Dicembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
PROGRAMMAZIONE MAI RISPETTATA E DISSERVIZI QUOTIDIANI
«Un vagone della metro affollato, non è solo un vagone scomodo, ma è un anziano
costretto a restare in piedi», così scrive nella sua relazione Carlo Sgandurra, presidente dell’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale. Il problema della Metro ATAC però non è solo l’affollamento dei vagoni o la loro scarsa pulizia.
Il vero problema è la mancanza dei vagoni. Un convoglio non può essere affollato se non arriva mai. Ed è questo il dramma che i viaggiatori e i pendolari romani sono costretti a vivere ogni giorno
Il disastro della Metro di Roma si può riassumere tutto in un grafico che mostra il rapporto tra offerta effettiva e offerta programmata.
Nel corso degli ultimi sette anni la programmazione del trasporto metropolitano non è stata quasi mai rispettata.
Inoltre nel periodo gennaio-ottobre 2017 il servizio ha registrato uno scarto negativo del -15%. Uno dei valori più bassi da quando è iniziato il monitoraggio del servizio della Metro.
La regolarità del servizio, uno dei fattori di qualità più importanti, è stato costantemente al di sotto dello standard per la metropolitana.
I romani lo sanno: il servizio della metropolitana è tutt’altro che regolare. E i dati danno loro ragione.
Secondo il rapporto dell’Agenzia a limitare il servizio (fermo restando che l’infrastruttura metropolitana e la produzione sono sottodimensionati rispetto alla popolazione) è il deficit manutentivo del materiale rotabile e degli impianti che limita il parco mezzi utilizzabile. Insomma è la solita storia dei ritardi e delle corse soppresse per “mancanza di materiale“.
Ma ci sono problemi più profondi: la riduzione più marcata riguarda il parco utilizzato (61% di quello disponibile); il che fa pensare che le inefficienze siano anche a livello della gestione del servizio.
I dati parlano da soli: nel 2016, il 45% delle corse perse è dovuto a problemi organizzativi (mancanza personale e adeguamento orario), un dato che è in diminuzione rispetto al 2015 (78%).
Aumenta invece la perdita di corse per mancanza di materiale di ricambio (dall’8% al 37%). A differenza di quanto avviene per gli autobus, i guasti incidono marginalmente sulla soppressione delle corse (8%).
I ritardi non avvengono “per caso” ma per mancanza di programmazione sia delle manutenzioni che della gestione del personale.
Qualche tempo fa un dossier ATAC aveva puntato il dito su presunti “sabotaggi” da parte degli autisti: l’indagine interna aveva prodotto alcuni risultati.
Diciotto macchinisti della Metro hanno ricevuto una lettera di sospensione da ATAC con decurtazione in busta paga e minaccia di richiesta danni per aver segnalato guasti considerati dall’azienda di poco conto ai treni della metro in una forma di sciopero bianco.
Nel 2015 altri macchinisti vennero sospesi per uno “sciopero bianco”. Il 21 novembre scorso si era poi verificato ancora un caso di dieci treni improvvisamente guasti o fermi nelle officine a causa di problemi di manutenzione. In tutto questo l’Amministrazione comunale, dopo aver cambiato due manager di ATAC continua a far finta di nulla promettendo che fra qualche tempo i risultati si vedranno.
Nel frattempo i romani rimangono in attesa sulla banchina della metro.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
LA CLAMOROSA TATTICA DI INTESTARSI UNA BATTAGLIA CONTRO IL M5S PER POI RITIRARSI AL MOMENTO DELL’APPROVAZIONE… L’ASSIST PERFETTO DEI GRANDI STRATEGHI RENZIANI
La battaglia contro i «vitalizi» è inesistente, visto che oggi non sono più tali , ma alla fine il parlamento italiano decide di perderla lo stesso, per la “gioia” del MoVimento 5 Stelle.
Dopo l’approvazione alla Camera della legge Richetti, infatti, a Palazzo Madama la riforma non passerà a causa dello stallo nel Partito Democratico sulla vicenda.
E dopo il fallimento dell’ultimo tentativo dello stesso Richetti, che aveva provato a infilarla nella legge di bilancio 2018 ma si è scontrato sulla dichiarazione di “inammissibilità ” da parte della commissione Bilancio di Montecitorio.
Molto difficile, se non impossibile, che Palazzo Madama vari la legge nelle poche settimane (giorni?) che rimangono prima del rompete le righe pre-elettorale. E quindi, spiega oggi Repubblica:
Addio, insomma, all’abbattimento delle “pensioni” di 2.600 ex parlamentari, a quella riduzione del 40 per cento degli assegni figlia dell’adeguamento al sistema contributivo applicato, fra scontri e dubbi di costituzionalità , anche a chi è stato eletto prima della riforma del 2011.
Eviteranno così la scure politici di lungo corso come Publio Fiori, recordman alla Camera con i suoi 10 mila euro mensili, o gli ex ministri Mastella, Pisanu, Mancino e Bassanini, che si “accontentano” dei circa 7 mila euro netti garantiti dal Senato.
Salve anche le meteore del parlamento, da Gino Paoli (2.140) a Ilona Staller in arte Cicciolina (2.231).
Restano intatti gli emolumenti di sportivi (Gianni Rivera, oltre cinquemila euro al mese) e critici d’arte: Vittorio Sgarbi vede confermata la “pensione” da 4.943 euro che può sommare all’indennità da neoassessore regionale in Sicilia.
Salta pure l’innalzamento dell’età minima per ottenere il vitalizio (65 anni anzichè 60) previsto dalla legge Richetti rimasta nel guado.
La clamorosa tattica di intestarsi una battaglia contro il M5S per poi ritirarsi al momento dell’approvazione regala quindi ai grillini la possibilità di fare campagna elettorale accusando il PD di ipocrisia.
Ma anche Richetti ha avuto un’ideona per cavarsi d’impaccio: dare la colpa all’avversario politico Pietro Grasso: «Il presidente del Senato potrebbe convocare l’ufficio di presidenza e dare il via libera ai tagli con una semplice delibera, come già ha fatto la Camera. Ci vorrebbe una politica responsabile lontana dall’ipocrisia dei 5 stelle e dalle lezioni di nobiltà della sinistra che non producono nulla di concreto».
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
LA LISTA DELLE POSSIBILI ADESIONI A LIBERI E UGUALI
Ci sono Laura Boldrini, Sabrina Ferilli, Antonio Bassolino. Ma c’è anche l’intero
consiglio comunale di Rignano, che con il suo sindaco Daniele Lorenzini ha deciso di andare con Pietro Grasso dopo che il Partito Democratico locale, guidato da Tiziano Renzi, ha tentato di farlo fuori dalla corsa per il primo cittadino ottenendo che vincesse candidandosi con una lista civica.
E non solo loro, racconta oggi Monica Guerzoni sul Corriere della Sera:
Senza troppo mostrarlo, Grasso ha preso a coltivare amicizie in tutti i campi, dalla comica e conduttrice Geppi Cucciari al medico di Lampedusa Pietro Bartolo fino al giornalista Luca Telese, che ha presentato la kermesse della discesa in campo.
Dunque non di soli politici si va affollando il palcoscenico dell’ex magistrato.
Proprio ieri Grasso si è appellato a «tutte le persone di buona volontà », perchè accorrano a dargli una mano: «Società civile, cittadinanza attiva, forze cattoliche, progressiste…».
I cattolici per ora scarseggiano e Pier Luigi Bersani ha affidato un mandato esplorativo a Giorgio Merlo ed Enzo Carra.
La storica simpatia di Sabrina Ferilli per la «ditta» non è venuta meno ora che D’Alema e Bersani hanno fatto un passo indietro.
Il padre dell’attrice è un fan di Grasso e compagni. Il cugino di Sabrina, Ottorino Ferilli, iscritto a Mdp e sindaco di Fiano, è un «amico carissimo» di Roberto Speranza e fa parte dei 1500 delegati dell’assemblea di Liberi e uguali
In occasione della festa di settembre a Napoli, che ha visto anche l’avvicinamento di Antonio Bassolino, i bersaniani hanno arruolato lo scrittore di gialli Maurizio De Giovanni, autore de I Bastardi di Pizzofalcone.
Vicino a LeU anche l’attore della medesima serie tv Gianfelice Imparato, che per la festa di fine estate regalò un suo spettacolo ai vertici di Mdp.
La sensazione è che non saranno le foglioline a fermare l’esodo.
(da agenzie)
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Dicembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
PER “IL TEMPLARE” MICHELE BORDONI E’ STATA FORMULATA L’ACCUSA DI STRAGE: VOLEVA UCCIDERE “UNA PLURALITA’ DI PERSONE”
Si è autodefinito «un templare, un illuminato»; ha detto «Ne dovevo ammazzare di più» alla polizia.
Eppure Michele Bordoni, che il 9 dicembre scorso con la sua Toyota Yaris ha travolto alcuni visitatori del mercatino di Natale in pieno centro a Sondrio, ferendone quattro, non è finito sulle prime pagine dei giornali italiani.
E nemmeno negli status delle pagine Facebook di quei politici italiani che di solito strumentalizzano ogni episodio, anche accaduto a migliaia di chilometri di distanza. Perchè?
Eppure la Procura che ieri, dopo aver ricostruito la dinamica di quanto è accaduto, ha inoltrato al gip Carlo Camnasio la richiesta di convalida dell’arresto del giovane e la misura della custodia cautelare in carcere ha ritenuto che, per le modalità con cui ha agito, avesse in mente di uccidere indistintamente “una pluralità di persone”.
Ipotesi supportata anche dalle parole dello stesso Bordoni, quando, finita la folle corsa contro un palo, è stato bloccato dalla polizia: “Ne dovevo ammazzare di più”, ha detto. E poi, uno dei feriti ha raccontato agli investigatori di aver notato che il 27enne “ha guardato e ha puntato la macchina verso di me”.
Bordoni tre giorni fa, poco prima di mettere in atto il suo piano, con la sua Toyota Yaris è entrato in un parcheggio sotterraneo nel centro città sfondando la sbarra di accesso.
In base alle immagini delle telecamere, è rimasto posteggiato per qualche minuto, per poi ripartire a tutta velocità , uscire dal posteggio sfondando ancora le sbarre e dirigersi nell’area pedonale dove ha investito tre passanti che stavano visitando il mercatino, tra cui una donna che ha fatto un balzo di parecchi metri (è quella più grave), per poi imboccare una via in contromano dove ha travolto ancora un uomo.
Prima di essere fermato ha tentato di fuggire e ha lievemente ferito un agente e quando è stato trasportato in ospedale (da dove ieri è stato dimesso per finire in cella) ha pronunciato frasi sconnesse e pare pure la parola ‘Isis’
Da Sondrio a Poggiridenti
Dai primi accertamenti — si è ancora in attesa degli esiti degli esami — è emerso che di certo aveva bevuto ma non al punto da essere totalmente ubriaco. In più, come ha ammesso lo stesso Bordoni, aveva fumato “tre canne”.
Il giovane, residente a Poggiridenti (Sondrio), al momento non risulta sia stato in cura per problemi di salute mentale. La procura per lui chiede il carcere con le accuse di strage, resistenza e lesioni nei confronti di un poliziotto.
L’ipotesi di strage è stata riformulata dopo la ricostruzione dell’accaduto da cui è emerso che il giovane avrebbe voluto uccidere “indifferentemente una pluralità di persone”.
Eppure su di lui è calato il silenzio della politica. Perchè?
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
NEL MIRINO L’ORGANIZZAZIONE SKINHEAD DO.RA
La polizia di Varese sta eseguendo diverse perquisizioni nei confronti dei militanti di
estrema destra di ispirazione skinhead del gruppo del sodalizio di estrema destra ‘Do.ra. Comunità militante dei dodici raggi’.
Procede nell’ambito di un’indagine per ‘Riorganizzazione del disciolto partito fascista’ sulla più numerosa e strutturata comunità nazionalsocialista italiana.
Due le procure che indagano su di loro per apologia di fascismo e odio razziale, Varese e Busto Arsizio.
Nati dalla fusione tra gli ultras Sette Laghi del Varese calcio Varese Skinhead, si ispirano dichiaratamente al partito neonazista di Adolf Hitler, hanno come capo Alessandro Limido, figlio dell ex calciatore della Juventus Bruno Limido.
In questi anni i Do.ra. hanno portato avanti sul web e sul territorio una propaganda razzista e xenofoba: convegni con la svastica, cortei e volantinaggi contro gli immigrati, feste nostalgiche nelle quali si festeggiava l’anniversario della nascita di Hitler.
I neonazisti Varesini hanno sempre rivendicato una loro autonomia “politica” rispetto alle altre formazioni dell’ultradestra italiana: lontani da Forza Nuova e Casapound. Hanno rapporti solo con la galassia skinhead.
Soprattutto con formazioni che riprendono contenuti e simbologia dal nazionalsocialismo. Come il Mab (Manipolo d avanguardia Bergamo), con cui c è un sodalizio politico che va avanti da tempo. Con loro i Do.Ra. hanno condiviso azioni e iniziative.
Numerosi negli ultimi due anni gli striscioni esposti sulla pubblica via, volantinaggi e insulti web, che non sono sfuggiti all’Osservatorio sulle nuove destre.
I poliziotti della Digos di Varese – con il coordinamento del servizio per il contrasto dell’estremismo e del terrorismo interno della direzione centrale della polizia di prevenzione – sta eseguendo due perquisizioni locali e personali, disposte dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Busto Arsizio che competenza per il territorio di Caidate.
I fatti per i quali si procede sono accaduti alla fine dello scorso anno quando sul Monte San Martino di Duno, sempre nel Varesotto, poco lontano dal Sacrario eretto in memoria dei caduti partigiani, una trentina di militanti di Do.ra. ha dato vita a una manifestazione commemorativa posizionando sul terreno una ‘croce tiwaz’ e una corona di alloro con i colori della bandiera nazista per ricordare i morti dell’esercito tedesco.
Analoga iniziativa è stata ripetuta lo scorso 18 novembre. Oggetto di indagine da parte della magistratura e della Digos è anche la petizione online, organizzata provocatoriamente dall’associazione lo scorso gennaio per “chiedere la messa fuori legge dell’Anpi”.
Il movimento, fondato nel 2012 nel comune di Caidate, pur definendosi nell’atto costitutivo associazione culturale apartitica e senza fini di lucro, è chiaramente ispirato ai principi del nazionalsocialismo. Lo stesso simbolo adottato, un logo che riporta in primo piano la scritta in colore rosso ‘Do.ra.’ (acronimo di dodici raggi), con sullo sfondo un frammento del ‘sole nero’, è evocativo delle tradizioni religiose degli antichi popoli germani ma anche del misticismo nazista di cui si ritrova traccia nel mosaico presente nel Castello di Wewelsburg, come ricorda la polizia di stato in una nota.
Quest’ultimo, opera settecentesca ristrutturata per volontà del gerarca nazista Heinrich Himmeler, è diventato famoso poichè luogo di riunioni e riti segreti ed esoterici ai quali era ammessa soltanto un’èlite di ufficiali delle Ss.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
IL SUO PROCURATORE CHIEDE L’ANNULLAMENTO DEGLI ACCORDI FIRMATI DAL PORTIERE PERCHE’ SAREBBE STATO “COSTRETTO A FIRMARE” UN CONTRATTO DA 5.5 MILIONI DI EURO L’ANNO
Se è uno scherzo, sta riuscendo bene.
Secondo il Corriere della Sera, che ne scrive in un articolo a firma di Monica Colombo, l’avvocato Rigo, consulente di Mino Raiola, ha inviato al Milan una serie di email in cui chiede l’annullamento del contratto firmato in estate appellandosi a una presunta violenza morale che il ragazzo avrebbe subito: in quel martedì di luglio l’agente non era presente negli uffici di Casa Milan mentre l’avvocato Rigo per protesta lasciò la stanza al momento degli autografi.
Il dettaglio è che la violenza sarebbe consistita nel firmare un contratto quinquennale da 5,5 milioni di euro più bonus (e l’assunzione del fratello come terzo portiere dei rossoneri).
Così Gigio, dopo aver percepito tre mensilità , ha inviato un documento ai dirigenti in cui sostiene di essere stato oggetto di pressioni psicologiche, firmando senza la necessaria serenità .
Se dimostrato, la violenza morale che costituisce un vizio del consenso ai sensi dell’articolo 1435 del codice civile determina l’annullabilità del contratto.
Al Milan sorridono se non ci fosse da piangere visto che la «violenza» si è manifestata passando da un compenso elargito di 100 mila euro a uno di 11 milioni lordi.
Le parti sono al lavoro e in febbrile contatto: una causa non è ancora stata istruita (ma poi dove? davanti al collegio arbitrale?).
Di certo Raiola punta a portare via Donnarumma a parametro zero (senza prolungamento, il contratto sarebbe scaduto il giugno prossimo), procurando un ingaggio in doppia cifra all’assistito e commissioni da record per sè, per proporlo al miglior offerente.
La situazione è paradossale e forse prende il via dalla bocciatura del Voluntary Agreement da parte della UEFA: la fotografia attuale induce a ritenere che il club rossonero potrebbe avere qualche difficoltà a rientrare nei requisiti richiesti per il settlement agreement, cioè il patteggiamento a cui sono state sottoposte già Inter e Roma.
Ma l’Uefa esaminerà il caso più avanti. In teoria, chi non rispetta i vincoli del fair play Uefa rischia una serie di conseguenze che vanno dalle multe all’esclusione dalle coppe.
Questo potrebbe aver spinto Raiola a muoversi per far finire il ragazzo sul mercato il prossimo anno. Con la minaccia dell’addio a parametro zero in caso di annullamento degli accordi stretti l’estate scorsa. Che porterebbe il giocatore a guadagnare cifre ancora più alte dei 5,5 milioni netti che gli dà il Milan.
(da NextQuotidiano”)
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Dicembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
SE LA SENTENZA VERRA’ CONFERMATA IN APPELLO, SI TRATTERA’ DI UN PRECEDENTE GIURIDICO A FAVORE DEGLI SGOMBERI
Il tribunale civile di Roma ha condannato il Viminale a risarcire con una cifra
complessiva di 7 milioni di euro i proprietari di un palazzo occupato a Roma, nei pressi della vecchia Fiera, per il mancato sgombero dell’edificio.
L’immobile, di proprietà della Oriental Finance srl, attiguo ad un hotel nella prima cerchia periferica della capitale (via del Caravaggio 105/107) è stato occupato nel 2013 da «oltre trecentocinquanta persone» e nell’agosto dell’anno successivo è scattato il decreto di sequestro preventivo firmato dal gip.
Il tribunale ha così sancito che lo Stato ha l’obbligo di sgomberare i palazzi occupati perchè deve impedire che vengano commessi reati. Se non lo fa deve risarcire i proprietari.
E questo non può che essere un precedente giuridico importante — anche se sulla vicenda pende l’appello — a favore dei proprietari degli immobili occupati.
Che oggi potranno serenamente attendere che la forza pubblica intervenga avendo ben presente che se non lo fa a pagare il conto saranno tutti i cittadini.
Al contrario per il Viminale la sentenza è una brutta notizia, perchè lo spingerà ad agire il prima possibile negli sgomberi per evitare la condanna al risarcimento dei danni.
C’è di più.
Racconta Sara Menafra sul Messaggero che lo sgombero non è stato eseguito, secondo la versione del ministero dell’Interno, perchè l’amministrazione locale non era riuscita a «trovare delle soluzioni alloggiative temporanee per i casi più gravi», «non potendosi ritenere sussistente un obbligo di provvedere sic et simpliciter, senza preoccupazione per le ricadute sul piano della sicurezza pubblica e dell’ordine pubblico».
La mancata esecuzione del provvedimento penale, si legge ancora negli atti della difesa, «non poteva essere imputata al ministero il quale non ha competenza autonoma in tema di esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali».
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
M5S 28,6%, PD 25,3%, FORZA ITALIA 15,7%, LEGA 12,5%, LIBERI E UGUALI 5,4%, FDI 5,2% PSI-VERDI 1,8%, AP 1,4%, UDC 0,9%
Il sondaggio settimanale di EMG per la La7 vede un segno positivo per M5S, Forza Italia e Liberi e Uguali, con un centrodestra complessivamente al 35,2%, un centrosinistra al 29,5% e il M5S al 28,6%.
Vediamo il dettaglio.
Il M5S aumenta dello 0,3% e raggiunge quota 28,6%.
Il Pd resta stabile al 25,3%, mentre tra i suoi alleati Psi-Verdi ottengono un 1,8%, i radicali lo 0,4% e AP l’1,4%.
Nel centrodestra cresce ancora dello 0,4% Forza Italia che arriva al 15,7%, mentra continua la caduta libera della Lega che perde un altro 0,3% e scende al 12,5%.
Perde lo 0,1% anche Fdi che cala al 5,2%, mentre l’Udc conferma il suo 0,9%.
Liberi e Uguali aumenta dello 0,2% e arriva al 5,4%. Va sottolineato che altri istituti di sondaggi danno la formazione di Grasso a un paio di punti in più, intorno al 7,5%.
Molto alta la percentuale di chi non intenzione di andare a votare, il 31,7%, e di chi voterà scheda bianca, il 2,1%.
Il peso degli indecisi è invece al 16,3%, sono questi elettori che potrebbero cambiare i giochi finali.
(da agenzie)
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Dicembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
I SONDAGGI E GLI ALLEATI CERTIFICANO CHE NON FA I CONTI CON LA REALTA’: CON IL 12,5% E CON NESSUNO CHE LO VUOLE LEADER DELLA COALIZIONE PUO’ VINCERE SOLO LA COPPA DEL NONNO
“Sarò io il premier” così domenica 11 dicembre 2017 Matteo Salvini ha lanciato la
sfida elettorale a Matteo Renzi, promettendo che alle elezioni politiche 2018 sarà candidato in ogni collegio dove sarà presente il segretario del Pd.
Nel suo comizio romano, Salvini ha usato toni pacati perchè “così fanno i presidenti del consiglio” si è premurato di spiegare a chi ha sfidato il freddo per essere in piazza.
Il leader della Lega esposto il suo programma e chiederà agli alleati degli accordi preventivi per poter governare serenamente.
Un patto sull’abolizione della legge Fornero, sull’atteggiamento da tenere in Europa, “non più con il cappello in mano”, e l’istituzione di un salario minimo orario.
Salvini parla come se la coalizione avesse già scelto lui come futuro premier, mentre la realtà è ben diversa.
Basterebbe rendersi conto guardando gli ultimi sondaggi che danno la Lega al 13 per cento in caduta libera, mentre Forza Italia guida la coalizione di centrodestra con il 15,4 per cento.
Inoltre, in questi mesi di contatti nessuno degli interessati si è mai espresso nella direzione di affidare la premiership alla Lega, tanto che Giorgia Meloni si è sbrigata a dire che anche lei vorrebbe fare il leader e il premier del centrodestra.
Le ambizioni sono legittime, ma se tutti chiedono un’alleanza sul programma prima o poi bisognerà capire chi guiderà la coalizione il giorno dopo le urne.
Anche se a guardare i sondaggi, e la capacità di leadership, le cose appaiono abbastanza chiare. Domenica a Piazza Santi Apostoli erano radunate appena 500 persone, truppe cammellate da altre regioni. Alcuni pullman sono arrivati da Latina, Reggio Calabria, Catania e anche dall’Emilia Romagna.
Tra i sostenitori della Lega, fuori dalla Padania, ci sono solo gli ex di Alleanza Nazionale che dopo un breve passaggio nelle fila di Berlusconi, vogliono riconquistare una poltrona.
Salvini disperato spera di trovare un margine di crescita del consenso in loro, compreso il sindacato Ugl, tanto che il segretario generale Francesco Paolo Capone, domenica, è stato tra i pochi ad intervenire dal palco prima di Salvini, mentre non c’è stato nessun intervento per Barbara Saltamartini, Roberto Calderoli, Massimiliano Fedriga, Claudio Borghi che sono rimasti tra il pubblico.
La scena doveva essere tutta per Matteo Salvini che sogna di fare il premier e governare almeno dieci anni, ma, sondaggi alla mano, il centrodestra unito oggi raccoglie appena il 34,2 per cento dei consensi che è ancora molto lontano da quel 40 per cento che gli garantirebbe – forse – la governabilità del paese.
I sogni son desideri, certo.
Ma spesso i desideri non diventano realtà .
(da “Panorama“)
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