Dicembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI MORANI: “QUERELATO DALLA GIORNALISTA POLIDORI, DI MAIO HA FATTO VALERE L’IMMUNITA’ PER EVITARE IL GIUDIZIO”
«Ho sentito ieri il presidente del Consiglio che parla del fatto che alcuni di noi parlamentari della Repubblica ci stiamo scudando con l’immunità parlamentare da alcune dichiarazioni che abbiamo fatto sul Partito Democratico. Lo ripete in continuazione e crede di essere furbo. Spiegate al presidente del Consiglio che c’è differenza tra immunità e insindacabilità , ma soprattutto spiegategli che noi le immunità e le insindacabilità non le utilizzeremo mai. Non ci proteggiamo dietro questi strumenti. Sono loro che si proteggono così»: parole di Luigi Di Maio che risalgono a maggio 2016 e che facevano trasparire il giusto orgoglio del vicepresidente della Camera nel sottolineare la differenza tra “loro” e gli “altri”.
Ma secondo Alessia Morani, vicepresidente dei deputati del Partito Democratico, le parole vengono smentite dai fatti: “Ancora una volta ci troviamo di fronte alla doppia morale del movimento stelle. Se da un lato invocano lo stop all’immunità parlamentare, dall’altro non vi rinunciano quando chiamati in causa. Vi ricordate la ‘lista dei cattivi’ giornalisti che Di Maio divulgò qualche mese fa? Per la querela arrivata scopriamo oggi che il candidato presidente del consiglio non ha rinunciato all’immunità parlamentare e così il caso è stato archiviato”.
La giornalista in questione è Elena G. Polidori del Resto del Carlino e il riferimento è una dichiarazione su Facebook che risale al 7 febbraio scorso e riguarda la vicenda delle polizze stipulate da Romeo che avevano tra i beneficiari anche Virginia Raggi.
Di Maio ha detto di aver inviato una lettera all’Ordine dei Giornalisti per chiedere una punizione nei confronti dei giornalisti che avevano riportato la notizia in modo secondo lui inappropriato.
Per questa vicenda la Polidori ha proposto querela nei confronti del vicepresidente della Camera e candidato premier M5S, che secondo quanto racconta la deputata Morani (lui sul tema è silente) non ha rinunciato all’immunità .
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
ISTAT: 18 MILIONI DI ITALIANI A RISCHIO ESCLUSIONE … AUMENTA IL DISLIVELLO TRA UN 20% SEMPRE PIU’ POVERO E QUELLO PIU’ ABBIENTE
Diciotto milioni di persone a rischio povertà o esclusione sociale, il 30% della
popolazione residente.
Sono le ultime stime Istat sul 2016, contro il 28,7% dell’anno precedente. Numeri che, scrive l’Istituto, vedono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europa 2020 “ancora lontani: la popolazione esposta a rischio di povertà o esclusione sociale — precisamente pari a 18.136.663 individui — è infatti superiore di 5.255.000 unità rispetto al target previsto”.
L’Italia, peraltro, presenta una disuguaglianza dei redditi maggiore rispetto alla media dei Paesi europei. Con un indice di Gini — tra i principali indicatori utilizzati per misurare questo fenomeno — pari a 0,331, l’Italia occupa la ventesima posizione tra i Paesi della Ue (esclusa l’Irlanda, per la quale il dato non è disponibile), che a sua volta presenta una media dello 0,307.
Distribuzioni del reddito più diseguali rispetto all’Italia si rilevano in altri Paesi dell’area mediterranea quali Portogallo (0,339), Grecia (0,343) e Spagna (0,345).
Secondo l’istituto di statistica, nel 2015 le famiglie italiane hanno registrato “una significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d’acquisto” associata tuttavia “a un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà o esclusione sociale”. Il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, era pari a 29.988 euro, circa 2.500 euro al mese (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d’acquisto rispetto al 2014).
Tuttavia, si evidenzia, la crescita del reddito è più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata. Quindi, esclusi gli affitti figurativi, si stima che il rapporto tra il reddito equivalente totale del 20% più ricco e quello del 20% più povero sia aumentato da 5,8 a 6,3.
Metà delle famiglie residenti in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 24.522 euro l’anno (circa 2.016 euro al mese: +1,4% rispetto al 2014). Il reddito mediano cresce nel Mezzogiorno in misura quasi doppia rispetto a quella registrata a livello nazionale (+2,8% rispetto al 2014), rimanendo però su un volume molto inferiore (20.557 euro, circa 1.713 mensili).
E tuttavia aumentano sia l’incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%).
Il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione.
Le famiglie con cinque o più componenti si confermano le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7% come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime sale al 34,9% dal 31,6%, per le seconde al 25,2% dal 22,4%).
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
CHISSA’ A QUALI TESTI ATTINGE IL “BUON SENSO POPOLARE” INQUINATO DA POLITICANTI DA STRAPAZZO
La notte del 29 gennaio 2016 a Calcinatello (Brescia) il signor Giuseppe Chiarini fu svegliato da un gran botto.
Si affacciò alla finestra e vide un gruppo di ragazzi che stavano caricando su un furgone il bancomat sradicato dal muro.
Siccome chiamare i carabinieri gli sembrava troppo burocratico, ha imbracciato un fucile e sparato alcuni colpi. Per fortuna non è un cecchino, e ha colpito uno solo dei malviventi, un romeno di vent’anni e alla gamba.
Ieri Chiarini ha patteggiato la pena per tentato omicidio a due anni e otto mesi, quattro mesi più alta di quella rimediata dal ragazzo romeno. È parsa una notizia sensazionale.
Era su tutti i siti Internet e commentata con grande sconcerto sui social network: «Dove andremo a finire?».
Ci si è messa anche la politica. F.lli d’Italia: «Assurdo e sconcertante. Una sentenza che tutela i ladri». Lega: «È incredibile. Così si fa passare un messaggio negativo».
Dal che si evince che il messaggio positivo sarebbe che sparare alla gente è meno grave che rubargli.
Non è chiaro a quali testi attingano Lega e F.lli d’Italia per fondare le loro politiche del buon senso popolare, visto che qualsiasi codice del mondo, e perlomeno dai tempi di Kit Carson, dice che non si spara addosso a uno che sta rubando, tanto più se non è in casa tua ma dall’altra parte della strada.
Tentato omicidio più grave di furto: dovrebbe essere intuitivo.
E invece no, «questa è l’Italia», ha detto sconsolato il bresciano Chiarini. Proprio così, questa è l’Italia.
Va’ va’, Chiarini, che ti è andata bene.
(da “La Stampa”)
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Dicembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
CRITICHE SUL REINTEGRO DEL MACCHINISTA CHE GUIDAVA IL CONVOGLIO CHE HA TRASCINATO UNA DONNA A TERMINI
Ieri ATAC ha annunciato di aver reintegrato in servizio il macchinista della metro B
che aveva involontariamente trascinato una donna rimasta attaccata alle porte dell’ultimo vagone.
Mario Ajello sul Messaggero oggi va all’attacco dell’azienda per la decisione:
Un atto così, su cui è ancora aperta l’indagine della magistratura, andrebbe punito con la massima severità . E invece, dopo cinque mesi di sospensione, ora il macchinista è stato reintegrato dall’Atac. A riprova che il «nulla resterà impunito», vecchio slogan pseudo rivoluzionario che non si può sentire, s’è capovolto nel suo contrario. E chi sbaglia paga è una legge che oggi non vale nella Capitale.
Ma è questa l’Atac che aveva promesso discontinuità nella sua gestione non solo finanziaria (è sotto concordato preventivo per il debito accumulato di 1,3 miliardi) ma anche nei comportamenti dei suoi dipendenti?
Reintegrare il macchinista che ha compiuto un errore così grave significa lanciare un messaggio sbagliato. Sia verso gli altri lavoratori — come a dire loro: lassismo e perdonismo qui sono di casa — sia ai cittadini che oltre a nutrire disamore e sfiducia nei confronti dell’azienda di trasporti si sentiranno anche più insicuri
Secondo un dossier dell’ATAC finito sui giornali qualche tempo fa alcuni macchinisti in questi mesi hanno sabotato il passaggio delle metro denunciando problemi esagerate alle macchine. Tra le motivazioni del comportamento dei macchinisti c’era anche una ritorsione per la sospensione del macchinista protagonista dell’incidente.
Come segno di cambiamento reale, e non retorico, l’Atac poteva scegliere il pugno duro contro il suo dipendente. Non lo ha fatto, preferendo continuare a rovinare la propria immagine e quella della Capitale. Bisognava agire in maniera opposta. Facendo valere la certezza del rigore contro l’indulgenza demagogica. La stessa che ha prodotto, per i 784 vigili assenteisti del famoso Capodanno dei finti malati nel 2014, appena qualche buffetto e nessuna vera sanzione. Non è bello scoprire una Roma sempre uguale.
Identica a quella che faceva dire a Leo Longanesi: «E’ meglio assumere un sottosegretario che una responsabilità ».
Irresponsabilmente si fa diventare l’immeritevole, e in questo caso anche pericoloso, un intoccabile. Così vengono rassicurati i sindacati, a riprova che l’interesse corporativo prevale sull’interesse pubblico, e si garantisce un’artificiosa pace aziendale che non serve a nessuno e penalizza gli utenti.
Di fronte all’episodio della metro, alle conseguenze che ha prodotto sulla vittima e sui romani, alle immagini che hanno fatto il giro del mondo (in cui si vede la signora Natalya trascinata con un braccio dentro e il corpo fuori dal convoglio che parte in velocità senza fermarsi fino alla successiva stazione), bastava dunque da parte dell’Atac mostrare un briciolo di coscienza e di buonsenso.
Trasformare invece l’inefficienza colposa in un atteggiamento tollerabile è davvero intollerabile.
(da “NextQuotidiano“)
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Dicembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
SI E’ SPENTO A 74 ANNI… INTRODUSSE IL ROCK&ROLL A PARIGI E LASCIA OLTRE MILLE CANZONI
Si è spenta una delle più grandi voci francesi. Jean-Philippe Smet, in arte Johnny Hallyday, è morto a 74 anni nella notte di mercoledì.
Da circa un anno alla rockstar idolo di generazioni di francesi era stato diagnosticato un cancro ai polmoni. Ad annunciarlo, poco prima delle tre del mattino, è stata la moglie Laeticia Hallyday.
“Johnny Hallyday è andato via. Scrivo queste parola senza potervi credere. E tuttavia è proprio così. Il mio uomo non c’è più, ci ha lasciati questa notte così come ha vissuto lungo tutto il corso della sua vita, con coraggio e dignità “, scrive la moglie nel comunicato diffuso ai media.
Il cantante monumento della musica francese era stato ricoverato nella notte tra domenica e lunedì per problemi respiratori. Da mesi era sottoposto ad un trattamento anti-cancro a Parigi.
Più volte la famiglia ha cercato di smentire le indiscrezioni allarmistiche diffuse da alcuni media.
Con una carriera di 55 anni alle spalle, aveva dichiarato di recente di voler preparare un nuovo album in studio con una tournèe estiva nel 2018.
Nonostante la malattia, da lui stesso annunciata nel marzo scorso, mantenne l’impegno di cantare in tournèe con le Vieilles Canailles la scorsa estate, insieme agli storici amici e cantanti Jacques Dutronc e Eddy Mitchell. Quella resterà la sua ultima apparizione sulla scen
Johnny lascia oltre 1000 canzoni e centinaia di milioni di fan.
L’interprete di Invidia è sempre stato un combattente come dimostrato anche nel suo ultimo intervento: “Fanculo il cancro”, era la frase scritta in molti dei suoi messaggi sui social network.
Animale da placoscenico, Johnny era un’icona nazionale. Nel 1998, allo Stade de France, in tre spettacoli, attrae più di 200.000 spettatori.
Tornerà nel 2009 e nel 2012. Nella sua carriera ha venduto oltre 100 milioni di dischi.
Nato nel 1943 a Parigi, Johnny ha iniziato la sua carriera nei primi anni 60. È stato il primo a diffondere il rock in Francia, in particolare adattando le canzoni del repertorio americano.
Ha cantato diverse volte in italiano; il suo successo maggiore in Italia è Quanto t’amo (Que je t’aime); ha anche tradotto in francese alcuni brani di Adriano Celentano fra cui 24 000 baci.
Sposato dal 1965 al 1980 con la cantante Sylvie Vartan, ha avuto da lei il figlio David, anche lui cantante, mentre l’attrice Laura Smet è nata nel 1983 dalla sua relazione sentimentale – durata dal 1982 al 1986 – con Nathalie Baye.
Insieme a Laeticia Hallyday aveva anche adottato due figli, Jade e Joy.
(da agenzie)
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