Destra di Popolo.net

NOI (RICICLATI) CON SALVINI: AL SUD UNA CORTE DEI MIRACOLI DI VECCHI NOTABILI E QUALCHE CONDANNATO IN CERCA DI POLTRONE

Dicembre 8th, 2017 Riccardo Fucile

VIAGGIO NELLA COSA NERO-VERDE CHE SALVINI CERCA DI COSTRUIRE AL SUD, RACCATTANDO EX AN TROMBATI E TRADITORI DEI VALORI DELLA DESTRA PER UN PIATTO DI LENTICCHIE

L’ultimo arrivato è Roberto Menia, piazzato dall’ex presidente della Camera nel cda della fondazione An, terreno delle infinite faide nella galassia post missina.
Ha aderito al fantastico mondo di Matteo Salvini, nell’ambito dell’accordo con il movimento nazionale per la sovranità  di Francesco Storace e Gianni Alemanno. Movimento di cui Menia è il vicepresidente. E che aprirà , in tutta Italia, i comitati per “Salvini premier”.
È il progetto, a volerla vedere da un punto di vista “alto”, di una “cosa nero-verde”, che nasce dal circolo culturale “il talebano” di Vincenzo Sofo, da tempo teorico di un fronte identitario lepenista in Italia: leghisti, missini, “sovranisti”, vecchie glorie che cercano un posto al sole, col chiaro obiettivo di togliere voti a Giorgia Meloni, imbarcando pezzi di destra-destra, senza andare tanto per il sottile.
In realtà  c’è molto pragmatismo e poca teoria, in quest’accordo che prevede un paio di parlamentari in quota post missina, anche se — così pare — i posti non spetteranno all’ex governatore del Lazio e all’ex sindaco di Roma, ancora sotto inchiesta per l’accusa di corruzione e finanziamento illecito.
Il movimento di Alemanno, per “Salvini premier” è radicato in tutta Italia.
In Calabria c’è Giuseppe Scopelliti, ex sindaco di Reggio Calabria, ex governatore del Pdl poi approdato nel partito di Alfano.
Nel suo curriculum una serie di processi penali e una condannaa 6 anni di reclusione per abuso e falso e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per presunte irregolarità  nei bilanci del Comune tra il 2008 e il 2010.
Presenze che imbarazzano parecchi leghisti, cresciuti a pane e “Roma ladrona”.
Non è un caso che alla manifestazione di venerdì a Napoli ha evitato di metterci la faccia Giancarlo Giorgetti, il più alto in grado dopo Salvini, e sia andato Raffaele Volpi. Volpi è un moderato di Brescia che ha girato il Sud, palmo a palmo, in queste settimane con l’incarico di costruire la rete di Noi con Salvini, aprendo circoli ovunque e senza mettere troppi filtri al personale politico in arrivo. Risultato ottenuto, a vedere la mappa sul territorio.
Sbarco al Sud, Lega nazionale, nuova e rinnovata. Sotto l’orgia di retorica, si nasconde una carica di riciclati, trasformisti, “inciucisti”, come si suol dire buoni per tutte le stagioni.
In Sicilia il primo ad aderire a “Noi con Salvini” è stato il parlamentare Angelo Attaguile. Figlio dello storico senatore democristiano Gioacchino Attaguile, andreottiano di lunga data e due volte sottosegretario alle Finanze nei governi Rumor e Colombo, è entrato alla Camera in quota Raffale Lombardo.
L’altro parlamentare è Carmelo Lo Monte, altro democristiano che vanta nel suo curriculum l’assessorato alla Cooperazione, Commercio, Artigianato e Pesca col primo governo di Totò Cuffaro.
Con loro Salvini ha iniziato la sua campagna elettorale in Sicilia, che ha portato all’elezione di un solo parlamentare regionale, Toni Rizzotto, uscito dalla maggioranza una volta eletto perchè non è arrivato un posto in giunta.
Toni Rizzotto, bandiera della purezza sicula salviniana, è il classico riciclato.
Dipendente del comune di Palermo, dopo una lunga gavetta nella Dc, transita nell’Udc di Totò Cuffaro, che poi molla quando il governatore viene travolto dalle inchieste.
Il nuovo taxi è l’Mpa di Raffaele Lombardo, con cui approda all’Ars come deputato regionale. Nel 2012 finisce anche in una polemica: Lombardo lo piazza alla presidenza di “Lavoro Sicilia”, ma poi è costretto a rimuoverlo per incompatibilità . E nomina, al suo posto, la compagna di Rizzotto.
Il radicamento a Sud di “Noi con Salvini” si è sviluppato soprattutto nell’ultimo anno, in cui il profumo di vittoria è arrivato ceto politico di consumata abilità  trasformistica. Come in Puglia, dove è stato “scippato” a Forza Italia il giovane capogruppo in regione Andrea Caroppo, un passato nell’Udc e anche in “Puglia prima di tutto”, la famosa lista nella quale si candidò Patrizia D’Addario, la escort del primo sexgate di Berlusconi, che squarciò il velo del silenzio sul filone pugliese del “bunga bunga”.
A Bari il punto di riferimento per i nuovi arrivi — consiglieri, assessori, militanti, sottobosco — è Giuseppe Carrieri (eletto in liste civiche di sinistra).
L’assenza di filtri ha portato anche a qualche guaio.
Il più eclatante riguarda tal Primiano Calvo, di San Severo, ex vicesindaco, assessore e consigliere comunale con il Nuovo Centro Destra e poi attualmente coordinatore provinciale del movimento politico ‘Noi con Salvini’; si presentò, a favor di telecamera, abbracciato con Salvini e come paladino della lotta contro l’apertura di una discarica autorizzata dagli enti locali, ma è stato arrestato per traffico illecito di rifiuti.
Un po’ di ordine è stato portato dal responsabile regionale di “Noi con Salvini” Rossano Sasso, insegnante e dirigente a Bari del sindacato di destra Ugl. Alle comunali del maggio 2014 si candidò ” a sostegno del candidato sindaco (sconfitto) di centrodestra Mimmo De Paola raccogliendo appena 112 preferenze.
Il nuovo coordinatore ha dovuto gestire problemi delicati di affluenza, dal momento che in Puglia sono proliferati oltre 50 comitati pro-Salvini.
Un conflitto epico c’è stato a Foggia, sulla figura del referente locale: il ruolo di Mimmo Foglietta, ex segretario provinciale dell’Udeur di Clemente Mastella è stato insidiato da Saverio Sorinida San Giovanni Rotondo, appena uscito da Forza Nuova.
A Molfetta il movimento è targato AN, con l’ex consigliere comunale Rino Lanza e l’ultimo presidente cittadino di An, Francesco Armenio.
Sempre in Puglia sono transitati armi e bagagli con Salvini due parlamentari fittiani: Nuccio Altieri, già  vicepresidente della provincia di Bari ai tempi di Fitto (che gli fece anche da testimone di nozze), e Roberto Marti, ex assessore al comune di Lecce e storico organizzatore dei mitici pullman di Fitto alle manifestazioni del Pdl.
In Calabria invece il coordinatore è Domenico Furgiuele, giovane imprenditore già  segretario della destra di Storace. Uno della destra vera, figlio di un storico missino di Lamezia Terme. Furgiuele ha costruito una rete organizzata, molto di destra, che copre tutta la regione in una terra fino a poco tempo fa ostile al Carroccio ai tempi del disprezzo verso i “terroni”.
Altra regione con una robusta a radicata presenza di destra è l’Abruzzo. Da poco hanno aderito Gianfranco Giuliante, ex assessore regionale e storico esponente di An in Abruzzo e Luigi D’Eramo, altro ex An di quelli tosti, assessore all’Urbanistica della giunta dell’Aquila.
Tra i nomi pesanti anche Niccolò, detto Nichi, Ardigò, che è stato consigliere regionale del Pdl e Lino Galante, vicecoordinatore provinciale di Pescara del Pdl.
All’Aquila sono stati folgorati sulla via del salvinismo anche Emanuele Imprudente, ex consigliere comunale dell’Udc e ora assessore all’Ambiente e Luigi di Luzio, consigliere comunale ex Udc.
Dall’Abruzzo al Molise. Lì il punto di riferimento è Luigi Mazzuto, ex potente coordinatore regionale del Pdl, e già  presidente della Provincia di Isernia, che ha già  presentato il candidato alle prossime Regionali.
Si stratta di Aida Romagnuolo, definita dai giornali locali la “pasionaria del Molise”: più volte ha cercato la notorietà  politica, riuscendo però solo a diventare consigliere comunale del suo paese.
Ora ci riprova, forte anche dell’appoggio del suo compagno Lorenzo Lommano. Lommano era uno dei colonnelli di Antonio Di Pietro: fondatore dell’Italia dei Valori, coordinatore del Molise, un fedelissimo insomma, che ci rimise di tasca sua per aprire una sede di partito a Campobasso. Ora, tutti nell’orbita di Salvini.
Il Sud neoleghista assomiglia tanto a quello degli altri partiti: il Sud del “tengo famiglia”, delle clientela che transitano da una parte all’altra, dei pacchetti di tessere e voti.
È il Sud immutabile dei feudatari dei voti, da Cosentino a Vincenzo e De Luca e delle pubbliche amministrazioni distratte sulla spesa pubblica. Inevitabile incappare in qualche “incidente”.
L’avventura di Noi con Salvini in Campania è iniziata con l’arresto del sindaco di Torre del Greco, Ciro Borriello, che si dichiarò vicino ai leghisti.
E proseguita con quello del responsabile dell’area della Valle Caudina, Guido Coletta per frode fiscale.
Per il resto, hanno aderito tutte facce già  conosciute nel centrodestra di questi anni. Coordinatrice regionale è la parlamentare Pina Castiello, ex Pdl. A Napoli l’uomo forte è Gianluca Cantalamessa, missino, figlio di uno storico parlamentare del Movimento sociale, poi An a Pdl.
Alla sua manifestazione di qualche mese fa a Napoli c’erano parecchi amministratori ex An e anche di Fratelli d’Italia.
Quando Bossi lesse le cronache di quel che accadeva sotto il Vesuvio, dichiarò: “Salvini va a caccia dei voti dei fascisti”.
Il nuovo salviniano che avanza ha anche il volto dell’ex sindaco Pdl di Caivano, Pippo Capaccioli. E ancora: l’ex consigliere comunale e provinciale di Napoli in quota Nuovo Psi, Angelo Delle Cave, grande fautore della battaglia anti-euro e l’ex candidato sindaco di Sarno, Franco Annunziata
Tornando nel Lazio di Storace e Alemanno, pioniera della costruzione del movimento salviniano nella capitale è stata Barbara Saltamartini, ex An, poi Ncd, che ruppe con Alfano ai tempi di Mattarella, quando la Lega non aveva le percentuali odierne. Poi sono arrivati gli altri.
Tra questi Enrico Cavallari, ex assessore al personale della giunta Alemanno. Come per l’ex sindaco la sua presenza ha creato un certo turbamento perchè Cavallari è indagato dalla Procura (insieme ad altri nove ex componenti di quella giunta) per una delibera che autorizzava la costruzione di uno shopping center in pieno centro storico. Provvedimento che è stato annullato dal commissario del Comune Francesco Paolo Tronca.
Tra i pochi che non vengono da An c’è Barbara Mannucci, che di Cavallari è moglie.
Al primo giorno di legislatura, nel 2008, era immortalata sorridente accanto a Silvio Berlusconi. Allora aveva 26 anni, e godeva anche del sostegno di Marcello Dell’Urti. Era fedele, diceva in un’intervista a Repubblica: “Berlusconi è la luce. Resterò con lui fino alla fine. Sarò la sua Claretta Petacci”. Adesso dice al Corriere: “Salvini è la nostra ultima spiaggia. Che uomo coraggioso. Che energia. O ci salva lui, oppure non abbiamo speranza”. È cambiato il faro. O il duce.

(da “Huffingtonpost”)

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SANTI SCAMBIATI PER ISLAMICI, BECERODESTRA NEL RIDICOLO: NON CONOSCONO NEMMENO SANT’ANNA E SAN GIOACCHINO, GENITORI DELLA MADONNA

Dicembre 8th, 2017 Riccardo Fucile

UN’IMMAGINE DELLA NATIVITA’ PROIETTATA SULLA FACCIATA DELLA CHIESA E UN TURBANTE SOSPETTO SCATENA GLI ISLAMOFOBI CHE SONO TANTO CATTOLICI PRATICANTI DA NON RICONOSCERE I SANTI

Un’immagine della Natività  proiettata su una facciata della chiesa di Sant’Agostino a Ventimiglia, dove oltre a Gesù, Giuseppe e Maria si sono visti una figura con il velo che qualcuno ha pensato fosse un hijab e un’altra con il turbante ha sollevato un putiferio nella cittadina: «Mi dissocio completamente – ha detto il parroco, don Angelo Di Lorenzo – Chi ha proiettato un’immagine del genere su una proprietà  privata ha commesso una scorrettezza visto che io non sono stato informato. Cado dalle nuvole. Non so neppure con quale scopo abbia voluto proiettare questa immagine».
Più tardi, però, si è capito l’equivoco: don Angelo si è insediato da poco a Sant’Agostino e non conosceva la tradizione di proiettare immagini sacre sulle chiese cittadine.
Il Comune conferma, infatti, che quelle proiezioni fanno parte delle iniziative natalizie consuete: «Faremo un controllo sulle immagini che l’azienda che ha fornito questo servizio ha proiettato, ma davvero qui non c’è nulla di misterioso».
Quasi certamente le figure che compaiono con Maria, Giuseppe e il Bambin Gesù sono Sant’Anna e San Gioacchino, i genitori della Madonna che talvolta compaiono nelle raffigurazioni della Natività , in alcuni casi con velature ancora più decise.
Ma a togliere qualunque dubbio basterebbero le aureole che sottolineano la santità  di tutti i personaggi.
Ma la foto, rilanciata da alcuni siti della destra con effetti di indubbia e involontaria comicità , se non fosse che nei più ingenui si alimentano paure e fobie, insieme al dubbio che qualcuno avesse voluto inserire figure di altre religioni con la Sacra famiglia, ha subito provocato un po’ di agitazione sui social network, dove si è aperta una sorta di “caccia all’intruso”:
Ma soprattutto, la presenza di velo e turbante è stata anche associata all’Islam e ai migranti, assecondando una psicosi largamente cavalcata dalla politica

(da “Il Secolo XIX”)

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CONSIGLIERE-BAGARINO DELLA LEGA RISCHIA IL DASPO A MILANO: “RIVENDEVA BIGLIETTI DELL’HOCKEY”

Dicembre 8th, 2017 Riccardo Fucile

SORPRESO DALLA POLIZIA MENTRE RIVENDEVA I BIGLIETTI A TRE RAGAZZI… IL PARADOSSO: ERA STATA PROPRIO LA LEGA A RICHIEDERE IL DASPO PER CHI ATTENTA ALLA SICUREZZA DEL QUARTIERE

Rischia un Daspo e l’espulsione dal Consiglio di Municipio, nonchè dal suo gruppo, quello della Lega Nord. Perchè la polizia lo ha scovato a fare il bagarino.
Il consigliere di Zona 8 Stefano Pavesi, noto per la sua militanza nel movimento di estrema destra Lealtà  e azione e per essere un frequentatore della Curva Nord dell’Inter, l’11 novembre scorso è stato colto in flagranza dalla polizia durante un controllo anti-bagarinaggio mentre vendeva tre biglietti fuori dal Pala Agorà  prima di una partita di hockey sul ghiaccio.
Oltre alla sanzione prevista, è stata inoltrata alla questura la richiesta di divieto di avvicinamento agli impianti sportivi.
Un Daspo, in sostanza, che si infila nei monitoraggi che le forze dell’ordine portano avanti da tempo sulle attività  degli ultras che gravitano attorno alla squadra di hockey “Milano Hockey Rossoblù” che quel giorno sfidava il Merano
Ma non ci sono soltanto le accuse.
C’è anche un bel paradosso: giovedì scorso era stata proprio la Lega a presentare in consiglio di Municipio 8 una mozione per applicare il Daspo urbano (non sportivo, però, come quello richiesto per Pavesi) a chiunque “attenti”, secondo il Carroccio, alla sicurezza del quartiere:   per chi “disturba e turba la quiete, la sicurezza e la salute pubblica”, per “camper e furgoni impropriamente utilizzati come dimore itineranti e stazionati presso pubbliche vie e parcheggi”, per chi “utilizza in maniera impropria deturpandoli giardini, marciapiedi e parcheggi pubblici arrecando disturbo anche in ore serali e notturne ai cittadini”, per “i venditori abusivi” e i “questuanti molesti”.
Sono i consiglieri del Partito democratico a chiederne le dimissioni. Il capogruppo Marco Tansini lo scrive su Facebook e lo ribadisce: “Mi aspetto che dia immediatamente le dimissioni”.
Gli fanno eco sia il presidente dell’aula del Municipio Fabio Galesi che avanza l’ipotesi di “una mozione per chiederne le dimissioni”, sia il presidente di zona Simone Zambelli: “Si tratta di un fatto molto grave, chi ha incarichi pubblici deve dare il buon esempio mentre qui siamo di fronte ad un reato odioso come quello del bagarinaggio. Chiedo, prima di qualsiasi altra azione, una presa di distanza netta da parte della Lega e di tutto il centrodestra. Quello della scorsa settimana, poi, è stato un blitz contro bagarini abituali, non un episodio occasionale. Si dice potrebbero esserci legami con gli ultras”.
La Lega temporeggia. Il capogruppo del Carroccio in Consiglio di Municipio Enrico Salerani dice di volerci vedere più chiaro: “Se le accuse dovessero essere confermate e se ci fosse l’ombra del racket dei biglietti, lui non farà  più parte del nostro gruppo”.
Stefano Pavesi è noto anche perchè, durante la campagna elettorale 2016, sull’onda delle polemiche, persino il candidato sindaco del centrodestra Stefano Parisi provò a prendere le distanze dall’aspirante consigliere, ma questo non gli impedì di essere eletto (e anche molto votato).

(da agenzie)

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PER LA LEGA IL PROBLEMA A COMO NON SONO I NAZISTI MA CHI MANIFESTA CONTRO I RAZZISTI

Dicembre 8th, 2017 Riccardo Fucile

ESILARANTE DICHIARAZIONE DI SINDACO E VICESINDACO: “PREOCCUPATI PER IL CORTEO, POTREBBE DANNEGGIARE IL COMMERCIO”

Mentre mezzo governo è atteso domani a Como per sfilare “contro ogni intolleranza” — la manifestazione lanciata dal Pd in risposta al blitz naziskin di fine novembre nella sede di un’associazione pro migranti — il sindaco della città , Mario Landriscina (sostenuto da Lega Nord, Forza Italia e Fdi) annuncia il suo gran rifiuto. E con lui anche la vice sindaca del Carroccio, Alessandra Locatelli, e tutta la giunta.
Il primo cittadino non ci sarà . Lo comunica con una breve nota stampa in cui prende le distanze da un’iniziativa che “seppur lecita”, spiega, non lo vedrà  scendere in piazza insieme a quanti – cittadini, associazioni, ministri ed esponenti del mondo politico — domani faranno sentire la propria voce. Seppur condannando quanto avvenuto nella sede di Como senza frontiere, fa sapere il sindaco, “non ritengo necessario partecipare con chi manifesta esteriormente la propria preoccupazione per quanto accaduto”.
Così, in poche righe, Landriscina liquida la mobilitazione popolare per scuotere le coscienze lanciata qualche giorno fa da Walter Veltroni.
Gli fa eco Alessandra Locatelli, la vice sindaca. “Como domani vivrà  una situazione drammatica. Quello che è successo a fine novembre è da condannare, ma la decisione di manifestare proprio durante le feste è poco rispettosa per la città “. Per questo, aggiunge Locatelli, “potevano farlo prima o dopo il ponte”.

(da agenzie)

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SONDAGGIO INDEX, EFFETTO GRASSO MA NON TROPPO: LIBERI E UGUALI AL 6%, CALANO PD E LEGA, SALGONO FORZA ITALIA E M5S

Dicembre 8th, 2017 Riccardo Fucile

M5S 27,5%, PD 24,1%, FORZA ITALIA 15,5%, LEGA 13,8%, LIBERI E UGUALI 6%, FDI 5,3%, AP 1,3%

Il fatto nuovo della settimana è l’incoronamento di Piero Grasso da leader del movimento unico di sinistra, Liberi e uguali.
Una novità  che secondo Massimo D’Alema potrebbe portare la lista anche alla doppia cifra. Il primo test, dopo meno di una settimana, dà  effettivamente una tendenza in salita, ma sottolinea che il 10 per cento è ancora lontano.
Secondo Index Research per PiazzaPulita, la lista aumenta dello 0,3 e supera la soglia del 6.
Nel frattempo cala il centrosinistra, nella forma anomala con Ap e altre piccole liste, anche perchè diminuisce anche il Pd.
Il Partito democratico è dato addirittura sulla soglia del 24. Alternativa Popolare è in caduta libera all’1,3 e tra l’altro il sondaggio non ha ancora potuto assorbire l’effetto della non ricandidatura del leader, Angelino Alfano che attrae gran parte di quei voti, seppur pochi.
Il punto vero è che il centrosinistra — con le varie formule possibili, Pisapia o non Pisapia, Bonino o non Bonino — non va oltre il 28,7 per cento.
I punti di distanza dalla coalizione di centrodestra sono ormai quasi 8, anche se secondo Index il trio Forza Italia-Lega-Fratelli d’Italia questa settimana è in flessione dello 0,2. Per l’istituto diretto da Natascia Turato a perdere di più questa settimana è la Lega Nord — forse per la mancanza di temi su cui il Carroccio è forte -, mentre continuano le prestazioni positive di Forza Italia che ha definitivamente ripreso le penne, distanziando i leghisti di quasi due punti. I Fratelli d’Italia restano stabilmente sopra al 5.
In questo quadro resta isolato anche il Movimento Cinque Stelle che è di gran lunga il primo partito, tra l’altro con una lieve tendenza in aumento, ma al momento non avrebbe possibilità  di speranza per una maggioranza parlamentare.

(da agenzie)

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LA GIORNALISTA MINACCIATA PER L’INCHIESTA SUI RAZZISTI

Dicembre 8th, 2017 Riccardo Fucile

ARIANNA GIUNTI OGGETTO DI MINACCE VIA SOCIAL PER LA SUA INCHIESTA SU L’ESPRESSO

La giornalista Arianna Giunti è stata “oggetto di una serie di aggressioni verbali e minacce via social” su Facebook per una inchiesta sull’estrema destra e sul neofascismo pubblicata dal sito del settimanale ‘L’Espresso’.
Lo denunciano l’Associazione lombarda dei giornalisti (AlG) e il Gruppo cronisti lombardi esprimendo solidarietà  e chiedendo che le autorità  intervengano a tutti i livelli.
La Giunti sul suo profilo Facebook ha pubblicato le foto di alcuni commenti offensivi e di minaccia nei suoi confronti:
“Ma che meraviglia. Al neofascista Michele Podda la mia inchiesta sui fascisti su Facebook non deve essere particolarmente piaciuta (forse perchè è più abituato a guardare le figure che a leggere…) E così dice che devo essere “trovata” per darmi una non meglio precisata “lezione”.
Mentre la raffinatissima Harley Bergamini — che vanta di essere nipote di un maggiore della quarta brigata dei Falchi — mi augura di essere stuprata dai “negri” e con parole estremamente eleganti mi dice che sono donna di malaffare (“zoccola”, “vacca in calore”). E allora va bene, contessa, visto che sei proprio tu a supplicarmi, per Natale ti regalo una denuncia. Magari vengono a notificartela proprio i colleghi di tuo nonno. Bello, no?
PS E a tutti gli altri che continuano a inviarmi richieste di amicizia da nickname con il volto mascherato: o vi scoprite la faccia, o tornate nelle fogne.”
“Quanto sta accadendo con Arianna — è scritto in una nota — conferma come quello del giornalista che informa, e quindi contribuisce alla difesa dei principi democratici del nostro Paese, sia ormai un mestiere pericoloso. L’ondata di odio che emerge in questi ultimi mesi verso chi esercita il diritto di cronaca attesta il delicato momento: il sindacato lombardo dei giornalisti chiede che le autorità  preposte si attivino immediatamente per fermare le minacce e le aggressioni verbali. Ma chiede anche che i gestori dei social attivino subito i percorsi di tutela per evitare che la loro rete diventi strumento di divulgazione di pericolosi rigurgiti ideologici”.
“L’Alg — conclude la nota — sarà  sempre al fianco dei cronisti minacciati e chiede ai cittadini di non lasciare soli i giornalisti in prima linea nel raccontare quanto accade, ma diventare, insieme a loro, sentinelle della libertà  di informazione e della democrazia del Paese”.

(da “NextQuotidiano”)

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JOBBIK, IL PARTITO DI ESTREMA DESTRA UNGHERESE CHE RISCHIA IL FALLIMENTO

Dicembre 8th, 2017 Riccardo Fucile

ACCUSATO DI IRREGOLARITA’ NEL FINANZIAMENTO DAL GOVERNO DI ORBAN: REGOLAMENTI DI CONTI TRA BECERODESTRE

Il partito di estrema destra ungherese Jobbik è nei guai: rischia la bancarotta dopo aver subito una multa di oltre 2 milioni di euro per presunte irregolarità  nel finanziamento. L’ha comunicato il suo leader, accusando il partito Fidesz del premier Viktor Orban, sempre di destra, di aver ordito un “attacco politico” nei confronti della formazione rivale.
Ungheria si voterà  ad aprile 2018 e Orban cerca di assicurarsi il suo terzo mandato.
Negli ultimi anni la minaccia maggiore per il suo partito è venuta proprio dagli ultranazionalisti e diversi osservatori hanno spiegato lo spostamento a destra del premier proprio con la necessità  di “coprire” uno spazio politico che rischiava di essere occupata da Jobbik.
A mettere nei guai il partito guidato da Gabor Vona è una multa arrivata dall’Agenzia di audit nazionale (ASZ), che ha accusato di aver ricevuto oltre un milione di euro di sostegno finanziario irregolare per la pubblicità  del partito nel 2017.
La multa deve essere pagata entro la metà  gennaio, ma rischia di “rovinare finanziariamente il partito e minaccia la nostra partecipazione alle elezioni”.
Vona ha detto che la questione non è “finanziaria o tecnica” ma si tratta di un “attacco politico, non solo diretto a Jobbik ma all’intera democrazia ungherese”.

(da agenzie)

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MAURO MORETTI, L’EX CAPO DELLE FERROVIE, VIAGGIA GRATIS

Dicembre 8th, 2017 Riccardo Fucile

LA CONCESSIONE DELLA CARTA GRATUITA DI SOLITO VIENE GARANTITA SOLO AI FERROVIERI PENSIONATI O IN SERVIZIO

Un’interrogazione parlamentare è stata presentata sull’ex amministratore delegato di Fs Mauro Moretti, condannato a 7 anni in primo grado per la strage di Viareggio ( 32 morti) e che tuttavia può viaggiare gratis e a vita in treno grazie alla Clc (Carta di libera circolazione ferroviaria) che gli è stata consegnata durante una convention di dirigenti Fs a Roma.
In teoria la Clc spetta solo ai ferrovieri in servizio o in pensione che hanno trascorso tutta la loro vita lavorativa in Fs, ma per Moretti (che aveva lasciato Fs per Finmeccanica) Fs ha voluto fare un’eccezione.
Anche Finmeccanica-Leonardo peraltro si è preoccupata di non lasciare a piedi Moretti, offrendogli una Mercedes con autista sebbene sia terminato il rapporto di lavoro.

(da “L’Espresso”)

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“TRISTE E SPELACCHIATO, UNO SCOVOLINO”: A ROMA ANCHE QUEST’ANNO L’ABETE IN PIAZZA VENEZIA SCATENA LE POLEMICHE

Dicembre 8th, 2017 Riccardo Fucile

PRIMA ANCORA DELL’ACCENSIONE DELLE LUCI, I ROMANI BOCCIANO L’ALBERO POCO FOLTO

Quelli di Trafalgar Square a Londra e della Grand Place di Bruxelles, patrimonio Unesco, sono sostenibili e certificati, così come quello di piazza San Pietro, in Vaticano.
Quello di Parigi, davanti a Notre Dame, è foltissimo e ricco di addobbi, mentre nella berlinese Alexanderplatz è impreziosito da un mercatino, giostre e addirittura una ruota panoramica.
A Milano c’è quello gigante davanti al Duomo, ma le piazze si contendono il titolo dell’abete più bello, mentre a Salerno è composto da 280mila luci a led.
L’albero di Natale di piazza Venezia, a Roma, invece, è così poco folto che, dando le spalle a via del Corso, si riesce a vedere perfettamente l’Altare della Patria attraverso i suoi rami.
“È triste e spelacchiato”, secondo la rete che in queste ore lo sta continuando a criticare, sperando che con l’accensione delle luci il suo aspetto possa migliorare.
Ma c’è chi ci crede poco: l’albero, d’altronde, già  lo scorso anno era finito nella bufera e tra critiche e sberleffi era stato definito triste, storto e poco illuminato.
Tanto che ad Acea toccò chiamare un allestitore da Napoli per “conciare per le feste” l’esemplare di venti metri donato dal Comune di Pinzolo-Madonna di Campidoglio in collaborazione con la comunità  delle Giudicarie.
Niente da fare, insomma, per chi sperava in un colpo di scena quest’anno.
Almeno su carta, l’abete proveniente dalla Val di Fiemme ce li aveva tutti i requisiti per stupire romani e turisti: addobbato con 800 palline tra i 20 e i 40 centimetri, quattromila metri di illuminazione a led, una stazza più imponente dello scorso anno.
E invece è ancora polemica: ai cittadini, che si sfogano sui social, non piace proprio. Su Facebook, per esempio, Luisella Agostini scrive: “Lo chiamano ‘spelacchio’ e ‘scopino del water’. Mi piacerebbe sapere quanto è costato”.
Le vanno dietro Girolamo Cannatà , che lo definisce “Uno scovolino”, e Alessandro Sabelli: “Addobbato di botte”, per quanto appare malconcio.
“C’è una sola spiegazione – ironizza una ragazza su una story di Instagram – alla Raggi non piace il Natale”. E in molti usano ironicamente l’hashtag #jesuisspelacchio, per difenderlo dalle critiche.

(da agenzie)

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