Gennaio 20th, 2018 Riccardo Fucile
LA VOCE SE CONFERMATA POTREBBE GENERARE IL CAOS ALLE REGIONALI LOMBARDE… I MARONIANI NON FARANNO CAMPAGNA ELETTORALE PER FONTANA
Circola già il nome di chi sarà chiamato a guidare una lista anti-Fontana in Lombardia:
l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianni Fava.
Nome a parte, come rivela il Fatto quotidiano, i maroniani stanno pensando a mettere in atto uno sgambetto nei confronti di Matteo Salvini, presentando appunto una propria lista in Lombardia.
Il Fatto descrive così l’atmosfera in casa Lega:
“La minoranza leghista non solo non farà campagna, ma ragiona addirittura se farla contro. Per presentare una lista, i consiglieri ‘maroniani’ uscenti non avrebbero nemmeno bisogno di raccogliere firme, visto che la legge regionale lo impone solo a chi non era già rappresentato al Pirellone”.
Una strategia, quella dei maroniani in Lombardia, che potrebbe avere riflessi a livello nazionale:
“Il ‘riservista’ Maroni potrebbe essere richiamato in servizio dai moderati Berlusconi e Renzi, finalmente liberi dal fardello fascioleghista”.
Nelle tensioni interne alla Lega pesa anche la decisione di candidare Giulia Bongiorno, scelta criticata dai maroniani.
Fontana finge di ostentare sicurezza. “Giulia Bongiorno è una persona sicuramente molto capace, è una mia collega”, ha detto ai giornalisti che gli hanno chiesto di commentare le tensioni all’interno del suo partito. “Sono piccoli dettagli che non incidono sulla sostanza di una Lega forte e coesa – ha detto – sono magari visioni diverse, ma la Lega non si dividerà mai”, ha aggiunto.
Ormai sente l’alito di Gori sul collo.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 20th, 2018 Riccardo Fucile
ALTRO COLPO DALLA BONINO: “QUANDO LA BONGIORNO DICE DI ESSERE STATA CONVINTA DALLA BRILLANTEZZA INTELLETTUALE DI SALVINI, QUALCHE DUBBIO SORGE”
“L’avvocato Bongiorno aveva difeso il mafioso Andreotti (“Assolto! Assolto! Assolto!”) ma si è rifiutata di tutelare alcune vittime di violenza sessuale nell’industria cinematografica… DoppiaDifesa? Dissociazione totale”.
E’ il tweet micidiale di Asia Argento contro Giulia Bongiorno, finita in queste ore al centro di polemiche anche all’interno della Lega per la sua candidatura nel partito di Salvini.
A chi, via Twitter, ha chiesto all’attrice di “spiegarci meglio o segnalarci qualcuno con cui approfondire”, Asia Argento ha risposto: “Sarebbe bello conoscere l’opinione delle altre attrici italiane, visto che fino ad oggi sono state mute riguardo la rivoluzione metoo”.
E fa intendere che ha in serbo il colpo da ko.
Parla anche Emma Bonino che si dice “stupita della scelta di Bongiorno”.
“L’ho solo incrociata per qualche dibattito, mi ha stupito perchè lei è stata un ottimo presidente della commissione Giustizia. Capisco ancora meno la giustificazione che sarebbe stata convinta dalla brillantezza intellettuale di Salvini”, chiosa Bonino.
Colpo più raffinato, ma di sicuro effetto.
E alla fine la mossa di Salvini di candidare la Bongiorno per conquistare i salotti buoni sta rivelandosi un boomerang non da poco.
E siamo solo agli inizi.
(da agenzie)
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Gennaio 20th, 2018 Riccardo Fucile
PER BERLUSCONI SONO UN BRANCO DI FANCAZZISTI DISOCCUPATI, I GRILLINI REPLICANO: “SOLO 6 SU 123”, MA AVERE UN TITOLO NON VUOL DIRE LAVORARE
C’è tutto un duello tra Berlusconi e i 5 Stelle sul lavoro. Non abbiate paura: non è su chi
risolverà il dramma della disoccupazione. No. Berlusconi sostiene che i 5 Stelle non possano governare perchè sono un branco di disoccupati.
I grillini ne hanno abbastanza e così hanno spedito uno di loro a casa dell’ex Cav con una lettera contenente l’elenco dei parlamentari uscenti con tanto di mestiere, o professione, corrispondente.
Tanto per dimostrare che è una bufala che l’87% degli eletti del M5S siano disoccupati, come dice Berlusconi. «Sono solo 6 su 123». Tutti gli altri?
Per esempio il leader Di Maio? «Studente». A 31 anni? Si intende che lo era quando cinque anni fa ha varcato il portone della Camera. Cioè a 26 anni. Comunque un fuoricorso. Ma studente, per amore dei libri, si può essere a vita.
Studenti ce ne sono un po’ nella lista. E resteranno tali per altri 5 anni (magari arrivando alle soglie dei 40) se verranno rieletti.
Poi c’è una figura un po’ strana: «La studentessa/lavoratrice». Non si specifica che lavoro, perchè il mestiere è l’atto in sè.
Fico è «comunicatore», anche se non si capisce bene cosa sia. Di Battista «giornalista», sebbene abbia sempre preferito definirsi reporter e questo è un Paese dove, nonostante ci sia un Ordine, il titolo di giornalista non si nega a nessuno.
Poi tanti avvocati e ingegneri, che non sono mestieri in sè o prove di una carriera lavorativa ma titoli concessi dopo un esame professionale.
Ma a volte il vocabolario tradisce inaspettate somiglianze anche tra chi passa il tempo a misurare le reciproche distanze.
«Professionisti della politica», fu un’efficace espressione coniata da Berlusconi ai tempi in cui la verginità dalla politica sembrava il valore da appendere alle forche con cui infilzare i partiti.
Per questo l’effetto è spaesante quando la stessa espressione la usano i 5 Stelle contro l’avversario. «Nessun professionista della politica da noi, come l’89% dei parlamentari di Forza Italia».
Tutto dipende dall’angolatura delle parole.
Perchè in effetti Berlusconi, dai e dai, è da 24 anni che fa politica. Però è pur vero che se uno un reddito lo trae solo dalla sua carica in Parlamento, letteralmente cos’altro è se non un professionista della politica?
(da “La Stampa”)
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Gennaio 20th, 2018 Riccardo Fucile
MANDATA ALL’ARIA LA TELA CHE DI MAIO STAVA TESSENDO
Beppe Grillo il disfattore piomba sulla scena politica dopo una lunga vacanza e manda all’aria la delicata tela che nell’ombra Luigi Di Maio faticosamente sta tessendo.
Ma quanto c’è di calcolato nelle parole del comico? Il primo a chiederselo è proprio il giovane capo politico, mentre inerme osserva il papà nobile calamitare su di sè l’obiettivo delle telecamere e lo ascolta rivendicare la purezza delle origini, contro ogni contaminazione di palazzo.
La misura dell’imbarazzo di Di Maio sono le parole quasi giustificative usate subito dopo, su La7: «Non credo che il Presidente della Repubblica chiamerà per chiedere ai partiti di risolvere il problema del governo: sarebbe irrituale. Darà il mandato a chi ha in qualche modo già composto una maggioranza, per questo io dico che la sera delle elezioni capiremo come stanno le cose e lancerò un appello».
Ribadisce quello che ha quotidianamente detto nelle ultime settimane e anticipato a Grillo prima del viaggio a Washington dove è maturata la svolta: «Caro Beppe è la legge elettorale che ci costringe ad aprire agli altri partiti, perchè da soli non avremo la maggioranza».
Ieri è stata un giornata storica che ha aggiunto un altro tassello al disimpegno di Grillo. Non solo perchè nel logo depositato compare la scritta “ilblogdellestelle” che in questi giorni sostituirà il blog di Grillo come piattaforma politica del M5S.
Ma anche perchè il comico cede il simbolo di cui era padrone nella prima associazione, nata nel 2012, alla terza creata ad hoc venti giorni fa di cui è solo garante, e dove Di Maio è capo politico.
Un trucco per rispondere al ricorso accolto dal Tribunale di Genova con cui l’avvocato Lorenzo Borrè sta provando a scippare logo e associazione al fondatore. Ma nonostante una giornata così, Grillo e Di Maio non si accorgono della distanza che sono capaci di scavare a ogni dichiarazione.
Le parlamentarie sono andate in tilt? «Se ci sono stati errori recupereremo», spiega il garante. «Errori non ce ne sono», dice invece il capo politico.
Di Maio è il leader prescelto di un Movimento che venera Grillo. Si deve caricare di questa consapevolezza e della pazienza di dover subire l’improvvisazione del comico, anche se si rivela un freno alla sua azione.
Così è stata letta quella di ieri, al netto di Grillo che viaggia sempre su spartiti lontani dalla politica classica.
Di Maio è spiazzato come lo sono i parlamentari riuniti a Pescara, nel giorno del debutto di Villaggio Rousseau, scuola di formazione sul programma del M5S e ritrovo di candidati che con ansia aspettano il responso delle urne del web.
Qui ci si esercita nell’arte tutta grillina di esegesi del Grillo-pensiero, funzionale a chi vuole mostrare la difficile convivenza dei due Movimenti. Uno che si raccoglie attorno allo spirito anarchico di Grillo, alle sue urla, ai suoi Vaffa, a quel «tutti a casa» intonato in coro in ogni piazza cinque anni fa, quando il protagonista indiscusso era solo lui, non c’era un candidato premier e Di Maio era un candidato qualsiasi soltanto vestito più elegantemente degli altri.
L’altro Movimento è quello che Di Maio ha plasmato, nella sua ambizione di governo, dove non c’è spazio per i Vaffa, dove le liste dei candidati sono frutto di dossieraggi tra militanti sui territori, dove la maturazione politica è l’inevitabile approdo al compromesso.
«Io sono dimaiano prima ancora che nascesse Di Maio» scherza il deputato Sergio Battelli. Giulia Grillo, alquanto meravigliata, specifica: «Noi siamo sempre stati contro le alleanze se comportano scambio di poltrone ma se sono tematiche e a tempo non vedo perchè no». Se ci sono i dimaiani, in questo duello Nicola Morra non può che essere sulla sponda opposta, dove è convinto di essere in compagnia di Grillo: «Non avevo dubbi – scrive a commento della frase del comico – Al minimo dubbio, nessun dubbio…»
(da “La Stampa”)
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Gennaio 20th, 2018 Riccardo Fucile
UN CANDIDATO ACCUSA: “ESCLUSO PER AVER DENUNCIATO UN IMPRENDITORE CHE FACEVA ESTORSIONI AI SUOI DIPENDENTI”
La Sicilia dove il MoVimento 5 Stelle si prepara a fare il pieno di eletti rimane un
problema. E a un giorno dall’annuncio dei candidati nel listino le proteste per le parlamentarie si moltiplicano. Mentre è un caso il presunto viaggio di Luigi Di Maio per decidere le candidature smentito da Cancelleri.
Ieri Repubblica ha raccontato di un grande patto per i collegi stretto mentre le parlamentarie erano ancora aperte tra Luigi Di Maio e Giancarlo Cancelleri alla presenza di due attivisti, Adriano Varrica e Marco Trapanese.
Varrica è uno dei candidati al Comune di Palermo che si era ritirato all’epoca dello scoppio delle firme false (senza avere nulla a che fare con l’inchiesta)
Ed ecco i candidati che avrebbero avuto il via libera dal cerchio magico.
Alla Camera, a Palermo città , lo stesso Varrica, candidato forte del gruppo che fa capo a Ugo Forello e all’ala del movimento che incrocia “Addiopizzo”, Antonino Lombardo voluto da Ignazio Corrao, Caterina Locatini per Giuseppe Siragusa e Davide Aiello per Luigi Sunseri.
Al Senato, Luigi Sunseri avrebbe indicato Antonella Campagna, Giampiero Trizzino avrebbe imposto Marco Trapanese e Cinzia Leone.
Nomi che, dunque, sarebbero passati sulla testa dei candidati alle parlamentarie che, per altro, secondo le diverse voci di dissenso che si levano dalla base del movimento, si sarebbero svolte con diversi profili di poca trasparenza: dal termine di scadenza delle votazioni (chiuse in anticipo) alla presenza in lista di persone che non avevano presentato i documenti in tempo o di persone che non sapevano neanche di essere candidate nè avrebbero potuto esserlo ma la cui presenza sarebbe servita solo a disperdere voti per rafforzare i consensi di altri.
Cancelleri nel pomeriggio ha smentito con un video su Facebook di aver partecipato al summit e Repubblica ha confermato tutto il contenuto dell’articolo a firma di Alessandra Ziniti, tranne il dettaglio della data dell’incontro, che si sarebbe svolto lunedì invece di martedì: «Possiamo rispondere all’onorevole Cancelleri confermando che non si tratta affatto di una bufala. Si è trattato di un incontro riservato, e come tale non è stato reso noto nè pubblicizzato. C’è un errore nel nostro articolo ma è solo sul giorno. L’incontro è avvenuto lunedì proprio alla festa di cui Cancelleri parla, a cui Di Maio ha partecipato, come ci ha confermato una persona vicina al Movimento. Giusto per essere chiari, visto che lei dice di non sapere gli spostamenti dell’onorevole Di Maio, glieli diciamo noi. Di Maio è partito da Roma alle 17.25 di lunedì 15 gennaio ed è atterrato a Palermo alle 18.30 ed è poi ripartito la mattina dopo. Nessuna fake news, solo giornalismo».
Ma non finisce qui. Perchè oggi è invece partita la carica degli esclusi a 5 Stelle, capitanata da Emanuele Dalli Cardillo, avvocato e candidato sindaco per il M5S ad Agrigento nel 2015: «Sì, a luglio ho inviato un’email ai probiviri in cui denunciavo l’inopportunità della candidatura di La Gaipa. Riportando anche le voci sui problemi giudiziari dell’imprenditore. Ma le segnalazioni, sul conto di La Gaipa, sono state decine», aveva detto lui all’epoca dello scoppio del caso del candidato alle Regionali sospeso dopo essere stato arrestato per estorsione (in seguito ha chiesto di patteggiare una pena di due anni) perchè aveva chiesto indietro i soldi dello stipendio a un suo dipendente, Ivan Italia, a sua volta attivista a 5 Stelle.
Oggi Dalli Cardillo si sfoga proprio con Repubblica: «Avevo avvisato Cancelleri dell’estorsione che Fabrizio La Gaipa aveva fatto a un dipendente del suo albergo, tra l’altro un attivista 5 stelle. Lo avevo avvisato un mese prima della consegna delle liste per le Regionali. Non mi ha ascoltato. E per giunta adesso mi hanno escluso delle parlamentarie senza alcuna motivazione».
Ma d’altro canto il M5S aveva già detto di voler escludere i “delatori”, e probabilmente l’avvocato è incredibilmente finito in lista nera per questo.
E poi c’è la carica degli esclusi.
La dottoressa palermitana Anna Maria Maggio, attivista da tempo e candidata alle parlamentarie, non si è trovata nella lista il giorno della votazione: «Sono stata epurata e non so perchè – dice a Repubblica Palermo – non ho mai fatto politica nè sono stati iscritta ad alcun partito. Mi sono avvicinata al Movimento prima del 2014. Mi sono occupata di sociale nella quinta circoscrizione e ho lavorato nel gruppo del Movimento di Palermo per il sociale. Sono stata delusa e sono amareggiata: ho aderito a questo Movimento perchè credo al valore della giustizia e vedevo nei 5 stelle un’occasione di cambiamento. Adesso mi sento smarrita: mi hanno messo alla porta e non mi sono state date spiegazioni. È tutto molto confuso e poco chiaro: noi parliamo spesso di trasparenza, ma vedo che nel Movimento non ce n’è»
Esclusi anche Vitaliano Catanese e Monica Modica, mentre ha partecipato alle Parlamentarie Chiara Di Benedetto, compagna di Mauro Giulivi — che ha fatto ricorso dopo la sua esclusione dalle candidature alle Regionali — e unica “superstite” (dopo il ritiro di Loredana Lupo) di quella pattuglia di eletti e attivisti che è finita nei guai anche per essere solo stata sfiorata dal caso delle firme false (lei non è mai stata indagata): Giulia Di Vita non ha partecipato, Claudia Mannino ha lasciato e Riccardo Nuti è fra i 33 grillini ricorrenti a Genova.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 20th, 2018 Riccardo Fucile
NELLA QUOTA “SOCIETA’ CIVILE” RENZI PIAZZERA’ ANNIBALI E SIANI, IN FORSE BURIONI, IPOTESI CHIRICO E ROCCA
Goffredo De Marchis riepiloga oggi su Repubblica la carica dei candidati VIP che il segretario del Partito Democratico Matteo Renzi vuole portare in parlamento. Nella rosa di nomi, per ora provvisori, c’è di tutto:
Comunque il segretario fa a tutti lo stesso virtuoso esempio: Maurizio Martina. Il ministro dell’Agricoltura farà la sua corsa nell’uninominale a Bergamo la sua città , in un collegio proibitivo. Bisogna seguirne l’esempio. «Del resto, in cambio del paracadute del proporzionale, è giusto che i principali dirigenti del partito facciano la gara diretta contro gli avversari. Nessuno rinfaccerà a nessuno rovesci o capitomboli se la gara è dura o impossibile», è la tesi di Matteo Orfini. Infine resta in stand by la posizione di Paolo Gentiloni. «Decideremo all’ultimo secondo utile», spiega Renzi.
La disponibilità a correre nel maggioritario c’è. Una valutazione sull’opportunità però è in corso. Ieri si è discusso a lungo anche di questo. Beatrice Lorenzin avrà un collegio uninominale garantito a Prato. Emma Bonino correrà a Pisa, probabilmente contro Nicola Fratoianni di Liberi e uguali.
La Toscana, bacino di voti abbastanza sicuro, diventerà anche il rifugio proporzionale della ministra Pinotti. La quota società civile che Renzi si è riservato prende forma. Lucia Annibali, l’avvocata sfigurata dall’ex compagno, sarà in lista per il Pd: ha deciso. Confermati Carla Cantone e Paolo Siani.
Infine, balla ancora il nome di Burioni e quello di un paio di giornalisti:
Si cercherà di convincere Burioni e la risposta è attesa per oggi dopo un colloquio finale. Si fanno anche i nomi di due giornalisti: Annalisa Chirico e l’inviato del Sole 24 ore Christian Rocca. Ma sono nomi sui quali si sta lavorando per verificare che si combinino con i desiderata dei territori. Entro lunedì i segretari regionali manderanno le loro liste. Correranno sicuramente Giuliano Da Empoli, stretto collaboratore del leader, e il professor Nannicini.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 20th, 2018 Riccardo Fucile
IERI GRILLO, CASALEGGIO E DI MAIO AVEVAMO PARCHEGGIATO IN DIVIETO DI SOSTA MA NESSUN VIGILE AVEVA SANZIONATO IL MEZZO… IN SERATA IN COMUNE SI SONO SVEGLIATI E HANNO COMMINATO LA MULTA
Il parcheggio allegro dell’auto del M5S in Viminale si risolve nel migliore dei modi: ieri
alla sagra del deposito del simbolo si sono presentati anche Beppe Grillo, Davide Casaleggio e Luigi Di Maio, con un bel van che è stato lasciato davanti alla fermata di un autobus vicino agli uffici.
Un giochino da 85 euro di multa in violazione dell’articolo 158 del codice della strada, in teoria; nella pratica nessun vigile è passato in quell’oretta e più e, fa ridere ma è drammatico, non è passato nemmeno l’autobus.
Ma, fa sapere oggi Simone Canettieri sul Messaggero, i grillini pagheranno la multa:
Ma in un batter d’occhio l’aneddotica del politico pizzicato dove non potrebbe parcheggiare emerge dalla schiuma del web.
E allora i grillini ricordano a tutti, in un slancio di benaltrismo, che «prima c’era Marino con la sua mitica Panda rossa». E nello stesso tempo viene riesumato dall’oblio il camper delle primarie di Matteo Renzi, che nel settembre del 2012, parcheggiò due volte in doppia fila il giorno del debutto, prima a Pontassieve, poi a Verona.
Intanto prima di andarsene, visto che c’è, il van si sposta finalmente dalla fermata dell’Atac per passare alle strisce pedonali. Il M5S fa mea culpa e concilia. L’autista non si è accorto che il divieto era di fermata e non solo di sosta, fanno sapere i grillini: «Chiediamo scusa, siamo ben lieti di pagare la multa». Che in serata appunto viene comminata.
Perchè sul posto l’agente della municipale che avrebbe dovuto presidiare un’area sensibile come quella del Viminale non c’era o forse non ha visto. Come in un remake del Vigile di Alberto Sordi.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 20th, 2018 Riccardo Fucile
FIGURA CENTRALE LA SORELLA DI GIANNI ALEMANNO, RINVIATA A GIUDIZIO PER ABUSO D’UFFICIO
Non c’è solo Gabriella Alemanno, ex vice direttrice dell’Agenzia delle Entrate e sorella di Gianni, l’ex sindaco di Roma, rinviata a giudizio tre giorni fa con l’accusa di abuso d’ufficio. Tra le persone coinvolte nell’inchiesta sull’ex direttore Regionale di Equitalia Sud, Alessandro Migliaccio, condannato tre giorni fa a due anni di carcere con rito abbreviato, secondo quanto emerge dalle carte dell’inchiesta, ci sono anche il presidente della Lazio, Claudio Lotito; il senatore Roberto Della Seta; il giudice del Consiglio di Stato Oberdan Forlenza; e l’ex ministro Dc Paolo Cirino Pomicino. Nessuna di queste persone è iscritta sul registro degli indagati, ma tutti hanno avuto contatti ripetuti con Migliaccio.
Ad esempio – annotano i finanzieri – Lotito e Migliaccio «intrattengono numerosi contatti aventi a oggetto posizioni con Equitalia per 100 milioni di euro».
In particolare – si legge nelle carte dell’indagine – «nel febbraio 2014 Lotito chiede a Migliaccio informazioni per alcuni suoi amici».
Lotito: «il 28 è il termine ultimo, per capire questo, ma voi cosa togliereste?» e Migliaccio risponde: «Gli interessi di mora, e poi gli interessi di ritardata iscrizione al ruolo». Migliaccio evidenzia: «E’ una valutazione, dipende da ciò che si ha in cassa». E Lotito: «senza garanzie no?» Migliaccio risponde: «sempre senza garanzie da noi… Non vi preoccupate, se poi è persona sua ci mancherebbe altro… Ce l’abbiamo la garanzia».
Il senatore Roberto Della Seta, invece, dopo aver sanato la propria posizione debitoria con Equitalia con l’assistenza di Migliaccio ed in virtù della disponibilità ricevuta chiede allo stesso Migliaccio di ricevere il proprio cugino, titolare della società Taikner, per esaminare la propria situazione, trovandosi nei panni di chi «vuole risolvere e non ci riesce».
Secondo gli inquirenti, in sostanza, all’interno di Equitalia tra il 2013 e il 2014 sarebbe stato organizzato un vero e proprio «sistema» per favorire politici e imprenditori di alto livello nella gestione delle pratiche con l’Agenzia.
Figura centrale nell’inchiesta è ovviamente Gabriella Alemanno, rinviata a giudizio per aver aiutato una sua conoscente a «risolvere», almeno temporaneamente, i suoi problemi con Equitalia.
A processo anche la donna che avrebbe usufruito del suo aiuto, ed altre 4 persone a seguito delle indagini, condotte dalla Guardia di Finanza e coordinate dal pm Stefano Rocco Fava. La dirigente avrebbe contatto telefonicamente, in due circostanze, Migliaccio chiedendo di intervenire sulla posizione esattoriale della sua amica.
Quest’ultima avrebbe poi incontrato di persona il direttore, chiedendogli di sospendere il debito pendente.
In una seconda occasione, la stessa imputata avrebbe insistito anche per evitare che alcuni stipendi che le erano dovuti finissero direttamente nelle casse dell’Agenzia. Entrambe le richieste, secondo la procura, sarebbero state accolte dall’ex direttore, che avrebbe sospeso le due cartelle esattoriali pendenti per circa 67 mila euro complessivi. Successivamente, lo stesso imputato avrebbe parzialmente chiuso la procedura di recupero presso «terzi», consentendo alla debitrice di regolarizzare la sua posizione anche attraverso una dilazione.
Dall’inchiesta emerge anche una curiosità : per qualche misteriosa ragione sono finite nelle cartelle esattoriali che Equitalia attribuisce anche a se stessa alcune multe per accesso senza permesso in via dei Serpenti, dove abita l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, all’epoca in carica.
E le multe le ha prese proprio l’auto presidenziale.
(da “La Stampa”)
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Gennaio 20th, 2018 Riccardo Fucile
I DATI DELLA CGIA DI MESTRE: GLI ITALIANI RIVERSANO UN FIUME DI DENARO IN ATTIVITA’ ILLECITE… (MA IL PROBLEMA SONO GLI IMMIGRATI, OVVIO…)
Ammonta a 19 miliardi di euro all’anno la spesa degli italiani in attività illegali. Lo
sostiene l’Ufficio studi della Cgia di Mestre. In particolar modo per l’uso di sostanze stupefacenti (14,3 miliardi), per i servizi di prostituzione (4 miliardi) e per il contrabbando di sigarette (600 milioni di euro).
Un’economia, quella ascrivibile alle attività illegali, che non conosce crisi: l’ultimo dato disponibile (2015) segnala che il valore aggiunto di queste attività fuorilegge (17,1 miliardi di euro) è aumentato negli ultimi 4 anni di oltre 4 punti percentuali.
«Lungi dall’esprimere alcun giudizio etico – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi degli Artigiani di Mestre Paolo Zabeo – è comunque deplorevole che gli italiani spendano per beni e servizi illegali più di un punto di pil all’anno. L’ingente giro d’affari che questa economia produce, costringe tutta la comunità a farsi carico di un costo sociale altrettanto elevato».
Dal settembre del 2014 il valore aggiunto «prodotto» dalle attività illecite è stato addirittura inserito nel calcolo del pil in molti paesi europei, tra cui l’Italia.
«Tra le attività illegali – dice il segretario della Cgia Renato Mason – l’Istat include solo le transazioni illecite in cui c’è un accordo volontario tra le parti, come il traffico di droga, la prostituzione e il contrabbando di sigarette e non, ad esempio, i proventi da furti, rapine, estorsioni, usura».
L’elevata dimensione economica generata dalle attività controllate dalle organizzazioni criminali trova una conferma indiretta anche dal numero di segnalazioni pervenute in questi ultimi anni all’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia. Sono le operazioni sospette «denunciate» alla struttura di via Nazionale da parte di intermediari finanziari (per circa l’80% banche e uffici postali, ma anche liberi professionisti, società finanziarie o assicurazioni).
La Cgia segnala che una volta ricevuti questi «avvisi», la Uif effettua degli approfondimenti sulle operazioni ritenute più a rischio e le trasmette, arricchite da una accurata analisi finanziaria, al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza e alla Direzione Investigativa Antimafia.
Solo nel caso le segnalazioni siano ritenute infondate, la Uif le archivia.
Tra il 2009 e il 2016, le segnalazioni sono aumentate di quasi il 380%. Se nel 2009 erano poco più di 21 mila, nel 2016 hanno raggiunto la quota record di 101.065. La tipologia più segnalata è stata quella del riciclaggio di denaro che per l’anno 2016 ha inciso per il 78,5% del totale delle segnalazioni.
Sempre secondo la Uif, nel 2016 la totalità delle operazioni sospette ammontava a 88 miliardi di euro, a fronte dei 97 miliardi di euro circa registrati nel 2015.
«I gruppi criminali – conclude Zabeo – hanno la necessità di reinvestire i proventi delle loro attività nell’economia legale, anche per consolidare il proprio consenso sociale. E il boom di denunce avvenute tra il 2009 e il 2016 costituisce un segnale molto preoccupante. Tra l’altro, dal momento che negli ultimi 2 anni si registra una diminuzione delle segnalazioni archiviate, abbiamo il forte sospetto che l’aumento delle denunce registrato negli ultimi tempi evidenzi come questa parte dell’economia sia forse l’unica a non aver risentito della crisi».
A livello regionale la Lombardia (253,5), la Liguria (185,3) e la Campania (167) sono le realtà che nel 2016 hanno fatto pervenire il più elevato numero di segnalazioni (ogni 100 mila abitanti).
Su base provinciale, infine, le situazioni più a rischio (oltre 200 segnalazioni ogni 100.000 abitanti) si registrano nelle province di confine di Como, Varese, Imperia e Verbano-Cusio-Ossola.
Altrettanto critica la situazione a Rimini, Milano, Napoli e Prato.
Più sotto (range tra 170 e 199 segnalazioni ogni 100 mila abitanti) le province di Treviso, Vicenza, Verona, Bergamo, Brescia, Novara, Genova, Parma, Firenze, Macerata, Roma, Caserta e Crotone.
(da agenzie)
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