Destra di Popolo.net

GENOVA, GIOVANE DI SINISTRA ACCOLTELLATO DA MILITANTI DI CASAPOUND

Gennaio 14th, 2018 Riccardo Fucile

LE LAME DELL’ESTREMA DESTRA PER LA PRIMA VOLTA A GENOVA … INDAGINI IN CORSO, IDENTIFICATI MOLTI PARTECIPANTI ALLA AGGRESSIONE PER UNA AFFISSIONE DI MANIFESTI

Proseguono le indagini sul grave episodio avvenuto venerdì sera per mano di alcuni militanti di estrema destra, usciti dalla sede di CasaPound per aggredire con bottiglie bastoni e coltelli un gruppetto di militanti di sinistra che stava attaccando alcuni manifesti in piazza Tommaseo.
La Digos sta analizzando le immagini di tutte le telecamere della zona.
I militanti di estrema destra che intorno alle 23 di venerdì 12 gennaio si trovavano dentro la sede di Casapound in via Montevideo sono già  stati praticamente tutti individuati.
Ora però occorrerà  riconoscere chi ha partecipato materialmente all’aggressione e identificare l’autore di quella che sembrerebbe dalla foto pubblicata sui social dalla pagina Genova Antifascista, una coltellata.
La vittima al momento non ha presentato denuncia. Molto probabile tuttavia che nei prossimi giorni sia i militanti di CasaPound sia gli antifascisti che verranno identificati dalle immagini siano tutti convocati in Questura per fornire la loro versione dei fatti.
Già  domani la Digos invierà  alla Procura di Genova una prima notizia di reato che consentirà  di aprire un fascicolo, al momento contro ignoti, per lesioni aggravate.
La preoccupazione per quanto accaduto è tanta e non solo tra gli investigatori.
Basti pensare che i militanti di estrema destra e di estrema sinistra in questi anni non sono praticamente mai venuti alle mani.
E i coltelli a Genova, a differenza di quanto è accaduto in altre città , non se ne erano mai visti in anni recenti.
Quest’estate in effetti si era verificato un episodio inquietante con la militante del Pcl Cinzia Ronzitti era stata aggredita e spintonata a terra da due uomini, poi identificati come esponenti del mondo dell’estrema destra e denunciati. Uno dei due fra l’altro è il responsabile di CasaPound Pavia.
Quel che è evidente è che il clima cittadino è cambiato repentinamente con l’apertura delle tre sedi di estrema destra nel giro di un anno, la legittimazione di fatto da parte delle attuali giunte di centro destra in Regione e a Tursi e un dibattito a livello nazionale spesso fondato sull’odio e sull’intolleranza.
Elementi che potrebbero fomentare un atteggiamento aggressivo da parte di movimenti che fino a ieri erano in città  assolutamente minoritari e forse anche per questo non avevano mai dato problemi.
Casapound Genova in particolare fino a ieri poteva informalmente vantare non solo un comportamento ‘non violento’ ma contava di raccogliere senza problema le firme per presentare una sua lista in Parlamento
Per questo secondo quanto appreso ci sarebbe in queste ore un acceso dibattito all’interno di Casapound Genova,i cui responsabili sono stati sentiti per ora solo informalmente dagli investigatori, perchè l’episodio — se confermato certo — non è solo grave dal punto di vista del reato ipotizzato ma rappresenta anche un danno ‘politico’ in vista delle elezioni.
Il mondo antifascista da parte sua è pronto alla mobilitazione. Mercoledì 17 gennaio al teatro degli Zingari si terrà  un’assemblea per fare il punto della situazione anche in vista del corteo antifascista del 3 febbraio.
Corteo che a questo punto dovrebbe essere il più inclusivo possibile e vedere la partecipazione anche di Anpi e Cgil pur senza bandiere.
Prima del corteo, il 31 gennaio in piazza De Ferrari si terrà  un’assemblea pubblica.

(da “Genova24″)

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SALVINI VUOLE PREMIARE GLI EVASORI E LANCIA IL CONDONO FISCALE: I COGLIONI HANNO PAGATO IL 100%, I FURBETTI SE LA CAVANO CON IL 15%

Gennaio 14th, 2018 Riccardo Fucile

MA QUANDO I CONDONI LI FACEVANO GLI ALTRI PER LA LEGA ERANO FAVORI AI LADRONI… PENSATE A RESTITUIRE I 49 MILIONI CHE AVETE FOTTUTO AGLI ITALIANI, PIUTTOSTO

“Propongo una pace fiscale, ci sono milioni di italiani ostaggio di Equitalia che non pagheranno mai. Io posso o far finta di niente o convocare uno per uno questi italiani, che hanno una cartella con un importo sotto i 100mila euro, e chiedere il 15% di quello che non mi daranno mai. Io incasso contante e tu torni a lavorare”.
Ospite a Mezz’ora in più su Rai 3, il leader della Lega Nord Matteo Salvini avanza la sua proposta di un condono fiscale in una confusione totale di idee e conoscenze.
Intanto la sua proposta, piu’ che “pace fiscale”, si chiama “condono tombale”, uno dei più inverecondi nella storia della Repubblica, perchè non solo elimina addizionali e interessi di mora, ma l’85% dell’importo base dovuto alle casse dello Stato, frutto di evasione fiscale, tanto per chiamare le cose con il loro nome: non sono vittime, se non della loro dabbenaggine.
In secondo luogo perchè si contraddice quando ripete che “tanto non pagheranno mai” come se molti di loro non avessero la possibilità  di onorare il debito e come se non ci fosse chi non pagherà  neanche il 15% perchè se ne fotte.
In terzo luogo perchè attesta che in Italia bisogna essere furbi: a fronte dei “coglioni” che hanno onorato il debito facendo sacrifici, lui difende i furbetti che, pur potendo pagare, hanno trovato il modo (non avendo nulla di intestato, ad es) di fregare gli altri Italiani.
In quarto luogo non è vero che chi non paga non ha la possibilità  di pagare: chi ha debiti fino a 100.000 euro non è il poveraccio, ma spesso chi ha evaso scientificamente le imposte in modo rilevante e magari gira in Mercedes intestata ad altri.
La proposta di Salvini non porterebbe un euro alle casse dello Stato, sarebbe solo una marchetta all’esercito di coloro che hanno evaso le imposte danneggiando la comunità  nazionale.
E’ il nuovo sovranismo dei ladroni.

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SANITA’ VENETA’: MEDICO CHIEDE SOLDI PER SALTARE LE LISTA DI ATTESA: “BARATTIAMO TRA NOI… DUEMILA EURO”

Gennaio 14th, 2018 Riccardo Fucile

ALTRO CHE MODELLO LEGHISTA, LE MELE MARCE STANNO ANCHE IN PADAGNA… E I CONTROLLI DOVE SONO?… CANTONE: “E’ CONCUSSIONE”

Un fiore all’occhiello. Per il governatore Luca Zaia la sanità  Veneta è un modello di efficienza da esibire, la prova della gestione virtuosa della cosa pubblica e anche un campo di scontro con le autorità  centrali di Roma, ad esempio con il ministro della Salute su inquinamento da Pfas e vaccinazioni obbligatorie.
Quando ha letto le anticipazioni di stampa riguardanti una trasmissione televisiva in cui una giornalista filmava di nascosto la richiesta di mazzetta di un primario per saltare le code in ospedale, il governatore è andato su tutte le furie.
Gli episodi mostrati dalla trasmissione Petrolio, andata in onda su Rai Uno, in realtà  sono due. In un caso sei mesi di attesa per una consulenza per la procreazione assistita si trasformano in un giorno solo, purchè la visita avvenga nello studio privato del medico, dietro pagamento di 180 euro, ridotti a 140 senza ricevuta.
Nel secondo caso, un primario chiede 2mila euro alla donna per farle saltare le liste d’attesa e garantirle — in ospedale e quindi in una struttura pubblica — un intervento per la chiusura delle tube, da effettuare tra Natale e Capodanno.
Una vera mazzetta, almeno così come appare dal servizio andato in onda durante la trasmissione di Duilio Giammaria e realizzato dalla giornalista Francesca Biagiotti.
Il caso più grave è quello della richiesta di denaro.
La giornalista chiede al Cup di essere sottoposta a un intervento di chiusura delle tube. L’appuntamento è per febbraio 2018. Allora la donna chiede di poter essere operata da un medico di cui fa il nome. Le viene risposto che non visita più in ambulatorio, ma con una visita privata la paziente verrebbe seguita personalmente da lui. È già  accaduto.
La giornalista va nello studio del professore e spiega che vorrebbe l’intervento quanto prima perchè è in zona per le vacanze di Natale. Il medico replica che non c’è posto per tutto il mese di gennaio. I costi? “Lo facciamo con il servizio sanitario nazionale. Non deve spendere soldi”. Ma i tempi sono troppo lunghi per la paziente. E così il medico sembra provarci. “Sarebbe l’ideale farlo ora. Ma significa forzare un po’ la mano… Significa entrare nei compromessi… Io chiedo qualcosa a lei e in cambio mi dà  qualcosa”.
Ed ecco la richiesta. “Però significa… dare un po’ di soldi… Cioè… Bisogna che ci mettiamo… Barattiamo tra di noi… Un paio di mill… duemila euro”.
La giornalista chiede: “Duemila euro a lei direttamente?”. Risposta: “Sì, sì”.
La registrazione è stata fatta vedere al presidente dell’Autorità  Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone. Che ha commentato: “Questa è concussione, è un caso classico di concussione. Mi auguro che la Procura competente chieda il filmato e proceda”.
Il medico è stato però riconosciuto e rintracciato, nonostante fosse reso irriconoscibile in televisione. Si tratta del professore Pietro Litta, 65 anni, che presta servizio presso la Clinica Ginecologica e Ostetrica dell’azienda ospedaliera universitaria di Padova, nonchè alla clinica privata “Città  Giardino”.
Ha spiegato: “La prima cosa da chiarire è che l’incontro con questa donna è avvenuto in una clinica privata, e non in quella pubblica. Io e la paziente eravamo sulle scale e non dentro il mio ambulatorio. In un contesto certamente informale, mi ha ribadito la richiesta di fare quell’intervento. Le ho risposto mi dia duemila euro. Ma era una frase così, in quel contesto. Può essere intesa in mille modi”.
E ha aggiunto: “Per quel tipo di intervento non è nemmeno necessaria la lista d’attesa. La cifra in ogni caso era consona, è quella che chiedo per una prestazione privata. Io mi sono sentito preso in giro da quella donna, che ha voluto fare l’investigatrice. Bustarelle non ne ho mai prese. Questa storia ferisce la mia professionalità  e il mio lavoro”.

(da agenzie)

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IL TRIBUNALE DI GENOVA CERTIFICA IL CONFLITTO DI INTERESSI DI GRILLO E NOMINA IL CURATORE

Gennaio 14th, 2018 Riccardo Fucile

“PROBABILE CHE MI CHIEDERANNO UN’ISTANZA DI SOSPENSIVA PER L’UTILIZZO DEL SIMBOLO E DEL NOME M5S”

La guerra dei 33 grillini a Grillo e Di Maio registra una prima vittoria.
Venerdì scorso il presidente del tribunale di Genova V. Basoli ha nominato l’avvocato Luigi Cocchi come curatore speciale per l’associazione MoVimento 5 Stelle costituita nel 2009.
Si tratta del primo passo di una vicenda giudiziaria che nel breve potrebbe mettere in pericolo nome e simbolo del M5S per le elezioni del 4 marzo 2018 e nel medio periodo diventare una mina vagante per la regolarità  giuridica delle varie associazioni che in questi anni hanno gestito il “marchio” M5S.
I ricorrenti sono tutti iscritti all’associazione MoVimento 5 Stelle del 2009: gli eletti Riccardo Nuti, Cristina Grancio, Francesca Benevento e Luisa Petruzzi con gli attivisti Roberto Motta, Francesco Sanvitto, Riccardo Giuseppe De Martis, Francesco Lubrano Lavadera, Pietro Salvino, Maria Stella Deccio, Alberto Munda, Daniele Landolina, Maria Gatto, Bruno Bellocchio, Carlo Festa, Mario Canino, Giuseppina Buccheri, Rosa Carella, Giovanni Ognibene, Giovanni Chiriatti, Shanti Di Lieto, Michele Lopez, Alessio Marini, Paola Melis, Raffaele Schettino, Cecilia Poggi, Alberto Afflitto, Antonio Caracciolo, Antonello Livi, Laura Pelosi, Fioravante Somma, Riccardo Marini e Salvatore Ceccarelli.
Nel provvedimento del tribunale di Genova si scrive che è “ravvisabile conflitto di interessi ai sensi del secondo comma dell’articolo 78 cpc in conseguenza della posizione e qualifica rivestita da Giuseppe Piero Grillo nell’associazione MoVimento 5 Stelle del 2009 della quale è legale rappresentante, e di cui fanno parte gli odierni ricorrenti, dell’essere anche Capo politico della prima associazione, dell’essere Garante dell’associazione costituita nel dicembre 2017 e presidente del consiglio amministrativo della associazione costituita nel 2012″; per questo il trivbunale nomina quale curatore speciale dell’associazione l’avvocato Luigi Cocchi con studio in Genova.
Il comitato dei dissidenti chiede all’ex comico i dati degli iscritti al vecchio Movimento di cui facevano parte e con cui sono stati eletti (altro pasticcio potenziale: i candidati alle Regionali di Lazio e Lombardia sono stati votati dagli iscritti della vecchia associazione e si ritroveranno a depositare le liste con la nuova), le credenziali per entrare in possesso del dominio e del sito del Movimento, e l’indizione di un’assemblea per la nomina del nuovo capo politico e per l’indizione delle primarie per la scelta dei candidati alle elezioni politiche del 4 marzo.
Inoltre chiedono il diritto esclusivo all’uso del nome e del simbolo “Movimento 5 stelle” e l’inibizione dell’uso alla nuova associazione, quella di cui Luigi Di Maio è diventato rappresentante legale.
Il Messaggero, nell’articolo a firma di Stefania Piras, riporta una dichiarazione dell’avvocato Cocchi: «Vedrò cosa posso fare in base a quanto prevede il mio ruolo di curatore speciale», e attende di ascoltare le parti in causa: «È probabile che mi chiederanno di presentare un’istanza di sospensiva per l’utilizzo del simbolo e del nome M5S».
Nei primi giorni della prossima settimana è previsto un incontro tra il curatore e gli avvocati dei ricorrenti.

(da “NextQuotidiano”)

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GRATTERI E MINENNA DICONO NO AL M5S

Gennaio 14th, 2018 Riccardo Fucile

IL MAGISTRATO E L’EX ASSESSORE AL BILANCIO DELLA CAPITALE HANNO RESPINTO L’OFFERTA DI DI MAIO DI CANDIDARSI NELL’UNINOMINALE

Annalisa Cuzzocrea su Repubblica oggi fa sapere che Luigi Di Maio è ancora impegnato nello scouting per le candidature nei collegi uninominali del MoVimento 5 Stelle e per l’annuncio sul futuro governo grillino che arriverà  in piena campagna elettorale.
Ma l’attivismo del candidato premier si è scontrato con i molti no arrivati dalle personalità  più interessanti, tra cui c’è anche l’ex assessore al bilancio della Capitale Marcello Minenna e di Nicola Gratteri:
Tra i magistrati, il grande colpo sarebbe stato il procuratore anti-‘ndrangheta Nicola Gratteri, che alla domanda sull’arrivo di offerte, conferma: «Sì. Mi hanno cercato, come altri, ma sono un felice procuratore della Repubblica, penso di essere utile nel mio ruolo. Come sempre sono e sarò il consulente gratuito di tutti sui temi della giustizia, su questo telefono chiamano esponenti di tutto l’arco costituzionale, ma si può essere utili all’Italia senza avere incarichi. Non ho nessuno sopra di me, devo dare conto solo al codice e non rinuncerei mai a questa libertà ».
Raffaele Guariniello, magistrato ambientalista in pensione, ora consulente della commissione sull’uranio impoverito alla Camera, dice: «Ma mi ci vede a fare campagna elettorale? Mi piace molto avere a che fare con le leggi, con questi luoghi che non conoscevo, senza candidarmi però. Se arriveranno altre proposte, vedremo».
Nega invece un coinvolgimento futuro il dirigente Consob Marcello Minenna (che nonostante i recenti riavvicinamenti, non è tra le simpatie di Di Maio): «Sono un economista a disposizione del Paese, ma non posso entrare in una squadra di politici. Io sono e resto un tecnico, Non c’è una mia disponibilità ».

(da “NextQuotidiano”)

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BERLUSCONI ANDRA’ A TROVARE ISPIRAZIONE SULLA TOMBA DI CRAXI

Gennaio 14th, 2018 Riccardo Fucile

IL LEADER FORZISTA VOLERA’ AD HAMMAMET PER L’ANNIVERSARIO DELLA MORTE DEL LEADER SOCIALISTA… OBIETTIVO: FARE BRECCIA NEL CUORE DEI NOSTALGICI

La prossima settimana Silvio Berlusconi volerà  ad Hammamet, in Tunisia, per visitare la tomba di Bettino Craxi e aprire così la sua campagna elettorale.
È quanto scrive Repubblica, secondo cui il leader di Forza Italia avrebbe deciso di rendere omaggio al leader del Psi a diciott’anni dalla morte, il 19 gennaio, mettendo in atto “un’operazione nostalgia” in vista delle prossime elezioni.
Il Cavaliere — scrive Repubblica – punta a un’operazione nostalgia. Agli elettori che rimpiangono la Prima repubblica e con essa l’uomo forte di quegli anni.
In più “contro la Repubblica giudiziaria sognata dai 5 stelle che per me invece è un incubo” non bastano le parole. Berlusconi vede l’ombra di Piercamillo Davigo dietro Di Maio, ovvero il gip del pool di Mani pulite che mise sotto accusa il capo dei socialisti. Perciò si rivolge all’Italia antigiustizialista, con l’omaggio alla personalità  che come ha scritto lo scorso ottobre il presidente dell’europarlamento e possibile premier di Forza Italia, Antonio Tajani, nel libro delle condoglianze “pagò per colpe non sue il prezzo di un immeritato esilio”.
Berlusconi e Craxi sono stati amici strettissimi; il leader socialista fu testimone al matrimonio tra il Cav e Veronica Lario.
Finora, però, l’ex premier aveva evitato di manifestare in pubblico l’affetto che lo lega al capo dei socialisti, al punto che l’ultima visita alla sua tomba, nel 2003, avvenne di notte, per evitare troppa visibilità .
Ora la situazione sembra radicalmente cambiata, complice la “riabilitazione politica” — ricorda Repubblica — ottenuta dal leader socialista nel corso degli ultimi anni.
Con questa mossa il Cav punterebbe soprattutto a impressionare la parte più anziana dell’elettorato, quella che ha nostalgia dei tempi di Craxi ed è più vicina a lui anche dal punto di vista anagrafico. L’unica incognita — aggiunge Repubblica — è rappresentata dalle condizioni di sicurezza nel Paese dei Gelsomini, che negli ultimi tempi è nuovamente agitato dalle proteste.

(da agenzie)

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L’INDAGINE DELLA PROCURA: TRE REPORT SULLA VENDITA DEL MILAN

Gennaio 14th, 2018 Riccardo Fucile

COSI’ BANKITALIA INFORMO’ LA PROCURA… L’INCHIESTA DE “LA STAMPA”

Tre relazioni firmate dall’Unità  di informazione finanziaria — Uif di Bankitalia: sono i documenti arrivati in Procura nelle scorse settimane, che tracciano l’origine dei fondi con i quali, nell’aprile scorso, si è materializzata la scalata all’Ac Milan.
È a partire da questi atti che la Procura di Milano sta indagando sulla correttezza dell’operazione da 740 milioni di euro.
Su uno di questi report verranno effettuati ulteriori approfondimenti investigativi. Questo è ciò che risulta al nostro giornale che ribadisce la bontà  dell’inchiesta e conferma di aver svolto tutti gli opportuni controlli circa l’esistenza di un’indagine sull’operazione, di cui siamo venuti a conoscenza da due fonti distinte.
Le verifiche, nello specifico, si concentreranno sul versamento iniziale da cui è partita la cessione della società  rossonera, dalle mani di Silvio Berlusconi a quelle del finanziere cinese Yonghgong Li.
Soprattutto, quello che appare anomalo da una prima lettura dei documenti, sarebbero le modalità  con le quali sono state pagate le prime tre caparre da 300 milioni di euro complessivi, passate attraverso una società  creata nel 2016 ad Hong Kong.
Su questo punto, i magistrati milanesi potrebbero anche avviare una rogatoria per capire meglio l’origine di questa vera e propria fortuna e fugare, definitivamente ogni dubbio sulla trasparenza dell’acquisto del Milan.
Sulle triangolazioni dall’Oriente della vendita, del resto, i dubbi si sono materializzati nelle scorse settimane da più fronti.
Interpellanze parlamentari e inchieste giornalistiche – comprese quelle del New York Times – hanno lanciato più di un interrogativo. Anche se, sulla correttezza dei versamenti, l’estate scorsa, l’avvocato Niccolò Ghedini aveva depositato la «lecita provenienza dei fondi».
Il documento che testava la tracciabilità  del denaro incassato da Silvio Berlusconi per la cessione della società  rossonera. Tutto certificato dalle banche italiane che hanno ricevuto il corposo assegno, senza alcun dubbio sulla regolarità  dell’intera operazione.
«Al momento non c’è un’inchiesta aperta», è la reazione del procuratore milanese, Francesco Greco. «Non c’è un fascicolo per sospetto riciclaggio», ha aggiunto all’Ansa Greco, spiegando che quando ci sono «vicende di questo tipo, così fumose e complicate, dove non si sa quali siano le parti in causa, non si procede subito alle iscrizioni».
In sostanza, il procuratore ha lasciato intendere, che è necessario prima fare accertamenti ed eventualmente analizzare le carte, per poi eventualmente procedere.
Parla invece di «cattivo giornalismo» e «aggressione mediatica», l’onorevole-avvocato dell’ex Cavaliere, Ghedini, aggiungendo che la notizia viene pubblicata per «danneggiare una parte politica durante una delicata campagna elettorale».
Ghedini, infine, annuncia querela, denuncia civile e azione disciplinare contro gli autori dell’articolo sull’inchiesta.
«In tutta la lunga e complessa trattativa per la vendita del Milan – è invece il commento del presidente Fininvest, Marina Berlusconi -, l’azienda si è comportata con la massima trasparenza e correttezza, avvalendosi della collaborazione di advisor finanziari e legali di livello internazionale». «Certamente sarà  un’ulteriore valutazione che faranno gli elettori», il giudizio del leader di LeU, Pietro Grasso a SkyTg24, sull’affaire Milan.
A chi gli chiedeva se la vicenda avrà  un impatto ha risposto: «È una questione di legalità , è un problema del Paese: di legalità , onestà  e credibilità ».
In una interpellanza parlamentare del novembre scorso e firmata dall’onorevole M5S Paolo Nicolò Romano, si ricostruiva il passaggio di denaro della vendita. L’intera quota del Milan «venne venduta a una società  di diritto lussemburghese, appositamente costituita, denominata “Rossoneri sport investment Luxembourg”, a sua volta di proprietà  di un’altra proprietà  lussemburghese, la “Rossoneri champion investment Luxembourg”, costituita qualche giorno prima la finalizzazione della compravendita».
Tutte società  con sede in paradisi fiscali.

(da “La Stampa”)

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TRUMP, MARCIA INDIETRO: COSTRETTO DALLA SENTENZA DI UN GIUDICE A MANTENERE IL PROGRAMMA “DREAMER”

Gennaio 14th, 2018 Riccardo Fucile

DOPO L’INTIMAZIONE A RIPRISTINARE LE TUTELE, IL GOVERNO USA ACCETTERA’ LE RICHIESTE DI NATURALIZZAZIONE PER I FIGLI DI IMMIGRATI IRREGOLARI MINORENNI

Marcia indietro dell’amministrazione Trump che ha annunciato come il programma di protezione dei Dreamer – gli immigrati irregolari entrati negli Usa da minorenni – sarà  riesumato.
La decisione dopo che un giudice federale della California aveva intimato al governo di ripristinare le tutele, facendo infuriare il presidente Donald Trump.
Ora l’amministrazione ha affermato che accetterà  di nuovo le richieste “fino a ulteriore comunicazione”, facendo tirare un sospiro di sollievo a centinaia di migliaia di immigrati che rischiavano il rimpatrio forzato e che invece ora potranno rinnovare il loro status.
La mossa all’indomani della bufera scatenata dalle frasi shock di Trump sui Paesi d’origine degli immigrati caraibici, latinoamericani e africani.
E sembra anche probabile – ma per ora non ci sono conferme ufficiali – che sarà  ritirato anche il provvedimento di allontanamento degli oltre 200 mila profughi provenienti da paesi colpiti negli anni scorsi da immani calamità  naturali. Per questi, Trump aveva deciso il reimpatrio entro la fine del 2018, togliendo loro lo status di “immigrati protetti”.
La decisione della giustizia americana aveva rappresentato un nuovo schiaffo al presidente americano sul fronte dell’immigrazione, lasciando di fatto in vigore le norme dell’era Obama fino a quando le azioni legali avviate non saranno risolte.

(da agenzia)

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FA COMMENTI RAZZISTI SU MEGHAN MARKLE, IL PARTITO SOSPENDE LA FIDANZATA DEL LEADER DELL’UKIP

Gennaio 14th, 2018 Riccardo Fucile

IN INGHILTERRA PERSINO UN PARTITO COME L’UKIP CACCIA I RAZZISTI, IN ITALIA ACCAREZZANO IL PELO A CHI ISTIGA ALL’ODIO RAZZIALE

Il partito britannico anti Ue Ukip ha sospeso la fidanzata del leader Henry Bolton, l’ex modella 25enne Jo Marney, per alcuni commenti razzisti sulla futura moglie del principe Harry, Meghan Markle: lo scrive il Mail on Sunday.
Il domenicale rivela in esclusiva alcuni messaggi «scioccanti» in cui la Marney definisce la Markle una «afroamericana» che «macchierà » la famiglia reale con il «suo seme» aprendo la strada a un «re nero».
La modella, prosegue il domenicale, è stata «immediatamente sospesa» dal partito la notte scorsa, dopo che il Mail on Sunday ha allertato i leader dello Ukip sui suoi messaggi. Da parte sua, Marney ha chiesto scusa spiegando che i suoi messaggi sono stati «interpretati fuori dal contesto».
Nei messaggi, inviati ad un amico tre settimane prima di iniziare la sua relazione con Bolton, Marney definisce inoltre Markle – che ha la madre nera e il padre bianco – ha una «donna di facili costumi».
Si tratta di un’altra grana per il 54enne Bolton, già  fortemente criticato dal partito per aver lasciato la moglie 42enne – con la quale ha avuto due figli – per la giovane ex modella conosciuta poco prima di Natale.
L’ex candidato alla leadership dello Ukip, Ben Walker, ha già  chiesto le dimissioni di Bolton, scrive la Bbc: «Lei ha distrutto la sua famiglia – ha scritto Walker rivolgendosi al suo rivale -; non distrugga anche la nostra famiglia politica».

(da “Huffingtonpost”)

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