Novembre 25th, 2017 Riccardo Fucile
BASTA INTERPELLARE IL MECCANICO E IL FRUTTAROLO DI FIDUCIA
Meglio Liberi: grazie al nuovo libro che Alessandro Di Battista ha scritto per la casa editrice di Berlusconi è possibile finalmente sapere come si è svolta la prestigiosa trattativa per le Olimpiadi, e soprattutto quali sono stati i giudizi degli amici del meccanico del deputato grillino che nell’anticipazione dell’ANSA erano stati lasciati sottotraccia.
Li potete leggere in questa pagina.
“Io ero estremamente contrario, ma non ero sicuro che i romani la pensassero come me. In quei giorni mi domandavo se fare un referendum cittadino e proporlo durante le due settimane precedenti il ballottaggio non fosse una soluzione più morbida rispetto a un ‘no’ secco.
Decisi di telefonare a Massimo, il mio meccanico, e gli chiesi di radunare un pò di amici perchè, gli dissi scherzando (ma neppure troppo), ‘dovevamo prendere una decisione politica’. Lui raduno’ una decina di persone: l’edicolante, il fruttivendolo del quartiere, un paio di parenti, un pensionato. Io arrivai all’officina in motorino. Lo parcheggiai, scesi, mi tolsi il casco e chiesi a Massimo se si trattava di persone di fiducia. Te poi fida’ disse lui.
Così, quasi in modo solenne, domandai cosa ne pensassero delle Olimpiadi a Roma. Le loro risposte furono molto aspre, e non posso riportare le parole esatte per evitare querele.
A ogni modo uscii dall’officina, dal mio ‘soviet’ personale tra bulloni, pezzi di ricambio e olio, e mandai un messaggio a Virginia: ‘Sulle Olimpiadi nessuna esitazione, linea durissima. La stragrande maggioranza dei romani sta dalla nostra parte.’”
(da “NextQuotidiano“)
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Novembre 25th, 2017 Riccardo Fucile
IL MEZZO SI ROMPE E VIENE SPOSTATO A MANO DAI BINARI DEL TRAM… I SINDACATI: “SCENA EMBLEMATICA”
Che a Torino un bus si guasti non è una novità . Ma è raro vedere un gruppo di persone
che lo spingono per toglierlo dalla strada.
E’ accaduto in piazza Carlo Felice, nei pressi della stazione Porta Nuova. Il pullman della linea 33 si è rotto poco dopo aver lasciato il capolinea e si è fermato proprio sui binari del tram.
A quel punto, per evitare di bloccare tutto il traffico su corso Vittorio Emanuele II, diversi lavoratori Gtt, aiutati pure da alcuni passanti, si sono messi a spingere il bus, creando una scena curiosa, quasi d’altri tempi.
Lo scatto è stato diffuso dai sindacati, che lo ritengono emblematico di quanto sta accadendo al Gruppo torinese trasporti.
Ieri era in programma un’assemblea dei soci, che però è stata sospesa e non ha dunque approvato il bilancio 2016 e il nuovo piano industriale, perchè la Regione ha chiesto ulteriori accertamenti.
Nel frattempo, i rappresentanti di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti (reduci dallo sciopero di otto ore di lunedì) hanno incontrato il vicesindaco Guido Montanari: “La mancanza del confronto con i sindacati sul piano industriale non fa altro che alimentare preoccupazioni e ansia circa gli interventi che il Comune in solitaria sta scegliendo di attivare nei confronti dei lavoratori Gtt. Chi pagherà il conto? Quali saranno le azioni per salvare Gtt? Il vicesindaco non ha dato nessuna risposta”.
(da agenzie)
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Novembre 25th, 2017 Riccardo Fucile
VIOLAZIONE DELLA LIBERTA’ VIGILATA, FESTA E BAMBA PER IL FIGLIO DEL CAPO DEI CAPI
Salvuccio Riina, dopo più di cinque anni a Padova, dove ha prestato servizio come segretario in una cooperativa, sta per essere rinchiuso in una casa lavoro, un carcere in cui sarà costretto a imparare un mestiere e sottostare a regole stringenti.
Ma a fargli più male, a pochi giorni dalla morte di suo padre Totò, il capo dei capi, è la certezza che lui, invece, capo non sarà mai.
Se qualcosa della vecchia Cosa nostra è rimasta, il bastone del comando non sarà certo affidato a un cocainomane, un consumatore seriale che in un anno ha chiamato i suoi pusher tunisini 279 volte.
E quasi altrettante li ha incontrati per comprare la bamba.
Eppure pochi giorni fa, quando Salvuccio si è presentato davanti al giudice Linda Arata del Tribunale di Sorveglianza di Padova, le sue aspettative erano del tutto diverse.
Le relazioni della cooperativa in cui lavora a mezzo servizio, come addetto alla segreteria e per la distribuzione di viveri a famiglie indigenti, riferiscono di un “atteggiamento corretto e rispettoso”. E la Questura di Padova “non segnala violazione delle prescrizioni”.
I suoi legali, Francesca Casarotto e Fabiana Gubitoso, chiedono così la revoca della libertà vigilata: Riina jr merita di tornare un uomo libero.
Salvuccio ci crede, nonostante il recentissimo lutto si presenta in aula con la solita aria strafottente. E invece, a sorpresa, la doccia gelata.
Le relazioni della Squadra mobile di Venezia e del Servizio centrale operativo di Alessandro Giuliano mostrano il lato B del rampollo corleonese.
Intercettazioni telefoniche e ambientali, osservazioni e pedinamenti lo inchiodano alle sue responsabilità , come MicheleSantoro.it è in grado di documentare.
Acquisti giornalieri di cocaina, uscite e rientri oltre l’orario consentito e il bar sotto casa usato come ufficio di ricevimento.
Tarek Labidi e Ramzi Bellil, tunisini quarantenni, sono i suoi pusher di fiducia. I contatti telefonici con i due sono frenetici. E poi ci sono gli incontri con pregiudicati corleonesi come Gaspare Mondello (precedenti per rapina e tentato omicidio), il ragusano Gianni Belfiore e il cognato Tony Ciavarello (marito di Maria Concetta).
Ospite fisso di casa Riina è poi Davide Busato, 45enne padovano, abituale consumatore di cocaina a cui Salvuccio cede spesso parte dei suoi acquisti. Le loro conversazioni telefoniche in codice, supportate dai video delle telecamere di sorveglianza, non ingannano gli investigatori.
Come quella del 6 maggio scorso. Sono le 21.40. Riina si è appena rifornito da Ramzi Bellil e chiama l’amico per consegnargli la sua parte. Busato, che è in auto con la figlia dodicenne e le pietanze calde per la cena, fa una rapida deviazione verso casa di Salvuccio.
Busato: Pronti!
Riina: Davide, sei in giro?
Busato: Sono con la Maria Vittoria in macchina.
Riina: Ho dimenticato la bottiglia di vino nella tua macchina, me la porti che non ho niente da bere?
Busato: Adesso passo.
Riina: Se arrivi entro le dieci scendo e vengo a prendere la bottiglia, sennò sali tu e me la porti.
Ma in realtà è Riina a dover consegnare qualcosa a Busato, e non viceversa come vorrebbero far credere nella loro conversazione.
La piccola Maria Vittoria protesta: Papà , la cena si raffredda!”, ma Busato le promette che perderà solo pochi minuti, “mi deve dare una roba, ci mettiamo un attimo”.
Pochi minuti dopo, l’uomo è sotto casa di Riina, scende dall’auto senza nessuna bottiglia di vino in mano ed entra nel portone. Le telecamere di sorveglianza lo filmano pochi minuti dopo mentre esce, si infila un pacchetto nella tasca dei pantaloni e saltella gaio giù per le scale.
Il 13 settembre scorso, invece, gli investigatori sono appostati nei pressi di casa di Riina. Lo osservano, seduto a un tavolino del solito bar, mentre convoca via sms Tarek Labidi, un altro dei suoi pusher di fiducia. Pochi minuti e Tarek si materializza sul marciapiede di fronte.
Quando Salvuccio si alza con fare circospetto e si dirige verso il portone di casa guardandosi spesso le spalle, i poliziotti capiscono che è il momento di coglierli in flagrante. Riina varca il portone e lo lascia semichiuso.
Tarek attraversa la strada ed entra nell’androne. I poliziotti a questo punto intervengono e fanno per bloccarlo. Ma mentre Salvuccio si dilegua sulle scale chiudendosi in casa, Tarek, fulmineo ingoia il piccolo involucro che stringeva in mano. Perquisito e portato in questura, il tunisino è stato identificato e rilasciato. Pochi minuti dopo, il messaggio rassicurante a Salvuccio: “Tutto apposto”.
Secondo gli investigatori dunque, Riina jr non ha cambiato affatto la propria indole e nè la libertà vigiliata nè il lavoro nella cooperativa gli hanno fatto recuperare il rispetto delle leggi dello Stato e delle norme di civile convivenza.
Nelle prossime settimane il Tribunale di Sorveglianza deciderà in che termini prorogargli le misure restrittive, considerato che oltre alla condanna a 8 anni e 10 mesi per associazione mafiosa, su Riina pendono indagini recenti della DDA di Palermo. La soluzione più probabile è quella di una casa lavoro, un vero e proprio regime di detenzione.
Sicuramente lontano da Padova. E dalla cocaina.
(da “Huffingtonpost”)
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