Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
CASALEGGIO E DI MAIO CRITICANO CALENDA SUI NEGOZI APERTI A NATALE E LODANO LE VENDITE ONLINE… MA LA SUA SOCIETA’ PENSA A FAR SOLDI PROPRIO CON QUESTO
Ne parla con insistenza Luigi Di Maio, ma non solo lui. Non a caso interviene anche Davide Casaleggio.
La chiusura dei negozi, sei giorni festivi su dodici, è una battaglia del Movimento 5 Stelle cavalcata a ridosso del Natale ma sposata, in forme diverse, già da parecchio tempo.
Il discorso sta così tanto a cuore al mondo pentastellato che il figlio del co-fondatore si prende la briga di rispondere sul blog di Beppe Grillo al ministro dello Sviluppo economico che aveva definito la chiusura dei negozi “un favore ad Amazon”.
“Gli unici ad aver guadagnato durante il mandato di Calenda sono le società della grande distribuzione estera, in particolare francese e tedesca – ricorda Casaleggio – . Le regole che difende Calenda privilegiano solo la grande distribuzione, in particolare estera, che può permettersi i turni”.
Per l’imprenditore infatti il futuro si chiama invece e-commerce: “La soluzione per le imprese non è far lavorare i negozianti o i dipendenti dei centri commerciali durante le feste o 24 ore su 24, 7 giorni su 7 come può fare solo un sito di commercio elettronico, ma l’ibridazione. Ossia combinare online e offline, click e mattoni, velocità e qualità “.
Fin qui tutto normale, sembra una delle tante polemiche politiche fra il primo partito d’opposizione e il governo.
In realtà , a ben vedere, pian piano viene fuori un potenziale conflitto d’interesse fra l’attività di Casaleggio come imprenditore e il suo ruolo di grande stratega, assieme a Grillo, della politica pentastellata.
Secondo quanto riporta l’Adnkronos, il figlio di Gianroberto infatti starebbe mettendo in piedi proprio “la più potente piattaforma web per gli e-commerce merchant e i loro partner”.
Il portale, dal nome E-commerce Factor, il cui dominio è stato acquistato nel dicembre 2016, nelle intenzioni dell’esperto informatico dovrebbe aiutare i commercianti a trovare i partner per la vendita online dei propri prodotti.
Quindi ricapitolando: Casaleggio critica Calenda sulla chiusura festiva dei negozi, suggerendo invece di puntare sul commercio via web, “dimenticando” però che uno dei progetti a cui sta lavorando la sua impresa punta a far soldi proprio sfruttando l’espansione del mercato delle vendite online.
Non è un caso che, appena andata in rete la notizia dell’Adnkronos, lo stesso Casaleggio è corso ai ripari, affidando una precisazione alla pagina Facebook della Casaleggio associati: “In realtà ‘E-commerce Factor’ è semplicemente un’idea rimasta in cantiere, che non è stata sviluppata. L’obiettivo era di realizzare una piattaforma per aiutare i merchant nella scelta dei partner per i loro progetti di Ecommerce. Per un’impresa che si occupa di innovazione digitale è naturale acquistare domini, anche se poi le iniziative non vengono lanciate”.
Insomma, ancora nulla di concreto ma pur sempre un’idea in cantiere, come peraltro dimostra il sito online in costruzione.
Un conflitto d’interessi non ancora concreto ma certamente potenziale.
La battaglia sulla chiusura dei negozi però significa anche e inevitabilmente incentivare anche una lobby che da tempo flirta con i Cinque stelle: i venditori ambulanti, che farebbero la loro fortuna nei giorni di festa non essendoci concorrenza.
Quindi se da un lato M5s, con la sua proposta, vuole mettere un freno alle grandi multinazionali e alle catene commerciali e incentivare il commercio online, dall’altro fa un favore a un’altra lobby, quella degli ambulanti, le cui battaglie tra l’altro sono state già abbracciate dai grillini scesi in piazza al loro fianco.
Piazza che a Luigi Di Maio è “costata” una foto con accanto Dino Tredicine, re dei camion bar della Capitale.
Con la sua proposta, nello stesso tempo, l’esponente pentastellato prova a fare breccia nel cuore del mondo cattolico: “Mi fa piacere che anche Papa Francesco abbia fatto oggi un passaggio sul tema delle chiusure festive degli esercizi commerciali”.
Tema in effetti molto caro alla Chiesa, tanto che il Papa durante l’udienza generale ha ricordato che “fu il senso cristiano del vivere da figli e non da schiavi, animato dall’Eucaristia, a fare della domenica, quasi universalmente, il giorno del riposo”.
Il candidato premier pentastellato vuole le saracinesche abbassate nei giorni di festa e dice di schierarsi dalla parte dei lavoratori: “Qui stiamo parlando di costringere delle madri, magari commesse in un grande centro commerciale, a stare 10 ore lontane dai figli a Natale”, scrive in una lettera inviata a Il Giornale.
L’altro lato della medaglia però è la mancanza di regole per il lavoro degli ambulanti, che avrebbero invece la libertà di vendere.
C’è da considerare che la stella polare del Movimento 5 Stelle è sempre stato il “no” alla direttiva Bolkestein: l’atto approvato dalla commissione europea che ha fatto protestare i venditori ambulanti poichè prevede l’obbligo di messa al bando delle concessioni in scadenza di spazi pubblici e beni demaniali.
E infatti il deputato Ivan Della Valle il 23 febbraio 2017 ha presentato un ordine del giorno che impegnava il governo ad escludere dalla “direttiva Bolkestein gli operatori ambulanti e le microimprese operanti nel settore che rappresentano il tessuto tradizionale socio-economico dell’Italia” ricordando che già “la Regione Piemonte ha approvato all’unanimità una proposta di legge al Parlamento, così come la Regione Puglia ha approvato una mozione del gruppo consiliare M5S sulla medesima linea e le amministrazioni comunali di Roma e Torino (targate M5s ndr) hanno deliberato di sospendere la pubblicazione dei bandi per i singoli posteggi”.
Facendo un passo successivo, il piano nazionale si intreccia a quello locale, in particolare a quello capitolino.
“Sono d’accordo con Di Maio, la chiusura dei negozi potrebbe non essere valida per tutte le domeniche dell’anno, ma bisogna introdurre delle pause di rispetto per i lavoratori”, dice Andrea Coia, presidente della commissione commercio in Campidoglio.
Lo stesso Coia accusato dall’assessore al Commercio Adriano Meloni di aver favorito i Tredicine, storica famiglia romana che ha quasi il monopolio del commercio ambulante nella Capitale.
In un’intervista al Messaggero, di cui poi si è scusato, Meloni non ha nascosto di temere un’intesa proprio tra gli ambulanti e il Movimento 5 Stelle “visto l’esito del bando” che fa sì che tornino le bancarelle dei Tredicine in Piazza Navona per la festa della Befana. L’amministrazione capitolina è anche stata attaccata dai gruppi di opposizione per l’approvazione del regolamento per gli ambulanti che non ha toccato gli equilibri dell’enorme business delle bancarelle prevedendo una norma che riguarda l’anzianità , quindi le bancarelle sono rimaste nelle mani dei soliti noti.
Non è stata fatta una mappatura delle postazioni, ma il regolamento si è limitato a confermare quelle esistenti. Tutti segnali questi che messi insieme portano a un dato: chiusura dei negozi a favore dei venditori ambulanti. E col tempo anche dell’E-commerce, mondo caro a Davide Casaleggio.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: denuncia | Commenta »
Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
LA REGIONE ANNUNCIA LA FINE DELL’ITER LEGISLATIVO, IL COMUNE RISPONDE CHE L’HA CHIESTO MA “NON LO PORTERA'”, INTANTO I RIFIUTI DI ROMA ANDRANNO IN TOSCANA E IN ABRUZZO
Era il 22 giugno 2017 quando l’assessora ai rifiuti di Roma Pinuccia Montanari faceva
sapere che il tritovagliatore mobile di AMA non sarebbe andato ad Ostia: “Uno dei siti individuati era Romagnoli nell’area industriale di Ostia. Ma non collocheremo e utilizzeremo il tritovagliatore qui” perchè “stiamo individuando altri siti industriali nella città di Roma. Spero a breve di dire quale sara’ il sito perchè forse ne abbiamo già individuato uno lontano dalle case, in una zona industriale, e in un capannone chiuso”.
Sono passati appena cinque mesi, a Ostia si è votato e ha vinto il MoVimento 5 Stelle: ieri l’assessore ai rifiuti della Regione Lazio Buschini, rispondendo a un’interrogazione dell’opposizione, ha fatto sapere che l’iter autorizzativo per portare il tritovagliatore nella sede AMA di via dei Romagnoli è in dirittura d’arrivo.
Ora, di solito uno non chiede un’autorizzazione per fare una cosa che non vuole fare.
Eppure l’assessora Montanari ieri spiegava all’agenzia di stampa ANSA che è andata proprio così, ovvero che l’AMA ha chiesto l’autorizzazione a portare a Ostia il tritovagliatore ma non vuole farlo: “Le autorizzazioni richieste in Regione sono una procedura di rito per mantenere nelle disponibilità di Ama un piccolo tritovagliatore mobile. Si tratta di una macchina che non serve nella gestione ordinaria dei rifiuti e che, tra le altre cose, vogliamo trasferire in altra località . Con il trattamento negli impianti attivi, la situazione è assolutamente sotto controllo, grazie anche agli accordi sbloccati con le Regioni Toscana e Abruzzo. Roma, al momento, non ha bisogno di alcun tipo di misure urgenti”.
Ora, avrete notato anche voi che cinque mesi fa la Montanari diceva che stavano individuando una nuova area per il tritovagliatore e cinque mesi dopo continua a dire di voler trasferire il tritovagliatore “in altra località ” senza dire quale: significa che cinque mesi sono passati ma una nuova sede per il tritovagliatore non è stata trovata.
Il giochetto politico è chiaro e limpido: il tritovagliatore andrà a Ostia in via dei Romagnoli per essere utilizzato in caso di necessità , al contrario di quello che è stato detto prima della campagna elettorale nel X Municipio per ovvie ragioni.
Poi, forse, se cà pita, quando la Montanari avrà finalmente trovato la fantomatica “altra sede” inizierà un altro iter autorizzativo (per il primo ci sono voluti appena sei mesi, quindi non c’è fretta) per portarlo da un’altra parte non appena i cittadini cominceranno a protestare.
E non finisce qui.
Perchè ieri sempre l’ANSA ha spiegato che partiranno a giorni i primi carichi di rifiuti da Roma verso la Toscana e a dare l’ok per l’uso degli impianti è stato anche l’Abruzzo, per far passare un “Natale sereno” sul fronte dell’immondizia a Roma: “Abbiamo aperto i canali per garantire a Roma un periodo di Natale ed oltre, assolutamente tranquillo. Domani è previsto un primo conferimento di prova fuori regione e i primi carichi partiranno già nei prossimi giorni. La situazione è sotto controllo, anche a fronte della maggiore produzione di rifiuti prevista per il periodo natalizio”.
I cittadini staranno sicuramente tranquilli non vedendo cassonetti strapieni per settimane, anche se forse starà più tranquilla l’amministrazione. Quello che però sembra sfuggire è il costo di queste operazioni.
La Regione ricorda che nel corso del 2017 Roma Capitale ha esportato circa 110.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati (40.000 Abruzzo e 70.000 Austria), 200.000 tonnellate di rifiuti organici da raccolta differenziata (Friuli, Lombardia e Veneto), circa 150.000 tonnellate di rifiuti combustibili (Lombardia, Emilia-Romagna) e circa 250.000 tonnellate di rifiuti da interrare (Emilia-Romagna, Toscana, Puglia).
Roma “esporta” in altre province laziali (Latina, Frosinone, Viterbo) circa 200.000 tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati. Inoltre l’Assessore regionale all’Ambiente ricorda che la Capitale «impegna spazi importanti delle discariche di Frosinone e Viterbo (sia con rifiuti lavorati nei suoi Tmb che con suoi rifiuti lavorati nei Tmb di altre province) ed impegna l’inceneritore di San Vittore al 50% (il restante serve le altre province laziali)».
Chi pagherà il conto di tutto ciò? I cittadini.
Ecco perchè Tranquillo a Roma ha fatto una brutta fine.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
POI NELL’ARTICOLO NON EMERGE ALCUN REATO, SALVO CHE I VARI PROTAGONISTI DELLA GIUSTA PROTESTA FANNO POLITICA
Oggi Il Giornale pubblica un’apertura inequivocabile che parla di un “asse” tra grillini e no global in cui si racconta di un “allarme: i Cinquestelle proteggono gli antagonisti che bloccano con la violenza il gasdotto in Puglia”.
“Strutture di sicurezza e di intelligence hanno monitorato la nascita e l’evoluzione del movimento No Tap (che si oppone al gasdotto in Salento) con l’escalation di violenze. Una galassia che gode dell’appoggio permanente del MoVimento 5 Stelle, con in testa la senatrice Daniela Donno, ma anche di molti intellettuali vicini alla sinistra”.
L’articolo di Luca Fazzo però, come spesso succede al quotidiano di Sallusti, è molto meno sensazionale di quanto prometteva l’apertura:
Ma chi sono i protagonisti di questa campagna? Il fronte istituzionale è guidato dai sindaci di Melendugno, Marco Potì, e di Vernole, Luca De Carlo: curiosamente,il primo è figlio di Damiano Potì, deputato socialista pugliese, che nel 1992 fu il firmatario della legge che per prima prevedeva un «acquedotto sottomarino tra Albania e Italia», l’antenato del Tap.
Accanto ai due sindaci, gli alfieri della rivolta sono Gianluca Maggiore e Alfredo Fasiello. Maggiore di mestiere fa il fonico, ma la sua passione è l’opposizione a qualunque progetto: è anche uno dei leader del comitato «No Centrale Monteroni», contro un progetto di trasformazione in biometano dei rifiuti umidi; Alfredo Fasiello invece è direttamente toccato dal progetto, perchè il tubo del Tap passerebbe sotto la spiaggia «San Basilio», di cui la sua famiglia ha da anni la concessione demaniale.
Amministratore dello stabilimento è Andrea Fasiello, figlio di Alfredo, indagato e condannato per favoreggiamento nell’operazione Network, che ha portato alla luce il racket del pizzo sulla zona da parte dei clan mafiosi.
Un altro attivista di spicco è Ippazio Luceri detto «il professore», già protagonista di uno sciopero della fame per la chiusura del Centro di identificazione e espulsione dei clandestini a Restinco.
Le performance di questa galassia godono dell’appoggio permanente del Movimento 5 Stelle, con in testa la senatrice Daniela Donno e i portavoce Antonio Trevisi e Antonella Laricchia, ma anche di intellettuali gauchistes con in testa lo scrittore Erri De Luca, già processato e assolto in Piemonte per istigazione al sabotaggio per i suoi articoli a favore dei no-Tav, o la blogger Marianna Lentini, digital strategist della fondazione Umberto Veronesi.
Praticamente li stanno accusando di fare politica.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
LA CHIESA VENDE ALL’IMAN: NEL FIORENTINO RAGGIUNTO L’ACCORDO TRA COMUNE, ARCIDIOCESI, UNIVERSITA’ E COMUNITA’ MUSULMANA
Una nuova moschea nascerà su un terreno nel comune di Sesto Fiorentino (Firenze),
attualmente di proprietà della curia di Firenze.
La notizia, anticipata oggi dal quotidiano La Nazione, è confermata da una nota congiunta di Comune di Sesto, Arcidiocesi di Firenze, Università di Firenze e Associazione per la Moschea di Firenze.
L’operazione potrebbe dunque rappresentare una soluzione all’annosa questione della ricerca di un terreno su cui far sorgere il luogo di culto islamico, risoltasi per ora negativamente quanto a disponibilità di siti nel territorio comunale di Firenze.
Un protocollo d’intesa che sarà firmato venerdì prevede che l’Arcidiocesi, ceda a titolo oneroso la proprietà dell’area alla Comunità musulmana della provincia di Firenze affinchè possa realizzarvi una moschea e un centro culturale islamico.
Contestualmente l’Arcidiocesi otterrà , a titolo oneroso, un altro terreno di proprietà dell’Università nell’area del Polo scientifico di Sesto sul quale realizzare un centro religioso.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Chiesa | Commenta »
Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
GLI STORDITORI ELETTRICI POSSONO ESSERE VENDUTI SOLO A CHI HA IL PORTO D’ARMI O SPECIFICO NULLA OSTA, NON SONO GIOCATTOLI PER ASPIRANTI RAMBO
La questura di Roma ha denunciato i titolari di due armerie che vendevano armi senza autorizzazione. In particolare, uno dei due esercizi commerciali aveva realizzato e affisso una locandina, dal titolo “a Natale regala ai tuoi cari la sicurezza”, in cui spiegava che, con la modica somma di 100 euro, era possibile mettere sotto l’albero non solo uno spray al peperoncino ma anche manganelli stroboscopici e i famigerati “animal difender”; questi oggetti, pubblicizzati dall’armaiolo come di libera vendita, apparivano agli acquirenti come delle comuni torce elettriche, invece, un selettore situato nella parte inferiore dello strumento li trasformava in vere e proprie armi, che erogano una scarica elettrica ad alto voltaggio.
Gli storditori elettrici sono classificati come armi proprie dalla legge e, per questo motivo, possono essere vendute solo a persone munite di porto d’armi o di specifico nulla osta, rilasciato dalle autorità di Pubblica sicurezza.
La scarica elettrica che ne deriva agisce direttamente sui muscoli, provocando forti contrazioni: una scarica di questo tipo riesce ad inabilitare del tutto una persona, anche se per pochi secondi e, in presenza di particolari patologie della persona offesa, puo’ essere anche molto pericolosa.
Il titolare dell’armeria e’ stato denunciato per detenzione illegale di materiale pirotecnico, privo dei requisiti di sicurezza e della prevista conformità dell’etichettatura “ce” e, in violazione dell’articolo 35 del Tulps, per aver omesso di prendere in carico nei registri i cosiddetti “storditori”.
Parallelamente è stata richiesta alla prefettura l’emissione di un provvedimento d’urgenza per la sospensione della licenza.
(da agenzie)
argomento: Giustizia | Commenta »
Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
SENTENZA ESEMPLARE: “SE AVESSE CHIAMATO I CARABINIERI NON SAREBBE SUCCESSO”
Nove anni e quattro mesi per aver ucciso il ladro entrato nell’abitazione del fratello. È la
condanna inflitta dalla corte d’Assise di Brescia a Mirco Franzoni, il 33enne che nel dicembre del 2013 a Serle, in provincia di Brescia, uccise in strada Eduard Ndoj.
Il ladro d’origine albanese aveva rubato a casa del fratello di Franzoni. Per il 33enne il pm aveva chiesto la condanna a 16 anni di carcere per omicidio volontario.
“Se i carabinieri fossero stati chiamati, oggi non saremmo qui a discutere di omicidio volontario, ma di un semplice processo per furto” aveva detto il pm Katy Bressanelli davanti ai giudici durante le repliche prima della camera di consiglio.
“Il sottofondo di questa vicenda è chiaro — aveva sottolineato l’accusa — la vittima è un ladro e chi ha sparato è un bravo ragazzo. La legge vieta il furto, ma anche di uccidere“.
Il pm bresciano aveva poi aggiunto di non aver “mai pensato che Franzoni sia uscito di casa con l’intenzione di uccidere, ma che si sia trattato solo di un impeto”.
Il pm chiedendo la condanna aveva sostenuto che si era trattato di una caccia all’uomo lungo le vie del paese iniziata non appena era stato scoperto e terminata con il colpo di fucile che aveva ucciso il ventenne Ndoj.
In aula il pm aveva parlato anche di “una vicenda con un sottofondo di omertà perchè a Serle nessuno vuole che Franzoni venga condannato e così nessuno ricorda nulla”. Franzoni si è sempre proclamato innocente spiegando che il colpo di fucile era partito accidentalmente durante una colluttazione in strada: “Voleva togliermi dalle mani il fucile ed è partito un colpo. Non volevo uccidere”.
I due si incontrarono a distanza di qualche ora rispetto al furto avvenuto nell’abitazione del fratello del bresciano. L’avvocato di parte civile aveva chiesto associato all’accusa un risarcimento complessivo — per padre, madre, fratello, zio e zia della vittima — di 3 milioni e 750mila euro.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Giustizia | Commenta »
Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
LE DONNE SONO STATE MASSACRATE PER RAPINA
Svolta nelle indagini sull’uccisione delle sorelle Maria Lucia e Filippa Mogavero, di 70 e 79 anni, accoltellate ieri nella loro casa di Ramacca: i carabinieri del comando provinciale di Catania e della compagnia di Palagonia hanno fermato il presunto duplice omicida.
Si tratta di Gianluca Modica, 30enne pregiudicato di Ramacca, che avrebbe agito a scopo di rapina: pare abbia confessato.
«Una tragedia immane che ha gettato nello sconforto tutta la nostra comunità . Nessuno di noi ha idea di chi possa aver commesso un gesto così atroce ed efferato. Siamo 10 mila persone e ci conosciamo tutti, il nostro non è un paese che ha la violenza nel suo Dna. Le vittime erano due anime pie, due persone veramente per bene, tutte casa e chiesa».
Così Pippo Limoli, sindaco di Ramacca, esprime il sentimento di «stupore misto a sconcerto» che vive il suo paese per il duplice omicidio delle sorelle Mogavero. Il primo cittadino ringrazia «i carabinieri per il grande lavoro che fanno».
«Certo – aggiunge – adesso c’è dello sconcerto, non è pensabile che in una piccola comunità come la nostra accadano cose del genere».
La casa di via Archimede, attigua alla piccola villetta comunale nel centro del paese, ieri era diventata il punto di incontro degli abitanti di Ramacca. Che sembrano parlare con una voce sola: «una tragedia inattesa e inspiegabile».
Anche i più anziani scrutavano nella loro memoria alla ricerca di drammi di così sconvolgenti. «Siamo una comunità tranquilla – afferma un pensionato che commenta l’accaduto con un amico, che annuisce – piccole cose, ma niente di così grave. Siamo il paese più tranquillo della zona».
Le sorelle Mogavero in paese le conoscevano tutti, come accade in una piccola comunità e le descrivono «Tutte casa, chiese e lavoro, serene e molto unite tra di loro».
Davanti casa, protetto da ex colleghi, c’è anche Giovanni Mogavero, carabiniere in pensione, fratello delle due vittime: «Non so che dire – afferma – certo sono stati dei mostri, e io non so il perchè. La mia esperienza di investigatore? La tengo per me…».
Attacca invece il procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, «È l’ennesimo massacro che si registra nel Calatino – registra il magistrato – e sono già sette gli omicidi alcuni dei quali molto efferati». L’ultimo lo scorso 8 dicembre con il corpo con la testa mozzata e le braccia amputate di un bracciante agricolo romeno di 51 anni trovato a Caltagirone.
«La scena del delitto – aggiunge il Pm – è raccapricciante. Donne picchiate e colpite con arma da taglio. Bisogna avere gli strumenti per fermare questa escalation di violenza». Parole che trovano riscontro nella paura di Ramacca sotto choc. E adesso, il fermo del trentenne.
(da agenzie)
argomento: criminalità | Commenta »
Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
SALVINI SPACCIA LA LEGGE PER QUELLO CHE NON E’, HA SOLO BISOGNO DI PRESENTARSI ALLE ELEZIONI CON LA STELLA DI LATTA DA SCERIFFO, BERLUSCONI FA FINTA DI NON SAPERE MA L’ORDINE L’HA DATO LUI PER FAR CAPIRE CHI COMANDA NEL CENTRODESTRA
Vediamo di spiegare il motivo per cui Matteo Salvini, pensando di essaere uno statista
internazionale, ha annunciato di aver sospeso il “tavolo del negoziato”con Berlusconi a seguito del voto contrario espresso in commissione da Forza Italia all’iter veloce per far approvare la legge Molteni sulla riforma che cancellerebbe (in teoria) lo sconto di pena per reati gravi per cui è previsto l’ergastolo.
Che Forza Italia non fosse d’accordo con la legge non è una novità , visto che alla Camera si era astenuta (favorevoli Lega, Pd, M5S e Fdi).
Il motivo lo aveva spiegato già allora l’onorevole Francesco Paolo Sisto: “Questa è una norma superflua, perchè l’articolo 442 già prevede la possibilità di comminare la pena in ergastolo. Noi non andiamo contro ciò che dice la Lega, siamo convinti si debba dare certezza alla pena e trovare la maniera di dare effettività al rapporto tra responsabilità e sanzione, ma le soluzioni non sono di travolgere i cardini del sistema. La nostra è una astensione meditata. I rimedi vanno trovati all’interno dei principi costituzionali».
Giuste o sbagliate che fossero, queste considerazioni erano note, quindi la sceneggiata di Salvini è stata costruita ad arte.
COSA E’ SUCCESSO OGGI
In realtà il no di Forza Italia non è stato sul merito della legge. La commissione Giustizia si è espressa infatti sulla trasformazione dell’esame del disegno di legge da referente a deliberante.
Più chiaramente, era accaduto che al termine dell’ultima conferenza dei capigruppo il ddl era rimasto fuori dal calendario dell’Aula (quello in cui il Pd ha fatto inserire il biotestamento all’inizio dell’ordine dei lavori e lo ius soli quasi alla fine).
Così la Lega ha chiesto in Aula al presidente Piero Grasso di poter esaminare il provvedimento dalla commissione in sede “deliberante”, cioè poterla approvare e farla diventare legge direttamente dalla commissione e senza l’Aula.
Grasso in quel contesto aveva risposto che è sempre stato d’accordo nell’esame deliberante delle commissioni quando il clima lo ha permesso e con il governo favorevole. Così il ddl Molteni è tornato in commissione Giustizia, anche con il Pd “morbido” su questo tema.
Ma a negare la “deliberante” sono stati due esponenti del centrodestra, l’ex sottosegretario della Giustizia Giacomo Caliendo (Forza Italia) e Carlo Giovanardi, ora iscritto al gruppo Idea, lo stesso di Gaetano Quagliariello.
MA COSA PREVEDE REALMENTE IL DDL MOLTENI?
Si tratta di un disegno di legge che regola la inapplicabilità del rito abbreviato (e quindi dei relativi sconti di pena di un terzo) ai reati considerati “gravissimi”
Al primo articolo prevede la modifica dell’articolo 438 del codice di procedura penale escludendo il giudizio abbreviato per reati per i quali la legge prevede la pena dell’ergastolo.
Se si procede per uno di questi delitti, l’imputato può comunque chiedere l’accesso al rito speciale, subordinando la richiesta a una diversa qualificazione del fatto come reato per il quale la legge non prevede l’ergastolo.
In sostanza, l’imputato può chiedere al Gup di valutare l’imputazione formulata dal Pm per eventualmente derubricare il reato in un delitto per il quale non sia previsto l’ergastolo e così consentire l’accesso al rito abbreviato e al conseguente sconto di pena.
Tanto in caso di rigetto della richiesta di integrazione delle prove, quanto di rigetto della richiesta di diversa qualificazione del fatto, l’imputato può riproporre le richieste fino a che in udienza preliminare non siano formulate le conclusioni.
Ma non è vero che il rito abbreviato prima evitava l’ergastolo: nel caso di condanna all’ergastolo e all’isolamento diurno ad es, la pena era “solo” l’ergastolo.
E la nuova formulazione proposta non esclude la derubricazione e non annulla la possibilità di richiedere il rito abbreviato all’imputato.
Un comma poi prevede che nei delitti contro la persona, quando siano applicabili le aggravanti dell’aver agito per motivi abbietti o futili o dell’avere adoperato sevizie o dell’avere agito con crudeltà verso le persone, eventuali circostanze attenuanti che dovessero concorrere non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti.
La pena dovrà dunque essere calcolata prima applicando le aggravanti e solo dopo potrà essere diminuita, calcolando la diminuzione sulla pena risultante dall’aumento conseguente alle aggravanti.
Ci sarebbe di fatto un leggero inasprimento delle pene per reati contro la persona, ma non certo l’annullamento degli sconti derivanti dalle attenuanti.
UNA OPERAZIONE DI PROPAGANDA A RISCHIO DI INCOSTITUZIONALITA’
In conclusione: gli ergastolani sarebbero pochi di più ma il pericolo è che la norma sia incostituzionale perchè il rito abbreviato è nato per essere concesso a tutti (per sveltire i procedimenti) mentre qua si distinguerebbe tra tipi specifici di reati .
Ora è evidente che si tratta di un’operazione di facciata, utile a fini elettorali, tanto è vero che si sono uniformati anche Pd e M5S, ma che poco incide sull’iter processuale.
PERCHE’ FORZA ITALIA SI E’ OPPOSTA?
Motivi giuridici a parte, sarebbe arrivato un ordine ben preciso da Berlusconi in persona per affossare la legge tanto cara a Salvini.
I motivi sono sostanzialmente due.
Il primo: non dare alla Lega un’arma da utilizzare in campagna elettorale, ovvero quella di aver rafforzato le pene per i reati gravi.
Il secondo: avvertire il Carroccio e il suo segretario che a dettare la linea nel Centrodestra è Forza Italia e che Berlusconi non si fa scrivere l’agenda dall’alleato “populista”.
Alla fine resterà solo l’ennesimo scontro a gomitate per l’egemonia del centrodestra con un Salvini in difficoltà che cerca di recuperare voti e Berlusconi che è ritornato a bacchettare “i capricci” di Salvini, senza concedergli spazio.
argomento: elezioni | Commenta »
Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
UNA SCELTA AD ALTO IMPATTO IN LAZIO E LOMBARDIA… L’ENNESIMO ERRORE DEL PD
Ed election day sarà . Il 4 marzo 2018 gli elettori italiani saranno chiamati al voto sia per le Politiche che per le Regionali. Interessati due territori-chiave della penisola: Lazio e Lombardia, due regioni ad alta densità abitativa.
E si voterà per il rinnovo del consiglio regionale anche in Molise e Friuli Venezia Giulia, regione che però è a statuto speciale e potrà decidere autonomamente quando votare.
È questo l’esito dei contatti tra forze politiche, governo e Quirinale, contatti continui in questi giorni di fine legislatura.
L’election day non è un dettaglio del calendario istituzionale e politico a cavallo tra 2017-2018.
L’idea di votare nello stesso giorno per le politiche e le regionali, maturata nel governo, serve anche a risparmiare risorse pubbliche.
Ma la scelta non è indifferente per i partiti. Interessato all’election day il centrodestra: la coincidenza del voto nazionale e locale suggella l’alleanza tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia sia a livello nazionale che locale e dunque potrebbe fare da traino nelle urne.
E infatti oggi è dal centrodestra che la richiesta arriva esplicita. Matteo Salvini: “Ok il voto il 4 marzo ma con l’election day”.
Più freddo invece rispetto a questa idea il Pd. Almeno inizialmente.
Perchè a livello nazionale il partito di Matteo Renzi non è alleato di Liberi e Uguali di Pietro Grasso.
E invece nel Lazio il governatore uscente e ricandidato del Pd Nicola Zingaretti avrebbe tanto bisogno di non perdere l’alleanza larga di centrosinistra con cui finora ha governato: sarebbe un paradosso.
Persino il renziano Giorgio Gori, candidato governatore in Lombardia, ha lanciato un appello per l’alleanza con gli ex Pd e le altre forze di sinistra.
Tutta da vedere, nel caso lombardo, perchè Gori è personalità del giro stretto di Renzi, più indigesta per gli ex Pd confluiti in ‘Liberi e uguali’.
Zingaretti invece ha un’altra storia politica, autonoma da Renzi: ex Ds, anche sotto questa dirigenza Pd può avere più filo da tessere per un’alleanza di centrosinistra. E’ per questo che il presidente della Regione Lazio insiste e nei prossimi giorni avrà contatti con Grasso o con i dirigenti regionali di Liberi e Uguali. Ad ogni modo, anche lui ha fatto pace con l’idea di election day per risparmiare risorse.
Dunque, una volta approvata la manovra economica in via definitiva (probabilmente il 23 in Senato, ultimo giorno utile prima di Natale), Paolo Gentiloni terrà la conferenza stampa di fine anno, il 28 dicembre.
Dopo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella scioglierà le Camere (come avevamo scritto qui) indicando la data del voto il 4 marzo: per Parlamento e Regioni interessate. Via alla campagna elettorale, tutto sommato abbastanza breve.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: elezioni | Commenta »