Febbraio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
MOLTI PROGRAMMI GESTITI DAI MINISTERI E DALLE REGIONI SONO LONTANI DAGLI OBIETTIVI E SI RISCHIA IL TAGLIO DEI FONDI
L’Italia deve spendere entro il 31 dicembre 2018 3,6 miliardi di fondi UE, quelli che sono stati assegnati con la programmazione che va dal 2014 al 2020 attraverso i due strumenti dell’Unione, ovvero il Fondo Europeo per lo sviluppo regionale (FESR) e il Fondo Sociale Europeo.
Se non ci riuscirà , spiega oggi Il Sole 24 Ore in un articolo a firma di Giuseppe Chiellino, scatterà la tagliola del disimpegno automatico in base alla “regola N+3”: se entro tre anni dall’impegno di spesa indicato dalla regione o dal ministero che gestisce fondi strutturali non è stata presentata la domanda di pagamento alla Ue, Bruxelles “cancella” automaticamente (salvo alcune eccezioni) la relativa quota di finanziamento.
Nell’infografica pubblicata dal quotidiano economico la distanza che separa i programmi regionali e nazionali dall’obiettivo di spesa: ci sono regioni virtuose come il Piemonte e ministeri efficienti come il MISE, e regioni non esattamente virtuose come la Sicilia (oltre alle province autonome) e ministeri meno efficienti come quello dell’Interno.
I dati, ottenuti con enorme difficoltà , sono considerati “sensibili” nel timore — è stato detto — di strumentalizzazioni elettorali.
Un timore infondato, a giudicare dal peso che la politica di coesione europea ha nel dibattito e nei programmi dei partiti, nonostante l’annuncio di tagli per la prossima programmazione 2021-2027 che quasi certamente colpiranno anche l’Italia.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
E C’E’ CHI INVITA A VOTARE LIBERI E UNITI
Mentre in Alto Adige si spacca sulla candidatura di Maria Elena Boschi, alla vigilia delle elezioni le
cose non vanno benissimo nemmeno tra il Partito Democratico degli Stati Uniti e quello di Montreal.
Il segretario dei primi Sergio Gaudio stigmatizza in un comunicato ufficiale il comportamento di Domenico Bruzzese, che ha invitato a votare il candidato di Liberi e Uguali Giuseppe Continiello.
“Sia chiaro che in un partito e’ naturale ci si possa trovare in disaccordo con le decisioni prese dai vertici, ritengo sia naturale anche potersene dissociare, tuttavia decidere di comunicare pubblicamente al proprio circolo di votare per un partito avversario, contro il proprio, tradisce in modo molto grave il senso dello stare insieme e dello stare in una comunita’ politica.”
Bruzzese è arrabbiato perchè “Anna Grassellino, responsabile PD nel mondo, recentemente incaricata dal segretario Matteo Renzi a soli sei mesi dall’appuntamento elettorale, ha dimostrato incapacità , disinteresse e superficialità ”, perchè “non ha tenuto in considerazione da parte del PD nessun possibile candidato da Montrèal, terza città per numero di votanti intentro e Nord America dopo Toronto e New York”.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
COSI’ NELL’ASTIGIANO L’INTEGRAZIONE FUNZIONA E PRODUCE REDDITO… I SINDACI: “SIAMO RIMASTI SENZA OPERAI, GRAZIE A LORO CI SALVEREMO”
Le strade che si arrampicano sulla collina sembrano sterminati giardini. D’inverno ovviamente non sono verdi, ma questo angolo di campagna piemontese di certo non si presenta come una periferia dimenticata.
Il Comune di Chiusano ha le stesse difficoltà di tutti quelli piccoli: può contare sulle braccia di un solo operaio e non ha neanche i soldi per stendere una striscia d’asfalto nuova.
Ma a rendere tutto più decoroso ci pensano ogni giorno Daifallah e Faisal. Arrivano entrambi dal Sudan e qui hanno trovato tutto quello che cercavano: «La possibilità di dormire senza l’eco delle bombe. Non è poco, anzi è molto più importante del lavoro. La cosa bella di vivere qui è proprio il silenzio: il silenzio vuol dire pace».
Nella grande macchina dell’accoglienza italiana, un po’ nel caos e un po’ sotto accusa, l’esperienza di Chiusano è certamente un bell’esempio.
Per sensibilità e per organizzazione. In questo borgo dell’Alto Monferrato sono rimasti 235 abitanti, ma il sindaco Marisa Varvello si è imbarcata in un’avventura che altrove avrebbe scatenato la rivolta: «Abbiamo fatto un progetto Sprar e offerto ospitalità a 39 migranti, tutti col permesso di soggiorno. Sono veri rifugiati e i nostri cittadini sono contenti di avere nuovi vicini di casa».
Casermoni o agriturismo pieni di ragazzi che aspettano l’asilo politico da queste parti non ce ne sono. Una nuova comunità si è mescolata con il resto della popolazione e i paesi vicini hanno aderito subito al progetto.
E così qualcuno è andato a vivere e (a lavorare) a Settime e nella frazione di Meridiana, a Cortandone, Castellero e Monale che di questi paesi è il più grande.
«Questa è integrazione vera», dice il primo cittadino Sergio Manetti. In strada tutti confermano: «Problemi non ne abbiamo – dice l’edicolante, quasi stupito per la domanda – I nuovi arrivati lavorano tutti, li incontriamo solo al supermercato».
Ragazzi che perdono tempo in strada non se incontrano davvero e qui agli anziani nessuno sottrae lo spazio sulle panchine.
«Un ragazzo che faceva il cantoniere è andato via da poco – si lamenta il sindaco di Cortandone, Claudio Stroppina – Adesso siamo in difficoltà ».
Fabrizio Russo è un artista che in Piemonte è molto conosciuto e col progetto Sprar ha creato un laboratorio per la ceramica di qualità . Ci lavorano tre ragazze nigeriane appena ventenni e in pochi mesi i piatti firmati da loro sono entrati nelle cucine di molti chef stellati.
«Sono arrivati fino in Giappone. E mentre continuiamo a spedire riceviamo altre commesse. In pochi mesi le ragazze sono diventate molto brave e ora sogniamo che il progetto si trasformi in azienda».
Raffaele Denc gestisce un’azienda agricola tra le colline: in mezzo alle coltivazioni di nocciole si producono formaggi di eccellenza. Da sei mesi, nel caseificio lavora anche una ragazza arrivata in Italia passando da Lampedusa. «Quando finirà il progetto finanziato dal Ministero sono disposto ad assumerla. Una persona così volenterosa e disponibile si trova difficilmente».
E questo è lo stesso ragionamento che fa Simone Russo, titolare di un impianto per la lavorazione della lamiera.
L’ultimo arrivato in officina si chiama Balde, ha 23 anni e si è lasciato alle spalle l’inferno che ha vissuto in Guinea.
Ha passato un anno nelle prigioni della Libia e qui è il più sorridente degli operai. «Il mese prossimo assumerò anche un altro rifugiato. Non perchè penso che si possano sfruttare, ma perchè sono felice di partecipare a questa esperienza di integrazione”
(da “La Stampa”)
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Febbraio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
MEGLIO SPENDERE SOLDI NEGLI SPOT DEL RED CARPET CHE PER LA SALUTE DEI LIGURI … LA PROTESTA DEL TRIBUNALE DEL MALATO SUI TAGLI
Sette giorni e cambia tutto per la consegna dei farmaci ai pazienti che vengono dimessi dagli
ospedali.
Ora, spesso ma non sempre, tornano a casa con una “dotazione” gratuita per il primo ciclo di cure; le medicine vengono consegnate direttamente dagli infermieri o, in alcuni casi, dalla farmacia dell’ospedale.
La norma in vigore da anni fino a mercoledì 28 febbraio prevede la consegna di due o più confezioni (in base al numero delle compresse o delle fiale) in grado di assicurare fino a un massimo di 60 giorni di terapia.
In caso di farmaci monodose – spesso si tratta di antibiotici – la fornitura gratuita è di due settimane.
Dopodichè il paziente deve andare dal medico di famiglia – oppure chiedere una visita a domicilio – farsi prescrivere le medicine per il secondo ciclo di terapia, andare in farmacia ad acquistarle e pagare il ticket se non è esente per reddito o per patologia cronica.
Dal giovedì 1 marzo scattano i tagli nella dotazione di chi viene dimesso.
Così ha deciso Alisa, l’azienda regionale che coordina le Asl e gli ospedali liguri da Sanzana a Bordighera. «Il fabbisogno necessario a soddisfare il primo ciclo di terapia è costituito da una confezione pari a non più di trenta giorni di terapia e in caso di farmaci monodose al numero di pezzi necessario a garantire non più di 7 giorni di terapia», scrive il direttore sanitario della Asl 3 genovese Paolo Cavagnaro in una lettera inviata alle direzioni di tutti gli ospedali genovesi, Gaslini, compreso.
Le novità indigeste, come è già successo in altre occasioni, non sono state pubblicizzate dalla Regione.
La prima a protestare per la “stretta” passata sotto silenzio è Rita Hervatin, coordinatore ligure del Tribunale per i diritti del malato: «Sono preoccupata per i disagi a cui andranno incontro i malati dimessi dagli ospedali che saranno costretti ad andare, in anticipo, a farsi prescrivere le medicine e poi ad acquistarle in farmacia. Non posso fare a meno di richiamare il presidente Toti e l’assessore Viale ad un maggior coinvolgimento, nei processi decisionali, delle associazioni di tutela dei malati, nonchè alla sempre proclamata ma quasi mai praticata trasparenza nell’azione amministrativa e gestionale».
(da agenzie)
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Febbraio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DEL POTENZA INDAGATO SI AUTOSOSPENDE E VA AD AGGIUNGERSI ALLA LUNGA LISTA DI ALLONTANATI… CHISSA’ DI MAIO DOVE LI VA A CERCARE
Con un post pubblicato su Facebook il presidente del Potenza Calcio Salvatore Caiata annuncia di aggiungersi alla lunga lista degli autosospesi del MoVimento 5 Stelle. Caiata, candidato grillino in Basilicata, afferma di essersi ritrovato in un “ciclone mediatico” e dice che la vicenda tirata fuori dai giornali è vecchia e risale al 2016.
In questo modo però dimostra di esserne stato a conoscenza prima della sua candidatura e infatti dice che non ne ha informato i vertici del M5S perchè riteneva fosse stata archiviata.
La parte più importante del post di Caiata è l’affermazione che riguarda la vendita del ristorante Il Campo. “Il mio assistito ha ricevuto, agli inizi del 2017, una richiesta di proroga d’indagini preliminari su un fascicolo aperto a metà 2016 per fatti relativi al trasferimento fraudolento di valori in materia di riciclaggio. Da allora, nonostante la nostra piena disponibilità a chiarire qualsiasi contestazione, non abbiamo ricevuto nessuna convocazione”, ha detto l’avvocato di Caiata Enrico De Martino. Caiata sarebbe coinvolto in un’inchiesta sul reimpiego di fondi con Cataldo Staffieri, il responsabile de ‘la Cascina’ per Toscana e Umbria con il quale ha concluso diversi affari legati proprio al passaggio di proprietà di bar e ristoranti. Le verifiche della guardia di finanza riguardano il reimpiego di capitali attraverso alcune aziende e conti correnti anche esteri. Al centro degli accertamenti disposti dai pm ci sono trasferimenti di immobili e capitali che, oltre a Caiata e Steffieri, si allargano ad un altro imprenditore, Igor Bidilo.
Luigi Di Maio su Facebook annuncia che Caiata è comunque fuori dal MoVimento 5 Stelle perchè ha nascosto le informazioni relative alla sua indagine:
Al momento della sua candidatura ci ha fornito tutta la documentazione che attestava che la sua fedina penale era pulita e nulla è risultato nè dal certificato penale nè da quello sui carichi pendenti. Oggi apprendiamo per la prima volta che su di lui c’è un’indagine che risale al 2016, di cui Caiata non ci ha informati. Se lo avesse fatto gli avremmo chiesto, come da nostro Regolamento, di fornirci per la candidatura il certificato rilasciato ai sensi dell’art. 335 del c.p.p. e i documenti relativi ai fatti contestati. Al di là delle sue eventuali responsabilità penali che sarà la magistratura ad accertare, per le nostre regole omettere un’informazione del genere giustifica l’esclusione dal MoVimento 5 Stelle.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
IL MARCHESE LUZI, TIPICO ESEMPIO DI COERENZA POLITICA
Il marchese Giancarlo Luzi dice di aver militato in Ordine nuovo fino allo scioglimento della
compagine fascista; Roberto Fiore — leader di Forza Nuova, condannato per eversione, rientrato in Italia dopo molti anni trascorsi a Londra — è “un caro amico”.
Il marchese è orgoglioso della sua appartenenza all’estrema destra ma c’è un “ma” di troppo: parte della sua tenuta settecentesca la concede in affitto al Gus di Macerata, diretto da Paolo Bernabucci dove vivono circa 150 profughi richiedenti asilo.
Ha 81 anni il marchese: suo padre, professore universitario a Bologna e poi repubblichino, fu ucciso nel 1945: “Avevo 7 anni, il suo corpo non è mai stato ritrovato”.
Racconta, senza una traccia di imbarazzo, la sua doppia morale: “Voterò per Matteo Salvini — annuncia — il voto non deve andare disperso e la Lega è la sola che potrà tradurre il credo di Forza nuova: Italia agli italiani”.
Insomma, come Salvini, il marchese Luzi è per “Prima gli italiani”, ma non disdegna di fare affari con gli immigrati, come Salvini sostiene di voler uscire dall’Europa e intanto si sostenta con i soldi del Parlamento europeo.
“Eh!”, esclama con un’alzata di spalle.
Siamo a Treia (Macerata), contrada Chiaravalle, qui sorge Villa Votalarca, dove il marchese Luzi vive con la moglie.
Un lungo viale di platani, cedri, abeti e olivi, uno splendido giardino all’italiana che accoglie una meravigliosa giostra dell’Ottocento, divertimento dei bambini di allora. Dimora storica dove hanno soggiornato nomi di peso della destra nazionale.
“Per colpa dell’Imu della Tari e quant’altro non potrei mantenere tutta questa roba, quindi ho ristrutturato nove case e ci ho ricavato 50 miniappartamenti che da due anni affitto al Gus per migliaia di euro al mese”.
La sera, capita che Luzi raggiunga il suo Palazzo Settempedano in Piazza del Popolo, dove a novembre scorso è stata inaugurata alla presenza di Fiore, la sede locale di Forza nuova: “Gli ho concesso gratuitamente e, momentaneamente alcuni locali”, dove, in occasione di cene politiche, ha conosciuto anche Luca Traini, il nazista che ha seminato il terrore a Macerata, sparando all’i mpazzata agli immigrati che incontrava per la strada e ferendone sei, ora detenuto con l’accusa di tentata strage e aggravante razzista.
“Traini è un attivista di Forza nuova, un ragazzo normale, credo che gli sia preso un raptus “, accompagnando le parole da un sorriso nel ripensare a quella volta che “mi ha rimproverato”: “ma che fai tieni sta gente in casa?”, lo redarguì Traini.
“Ho fatto spallucce e l’ho lasciato parlare”.
Mentre il suo amico, Roberto Fiore condivide la sua scelta? “Non ne abbiamo mai parlato. Roberto lo conosco da quando aveva i pantaloni corti”.
Andrebbe a trovarlo in carcere Traini? “Sì ma non so se si può”.
E cosa gli direbbe? “Gli chiederei la ragione di quella mattata, gli immigrati mica sono tutti come quelli che hanno fatto a pezzi Pamela, ce ne sono anche di bravi, poveretti che scappano dalla Libia”.
Poi torna sulle elezioni: “Comunque tanti di estrema destra, come me, voteranno Lega, mentre altri camerati scelgono Di Maio, perchè il M5s si barcamena, raccoglie voti un po’ qua e un po’ là , mah… stiamo a vedere”.
Il marchese Luzi, alla luce dei rigurgiti fascisti di questi giorni, sospira: “Ci sono gruppi fascisti, ma non credo che potranno portare ad una rivoluzione fascista”, spiega lasciando trasparire amarezza e nostalgia per il Ventennio.
Poi conclude orgoglioso: “Non vedo che ci sia di male nel saluto romano, io ho lasciato scritto che lo voglio inciso sulla mia tomba: sono fascista e non me ne vergogno proprio. Speriamo che duri questa immigrazione altrimenti sarò costretto a togliere i coppi dai tetti, meglio che ci piova dentro che pagarci le tasse”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
CINQUE MILIONI A FONDO PERDUTO DAL MINISTERO, OTTO MILIONI DALLA REGIONE PIEMONTE… NEL 2005 CASSA INTEGRAZIONE A CARICO DELLO STATO, NEL 2014 HANNO CHIESTO ALTRI FONDI
Una iniezione di denaro pubblico aveva salvato Embraco dalla chiusura tra il 2004 e il 2005. Cinque milioni a fondo perduto dall’allora ministero delle Attività produttive e quasi otto milioni di euro dalla Regione Piemonte per l’acquisto dello stabilimento di Riva di Chieri avevano dato ossigeno all’azienda del gruppo Whirlpool, nata da una società — la Aspera — fondata dalla famiglia Agnelli nel 1967, passata poi alla Zanussi e infine alla Whirlpool.
In questi giorni di lotte dei lavoratori contro la delocalizzazione nell’Est Europa, molti chiedono che l’azienda restituisca quel denaro.
La vicenda comincia nel 2004. Il 15 novembre la società aveva comunicato all’Unione industriale di Torino e ai sindacati una situazione difficoltà provocata anche dalla “concorrenza sempre più agguerrita dei competitor europei che, nella loro politica di globalizzazione, hanno aperto nuovi insediamenti produttivi in paesi a basso costo di manodopera e dei concorrenti extraeuropei che stanno attuando politiche commerciali sempre più aggressive”, si legge in una relazione della Regione Piemonte.
Si producevano insomma più elettrodomestici di quanti ne fossero richiesti e i prezzi erano calati, mentre il costo delle materie prime aumentava. Embraco voleva cessare l’attività e mettere in mobilità tutto il personale, 812 addetti alla produzione, all’amministrazione e alla segreteria.
Pochi mesi dopo, nel 2005, al ministero delle Attività produttive si trova una soluzione: viene firmata un’intesa per “l’attivazione degli strumenti finanziari idonei alla realizzazione di nuove soluzioni produttive e occupazionali”.
Partirà la cassa integrazione straordinaria a patto che nessun dipendente venga cacciato fino al 2011. Il 28 luglio, poi, la Regione Piemonte annuncia di aver firmato un accordo per la salvaguardia dell’insediamento produttivo Embraco di Riva di Chieri.
L’amministrazione guidata da Mercedes Bresso si impegna a stanziare, tramite la sua finanziaria Finpiemonte o delle controllate, 12,7 milioni di euro.
Cinque milioni sono l’anticipazione dell’importo stanziato a fondo perduto dal ministero delle Attività Produttive.
La parte rimanente, circa 7,7 milioni di euro, serve a rilevare e ristrutturare lo stabilimento di Riva di Chieri, ma anche a “favorire l’insediamento di nuove attività industriali ed economiche”, si legge nei documenti della Regione Piemonte.
In sostanza la Regione, tramite la sua società finanziaria, diventa proprietaria dello stabilimento (25.600 metri quadri di superficie coperta e 30mila di aree esterne) in cambio di quasi otto milioni di euro che permettono all’azienda di respirare un po’. L’azienda, intanto, mantiene gli impegni presi con le istituzioni italiane.
Passano dieci anni, siamo nel 2014 e al governo regionale c’è il leghista Roberto Cota. Finpiemonte ha già ceduto circa il 70 per cento delle superfici a due imprese industriali.
In quel periodo Embraco sembra essersi risollevata: occupa 593 addetti (di cui circa 110 in cassa integrazione), è in concorrenza con altri stabilimenti del gruppo Whirlpool, sta per attirare 15 milioni di euro dalla casa madre ma chiede altri fondi per la reindustrializzazione.
Cota si impegna a reperire 2 milioni di euro a sostegno degli investimenti e per ammodernare lo stabilimento. Quella pratica, però, va avanti con molta lentezza: “Per ragioni di natura burocratica si è chiusa quando ormai era scoppiata la vertenza — spiega l’assessore alle attività produttive Giuseppina De Santis -. A quel punto non avevamo più il motivo di erogare quei fondi che la società aveva già rendicontato”. E forse non verranno mai stanziati.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
LA POLITICA DI PAGARE SEMPRE MENO GLI OPERAI… POI PRESTA SOLDI ALLE SOCIETA’ DEL GRUPPO… LA DIMOSTRAZIONE CHE I GRANDI GRUPPI NON HANNO BISOGNO DI IMMIGRATI IN EUROPA, E’ SUFFICIENTE SPECULARE SUGLI OPERAI DELL’EST
È il caso lampante ed emblematico del capitalismo finanziario più rapace, capace di distruggere
occupazione pur di continuare a inanellare ogni anno che passa profitti sempre più copiosi.
La vicenda Embraco, l’azienda di compressori per frigoriferi di Chieri (Torino), posseduta dal colosso del bianco Whirlpool, che vorrebbe cancellare con un colpo di matita i suoi 500 dipendenti, di fatto l’intero stabilimento, si può sintetizzare solo così.
Lì a Chieri nel Torinese non c’è crisi, l’azienda va più che bene, non ci sono debiti con le banche, il patrimonio cumulato negli anni è abbondante.
Eppure l’azienda freme per andarsene e spinge per dichiarare uno stato di crisi del tutto fantomatico.
Questa crisi la vedono, o meglio se la inventano, i manager del colosso mondiale Whirlpool nelle loro strategie globali di profittabilità a tutti i costi.
A vedere i bilanci di Embraco la decisione di mandare a casa un intero stabilimento appare surreale. Uno schiaffo al buon senso.
L’azienda torinese marcia che è un piacere.
Nel 2016 ha chiuso i conti con un fatturato di 358 milioni di euro e con un utile netto di 14,2 milioni.
Per essere una tipica industria manifatturiera la sua redditività industriale si colloca ai piani alti. Su quei quasi 360 milioni di fatturato infatti il margine industriale lordo, quello che misura la redditività del business tipico, si attesta a 26 milioni.
Un livello di oltre il 7% che non è certo poca cosa. Basti pensare che nel settore degli elettrodomestici la marginalità industriale, in media, a fatica arriva al 5 per cento.
Embraco tra l’altro non ha debiti bancari, non paga oneri finanziari e quindi residua un utile operativo alto di 21 milioni.
Ma il quadro dei conti del 2016 non è episodico. Il buon passo di marcia dura da tempo. Anzi è quasi un crescendo rossiniano.
Dal 2012 al 2016 l’azienda controllata dalla Whirlpool Brasil ha più che raddoppiato gli utili netti da poco più di 6 milioni ai 14,2 dell’ultimo rendiconto.
L’utile operativo ha fatto ancora meglio. Da 7 milioni a 21 milioni negli ultimi 4 anni. Triplicato. Insomma, non c’è nessun problema di scarsa redditività , al contrario. Eppure l’ossessione dei vertici aziendali è quella di comprimere i costi fino alla spasmo.
Quanto pesano i poco più di 500 dipendenti sui bilanci del gruppo?
Il loro costo è di soli 26 milioni che significa un impatto sul fatturato modestissimo, del 7,2%. Ma per Embraco è troppo.
Meglio la Slovacchia probabilmente dove qualche punto percentuale in meno sulle buste paga si può strappare. Stato di crisi, mobilità e infine addirittura i licenziamenti. Per un’azienda che ha cumulato, grazie agli utili prodotti nel tempo, un patrimonio netto di ben 124 milioni, l’aut aut è uno schiaffo o meglio una beffa colossale.
Crisi? Ma dove?
L’azienda torinese, non paga dell’ottimo stato di salute finanziaria, fa pure da banca per le consociate del gruppo Whirlpool. Come scrivono nel bilancio, il surplus di cassa generato a Chieri viene girato come credito alla Indesit International. E che credito. Ben 57 milioni di euro, il doppio dell’intero costo del lavoro di un anno dei 500 dipendenti.
Più che un insulto.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
“NON LO CONDIVIDO”… “OGNUNO HA IL SUO STILE, IO NON AVREI UTILIZZATO QUESTE PAROLE”
Il manifesto “più turisti, meno migranti” di Roberta Lombardi, candidata dei 5 stelle per la presidenza della regione Lazio, non è andato giù ad alcuni big del Movimento.
“Sono solo slogan – dice Alessandro Di Battista a #Cartabianca -. Conoscendo Roberta credo che lei intendesse concentrarsi sul turismo e sulla migliore gestione dei flussi migratori. Ognuno ha il suo stile, io non avrei utilizzato queste parole”.
Anche Roberto Fico dissente sul manifesto: “Il volantino della Lombardi non lo condivido – spiega ad Agorà -, perchè secondo me è vero che devono esserci più turismo e più attività legate al turismo nei Comuni stupendi che il Lazio ha, ma la situazione migranti non è assolutamente paragonabile o non si può mettere insieme al turismo”.
Lombardi poi, in un’intervista al Messaggero, spiega la sua posizione: “La gestione dell’accoglienza è pessima nel Lazio, ho solo detto che mi preoccuperei più di attirare turisti. E a Roma ci sono troppi migranti, sono fuori parametro ministeriale”.
“È un ballottaggio tra me e Zingaretti, e il sistema che rappresenta. Parisi, il raccomandato milanese, può solo contribuire a far vincere il centrosinistra”, dice Lombardi.
“Presenterò la mia squadra di governo lunedì, su Facebook. Il mio vice sarà Devid Porrello, un consigliere regionale uscente. Avrà la delega all’Urbanistica”.
(da “Huffingtompost”)
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