Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
IL PROGRAMMA PREVEDE UN CONCERTO NATALIZIO CON MUSICHE COMPOSTE DA LUI E POI TUTTI A ROMA AD ARRESTARE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Antonio Pappalardo, leader del Movimento Liberazione Italia non va in vacanza.
Il fallimento della rivoluzione di ottobre non ha scoraggiato l’ex generale dei Carabinieri con vitalizio da parlamentare che lotta contro la casta.
Il MLI e Pappalardo sono vivi e lottano insieme a noi per un’Italia libera e federale. L’unico ostacolo che ci separa dalla realizzazione del sogno dei rivoluzionari è il fatto che il Parlamento illegittimo è ancora al lavoro.
I parlamentari abusivi non sono stati arrestati dalle armate rivoluzionarie e il Movimento Liberazione Italia sembra essere entrato in una fase di stallo.
Ma non è così. Le riunioni e gli incontri degli aderenti al MLI continuano e il piano d’azione è stato ormai definito nei più minimi dettagli.
Due giorni fa, il 13 dicembre, il Movimento Liberazione Italia ha deliberato di arrestare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Contestualmente a Mattarella verranno arrestati anche il Capo del Governo e i ministri tutti.
La data scelta per l’operazione di liberazione che darà senza dubbio il via alla tanto agognata rivoluzione è il 21 dicembre prossimo venturo. Tutti sono invitati a partecipare “tranne i mafiosi, delinquenti, collusi con la politica”.
L’arresto ovviamente verrà compiuto in nome del Popolo Sovrano e dell’Arma dei Carabinieri.
Pappalardo ha pubblicato un video in cui si assume “la piena responsabilità ” di salvare “con tutti i mezzi legali” il Paese.
Il 21 dicembre a Roma ci sarà un gran tintinnare di manette perchè il MLI conta di arrestare anche tutti i parlamentari “non convalidati”. Non è molto chiaro come dovrebbero avvenire gli arresti. In passato Pappalardo e i suoi ci hanno mostrato che per “arrestare” un parlamentare abusivo è sufficiente leggergli in faccia un comunicato e poi lasciarlo andare.
C’è poi la questione dei numeri: in Parlamento siedono 950 persone, tra deputati e senatori. A questi vanno aggiunte almeno una ventina di ministri (più i sottosegretari). C’è chi dubita che il MLI possa contare su numeri più alti e non si capisce quindi come potrà compiere tutti gli arresti in un giorno solo.
Stando al racconto di chi ha partecipato alla riunione «la gente del MLI esultava al desiderio di trarre in arresto il falso presidente della repubblica per primo ed a seguire gli altri abusivi».
La situazione dunque è disperata ma non seria. Del resto in un così concitato momento rivoluzionario Pappalardo riesce a trovare il tempo, quattro giorni prima della data fissata per gli arresti, di allietare il Popolo Italiano con una serata danzante. Il 17 dicembre il MLI organizza un “esclusivo concerto” che consentirà al Popolo di conoscere l’anima di un grande uomo “che si è sempre ispirato con le sue opere musicali nei grandi valori umani e per la libertà ”.
Non tutti sanno che Antonio Pappalardo, generale, ex parlamentare e liberatore d’italia è anche un compositore di opere liriche e musica classica.
È stato lui a comporre l’inno dei liberatori colonna sonora ufficiale di questa rivoluzione d’inverno. Organizzando questo concerto dopo aver dichiarato pubblicamente di voler arrestare il Capo dello Stato Pappalardo mostra senza dubbio un grande sprezzo del pericolo e uno scarso senso della strategia.
Quale occasione migliore per le forze controrivoluzionarie per procedere all’arresto del Generale?
Ci toccherà rimanere con il fiato sospeso fino al 21 dicembre.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
MADRE E FIGLIO ITALIANI ARRESTATI PER L’OMICIDIO DELL’EX CALCIATORE LA ROSA
Andrea La Rosa, 35 anni, ex calciatore di serie C, da qualche mese incaricato della direzione
sportiva del Brugherio calcio (Monza), scomparso il 14 novembre scorso, è stato trovato ucciso.
Il corpo è stato ritrovato nel bagagliaio di un’auto lungo la Milano Meda, all’altezza di Varedo, in provincia di Monza e Brianza.
L’uomo è stato sgozzato e i suoi assassini hanno anche tentato di sciogliere il cadavere nell’acido ma non ci sono riusciti. Hanno quindi tentato di occultare il cadavere ma sono stati scoperti. Due persone, un uomo e una donna, sono state fermate.
I due fermati dai carabinieri di Milano sono Raffaele Rullo e sua madre Antonietta Biancaniello: secondo una prima ricostruzione, i due non volevano restituire a La Rosa un prestito di 8mila euro e per questo lo avrebbero prima sgozzato, nella cantina di casa, e poi avrebbe tentato di scioglierlo nell’acido, senza riuscirci.
Rullo avrebbe fatto ricerche su Internet dal suo ufficio su come il boss mafioso Giovanni Brusca sciolse nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso l’11 novembre del 1996 dopo 25 mesi di prigionia.
Ex calciatore di belle promesse, La Rosa, finita l’esperienza da giocatore, era pronto a rimettersi in gioco per allenare il Brugherio calcio, ma non ha nemmeno fatto in tempo ad iniziare il suo nuovo lavoro quando è sparito.
Avrebbe dovuto incontrare un amico nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro, aveva raccontato agli amici, ma non si è più visto.
La denuncia di scomparsa era stata presentata nei giorni successivi dai suoi famigliari, che per settimane hanno sperato invano di vederlo far rientro a casa, in via Ripamonti a Milano.
I carabinieri, dopo aver vagliato i suoi ultimi spostamenti e aver tentato di intercettare il suo cellulare, che non dava segni di vita, hanno però trovato un indizio: l’uomo non era mai uscito dall’Italia, nessun passaggio registrato alle frontiere.
Hanno anche lavorato sulle voci, insistenti, di denaro poco limpido a disposizione dell’uomo che potrebbe essere stato vittima di un tentativo di estorsione finito nel modo peggiore da parte di una coppia di balordi.
Il 35enne milanese ha un passato in serie C come calciatore, poi in diverse altre categorie. Da qualche anno era approdato all’altro lato della panchina, come dirigente sportivo. Dopo aver fatto esperienza al Desio Calcio e alla Cinisellese, Andrea era appena arrivato a dirigere il Brugherio 1968, società brianzola con la prima squadra in Eccellenza.
L’ultima volta in cui era stato visto in pubblico era il 14 novembre, quando partecipò alla presentazione del nuovo allenatore Marco El Sheik, arrivato alla prima squadra del Brugherio. Poi quel viaggio a Quarto Oggiaro durante il quale sembrava essere sparito.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
IL PASSO FALSO: HA SPARATO A DUE VICINI E SONO SCATTATE LE RICERCHE… LO HA BLOCCATO UN INCIDENTE E NON HA OPPOSTO RESISTENZA … I FATTI SMENTISCONO MINNITI CHE CERCA DI METTERE IL CAPPELLO SUL MERITO DELLA CATTURA
Fine. Norbert Feher, alias Igor il russo o l’assassino di Budrio, è stato arrestato.
In Spagna, dove nascosto fra le campagne fra Saragozza e l’Andorra aveva sparato ancora, ucciso ancora, questa volta due agenti e un allevatore.
L’ultima istantanea di un incubo durato nove mesi lo ritrae in mutande, ammanettato, dentro una caserma spagnola, con la barba lunga e gli occhi spalancati.
E’ la foto di rito prima del buio della cella, è la fine dell’incubo.
Dopo aver ucciso Davide Fabbri a Budrio e Valerio Verri a Portomaggiore, con altri due possibili omicidi alle spalle e accuse di furti e violenze sessuali, Igor era diventato il fantasma.
Lo si credeva fuggito nella sua Serbia e invece era in Spagna, fra le colline vicino a Saragozza, dove stava seminando il terrore e, come fece nelle campagne fra Bologna e Ferrara, viveva da Rambo, studiando le strade, i nascondigli, entrando nelle case a mangiar uova e rubar coperte, un fantasma imprendibile capace di irridere le forze dell’ordine e seminare il panico fra i residenti delle campagne.
I FATTI
Bajo Martin è una delle 33 comarche dell’Aragona, poco distante da Saragozza, a sud dell’Andorra. Dieci giorni fa nelle case di pietra fra le montagne dei paesini stava succedendo qualcosa di strano: furti, cose sparite, serrature rotte.
C’era un “fantasma” che ripuliva le case, lo si credeva un ladruncolo rurale, un poco di buono in cerca di beni di prima necessità .
Il 5 dicembre due residenti di Albalate del Arzobispo, vicini di casa, stanno cercando di riparare una serratura che è stata scassinata quando si accorgono che dentro c’è qualcuno, si imbattono in un uomo che reagisce sparando.
Ferisce le due persone che se la caveranno e poi scappa. E’ Igor.
Nella zona di Cuesta de la Calzada scatta l’allarme, altri residenti parlano di furti subiti, c’è un uomo pericoloso in giro.
Si attiva la Guardia Civil che cerca il criminale. Cittadini riferiscono di furti banali, perfino “noci e frutta secca o vestiti caldi”. Altre segnalazioni indicano che anche un cane sarebbe stato ucciso da un colpo di pistola.
Ad Arià±o, Andorra (il paesino non lo stato, ndr) o Urrea de Gaèn in tanti avvistano il criminale, fioccano le segnalazioni. Decollano gli elicotteri, le pattuglie con i cani battono la zona ma Igor non si trova, ancora una volta.
Come Budrio e Portomaggiore, come le campagne del Po, Albalate vive l’incubo. C’è l’identikit del killer, i campi vengono battuti a tappeto, ai residenti viene chiesta la massima attenzione. “Non uscite di casa”.
Il killer di Budrio scappa verso il paesino di Andorra e per quasi dieci giorni fa perdere le sue tracce, ma è braccato.
Due agenti, Vàctor Romero Pèrez e Vàctor Jesàºs Caballero Espinosa, di solito impegnati in operazioni contro i furti nelle case rurali della zona, indossano giubbotti antiproiettile e, accompagnati da un allevatore che conosce bene l’area, Josè Luis Iranzo, vengono a sapere di un soggetto che corrisponde all’identikit nella zona di Alcaà±iz.
Quando lo intercettano Igor apre il fuoco e li ammazza, tutti e tre. Spara con sicurezza, nonostante i giubbotti antiproiettile li uccide, poi ruba le pistole degli agenti e l’auto dell’allevatore, un pick up verde Mitsubishi.
E’ vestito in un uniforme militare, armato con diverse pistole Beretta e accelera nel buio.
Questo accadeva ieri sera intorno alle 19. Igor va veloce lungo le provinciali mentre la caccia si fa subito intensissima e alle tre del mattino, dopo un incidente stradale probabilmente per aver perso il controllo del pick up, Norbert Feher finisce la sua fuga tra i comuni di Cantavieja e Mirambel, nella provincia di Teruel in Spagna.
Sono le 2,50 nel Maestrazgo, una zona di confine di Teruel, quando al chilometro 95,500 della A-226, all’altezza della città di Cantavieja, gli agenti della Guardia Civil intercettato un uomo a piedi.
E’ Norbert Feher, ed è costretto ad arrendersi: gli agenti gli puntano contro le pistole (lui ne ha tre, ndr), gli leggono i suoi diritti in italiano e lo arrestano. Non oppone resistenza.
Lo porteranno in caserma, fra i plausi delle istituzioni e di tutti i dipartimenti, dell’Italia che chiedeva giustizia e soprattutto dei famigliari di tutte le vittime (probabilmente più di sette) che Igor il Russo ha lasciato sul cammino di questa sua lunga, angosciante e finalmente conclusa fuga.
Il ministro dell’Interno Marco Minniti, da Rimini, esprime “un ringraziamento alle autorità spagnole, all’Arma dei carabinieri e il pensiero va alle vittime di Budrio e alle vittime in Spagna”. “Il tutto – sottolinea il ministro Minniti – è frutto di un’attività investigativa che è partita dall’attività di indagine dell’Arma dei carabinieri”
Dichiarazione sconcertante visto che l’operazione è stata condotta dalla polizia spagnola solo in seguito al passo falso di Feher quando il 5 dicembre ha ferito i due agricoltori ad Albalate.
Semmai, a differenza delle forze dell’ordine italiane che se lo erano fatte scappare sotto il naso, quelle spagnole lo hanno neutralizzato in dieci giorni.
(da agenzie)
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
IL SUO PALESE ANACRONISMO PER LUI DIVENTA UN ELEMENTO DI FORZA, COME LA RIPROPOSIZIONE DELL’IDENTICO
L’unico partito che nell’infittirsi dei sondaggi sulle intenzioni di voto cresce vistosamente è
Forza Italia.
Persino il primato dei grillini, dati per vincitori delle prossime elezioni, oscilla stabilmente nello spettro del punto percentuale.
Tantissimo comunque, a riconferma che niente sembra scalfire un granitico consenso (stanno a un passo dal 30%), nemmeno certe clamorose dèbà¢cle televisive o la desolante silhouette di Spelacchio, l’albero di Natale dei romani che si erge di fronte a un perplesso Milite ignoto a incarnare l’inconcludenza del governo pentastellato della città .
LA RIMONTA DI BERLUSCONI
Invece Berlusconi cresce: partito due punti sotto la Lega, l’ha distanziata di oltre 3 punti. L’ultima rilevazione del tg di Mentana, lunedì 11 dicembre, dava gli azzurri al 15,7%, contro il 12,5% dell’alleato del Carroccio.
Il Cav, che mira di arrivare a ridosso delle urne con il 20%, e che dunque è in piena marcia trionfale, sembra destinato a riprodurre pari pari la campagna del 2013, cominciata con un siderale svantaggio rispetto a Bersani e finita ad un’incollatura dall’allora segretario Pd.ù
Berlusconi, nonostante i goffi tentativi di alfabetizzazione informatica, vince con l’assoluta fedeltà a modelli obsoleti
Quello del leader di Forza Italia è un fenomeno che ha del misterioso, e che meriterebbe di essere indagato ben oltre la sua superficie visto il modo con cui rovescia le categorie dello spazio-tempo.
Colpisce, ad esempio, come il suo palese anacronismo, esiziale per i suoi avversari, per lui diventi un formidabile elemento di forza.
Così come la riproposizione dell’identico: più l’uomo di Arcore ricalca i suoi vecchi modelli più si vede premiato nei consensi.
Poi si ha buon gioco a ironizzare, a dire che il meno tasse per tutti o che le pensioni minime a mille euro oramai sono slogan che appartengono a una sorta di modernariato della politica.
I SUOI ANTICHI STILEMI FUNZIONANO ANCORA
E che persino certe iniziative che rimandano a un coreano culto della personalità — stanno per riemergere dalle anonime retrovie in cui erano stati relegati i vari eserciti di Silvio e i meno male che Silvio c’è — ricordano più degli angosciosi fantasmi della storia che una moderna organizzazione del consenso.
Insomma, più resta fedele agli stilemi che nel 1994 accompagnarono la sua prima discesa in campo e più si rende credibile agli occhi degli elettori.
Eppure sono passati 23 anni, stagioni e protagonisti della politica si sono succeduti, la rivoluzione digitale che a quei tempi muoveva i primi passi è diventata realtà dilagante e condivisa.
Ma Berlusconi, nonostante i goffi tentativi di alfabetizzazione informatica, vince con l’assoluta fedeltà a modelli obsoleti. La tivù generalista contro quella on demand, il porta a porta sul territorio contro l’impalpabile aleatorietà dei social media, la barzelletta contro lo storytelling, la resistenza fisica tanto più strenua quanto sale il martirio mediatico nei suoi confronti.
Forse, alla luce di ciò che Berlusconi rappresenta, è il caso di rivedere la prosopopea del nuovo che avanza e l’idolatria di un futuro che sembra essere certezza solo nei discorsi di chi lo invoca
(da “Lettera43”)
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
AVEVA DETTO CHE GLI SAREBBE SERVITO COME DEPOSITO… LA CARITA’ CRISTIANA SI E’ SUBITO MANIFESTATA
Aveva affittato un garage condominiale per ripararsi dal freddo, ma quando gli inquilini lo hanno scoperto hanno chiamato i carabinieri.
E’ la “storia di Natale” alla rovescia di un clochard quarantenne di Cossato, un comune di 15mila abitanti nel Biellese.
Per avere un riparo, soprattutto in queste notti di neve e gelo in cui il termometro va sotto zero – solo ieri in Piemonte un altro senzatetto è stato trovato morto di freddo a Chivasso, nel Torinese – l’uomo aveva deciso di prendere in affitto un box in via Paietta, dicendo che gli serviva come deposito per attrezzi e versando regolarmente anticipo e cauzione.
Ma i residenti del condominio, venuti a conoscenza che l’uso era differente da quello dichiarato, non hanno gradito la sua presenza e hanno chiamato le forze dell’ordine per allontanarlo.
La padrona del garage ha poi confermato di avergli affittato lo stabile ma come deposito di attrezzi, non per andarci a vivere, e già da stamattina ha sciolto l’accordo e si è fatta riconsegnare le chiavi.
Il “decoro” del condominio è salvo.
E domenica tutti a Messa come la famigliola della Barilla da buoni ipocriti a difesa della “tradizione cristiana”.
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
“NON SIAMO CIVETTE O MOSCHE COCCHIERE, PUNTIAMO AL 7%”
La lista è pronta. O meglio, quelli che son rimasti a farne parte, dopo diverse rinunce
eccellenti, su tutti l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia e gran parte del suo gruppo.
A Roma Verdi, socialisti, prodiani come l’ex ministro Santagata, Area civica e qualche ex Sel hanno lanciato il simbolo di “Insieme- Italia Europa “.
Ovvero, la lista “ulivista” che dovrebbe “coprire” a sinistra la coalizione guidata dal Pd renziano, dopo lo strappo di “Liberi E Uguali” e il tentativo fallito dello stesso Pisapia di riunificare partiti e movimenti a sinistra dei dem.
L’obiettivo è ambizioso. Tanto che c’è chi è convinto di essere pure indispensabile: “Senza di noi c’è campo per Salvini, Meloni e Berlusconi”, spiega il leader dei Verdi Angelo Bonelli.
Altri azzardano cifre: “Valiamo l’1%? Noi puntiamo al 7-8%“, spiega Michele Ragosta, deputato ex Sel e ora orfano pisapiano.
Altri sono più realisti, come Riccardo Nencini, leader Psi, ma si mostrano sicuri: “Supereremo la soglia del 3%” imposta dal Rosatellum.
Tutti, quindi, negano il ruolo di semplice “lista civetta” renziana: “Se ci sentiamo mosche cocchiere del partito di Renzi? No, per nulla”, spiegano in coro.
Così chi, come lo stesso Santagata, ricorda le ombre dei governi Renzi e Gentiloni, prova a lanciare appelli ai delusi: “Ci rivolgiamo a chi non è convinto dal Pd, anche dei suoi modi e metodi, per contare”.
L’obiettivo, numeri alla mano, resta però a dir poco complicato. E c’è chi, come il verde Gianfranco Mascia, rilancia, in merito alle aspettative percentuali di “Insieme”: “Quanto serve per salvare il pianeta? Servono percentuali? No, qualcosa di forte, ed è a quello che puntiamo”.
Certo, per i Verdi che criticarono il Pd su Sblocca Italia e sul “ciaone” renziano sul referendum delle trivelle, sembra, di fatto, ora una giravolta la scelta sulle alleanze.
Non c’è poi soltanto il nodo della soglia di sbarramento. Restano pure i problemi del Pd nella costruzione della coalizione.
Tutto in attesa dei radicali di “+Europa” e della nascita della lista centrista, dopo l’implosione degli alfaniani di Alternativa popolare e il passo indietro di Pisapia.
“Il mio un fallimento? Questo lo dice lei, non è così”, replica stizzito l’ex sindaco di Torino, Piero Fassino (che era stato delegato da Renzi per ricostruire la coalizione a sinistra, ndr), anche lui presente al lancio di “Insieme”. Dalla lista “ulivista”, invece, c’è chi attende nuovi arrivi: “Porte aperte”, rilancia Nencini.
All’ultimo momento, però, si è sfilato pure Tabacci (Centro democratico), fedelissimo di Pisapia. Vicino all’iniziativa, da sinistra, ma senza candidarsi, è invece il sindaco di Cagliari, l’ex vendoliano Massimo Zedda.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
HANNO ADERITO CINQUE MINISTRI E 180 PARLAMENTARI, MA NESSUN POLITICO DEL M5S
Sopra le righe sono andati quasi tutti, chi più chi meno. Nei talk show o negli scontri nelle aule delle Camere.
Però ora promettono e s’impegnano a non farlo più.
Lucio Malan, ad esempio, diede della “nazista” a una senatrice 5Stelle in un momento di massima concitazione a Palazzo Madama. Subito dopo chiese scusa. E ora il senatore di Forza Italia è uno dei 200 parlamentari che si sono impegnati a evitare le “parole ostili”. Non solo.
Il manifesto di “#cambiostile” impone lo stop alle fake news in una campagna elettorale in cui sono diventate tema centrale. Non solo Renzi del rischio fake ha fatto il filo conduttore della Leopolda, la tradizionale convention fiorentina, ma accuse di falsa propaganda si rimpallano dagli Usa al Cremlino coinvolgendo l’Italia sia per il passato (il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016) che per il futuro (le elezioni politiche del 2018).
Ecco quindi la campagna lanciata dall’associazione triestina “Parole ostili” insieme con l’università cattolica del Sacro Cuore e con l’osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo.
Hanno sottoscritto il codice di comportamento per una campagna elettorale civile i ministri Marco Minniti, Anna Finocchiaro, Valeria Fedeli, Roberta Pinotti, Maurizio Martina. E poi parlamentari di tutti i partiti, da Antonio Palmieri, Anna Maria Bernini, Paolo Romani e Malan di Forza Italia ai capigruppo dem Ettore Rosato e Luigi Zanda fino al leghista Gian Marco Centinaio, l’assessore della giunta grillina romana Flavia Marzano. Non ci sono finora politici 5Stelle.
Tutti s’impegnano a “un confronto politico basato sulla forza delle proposte, non sulla violenza degli insulti, nè sulle fake news”. Ci si può scontrare senza bisogno di offendersi. Il manifesto porta anche la firma di alcuni sindaci, come Giorgio Gori, primo cittadino di Bergamo e candidato del Pd alla presidenza della Regione Lombardia.
Nel decalogo di comportamento ci sono alcuni capisaldi. A cominciare dal primo punto. Che si può riassumere così: “So che la comunicazione è parte integrante della mia azione politica orientata al bene comune, quindi mi assumo sempre la responsabilità di ciò che comunico sia online che off line. Non considero o uso la rete come zona franca in cui tutto è permesso”.
Altro principio. “Condividere in rete si riflette sulla mia credibilità personale. Non produco, diffondo o promuovo notizie, informazioni e dati che so essere falsi manipolati o fuorvianti, evito che anche chi comunica per mio conto lo faccia. Educo alla responsabilità le community che mi sostengono”.
Nei “comandamenti” del manifesto c’è molto altro, compresa la buona regola di non aggredire l’avversario nei talk show, ad esempio. In nome della cultura del rispetto: è scritto.
Il manifesto stamani a Palazzo Madama sarà presentato dalla ministra della Pubblica Istruzione Fedeli e dal forzista Palmieri. I titoli sono: virtuale è reale; si è ciò che si comunica; le parole danno forma al pensiero; prima di parlare bisogna ascoltare; le parole sono un ponte; le parole hanno conseguenze; condividere è una responsabilità ; le idee si possono discutere; le persone si devono rispettare; gli insulti non sono argomenti; anche il silenzio comunica.
(da agenzie)
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
I DATI CENSIS SUGLI ITALIANI CHE CERCANO DIAGNOSI SULLA RETE
L’automedicazione, assumere farmaci da banco senza prescrizione medica, non è di per sè
negativa.
È anzi il risultato di un lungo processo che, a partire dagli Anni 70, ha portato gli italiani a essere pazienti più consapevoli, informati, attenti alla propria salute.
Con almeno tre risultati utili: 17,6 milioni di italiani nel 2017 hanno preso farmaci che si sono dimostrati decisivi o importanti per guarire; 15,4 milioni sono comunque riusciti ad andare al lavoro nonostante piccoli disturbi; 17 milioni non hanno dovuto ricorrere al Servizio sanitario nazionale che, altrimenti, sarebbe collassato.
Eppure negli ultimi anni questa pratica benefica, tipica dello sviluppo socioeconomico di un Paese, è minacciata dalle fake news.
Con la diffusione delle connessioni a internet flussi informativi qualificati si sono sovrapposti ad altri scorretti, ingannevoli e potenzialmente dannosi.
Risultato: 8,8 milioni di italiani sono rimasti vittime di fake news. E 3,5 milioni di genitori si sono imbattuti in indicazioni mediche sbagliate.
È un problema considerando che sempre più persone adottano l’automedicazione e che internet è diventato uno dei punti di riferimento principali per rintracciare informazioni sulle proprie malattie e sulla sua cura.
Secondo un rapporto del Censis, pubblicato ieri, 49,4 milioni di italiani soffrono di piccoli disturbi di salute come mal di schiena (40,2%), raffreddore (36,5%), mal di testa (25,9%), mal di stomaco (15,7%) o altri malanni.
Il 90,3% dichiara di curarsi da solo. E negli anni è aumentata la quota di persone che si fida dell’automedicazione: erano il 64,1% nel 2007 e sono saliti al 73,4% nel 2017.
La maggior parte dice di farlo perchè «ognuno conosce i propri piccoli disturbi e le risposte adeguate» (il 56,5%). Il che è un bene: significa che è molto forte il senso di consapevolezza del proprio corpo di questi pazienti.
C’è anche una quota di persone che dichiara di automedicarsi perchè è un modo più rapido (16,9%), mentre i decisamente contrari sono il 21,6% (in calo rispetto al 27% di dieci anni fa).
Tuttavia esiste un rischio che non va sottovalutato. L’automedicazione è positiva quando è cauta, guidata, consapevole. Il rischio – con l’ingresso delle fake news – è che mettano in dubbio soluzioni acquisite e scientificamente provate nel nome del libero arbitrio e della libertà di scelta deregolata. Che, intendiamoci, non è mai un criterio di valutazione diagnostico e terapeutico.
Negli scorsi anni ne abbiamo avuti alcuni esempi: ondate brevi ma intense di creduloneria di massa su alcune cure miracolose per patologie gravi o addirittura mortali.
Molte, per fortuna, riportate nell’alveo della razionalità scientifica prima che degenerassero, ma in alcuni casi con grande difficoltà , come dimostra l’emblematico caso vaccini (il 40% di genitori con figli in età vaccinale ha denunciato di aver trovato informazioni addirittura negative sulla vaccinazione).
Il web è di sicuro la chiave di volta.
Se è vero che l’automedicazione in Italia è sicura perchè passa comunque attraverso il consiglio di persone esperte (il 53,5% degli italiani dice di chiedere comunque prima al medico generico e il 32,2% al farmacista), è altrettanto vero che internet è diventato un formidabile strumento di divulgazione: oltre una persona su quattro s’informa sulla rete (il 28,4%).
Percentuale che sale per i Millenials, i ragazzi diventati maggiorenni dopo il 2000, al 36%.
È un bene? È un male? Come sempre non è lo strumento in sè a determinarlo, ma il suo uso.
Il 17% degli italiani dichiara di informarsi su siti generici, che non hanno alcuna autorevolezza o certificazione. Banalmente ci si affida all’algoritmo dei motori di ricerca. Solo il 6% naviga su siti istituzionali come il ministero della Salute, il 5,6% su siti scientifici come «Semplicemente salute» e il 2,4% sui social media.
Ma è interessante notare che il 69,2% delle persone ritiene che sarebbe comunque utile avere sui siti web e/o sui social network informazioni certificate. È questa la sfida del futuro.
Se l’automedicazione è un valore, e lo è, allora benvenga la diffusione di informazioni anche attraverso internet, strumento dalle potenzialità infinite, ma solo a patto che la buona informazione riesca a soppiantare le fake news.
(da “La Stampa”)
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
L’INIZIATIVA DI DON RENATO SI RIPETE A CESARA DA 28 ANNI, INIZIATIVE IN AFRICA E NELL’EX JUGOSLAVIA
Niente stelle che penzolano appese da un lato all’altro della strada, addio alle ghirlande luminose. Anche quest’anno nessuna luminaria a Cesara: il paese sul Lago d’Orta sceglie, come da 28 anni, di rinunciare agli addobbi pubblici preferendo «un Natale a luci spente» e utilizzando i fondi che avrebbero dovuto colorare il paese per iniziative di solidarietà . Lo hanno comunicato, con un manifestino, il sindaco Erika Bonfanti e il parroco don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi.
«Non abbiamo cancellato il Natale, ci mancherebbe altro – spiega il sacerdote -, ma lo abbiamo riportato alla sua vera dimensione e al significato più autentico che è quello della gioia, del dono verso gli altri e in modo particolare nei confronti di chi ha bisogno». Don Renato Sacco aggiunge: «Non sono gli addobbi nelle piazze e nelle strade che “fanno” il Natale, ma la pace nei cuori, nelle famiglie e nel mondo».
Così, in tutti questi anni a Cesara, rinunciando alle luminarie sono stati raccolti e utilizzati 126.000 euro.
Iniziativa dal 1989
La prima volta, nel 1989, vennero risparmiati e inviati all’Unicef un milione e 743 mila lire, e poi, con il trascorrere degli anni e delle feste di Natale, rinunciando alle luci sono stati inviati soldi in Burundi, nella ex Jugoslavia martoriata dalla guerra, e in altri Paesi come il Pakistan, a costruire pozzi dove l’acqua non esiste.
All’estero, ma anche in Italia: decine di migliaia di euro sono andati a sostenere gli alluvionati in Ossola e i terremotati in Abruzzo e nel Centro Italia e anche alle associazioni che aiutano le persone disabili. Sarà così anche quest’anno.
«Con quanto risparmieremo rinunciando alle luci, 3.000 euro è l’impegno del Comune, e con le offerte che arriveranno quest’anno aiuteremo alcune famiglie della zona che si trovano in difficoltà economica – spiega il sindaco Bonfanti -. Altri fondi andranno a Chiara Castellani, da 26 anni medico a Kimbau nella Repubblica democratica del Congo».
Lumini sui balconi
Luci lungo le strade resteranno quindi spente, ma centinaia di lumini saranno accesi sui balconi e sui davanzali di Cesara. L’effetto è suggestivo e testimonia l’impegno di una comunità a favore di chi soffre.
Tutti i fine settimana dell’Avvento al termine di ogni messa ad offerta si potranno acquistare lumini che ogni domenica sera alle 19 verranno accesi contemporaneamente fuori dalla case e davanti ai monumenti dei caduti di tutte le guerre: passate e presenti. «Per ricordare che la guerra non ha mai vincitori – conclude don Renato Sacco – ma è una sconfitta di tutti. A Natale, festa della pace, queste cose bisogna ricordarle».
(da “La Stampa”)
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