Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
LE STRANE ASSUNZIONI POCO PRIMA O POCO DOPO LE ELEZIONI… IL CASO DEL GRILLINO RANDAZZO LA CUI SOCIETA’ E’ DI PROPRIETA’ DI UNA COMMERCIALISTA INDICATA COME ASSESSORA IN CASO DI VITTORIA
Antonino Randazzo è un consigliere comunale del MoVimento 5 Stelle a Palermo ma anche consulente ambientale nel “settore rifiuti speciali e urbani” per la Crea Gest, una srl della quale lo stesso Randazzo è comproprietario: detiene un terzo delle quote.
Caterina Meli è anche lei consigliera comunale a Palermo oltre che dipendente del patronato Anmil.
Insieme a loro ci sono Marianna Caronia e Alessandro Anello, rispettivamente assunta dalla società dove il padre è amministratore delegato (APR) e dipendente di Sicilia Bella, di cui è comproprietario: gli ultimi due sono stati eletti con Fabrizio Ferrandelli ma tutti e quattro hanno una cosa in comune: le aziende che li hanno assunti percepiscono rimborsi per le assenze dal lavoro a causa delle sedute del consiglio comunale.
Le cifre che i quattro hanno fatto incassare alle loro aziende sono di tutto rispetto: 6199 euro per Randazzo, 3150 per Meli, 3849 per Caronia e 6225 per Anello.
Quest’ultimo e Meli sono però dipendenti delle aziende da qualche tempo prima (venti anni per Anello e dal novembre 2016 per Meli), mentre i casi di Randazzo e Caronia sono diversi.
L’eletta con Ferrandelli è stata infatti assunta dal 3 luglio del 2017, 23 giorni dopo essere stata eletta consigliera comunale. Randazzo è stato invece l’unico dipendente assunto dalla Crea Gest nel 2017, a partire dall’8 maggio: solo un mese dopo verrà eletto in Consiglio comunale a Palermo. Una coincidenza piuttosto curiosa.
Che va a sommarsi a un’altra coincidenza per quanto riguarda Randazzo: come racconta Sara Scarafia su Repubblica Palermo del 24 dicembre scorso, subito dopo essere stato eletto il Randazzo consigliere e dipendente ha presentato richiesta per far rimborsare al suo datore di lavoro, tra i quali il Randazzo che la Crea Gest l’ha creata con altri due soci, i soldi spesi per garantire il suo stipendio durante le assenze istituzionali.
«Non mi sono assunto da solo, mi ha assunto il legale rappresentante della società », prova a spiegare Randazzo. Che aggiunge: «Fino a marzo 2017 ero in mobilità a seguito di un licenziamento collettivo avvenuto a marzo 2016. A maggio 2017 sono stato assunto dalla Crea Gest, della quale sono socio con una quota del 33 per cento: mi offriva una opportunità di lavoro non avendo nessuna prospettiva di essere eletto».
Ma Randazzo, pur, pare, non credendoci, a Sala delle Lapidi ci è finito – è stato eletto con 494 preferenze – e da consigliere, nonchè comproprietario, ha subito deciso di usufruire delle opportunità che Palazzo delle Aquile riserva ai dipendenti.
Naturalmente è vero che nel momento in cui Randazzo è stato assunto non poteva assolutamente essere certo che sarebbe stato eletto in Consiglio comunale e quindi la sua situazione è diversa da quella di Caronia che è stata assunta dopo l’elezione.
C’è di più: la proclamazione di Randazzo, come ha spiegato lui stesso, è arrivata il 22 luglio; in base ai risultati ufficiosi dell’11 giugno erano stati eletti 5 consiglieri e lui risultava soltanto settimo in graduatoria. Ma nei gruppi grillini c’è un bel po’ di maretta anche a causa dei soci di Randazzo:
La società , infatti, è controllata solo al 33 per cento da Randazzo: un’altra quota analoga è nelle mani di Maria Alessandra Costantino, la commercialista che il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle, Ugo Forello, aveva scelto come assessora designata alle Aziende partecipate. Al momento Costantino è una delle esponenti più ascoltati del gruppo palermitano del Movimento 5 Stelle, tanto che fra i grillini circola con insistenza il suo nome per una candidatura alle “Parlamentarie”, le primarie online che di qui a breve il movimento terrà per scegliere i candidati alle Politiche.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
ADRIANO LAURO NOMINATO QUESTORE DI PESARO… I PRECEDENTI DEL G8
Dopo il caso di Gilberto Caldarozzi, condannato per la Diaz arrivato ai vertici
dell’Antimafia grazie a una nomina del ministro Marco Minniti, Repubblica solleva oggi in un articolo a firma di Matteo Pucciarelli quello di Adriano Lauro, che è stato nominato il 6 dicembre scorso questore di Pesaro.
Lauro è il poliziotto che a Piazza Alimonda venne immortalato dalle telecamere mentre urlava a un manifestante, riferendosi a Carlo Giuliani a terra, “lo hai ammazzato tu, sei stato tu con le pietre, pezzo di m….”.
Naturalmente non era vero. Ma la fine della storia, stranamente meno pubblicizzata, venne però scritta durante il processo ai black block nel 2005, dove Lauro andò a testimoniare
Prende la parola l’ avvocato Emanuele Tambuscio: «Nella fase di fronteggiamento in via Caffa — chiede al teste Lauro — lei ha visto qualcuno dei suoi uomini lanciare sassi contro i manifestanti?»
«No — è la risposta del funzionario di polizia — perlomeno io non ne ho visti» .
A quel punto l’ avvocato Tambuscio chiede la visione di un filmato. è stato girato nella zona di via Caffa, un reparto di agenti controlla a distanza dei manifestanti.
Ad un certo punto si vede chiaramente un uomo in divisa con il casco blu lanciare una pietra. «Vede l’ agente?», chiede Tambuscio. Lauro risponde positivamente.
Subito dopo l’ avvocato chiede se lo conosce. E Lauro è costretto a rispondere di nuovo affermativamente: «Sì sono io» .
Tambuscio comunica che ha finito e nell’aula scende un silenzio imbarazzato che dura circa un minuto.
Ciò nonostante il 54enne Lauro, protagonista anche a San Nicola nel 2015 negli scontri con Casapound, oggi grazie al ministro dell’Interno Marco Minniti va a fare il questore a Pesaro.
All’epoca dei processi ai poliziotti di Genova i vertici della polizia e del ministero dell’Interno dissero che servivano a restituire credibilità alle istituzioni.
Evidentemente le promozioni successive servono a non farci credere troppo.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
SI PARLA DI SPESE EXTRA DI 952 EURO A FAMIGLIA… PREZZO DEL GAS + 5%
Aumentano bollette, pedaggi e tariffe.
L’Adusbef si lancia in una stima di 591 euro di rincari che scattano con il nuovo anno, che salgono a 952 euro per la famiglia italiana media aggiungendo le spese extra per i prodotti di consumo
“Dalle bollette della luce, destinate ad aumentare, come segnalato al Governo e dall’Autorità per l’energia per 22 milioni di famiglie dal 1 gennaio 2018, in previsione del processo di riforma delle tariffe, che penalizza gli utenti con minori consumi, specie se residenti, quantificati in 22 milioni di abitazioni su 29 totali, quindi con un potenziale impatto redistributivo tutt’altro che irrilevante, al gas, ai pedaggi autostradali, alle assicurazioni, ai servizi bancari, al caro assicurazioni, alla spesa alimentare, ai ticket sanitari, ai trasporti, servizi idrici, alla tassa sui rifiuti. Il nuovo anno è alle porte ma a giudicare dai primi segnali sul fronte dei prezzi nulla di buono aspetta i consumatori italiani, che nel 2018 subiranno la consueta stangata di prezzi e tariffe che toccherà quota +952 euro annui, per una famiglia media, con il traino verso l’alto di trasporti, alimentazione, Rc Auto, servizi bancari, Tari (invece di essere restituita dato l’errato calcolo), i prodotti per la casa, le spese per la scuola, le tariffe professionali”.
Secondo Adusbef, elettricità e metano ci costeranno 68 euro in più e l’acqua 45 euro in più. L’associazione calcola poi rincari medi di 25 euro per le assicurazioni auto, +40 sui pedaggi autostradali, +97 sugli altri costi di trasporto, +49 la Tari, +156 euro le tariffe professionali e artigianali, +55 euro i ticket sanitari, +18 le tariffe postali e +38 euro i costi bancari.
Nomisma Energia prevede un rincaro delle bollette. Stima un +5% nelle tariffe del gas dal mese di gennaio e un +3,5% in quelle della luce, come assaggio di un anno tutto in crescita per l’energia, inclusi i carburanti.
Spiega il presidente Tabarelli:
“Prevediamo un 2018 di greggio in rialzo e una forte carenza di petrolio sul mercato entro un anno o due. Negli anni di vacche magre fra il 2014 e il 2016 gli investimenti in trivellazioni sono scesi del 60% e questo causerà una crisi dell’offerta. Oltretutto la finanza torna a investire su petrolio e materie prime, che hanno prezzi bassi rispetto alle medie storiche, mentre le Borse sono ai massimi. In questo momento la finanza globale può investire solo in Bitcoin o in petrolio, e questo amplierà la fluttuazione al rialzo sul prezzo del barile”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
IL DEFINANZIAMENTO DEI PROGETTI PER LA CAPITALE
Qualche tempo fa avevamo spiegato come il Comune di Roma avesse fatto quadrare i conti
nel bilancio 2018 tagliando gli investimenti in trasporti e istruzione; questo perchè la spesa “rigida”, riassunta dalle due voci dedicate al personale e agli acquisti di beni e servizi, assorbe una quota sempre più grande delle energie finanziarie disponibili, lasciando le briciole al resto.
Oggi Il Messaggero lancia l’allarme su tutta una serie di progetti, in alcuni casi anche di manutenzione, che l’amministrazione a 5 Stelle ha definanziato per far quadrare i conti.
I beni culturali sono tra le “vittime” delle ristrettezze finanziarie in cui si deve muovere la giunta: nella liste dei progetti definanziati per il 2018 ci sono il consolidamento e restauro delle Mura Aureliane, compreso l’allestimento del museo nella Torre est, il recupero dell’ex Ospedale Germanico, il restauro della Villa di Plinio a Castel Fusano e quello che riguarda Porta del Popolo dove, in particolare, si sarebbero dovuti risistemare gli ambienti interni.
Salta quasi completamente, per i prossimi dodici mesi, la prevista realizzazione del nuovo svincolo e sottopasso del grande raccordo anulare, con tanto di corsie complanari, tra via Casilina e Tor Bella Monaca: dei sei milioni e passa di euro previsti per il progetto, quest’anno ne saranno a disposizione appena 600 mila.
Il resto, in gran parte, è stato iscritto nelle poste del 2020, saltando addirittura due anni: insomma, chi vivrà vedrà .
E ancora:
Se ne riparlerà nel 2019, salvo ulteriori complicazioni, anche per il restauro conservativo di ponte Risorgimento, che collega i quartieri Flaminio e Prati, del risanamento strutturale di ponte Flaminio (quello di corso Francia) e del viadotto della Magliana.
Ma il piano di maggior impatto sulla circolazione romana, tra quelli che saltano nel prossimo anno, è il rifacimento della tangenziale est: in particolare,sono slittati al 2019 e 2020 i lavori di messa in sicurezza delle barriere di protezione e di manutenzione straordinaria del fondo stradale lungo l’intero tratto compreso tra la galleria Giovanni XXIII e la nuova circonvallazione interna (ossia il tunnel Nomentana-Tiburtina).
Stessa sorte per la manutenzione straordinaria di via Portuense (tre milioni di euro) e di via della Pineta Sacchetti (1,5 milioni). Nulla da fare, almeno nel 2018, per la sostituzione di scale mobili, tapis roulant e ascensori nelle stazioni metro B, la realizzazione dei parcheggi di scambio presso le stazioni ferroviarie di Villa Bonelli e Muratella, l’ampliamento di quello di Ponte Mammolo, i nuovi centri sportivi di Pietralata, Tor de’ Cenci e Cesano, la realizzazione del centro polifunzionale del mercato dell’Alberone, in via Appia Nuova.
Nei giorni scorsi amministratori e consiglieri comunali si erano vantati per l’approvazione a tempo di record del bilancio.
Chi ha seguito il dossier e non è così scemo da credere alla propaganda politica aveva già capito molto sul come si era arrivati al risultato.
Un vecchio detto recita: “Chi ama le salsicce e le leggi non dovrebbe sapere come sono fatte nè le une nè le altre”. Vale anche per i bilanci.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
UN QUESITO POSTO MALE, LA LEGGE DICE COSE BEN DIVERSE… E CHI E’ CONTRARIO NON SA NEANCHE DI COSA PARLA
Dopo il caso Boschi, a occupare le prime pagine dei giornali durante Natale è stata la morte definitiva dello ius soli, per il quale al Senato il 23 dicembre è mancato il numero legale per la discussione sulle pregiudiziali a causa delle molte assenze “tattiche”.
Il MoVimento 5 Stelle ha affidato al senatore Maurizio Buccarella la spiegazione (comica) delle ragioni della sua assenza, mentre per il PD, con la grazia tipica dell’elefante in una cristalleria, è stato Stefano Esposito a dire che lui ed altri se ne sono andati perchè il voto era inutile.
Il Messaggero però pubblica oggi i risultati di un sondaggio SWG sullo ius soli che avrebbe, secondo il racconto del quotidiano, orientato definitivamente il Partito Democratico a lasciar perdere quella che è sembrata una battaglia persa nel paese.
La rilevazione viene dall’azienda più ascoltata dal PD in questo ambito, e sosteneva che la maggioranza degli italiani (il 53%) fosse in disaccordo con il varo della legge mentre il 47% sarebbe favorevole.
Sia il quesito sia le motivazioni addotte per spiegare il dissenso, però, rappresentano e dimostrano che è stata invece la propaganda della becerodestra e la rinuncia totale della sinistrae dei Cinquestelle a combatterla il motivo che ha portato all’addio della legge.
Il quesito infatti chiedeva all’interrogato se fosse d’accordo con quanti sostengono che “tutti i bambini che sono nati in Italia, indipendentemente dalle loro origini, hanno il diritto di essere cittadini italiani”.
Questa è la filosofia dello ius soli propriamente detto, che nulla c’entra con la legge approvata alla Camera, nella quale si prevedeva che per far diventare cittadino italiano un minore è necessario che il padre abbia il diritto di soggiorno permanente, se si tratta di cittadini UE, o quello di lungo periodo per gli extra-Ue.
Il genitore deve aver soggiornato per almeno cinque anni in Italia se cittadino UE.
Se extracomunitario, deve anche dimostrare di avere un reddito, un alloggio idoneo e di conoscere la lingua. Solo se vengono soddisfatte tutte queste condizioni è possibile chiedere la cittadinanza.
E infatti anche le motivazioni fornite da chi è contrario nel sondaggio SWG non sono in linea con i dettami della legge: sostengono che la norma aumenterebbe l’afflusso di immigrati quando sappiamo che questo dipende dalle condizioni economiche e la legge serviva ai figli di chi si trova già in Italia da lungo periodo; oppure parlano dell’aumento di spesa pubblica — altra balla propagandistica messa in giro — che è semplicemente una bufala.
La verità è che il Partito Democratico ha rinunciato non oggi ma all’epoca dell’approvazione della legge alla Camera a combattere una battaglia di propaganda difficile ma non impossibile, che però necessitava di vere spiegazioni e grande impegno da ogni punto di vista.
Ha ragione il senatore Esposito a dire che lo ius soli è caduto perchè non c’erano i numeri per approvarlo. Ma quello che è accaduto il 23 dicembre al Senato è solo l’ultimo chiodo sulla bara di una morte che risale a molto tempo fa.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
MA C’E’ CHI VORREBBE LA CANDIDATURA DI EMMA BONINO
Nei giorni immediatamente precedenti il Natale i sondaggi hanno lanciato l’allarme per la
tenuta del Partito Democratico, dato in calo da mesi, e per i rischi nei collegi uninominali: solo sei sarebbero da considerare blindati per il PD e tutti in Toscana, mentre quella che un tempo era la regione rossa per eccellenza, l’Emilia Romagna, non fornisce sicurezze sui risultati.
Secondo Repubblica Bologna però c’è qualcosa che potrebbe addirittura peggiorare la situazione.
Ovvero la possibilità che a Bologna vengano candidati Pier Ferdinando Casini o Beatrice Lorenzin, che si potrebbero trovare a dover sfidare proprio in quel collegio Pierluigi Bersani.
Per ora infatti gli aspiranti a conquistare un seggio da noi sono soprattutto i centristi.
L’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini avrebbe già espresso a Roma il desiderio di presentarsi a Bologna, la sua città .
Una candidatura che rischia di mettere in imbarazzo gli elettori dem, costretti a votare l’attuale alleato Casini – o la ministra per la Salute Beatrice Lorenzin, altra ipotesi centrista su Bologna – contro l’ex segretario Pierluigi Bersani, probabile rappresentante di Liberi e Uguali in città .
Il sindaco Virginio Merola, nonostante non sia mai corso buon sangue col ministro Gianluca Galletti, ha aperto alla candidatura di un centrista – «se sono nostri alleati possono candidarsi col nostro sostegno» – ma il partito rimane scettico.
Piacerebbe di più l’ipotesi di Emma Bonino, lanciata prima di Natale dall’assessore Matteo Lepore come l’alleato che potrebbe risultare più gradita agli elettori Pd bolognesi.
L’altra ipotesi, quella di Emma Bonino, sembra infinitamente più potabile delle candidature centriste.
Di certo perdere a Bologna contro Bersani per il PD sarebbe una catastrofe.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
ANNUNCIA CHE NON SI CANDIDERA’ MA MOLTI LO VEDONO COME FUTURO PREMIER: “SERVE UN AMPIO FRONTE LIBERALDEMOCRATICO PER METTERE IN SICUREZZA IL PAESE”
Non si presenterà alle elezioni, ma l’ultimo mese lo ha visto in prima linea come mai prima d’ora.
Protagonista di un aspro scontro su Ilva con gli enti locali – il governatore pugliese Michele Emiliano e il sindaco di Taranto – attivissimo per il futuro dell’Alcoa fino alla pizza mangiata con gli operai che da mesi presidiano l’area industriale del Sulcis, molto presente sulle colonne dei principali quotidiani.
Da ultimo, sul Corriere della Sera, il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda lancia la sua proposta per la prossima legislatura: un’Assemblea Costituente per gestire la nascita della Terza Repubblica e non venire travolti da essa.
Calenda si colloca nel centrosinistra, si dice “orgoglioso” del suo lavoro sotto tre presidenti del Pd, guarda “con grande interesse all’operazione di Emma Bonino” e ritiene fondamentale che il centrosinistra “recuperi il linguaggio della realtà e della responsabilità contro quello della fuga dalla realtà dei 5 Stelle e della Lega”.
Secondo il ministro, “la prossima legislatura è molto pericolosa”, perchè si inserisce in un clima particolare.
“La fine degli stimoli della Bce, un’Eurozona orientata a minore flessibilità , l’Occidente sempre più diviso e il Mediterraneo tornato al centro delle crisi. Non è tempo di rottamazioni, slogan e leadership solitarie ma di costruire un ampio fronte liberal democratico capace di mettere in sicurezza il Paese mentre attraversa il più difficile crocevia nella storia del Dopoguerra”.
La proposta di un’Assemblea Costituente nasce dalla considerazione dei successi ottenuti negli ultimi anni in campo economico – “i governi di questa legislatura, primo fra tutti quello Renzi, hanno fatto molto di più per la crescita dell’insieme degli altri governi della seconda Repubblica”, afferma Calenda – e degli insuccessi in campo istituzionale, culminati con la vittoria dei No al referendum costituzionale.
“Abbiamo perso la sfida della costruzione di un sistema più forte ed efficiente. Ritengo questo nodo fondamentale in uno scenario internazionale pieno di incertezze. La sicurezza nazionale viene messa a rischio da un sistema che rallenta l’implementazione delle decisioni, favorisce il prosperare di particolarismi e ci trasforma nella Repubblica dei ricorsi al Tar e dei feudi locali. La prossima legislatura dovrà avere al centro questo tema, diventato tabù dopo il referendum. Forse la strada giusta, per aumentare il coinvolgimento dei cittadini, potrebbe essere quella di un’assemblea costituente. È l’unico modo per aprire in maniera ordinata la terza Repubblica invece di subire la dissoluzione caotica della seconda. Serve un luogo per affrontare le pulsioni diverse emerse dal referendum costituzionale e da quelli di Lombardia e Veneto. Un luogo per porre fine alla kermesse delle leggi elettorali estemporanee, ridisegnare il rapporto tra esecutivo e legislativo, per affrontare il tema di una democrazia efficace, che peraltro affiora in tutti i Paesi occidentali”.
Calenda va fiero per alcuni provvedimenti presi per lo sviluppo – “Industria 4.0, il piano Made in Italy e la Strategia energetica nazionale sono stati i tre pilastri” – ma anche per alcune iniziative a difesa dei settori industriali in difficoltà . “Siamo riusciti a riportare al centro l’industria e il lavoro e questo era il mio obiettivo politico” spiega al Corriere. Rammarico invece per il ritardo su un Fraunhofer per l’Italia, una rete degli istituti di ricerca applicata per le imprese, e per la mancata seconda legge sulla concorrenza. Inoltre, spiega il ministro,”abbiamo mancato l’obiettivo di sconfiggere il rancore e la sfiducia nel futuro, ancora troppo diffusi nel Paese. Anche per colpa di molti errori di comunicazione che hanno dato il senso di un distacco con la parte del Paese che ancora soffre”.
I prossimi mesi vedono sul tavolo di Calenda due dossier principali.
Per Alitalia “abbiamo tre offerte” – Lufthansa, Easyjet e Cerberus – “Le valuteremo con molta attenzione e a metà gennaio inizieremo la negoziazione in esclusiva”. Per Ilva, secondo il ministro, è “inaudito” il blocco che sta avvenendo dagli enti locali sull’operazione di ArcelorMittal, perchè “5,3 miliardi di euro per un investimento industriale nel Sud non si vedevano da 40 anni”.
Calenda è convinto che “nel giro di poco più di 24 mesi Ilva potrebbe diventare la migliore acciaieria europea, liberando una città ostaggio del dilemma salute/lavoro che non è degno di un Paese civile”.
(da agenzie)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
TORNANO LE BALLE DEL CENTRODESTRA: PENSIONI MINIME A 1000 EURO, REDDITO DI DIGNITA’ AI MENO ABBIENTI, ASSEGNI ALLE CASALINGHE, AGEVOLAZIONI A CHI ADOTTA ANIMALI, SGRAVIO TOTALE A CHI ASSUME GIOVANI, TAGLIO DELLE TASSE… PECCATO CHE NON DICA DOVE PRENDEREBBE LE CENTINAIA DI MILIARDI NECESSARI
A 81 anni il suo mantra persiste, “meno tasse per tutti”, con l’aggiunta di un “diritto alla
dignità “.
Per contrastare “subito” l'”emergenza della povertà ” Silvio Berlusconi propone una “misura drastica sul modello della proposta di Milton Friedman”.
“Lui la chiamava ‘imposta negativa sul reddito’, io lo chiamo “Reddito di dignità ” dice Berlusconi in diretta su Radio 101
“Chi si trova sotto una certa soglia di reddito, potrebbe essere di 1000 euro al mese da aumentare di un tot per ciascun figlio a carico, non solo bisognerebbe non pagasse le taste, ma lo Stato dovrà versare a lui la somma necessaria per arrivare ai livelli di dignità garantita da Istat. Una somma che può variare, a seconda della zona del Paese in cui la persona vive”.
Poi propone un “totale sgravio fiscale per le aziende che assumono i giovani “con contratto di apprendistato o di primo impiego per tre anni”.
“Deve essere per le aziende molto conveniente assumere un giovane”, sostiene il leader di Fi.
Berlusconi torna, quindi, a riproporre l’aumento a “mille euro al mese per le pensioni minime” e ribadisce la necessità di dare una “attenzione alle nostre mamme, che hanno diritto di trascorrere una vecchiaia serena, quelle nostre mamme che lavorano per tutti noi di giorno e notte e non vengono per questo mai pagate e che hanno diritto a una terza età serena”.
“Nel nostro programma abbiamo inserito il Codice per la difesa dei diritti degli animali ed agevolazioni fiscali per chi si prende cura di un animale domestico, in modo da realizzare facilitazioni ad adottare tanti cani e gatti, creature che hanno diritti da difendere e prevedere in Costituzione” conclude Silvio sottolineando che “il grado di civiltà di un Paese si misura anche da come vengono trattati gli animali”.
(da agenzie)
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Dicembre 26th, 2017 Riccardo Fucile
DIVERSE FAMIGLIE SI SONO RIFIUTATE DI ENTRARCI A SAN CASSIANO, VISSO E CALDAROLA
Casette piene di sporcizia, difetti idraulici, assenza di marciapiedi, cumuli di terra, tubi, scale e materiale di cantiere ancora presenti.
Non è un regalo ma una beffa di Natale quella arrivata per molti terremotati che aspettavano una soluzione abitativa d’emergenza da oltre un anno.
Dopo la denuncia di una situazione “desolante” delle casette a San Cassiano, da parte del sindaco di Sarnano, anche i primi cittadini di Visso e Caldarola (Macerata) offrono un medesimo quadro per le ultime Sae consegnate o in consegna, tanto che alcune famiglie si sono rifiutate di entrarci, nelle condizioni in cui sono, come è successo a Visso.
Il capo dipartimento della Protezione civile nazionale, Angelo Borrelli, ha fatto sapere che le consegne dovrebbero completarsi per il 90% delle costruzioni entro gennaio-febbraio, mentre venivano consegnate le chiavi di 79 moduli abitativi tra Norcia e Preci in Umbria.
Le casette del comune di Norcia, 419 consegnate fino ad oggi, saranno così ripartite: tre a Piediripa, una a Popoli, 12 a Savelli e 28 a Norcia capoluogo, Zona Industriale C.
Ma la situazione dell’area Sae di San Cassiano, che verrà consegnata agli assegnatari mercoledì 27 dicembre, è “desolante”, ha detto il sindaco di Sarnano Franco Ceregioli, che insieme all’assessore Luca Piergentili, ha fatto oggi un sopralluogo: “all’esterno — dice — vialetti ancora da sistemare, cumuli di terra, terrapieni da ultimare, reti da cantiere, asfaltatura rovinata, pezzi di catrame sulle aiuole ecc; all’interno, oltre alla sporcizia, parte del mobilio e dei complementi d’arredo previsti nel capitolato non montati o addirittura assenti”.
“In teoria i lavori delle casette, arredi compresi, sarebbero stati ultimati lo scorso 22 dicembre, ma lascio a ognuno giudicare se sia possibile considerare terminati i lavori”, ha spiegato ieri Ceregioli, accompagnando la sua denuncia con delle foto pubblicate su Facebook.
“Premesso che ci era stato comunicato che avremmo potuto procedere alla consegna delle casette già la vigilia di Natale, la direzione dei lavori, subito contattata, ci ha informato che domani (26 dicembre) sarà presente in cantiere la ditta che si occupa delle urbanizzazioni e degli esterni e che dopodomani (27 dicembre) il personale del consorzio Arcale provvederà alla pulizia degli interni. Dubito fortemente — ha continuto il sindaco — che in un giorno e mezzo si riesca a fare quello che già alla data del 22 dicembre doveva essere ultimato, circostanza ancora più grave se solo si considera che il 24 in cantiere non ha lavorato nessuno”.
“Se alle 15 di mercoledì 27 dicembre non sarà tutto ultimato e funzionante in ognuna delle nove casette, non procederò alla consegna delle chiavi agli assegnatari — ha annunciato il sindaco -, visto che la tempistica che era loro stata prospettata è stata già ampiamente disattesa. È del tutto evidente che ci sia una responsabilità diretta delle ditte che stanno operando in cantiere e domattina formalizzerò la questione alla Protezione civile nazionale e regionale, affinchè possano effettuare le necessarie verifiche”.
(da “NextQuotidiano”)
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