Febbraio 27th, 2018 Riccardo Fucile
PER LA FARNESINA DI MAIO VALUTA NATHALIE TOCCI, FEDELISSIMA DELLA MOGHERINI… AL LAVORO L’ECONOMISTA TRIDICO, L’EX VOLTO MEDIASET BAGATTA VERSO LO SPORT (TUTTO IN TEORIA)
Il primo atto che darà un’indicazione sulle possibili convergenze di governo sarà l’elezione dei presidenti di Camera e Senato.
Una faccenda da sbrigare subito dopo la convocazione delle aule parlamentari, fissata per il 23 marzo. Saranno già passati quasi venti giorni dal voto, utili alle prime manovre dei partiti che sognano Palazzo Chigi.
Nelle trattative di governo finiranno i nomi di chi potrebbe sedere sugli scranni più alti di Montecitorio e di Palazzo Madama e ogni scelta, ogni apertura e ogni chiusura, avrà un significato politico preciso.
Qualche messaggio in tal senso se lo stanno già inviando Pd e M5S.
Ieri, il segretario dem Matteo Renzi, parlando al forum de La Stampa, ha detto di essere favorevole all’adozione di un metodo più largo di elezione dei presidenti delle Camere. A monte ci potrebbe essere anche un mossa tattica: nel tentativo di neutralizzare le ambizioni di governo di Luigi Di Maio, i dem potrebbero proporgli la guida di Montecitorio, dove per questi cinque anni il grillino ha già ricoperto il ruolo di vicepresidente.
La condivisione della nomina potrebbe anche preludere all’avvio di un ragionamento di governo assieme al Pd, visti i recenti segnali inviati dai 5 Stelle alla sinistra – LeU ed Emma Bonino compresi.
Ma è difficile, se non impossibile, che Di Maio rinunci alla partita per Palazzo Chigi, visto che ha posto come condizione per qualsiasi tipo di partecipazione di governo del M5S che sia lui a vestire i panni del presidente del Consiglio.
E poi i 5 Stelle hanno già qualcuno che stanno coccolando come presidente della Camera in pectore: Roberto Fico. È uno dei leader, anche se messo in minoranza nell’era Di Maio, ormai fuori dai vertici e dal perimetro della squadra del candidato premier.
E poi, è consapevolezza diffusa nel M5S: «Fico piace alla sinistra». Sarebbe anche una carica di prestigio, che gratificherebbe il deputato e premierebbe la sua storia di pioniere del Movimento.
A cercare un parallelo nel passato, viene in mente Pietro Ingrao, che vestì i panni del presidente della Camera quando era portavoce di un pensiero non più maggioritario nel Pci.
Intanto Di Maio, in una sorta di reality del mandato di governo in anticipo sui tempi, continua a distillare informazioni su come sarà composta la squadra dei suoi eventuali ministri, che presenterà al presidente Sergio Mattarella e svelerà dopodomani pomeriggio a Roma.
«Saranno tecnici ma con il cuore – dice il leader -. Gente non solo di testa ma anche del fare, che ha le mani nei settori di cui si occuperà ».
Confermato che ci saranno «pochissimi» big interni, tra i quali Alfonso Bonafede alla Giustizia, e dopo l’annuncio del generale Sergio Costa all’Ambiente, questa sera Di Maio farà i nomi di chi è stato designato ai ministeri di Lavoro-Welfare, Agricoltura e al nuovo dicastero della Pubblica amministrazione che si chiamerà della Sburocratizzazione e della Meritocrazia.
Al Lavoro, salvo sorprese, andrà Pasquale Tridico, economista di Roma Tre, già nell’orbita del M5S, mentre Guido Bagatta, giornalista, ex volto Mediaset, fa sapere che sta riflettendo sull’offerta del ministero dello Sport.
Per la Salute si fa il nome di Pierpaolo Sileri, chirurgo, candidato con i grillini all’uninominale, e per lo Sviluppo economico è stato sondato Andrea Roventini, professore alla Sant’Anna di Pisa e tra gli invitati, un anno fa, del convegno organizzato dal M5S su «Lo Stato innovatore».
Ha creato grande suspense, invece, l’anticipazione di Di Maio sui tre superministeri, Esteri, Interno e Difesa, che saranno riservati a tre donne. In realtà , i 5 Stelle non avrebbero ancora deciso chi andrà a ricoprire quei ruoli.
Sul tavolo hanno una rosa di nomi per ogni ministero e in queste ore stanno facendo le ultime valutazioni. Ieri è spuntata come ipotesi per la Farnesina Nathalie Tocci. Romana, laureata all’University College di Oxford, 40 anni, dal 2017 direttrice dell’Istituto Affari Internazionali, è special adviser dell’Alto rappresentante Federica Mogherini sulla nuova strategia di politica estera dell’Unione europea.
Un profilo in continuità sulla politica estera, che va nella direzione indicata da Di Maio venti giorni fa alla Link University di Roma, ed esperta molto stimata – confermano dal M5S – dai deputati grillini uscenti della commissione Esteri della Camera.
Tocci rispecchia anche l’altro indizio importante lasciato da Di Maio: «I nostri ministri non appartengono alla storia del M5S». Non tutti almeno. «Molti – aveva spiegato una fonte del M5S due giorni fa – sono di area centrosinistra».
(da “La Stampa”)
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Febbraio 27th, 2018 Riccardo Fucile
IN DUE SETTIMANE HA RACCOLTO 25.000 FIRME PER CANDIDARE UNA LISTA DI GIOVANI CON DOPPIE LAUREE E STORIE PROFESSIONALI IMPORTANTI… I SONDAGGI LI ACCREDITAVANO DI UN 1,5%
Dal nulla (o quasi) spunta un’alternativa per gli indecisi: il partito degli startupper milionari e dei
cervelli in fuga.
Si chiama “10 volte meglio” e il suo presidente è Andrea Dusi, un veronese poco più che quarantenne che ha fondato una società da 40 milioni di fatturato e l’ha poi venduta ai franco irlandesi di Smartbox.
Due anni dopo si dà alla politica, in Italia. Come braccio destro ha Stefano Benedikter, un 33enne che nel 2013 ha fondato Dagon, società da mille dipendenti in 11 paesi che promuove progetti di sviluppo in Africa. Fatturato: oltre 10 milioni di dollari.
Ha vissuto e lavorato in oltre 30 Paesi al mondo, e ora vive a Roma con la famiglia e un figlio. E anche lui, chissà perchè, si dà alla politica.
In lista altri personaggi dal cv invidiabile, mentre non c’è stato tempo per raccogliere le firme di candidati eccellenti che avevano aderito e partecipato alla stesura del programma, come la vice direttrice generale dell’Oms Flavia Bustreo e la nipote di Rita Levi Montalcini.
L’idea è scaltra quanto semplice: candidare la “meglio gioventù” con poche speranze di farla entrare in Parlamento, ma sapendo quanto è facile differenziarsi dai partiti tradizionali battendo il tasto delle competenze.
Non è totalmente nuova, se solo si pensa ai Monti boys o a Fermare il declino di Oscar Giannino, però con le lauree: il presidente di “10 volte meglio”, per dire, ne ha ben due — italiana e olandese — ed è iscritto a filosofia.
La notizia è che i sondaggi per questa formazione dicono che l’ingresso in Parlamento non è solo un miraggio, poco ci manca che diventi meta: la scorsa settimana la davano allo 0,5%, ora all’1,5. Non così lontani dalla fatidica soglia del 3% che per certi ingegni — come vedremo — diventa però del 6.
In ogni caso, quell’1% è già tantissimo per un partito-startup.
In soccorso ai cv arriva un minimo di esperienza politica in prestito da Alternativa Libera, gli ex Cinque Stelle che da gruppo autonomo ha portato avanti battaglie per la legalità e la trasparenza dagli effetti non trascurabili nella legislatura appena conclusa. Di Al in lista c’è Marco Baldassarre, leccese di nascita ma aretino d’adozione corre in Puglia, una delle 10 regioni in cui “Dieci volte Meglio” ha presentato le sue liste. Perchè, spiega il fondatore e capolista Andrea Dusi, “noi le firme le avevamo raccolte in tutte le regioni. Non abbiamo reti come Potere al Popolo o CasaPound che ci possono dare una mano, così in due settimane con i banchetti avevamo raccolto tutte le firme necessarie. Purtroppo poi abbiamo avuto problemi in alcune regioni dove c’è stato anche una sorta di ostruzionismo nei nostri confronti, alla fine per noi adesso la soglia da superare è quella del 6%”
Dusi parla di programmi con l’entusiasmo rigenerante dell’uomo della Silicon Valley: lavoro, turismo, istruzione.
“Sono i pilastri sui quali è possibile innescare un cambiamento radicale che la politica non è in grado neppure di vedere perchè non ha una visione. È questo che ci ha spinti a lasciare il settore privato nel quale siamo riusciti a realizzare cose importanti per mettere il nostro tempo e le competenze al servizio della cosa pubblica. In fondo chiedo solo che gli elettori guardino questi curricula. Perchè la competenza, in Italia, sia ancora un valore”.
D’accordo, sondaggi alla mano, quante speranze avete di passare?
“All’inizio — risponde — ci davano lo 0,1, settimana scorsa termometropolitico.it ci dava allo 0,5 e ora lo 0,9 con una forchetta fino allo 1,5%. Se andiamo avanti così l’obiettivo del 6% è alla portata e allora davvero questa piccola lista può diventare l’ago della bilancia delle elezioni. E portare anche 20 deputati alla Camera”. Siederanno a destra o sinistra? “Sono etichette”. Il partito degli startupper sta con chi gli fa fare start: “Semplice, stiamo con chi ci fa realizzare il programma”.
Giovane e ricco — si sparla di 20 milioni derivanti dalla vendita della sua società — ma chi glielo fa fare al signor Dusi?
“Io e il mio socio abbiamo deciso di vendere perchè volevamo impegnarci in un’iniziativa no profit, Impact School con l’Università di Verona e lavorando con i ragazzi mi sono accorto che non sopportavo la loro rassegnazione verso un futuro già scritto: stare in Italia e non avere aspettative o emigrare”.
Così ad agosto prende in mano il telefono inizia a chiamare professionisti disponibili a salire sul bus dei cervelli in fuga.
Aderisce, tra gli altri, Mattia Crespi che lavora a Palo Alto per l’Institute for the future, in pratica un ricercatore predittivo di macrofenomeni sociali, economici e ambientali.
C’è lo startupper Lorenzo Polentes che ha vinto una ventina di premi internazionali. Tutta gente che se non è scappata dall’Italia sicuramente vive o ha vissuto la maggior parte del proprio tempo all’estero “è da lì che si capisce che il nostro Paese è dieci volte meglio”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 27th, 2018 Riccardo Fucile
500.000 DICIOTTENNI ANDRANNO ALLE URNE PER LA PRIMA VOLTA
Non hanno grandi aspettative nei confronti della politica. Tanto che andrà alle urne solo il 40% di loro. E di questi solo uno su due ha le idee chiare su chi votare. Il 60%, invece, diserterà il voto.
Parliamo dei diciottenni, ovvero i ragazzi nati tra il 1999 e il 2000, circa 500mila persone che il 4 marzo andranno a votare per la prima volta.
Ma l’esordio alle elezioni politiche riguarda anche i giovani tra i 18-23 anni, che nel 2013 erano ancora minorenni: qui la platea si allarga fino a 2 milioni e mezzo di persone. “I 18enni sono alla ricerca di sensazioni forti per questo motivo su di loro fanno presa le formazioni fortemente a sinistra o a destra. Oppure il Movimento 5 Stelle. Chi parla chiaro e chi estremizza il messaggio.
Tra loro, dunque, ci sarà chi voterà Liberi e Uguali (Leu) e Potere al popolo, ma pure in misura minore Lega e Casa Pound. La maggior parte sceglierà M5S.
Meno bene i partiti tradizionali come il Pd e Forza Italia”, spiega Alessandro Amadori dell’Istituto Piepoli.
Se si passa all’età appena superiore, fino ai 23 anni, secondo Roberto Weber (Ixè) il voto si orienterà molto verso l’M5S, ma tengono Pd, LeU ed Emma Bonino.
Nel centrodestra sprofondano Forza Italia e FdI.
“I giovani sono orizzontali: orientano il loro voto in base alle opinioni degli amici e della loro comunità . Ma anche la famiglia è importante”, spiega Weber.
Ma i ragazzi del Duemila sono davvero così lontani dalla politica?
“Assolutamente sì”, risponde Antonio Noto (Noto sondaggi), “non la vedono come un elemento che può cambiare loro la vita, hanno un tasso di fiducia nei partiti molto basso”.
Secondo il sondaggista, i millennials alle urne non pensano che la loro scelta possa cambiare le cose. Molti di loro decideranno negli ultimissimi giorni. Ma non si tratta di apatia completa: se metà dei millennials si disinteressa completamente alla politica, l’altra metà la segue, anche se a distanza.
Secondo tutte le ricerche, però, occorre fare una distinzione tra i 18enni e i 25enni (che votano anche per il Senato). “I primi, giovanissimi, hanno appena finito le superiori, vivono in famiglia, hanno un atteggiamento positivo dovuto anche al fatto di non essere ancora toccati dai problemi della precarietà lavorativa: il loro è un voto di speranza. Più si alza l’età , più aumentano rabbia e frustrazione e voto di protesta, nella maggior parte per i Cinque Stelle. L’elettorato maggioritario di Beppe Grillo ha tra i 25 e i 45 anni, dove arriva a punte anche del 41%”, racconta Maurizio Pessato di Swg
Oltre ad amici e parenti, è il web il primo canale da cui i ragazzi traggono informazioni. Solo dopo arriva la tv. Non pervenuti i giornali. I giovanissimi vanno poco sui siti di informazione generalisti e, quando lo fanno, è solo per rimando da articoli postati sui social. Usano il web in modo verticale, facendo ricerche specifiche su argomenti che li interessano.
Uno studio dell’Espresso pubblicato qualche settimana fa offre indicazioni interessanti sull’indice di gradimento dei leader.
Il preferito dai 18enni è Matteo Renzi, seguito da Luigi Di Maio, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Ma al 44,6% del campione non piace nessuno.
“Il vero problema dei giovani è che contano poco, perchè sono pochi”, dice Dario Tuorto, sociologo dell’università di Bologna che per il Mulino ha appena pubblicato L’attimo fuggente, una ricerca sui comportamenti di voto dei giovani nella storia d’Italia (basata soprattutto su indagini campionarie).
Durante la Prima Repubblica i partiti si contendevano i giovani perchè era in quel blocco sociale in fermento che si potevano pescare i voti decisivi a cambiare i rapporti di forza.
Nel 1968 i giovani iniziano ad allontanarsi dalla Dc (che nella fascia 18-30 prende il 4,8 per cento in meno che in quella 31-60) e alle elezioni del 1972 si spostano in massa sul Pci che raccoglie preferenze dell’8,6 per cento superiori tra i giovani rispetto agli adulti e anziani, secondo i dati elaborati da Tuorto.
Poi arriva la Seconda Repubblica: nel 1994 il centrosinistra inizia a perdere voti tra i giovani e nel 1996 c’è lo sfondamento del centrodestra che nella fascia 18-30 ottiene il 10 per cento di preferenze in più rispetto alla fascia 31-60.
Nel centrosinistra il distacco non si fermerà mai, i giovani votano Ds, Margherita e poi Pd meno degli adulti, qualcosa del voto perduto viene intercettato dalle forze di sinistra radicale (anche An ha successo a destra), fino al terremoto del 2013.
I giovani votano il centrosinistra meno degli adulti (-8,2 per cento) ma abbracciano in pieno la novità del Movimento Cinque Stelle: 11,8 per cento in più nella fascia 18-30 rispetto a quella 31-60. “Il voto ideologico a sinistra dei giovani, negli Anni Novanta, era l’ultimo canale di trasmissione tra genitori che si erano formati nella a fase dei movimenti e figli che seguivano la tradizione. Oggi c’è un voto nuovo, che rispecchia un conflitto generazionale e forse anche l’interesse per nuove forme di politica, ma è certo che se il Movimento Cinque Stelle avesse una connotazione ideologica non sarebbe così votato”, spiega il professor Dario Tuorto
Nella Prima Repubblica le preferenze degli adulti erano congelate, frutto anche di esperienze polarizzanti del dopoguerra, ma i giovani intercettavano per primi i grandi cambiamenti e si posizionavano: anticipano il voto conformista per la Dc, poi lo spostamento a sinistra (anche come reazione al boom economico dei primi Anni Sessanta) e sono i primi a perdere fiducia nel partito di massa novecentesco e a essere sedotti da Silvio Berlusconi. Poi scompaiono, per riemergere soltanto con l’arrivo del Movimento Cinque Stelle. Ma neppure Luigi Di Maio, candidato premier M5S, li ha messi al primo posto nel suo programma elettorale. Ci ha provato Liberi e Uguali di Piero Grasso, lanciando l’idea di cancellare le tasse universitarie (in realtà un aiuto alle famiglie), il Pd nel programma propone incentivi per andare a vivere da soli, ma poi in tv e suoi giornali parla solo di pensionati, pensionandi e lavoratori dipendenti. Tutte categorie in cui di giovani ce ne sono ben pochi.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 27th, 2018 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEL GUS: “UN GESTO CHE SI ALIMENTA DELLE FALSITA’ E DELLE CALUNNIE DI QUESTI MESI”… ENNESIMO EPISODIO DI VIOLENZA RAZZISTA
La vetrina d’ingresso della sede del Gruppo Umana Solidarietà , che si occupa di assistenza a
migranti e richiedenti asilo a Macerata, è stata danneggiata a mattonate nel pomeriggio.
“Alle 15, in pieno orario di lavoro una o più persone hanno attaccato la sede del Gus di piazza Mazzini. Un gesto che si alimenta delle falsità , insinuazioni e calunnie di questi mesi e che trova protezione e silenzi accordanti nei troppi ‘se’ e nei troppi ‘ma’”, denuncia l’associazione su Facebook postando la foto del danneggiamento.
Tra le persone assistite dal Gus c’è stato Innocent Oseghale, il nigeriano di 29 anni accusato con 3 connazionali d’aver ucciso e smembrato Pamela Mastropietro.
Il 29enne era stato espulso dal programma per violazioni del regolamento di accoglienza perchè sorpreso a spacciare.
Si tratta di un’azione violenta, spiega il Gus, “contro chi si occupa di accoglienza e integrazione ed è da mesi sotto il mirino di chi soffia sul fuoco per ottenere un tornaconto elettorale e click sui social network”.
Da settimane, prosegue il Gus, l’associazione è oggetto di “attacchi strumentali dopo i fatti di cronaca a Macerata”. Il Gus “crede nella pace e nel dialogo: non si fermerà di fronte a un gesto violento e vigliacco. Continuiamo in ciò che è giusto”.
(da agenzie)
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Febbraio 27th, 2018 Riccardo Fucile
RITRATTO AL VETRIOLO DELLA CANDIDATA IN REGIONE: “ARROGANTE, ANTI-GRILLINA, FASCISTELLA, AUTODISTRUTTIVA”
Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano oggi torna su uno dei suoi grandi “amori”: Roberta Lombardi. Il fattore scatenante è il famoso banner “meno nekri e più turisti ad Antrodoco” che, pensato con alta strategia politica per contendere qualche voto a Pirozzi, forte nel target e nei paesini del Lazio, ha ottenuto il solito risultato della propaganda lombardiana: renderla antipatica al resto del potenziale elettorato.
Non c’è nessuno, in Italia, più anti-grillino di lei. Ogni volta che apre bocca, e peggio ancora ti capita di vedere in tivù quelle sue espressioni da Farinacci 2.0, ti vien voglia di votare tutti. Ma proprio tutti. Tranne lei. Col centrodestra spaccato e i 5 Stelle rappresentati dalla Lombardi, Zingaretti non può proprio perdere. Nemmeno se si impegna. Pochi giorni fa, in uno dei tanti slogan allegramente fascistelli, Donna Roberta ha detto che se verrà eletta lei ci saranno “meno migranti e più turisti”.
Una frase a caso, perfetta per un Salvini o un La Russa, e dunque perfetta anche per lei. I poveri Fico e Di Battista si sono dissociati, e non potevano fare altro, ma Donna Roberta è inarrestabile. Lo è sempre stata, lanciata a bomba contro se stessa, in una propensione auto-demolitoria fagocitante e fieramente devastatrice.
Scanzi traccia una biopic della non irresistibile ascesa di Lombardi ai vertici dei 5 Stelle fino al grande tentativo di salto in via della Pisana:
Poi la scelgono come candidata alla Regione Lazio. Torna in tivù. E si scopre che non è cambiata: sempre arrogante, respingente e fascistella, anche in quel vezzo — molto renzino e berluschino — di non accettare il confronto televisivo con i giornalisti “sgraditi”. In Rete i talebani la difendono a spada tratta, un po’come Bruno Vespa difendeva Maria Elena Boschi accostandola financo a Santa Teresa d’Avila.
Come la Boschi, peraltro, Donna Roberta è potentissima in maniera inversamente proporzionale ai meriti: se Mary Helen Woods toglie secondo i sondaggisti un milione di voti al Pd, anche Donna Roberta prosegue la sua furia autodistruttiva. E nessuno la ferma. Per parafrasare un regista un tempo arrabbiato: continuate così, fatevi del male.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 27th, 2018 Riccardo Fucile
IL CAMPIDOGLIO NE HA NOLEGGIATI 30 DA UNA DITTA DI CUNEO MA SONO ADATTI PER LA NEVE AD ALTA QUOTA
Mauro Evangelista sul Messaggero di oggi racconta come il Comune di Roma si sia impegnato per
la neve sulla Capitale, ma, come al solito, con qualche piccolo problemino di organizzazione:
Mezzi molto pesanti arrivati da una ditta del Piemonte, molto adatti per la neve ad alta quota, e considerati inadeguati per i dieci centimetri romani.
Roma Capitale non ha accordi con ditte locali già organizzati per tempo in modo da avere spazzaneve e spargisale disponibili in caso di necessità . «I mezzi dedicati alla rimozione della neve e del ghiaccio sono oltre 190 (spalaneve,bobcat,spargisale e altri mezzi)» recita un comunicato stampa di Roma Capitale attorno alle 19 di ieri.
In realtà , la protezione civile comunale aveva scarsità di mezzi e venerdì, quando si è capito che la neve stava arrivando sul serio, è stata fatta una ricerca di mercato. Ovviamente, se cerchi spazzaneve e spargisale mentre tutta l’Italia è investita dalle bufere e dunque c’è grande richiesta di questi mezzi, i prezzi salgono.
Per trenta mezzi sono stati pagati 900mila euro più Iva, una cifra molto alta perchè comunque la ditta di Cuneo che si è fatta avanti ha dovuto spostare spazzaneve e spargisale all’ultimo minuto senza il dovuto preavviso.
C’è di più: in realtà di quei 30 sono arrivati nella notte tra domenica e lunedì solo 5, a cui se ne sono aggiunti una quindicina successivamente:
Per questo motivo, in una città estesa come Roma, era assai difficile incrociare questi spargisale, se non sulle consolari.
Fonti interne assicurano che comunque alla fine si pagheranno solo quelli realmente utilizzati. Ma gli esperti di protezione civile spiegano che questo tipo di strategia è inappropriata: «Non ha senso — raccontano — decidere 48 ore prima di una nevicata ampiamente annunciata il noleggio dei mezzi spazzaneve e spargisale. Sia chiaro: a Roma le nevicate non sono molto frequenti, dunque non sarebbe economicamente virtuoso l’acquisto degli spazzaneve e degli spargisale. Però bisognerebbe avere già pronti ogni anno dei contratti o degli accordi con le ditte del settore in modo da non farsi trovare impreparati».
Ad oggi i Municipi hanno solo degli accordi con alcune ditte che si occupano di questo tipo di interventi, ma alcuni sono scoperti e dunque è una coperta cortissima.
(da “NextQuotidiano”)
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