Dicembre 20th, 2017 Riccardo Fucile
QUAGLIARIELLO LASCIA, LA LORENZIN NICCHIA, RINASCE LA DC
La gestazione è stata un po’ lunga: sono servite scissioni (come quella in Ap), riunioni
allargate e ristette, discussioni sul nome.
Ma alla fine, la fantomatica quarta gamba del centrodestra – di cui si parla sin da quando a luglio l’allora ministro Enrico Costa si dimise dal governo per tornare all’ovile di Arcore – ha visto la luce.
La denominazione scelta inizialmente era ‘Italia per le libertà ‘ ma poi qualcuno ha obiettato che suonava troppo simile a quel ‘Popolo delle libertà ‘ nato dal berlusconiano predellino, e alla fine la scelta è ricaduta su ‘Noi con l’Italia’.
Il simbolo della lista, scritta bianca su fondo blu con fascione tricolore, è stato presentato martedì all’hotel Minerva di Roma dai suoi ‘soci fondatori’: Raffaele Fitto, che assume anche il ruolo di presidente, Saverio Romano (vice) Maurizio Lupi (che ne sarà il coordinatore), Flavio Tosi, Enrico Zanetti ed Enrico Costa.
Insomma, ad eccezione dell’esponente pugliese, tutti ex azzurri o montiani che in questi mesi hanno sostenuto i governi targati Pd.
In realtà , nel ruolo di ‘settimo cavaliere’ ci sarebbe dovuto essere Gaetano Quagliariello che però alla fine ha deciso di prendere le distanze.
“‘Idea’ – spiega – era disponibile a un accordo tra tutte le realtà che si proponevano di allargare i confini del centrodestra, se si fosse trattato di un accordo federativo tra diversi e non della creazione di un nuovo partito”.
Raccontano che la rottura sia avvenuta in una riunione notturna lunedì in cui Fitto e Lupi si sarebbero presentati con gli organigrammi già pronti e l’idea di creare un direttivo in cui sedesse un componente per ognuno dei fondatori: un organismo paritario in cui, dunque, lo stesso Quagliariello non avrebbe avuto nessun ruolo di spicco.
Della ‘quarta gamba’ ha deciso di non far parte neanche Stefano Parisi, leader di Energie per l’Italia, che però si era allontanato dal progetto già da qualche giorno.
“Non servono cartelli elettorali di palazzo composti da chi ha governato fino a oggi con la sinistra”, osserva.
Lo stesso Parisi, tuttavia, tiene aperto ancora il dialogo soprattutto con Lorenzo Cesa che, con Mastella e Rotondi, dovrebbe dare vita ad una ulteriore lista di centro, ma sotto il simbolo scudocrociato.
“Il dialogo è ancora aperto con tutti”, assicura comunque Enrico Costa. Nonostante si tratti ancora di un cantiere, a premere perchè non ci fossero ulteriori rinvii è stato proprio Berlusconi attraverso il fidato Niccolò Ghedini, vero regista di tutta l’operazione.
Una fretta dovuta anche alla necessità di chiudere la partita prima dello scioglimento della legislatura: nei prossimi giorni, infatti, sarà annunciata la trasformazione del gruppo parlamentare che si chiamerà ‘Scelta civica – Noi con l’Italia’, espediente che consente di evitare la raccolta delle firme.
Resta il difficile obiettivo del 3%, soglia minima per conquistare seggi. “Grazie a noi – assicura però Fitto – il centrodestra può raggiungere quel 40% necessario a governare”. Costa nega che si tratti di un progetto nato “in laboratorio”. “Ci chiamano quarta gamba – sostiene – perchè la coalizione ha bisogno di equilibrio e stabilità “.
Ma c’è fermento al centro, anche sul fronte di coloro che puntano a un’alleanza con il Partito democratico.
Se Lupi è tornato nel centrodestra, Beatrice Lorenzin, che dopo la separazione detiene il simbolo di Alternativa popolare, guarda al centrosinistra.
Ma chiarisce, non ha nessuna intenzione di creare una ‘ridotta’. “Non siamo la quarta gamba e non lo saremo. Se devo fare una roba di cespugli, sto a casa con i miei figli”, afferma la ministra della Salute.
“Io – spiega – sto cercando di mettere in campo qualcosa di diverso, in modo quindi da superare Ap, andare oltre, allargarci. Insomma, realizzare un nuovo progetto, un nuovo soggetto politico che manterrà la stessa coalizione ma che sappia raccontare la straordinaria stagione di riforme”.
Come a dire ‘sono pronta a metterci la faccia e a guidare questa lista, ma non da sola’.
I suoi interlocutori in questo progetto sono Casini, Dellai, Tabacci, Bombassei, ma anche altre realtà locali.
(da “Huffingtonponpost”)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Dicembre 20th, 2017 Riccardo Fucile
NESSUNO DEI DUE VOLEVA CEDERE ALL’ALTRO LA MOZIONE E LA PRIMOGENITURA DELL’INIZIATIVA DI ALLESTIRE IL PRESEPE IN COMUNE
Penosa lite tra Forza Italia e Lega Nord a Palazzo Tursi in Consiglio comunale ha portato al ritiro di una mozione che avrebbe impegnato il sindaco Marco Bucci e la sua giunta a «realizzare in un luogo istituzionale un presepe a cura dell’amministrazione comunale».. La mozione era stata presentata esclusivamente da Forza Italia, con prima firmataria Lilli Lauro, ma la Lega Nord ne avrebbe chiesto il ritiro pur essendo favorevole alla proposta, perchè, hanno spiegato alcune fonti, il Carroccio avrebbe voluto essere a sua volta il primo firmatario della proposta.
Ma i motivi di frizione fra i due partiti hanno riguardato anche altri argomenti nei giorni scorsi: dalla mozione della Lega Nord per l’ingresso del crocifisso in Consiglio comunale, all’ordinanza anti-alcol a Sampierdarena ad alcune dichiarazioni dei vertici della Lega Nord nei confronti di Lilli Lauro.
Il ritiro impedirà alla maggioranza di riproporla in aula prima di Natale.
Il documento prevedeva che il Comune di Genova per il suo primo presepe istituzionale utilizzasse «possibilmente parte delle figurine storiche conservate nei musei cittadini, che potrebbero rappresentare un ulteriore forte richiamo turistico».
L’ente avrebbe dovuto inoltre «invitare le istituzioni, le aziende comunali e i dirigenti scolastici a favorire la realizzazione dei presepi negli istituti comunali e nelle società partecipate».
Al grido de “il presepe è mio e lo gestisco io” da parte dei leghisti e dei forzisti in arme, alla fine non se ne farà nulla.
La prossima volta si daranno legnate con i rami dell’albero di Natale?
Povera città in mano a sedicenti politici.
(da agenzie)
argomento: Costume | Commenta »
Dicembre 20th, 2017 Riccardo Fucile
IL TRADIZIONALE INCONTRO NEL SALONE DEI CORAZZIERI PER GLI AUGURI DI NATALE VEDE LA SINDACA IN PLATEA CHIUDERE GLI OCCHI
«Il prezioso assetto pluralistico che ci assegna la nostra Costituzione suggerisce e
richiede consapevolezza dell’interesse generale. La sua piena attuazione passa anche attraverso il doveroso concorso di ciascuno alla vita istituzionale e sociale della Repubblica. Questa diffusa e comune responsabilità repubblicana, oggi, impone il dovere di riflettere sul crinale storico in cui ci troviamo per definire un’idea del nostro Paese nel futuro». §
A dirlo è il presidente Sergio Mattarella nel consueto discorso alle Alte cariche dello Stato. «Le proposte dei partiti in campagna elettorale – ha aggiunto – siano comprensibili e realistiche se si vuole recuperare la fiducia dei cittadini riducendo anche l’astensionismo».
La più alta carica dello stato individua anche il compito di chi oggi ha responsabilità pubbliche: «quello di elaborare linee di sviluppo sociale ed economico che rispondano» ai «profondi mutamenti, tenendo conto, ancor più che nel passato, della richiesta di maggiore qualità della vita, dell’esigenza di sicurezza, di equità , di sostenibilità ambientale. E’ indispensabile, in definitiva, riflettere e dotarsi di una visione sul sistema Paese, su come intendiamo svilupparlo».
«Con apprensione abbiamo registrato alcune manifestazioni di razzismo, antisemitismo, violenza, intolleranza, fanatismo: il nostro Paese dispone degli anticorpi necessari per contenere e respingere il contagio di ideologie e posizioni aberranti, condannate e superate dalla storia»
«Le prospettive dell’Italia e degli altri Paesi europei sono strettamente legate alle vicende dell’Unione. In questo senso vi è una consapevolezza diffusa tra i cittadini. È in corso un’intensa discussione sulle modalità per rafforzare e sviluppare la costruzione europea. Si è aperta una finestra di opportunità che va assolutamente sfruttata.
Dobbiamo concorrere a rinsaldare la fiducia all’interno dell’Unione – ha aggiunto il Capo dello Stato – fornendo al negoziato un contributo ispirato all’ambizione e al realismo. La nostra voce risulterà tanto più autorevole quanto più sapremo fornire l’immagine di un Paese unito, stabile, determinato, capace di mantenere gli impegni assunti».
«Vi è bisogno – ha concluso Mattarella – di Europa in tutti gli ambiti: nella vicenda internazionale così come nel consolidamento di una coscienza comunitaria, a partire da quella sui valori».
«Le sofferenze sono particolarmente accentuate nei numerosi Comuni colpiti dai terremoti. Per molti nostri concittadini si tratta del secondo Natale in condizioni di disagio e difficoltà . A loro esprimiamo vicinanza e solidarietà , ribadendo l’impegno dell’intero Paese al sostegno e alla ricostruzione».
Strana atmosfera al Quirinale
Nel salone delle feste del Colle non si potevano non notare alcuni degli attori delle polemiche di questi giorni aggirarsi a distanza di sicurezza uno dall’altro.
Dal ministro dell’economia Pier Carlo Padoan al Governatore di Bankitalia Ignazio Visco fino alla protagonista assoluta Maria Elena Boschi che ha battuto il record di permanenza lasciando il salone per ultima.
Strano clima da fine legislatura oggi al Quirinale: l’atmosfera strideva un po’ con le parole rassicuranti pronunciate poco prima da Sergio Mattarella nel salone dei Corazzieri. Il presidente della Repubblica con il premier Gentiloni al centro, compressi da mille strette di mano e saluti. Padoan e Visco più defilati e rapidissimi nell’andare via. La sottosegretaria, in pizzo verde-petrolio, itinerante tra la folla.
L’ex padrone di casa, Giorgio Napolitano, salutatissimo da tutti, dopo un po’ cede alla stanchezza e sceglie una sedia damascata verso la quale continua l’omaggio dei presenti.
Mancano l’ex premier Matteo Renzi e Silvio Berlusconi che pur erano attesi.
C’è invece la sindaca Raggi che, ripresa in un video, si fa notare per la strenua lotta a tenere gli occhi aperti durante il discorso: cala le palpebre più volte, cerca di reagire, ha un sobbalzo, prova a guardarsi intorno, ripiomba nella crisi da sonno, oscilla.
La lotta impari si conclude quando si alza con gli occhi segnati e si adegua al protocollo.
Per questa volta ce l’ha fatta (o quasi).
(da agenzie)
argomento: Costume | Commenta »
Dicembre 20th, 2017 Riccardo Fucile
L’AUTOREVOLE QUOTIDIANO BRITANNICO NE PARLA IN UN ARTICOLO DAL TITOLO: “MA QUANTO E’ BRAVA LA GIUNTA RAGGI E QUANT’E’ BELLO L’ALBERELLO”
Una grande vittoria dell’amministrazione M5S a Roma: il caso Spelacchio approda sul Guardian. L’autorevole quotidiano britannico sul suo sito web dedica un articolo e tante foto allo splendido albero di Natale della Giunta Raggi in un articolo dal titolo “’Like a toilet brush’: anger in Rome over city’s lacklustre Christmas tree”, che vuol dire in italiano “Ma quant’è brava la Giunta Raggi e quant’è bello l’alberello”.
“L’albero, che è morto e ha perso i suoi aghi due settimane dopo essere stato eretto in Piazza Venezia nella capitale, è diventato un simbolo di ciò che molti vedono come l’eterna decadenza della città eterna”, scrive il quotidiano britannico, aggiungendo che “molti romani sui social media hanno puntato il dito per l’imbarazzo contro la sindaca Virginia Raggi, tra i protagonisti del movimento anti-establishment Cinque Stelle”. “Roma è caduta in rovina e degrado negli ultimi anni, con strade piene di buche, mucchi di spazzatura e giardini pubblici incolti dove le erbacce crescono ad altezza d’uomo”, scrive ancora The Guardian, ricordando che “anche papa Francesco ha denunciato lo stato della città ”.
L’articolo su Spelacchio è il secondo più letto della sezione. Questo è chiaramente il 7849127142esimo successo della Giunta
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »
Dicembre 20th, 2017 Riccardo Fucile
NEL BANDO SI PARLA DI DONAZIONE, MA C’E’ UN PREVENTIVO DI 8.000 EURO
L’agonia di Spelacchio è l’argomento principe delle cronache romane. Ieri la notizia
dell’apertura di un’indagine da parte del Comune sulla vicenda del trasporto e degli eventuali danni subiti dall’albero, mentre Paolo Ferrara ha spiegato che ai romani non interessa questa storia ma l’efficienza nella pulizia della città e nel trasporto pubblico, forse dimenticando che proprio nella pulizia della città e nel trasporto pubblico non si vede alcun miglioramento tangibile nell’azione amministrativa del Campidoglio (e a certificarlo è l’agenzia del Comune con un grillino a capo).
Il Messaggero intanto oggi in un articolo a firma di Lorenzo De Cicco getta sul tavolo del dibattito il carico da 11 sostenendo che l’albero è stato pagato ottomila euro, anche se nel bando era considerato invece regalato.
La fornitura di questo abete rinsecchito e mesto è costata 8mila euro più Iva. Così si legge nel preventivo che la comunità montana del Trentino ha spedito il 24 ottobre scorso al Comune di Roma, un documento di cui Il Messaggero è venuto in possesso. Di più: in questa «offerta preliminare» viene allegata la foto di un «esemplare di abete rosso proposto come albero di Natale».
«La storia della donazione non è partita da noi, è un’imprecisione», conferma Ilario Cavada, il tecnico della comunità di Fiemme che ha firmato il preventivo. «Le spese le abbiamo fatte pagare».
Fonti del Comune spiegano che la somma è stata inserita nell’appalto per il trasporto della pianta e che la ditta che si è aggiudicata la commessa (a trattativa diretta) avrebbe in qualche modo fatto da intermediario.
L’albero, in ogni caso, non è stato concesso gratis, come si legge invece nella determina del Campidoglio del 13 novembre.
Il costo dell’albero è stato mimetizzato nel computo totale dei 48mila IVA compresa che sono arrivati nelle tasche della ditta che si è occupata del trasporto.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Dicembre 20th, 2017 Riccardo Fucile
IL GRUPPO TORINESE TRASPORTI E’ SULL’ORLO DEL DISSESTO
Niente di fatto: il revisore dei conti di Pwc, Piero De Lorenzi, si è detto non in grado di esprimere un giudizio sul bilancio al 30 settembre del 2017 della Fct Holding, la finanziaria del Comune di Torino che gestisce le principali partecipazioni dell’ente oggi guidato dalla sindaca del Movimento 5 stelle, Chiara Appendino.
La dichiarazione di impossibilità a esprimersi è stata messa nero su bianco nella relazione del revisore dei conti allegata al bilancio di Fct (quest’ultimo appena reso pubblico), datata 17 novembre 2017: “Non esprimiamo un giudizio sul bilancio di esercizio della Fct Holding spa. A causa della rilevanza di quanto descritto nella sezione ‘Elementi alla base della dichiarazione di impossibilità di esprimere un giudizio’ della presente relazione, non siamo stati in grado di acquisire elementi probativi sufficienti ed appropriati su cui basare il nostro giudizio sul bilancio di esercizio”.
Il principale ostacolo alla formazione di un giudizio ha un nome: Gtt (Gruppo torinese trasporti), ossia l’azienda del trasporto locale del capoluogo piemontese interamente controllata dal Comune attraverso Fct e sull’orlo del dissesto.
Ebbene, come spiega nella sua relazione il revisore dei conti, “risulta” che Gtt, la cui partecipazione è iscritta nel bilancio della Fct tra le immobilizzazioni finanziarie per un importo di 142,78 milioni di euro pari a circa il 26% del totale attivo, “stia redigendo un piano industriale 2017-2021 connesso alla situazione di tensione finanziaria nella quale versa”.
Ne consegue che “Gtt non ha ancora provveduto all’approvazione del bilancio di esercizio del 2016”. In particolare, i revisori dei conti di Pwc non sono riusciti ad “acquisire elementi probativi sufficienti e appropriati a supporto del valore di iscrizione”, nel bilancio di Fct, della partecipazione in Gtt al 30 settembre 2017 e pertanto non sono stati in grado di “stabilire se fosse necessario apportare eventuali rettifiche al valore di iscrizione a bilancio della stessa”.
Il nodo centrale, quindi, è il valore dell’azienda dei trasporti all’interno del bilancio della società che raccoglie le partecipazioni del Comune: a quanto ammonta alla luce della crisi finanziaria e del piano di salvataggio che Gtt sta mettendo a punto? Momentaneo o definitivo che sia, il “no” dei revisori di Pwc al bilancio di Fct si muove in parallelo con un altro parere negativo, questa volta però espresso al bilancio consolidato del Comune di Torino e giunto dal collegio dei revisori dell’ente: anche in questo caso, il motivo del rifiuto è legato all’impossibilità di definire la situazione di Gtt.
Che la situazione dell’azienda pubblica dei trasporti sia critica lo ha ben presente anche l’amministratore unico di Fct, Susanna Fucini, che ha redatto il bilancio e che all’interno della nota integrativa, a proposito del valore della quota in Gtt, ha scritto: “In questo attuale momento è da considerarsi caratterizzato da elementi di incertezza dovuti in parte rilevante alle problematiche relative ai crediti che la stessa partecipata vanta sia verso l’Agenzia di mobilità sia verso la Regione Piemonte (guidata da Sergio Chiamparino) e il Comune di Torino”.
In questo contesto, a detta di Fucini, il piano a cui Gtt sta lavorando “sarebbe volto a configurare le condizioni per il rilancio industriale delle attività Gtt, evidenziando al tempo stesso il fabbisogno finanziario”.
L’amministratore unico della cassaforte di partecipazioni del Comune di Torino crede nel rilancio al punto che ha ritenuto che per il momento non ci sia bisogno di rettificare il valore di carico della partecipazione del 100% di Gtt. Che dunque nel bilancio di Fct resta pari a quasi 143 milioni.
Il timore dei revisori è evidentemente quello che possa trattarsi di un valore troppo ottimistico. Si vedrà .
Nel frattempo, il bilancio di esercizio di Fct al 30 settembre si è chiuso con un utile di 25,16 milioni, risultato che va a confrontarsi con la perdita di 7,3 milioni accusata alla fine del 2016 (i periodi di confronto non sono tuttavia omogenei perchè da quest’anno Fct ha anticipato la chiusura dei conti alla fine di settembre).
L’ultima riga del bilancio ha beneficiato di “proventi da partecipazione” per 32,6 milioni rispetto agli appena 5mila euro dell’anno prima. Merito soprattutto dei 21 milioni di dividendi arrivati dal veicolo Fsu srl (Finanziaria sviluppo utilities), che è la società controllata in forma paritetica dai Comuni di Torino e Genova che custodisce la quota di controllo della multiutility Iren.
Non solo: oltre ai 21 milioni di dividendi da Fsu, i 32 milioni abbondanti di proventi beneficiano, a loro volta, anche degli oltre 5 milioni di cedola arrivati dalla partecipazione diretta in Iren, pari a poco più del 6 per cento. Insomma, l’utile è stato praticamente ottenuto grazie alle azioni del gruppo dell’energia nato sull’asse tra Torino e Genova.
(da “Business Insider”)
argomento: denuncia | Commenta »
Dicembre 20th, 2017 Riccardo Fucile
“NON CI SONO DIRITTI PIU’ URGENTI DI ALTRI, INVITO MINNITI E DEL RIO A UNIRSI A ME”… “UNO STATO CHE NON TUTELA I DIRITTI DI 815.000 BAMBINI E’ UNO STATO DEBOLE E CRUDELE”
A partire da questa mattina ho iniziato uno sciopero della fame per sostenere
l’approvazione della riforma della cittadinanza: il cosiddetto ius soli e culturae.
Lo faccio perchè trovo intollerabile l’idea che una normativa che ha suscitato tante attese e così intense speranze sia consegnata all’oblio degli archivi parlamentari, esaurendosi nell’anonimato al quale sono destinate tante mancate riforme.
Non è un esito già scritto nè una inevitabile fatalità . Il 14 dicembre scorso il Senato ha approvato definitivamente la legge sul testamento biologico.
Per anni eravamo stati abituati, e quasi ammutoliti, dal reiterato ripetere: “non ci sono i numeri” e “il disegno di legge non può andare avanti”.
E, invece, con un’accelerazione imprevista, con un’inversione delle priorità che nel frattempo erano state incardinate nel dibattito parlamentare — lo ius soli e culturae, innanzitutto — in pochi giorni il risultato è stato ottenuto.
E con una maggioranza tutt’altro che risicata: 170 voti a favore (ne sarebbero bastati 129). Insomma, i numeri c’erano e il tempo per discutere e approvare il provvedimento, pure. Tenendo bene a mente questo prezioso e recentissimo precedente, siamo in grado di confutare gli argomenti oggi presentati come ostativi all’approvazione di un’altra legge urgente, necessaria e ragionevole: quella, appunto, per lo ius soli e culturae.
Anche in questo caso, infatti, possiamo credere che basti poco e che i numeri e il tempo necessari ci siano. E soprattutto che non è vero — come lo slittamento nel calendario dei lavori d’Aula sembra aver affermato — che alcuni diritti siano più urgenti di altri, o — peggio — più opportuni o più “presentabili” alla vigilia di una campagna elettorale.
I diritti, e non è mai esagerato ripetersi in questo caso, sono indivisibili: se li si nega in un qualche punto, è l’intero sistema della loro tutela che viene meno.
Al contrario, se li si afferma, pur nella loro “specialità “, a beneficiarne saranno tutti.
Tutti guadagnano qualcosa se il diritto di una minoranza, o di un gruppo, viene tutelato. E ciò è tanto più vero nel caso dei diritti di quegli 815mila bambini e ragazzi senza cittadinanza che frequentano le scuole, le piazze, i campetti da calcio i parchi giochi e le parrocchie del nostro paese.
Uno stato che non protegge i diritti dei minori — e la cittadinanza è il diritto ad avere diritti — è uno stato crudele e debole nello stesso tempo.
Uno stato che ritiene barattabile un bene come quello di garantire una inclusione più semplice ed efficace degli italiani di seconda generazione è uno stato fragile e che non guarda alla stabilità del proprio futuro.
Per tutte queste ragioni, ritengo che valga la pena fare un estremo tentativo, nel piccolo lembo di legislatura che rimane, e assumersi la reponsabilità di concluderla approvando lo ius soli e culturae.
Di questo ho parlato ieri con il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, al quale ho chiesto di fare tutto il possibile per approvare la legge. Ed è la stessa richiesta che ho indirizzato alla conferenza dei capigruppo del Senato, che si riunirà nelle prossime ore.
A sostegno di questa medesima istanza ho deciso di intraprendere uno sciopero della fame.
Assistito dal professor Claudio Santini, metto a disposizione questo atto politico – la modesta fatica dell’astensione dal cibo per più giorni – per accompagnare i tentativi di alcune persone di buona volontà di non lasciare disattesa la domanda di giustizia contenuta nella riforma della cittadinanza.
E invito chiunque sia d’accordo sull’importanza di questa legge – a partire dai ministri più convinti, Delrio e Minniti – a partecipare a quest’azione pubblica. Non un gesto disperato nè un atto estremo. Bensì una dichiarazione di fiducia nella politica.
Luigi Manconi
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Diritti civili | Commenta »
Dicembre 19th, 2017 Riccardo Fucile
IL PARLAMENTARE DEL M5S E’ ORA COMPONENTE DELLA COMMISSIONE D’INCHIESTA, MA NEL 2013 INCONTRO’ VISCO… HA LAVORATO DUE ANNI IN UNA FINANZIARIA DEL FRATELLO, CANCELLATA DA BANKITALIA PER IRREGOLARITA’ E SOSPETTI DI USURA… COSA C’ERA ANDATO A FARE DA VISCO?
“Come dobbiamo interpretare il fatto che nel 2013 il governatore della Banca d`Italia Visco abbia incontrato nel 2013 Alessio Villarosa, componente della Commissione d`inchiesta sul sistema bancario?”.
Lo dichiara Franco Vazio, deputato del Partito democratico e componente della Commissione d`inchiesta sul sistema bancario.
“Oggi – spiega – il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha rivelato di aver incontrato Alessio Villarosa. Ma Villarosa ha lavorato un paio d’anni in una finanziaria del fratello Massimiliano, poi cancellata da Bankitalia per gravi irregolarità e sospetti d’usura”.
Poi l’affondo: “Una società che, pare abbia dato proprie azioni in pegno alla Banca popolare di Vicenza per 550mila euro. Sono stati restituiti?”
Con quale faccia proprio loro vengono a parlarci di conflitto d’interesse e di inopportunità ?”, conclude.
Ma non erano i grillini quelli che combattono il sistema bancario?
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Dicembre 19th, 2017 Riccardo Fucile
CHI VIENE PAGATO 92 EURO AL MESE, CHI LAVORA IN UN SOTTOSCALA, CHI DEVE RESTITUIRE META’ DELLO STIPENDIO
Lavoratori dei call center equiparati ai braccianti agricoli: ad accomunare le due figure
apparentemente molto distanti è lo sfruttamento al quale vengono sottoposti, tanto che la Slc Cgil di Taranto ha deciso di utilizzare la legge contro il caporalato nell’ennesima vertenza che vedrà coinvolti operatori di un call center.
«Vent’anni fa fu pubblicato “Cira e le altre. Braccianti e caporali”, il libro cult che raccontava la situazione nei campi: da allora nulla è cambiato nel mondo del lavoro, tranne il fatto che ora c’è una legge e gli avvocati della Cgil hanno intenzione di utilizzarla nel settore del call center perchè in una sorta di “Far West” dei diritti, a donne e uomini alla ricerca disperata di lavoro non venga più calpestata la dignità », dice Andrea Lumino, segretario generale di SLC Cgil Taranto, che ha chiuso la conferenza stampa nella quale insieme a sette donne ha denunciato l’ennesimo caso di sfruttamento in un call center del capoluogo jonico.
«Un annuncio — ha spiegato Lumino — sul sito Subito.it parla di una azienda di Lecce con sede a Taranto in Via Bari, che offriva ben 12mila euro all’anno, ma la realtà non solo era differente, ma superava di gran lunga la più macabra immaginazione».
A raccontare la realtà sono state proprio le lavoratrici che hanno trovato nel sindacato il sostegno per rompere la gabbia nella quale erano state rinchiuse.
«Dopo un periodo di lavoro iniziato a metà ottobre e terminato a dicembre, hanno scelto di licenziarsi dopo aver avuto, non la busta paga, ma il primo allucinante bonifico allucinante di appena 92 euro per un intero mese di lavoro», racconta Lumino, «alle loro rimostranze, l’azienda ha risposto che se per 5 minuti si lascia il posto per andare al bagno si perdeva una intera ora di lavoro. Anche per un ritardo di tre minuti l’azienda non riconosceva alle lavoratrici la retribuzione oraria».
“Ho calcolato l’effettiva paga oraria con la calcolatrice e quando ho visto il risultato di 33 centesimi di euro all’ora ho pensato di aver sbagliato. Ho rifatto il calcolo più e il risultato era sempre lo stesso. Non riuscivo a crederci», ha aggiunto.
Durante l’incontro con la stampa Lumino ha chiarito che la vertenza assume ora un valore pubblico della tutela dei diritti delle lavoratrici da una condizione di palese sfruttamento: «Abbiamo già interessato i nostri legali che hanno valutato la possibilità di collegare questa situazione alla legge contro il caporalato». Subito dopo la conferenza stampa è stato preparato un esposto denuncia delle lavoratrici e del sindacato da inviare alla Procura della Repubblica, ma anche al Sindaco, al Presidente della Provincia e al Prefetto.
«Siamo certi — ha aggiunto Lumino — che vorranno intervenire su una vicenda come questa schierandosi a tutela dei diritti delle persone e del lavoro». Ma per Slc Cgil Taranto si tratta di un tema da sottoporre a tutto il mondo politico istituzionale: all’assenza di regole certe si aggiunge anche l’assenza di etica da parte della committenza e talvolta coinvolge anche lo Stato dato che lavoratori sottopagati sono stati individuati anche nei call center che operavano per conto dell’Inps.
Per Lumino «quello del call center è un settore “malato”: leggi sfavorevoli, aziende che andrebbero controllate addirittura dall’antimafia e dove i grandi committenti, come ad esempio Fastweb, pensano solo al massimo risparmio disinteressandosi dell’ovvio e conseguente sfruttamento di chi lavora che è l’anello più debole della catena. Noi continuiamo a stare al fianco di questi anelli deboli e se Fastweb non interverrà immediatamente lo riterremo corresponsabile di questa situazione: quello che hanno subito queste donne non deve essere considerato lavoro e questi call center vanno chiusi. Le istituzioni si schierino al nostro fianco e firmino il protocollo sulla legalità per i call center che abbiamo proposto lo scorso mese: non è più in ballo solo il rispetto di un contratto, ma la dignità di esseri umani e di una intera comunità . Queste donne sono state trattate allo stesso modo in cui sono state trattate le lavoratrici nei campi e quindi, come prima cosa, lotteremo perchè la legge che punisce i caporali possa finalmente essere estesa anche al settore dei call center».
Andrea Lumino ha subìto in passato diverse minacce: «La prima nel 2014», dice, «mi hanno fatto trovare un biglietto sul parabrezza della mia macchina, in un’altra occasione lo avevano chiamato sul cellulare: “Fai pure il comunista, ma non venire a rompere il c… a noi”».
E’ stato lui il primo ad aver scoperchiato un vero e proprio sistema, quello dei call center “sottoscala”: «Ne abbiamo scoperti cento nella sola provincia di Taranto, ma sono sicuramente molti di più. Nel settore ha cominciato a vedere una fonte di reddito anche la malavita organizzata. I call center si sono rivelati un ottimo strumento per il riciclaggio di denaro sporco, metterne in piedi uno fuorilegge è semplice ed economico: basta allestire qualche postazione telefonica. Chi dà commesse a questi soggetti, però, è colpevole quanto loro. A Grottaglie, in provincia di Taranto, abbiamo scoperto un call center in un garage, le operatrici lavoravano accedendo dall’unico ingresso, quello di una saracinesca che poi si richiudeva per tutto il tempo alle loro spalle. Retribuzione? Un euro all’ora, anche in quella occasione», si indigna Lumino.
«Gli operatori non solo si ritrovano a svolgere il proprio lavoro in garage e sottoscala ma spesso lo fanno anche senza database o addirittura senza computer. Il più delle volte ai dipendenti viene chiesto di usare i cellulari privati con la promessa di rimborsare i costi delle chiamate in uscita», spiega Lumino.
«Le società , quando sono registrate alla Camera di commercio, il che non accade sempre, durano alcuni mesi, il tempo di svolgere la commessa ricevuta. Sfruttano al massimo gli operatori, quindi scompaiono nel nulla come fantasmi per poi riaprire da un’altra parte con un nuovo nome. I pochi dipendenti che hanno trovato la forza di denunciare raccontano di un clima di terrore, fatto di minuti cronometrati anche per andare in bagno, divieto di socializzare fra colleghi, mobbing, minacce e violenza psicologica verso chi avanza il più basilare dei diritti: essere pagati per il lavoro svolto».
Lumino racconta anche di una società , al servizio di un grosso gruppo telefonico, che versa ai dipendenti un regolare stipendio, ma, dopo l’accredito, pretende che restituiscano la metà del compenso: una vera e propria tangente per continuare a lavorare», commenta. Come i caporali in agricoltura, forse anche peggio.
(da “NextQuotidiano“)
argomento: denuncia | Commenta »