Destra di Popolo.net

RICORSO AL TAR CONTRO L’ORDINANZA ANTI CLOCHARD DEL SINDACO DI COMO

Dicembre 30th, 2017 Riccardo Fucile

UNO STAFF DI AVVOCATI CHIEDE CHE VENGA SOSPESA: “NON RISPETTA I DIRITTI UMANI”

Un ricorso al Tar Lombardia contro l’ordinanza del sindaco di Como che multa clochard e mendicanti nel centro città  durante le feste natalizie.
E che ha portato all’estremo, con i volontari che al mattino distribuiscono la colazione ai senzatetto comaschi allontanati dalla polizia locale per evitare di creare bivacchi.
A presentarlo – contestando all’ordinanza del sindaco Mario Landriscina l’eccesso di potere – alcuni giovani avvocati milanesi che, gratuitamente, hanno scritto e seguiranno il ricorso sostenuto anche dall’associazione comasca Civitas.
Il ricorso è stato depositato ieri a Milano – che ha la competenza su Como – dall’avvocata Damiana D’Errico e dai colleghi Francesco Viceconte e Ilaria Rudisi, per conto di Civitas e di un singolo cittadino, Guido Rovi.
Che la scorsa settimana hanno seguito con attenzione la questione di Como, partita con l’ordinanza con multe fino a 3mila euro per i senzatetto e finita con un bivacco solidale in centro organizzato dalle associazioni di volontariato, con la stessa Caritas che ha chiesto al sindaco il ritiro dell’ordinanza.
“Quell’ordinanza viola la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e diversi diritti costituzionali”, spiega Viceconte.
Per questo hanno deciso di impugnare l’ordinanza anti-degrado, chiedendone la sospensione cautelare prima ancora dell’annullamento: l’atto firmato dal sindaco di centrodestra – che ha spiegato di non avere alcuna intenzione di ritirarlo – dura 45 giorni, quindi fino al 25 gennaio, e quindi serve che i giudici amministrativi si muovano in fretta. Per il ricorso il gruppo di avvocati lavorerà  gratuitamente: l’associazione Civitas chiede comunque a tutti di contribuire alle spese vive della causa, considerando che soltanto la marca da bollo per depositare il ricorso costa 650 euro.
“Riteniamo – scrivono i promotori del ricorso – che sia nostro dovere di cittadini batterci per il rispetto dei diritti costituzionalmente garantiti e impedire che il potere politico mal esercitato possa agire con dispotismo e palese ingiustizia”.

(da agenzie)

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SONDAGGI: CENTRODESTRA 34,6%, CENTROSINISTRA 27,9%, M5S 27,3%, GRASSO AL 6,8%

Dicembre 30th, 2017 Riccardo Fucile

SE IL CENTRODESTRA CRESCESSE ANCORA POTREBBE AVERE LA MAGGIORANZA IN ALMENO UNO DEI RAMI DEL PARLAMENTO

La media dei sondaggi sulle elezioni del 4 marzo 2018 favorisce il centrodestra, sempre più vicino a raccattare una maggioranza risicata alla Camera e quindi a prendere l’incarico dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Sulla base della media degli ultimi 8 sondaggi stilata dal sito specializzato youtrend.it emergono le seguenti cifre: la coalizione di centrodestra è data al 34,6%; la coalizione di centrosinistra si ferma al 27,9%; il M5S al 27,3% e la sinistra di Grasso al 6,8%.
Altri cespugli politici superano di poco il 2%.
Sulla base di queste simulazioni il centrodestra arriva oggi a 266 seggi, cinquanta in meno del magic number, mentre M5S e centrosinistra sono molto staccati.
Se continuerà  il trend di crescita di questi ultimi mesi, e il centrodestra dovesse riuscire a vincere nei collegi uninominali ad oggi incerti, la maggioranza assoluta della Camera potrebbe avvicinarsi al magic number e a quel punto basterà  poco a Berlusconi, Salvini e Meloni, per portare a casa la maggioranza, magari attingendo a chi ha vinto il collegio uninominale ed è stato eletto con voti suoi — come potrebbe succedere con PD e M5S — allo scopo di portare a casa la fiducia a un nuovo governo.
Anche la competizione interna al centrodestra però sarà  decisiva nella scelta del premier: attualmente Forza Italia è intorno al 16% e la Lega viaggia intorno al 13%: la competizione interna è ancora aperta ma Berlusconi finora ha dimostrato in più occasioni una capacità  di raccattare voti quasi leggendaria negli ultimi giorni della campagna elettorale.

(da “NextQuotidiano”)

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LE NUOVE REGOLE DEL M5S PER LE CANDIDATURE DANNO TUTTO IL POTERE A DI MAIO

Dicembre 30th, 2017 Riccardo Fucile

IL CANDIDATO PREMIER SCEGLIERA’ CHI CORRE NEI COLLEGI UNINOMINALI, FINISCE LA BARZELLETTA DEL MOVIMENTO DAL BASSO… MITOLOGIA DEI BANCHETTI E REALTA’ DELLA RICERCA DEL POTERE

Una serie di anticipazioni uscite ieri dalle agenzie di stampa senza smentita oggi approfondite dai giornali raccontano di un cambio delle regole epocale per il MoVimento 5 Stelle in occasione delle prossime elezioni.
E le nuove norme, che puntano ad attribuire più potere al capo politico, non piaceranno troppo alla base grillina perchè tendono a togliere potere e opportunità  di scelta agli iscritti in favore di altri.
Soprattutto in favore di Luigi Di Maio, a cui le nuove regole attribuiscono il potere di “valutazione” delle potenziali candidature, bocciando quelle decise dalle consultazioni online, e addirittura di scegliere i candidati per i collegi uninominali previsti dal Rosatellum.
È un cambio epocale per il MoVimento 5 Stelle. Ma sarà  accompagnato anche da una serie di modifiche allo statuto che sta per morire in tribunale e che non verranno votate sul web perchè saranno varate da una nuova associazione giuridica, probabilmente parallela all’associazione a 5 Stelle fondata nel 2013 da Grillo con il nipote e il suo commercialista, scrive oggi Luca De Carolis sul Fatto
Una nuova “holding” pensata per varare un diverso Statuto, più resistente ai ricorsi negli auspici dei vertici. Dieci pagine di regole dove spicca l’amplissimo potere di Di Maio.
Tale che potrà  decidere di escludere i possibili candidati “se le loro condotte saranno contrarie a quanto stabilito del codice etico”, ovvero se strideranno con la linea politica o semplicemente con “il buon senso”.
Grillo verrà  consultato in caso di parere negativo. Però le decisioni di fatto partiranno sempre dal candidato premier.
E sempre lui avrà  l’ultima parola anche sulle candidature nei collegi uninominali, dove il M5S rischia di raccogliere poco per il suo no alle coalizioni.
Così ecco l’apertura agli esterni, e ai nomi “di qualità ”, in cui potrebbero essere inclusi anche alcuni dei potenziali ministri, le figure “competenti e sensibili” invocate da Di Maio.
Per i listini proporzionali invece varranno le Parlamentarie, ossia le votazioni sul web, comunque previste (si potranno votare 3nomi).
Soprattutto, si potrà  candidare un candidato sia in un collegio uninominale che nel listino, ma sempre nello stesso collegio di residenza. Una norma per ovviare al Rosatellum, che varrà  innanzitutto per i capilista.
In più ci sarà  una specie di norma anti-mattacchioni: “Chi crede nelle scie chimiche o straparla di vaccini resterà  a casa”, assicurano dal M5S. E naturalmente rischiano tutti coloro in odore di dissidenza. Perchè Di Maio non vuole rogne interne.
Le penali-bufala da 100mila euro e altre amenità 
Si cambia anche sulle penali, ma con poche chances di vedere qualche risultato. Ci sarà  un nuovo codice di comportamento per gli eletti, con multe di 100mila euro per chi lede l’immagine del M5S (una sorta di clausola anti-dissidenti, prima ancora che contro i cambi di casacca). Prevederà  il pagamento della penale anche in caso di dimissioni prima del tempo e ovviamente non verrà  mai esercitata, come del resto è successo in questi ultimi cinque anni, dove Grillo & Casaleggio non si sono mai mossi per riscuoterla ma ne hanno parlato solo per propaganda. Come è stato spiegato in più occasioni, viola l’articolo 67 della Costituzione e non ha alcun senso nè alcuna legittimità  dal punto di vista giuridico.
Il ruolo del capo politico durerà  5 anni rinnovabili per altri 5 (ma bisognerà  essere ricandidabili, quindi Di Maio è escluso in partenza visto che il prossimo sarà  il suo ultimo giro.
Ma quello che probabilmente shockerà  la base è la possibilità  di candidarsi nel M5S senza essersi iscritti al blog, saltando così completamente la famosa trafila di banchetti e militanza che fino a ieri veniva portata in palmo di mano dagli iscritti a conferma della loro “diversità ”:
Esponenti della società  civile che vogliono impegnarsi in prima persona pur senza essere iscritti al blog. Potranno correre nei collegi uninominali e a sceglierli sarà  proprio il candidato premier, che potrebbe anche avvalersene per la sua squadra di governo.
Così, le personalità  che Di Maio sta sondando — “la prima cosa che dobbiamo cercare è la competenza”, ha detto ai suoi fedelissimi — non avranno solo la promessa di un dicastero, ma anche la possibilità  di essere eletti in Parlamento.
È con quest’offerta, che i luogotenenti del leader (il responsabile delle relazioni istituzionali Vincenzo Spadafora, il deputato Riccardo Fraccaro, l’avvocato e presidente di Acea Luca Lanzalone) stanno cercando di avvicinare personalità  che allargano il campo dei 5 stelle, dal sociologo Domenico De Masi (ormai ospite fisso dei loro convegni oltre che committente delle loro ricerche), al procuratore anti ‘ndrangheta Nicola Gratteri fino al magistrato ambientalista Raffaele Guariniello.
Con un occhio attento al mondo dell’economia e dell’impresa. (Annalisa Cuzzocrea, La Repubblica)
La mitologia dei banchetti e la realtà  del potere
Restano uguali invece le norme che vogliono escludere i dissidenti dalle candidature: non potranno candidarsi iscritti che siano sottoposti ad un procedimento disciplinare interno o che abbiano già  subito una sanzione dai probiviri, anche in via cautelare. Stesso discorso per chi sia stato condannato o venga a sapere di essere anche solo indagato.
Con queste decisioni, che sono state effettuate senza alcuna votazione tra gli iscritti come d’abitudine per i grillini anche se c’è chi è ancora convinto di trovarsi in un movimento democratico, cade definitivamente la mitologia dei banchetti e della militanza e si apre un’era di realpolitik e concretezza. Che non potrà  non avere riverberi positivi all’esterno, dove verrà  percepita come la concretizzazione di un M5S che punisce e sbatte fuori chi sgarra, cosa che piace molto agli elettori appassionati di reality show.
A preoccuparsi invece dovrebbero essere tutti quelli che in questi anni hanno creduto alla militanza grillina, gli organizer dei meetup e gli admin delle strutture dal basso. Già  esautorati in tutto e per tutto da Rousseau, ora rischiano di dover lasciare il testimone a chi arriva da fuori su scelta del candidato premier.
Sarà  interessante soprattutto la questione dei candidati nei collegi: se davvero verranno scelti tra i non iscritti per correre contro gli avversari del MoVimento, in caso di vittoria nell’uninominale potranno dire di essere stati eletti per il loro nome e non certo grazie alla base.
A quel punto, se Di Maio, come appare probabile, non avrà  i voti per formare un nuovo governo e a un’altra coalizione invece ne mancheranno una manciata, chi vieterà  a chi ha vinto il collegio di fare altre scelte politiche una volta eletto? La penale che per i non iscritti non vale?

(da “NextQuotidiano”)

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ECCO I DIECI EROI DELL’ITALIA MIGLIORE

Dicembre 30th, 2017 Riccardo Fucile

LE DONNE E GLI UOMINI PROTAGONISTI DI AZIONI CORAGGIOSE NELL’ANNO CHE SI STA PER CONCLUDERE

Per qualche giorno sono finiti in prima pagina, ma di loro quasi tutti si sono già  dimenticati. Senza pretendere medaglie, hanno compiuto imprese straordinarie, salvato tante vite e fatto arrivare lontano il loro buon esempio
LORENZO GAGLIARDI – Otto ore sugli sci per arrivare a Rigopiano  
Nel suo ufficio, nella caserma del nucleo alpino della Guardia di finanza, non c’è più spazio per appendere targhe e pergamene. Il maresciallo Lorenzo Gagliardi ha perso il conto dei premi e degli attestati di gratitudine, sommerso da lettere di ringraziamento e messaggi affettuosi. Il presidente della Repubblica gli ha concesso la medaglia d’oro, ma tanti sconosciuti continuano a scrivergli da tutta Italia. E lui ogni volta ripensa alle famiglie di chi non è riuscito a salvare. «Ai 29 morti e ma anche a quelli che si sono sacrificati durante le operazioni di salvataggio».
Nella notte tra il 17 e il 18 gennaio, prima ancora che l’Italia intera si ritrovasse per giorni con il fiato sospeso, lui ha sfidato un’impenetrabile barriera di neve e ghiaccio. Con gli sci ha camminato per 8 chilometri e per primo è arrivato all’ingresso dell’Hotel Rigopiano: è partito a mezzanotte ed è arrivato alle quattro del mattino. «Eravamo in 12, tutti finanzieri, avanzavamo in colonna, a distanza di 20 metri l’uno dall’altro. Così, se fosse arrivata un’altra valanga non ci avrebbe travolto tutti. Dell’albergo non c’era più niente. La neve era in tutte le stanze, come se un cannone l’avesse sparata dentro a forza . Scavavo con la pala, con le mani, con un ramo: la sonda ci aveva fatto capire che sotto tre metri di ghiaccio, c’era qualcuno». E gli 11 superstiti devono la vita anche al grande lavoro del maresciallo Gagliardi, che per l’Italia è diventato l’eroe di Rigopiano.
GESSICA NOTARO – La miss sfregiata con l’acido: “Oggi mi sento più forte”  
«Il viso poco a poco si sta sgonfiando, ora la pelle tira di meno e io riesco a fare quasi tutto. Mi sto abituando al mio nuovo aspetto, sto iniziando a riconoscermi. Oggi posso dire di essere molto fiera di me. Mi sento più forte, una persona migliore». Gessica Notaro ha trovato del buono in una vicenda drammatica che si potrebbe raccontare solo attingendo all’intero repertorio degli aggettivi negativi.
Lei era una ragazza bellissima, eleganza da passerella e sguardo da copertina. Il 10 gennaio l’ex fidanzato Jorge Edson Tavares ha cercato di spegnerle il sorriso, svuotandole in faccia tutto l’acido contenuto in una bottiglietta di plastica. Da quel momento per Gessica è tutto cambiato. Giorni e giorni in ospedale, le operazioni chirurgiche e la nuova vita. Con una grinta epica e uno straordinario impegno nell’aiutare le altre donne intrappolate nella violenza. Per qualcuno l’ex Miss Romagna è da considerare “Italiana dell’anno” e lei sfrutta l’occasione per ribadire la necessità  di approvare una nuova legge che protegga le donne che trovano il coraggio di denunciare. «Io se l’avessi fatto dopo i primi episodi certamente mi sarei salvata».
JOHN OGAH – Il nigeriano coraggioso che ha disarmato un bandito  
Di far finta di nulla, o di allontanarsi per evitare rischi, John non ci ha pensato neanche un attimo. Ha avuto paura, questo sì. Ma alla fine ha deciso che era il momento di intervenire e fermare quel rapinatore armato di mannaia. «Io ero fuori dal market, come ogni giorno aspettavo che qualcuno mi lasciasse qualche moneta. Quando ho visto che il rapinatore ha tirato fuori un coltello ho capito che non scherzava. Dovevo impedire che facesse male a qualcuno e allora sono entrato nel supermercato. Tutti urlavano e lui aveva il coltello in pugno. Io senza pensarci l’ho afferrato e ci siamo spintonati».
Le immagini delle telecamere di sorveglianza del market di via Delle Conifere, periferia Est di Roma, il 26 settembre, hanno ripreso la scena e documentato il coraggio di John, fuggito dalla Nigeria nel 2013. Il rapinatore è stato arrestato (e poi condannato) e per il trentunenne fuggito da casa per non essere ucciso da un gruppo criminale, la vita è cambiata solo dal punto di vista legale. Perchè quel gesto eroico è servito per avere il permesso di soggiorno ma non per trovare un lavoro. E così John ogni mattina deve tornare davanti al market per chiedere l’elemosina. Se non altro i clienti sono diventati più generosi.
PAOLO PALUMBO – Il giovane chef con la Sla restituisce i sapori ai malati  
Con quella bestia indomabile che prova a stroncare i sogni tipici di un ragazzino, Paolo discute quasi ogni giorno. Più che un dialogo, è una sfida: «Dici che non potrò liberarmi di te? Solo per ora». Con la grinta tipica di un ventenne, Paolo Palumbo non ha alcuna intenzione di arrendersi. La Sla gli ha già  assegnato un record che nessuno mai avrebbe voluto: è lui il più giovane malato d’Italia. Ma mentre la “sclerosi laterale amiotrofica” avanza e immobilizza altre parti del suo corpo, lui reagisce con una forza da attaccante. Ed è questa la sfida: non farsi bloccare dalla malattia. Nonostante i movimenti siano sempre più difficili e per spostarsi sia già  necessaria la sedia a rotelle. I progetti di Paolo diventano un esempio, uno stimolo persino per gli scienziati che ora hanno creato un team internazionale che si è dato come obiettivo quello di esaudire il sogno suo e di tanti altri pazienti: studiare la Sla e trovare una cura.
Dalla sua casa di Oristano, nel frattempo, Paolo si occupa anche di rendere un po’ meno difficile la quotidianità . Non solo la sua. E sfruttando la passione per la cucina, i consigli da chef del papà  Marco e l’aiuto del fratello Rosario, si è fatto venire in mente un’idea rivoluzionaria: un tampone che consente ai malati costretti a nutrirsi con un sondino di provare ancora i gusti dei piatti della cucina nostrana. «Si tratta di mettere in produzione un tampone – spiega Paolo – che è una sintesi “chimica” di sapori, attraverso la cucina molecolare. Una volta introdotto in bocca, questo tampone, sprigiona tutti i gusti, ridando gioia a chi anche da decine di anni magari si nutre con un sondino e non può più mangiare naturalmente. Finalmente anche i malati possono finalmente riassaporare la vita». I test fatti al Centro Nemo di Milano hanno dato esito positivo e per capire che l’idea è geniale basta osservare gli occhi lucidi dei pazienti che hanno potuto provare dopo tanto tempo il gusto di una carbonara. Intanto, il messaggio di Paolo è arrivato lontano, persino alle orecchie di Barack Obama. Che a maggio gli ha stretto la mano e assicurato un impegno su cui ora tutti i malati fanno affidamento. Perchè loro al suo motto ci credono davvero: «Yes, we can!».
GIUSEPPE BOVE – Il vigile del fuoco che ha salvato i fratellini di Casamicciola  
Ciro, incastrato tra le macerie della cameretta, non ha smesso neanche un attimo di gridare «tirateci fuori, non ci abbandonate, tirateci fuori da qui». Ad ascoltarlo e a rassicurarlo, stando attento a non far crollare neanche un altro frammento, c’era un vigile del fuoco che aveva deciso di non tradire la promessa fatta Ciro e ai suoi due fratellini. Quell’angelo con il caschetto si chiama Giuseppe Bove e per portare a termine quell’operazione è rimasto in equilibrio per più di 16 ore. Poggiato delicatamente sulla cima di una montagna di macerie.
All’interno di quel poco che restava di quella casa, nel centro di Casamicciola, c’erano tre bambini di 11, 8 e 7 anni: Ciro, Mattias e Pasquale aspettano abbracciati di rivedere la luce. E ogni tanto gridano: «Non ci fate morire, portateci via da qui». Giuseppe Bove non perde la pazienza e mentre lavora con i suoi colleghi per creare un varco sicuro si preoccupa anche di tenere svegli i tre fratellini. «Siamo arrivati alle 3 del mattino e da quel momento non ci siamo più fermati. Per trovare i bambini abbiamo usato il metodo più semplice: la voce. Li abbiamo chiamati e loro ci hanno risposto. Questo ci ha fatto capire subito che erano vivi e stavano bene. Da quel momento abbiamo lavorato senza tregua per riuscire a trovare uno spazio per raggiungerli e per portarli in salvo. Loro ci imploravano di continuo e continuare a lavorare senza cedere all’emozione è stata la cosa più dura. Ma questa è un’operazione che ha segnato la mia vita».
FRANCESCA CAPALDO – La poliziotta anti stupratori armata solo della sua parola  
Non parla mai di reati, ma di ascolto, comprensione e fiducia. Non cita le pene e non si porta appresso le manette. Francesca Capaldo è una poliziotta che non ha bisogno della pistola. Perchè la sua arma è la parola, costantemente carica di sguardi amorevoli e di parole dolci. Il giubbotto antiproiettile, dunque, non le serve. Eppure, i crimini che ogni giorno deve fronteggiare sono certamente tra i più spregevoli: quelli contro le donne. Il vicequestore Capaldo è il capo della sezione “Violenza di genere” dello Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e ogni giorno lavora dietro le quinte. Senza divisa, alternando la procedura penale a quella dose di dolcezza che serve per aiutare una donna spaventata e umiliata a tirare fuori il coraggio per confidarsi.
Francesca Capaldo non sta mai sotto i riflettori e le sue operazioni non finiscono mai sulle prime pagine. Ma nei primi giorni di settembre ecco la sua foto su tutti i giornali: quella poliziotta con lo sguardo basso che trattiene Guerlin Butungu per la felpa è proprio lei. Schiva le telecamere, forse avrebbe preferito non passare da quella porta, ma qualche giorno dopo accetta di raccontare quei dieci giorni di lavoro che sono serviti a dare un volto al branco che il 26 agosto si è accanito su una coppietta e su una transessuale sul litorale di Rimini. «Ho provato grande soddisfazione, ma solo per aver reso giustizia a quelle due donne con le quali, io e tutta la squadra, abbiamo passato giorno e notte. Quelli che abbiamo arrestato e che si sono scatenati con grande brutalità , in realtà  sono dei ragazzini. Poco più che bambini. In branco hanno agito con spietatezza, ma uno per uno hanno dimostrato di essere mansueti, quasi timidi. L’obiettivo del nostro lavoro non è solo quello di individuare i responsabili dei reati, ma contribuire a portare avanti una piccola rivoluzione culturale, perchè sia abbandonata questa concezione arcaica delle donne che ancora vengono trattate come se fossero una proprietà  di qualcuno».
LUX – Il cane-bagnino ha strappato. Caterina alla furia delle onde
A considerarlo un cane-bagnino sembra quasi di sminuirlo. Perchè Lux è molto di più. Non solo perchè ha quattro zampe da sfruttare e nuota perfettamente, ma soprattutto perchè è capace di fare quello che il più possente e il più coraggioso dei bagnini non potrebbe. Non solo per una questione di forza fisica, ma principalmente di cuore. E l’ha dimostrato il 12 agosto. Verso mezzogiorno, sulla spiaggia delle Saline, a Palinuro, si è sfiorato un dramma assurdo. Caterina, una bambina di 8 anni, nuotava in riva insieme al padre e alla sorellina. A un certo punto è arrivata un’onda più forte delle altre e le due ragazzine si sono ritrovate in balia della corrente.
Il loro papà  non ha perso tempo e ha sfidato la risacca, riuscendo però a riportare a riva solo una delle sue figlie. All’altra, cioè a Caterina, ci ha pensato Lux, un bellissimo labrador nero che discretamente controllava la spiaggia con la divisa della “Scuola cani salvataggio”. Lux è arrivato di corsa e si è tuffato senza esitazioni. E in pochi minuti ha riportato la bambina ai suoi genitori. «Non riuscivamo a farle vincere la paura dei cani – ha raccontato il papà  – Da oggi sarà  tutto diverso. Questa sarà  una seconda vita».
FEDERICO RAPAZZO – Nel caos di piazza San Carloun soldato batte il panico   Federico Rapazzo è un militare ben addestrato e quando si è trovato in mezzo a una guerra nel centro della sua città  ha avuto la lucidità  che ha evitato altre lacrime. Piazza San Carlo, cuore nobile di Torino, 3 giugno. Quel che è successo lo ricordano più o meno tutti, ma di lui in tanti si sono già  dimenticati. La Juve quella sera tenta invano di conquistare la Champion’s League e in città  in 30 mila seguono la partita sui maxi schermi. Tra la folla, all’improvviso si scatena il panico e tutti fuggono senza che ci sia un pericolo vero.
Si teme un attentato e tutti cercano di allontanarsi come possono. Erika Pioletti muore in mezzo alla calca, ma il delirio non finisce. Chi perde l’equilibrio si ritrova sommerso da migliaia di persone che in un attimo hanno perso la calma. Federico Rapazzo no: si trova davanti un bambino cinese scaraventato a terra dalla folla e con l’aiuto di un altro ragazzo (un senegalese che ha fatto letteralmente da scudo umano) ha portato in salvo il piccolo Kelvin. Lo ha preso in braccio e consegnato ai volontari del 118. «Se lo avessi lasciato lì sarebbe morto. Avevo tanta paura, ma dovevo fare qualcosa».
DANIELA MANZITTI – Il gesto d’amore della mamma: fa arrestare il figlio latitante  
«Carissimo figlio mio, l’altra mattina ho fatto qualcosa che una madre non vorrebbe mai fare: ho tradito la cieca fiducia che tu da 24 anni riponevi in me, consegnandoti nelle mani di qualcuno che di te conosce solo il nome e le “bravate”. È stato necessario». Per salvare il proprio figlio ogni madre usa l’arma che può sfruttare con maggiore facilità . E Daniela Manzitti (badante pugliese di 47 anni) ha deciso di denunciare il figlio e farlo arrestare.
Il suo secondogenito Michael era latitante da 3 mesi e lei il 31 ottobre ha fatto sapere ai carabinieri che l’avrebbero potuto trovare in ospedale, mentre assisteva all’ecografia della compagna in dolce attesa. Michael è uno che è finito in carcere già  a 18 anni e qualche mese fa è evaso dai domiciliari, mentre scontava una condanna per rapina e spaccio. «L’ho fatto arrestare per sottrarlo alle cattive compagnie. Per il suo bene, eppure lui ora mi odia».
ILARIA BIDINI – La ragazza che umilia i bulli dei social network  
Riscrivere qui, oggi, gli insulti che per mesi hanno offeso e umiliato Ilaria Bidini serve solo a dimostrare che lei è stata davvero forte più di una roccia. «Nana, deforme, fai schifo: non ti guardi allo specchio? Sei la miss bruttezza di Arezzo. Ogni volta che passi noi facciamo gli scongiuri». Queste, nella valanga della malvagità  che sui social supera tutti gli argini, sono solo le frasi più eleganti. Perchè il resto è tutto davvero irripetibile. Ma Ilaria non si è persa d’animo: all’inizio non aveva tanta voglia di gridare, ma ha tirato fuori la forza di un pugile. I cyber-bulli che ogni giorno le scrivevano qualunque tipo di cattiveria avevano solo l’obiettivo di farle del male.
Di piegare anche nell’animo una ragazza che fin dalla nascita si è ritrovata un corpo più debole degli altri. Ma l’obiettivo dei vigliacchi è naufragato malamente. Perchè Ilaria si è piazzata di fronte a una telecamera, seduta sulla sua sedia a rotelle, e a voce alta ha letto riga per riga tutti i messaggi ricevuti negli ultimi mesi. Qualcuno è stato denunciato e lei è diventata la consulente di tante ragazze che ogni giorno fanno i conti con la malvagità  del cyber-bullismo.

(da “La Stampa”)

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L’ESERCITO DEI FALSI TERREMOTATI CHE CELEBRANO SU TWITTER IL RIENTRO NELLE CASE

Dicembre 30th, 2017 Riccardo Fucile

SVELATO IL FAKE, GLI ACCOUNT CANCELLATI IN BLOCCO… STORIE TANTO COMMOVENTI QUANTO FALSE

Sono finalmente tornati nelle loro case. Carla Minotta è rientrata il 27 dicembre. A Rossella Gengi era toccato un po’ prima, il 31 ottobre. Valerio Parente e Lucio Ruggero avevano rimesso piede nella loro abitazione rispettivamente lo scorso 13 e 6 ottobre. Costantino Varlo il 19 luglio e Noemi Samisi il 5 maggio.
Terremotati fortunati, verrebbe da dire, visto che solo il 40 per cento degli abitanti del Centro Italia colpiti dalle scosse del 2016 hanno ricevuto una casetta.
Oppure forse si riferivano a un altro sisma, quello dell’Emilia-Romagna, visto che sono di nuovo sotto il tetto accogliente della propria casa, dopo “oltre 5 anni”.
“È una notte speciale x me perchè stanotte dopo oltre 5 anni dal sisma dormo x la prima volta a casa mia. E mi andava di condividerlo con voi”.
Un messaggio bellissimo, identico a quello di Rossella e gli altri. Tutto molto commovente, in grado di ricevere nel caso di Carla Minotta oltre mille retweet. Ma tutto falso.
Nè Carla nè Rossella, nemmeno Valerio e Lucio, Costantino e Noemi esistano. Sono “fake bot” e spacciano fake news su Twitter sulla pelle dei terremotati che una casa l’aspettano davvero e ancora non l’hanno ricevuta, nonostante le rassicurazioni del governo.
E quando la loro propaganda — chissà  in nome di chi — è stata smascherata, sono tutti scomparsi dal social network. I loro profili falsi, diverse decine, non esistono più. Irraggiungibili da venerdì pomeriggio.
Nel frattempo migliaia di utenti di Twitter hanno creduto che la storia fosse vera: nelle fredde notti invernali del 2017, finalmente, i terremotati italiani hanno di nuovo un letto comodo, un tetto stabile e un’abitazione da far diventare casa.
In tempi di grandi battaglie sulle fake news, quelle che tirerebbero la volata ai populisti, nessun politico tra quelli che hanno dichiarato guerra alle bufale (e giura che potrebbero influenzare le elezioni) ha rilanciato la notizia di Giornalettismo, il primo ad occuparsi della vicenda: tutto falso, non ci sono centinaia di famiglie colpite dal sisma rientrate nella loro casa.
L’unico ad insorgere è stato Antonello Loreto, “Ammiraglio” su Twitter, che quel messaggio lo aveva scritto davvero.
Era il 23 luglio 2014 e il ragazzo aquilano rientrava davvero nella sua casa a cinque anni dal sisma che colpì il capoluogo abruzzese. Poi nel corso del tempo, almeno quindici volte nell’ultimo anno, il messaggio è stato replicato in automatico dai profili falsi che si sono impossessati della sua storia.
Loreto ha scritto a Twitter chiedendo di fermare gli account: “Mi fa impressione — ha detto al quotidiano La Verità  — che si possa speculare su una cosa di questo tipo. Se chi fa queste cose avesse vissuto la situazione di un terremotato, forse non sarebbe così tranquillo”.
Di certo fa il gioco di qualcuno (e di certo il “gioco” va a beneficio di chi della ricostruzione deve occuparsi, cioè il governo), ma è impossibile risalire esattamente a chi, ancor più ora che i profili sono stati cancellati.
E i fake bot in questione il gioco lo hanno anche fatto bene. Perchè se da un lato alcuni aspetti dei loro account — l’alto numero di follower, anche fino a 20mila utenti, e la scarsissima interazione con gli altri utenti — potevano lasciar intendere che si trattasse di ‘robot’; dall’altro la loro attività  non è mai stata martellante in chiave politica.
Così il “giochino” è passato inosservato quando è stato attivato: vuoi vedere che tra una citazione di Oscar Wilde e una frase sul sole splendente, quel follower era davvero un terremotato in attesa di un ritorno alla vita normale?
Chissà  da quale manina sono stati armati. Chissà  in nome e per conto di chi twittavano allegri, da nuove case inesistenti, Carla Minotta e gli altri falsi terremotati distorcendo la percezione di quanto la maggioranza e il governo sono finora riusciti a fare per gli abitanti del Centro Italia e le popolazioni colpite dai precedenti terremoti.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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BUONISMO DI FINE ANNO: LE PAGELLE DELLA POLITICA

Dicembre 30th, 2017 Riccardo Fucile

I LEADER POLITICI DI CUI L’ITALIA SI ACCONTENTA

In famiglia sono un po’ tutti a dirmi di smorzare l’abituale aggressività  in previsione delle feste di fine anno, che ci vorrebbero un po’ più accomodanti. Magari buoni.
Anche se l’esercizio rischia di non venirmi bene, ci provo lo stesso.
Comincio con le ripetute disponibilità  espresse da Rocco Siffredi di candidarsi in Parlamento nelle liste di Silvio Berlusconi. Si chiamano affinità  elettive. Ossia quelle comunanze spirituali da cui deriva un’irresistibile attrazione tra le persone. Sicchè è davvero commovente assistere al sorgere della liaison tra il vecchietto pitturato a festa e il maturo pornodivo, all’insegna del lontano ricordo mitologico di erezioni decennali. Cosa c’entri questo con la politica non è chiaro, ma forse potrebbe sciogliere il dubbio un vecchio detto siciliano: “cummannari è megghiu ca futtiri”. Un sostitutivo — il comando — assai meno impegnativo e faticoso per antichi lovers in disarmo.
Voto: 6+ per solidarietà  generazionale
Ancora, come non provare tenerezza per Maria Elena Boschi, che dice con quella vocina da topino di Cenerentola il proprio sincero disagio quando le si imputa di essersi affannata tra authority e banche, non tanto per salvare Banca Etruria (istituto verso cui lei non avrebbe motivi personali d’interesse), quanto per tutelare gli orefici aretini dalle grinfie di Banca Vicenza (notoriamente in Veneto gli aretini vengono cucinati in saor). Il problema è che la ragazza non ha proprio le basi giuridiche per intendere il concetto di conflitto d’interesse. D’altro canto cosa ci si può aspettare da una giovane praticante dello studio fiorentino Tombari? E che costei proprio non c’azzecchi con il diritto lo conferma pure il suo buffo traccheggio sulle querele contro Ferruccio De Bortoli.
Voto: 6- per simpatia verso i cartoon della Disney
Proseguendo, come non commuoversi allo straziante spettacolo di Matteo Renzi, il cui abbraccio viene scansato da tutti i possibili alleati consapevoli della sfiga che procura? Ormai all’appuntamento elettorale nessuno vuole ballare il tango con lui, come la Jessica Biel del film “Matrimonio all’inglese”. E se la fanciulla sfuggirà  la messa al bando grazie all’invito del gentleman Colin Firth, la stessa parte interpretata da Denis Verdini produce un effetto sensibilmente diverso
Voto: 6 — — per stima (a Colin Firth)
Di seguito, grande solidarietà  per Luigi Di Maio, che si è procurato un guardaroba da perfetto bancario, secondo look partenopeo (l’abito antracite che fa fine e non impegna), per le sue inconcludenti scorribande negli States e per assumere uno standing presidenziale che le regole stilate da Beppe (politicamente) Grullo e David (er penombra) Casaleggio vanificano sul nascere. Visto che da soli non si va da nessuna parte, specie se innaffiati di Rosatellum. Per cui sarà  presto necessario ricorrere a eBay per piazzare i tristissimi completini diventati inutili. A meno di non inserire un link “mercatino dell’usato” nella piattaforma Rousseau.
Voto: 6 ½ per solidarietà  sartoriale
Infine un pensiero commosso a Matteo Salvini, costretto dai casi della vita a fare il lumbard quando la fisiognomica ne tradisce le evidenti origini lucane, che lui vorrebbe confessare per raccogliere voti in Terronia; ma che viene trattenuto dal timore di rigetti in Padania. Lo stesso destino infausto del suo predecessore Umberto Bossi; con quei suoi marcati tratti somatici da contadino salentino e l’affidamento fiduciario delle cure da tesoriere a un quasi conterraneo: il calabro Francesco Belsito. In entrambi i casi un gioco delle parti dagli effetti stravolgenti su psiche fragili.
Voto: 6 per fregolismo involontario

Pierfranco Pellizzetti
(da “il Fatto Quotidiano”)

argomento: Politica | Commenta »

L’ASSESSORA DELLA RAGGI CHE SI DIMENTICA DI PRESENTARE GLI EMENDAMENTI

Dicembre 30th, 2017 Riccardo Fucile

LA SINDACA: “LINDA, GLI EMENDAMENTI NON E’ CHE SONO DEI FOGLI CHE SI APPROVANO DA SOLI”

Il Messaggero racconta oggi che continua ad esserci una certa maretta tra la Giunta Raggi e la maggioranza grillina in Campidoglio, a causa della manovra di bilancio e dei fondi ai quali ha attinto l’amministrazione, provenienti dal fondo di riserva del Comune pari a 11 milioni di euro. In tutto ciò c’è stato anche il tempo per una gaffe dell’assessora ai trasporti Linda Meleo, che avrebbe dimenticato di presentare gli emendamenti sui trasporti:
La vicenda della delibera sul prelievo dal fondo di riserva è segno che gli scricchiolii sugli scranni continuano ad esserci. Così come certi malintesi: per esempio raccontano che l’assessore Linda Meleo si fosse dimenticata di presentare gli emendamenti per quanto riguarda i trasporti.
Una leggerezza, poi recuperata in extremis, che però ha mandato su tutte le furie Virginia Raggi «Linda gli emendamenti non è che sono dei fogli che si approvano da soli», le ha detto la sindaca — ma anche l’assessore al bilancio Gianni Lemmetti. Per questi e per altri motivi, la maggioranza chiede alla giunta un cambio di passo e riunioni mirate prima di prendere decisioni impattanti. L’esempio dell’utilizzo dei fondi di riserva, un tesoretto messo da parte per le emergenze, ne è l’ultima riprova.
La Meleo è ormai da tempo entrata in conflitto con il presidente della Commissione Trasporti Enrico Stefà no, in passato suo pigmalione in Giunta.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Roma | Commenta »

L’ORDINANZA ANTI-PROSTITUZIONE DELLA RAGGI, MA L’AVVOCATURA SCONSIGLIA

Dicembre 30th, 2017 Riccardo Fucile

MULTA DA 206 EURO PER I CLIENTI, MA QUALCOSA NON QUADRA

Arresto fino a tre mesi oppure oblazione di 206 euro: a questo potrebbero andare incontro i clienti delle prostitute di Roma secondo un’ordinanza a cui lavora la sindaca Virginia Raggi, sfruttando l’articolo 650 del codice penale (“Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità  per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene”).
Una via che sarebbe la stessa perseguita da Dario Nardella a Firenze e che però l’Avvocatura del Campidoglio sconsiglia alla prima cittadina, visto che è facilmente impugnabile davanti al tribunale amministrativo regionale: lo strumento dell’ordinanza prevede una durata stabilita nel tempo e una situazione di urgenza che nei fatti non ci sarebbe: lo stesso problema dell’ordinanza anti-botti di Capodanno.
L’ordinanza di Nardella infatti è stata modificata con l’aggiunta di un limite temporale di sei mesi.
Nel caso del “modello Firenze” la denuncia penale scatta non per l’atto sessuale a pagamento (che non è reato) ma per l’inosservanza di un’ordinanza comunale.
Tutto però può essere estinguibile, a fini del casellario giudiziario del cliente, se si paga una multa di 206 euro.
I vigili, a cui spetterà  applicare la disposizione, hanno in mano un dossier sulle vie del sesso: dalla Colombo alla Palmiro Togliatti passando per la Salaria. Altrimenti, scrive oggi Il Messaggero, il Comune ha in mente un piano B: ovvero passare dal nuovo regolamento di polizia urbana.
Che già  prevede la lotta a questo fenomeno aggrappandosi a motivi di viabilità , sicurezza dei residenti e igiene. La gestazione del regolamento in questione però sembra ancora abbastanza travagliata.
Il documento deve passare prima dalla giunta, per essere poi approvato dal consiglio comunale.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Costume | Commenta »

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