Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
MARIELLA IPPOLITO NON HA GRADITO LA STANZA AL QUARTO PIANO E SLOGGIA IL DIRIGENTE CHE STAVA AL QUATTORDICESIMO: “CON PIU’ LUCE SI LAVORA MEGLIO”
La sua stanza al quarto piano è poco luminosa. Quella al piano numero quattordici con la
terrazza che guarda su tutta la città , invece, è perfetta. Peccato sia già occupata da un dirigente.
Poco male, basta decidere di spostare il dipendente in questione e occupare il suo ufficio. Fa discutere il primo atto di Mariella Ippolito, nuovo assessore alla Famiglia della Regione Siciliana.
Nominata dal neogovernatore Nello Musumeci il 29 novembre, Ippolito si è insediata nei giorni scorsi negli uffici di via Trinacria a Palermo.
Solo che una volta varcata la soglia dell’assessorato si è accorta di un piccolo particolare: la sua stanza era al quarto piano. Poca luce, poca vista, non certo l’ambiente giusto per la numero uno dell’assessorato alla Famiglia.
Nello stesso stabile, però, c’èra un ufficio molto più cool: quello del dirigente generale Mario Candore. Uno spazio luminosissimo dal quale si domina l’intera città . Detto fatto dunque: al dirigente è stato chiesto di spostarsi.
E Ippolito ha avuto uno studio degno del suo incarico, anche se parecchi in assessorato non hanno preso bene il primo atto del nuovo capo.
La diretta interessata, però, non si preoccupa.
“Non ci trovo nulla di male— dice l’assessore a Repubblica — Rientra in una riorganizzazione del sistema di accoglienza di questo assessorato. Quando sono arrivata non c’era alcun filtro in portineria e non c’era alcuna privacy per il mio ruolo. Davanti alla porta mi sono trovata persone che non conoscevo e non sapevo nemmeno se erano dipendenti della Regione oppure esterni. Al quattordicesimo piano posso lavorare con più tranquillità . Inoltre penso che con più luce si lavora meglio. Tutto qui. Candore è stato gentilissimo e ha accettato il cambio di stanza con la massima collaborazione”.
Presidente dei farmacisti di Caltanissetta, Ippolito è stata indicata in giunta addirittura da Raffaele Lombardo, ed è una delle due sole donne del nuovo governo Musumeci.
Il governatore, però, evidentemente ci teneva ad accontentare Lombardo: pur di farle spazio ha dovuto negare una poltrona alla Lega, che non l’ha presa benissimo. Più o meno come i dipendenti dell’assessorato alla Famiglia.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »
Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
TUTTO DA RIFARE DOPO 25 ANNI E 400 MILIONI SPESI: SI DOVRA’ AMBIENTALIZZARE TUTTA L’AREA A TERRA
Il colpo di grazia sulla bonifica (fantasma) dei terreni di Bagnoli: è tutto da rifare.
Invitalia, la società di proprietà del ministero dell’Economia che su incarico affidato dall’allora governo Renzi è il soggetto attuatore del programma di bonifica e rilancio dell’ex area industriale, ha pubblicato gli esiti delle attività di caratterizzazione effettuate nei mesi scorsi e validate da parte degli enti di controllo, come Ispra, Arpac e Arpav.
Il risultato non dà scampo: la bonifica di Bagnoli-Coroglio dovrà riguardare tutta l’area a terra, anche la zona che è stata già oggetto dei precedenti interventi.
La conferma di quanto sostenuto mesi fa nella perizia di oltre duecento pagine disposta dal Tribunale di Napoli, secondo cui gli interventi di bonifica a Bagnoli “così come realizzati, si ritiene abbiano compromesso la futura fruibilità dei luoghi”, perlomeno di quelli a destinazione d’uso residenziale “arrivando talora ad incrementare le concentrazioni inquinanti esistenti prima della bonifica”.
Come se 25 anni di polemiche, inchieste e 400 milioni di euro sprecati solo per le bonifiche non fossero mai trascorsi.
Non nasconde l’amarezza il presidente della Commissione trasparenza del Comune di Napoli, Mimmo Palmieri. “Sono avvilito — ha commentato a ilfattoquotidiano.it — per quanto si apprende da Invitalia, ma mi auguro che la questione venga approfondita dalla Corte dei Conti”.
Nel frattempo è stata confermata la pubblicazione, entro il prossimo 22 dicembre, della gara per l’affidamento del progetto di bonifica delle aree a terra, comprensivo dell’area di colmata e degli arenili.
A CHE PUNTO SIAMO
Se la scorsa primavera l’ex premier Matteo Renzi scriveva su Facebook che l’Arenile Nord di Bagnoli era stato “restituito ai napoletani” e che la promessa di bonificare, ripulire e recuperare stava diventando realtà , di fatto è tutto fermo a quel pezzo di spiaggia di fronte all’isolotto di Nisida, dove però vige il divieto di balneazione.
E resta la colmata, una collina di rifiuti industriali accumulati su 220 ettari sottratti al mare. La cabina di regia ha licenziato un progetto che ne prevede la rimozione insieme alla riconfigurazione della linea di costa.
E c’è lo stanziamento previsto all’epoca da Renzi di 272 milioni di euro per il risanamento di Bagnoli: 162 milioni per i terreni, 48 per il litorale, 59 per il mare. Che non basteranno, ancora di più se bisogna rifare tutto di nuovo.
DOPO GLI SPRECHI, SERVONO ALTRI SOLDI
Così, dopo aver avuto prova certa che gli interventi eseguiti finora non hanno prodotto i risultati sperati, bisognerà recuperare altre risorse.
Lo spiega la stessa Invitalia: “Sono state avviate le attività di analisi di rischio specifiche del sito che, in considerazione del livello attuale delle sostanze inquinanti presenti e del futuro utilizzo dei suoli, consentiranno di definire le più idonee modalità per effettuare le previste bonifiche, nonchè per aggiornare le stime del loro costo”.
Proseguono, nel frattempo, i test sperimentali in campo di ‘biofitoremediation’, con utilizzo di piante, funghi e batteri idonei a degradare la contaminazione rilevata e nei giorni scorsi sono stati completati anche i prelievi per la caratterizzazione dei sedimenti marini della baia, sui quali verranno effettuate le analisi di caratterizzazione chimico-fisiche ed ecotossicologiche e definite le volumetrie dei sedimenti da dragare.
Nella imminente conferenza di servizi, convocata dal Commissario di Governo Salvatore Nastasi per il prossimo 18 dicembre, Invitalia presenterà lo studio di fattibilità degli interventi di completamento di bonifica nell’area ex Eternit.
Certo, la notizia che le bonifiche finora fatte non sono servite a nulla, non è certo di buon auspicio. Nonostante Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, la scorsa estate, a pochi giorni dalla firma dell’accordo istituzionale tra Governo, Regione Campania e amministrazione comunale abbia confermato che il piano di riconversione dell’area di Bagnoli vale un miliardo di euro.
LE RESPONSABILITà€ DA ACCERTARE
“Credo che anche la Corte dei Conti — ha detto a ilfattoquotidiano.it il presidente della Commissione trasparenza del Comune di Napoli, Mimmo Palmieri — debba immediatamente perseguire i responsabili dei ritardi e del mancato recupero delle aree e fare luce sul modo in cui sono stati spesi 400 milioni, dato che le bonifiche nel sottosuolo non sono servite a nulla e che sono state trovate le stesse sostanze certificate 25 anni fa”.
Si tratta indubbiamente di un nuovo capitolo, che si aggiunge a quello su cui si sta cercando di far luce con il processo in corso davanti alla VI sezione del Tribunale di Napoli per la mancata bonifica di Bagnoli, in particolare delle aree un tempo occupate da Italsider ed Eternit. Le accuse sono di truffa, disastro ambientale, smaltimento illecito di rifiuti, falso ideologico e favoreggiamento.
A ottobre scorso il pm Stefania Buda ha chiesto otto condanne in quanto la bonifica di Bagnolifutura, la società di trasformazione urbana partecipata da enti locali nata nel 2002, avrebbe persino peggiorato la situazione ambientale dell’area.
Sono stati chiesti otto anni per Gianfranco Caligiuri, ex direttore tecnico di Bagnolifutura, quattro anni e mezzo per Mario Hubler, ex direttore generale della società , sei anni per Gianfranco Mascazzini, già consulente della Sogesid (società in house del ministero dell’Ambiente sostituita poi da Invitalia come soggetto attuatore dell’Accordo di programma per la bonifica e il rilancio di Bagnoli) ed ex direttore generale del ministero dell’Ambiente, cinque anni e mezzo per Sabatino Santangelo, ex presidente di Bagnolifutura ed ex vicesindaco di Napoli, 5 anni e 6 mesi per Maria Palumbo, direttore generale del centro campano tecnologia e ambiente, 5 anni per Maria Teresa Anna Celano, dirigente area ambiente della Provincia di Napoli, 5 anni e 8 mesi per Alfonso De Nardo, dirigente Arpac, e 5 anni per Giuseppe Pulli, coordinatore del dipartimento ambiente del Comune di Napoli. La sentenza è attesa prima della fine dell’anno.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
SONO ANNI CHE IL MONDO DEL LOW COAST FA UTILI ENORMI SCARICANDO SUI LAVORATORI E SULLA FISCALITA’ DEI SINGOLI PAESI.. LA GLOBALIZZAZIONE E’ LA TAVOLA IMBANDITA PER QUESTA GENTE CHE UMILIA IL LAVORO, LE PERSONE E I DIRITTI
“E’ indegno”, ha commentato il ministro Carlo Calenda quando ha saputo delle minacce di
Ryanair verso i piloti sul piede di guerra. Se scioperate — era il succo della lettera spedita dalla compagnia — dimenticatevi futuri aumenti in busta paga secondo l’accordo oppure trasferimenti o promozioni.
Già , è indegno, ma è il modello di business che il neoliberismo ha consentito in questi anni, lo stesso modello che oggi trasforma in notizia il fatto che Facebook pagherà le tasse nel Paese dove vende il suo servizio: ma tu pensa che notizia, pagano anche le tasse questi colossi! (Che poi non ne pagheranno nemmeno tanto di più perchè le magie fiscali non finiscono mai…).
E’ proprio sulla leva di dumping fiscale, lungamente tollerata dall’Europa a danno dei paesi membri, che certe big company hanno costruito il loro racconto “gratis” o “low cost”.
Indegna non è solo la lettera minatoria — un dettaglio del sistema GangBank — è tutto il modello di business dove nell’illusione del biglietto a basso costo si celano i trucchi e gli inganni.
Sono anni che Ryanair e il mondo del low cost scarica sui lavoratori e sulla fiscalità dei singoli Paesi quel viaggio alla portata di tutti i portafogli.
Ma davvero qualcuno pensava che nessuno pagasse un prezzo?
Questi modelli globali e low cost calpestano parecchi diritti e pure parecchi doveri, caro Calenda. E sapesse quante storie indegne sono tollerate in Italia dove si regalano banche a un euro, dove si fanno ponti d’oro alle multinazionali dalla bocca larga (“Porteremo lavoro”; e giù con sconti fiscali e regali vari che i nostri piccoli imprenditori si sognano!) e dove il lavoro può diventare persino un premio, perchè è capitato anche questo.
Calenda sta cercando di umanizzarsi e fa come Ciaula che scopre la luna. Ci risparmi la parte, ministro.
Quando sarà raccontata tutta la finta favola delle compagnie low cost?
Quando svuoteremo il sacco dei soldi pubblici destinati agli aeroporti low cost “gonfiati” di passeggeri target di questo mercato?
Quando saranno svelati i by-pass fiscali — guarda caso sono tutti nella solita Irlanda o in altro Paese a maglie larghe — che tengono in piedi il giocattolo?
E’ ora di finirla con la predicazione del mondo moderno che lascia le mancette sul tavolo e si arricchisce con profitti generati da regole asimmetriche.
La globalizzazione è la tavola imbandita per questa gente. Gente che umilia il lavoro, le persone, i diritti.
E’ il demone finanziario che entra nell’economia reale, con la complicità di una classe politica corrotta culturalmente. Quelli che vogliono ribaltare le regole sono pochi; Calenda non è tra questi.
Se per il ministro confindustriale è indegno comprimere i diritti, allora tolga il disturbo perchè in Italia e in Europa le regole continuano a essere scritte proprio con quell’inchiostro lì.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
PECCATO CHE LA RAGGI ABBIA “TOLTO LA MANGIATOIA”, PERCHE’ ORA IL BUE E L’ASINELLO FAREBBERO COMODO
L’asilo nido di via Aquilanti nel quartiere Massimina nel XII Municipio è nuovo nuovo ma questo non significa che tutto funzioni bene. Anzi.
Inaugurato a settembre in pompa magna dalla Sindaca Virginia Raggi che ci spiegava il lavoro della giunta per «riportare le periferie al centro della città » con l’arrivo del freddo ha più di qualche problema di abitabilità .
Perchè la caldaia funziona a singhiozzo e quindi i termosifoni, se va bene, sono appena tiepidi. Il che visto che si tratta di una struttura che deve accogliere bambini molto piccolo diventa un problema enorme
La fretta di inaugurare una struttura che non era ancora pronta
Come riferisce Roma Today i genitori dei piccoli alunni della scuola hanno segnalato i malfunzionamenti della caldaia e dell’impianto di riscaldamento sin da settembre. C’era tutto il tempo a disposizione quindi per intervenire prima dell’arrivo del freddo che — come è noto a quasi tutti — si fa più intenso con l’avvicinarsi dell’inverno.
A Roma però l’Amministrazione comunale (e quella municipale) sembrano essere del tutto ignare dello scorrere delle stagioni e delle ricorrenze annuali. L’improvvisazione sembra essere la vera linea guida di chi governa la città .
La struttura era stata infatti consegnata al Comune nel 2015 ma per una serie di questioni non era mai stata messa in funzione.
Uno dei problemi era, a quanto pare, il conflitto d’interessi dell’attuale Presidente cinquestelle del consiglio municipale, titolare di alcune quote di una società che possiede un asilo nido privato a poca distanza.
Pare che sia stata proprio la pressione sul presunto conflitto d’interesse di Di Camillo a spingere l’Amministrazione municipale a prendere la decisione — a marzo — di trasferire gli alunni del nido di Via Pavolini in via Aquilanti.
Questo nonostante le perplessità di alcuni genitori sulla funzionalità della nuova struttura.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
TUTTI PAZZI PER VIRGINIA DOPO LA PRIMA AL TEATRO DELL’OPERA CON L’ABITO FIRMATO
Ieri sera la sindaca di Roma Virginia Raggi ha fatto il suo ingresso trionfale alla prima
dell’Opera di Roma dove è andata in scena La damnation de Faust di Hector Berlioz.
La sindaca ha attirato l’attenzione su di sè, apparendo in un abito impeccabilmente elegante e romantico, quasi da eroina della lirica ottocentesca disegnato da Guillermo Mariotto, direttore creativo della maison Gattinoni.
A completare la mise una cappa in velluto nero foderata in satin avorio, appartenuta ad Anna Magnani e proveniente dagli archivi Gattinoni.
Con un abito del genere Raggi ha centrato l’obiettivo attirando l’attenzione di fotografi e ammiratori. C’è chi l’ha paragonata ad Anna Valle, chi alla Magnani oppure a Maria Callas.
In realtà anche lo scorso anno era riuscita a far parlare di sè, ma in un altro modo.
Alla prima del 2016 infatti la sindaca si era presentata in tailleur con la fascia tricolore sul tappeto rosso e se ne era andata prima dell’inizio della rappresentazione “per motivi di lavoro”. Quest’anno la Raggi ha deciso di cambiare registro (e musica) onorando la prima della stagione del Teatro dell’Opera di Roma con la sua presenza e un abito sfarzoso.
Siamo molto distanti dal francescanesimo del MoVimento predicato dal monaco Beppe Grillo. Ma non c’è nulla di male: gli obblighi istituzionali e la necessità politica impongono un abbigliamento consono.
Questo ragionamento vale per la Raggi così come per le varie Boschi, Agnese Landini o Bebe Vio. A parti invertite però i fan della sindaca e del M5S hanno spesso stigmatizzato e duramente criticato l’abbigliamento delle donne dei partiti politici avversari.
Da ieri invece i sostenitori della sindaca di Roma sono andati in estasi. Non è una novità perchè la naturale eleganza (ovvero non artefatta) e la bellezza della Raggi hanno da sempre molti estimatori.
Secondo molti pentastellati Virginia Raggi è, certamente non da ieri, la sesta stella del MoVimento 5 Stelle. La più brillante. E perchè no, anche una “meravigliosa femmina” o “una gran sorca” come scrive qualcuno sul profilo Instagram.
C’è chi azzarda addirittura sondaggi sull’indice di gradimento della sindaca basandosi sui like alla foto su Facebook.
Se la situazione a Roma non fosse drammatica ci sarebbe quasi da ridere. Ma il vento sta cambiando, signori
Bella perchè onesta, onesta perchè bella
Nella narrazione pentastellata l’onestà non è solo una qualità morale ma anche estetica. Va da sè quindi che la sindaca dell’onestà , che ha “tolto la mangiatoia” a tutti quelli che facevano affari rubando soldi ai romani non sia solo bella dentro e pulita fuori ma anche bellissima proprio in virtù della sua onestà .
Tutta Italia invidia a Roma la sua sindaca, non solo per la sua competenza e la sua trasparenza. E allora forza con “questo trend sexychic” vogliamo vedere la sindaca in abito lungo anche quando inaugura asili nido che poi lasciano gli alunni al gelo.
Insomma la scelta della Raggi di fare come fa la tanto odiata Ka$ta e di prendere parte a eventi d’alta classe e a party esclusivi sembra riscuotere il consenso dell’elettorato o almeno dei suoi sostenitori.
A dimostrazione che la bellezza della Raggi è la prova lampante delle sue capacità politiche c’è chi si avventura a immaginare che cosa sarebbe successo se ci fossero stati Brunetta o Giachetti. Servono altre dimostrazioni che se una politica è bella allora è anche brava?
Del resto è proprio quello che ci ha cercato di spiegare Silvio Berlusconi per vent’anni. Ne consegue che se Giachetti o Brunetta fossero belli allora di sicuro sarebbero anche onesti.
Pensate cosa avrebbero rischiato i romani se avessero eletto Giachetti o la Meloni, scrive qualcuno. Il giudizio estetico diventa anche un giudizio politico.
I bravi ragazzi dalla faccia pulita (Di Maio, Di Battista) rappresentano il volto nuovo della politica e del cambiamento.
La Raggi — Virginia turrita come la definisce qualcuno — diventa invece la Marianna (non Madia à§a va sans dire) della nuova repubblica romana dell’onestà .
(da “NextQuotidiano“)
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
INDAGINE DOXA FOTOGRAFA IL FENOMENO: IL 22% FORNISCE SOLDI ALMENO 12 MESI L’ANNO
Il luogo comune per cui gli italiani si sentono in imbarazzo a parlare di denaro e sono generosi è confermato da una ricerca Doxa, commissionata da Circle Pay, applicazione per i pagamenti online.
È di circa 800 milioni di euro la stima sui prestiti che ogni mese gli italiani fanno a familiari e amici. In questa cifra rientrano sia i pochi spiccioli che l’amico chiede per pagare il taxi quando scopre di essere rimasto senza contanti, sia veri e propri prestiti concessi per far fronte a difficoltà .
Il sondaggio Doxa è stato condotto nel mese di novembre 2017 con il metodo Cawi, su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta di 18-64 anni, e ha rilevato che il 22 per cento degli italiani presta denaro almeno una volta al mese ad amici e parenti. La percentuale sale al 60 per cento per chi concede prestiti qualche volta l’anno e tra questi il 18 per cento presta almeno 50 Euro.
A riprova che la disponibilità economica è ancora una questione di genere, sono gli uomini (il 22 per cento) a prestare quantità di denaro più ingenti, oltre i 50 euro, contro il 15 per cento delle donne. E ancora, la ricerca fotografa anche un’Italia nella quale a stare meglio è chi è più avanti con l’età , perchè è il 24 per cento delle persone di chi ha tra i 55 e i 64 anni a fare da banca per somme consistenti. I millennials prestano denaro più spesso (il 33 per cento), ma per cifre fino a 25 euro.
Ancora, il sondaggio di Doxa conferma anche il sistema di welfare familiare, la rete di genitori e nonni che sostiene chi è senza lavoro o con un reddito basso. Ogni mese, infatti, il 39 per cento degli italiani presta almeno dieci euro a familiari e amici. Il 18 per cento presta almeno 50 euro e il 7 per cento oltre 100 euro. Solo il 26 per cento, invece, chiede in prestito importi superiori ai 10 euro.
Quando si tratta di riavere indietro il prestito, imbarazzo e disagio sono gli stati d’animo prevalenti, soprattutto se si è donne.
In realtà i dati mostrano che difficilmente si chiede la restituzione di cifre inferiori ai 20 euro, pur se il 56 per cento si sente giustificato a farlo, ma solo il 38 per cento dichiara di essere tranquillo nel chiedere indietro del denaro.
La ricerca ha un finale più leggero, ma non meno interessante dal punto di vista sociologico.
§Gli intervistatori hanno infatti chiesto a quale personaggio pubblico italiano presterebbero dei soldi con la certezza di riaverli indietro. Al primo posto tra gli affidabili Francesco Totti, seguito da Valentino Rossi. Soltanto ultimo Gianluca Vacchi (nell’elenco figurano anche Pierfrancesco Favino, Luca Argentero, Vasco Rossi).
Sorge il dubbio che più che una questione di fiducia sia una questione di apparizioni televisive. O magari si conta sul fatto che i cucchiai di Francesco Totti gli abbiano assicurato denaro in quantità , anche da restituire.
(da “La Repubblica”)
argomento: Costume | Commenta »
Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
PER LA SERIE “NON SI SALVA NESSUNO”
E’ stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione Angelo Zuppante, 55 anni, già agente
nel primo gruppo della polizia municipale, quello del Centro storico, accusato dalla procura di violenza sessuale e stalking ai danni di una collega.
La sentenza è stata emessa dai giudici della prima sezione penale del tribunale al termine di una breve camera di consiglio.
Stando alla denuncia della donna, che chiese il trasferimento ad altra sede per evitare le attenzioni non gradite, l’imputato, in diverse circostanze e approfittando dell’assenza di testimoni, avrebbe tenuto un comportamento persecutorio e minaccioso con molestie avvenute anche all’interno dell’ufficio.
Un paio gli episodi contestati.
L’ex vigile urbano, per questa vicenda, venne arrestato dai carabinieri nel dicembre del 2015, proprio in tribunale, dove si era presentato per discutere il ricorso presentato contro il suo trasferimento che era stato disposto dal suo comando.
Ad eseguirlo furono i carabinieri del nucleo investigativo e i suoi colleghi della polizia locale.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori i problemi della donna sono andati avanti sino a che il suo dirigente territoriale, vedendola particolarmente turbata, è riuscito a farla confidare aiutandola a presentare una denuncia in procura.
(da agenzie)
argomento: criminalità | Commenta »
Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
NELL’INFORMATIVA DEI ROS L’ANALISI DEL LEADER DI FORZA NUOVA: I RAPPORTI DI DELLE CHIAIE CON BORGHEZIO… “STANNO FACENDO UN GRUPPO DE MERDE”…”CASAPOUND INFILTRATA DALLA LEGA, DI STEFANO E’ FINITO A FARE IL PORTAVOCE DI BORGHEZIO”
Invidie, rivalità e il sospetto costante di una manina dei servizi dietro le gesta dei camerati.
Ciò che avviene nella galassia neofascista al moltiplicarsi di sigle non lo svela un pentito ma la viva voce di uno dei protagonisti: Roberto Fiore, il leader di Forza Nuova che ha reagito alle inchieste sulle opache fonti di finanziamento e sui raid anti-immigrati, ordinando un blitz sotto la sede di Repubblica e dell’Espresso.
Allegata all’indagine sui banglatour di tre anni fa c’è una intercettazione dalla quale emerge la preoccupazione di Fiore per il ricompattarsi dei movimenti di CasaPound e di Militia sotto l’egida di Stefano Delle Chiaie, l’ormai ottantenne leader di Avanguardia Nazionale, indicato come la testa di ponte per una saldatura tra neri e leghisti.
Delle Chiaie, almeno secondo Fiore, avrebbe lavorato dietro le quinte stabilendo un asse con Mario Borghezio, leghista con un passato nell’estrema destra alla vigilia della scalata alla segreteria di Matteo Salvini.
Di un rapporto stretto tra leghisti e Delle Chiaie, del resto, si sono occupati in passato anche i magistrati che indagano sulle trame del 1992-1993.
Ignaro di essere intercettato dai carabinieri del Ros, Fiore, il 26 settembre del 2014, parla a ruota libera con Alessio Costantini, responsabile romano di Fn.
“Casapound non esprime più, quello che esprimeva quattro anni fa” , esordice.
Poi aggiunge: “Se Maurizio Boccacci (il capo di Militia Italia, storico leader dell’estrema destra dei Castelli Romani, ndr) sì muove, si muove perchè si stanno muovendo tutta una serie di situazioni. E questa è roba di servizi. Questo è lo Stato. Sono i servizi, il fatto che Boccacci sia a busta paga, te lo possono confermare persone che. ..”.
Poco prima Costantini aveva messo a parte Fiore delle ultime novità : ” Si sono rimessi tutti insieme con Delle Chiaie, Giuliano (Castellino, ndr), Boccacci, stanno facendo un gruppo de merde “.
Una unione che Fiore vede come fumo negli occhi, tanto da soffermarsi in previsioni circa il futuro dei neri rivali di Casa-Pound: “Adesso Simone Di Stefano (segretario di Cp, ndr) si è messo a fare, il portavoce di Borghezio (Lega, ndr). Non è un gran posto per il capo del movimento. Si sono messi in una situazione dì vassallaggio”, sentenzia Fiore che poi spiega al suo interlocutore che “già in certe sezioni di CasaPound, ad esempio in Abruzzo, c’è la roba della Lega. Questo – tuttavia, secondo Fiore – è positivo” .
Evidentemente sperando che il connubio finisca per indebolirli avvantaggiando Forza Nuova.
C’è poi il capitolo Delle Chiaie.
Costantini riferisce di una riunione a Roma tra l’ex leader di Avanguardia nazionale e Borghezio: “Delle Chiaie sta sempre nell’ombra ovviamente non potrà mai essere uomo di facciata. Però è quello che ha i contatti a Roma e può far succedere qualche situazione particolare a Roma fra i vari gruppi”. I due passano poi a discutere di strategie, convenendo che comunque il vento sia ” favorevole ” a chi nell’estrema destra “resta libero ” .
Un’opportunità che però richiede prudenza: ” Io so per storia che nel momento in cui tu rimani solo ti sfondano, e noi in questo momento non abbiamo ancora le difese per opporci… ” . Insomma: l’asse Lega- CasaPound preoccupa ma i due dirigenti di Forza Nuova concordano sul fatto che non hanno la forza per far scoppiare il caso, limitandosi a concertare una strategia attendista, valutando l’evolversi degli eventi.
(da “La Repubblica”)
argomento: denuncia | Commenta »
Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
LA VITTORIA DEM, IL VOTO FEMMINILE, IL WRITE-IN: I PRESAGI IN VISTA DEL MID-TERM
La vittoria del democratico Doug Jones alle elezioni suppletive per un senatore
dell’Alabama con il 49,6% dei voti contro il 48,8 del Repubblicano Roy Moore (in sostituzione di un altro Repubblicano, Jeff Session, nominato ministro della giustizia) ha molteplici significati che trascendono lo Stato del profondo Sud.
La maggioranza repubblicana in Senato scende a un solo voto: 51R. contro 49D., indebolendo notevolmente il margine di manovra di Trump tenendo anche presente il comportamento autonomo di due senatori repubblicani, John McCain e Bob Corker.
La prima clamorosa sconfitta repubblicana dopo le presidenziali avviene in uno Stato roccaforte dell’integralismo conservatore e razzista (definito The Heart of Dixie) che nel novembre 2016 aveva dato i due terzi dei voti a Trump e negli ultimi venticinque anni aveva sempre eletto alla Camera alta i Repubblicani.
Il candidato sconfitto Moore, pur se discusso per motivi sessisti, poteva contare sull’aperto appoggio non solo del Presidente ma anche del leader dei reazionari, Steve Bannon, che si era distaccato da Trump per dare voce senza remore alle posizioni oltranziste.
Al candidato democratico sono andati invece molti voti delle donne bianche che, questa volta hanno infranto la “lealtà ” del blocco dei bianchi (uomini e donne, giovani e vecchi, ricchi e poveri) che era stato decisivo per il successo di Trump.
Infine, e forse più importante per comprendere dove va l’America, è il voto cosiddetto Write-In giunto alla soglia del 1,7%, del tutto eccezionale per questo tipo di voto.
Perchè importante ed eccezionale?
Il voto Write-In significa che gli elettori hanno scritto sulla scheda un nome che non vi era contenuto. Se è vero che uno dei grandi esponenti Repubblicani dello Stato ha indicato questo voto, ne consegue che ormai è matura quella rivolta di una parte del mondo repubblicano (elettorato ed esponenti) che in vista delle elezioni di Mid-Term potrà condurre alla liquidazione di Trump.
Il cambiamento di tendenza sembra generalizzato perchè emerge in uno Stato da sempre baluardo di quell’integralismo conservatore che ha il nucleo duro negli evangelici fondamentalisti che Trump ha cercato di gratificare con l’annunzio di Gerusalemme capitale (in nome della interpretazione profetica della Bibbia).
L’America riserva sorprese ed è sempre difficile pronunciare l’ultima parola.
L’elezione nell’Alabama, tuttavia, è un presagio che qualcosa di importante stia accadendo, non già a favore dei democratici, ma contro l’interpretazione trumpiana del repubblicanesimo.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Esteri | Commenta »