivo la procura di Locri ha iscritto sul registro degli indagati il sindaco di Riace, Domenico Lucano, inserito da Fortune fra i cinquanta uomini più influenti al mondo, e Fernando Antonio Capone, presidente di ‘Città futura’, la prima associazione nata nel paesino, che oggi coordina tutti i progetti in corso.
Contro di loro, le accuse sono pesanti: truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dello Stato e dell’Ue, concussione e abuso d’ufficio, in concorso.
Tutte contestazioni sollevate mesi fa da una squadra di ispettori prefettizi e inviate alla procura di Locri che non ha potuto fare altro che aprire un fascicolo per verificare l’eventuale fondatezza delle accuse.
Per questo ieri è stato eseguito anche un decreto di perquisizione e sequestro per acquisire tutta la documentazione riguardante i progetti.
In discussione c’è la legittimità dei ‘bonus’ e delle ‘borse lavoro’, gli strumenti rivoluzionari congegnati a Riace per utilizzare in modo diverso i 35 euro giornalieri concessi dallo Stato per la gestione dei richiedenti asilo e ovviare ai ritardi strutturali con cui i fondi vengono trasferiti.
Attualmente, nella maggior parte dei casi, poco o nulla di quel denaro finisce effettivamente in mano ai profughi, perchè si disperde per l’affitto di case o sedi, il pagamento del personale preposto all’assistenza, alimenti comprati in stock.
Insomma, il più delle volte finisce per sostenere la struttura delle associazioni che portano avanti i progetti.
A Riace funziona diversamente.
I migranti sono ospitati nelle case disabitate del paese, concesse loro in comodato d’uso gratuito, e i soldi stanziati dal ministero vengono girati a cooperative che danno la possibilità ai migranti di imparare un mestiere tramite ‘borse lavoro’, che assicurano loro un piccolo stipendio.
I ‘bonus’ — una sorta di buoni che possono essere usati negli esercizi commerciali convenzionati — servono invece per consentire ai richiedenti asilo di fare acquisti e provvedere personalmente alla gestione dell’economia domestica.
“È un modo di responsabilizzare queste persone e farle sentire esseri umani adulti, una strada diversa da un modello puramente assistenziale” ha sempre spiegato Mimmo Lucano, che già nei mesi scorsi aveva parlato di vero e proprio “attacco al modello Riace”.
In più, ha chiarito più volte il sindaco “con i bonus evitiamo di sovvenzionare le banche. Molte amministrazioni sono costrette a contrarre prestiti per anticipare i fondi che vengono erogati con molto ritardo. Spesso sono a tassi agevolati, ma non ritengo giusto usare i fondi pubblici per pagare le banche. Con i buoni, noi permettiamo ai profughi di fare acquisti, aiutando anche le piccole realtà locali a restare in vita, e quando i soldi arrivano ripianiamo i debiti”.
Convinto della correttezza degli strumenti utilizzati, Lucano dopo la prima ispezione — i cui risultati negativi sono stati ampiamente diffusi – non solo ha presentato accurate controdeduzioni, ma ha sollecitato ulteriori controlli, puntualmente effettuati, dei quali tuttavia non è mai riuscito a conoscere l’esito, nonostante le innumerevoli richieste.
Per questo, qualche mese fa, quando dalla Prefettura è stato paventato il blocco dei fondi, il sindaco ha chiesto e ottenuto un’ispezione ministeriale completa sul ‘sistema Riace’.
Gli esperti del Viminale sono arrivati a Riace nei primi giorni di settembre, ma le conclusioni di quell’accurato controllo non sono ancora note.
Almeno ufficialmente. Nei giorni scorsi però il sindaco è stato convocato a Roma per una riunione al dipartimento immigrazione del Ministero, al termine della quale ha annunciato di essere stato rassicurato sull’erogazione del milione di euro arretrato. Anzi, ha detto, i funzionari del Viminale gli avrebbero anche promesso l’arrivo di ulteriori fondi per incrementare i servizi di accoglienza.
Ma il sollievo per essere riuscito a “difendere il modello Riace” è durato poco, perchè pochi giorni dopo gli è stato notificato l’avviso di garanzia.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 6th, 2017 Riccardo Fucile
INVECE DI DENUNCIARE GLI AGGRESSORI LA POLIZIA IDENTIFICA CHI DISTRIBUIVA I VOLANTINI
Momenti di tensione a Multedo nei pressi dell’ex asilo Contessa Govone che dovrebbe ospitare a breve 50 richiedenti asilo.
Una quindicina di persone appartenenti al neonato comitato di accoglienza per i migranti stava volantinando un documento di solidarietà quando è stato aggredito verbalmente e minacciato da alcuni cittadini.
Lo denuncia lo stesso comitato sulla sua pagina Facebook: “Poco dopo aver iniziato il volantinaggio a Multedo un abitante ci ha aggrediti verbalmente. Lo abbiamo ignorato e ce ne siamo andati in una via limitrofa. Hanno chiamato la polizia e siamo fermi da oltre mezz’ora e non ci rendono ancora i documenti”.
L’episodio viene confermato dalla Questura che però non avrebbe identificato gli aggressori ma soltanto gli esponenti del comitato pro migranti che sono stati trovati sul posto al momento dell’arrivo delle volanti.
Tutto si è concluso fortunatamente con un’aggressione solo verbale ma il clima che si respira nel quartiere del Ponente si sta facendo pesante.
(da agenzie)
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Ottobre 6th, 2017 Riccardo Fucile
E CHI, A MULTEDO COME A TURSI, SI METTE DI MEZZO SIA SPAZZATO VIA COME E’ GIUSTO PER LA RUMENTA… SE BUCCI E COMPAGNI DI MERENDE VOGLIONO IL MORTO SE NE ASSUMERANNO LA RESPONSABILITA’
Lo scontro totale tra due visioni ormai sempre più inconciliabili si consumerà a porte chiuse, in una
saletta al sesto piano di Palazzo Tursi.
Ma l’incontro, riservato, tra il sindaco Marco Bucci e la prefetta Fiamma Spena è avvenuto ieri, a Largo Lanfranco: preludio di un muro contro muro che a Tursi, oggi pomeriggio, rischia di trasformarsi in bagarre.
Bucci è intenzionato a bloccare l’accoglienza dei cinquanta migranti all’ex asilo Govone.
Consumando uno strappo senza precedenti con la Curia – significative, a questo proposito, le dichiarazioni dell’assessore sceriffo Stefano Garassino, che ha parlato di “nemico pubblico numero uno” riferendosi a don Giacomo Martino, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes responsabile dell’accoglienza della struttura di Multedo – , e rischiando di creare precedenti che potrebbero innescare una reazione a catena.
Perchè uno stop di fronte a un regolare bando prefettizio potrebbe creare un pericoloso effetto domino. Perchè è evidente che la legge applica le norme, non tutela i prepotenti e tanto meno i razzisti.
L’Ufficio Diocesano, dal canto suo, non intende arretrare di un millimetro, sull’apertura del centro nell’ex asilo e nemmeno ridurre il numero degli ospiti, dal momento che la struttura consente di sistemarne cinquanta e gli arrivi incalzano.
La tensione, dunque, non si allenta, e le posizioni appaiono sempre più cristallizzate e inconciliabili.
Anche da Largo Lanfranco un ripensamento appare alquanto improbabile: il Comune, infatti, non ha proposto alcuna struttura alternativa a quella di Multedo. L’assegnazione dello spazio a Migrantes è avvenuta con regolare bando, e non sono in ogni caso previste dalla legge aggiudicazioni dirette.
Insomma: se anche, per ipotesi, venisse proposto un altro spazio per l’accoglienza, le procedure non consentirebbero una mera sostituzione. Il nuovo corso della gestione dei migranti a Genova era stato annunciato qualche giorno fa dall’assessore alla Sicurezza Stefano Garassino.
Che aveva promesso, senza giri di parole: «Romperemo le balle in maniera massiccia», segno di un disegno eversivo ben chiaro.
Fino ad ora, la giunta Doria aveva tollerato lo sforamento proprio per la difficoltà della Prefettura di trovare altre amministrazioni della città metropolitana disposte a fare la propria parte.
Ma sono state proprio le amministrazioni di centrodestra a non collaborare, quindi è giunto il momento che lo Stato si tuteli e applichi la legge.
Se qualcuno vuole il morto se ne assumerà la responsabilità .
(da agenzie)
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Ottobre 6th, 2017 Riccardo Fucile
“MA HAI PORTATO LA VOSTRA PROPOSTA?”… “NO, MA MI DIA DEL LEI”
Dopo la “situazione ridicola” dei giorni scorsi, Virginia Raggi e Carlo Calenda si sono incontrati ieri al ministero dello Sviluppo.
Con la sindaca c’erano anche il direttore generale di Roma Capitale Franco Giampaoletti, il delegato al Personale Antonio De Santis e il vicecapo di gabinetto Gabriella Acerbi.
Simone Canettieri sul Messaggero oggi racconta l’incontro con toni che ci confermano che la situazione è sempre più disperata e sempre meno seria.
«Ma avete con voi un documento di Fabbrica Roma, la vostra proposta?»,chiederà alla fine il ministro alla grillina.
«Sinceramente no, glielo faremo avere la settimana prossima».
«Ma non ti sei portata nemmeno una scheda?».
«No, come le ho detto, le faremo avere le nostre proposte mercoledì».
Nota a margine: Calenda dà del «tu» alla sindaca per creare empatia e spirito di squadra, fa così anche con Chiara Appendino, la grillina risponde sempre con il «lei». E ci tiene a ribadirlo: mi dia del lei.
C’è un’altra curiosità marginale ma rivelatrice: di solito in questi lunghi tavoli, i principali protagonisti sono seduti a fianco.
Questa volta no. Raggi decide di posizionarsi a capotavola davanti al ministro un po’ alla D’Alema («Capotavola è dove mi siedo io»). Il faccia a faccia, arrivato dopo l’ultimatum del titolare dello Sviluppo economico, parte così.
Il tavolo, come abbiamo ricordato ieri, dovrebbe servire per costruire soluzioni che servano nell’immediato per un’economia, quella della Capitale, oggi più in difficoltà e per la quale bisogna intervenire subito.
Non c’è tempo per giocare al rinvio dell’incontro con un interlocutore sgradito, nè per immaginare soluzioni che oggi non arriverebbero in tempo e per le quali non c’è nemmeno il necessario consenso politico in questa legislatura (magari nella prossima sì).
Nell’articolo si racconta di come Raggi non abbia compreso le finalità del tavolo e abbia pretese che nulla c’entrano con il problema evidenziato:
Esordisce l’inquilina del Campidoglio: «Ministro, sono molto seccata dalle sue dichiarazioni: chiedere più poteri per la città non è ridicolo».
Risposta: «Sindaca, ti ribadisco il concetto: ridicola era la situazione, sconclusionate le tue lettere. Non mi era mai capitato di aspettare tre settimane la risposta di un’istituzione invitata a un tavolo».
L’equivoco va avanti.
Raggi chiede che al tavolo per il rilancio della Capitale siano presenti altri attori istituzionali: «Come il premier Paolo Gentiloni ed altri ministri».
Qui la discussione prende una piega particolare, il ministro si sente di non essere stato ancora compreso. Fissa con il dito il perimetro della faccenda.
E scandisce: «Qui non si parla di poteri speciali, ma di sviluppo economico e piano industriale per Roma». La sindaca non molla e rilancia sulle «energie rinnovabili», spiegando che fanno parte del programma del M5S e bisogna puntare su queste.
Anche il Foglio stamattina offre una ricostruzione molto simile della vicenda:
Chissà perchè, ma l’impressione è che di questo tavolo alla fine non si farà nulla.
Per fare un tavolo, ci vuole il legno.
da (“NextQuotidiano”)
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Ottobre 6th, 2017 Riccardo Fucile
“HO FIDUCIA NELLA GIUSTIZIA”
“È stato un periodo devastante per la mia famiglia e per me”. Ci ha messo quasi un mese la
studentessa americana per raccontare qualcosa di sè su quella notte fra il 6 e il 7 settembre a Firenze.
Il dopo è un macigno, avanzano i fogli sul calendario, ma i pensieri tornano spesso indietro. Poche parole messe insieme in una mail in inglese che arriva dagli Stati Uniti tramite i suoi avvocati.
Ventun anni, la ragazza era a Firenze da poco più di una settimana, quando la mattina del 7 settembre ha chiamato la polizia per denunciare che lei e la sua amica di 19 avevano subito la violenza sessuale da due carabinieri in servizio che le avevano accompagnate a casa dopo la discoteca.
Un mese di silenzio, poi la mail. Non entra nei dettagli, non sentiamo la sua voce, ma sappiamo che dopo la violenza ha voluto subito tornare nella casa dei genitori, negli Stati Uniti.
Fatica ad uscire, non vuole andare all’università , almeno non per ora.
In poche settimane sembra aver accartocciato le sicurezze, racconta chi le sta vicino.
Quando coi legali è stata costretta a rievocare la notte della violenza, lo ha fatto tra lacrime e pause di silenzio, “con pudore e un profondo disagio” riferisce Francesca D’Alessandro del foro di Napoli.
“È stato un periodo difficile, devastante per la mia famiglia e per me. Con l’assistenza dei medici sto attraversando un doloroso recupero fisico e psicologico” confessa nella mail che rimbalza dagli studi dei suoi legali, oltre a D’Alessandro, Floriana De Donno di Napoli e poi Sandro Paterno e Pasquale Maio, di New York.
Delle due, lei è la più grande, la giovane che ha riferito di essere stata violentata sul pianerottolo dal carabiniere Marco Camuffo, 46 anni, il capo pattuglia, quello che ha le accuse più gravi per aver approfittato della condizioni psicofisiche della ragazza e per averla, con violenza, costretta a subire atti sessuali.
“Mentre mi rendo conto che ci sono molte domande in sospeso – prosegue la studentessa – ritengo prudente lasciare che il sistema giudiziario italiano conduca le proprie indagini e abbia il tempo di esaminare le prove. Sono fiduciosa nella giustizia”.
Le ultime righe del messaggio le dedica a Firenze e al corteo di solidarietà organizzato da un gruppo di donne: “Vorrei esprimere tutta la mia gratitudine ai fiorentini che hanno dimostrato un incredibile sostegno e si sono espressi contro la violenza sulle donne. Questo ha significato moltissimo per me, dal momento che l’Italia ha un posto speciale nel mio cuore”.
Il gip non ha ancora fissato l’incidente probatorio, tuttavia i legali spiegano che la loro assistita sarà certamente presente all’udienza: “Chiederemo, qualora l’incidente probatorio venisse ammesso, l’ascolto in modalità protetta dal momento che un interrogatorio, dato lo stato di compromissione psicologica, potrebbe comportare un brusco arresto del percorso di riabilitazione”.
Le due studentesse americane, a Firenze per un corso universitario, avevano bevuto molto alcol (lo dicono le analisi) e passato la serata alla discoteca Flò quando hanno incrociato i carabinieri. Erano state inviate tre pattuglie per una rissa: l’intervento si è risolto in pochi minuti, ma i militari si sono fermati al bar della discoteca per un caffè. Lì è avvenuto l’incontro. Alle 2,40 le ragazze, un uno stato confusionale per via dell’alcol, hanno chiesto aiuto per chiamare un taxi.
Ma non c’erano taxi disponibili: una delle pattuglie ha offerto loro un passaggio. Cosa vietata dal regolamento, i due militari – al volante Pietro Costa, 32 anni, accanto Marco Camuffo – senza dire nulla alla centrale operativa si sono diretti verso il centro storico. Le telecamere hanno registrato la Bravo blu passare. E la mattina dopo per i poliziotti che raccolgono la denuncia delle giovani, quelle immagini sono state un indizio.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 6th, 2017 Riccardo Fucile
LA TARANTINA ROMINA AXO E’ ANCHE CONSIGLIERA DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI … DEFINIVA “DI RAZZA INFERIORE” LA DONNA DOMENICANA CHE CONVIVEVA CON IL FRATELLO
L’avvocata Romina Axo, consigliera dell’Ordine degli avvocati di Taranto e responsabile provinciale del dipartimento marketing territoriale di Forza Italia, è indagata dalla Procura di Taranto per maltrattamenti in famiglia a sfondo razzista. Secondo l’accusa, messa nero su bianco dalla pm Rosalba Lopalco, l’avvocata ha maltrattato la convivente del fratello, una donna di origini dominicane, coprendola di insulti anche davanti alla figlia minore, definendola “di razza inferiore” e accusandola di essere “amante di narcotrafficanti”.
Secondo quanto riportato nel capo d’accusa della Procura, l’avvocata ha più volte pronunciato frasi offensive e discriminatorie all’indirizzo della ex cognata, dicendole di “essere una vergogna, dannosa per la sua attività politica in Forza Italia e per la sua attività professionale in qualità di consigliera dell’Ordine degli avvocati di Taranto”. La professionista avrebbe accusato la donna di “lasciare la figlia in mani straniere”, facendo riferimento alla cerchia di amici connazionali, e di essere “la rovina della sua famiglia”, dicendole inoltre di “aver messo al mondo figli come conigli per beneficiare dei vantaggi offerti agli stranieri”.
Nel capo di imputazione sono riportate altre frasi ingiuriose che l’avvocata Axo avrebbe pronunciato insieme col fratello nei confronti della donna, dalle accuse di essere collegata con “narcotrafficanti di cui era amante” a giudizi negativi sulla sua “razza”, definita come incline alla prostituzione, fino a qualificarla di “razza inferiore”.
Tra le accuse c’è anche quella di aver applicato sull’uscio di casa una telecamera per controllare i movimenti della donna, che viveva nell’appartamento accanto, “costringendola a una esistenza improntata alla sofferenza psicologica e alla umiliazione”.
La donna, inserita nel nucleo familiare fin dal 2013 e convivente fino al 2015, ha denunciato di aver subìto da parte del compagno maltrattamenti dopo la rottura del rapporto, ricevendo offese abituali con espressioni “con finalità di discriminazione e odio etnico” riguardanti le sue origini e il colore della sua pelle.
“Sei un gatto nero che porta solo sfiga”, una delle frasi riportate nel capo d’accusa nei confronti dell’indagato. E ancora, riferimenti a prostitute e alle “donne del tuo paese che si fanno mettere incinte per sfruttare gli italiani”.
(da agenzie)
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Ottobre 6th, 2017 Riccardo Fucile
BRESCIA, UN’ALTRA RISORSA ARIANA ASSICURATA ALLA GIUSTIZIA, ALTRI TRE INDAGATI… TRA LE VITTIME UNA RAGAZZINA DI 12 ANNI
Un 43enne istruttore di karate e proprietario di una palestra a Lonato del Garda, nel Bresciano, è
stato arrestato dai carabinieri su ordinanza di custodia cautelare del gip del Tribunale di Brescia per violenza sessuale di gruppo, prostituzione minorile, atti sessuali con minori e detenzione di materiale pedopornografico.
Secondo l’accusa dal 2008 al 2017 avrebbe costretto alcune giovani allieve a consumare rapporti sessuali con lui e anche con altri adulti.
Tra le vittime c’è una ragazza che all’epoca dei primi rapporti aveva 12 anni.
Altre tre persone, tutte adulte, sono indagate a piede libero nell’ambito dell’inchiesta del sostituto procuratore Ambrogio Cassiani.
E’ stata una delle vittime a denunciare i fatti, confermati poi da altre quattro ragazze.
(da agenzie)
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