Destra di Popolo.net

LA NOTTE DEL PD E IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA DI UN SEGRETARIO CHE HA PERSO CONTATTO CON LA REALTA’

Gennaio 28th, 2018 Riccardo Fucile

LACRIME, RABBIA, SUPPLICHE E LITIGI PER   LE LISTE, COSI’ RENZI SI E’ FATTO UN SUO PARTITO

La notte che trasforma il Pd. Anzi, la notte del Pd. Alle cinque di mattina Andrea Orlando è distrutto. Chiede, con voce tesa: “Si possono almeno avere le fotocopie delle liste? Fateci almeno sapere dove ci avete messo. Un’ora di tempo e riprendiamo”. Emanuele Fiano ha l’incarico di rispondere che non c’è tempo.
Poco dopo inizia la direzione, sette ore dopo la prima convocazione. E dalla presidenza, per la prima volta nella storia, le liste vengono solo lette. Un lungo eletto di sommersi e salvati.
Paolo Gentiloni, arrivato alle due di notte, è visibilmente imbarazzato. Soprattutto quando non viene pronunciato il nome di Claudio De Vincenti, il suo sottosegretario a palazzo Chigi.
Uomini di governo, gente con una lunga storia alle spalle, anche di provata lealtà  apprendono solo a quel punto il proprio destino. Senza un colloquio, un sms, un contatto col Capo
.Al termine del lungo elenco, nero su bianco non resta nulla, alimentando nelle ore successive il sospetto di aggiustamenti, limature, ulteriori sostituzioni nonostante il passaggio ufficiale. Poche ore dopo, a metà  mattinata il sole illumina il “partito di Renzi”. Dal Nazareno escono mano per mano la neo candidata Francesca Barra, giornalista che conquistò Renzi con una non indimenticabile intervista a palazzo Chigi, col suo compagno Claudio Santamaria, il popolare attore che prima si schierò con Virginia Raggi, tranne poi dichiarare poco tempo fa la sua delusione.
La grande epurazione è compiuta, in un clima terrore. Il secondo piano per tutta la notte è un bivacco di anime perse: segretari regionali, parlamentari, dirigenti che col passare delle ore cercano di capire dove sono finiti, quali sono i criteri, i motivi, il perchè.
Matteo Renzi è asserragliato al terzo piano nella sua stanza, quella che fu del tesoriere Luigi Lusi, porta blindata con codice di accesso.
In pochi riescono ad entrare. Inserisce nomi, stronca con un tratto di penna carriere politiche, disegna collegio per collegio il “suo” partito di fedelissimi.
La renzizzazione di un partito che, del vecchio, mantiene solo il simbolo, chissà  per quanto. Opposizioni decimate, e prima ancora umiliate.
“Parlaci tu con Orlando, io ho altro da fare”, dice a Piero Fassino. Per due giorni il Guardasigilli, leader della minoranza interna, chiede invano di essere ricevuto.
Cuperlo apprende di essere candidato a Sassuolo alle tre di notte via sms. E rinuncerà  ventiquatt’ore dopo. Mentre Orlando alle quattro di notte apprende che la sua corrente è smontata: “Piero — dice all’ex segretario — sui numeri possiamo ragionare, ma non potete scegliere voi le persone. Quelle spetta a me indicarle”. Niente da fare.
Cadono i nomi di Andrea Martella, parlamentare di lungo corso stimato, molto stimato da Walter Veltroni e anche del giovane Marco Sarracino, il portavoce della mozione, 28enne, il più giovane di tutti.
Urlano i suoi parlamentari: “Ditelo che non volete il rinnovamento, ma un partito yes man!”.
Il clima è da tregenda. Scoppia a piangere anche Deborah Serracchiani, una fedelissima, che in una prima bozza non compare nelle liste del Friuli: “Io ci perdo la faccia — sbotta in uno scatto di nervi — se non mi mettete in Friuli non mi candido”.
Alla fine ce la fa. Entrano e escono dalla stanza del segretario i pochi che hanno accesso. Nella lunga notte, la tensione è a fior di pelle. A un certo punto si sentono le urla di Renzi: “Adesso non mi rompete i …, uscite tutti dalla mia stanza. Poco dopo si vedono varcare la testa Fassino, Franceschini, Lotti. Maria Elena Boschi, sempre presente, è in cabina di regia col Capo. Racconta più di un presente: “C’era un’aria da funerale. Quando Minniti è arrivato a mezzanotte, ha stretto qualche mano, sembrava consolasse chi poi effettivamente non ce l’ha fatta. È la fotografia di un partito che si prepara alla sconfitta, col leader che si fa i gruppi a sua immagine”.
Fuori Lo Giudice, Damiano recuperato all’ultimo ma in collegio difficile a Terni, una decina scarsa i parlamentari di Orlando, catapultato a Modena senza collegio.
Stessa sorte al vulcanico Emiliano, forse il solo che riesce a prendere di petto il segretario: “Tu non hai capito un ca…. Io queste liste te le straccio. Hai capito? Te le straccio. Se vai avanti così in Puglia non ti ci fanno neanche mettere piede”.
Il governatore riesce a salvarne solo tre dei suoi, tra cui Boccia, rimasto in bilico fino alla fine, perchè troppo critico con Renzi.
In Campania, dove sono blindati il figlio di De Luca e Alfieri, l’uomo delle fritture di pesce e delle “clientele come Cristo comanda” Michele Emiliano non riesce a tutelare nessuno dei suoi.
Le liste, vendetta postuma di chi è uscito, certificano l’inagibilità  politica del Pd e, con essa, l’umiliazione di chi è rimasto dentro pensando che comunque ci fosse uno spazio e una quota per mantenere vivo un punto di vista.
Sconcerto, sgomento, nella lunga notte, il pugno del comando è sbattuto dal Capo anche sui tavoli che riguardano i suoi, travolti anch’essi dal meccanismo di vendette e ricompense.
Paolo Gentiloni non riesce a candidare il suo uomo di fiducia a palazzo Chigi, Antonio Funiciello e a salvare Ermete Realacci.
Mentre ci vuole tutta la pazienza di Franceschini per tenere Luigi Zanda — un altro a cui non è arrivata una telefonata dal suo segretario – al Senato e non spostarlo alla Camera. Perchè il disegno è chiaro. Al Senato andranno Renzi, Carbone, Bonifazi, Giuliano Da Empoli (Lotti e la Boschi non hanno l’età ): con un partito sfondato nelle casse, dopo il referendum, e con quello alla Camera ridotto di più della metà , solo al Senato ci saranno un po’ di risorse e di incarichi sistemare degli staff.
A proposito, Maria Elena Boschi, oltre all’uninominale di Bolzano, sarà  candidata in un proporzionale nel Lazio, sempre lontano da Arezzo.
“Questo non è più il Pd”, “democratico”, “plurale”, piovono indignate agenzie, dirigenti come pugili suonati che avevano bisogno del ko per scoprire i muscoli di Renzi.
Anche la quota di Delrio, volto del renzismo mite, è ridimensionata. In Emilia Richetti è al secondo posto dopo Valeria Fedeli e Delrio, candidato all’uninominale di Reggio Emilia, è l’unico ministro che non ha un paracadute proporzionale.
Escluso Angelo Rughetti, sottosegretario alla Funzione Pubblica, ieri su tutte le pagine dei giornali per la chiusura dei contratti per le forze armate. Il senso di quel che è accaduto è nei numeri che i più attenti sanno leggere: su una stima di 200 eletti, Renzi ha 160 parlamentari suoi, i restanti 40 sono distribuiti tra Martina, Orfini, Franceschini, Orlando. Vai a chiedere un congresso il minuto dopo una sconfitta. Il partito di Renzi c’è, e nascerà  in Parlamento.
E ora è nelle liste, omericamente trasmesse a voce, prima di tornare sulla scrivania del Capo.

(da “Huffingtonpost”)

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NEL PAESE DI MATTEO MESSINA DENARO QUASI NESSUNO PAGA LE TASSE, EVASI 42 MILIONI DI EURO

Gennaio 28th, 2018 Riccardo Fucile

AZIENDE, COMMERCIANTI E CITTADINI HANNO CAUSATO UN BUCO FISCALE SENZA PARAGONI A CASTELVETRANO

Castelvetrano zona franca. La città  di origine dell’ultimo grande latitante di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro, ha deciso autonomamente di evadere sistematicamente e in massa qualsiasi tassa comunale nell’ultimo quinquennio.
Aziende, commercianti e cittadini hanno causato un’emorragia fiscale senza paragoni, ora individuata dai commissari straordinari spediti a Castelvetrano, in provincia di Trapani, dal Ministero dell’Interno dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. Ci sono i tributi non pagati ma c’è anche la mancata riscossione, fino alle concessioni edilizie e alle convenzioni a canoni risibili di cui hanno giovato anche i favoreggiatori di Messina Denaro.
Parla Salvatore Caccamo, presidente della Commissione straordinaria che amministra il Comune:
“Nell’ultimo quinquennio il Comune ha avuto una mancata riscossione pari al 65%. Più della metà  non pagavano. La lotta all’evasione, come emerge dagli accertamenti sulle caselle esattoriali, si è assestata all’1,50%. Questo significa che l’evasione era legalizzata”.
Il buco fiscale è di 42 milioni di euro (35,5 milioni di entrate tributarie; 7,3 milioni di extra tributarie) e si riferisce alle imposte comunali su rifiuti, immobili, servizio idrico e imposte pubblicitarie non versate dal 2012 al 2017, durante l’amministrazione guidata dal sindaco Felice Errante. Cifre mai riscosse.
“Le ingiunzioni fiscali andavano in prescrizione dopo 5 anni e questo è avvenuto regolarmente. A volte tornavano indietro perchè il destinatario, era sconosciuto o incerto, oppure perchè la postalizzazione non raggiungeva gli obbiettivi che doveva raggiungere. Anche la riscossione coattiva è stata deficitaria, sempre per gli stessi motivi”.
A dicembre 2017 stavano per scadere 1.400 cartelle esattoriali ma stavolta la Commissione le ha nuovamente notificate interrompendo così la prescrizione.
I debitori più corposi sono tre aziende: Saiseb, che ha costruito l’impianto di depurazione (deve 1,7 milioni), Gemmo, che ha realizzato la rete dell’illuminazione pubblica (1,8 milioni) e Trapani Servizi, ente gestore della discarica (700.000 euro). Con tutti e tre è stato stipulato un piano di rientro. Per la restante parte invece è stato definito un piano di rateizzazione (che prima non esisteva) per cui sono già  arrivate istanze di pagamento per 1,5 milioni di euro.
Nel 2017 le tasse da riscuotere equivalgono a 12 milioni di euro: 1,3 di entrate tributarie; 1,2 di addizionale Irpef; 6,7 di Tari e igiene ambientale; 1,6 i Tarsu; 115.000 euro di Tosap; 100.000 di pubblicità ; 25.000 di affissioni pubbliche.

(da “Huffingtonpost”)

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CON LA PATENTE SOSPESA, L’ASSICURAZIONE SCADUTA E IN PREDA ALL’ALCOL, RISORSA PADANA INVESTE E UCCIDE UN ANZIANO A MILANO

Gennaio 28th, 2018 Riccardo Fucile

ERA FUGGITO SENZA PRESTARE SOCCORSO, MA LE FORZE DELL’ORDINE SONO RISALITE A LUI

E’ stato preso nella notte il pirata della strada che ieri sera, pochi minuti dopo le 20, ha investito e ucciso un uomo di 88 anni, Sandro Orlandi, in via Michelino da Besozzo, a pochi passi da piazzale Accursio.
La macchina, una Bmw serie 3, aveva sbalzato l’anziano per 22 metri, ed era andata a sbattere su un veicolo fermo e contro uno in sosta, con una persona a bordo che non si è fatta nulla nulla, poi era fuggito senza prestare soccirso.
Alla guida dell’auto lanciata ad alta velocità , c’era un milanese di 44 anni, A. G:, che guidava con patente sospesa e senza assicurazione, ed è risultato positivo agli esami preliminari all’alcol test.
L’uomo è stato arrestato dagli agenti della Polizia Locale ieri sera poche ore dopo l’incidente mentre si trovava in casa, non molto distante dal luogo dell’incidente.
La macchina era parcheggiata in cortile. Incensurato, di professione geometra, ha negato tutto e si è rifiutato di fare l’alcol test.
Per questo è stato sottoposto al prelievo ematico coattivo e qui è risultato positivo. È stato arrestato per omicidio stradale e omissione di soccorso ed è indagato per essersi rifiutato di sottoporsi agli accertamenti.
Ora è a San Vittore

(da agenzie)

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GIULIA BONGIORNO EVITI DI PARLARE DI COERENZA POLITICA E DI ACCUSARE FINI: IN FUTURO E LIBERTA’ C’E’ ANDATA DI SUA INIZIATIVA

Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile

LIBERA DI RINCORRERE UNA POLTRONA CON CHI LE PARE E DI RINNEGARE IL PROPRIO PASSATO, MA NON CI DIA LEZIONI DI COERENZA

Giulia Bongiorno è stata ospite a “L’Intervista di Maria Latella” su Sky Tg24 nella sua nuova veste di difensore d’ufficio di Matteo Salvini e candidata della Lega in quattro collegi.
Sulla candidatura della Bongiorno ci siamo già  espressi e ci interessano poco le sue “nuove” argomentazioni politiche, in palese contrasto con la sua storia politica precedente.
Ci soffermiamo solo su passaggio della intervista in cui, di fronte a una domanda della brava giornalista di scuola genovese, la Bongiorno rivendica la sua “coerenza politica”, nel percorso che l’ha vista prima con Gianfranco Fini e il Pdl e ora con Matteo Salvini e la Lega.
“A me aveva offerto la candidatura Fini nel 2006. Poi che Fini abbia fatto una serie di percorsi, a me interessa poco, io sono un soldato, è lui che ha cambiato etichetta. Non ci sono stati cambiamenti personali”.
A parte che i soldati hanno anche un cervello e si arruolano o meno spesso in base a quello, scegliendo da che parte combattere, a parte che i soldati si dividono in ogni caso in quelli che “combattono per un ideale” e i “mercenari” che si arruolano per interesse, a parte che la Storia è piena di esempi di poco nobili “cambi di campo” nel corso delle guerre e di relativi disertori, sarebbe meglio che la Bongiorno non cercasse di “riscrivere” la sua storia politica.
Giulia Bongiorno non ha seguito Fini nella avventura di Futuro e Libertà  perchè aveva una baionetta puntata alla schiena, ma di sua libera iniziativa e convinzione, diventando una delle politiche di punta del partito, rappresentandolo spesso sia a livello di media che nella battaglia sulla giustizia in Parlamento in contrapposizione a Ghedini, tanto per non fare nomi.
Se Fini, con Fli, aveva “cambiato etichetta” rispetto al Pdl, era evidentemente una “etichetta” che alla Bongiorno piaceva, tanto che si era ventilato persino una sua nomina a segretaria politica. Senza dimenticare che si presentò per rappresentare quelle idee persino alle Regionali del Lazio, non solo alle Politiche.
E dato che le tesi di Futuro e Libertà  erano in netta contrapposizione alla deriva xenofoba leghista, è evidente che chi ha cambiato idea è solo lei.
Perchè si può legittimamente cambiare partito nella vita, ma non le idee e i valori per cui si combatte.
Negare “cambiamenti personali” è una offesa alla intelligenza degli Italiani e di tanti amici che avevano creduto nella avventura di Futuro e Libertà , con tutti i limiti che ha dimostrato di avere.
Nella vita c’è sempre qualche aspirante soldato di complemento o caporale di giornata, la Bongiorno viene da An e quindi di colonnelli dovrebbe saperne qualcosa.
Continui pure nelle sue esercitazioni belliche nella caserma xenofoba padana, ma almeno eviti di darci lezioni di vita   e di coerenza.
Da persone come lei non ne sentiamo il bisogno.

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GIULIA BONGIORNO E I DUBBI SU DOPPIA DIFESA: LA FONDAZIONE E’ MAI STATA ATTIVA?

Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile

ESISTE DAL 2007 PER “AIUTARE DONNE VITTIME DI ABUSI”, MA UN ARTICOLO CIRCOSTANZIATO E DIVERSI TESTIMONI AVANZANO PESANTI DUBBI… LA BONGIORNO ANNUNCIA QUERELE, MA LA LUCARELLI REPLICA A MUSO DURO: “BENE, PORTERO’ I TESTIMONI”

Ieri sul Fatto Quotidiano è stato pubblicato un articolo molto critico scritto da Selvaggia Lucarelli su Doppia Difesa, un’associazione no profit a sostegno delle donne che hanno subito violenze e abusi fondata nel 2007 dalla conduttrice televisiva Michelle Hunziker e da Giulia Bongiorno, avvocata penalista di cui si è recentemente parlato perchè alle prossime elezioni sarà  candidata con la Lega Nord.
Fondazione Doppia Difesa, si legge sul sito, «svolge la sua attività  su un duplice binario, psicologico e giuridico, credendo anche nella necessità  della sensibilizzazione, perchè la violenza contro le donne è una conseguenza delle discriminazioni di cui sono vittime, in casa e sul posto di lavoro» ·
Si dice anche che per la fondazione lavora «uno staff di collaboratori: operatori, psicologi e avvocati che si occupano della prima accoglienza, della consulenza e dell’assistenza psicologica e/o legale, seguendo le vittime attraverso colloqui telefonici e incontri personali in sede, oltre alle prestazioni rese, in loro favore, presso le Autorità  giudiziarie di volta in volta competenti. In casi particolarmente critici, la Fondazione procede al rimborso delle spese di viaggio sostenute dalle vittime sì da agevolarle nel raggiungimento della sede per incontrare gli avvocati e gli psicologi».
L’articolo sul Fatto Quotidiano si intitola: «Bongiorno, associazione o spot?».
Lucarelli comincia col raccontare che la sezione “eventi” sul sito della fondazione è aggiornata al 2012, che nella sezione notizie sono stati pubblicati otto articoli in tutto il 2017 e che tre di questi riguardano la borsa Trussardi creata per sostenere l’associazione (Hunziker è sposata con Tomaso Trussardi).
Anche sulla pagina Facebook, scrive Lucarelli, l’attività  non sembra essere molto aggiornata (tra maggio e settembre 2017 non è stato fatto alcun aggiornamento), si insiste molto sugli spot girati da Bongiorno e Hunziker, sulla richiesta di donazione del 5 per mille, ma sembra seguire molto poco le questioni di attualità .
Lucarelli scrive infine che in diversi commenti si legge di ripetute richieste di contatto all’associazione, tramite il numero di telefono segnalato sul sito o per mail, a cui non è mai stata data risposta.
E ne vengono riportati alcuni, che risalgono anche a un anno fa.
Lucarelli scrive di aver contattato le donne che hanno postato quei commenti, le quali hanno confermato di non essere riuscite a parlare con l’associazione quando ne avevano bisogno.
Lei stessa ha fatto delle prove, telefonando: o la linea non funzionava o rispondeva una segreteria telefonica. Alle mail inviate e in cui diceva di essere una donna che aveva subito un abuso, ha ricevuto solo una risposta automatica con scritto “la richiameremo”. Scrive infine Lucarelli:
«Ho chiamato un’avvocato che lavora per l’associazione, le ho chiesto se avesse fornito assistenza legale a qualche donna passata attraverso Doppia Difesa nell’ultimo anno, mi ha risposto ‘Non posso parlare dell’attività  dell’associazione senza consultare la Bongiorno. Comunque tra qualche ora le invierò dei dati’.
Mai pervenuti. Eppure era una domanda semplice. Se raccogli dei fondi e fai spot in tv, un po’ di trasparenza non guasterebbe».
Un’altra storia legata a Doppia Difesa riguarda invece la showgirl Miriana Trevisan, una delle donne che negli ultimi mesi — a seguito del caso Weinstein — ha parlato pubblicamente delle molestie ricevute. Lo scorso 19 gennaio Trevisan ha pubblicato un tweet in cui faceva riferimento all’avvocata Bongiorno e sembrava indicare di aver avuto qualche problema con lei.
Una fonte che ha chiesto di restare anonima ha detto al Post che Trevisan si era rivolta a Doppia Difesa per una questione legale in corso, e che aveva ottenuto un appuntamento con le avvocate dell’associazione solo a seguito di un sollecito.
Durante l’appuntamento (a cui Bongiorno non sarebbe stata presente) Trevisan sarebbe stata però scoraggiata con insistenza sulle possibilità  di difendersi efficacemente.
Lo stesso parere, sostiene la stessa fonte, avrebbero ricevuto anche alcune altre donne che avevano accusato di molestie il regista Fausto Brizzi.
Trevisan sarebbe stata infine ricontattata da Doppia Difesa, ma solo il giorno prima dell’incontro durante il quale avrebbe avuto bisogno di assistenza legale, e le sarebbe stato detto che «per statuto» Doppia Difesa non poteva occuparsi del suo caso.
Trevisan aveva quindi trovato un nuovo avvocato.
Dopo la pubblicazione dell’articolo sul Fatto Quotidiano Selvaggia Lucarelli ha ricevuto sempre su Facebook altre testimonianze di donne che hanno raccontato di aver provato invano a cercare sostegno presso la Fondazione.
Lucarelli ha aggiunto su Facebook che Doppia Difesa — dopo la pubblicazione dell’articolo — ha cominciato a rispondere al telefono «pure al numero che è sempre risultato staccato».
Dopo l’articolo del Fatto Quotidiano Hunziker e Bongiorno hanno pubblicato una dichiarazione in cui si dice:
«Da dieci anni combattiamo contro la violenza sulle donne attraverso un’attività  di sostegno alle vittime (consulenza legale e psicologica, assistenza legale e psicologica, comunicazione). Crediamo così intensamente in questa battaglia da aver anche finanziato personalmente la fondazione Doppia Difesa onlus, da noi creata nel 2007. L’attacco sulle pagine del “Fatto Quotidiano” è gravissimo perchè fornisce informazioni false che potrebbero scoraggiare altre vittime di violenza dal rivolgersi alla nostra fondazione.
Abbiamo pertanto deciso di presentare querela e porteremo come testimoni tutte le donne che abbiamo aiutato in questi anni e che stiamo aiutando in queste ore».
Selvaggia Lucarelli subito dopo la replica delle fondatrici, scrive sui social che magicamente all’associazione hanno iniziato a rispondere a telefono e all’email di settimane fa. E dichiara che anche lei eventualmente, porterà  le testimonianze di donne che hanno provato a chiamare e scrivere all’associazione senza ricevere risposta.

(da “il Post”)

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SI SCRIVE PARTITO DEMOCRATICO, SI LEGGE IN ALTRO MODO

Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile

LA STRATEGIA DI RENZI MIRA SOLO AL POTERE E STA PORTANDO ALL’AUTODISTRUZIONE DEL PARTITO

Ormai a chi non era ancora chiaro, lo è diventato.
Venerdì notte — repetita iuvant —, Gianni Cuperlo, Michele Emiliano e Andrea Orlando hanno ricevuto una rivelazione: il concetto che Matteo Renzi ha della democrazia è tutto suo particolare.
Devono avergli spiegato, quando era piccolo, che, se hai la maggioranza, puoi fare tutto quello che vuoi. Anche mancare di rispetto alla minoranza, ignorarne i diritti, evitare o sbeffeggiare il dialogo.
Il dialogo per Renzi, infatti, può consistere sì nell’ascoltare, come atto di buona educazione, ma si conclude sempre confermando quelle che erano le sue idee di partenza. Lo ha mostrato e finanche dichiarato in vario modo.
Se poi non ha tempo, anche l’educazione viene messa da parte. Ruit hora. Bando alle ciance: “Si gioca a quello che dico io”. Una volta diventato grande, ha visto l’esempio di Silvio Berlusconi e si è convinto del concetto.
La storia politica di Matteo Renzi è di una chiarezza esemplare. In ordine sparso, basta evocare i nomi di Fassina, Letta, Cuperlo, Marino e Bersani, e a chi ha seguito, anche distrattamente, la politica italiana degli ultimi anni, apparirà  un panorama evidente.
Si assiste, ormai da tempo, a un curioso esperimento su cui in futuro sociologi politici e politologi potranno lavorare e divertirsi in vario modo.
Dopo essersi impossessato di una struttura di partito, Renzi ha portato avanti una strategia di potere che si riassume così: conforta gli amici, spaventa e isola i nemici.
L’effetto che ottiene è quello di un progressivo conformismo dei membri del partito, un’omologazione a quelle che sono le sue decisioni e le sue idee: chi non è d’accordo è fuori.
Renzi, tuttavia, non caccia. Induce alla fuga. Non censura. Suscita autocensura. Sia chiaro, però. In generale non è un comportamento riprovevole in politica, se questa ha come fine la conservazione del potere. Lo è, riprovevole, se lo scopo che si attribuisce alla politica è il bene comune, scaturito da un processo democratico.
Il Pd (Partito democratico), fondato all’insegna di determinati ideali, si sta trasformando. Valorizza ideali non originari, che erano presenti in forma minoritaria, e che ora stanno diventando dominanti, grazie a due fenomeni contestuali: il fuoriuscitismo di diversi leader di partito e il progressivo spostamento a destra dell’elettorato.
Il nemico, sì, era a destra, e Matteo Renzi per sconfiggerlo, ormai è noto, ha deciso di conquistare anche i suoi elettori.
Immagina che, per atto di fiducia (in un simbolo, in una sigla) o per legge d’inerzia, gli elettori tradizionali di sinistra con difficoltà  si allontaneranno dal Pd.
La storia del Movimento 5 Stelle e la nascita di Liberi e Uguali iniziano, forse, a creare qualche incrinatura in questa sua convinzione.
Senza, tuttavia, modificare un comportamento che, con molta probabilità , s’ispira a ragioni ben più profonde.
Quali? Diverrà  chiaro, a tutti, nel giro di pochi anni. Forse anche dopo le imminenti elezioni.

(da “Huffingtonpost”)

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LA GUARDIA COSTIERA ITALIANA MANDA LA AQUARIUS A SALVARE GOMMONE IN DIFFICOLTA’, I LIBICI IMPEDISCONO L’INTERVENTO E LA GENTE MUORE

Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile

QUESTO E’ IL RISULTATO DELL’ACCORDO CON IL GOVERNO CRIMINALE LIBICO, GENTILONI E MINNITI NON HANNO NULLA DA DIRE?

Un gommone   in difficoltà  con un centinaio di persone a bordo, la nave Aquarius di Sos Mediterranèe arriva in soccorso inviata dalla sala operativa della Guardia costiera di Roma ma una motovedetta libica le intima l’alt e le impedisce le operazioni di salvataggio.
Poche ore dopo, “dirottata” da Roma su un altro soccorso, la Aquarius arriva che i migranti sono già  in acqua, il gommobe ormai semiaffondato, due donne annegano sotto i loro occhi, altri sette bambini vengono recuperati con i polmoni pieni di acqua e portati d’urgenza nell’ospedale di Sfax in Tunisia.
Due di loro sono in condizioni gravissime.
E’ stata una giornata ad alta tensione nel Mediterraneo con le navi umanitarie inviate dalla sala operativa della Guardia costiera di Roma a soccorrere gommoni e barconi in difficoltà    nonostante l’ostilità  dei libici.
Dalla nave Aquarius di Sos Mediterranèe, che ha a bordo un team di Medici senza frontiere, arriva una denuncia e un documento fotografico: “Siamo stati mandati dalla sala operativa di Roma a soccorrere un gommone in difficoltà  ma arrivati a cento metri di distanza una motovedetta della Guardia costiera libica ci ha imposto di girare la prua e tornare indietro. Una cosa orribile: abbiamo visto i volti delle persone e sentito le loro voci che chiedevano aiuto ma non ci è stato permesso di soccorrerli”.
Poi, dopo il secondo soccorso: “Una giornata devastante, due donne sono morte e hanno lasciato due bambini orfani”
Ottocento persone in tutto su due barconi, due gommoni e un barchino, sono state soccorse dal dispositivo di Eunavformed e da alcune navi umanitarie.Trecentocinquanta, e tra loro moltissimi donne e bambini, le persone a bordo di un grosso peschereccio già  prese a bordo dalla Proactiva Open Arms e trasferite su una nave militare per consentire agli spagnoli di continuare le ricerche di altre imbarcazioni segnalate in difficoltà .
“Tre barche alla deriva con circa 700 persone a bordo, in un’area di 265 miglia marine, come la distanza tra Madrid e Valencia – dice polemico il fondatore di Proactiva Oscar Camps – navigando a 21 miglia all’ora. Tutto molto semplice… Per quelli che dicono che facilitiamo il traffico”.

(da “Huffingtonpost”)

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LA SEDE DI TARANTO DEL PD OCCUPATA PER PROTESTA CONTRO LE CANDIDATURE

Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile

“NON VOGLIAMO BARESI CANDIDATI A TARANTO”

La sede del Partito Democratico di Taranto è stata occupata in segno di protesta.
Si contesta soprattutto la candidatura di Ubaldo Pagano, segretario provinciale del Pd di Bari come capolista a Taranto — Pagano è di Fronte Dem, la corrente del governatore pugliese Michele Emiliano — e l’esclusione di Ludovico Vico, della corrente del ministro Maurizio Martina, deputato uscente con tre legislature anche se non tutte complete.
Sotto accusa anche il segretario provinciale Dem di Taranto, Giampiero Mancarelli, perchè, si sostiene, non avrebbe adeguatamente rappresentato le ragioni di rappresentanza della seconda città  della Puglia ai vertici del proprio partito.
“Federazione occupata. Non vogliamo i baresi candidati a Taranto”, si legge su uno striscione comparso al primo piano della sede del Pd tarantino, un altro striscione è stato sistemato nella sala riunioni, mentre sui social si è scatenata la protesta dei militanti jonici lamentando che nel tarantino “l’unico eletto sicuro sarebbe il segretario di Bari”.

(da agenzie)

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IO CANDIDATO ALLE PARLAMENTARIE M5S: DIARIO DI UNA PARTITA ALLA “ROULETTE ROUSSEAU”

Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile

UNA SETTIMANA TRA PIATTOFORME ONLINE, PROCURA E VOTAZIONI… MA I NUMERI SONO ANCORA IGNOTI E LA CERTIFICAZIONE E’ UN MIRAGGIO, NESSUN CONTROLLO TERZO SULLE VOTAZIONI

Ci ho provato, ma è andata male. Ho partecipato alle Parlamentarie del Movimento 5 Stelle, la selezione “punta e clicca” dei candidati alle prossime elezioni politiche, tutta rigorosamente online sul sito di Rousseau.
Una carriera politica nel 2018 può iniziare dallo smartphone, in una sorta di “gioco della politica” in cui si puntano una cinquantina di euro (il costo di certificati penali, bolli e raccomandate) con la possibilità  di vincere una candidatura e forse un posto in Parlamento.
Visti i numeri dei partecipanti e i posti disponibili, è una scommessa più invitante che comprare 25 gratta e vinci da due euro.
E poi c’è l’impegno verso il Paese come motore primario, non scherziamo, non è che si va in Parlamento a pascolare.
Parlamentare fai-da-te, perchè no? Verificata la volontà  di impegno con un serio esame di coscienza, e la presenza di qualche pur vago appunto politico nel bloc notes personale, decido di giocare alla “Roulette Rousseau”.
Subito dopo aver ricevuto le istruzioni su come autocandidarmi, viste le finestre strette dei tempi utili, prenoto i certificati penali richiesti su un sito di pratiche e contemporaneamente li prenoto sul sito del casellario giudiziale.
Per una volta la burocrazia è più veloce dell’online e nel giro di un paio di giorni vado in procura a ritirare il certificato penale e quello dei carichi pendenti.
Entrambi per fortuna “puliti”, altrimenti avrei dovuto allegare un altro modulo e probabilmente non ce l’avrei fatta a consegnare tutto entro il 15 gennaio.
Spesa complessiva per i certificati e la raccomandata (compresi quelli di “backup”) circa duecento euro.
Molto meno dei trentamila richiesti da Forza Italia, finora mi è andata alla grandissima.
E’ una prima fase molto “analogica” per un movimento che punta così tanto sul digitale ma , il comitato elettorale ha voluto i certificati in formato cartaceo e per raccomandata. Sarebbe bastato un Pdf chiuso e autenticato spedito via Pec, per ridurre tempi e costi.
Ma al M5s hanno deciso che le candidature dovevano andare col piccione viaggiatore anzichè alla velocità  della luce. A volte la lentezza ha i suoi innegabili vantaggi, ma in questo caso forse no.
Dopo aver inviato i documenti richiesti, apro una pagina Facebook apposita in cui enuncio visioni ed intenzioni, ed interagisco con la gente, altri esseri umani perduti nel dominio digitale.
Il primo risultato mi lascia interdetto e ammaliato: è il raggiungimento della perfetta par condicio dell’odio online, essendo contemporaneamente insultato dai grillini (“servo di Repubblica”, e come ti sbagli) e dai piddini (“Vaneggi? Il M5S è una cloaca”, uno dei meno astiosi).
Come in una battaglia tra moderni oriazi e curiazi dei social, che però se ci capiti in mezzo e non identificano bene chi sei, nel dubbio menano. Pochissime le posizioni bilanciate: “Leggo i commenti e rimango basita” scrive l’utente Augusta, e mi rassereno un po’, in questa guerra civile elettronica.
Con qualche utente della pagina riesco a stabilire una conversazione civile, dopo aver superato una sorta di “firewall” fatto di paura, diffidenza, fede e appartenenza. Una miscela effettivamente pesante.
Il 15 gennaio è il giorno X per lo spoglio, apro Rousseau e, sorpresa, ci sono: risulto candidato al Senato.
Grillo e Di Maio non mi hanno masticato e vomitato, almeno non per ora, c’è sempre tempo. Un po’ li capisco perchè molti colleghi stanno antipatici pure a me. E poi possono farlo perchè – si è visto con le estromissioni di candidati a ciel sereno – hanno diritto imperiale di veto e di voto su chi si presenta.
Sul sito però per votarmi però bisogna cercare bene, tra i giornalisti, oppure per fascia d’età , muovendosi su pagine web che evidentemente non sono strutturate adeguatamente per eventi di questo tipo e di questa complessità .
Quella che in linguaggio tecnico si chiama “interfaccia utente”, ovvero la parte del sito che permette alle persone di interagire, non restituisce un’esperienza ottimale di selezione. E’ confusa e farraginosa e insomma, il web design abita decisamente altrove, ma del resto Rousseau è costruito su Movable Type che nasce come piattaforma per i blog, e nella gestione di elezioni online fatica in modo evidente.
E quando un essere umano deve interagire con una macchina, capire subito come funziona il sistema è fondamentale per usarlo al meglio.
Comunque riesco a votarmi (e so che ci è riuscito anche qualcun altro), premendo un pulsante sotto la mia faccia e confermando il voto. Un po’ come girare la ruota della fortuna. Lo si può fare una sola volta per candidato ovviamente, e il tutto sembra proprio un gioco. Nei fatti non è successo ancora niente, ma nella mia testa già  sto accendendo un mutuo per quella casa al mare che ho visto l’estate scorsa e già  vedo l’immobiliarista che mi accoglie con un “Buongiorno senatore”.
Seguendo le regole del M5s insomma mi sono autocandidato e autovotato con una decina di clic sullo schermo e un video su Youtube. Che ci piaccia o meno, il futuro sarà  (anche) così.
Addio volantinaggi al freddo e noiose scuole politiche, per poi fare se va bene anni da portaborse precario: benvenuto parlamentare istantaneo o almeno candidato, e anche con un certo divertimento. E’ un processo che si chiama gamification (possiamo tradurlo con “giochizzazione”), il portare le dinamiche del gioco in contesti completamente differenti. La tecnologia ha portato le sue categorie ovunque, anche nella vita pubblica. Così, provare a diventare deputato o senatore non è troppo diverso da mettere un “mipiace” o mandare un messaggio su WhatsApp. Ti iscrivi alla piattaforma del M5s, carichi foto e documenti, scrivi chi sei e da dove digiti, cosa pensi e cosa vuoi.
Ma la trasparenza e l’entusiasmo purtroppo finiscono qui. Anche se dopo aver seguito le regole che garantiscono il Movimento, mi aspetto che ce ne siano altre che garantiscano me.
Ovvero, che il sistema di voto online su Rousseau sia certificato da un ente terzo ed esterno a Grillo, a Casaleggio e all’Associazione che gestisce il tutto.
E’ un punto su cui non si può derogare perchè è a monte della regolarità  di tutto il processo.
A meno che le Parlamentarie non siano solo un giochino, ci deve essere un agente indipendente che dica a chi vota e a chi partecipa come sono andate le cose.
Ossia che dichiari la regolarità  o meno del voto, che verifichi l’integrità  del database, che dica che i numeri sono effettivamente quelli riportati a fine spoglio e che non ci siano state intrusioni esterne nel sistema.
Però questo ente non c’è, o meglio non c’è più: lo stesso M5S si era avvalso in precedenti tornate digitali della certificazione di aziende esterne come la Dnv.
Tra l’altro oggi questo tipo di procedimenti passa anche attraverso la blockchain, ovvero il sistema di funzionamento, inviolabile, delle criptomonete come il Bitcoin. Insomma gli strumenti ci sono.
Non utilizzarli significa azzerare a prescindere il valore delle Parlamentarie, anche in assenza di qualunque tipo di possibile manomissione. Oltre ad una certa mancanza di riguardo per chi si candida e pure per chi vota.
Senza certificazioni indipendenti, nel grande gioco online delle Parlamentarie non saprò mai se la mia aspirazione è sfumata per effettiva volontà  degli elettori, per un attacco hacker, perchè un sistemista magari è impazzito, perchè qualcuno ha gestito male la piattaforma, o perchè magari si diverte a spostare i contenuti del database.
Non sarà  così, ma d’altro canto io non ho le certezze che dovrei avere, ed è un grande rammarico.
Posso pensare che sia tutto regolare ma anche che non lo sia affatto. O anche arrivare – legittimamente – a credere che magari non ci fosse un vero sistema di voto dietro quei bottoncini da premere e che in realtà  le liste fossero già  pronte.
O forse no, i candidati sono stati votati realmente. Voglio credere alla seconda possibilità , ma non avrò mai la certezza.
Mi devo fidare e nello specifico devo fidarmi di due notai, che il Movimento 5 stelle ha posto a ratifica del voto. Ma due notai per quanto capaci non hanno i requisiti tecnici e nemmeno gli strumenti tecnologici per accertare il corretto funzionamento di una piattaforma di voto online. Per quello, ci sono strumenti e protocolli appositi. Che magari riescono anche a dare i numeri del voto dopo le liste: dopo una settimana ancora non si conoscono cifre, la prima cosa che un computer sa comunicare.
Così arrivo allo spoglio del 21 gennaio. Nelle liste dei candidati non ci sono, mi viene in mente quella frase di Arbasino sulla rapidità  di decadenza delle “brillanti promesse”.
Però so di aver giocato alle Parlamentarie con onestà  intellettuale e curiosità  professionale, non da “infiltrato di Repubblica” o da “servo della kasta” che vuole provocare.
Seguo il M5S da diverso tempo, ne condivido alcune posizioni e non me ne piacciono altre. Più di tutto mi sembra rilevante l’approccio digitale alla partecipazione pubblica, che nell’era dell’automazione e dell’intelligenza artificiale è un fondamentale.
Riconosco volentieri che Rousseau è un tentativo unico in Italia, nonostante i suoi evidenti limiti, ma di fronte ad applicazioni imbarazzanti come “Bob” del Pd fa una figura meravigliosa, proprio come un congiuntivo corretto di fronte ad uno coniugato male. Ma non ho ricevuto in cambio nulla di adeguato.
Non volevo cinque anni di stipendio d’oro ma un’esperienza di cittadinanza contemporanea all’altezza di quello che viene proclamato. E allora visto che Grillo stesso ha sdoganato flussi e reflussi gastrointestinali, mi viene in mente che una goccia d’acqua in un barile di letame non fa differenza, ma una goccia di letame in un barile d’acqua purtroppo cambia tutto.
E questo svilimento nemmeno dell’auspicabile ma del possibile a fronte dell’onestà  richiesta e sbandierata dal M5S, è la goccia che inquina irrimediabilmente una trasparenza necessaria, e la serietà  che merita, ovvero l’opposto del vuoto, dell’opaco e del dubbio.
Con una certezza non piacevole: forse non ho vinto, forse non ho perso, sicuramente però ho giocato. Ma era un voto, non un videopoker in cui la macchina, e chi la programma, può fare quello che vuole.

(da “La Repubblica”)

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