Febbraio 13th, 2018 Riccardo Fucile
L’EX SINDACO SCERIFFO ALLO STRAPPO FINALE: “MI HANNO CACCIATO. CHI SCELGO? VEDREMO”
«Sono nato per vincere, lo scriva questo». Lo «sceriffo» Giancarlo Gentilini ritrova l’accento vibrante,
quello che dal palco (e pure nella cornetta) tuona senza vacillare.
Lo «ritrova» perchè, parlando dello strappo definitivo con la «sua» Lega, l’amarezza gli vena la voce, la incrina impercettibilmente mentre ripete quasi incredulo e a più riprese: «Mi hanno cacciato dal K3 hai capito? Mi hanno cacciato da casa mia!».
Già il K3, casa della Lega a Treviso ma anche «casa sua», del sindaco sceriffo che ha continuato ad andarci per anni, a rispondere alla corrispondenza ininterrotta dei suoi concittadini anche quando gli anni ruggenti delle boutade incendiarie sui giornali erano finiti da un pezzo.
Uno sfregio che non si poteva mandar giù. E così Gentilini dice basta e non rinnova la tessera del Carroccio dopo 24 anni, quasi un quarto di secolo. Decenni in cui il suo era uno dei volti più noti della Lega, non solo in Veneto.
Visto che straccia la tessera alle politiche non voterà Lega?
«Chiaramente no, per chi devo votare per quello che ha voluto buttarmi fuori e che è candidato? (Dimitri Coin, segretario provinciale della Lega di Treviso ndr). E non rinnovo la tessera perchè non gliela do la soddisfazione di buttarmi fuori, me ne vado prima io (ridacchia luciferino)».
E allora non voterà ?
«Il centrodestra è nel mio cuore ma non ho ancora deciso».
Non sarà solo una questione personale con Coin…
«Ma no, fosse solo per lui che pure mi ha buttato fuori dal K3 (storica sede della Lega a Treviso ndr). E il K3 era la mia casa, ci andavo a rispondere alle lettere dei miei concittadini, si è insinuato lo facessi per interessi miei, ridicolo. Dopo questo episodio ho chiesto lumi agli alti papaveri del partito. Si sono affrettati a rassicurarmi. Ma non ho più sentito nessuno. Un silenzio che mi ha ferito profondamente, nell’intimo».
Non siamo abituati a sentirla parlare così…
«Beh, è la verità . Quando dico che mi hanno ferito nell’intimo intendo dire che mi hanno impedito di aiutare il mio popolo».
E prima del fattaccio del K3 era in contatto con gli attuali vertici del partito? «Macchè, è dal 2013 che nessuno di loro si è dato la pena di farsi vivo. Neppure ultimamente quando c’è stato da decidere chi candidare contro Manildo».
Qualcuno l’accusa di non volersi rassegnare a perdere il potere.
«Non è mai stata questione di potere. Prendo atto dell’emarginazione in cui mi ha relegato la Lega attuale».
Ad ascoltarla sembra che per lei esistano due distinte Leghe.
«Il mio tesseramento si basa sul 1994 quando la Lega era un partito rivoluzionario al servizio del popolo».
E oggi?
«Non mi faccia parlare, non voglio esprimere giudizi. Lascio valutare ai cittadini, dico solo che qua mi pare si tratti solo di poltrone ormai. E sì che sulle mie spalle ci hanno vissuto…».
C’è qualcosa o qualcuno che si salva della «Lega di oggi»?
«C’era e c’è Luca Zaia. Ho patrocinato il suo come unico nome valido, come unico contraltare a Matteo Renzi, il solo con le capacità , l’unico cavallo di razza dei tanti che ho tenuto a battesimo. Ora però è impegnato con l’autonomia, lo so, ma è un peccato».
Altri rimpianti?
«Che Flavio Tosi abbia lasciato la Lega. Lui e Zaia avrebbero potuto stravolgere il governo nazionale. Un’occasione storica persa».
Guardando invece al futuro, pare di capire che non ci sia rimedio possibile a questo addio al Carroccio. Quindi candiderà davvero una lista contro Conte alle prossime comunali?
«Eh, la mia carica vitale si alimenta dalla fonte del ’94 (ride sornione) ma sia chiaro che se corro, corro per vincere non per una stupida ripicca. Non avessi quasi 90 anni mi candiderei ancora io a sindaco ma se mi riesce di mettere insieme una compagine di amici validi…vedremo».
E ora, senza K3, com’è la sua giornata?
«Non sto fermo mai, ovvio! La mattina sempre in giro per mercati e mercatini poi vado in “ufficio” che sarebbe poi Ai do mori davanti al Comune, che così li controllo tutti».
(da “Il Corriere della Sera”)
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Febbraio 13th, 2018 Riccardo Fucile
HA UFFICIALIZZATO IL SUO INGRESSO NEL GRUPPO DEI NON ISCRITTI
“Questa mattina l’eurodeputato David Borrelli ha ufficializzato il suo ingresso nel gruppo dei non iscritti. Borrelli ha comunicato alla delegazione italiana del MoVimento 5 Stelle che la sua è stata una scelta sofferta ma obbligata da motivi di salute. Prendiamo atto che Borrelli non fa più parte del MoVimento 5 Stelle”.
Così in una nota Laura Agea, capo delegazione M5S al Parlamento europeo.
Stamattina Borrelli aveva rilasciato un’intervista al Fatto in cui criticava i controlli e i comportamenti “di chi valutava”:
Quanti parlamentari sono coinvolti in questo caso?
A oggi non possiamo saperlo. Però mi lasci dire che anche certi media dovrebbero fare mea culpa. E perchè? Anni fa, quando io in Emilia Romagna mi dedicai a controllare i rimborsi e le restituzioni di alcuni eletti locali venni descritto come il cattivo, l’epuratore. Erano i primi tempi del Movimento e ne passai di tutti i colori. E invece feci bene a non abbassare la guardia. I fatti hanno dimostrato che avevo pienamente ragione.
Ma la guardia l’ha abbassata innanzitutto il M5S, non crede?
Diciamo che certi controlli e comportamenti di chi valutava in alcuni casi sono stati trascurati nel corso di questi anni. Ed è stato un errore.
Ora cosa bisogna fare? Magari cambiare il sistema delle rendicontazioni?
No, dobbiamo solo controllare e a controllarci di continuo. Restituire parte dei soldi è un dovere per gli eletti del Movimento, e venire meno a questo impegno preso con i cittadini, anche solo per poche centinaia di euro, è inaccettabile. La base è furibonda. Ci sono tanti iscritti che ci hanno rimesso del loro in questi anni, non solo in termini economici. E li capisco perfettamente, visto che sono iscritto a un meet up dal 2005.
Borrelli è anche socio fondatore di Rousseau. Qualche tempo fa c’era stata una polemica che riguardava l’assunzione della sua fidanzata nello staff.
(da “NextQuotidiano“)
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Febbraio 13th, 2018 Riccardo Fucile
FONTANA 41% GORI 35%, MA IL SINDACO DI BERGAMO PRENDE IL 5% IN PIU’ RISPETTO AL SUO PARTITO
Il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Lombardia, Attilio Fontana, avanti di sei
punti (41% contro 35%) su Giorgio Gori, scelto dal Pd per la corsa al voto del 4 marzo.
A rivelarlo è un sondaggio di Nando Pagnoncelli, pubblicato sul Corriere della Sera, dove spicca il dato del candidato di Liberi e Uguali, Onorio Rosati, al 4% e quindi ago della bilancia della sfida a cui partecipano 7 candidati alla presidenza.
Il sindaco di Bergamo è il migliore per indice di gradimento e va meglio della coalizione. Ecco come Pagnoncelli spiega l’orientamento degli elettori:
“L’impressione è che il voto regionale sarà fortemente influenzato dalle appartenenze politiche che ridurranno, pur senza azzerarlo, l’effetto candidato. Effetto che premia quasi solo Gori, tanto che il centrosinistra alle regionali ha cinque punti in più rispetto al voto politico”.
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2018 Riccardo Fucile
LA SMENTITA DI TRENITALIA: “AVEVA SOLO SBAGLIATO POSTO, BIGLIETTO VALIDO E CORRETTO”… MA NEL FRATTEMPO 75.000 CONDIVISIONI PER PROPAGARE ODIO RAZZIALE IMPUNITO
Velocissima, la notizia si è diffusa come una freccia.
Condivisa 75 mila volte in poche ore, contagiosa come dovrebbe essere e non sarà la vergogna di scoprirla falsa il giorno dopo.
L’ennesima fake news a sfondo razzista, una più una meno, partita con un post. Basta digitare ‘Frecciarossa’ su Twitter perchè la storia prenda forma, e colore scuro.
Un ragazzo su un treno. Il 9608, Frecciarossa, Termini-Milano.
Chi scrive il post lo osserva da vicino e ne descrive ogni particolare. Un vicino di posto che arriva però da un posto a un mondo di distanza.
È ben vestito, nero, non ha bagaglio ma un Samsumg S8 “di ultimissima generazione”, specifica il post su Fb.
Che è come dire, il biglietto se lo sarebbe potuto permettere pure lui, che invece non ce l’ha. O meglio ne ha uno che non va bene, è di un interregionale da 4 euro, dovrebbe pagare la differenza per arrivare a 89 euro.
La capotreno, ovviamente “gentilissima” e professionale, prova a spiegare, lui però prima fa finta di dormire, poi di non capire l’italiano e neanche l’inglese.
Il post su Facebook non si placa e rilascia il commento finale. Questo sarebbe “l’esempio lampante della totale assenza di certezza della pena che il nostro Paese ha regalato a queste persone che non sono più disponibile a chiamare ‘rifugiati'”.
Segue tutto il carosello, un accenno agli episodi di Macerata (“Pamela è stata barbarizzata, vilipesa da gente che senza diritto e senza motivo ha varcato l’uscio di casa nostra”).
Il solito, identico, finale populista. “Parlano di integrazione. Di comprensione. Di accoglienza. Ci prendono per il culo e noi li tolleriamo”.
Parlano, loro, di integrazione e di comprensione. L’ultima frase fa il giro su stessa e s’impiglia aggrovigliandosi perdendo senso.
Venti righe di in-tollerante post pubblico. Immediati sotto 120 mila polici alti e oltre 75 mila condivisioni. Gladiatori da stadio.
Contattato dalla redazione di Giornalettismo, l’ufficio stampa di Trenitalia ha fornito la versione ufficiale, e non combacia.
Il ragazzo, nero, il biglietto ce l’aveva, aveva solo sbagliato posto. Il documento firmato dalla capotreno – pubblico ufficiale – è un rapporto giurato, un documento che attesta “la realtà dei fatti”.
“Effettivamente – spiegano dall’ufficio stampa di Trenitalia -, il ragazzo, alla presenza di diverse persone all’interno del vagone, non è stato in grado di comunicare in italiano con la capotreno e il suo inglese era piuttosto stentato.
Inoltre, non era fornito di documento di identità e aveva effettivamente mostrato in un primo momento un biglietto per una tratta diversa”.
“Tuttavia – proseguono -, la capotreno, essendosi accorta che la scena destava curiosità tra i passeggeri, ha portato il ragazzo fuori dal vagone per estendere il suo rapporto. In quel momento, si è resa conto che il passeggero aveva estratto il biglietto corretto e valido proprio per quella tratta: un ticket di tariffa standard per il Frecciarossa 9608. Semplicemente, aveva sbagliato posto. Chiarito il malinteso, il ragazzo è stato regolarmente accompagnato nella carrozza e nel posto corrispondente al suo biglietto”.
La solita storia. La campagna elettorale che si avvicina e un post che si diffonde come olio sporco, Trenitalia parla di malinteso, in rete di fake news, il ragazzo ricorderà l’ennesimo, amaro, troppo rumore per nulla e in una lingua straniera.
Ma una sola cosa resta vera, lui aveva sbagliato posto. Il nostro a volte dimostra di essere veramente un posto sbagliato.
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2018 Riccardo Fucile
SI ERA INVENTATA TUTTO, NESSUN NORDFRICANO L’AVEVA RAPINATA… DENUNCIATA
Aveva denunciato di essere stata rapinata di notte da un extracomunitario, ma si era inventata tutto. 
Per questo una donna di 47 anni è stata scoperta dai carabinieri e denunciata per simulazione di reato.
È successo nell’Alta Valmarecchia, nel Riminese, in località Campiano di Talamello. Fin da subito i militari avevano notato anomalie e incongruenze nella ricostruzione della donna: aveva raccontato che uno straniero le aveva preso 100 euro, mentre da Novafeltria andava a piedi a Pietracuta di San Leo, riferendo di aver accettato un passaggio da un nordafricano e che lui l’avrebbe schiaffeggiata e rapinata, prima di fuggire. Tutto falso.
Racconta Chiamamicittà che l’attività investigativa, coordinata dal capitano Silvia Guerrini, permetteva di far emergere incongruità evidenti sulla dinamica della rapina subita, riuscendo ad accertare la falsità delle dichiarazioni fornite “è molto grave denunciare una rapina non subita per giustificare a qualcuno di non avere più quella somma, senza averne colpa” infatti, sottolinea l’Ufficiale “si mette in moto un meccanismo di pronto intervento e investigativo di rilievo facendo un danno anche agli altri cittadini oltrechè alla macchina dei soccorsi e della giustizia, creando allarme sociale”
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 13th, 2018 Riccardo Fucile
DAL PALCO NON PARLA DI POLITICA, MA DI CERN, RINNOVABILI E CITTA’-STATO
È la giornata più difficile della campagna elettorale di Luigi Di Maio. Una giornata tutta spesa nella sua terra, dalla Napoli bene a Scampia, da Torre del Greco alla sua Portici. I suoi lo idolatrano, non riesce a muoversi per le interminabili richieste di selfie. Ma appena mette il naso fuori dal suo popolo, la bomba rimborsopoli fa sentire tutta la sua onda d’urto.
Quando arriva a Scampia, nella palestra dove Pino Maddaloni contende i ragazzi alla camorra, svicola alcuni contestatori ed esordisce così: “Io ho avuto rispetto per i vostri soldi, ho rinunciato alle mie indennità , ho restituito fino all’ultimo centesimo”. La gente della periferia più famosa d’Italia lo applaude, lo investe con un’onda d’affetto. È la prima volta che il frontman 5 Stelle fa entrare i maledetti scontrini nei suoi incontri pubblici. Poco prima, davanti ai microfoni, aveva tuonato: “Cacceremo le mele marce”. Ma non basta. Di Maio ha bisogno di essere rinfrancato dalla sua gente.
La situazione non è delle più semplici. Potrebbero mancare all’appello molti più soldi di quanto preventivato. Fino a un milione e mezzo di euro. E a fare i furbetti potrebbero essere stati alti parlamentari tra i più vicini alla leadership. La comunicazione è in fibrillazione. Passa la linea dura. Durissima: “Chi ha sbagliato verrà cacciato, noi non lo facciamo ministro”. La preoccupazione, il nervosismo nell’entourage del candidato premier è percepibile. A microfoni spenti la difesa: “Sono pochi soldi rispetto al totale versato, e sono regole nostre, non c’è nessun illecito”. Ma anche l’ammissione: “È uno di quei argomenti a cui i nostri elettori sono più sensibili”.
Nella terra di Di Maio si incrocia tutto, tutto si annoda. L’amore della sua gente, la crisi più dura. Ma anche il ritorno di Beppe Grillo su un palco del Movimento. Succede quasi per caso, in una piazzetta di Torre del Greco spezzata a metà da un ulivo e da un gazebo, con la gente arrampicata su monumenti e sulle scale di una chiesa, perchè a parte le prime file non si vede nulla. Colpisce la piazza. Nel 2013 le facce giovani dominavano la scena. Oggi sono tantissime le famiglie, gli anziani, le persone di mezza età . Nessuno qui in Campania sembra rimpiangere lo Tsunami tour. Ma è indubbio che i tempi sono cambiati. Più complicati, meno limpidi: la maturità , insieme ai pregi, ha portato co sè anche tutti i fardelli del caso.
Le traiettorie del fondatore e dell’ex delfino si sfiorano tutto il giorno senza mai toccarsi. Elemento significativo nella narrazione di questa fase del Movimento. Grillo è in città dal mattino, ma non si vede al teatro Sannazzaro di Chiaia dove Di Maio presenta i candidati napoletani.
Poi va a mangiare da Michele, tra le più famose pizzerie della città (solo margherita e marinara) con parte dello staff. Pranzi separati, pomeriggi separati, fino all’incrocio, quando ormai sono le 19.30, a Torre del Greco. Tutto come da programma. La crisi dei rimborsi non ha spostato di un millimetro l’agenda del fondatore, che sul palco viene ancora presentato come “il leader del Movimento”.
Il discorso di Grillo è lunare: va dal condominio “costruito sopra il Cern, perchè è alimentato da una dispersione di calore”, ai “referendum settimanali per decidere dove vanno le vostre tasse”, dal mondo che si decentra e torna alle città -Stato ai problemi dei portuali di Torre del Greco, fino alle normative europee non applicate. Dieci minuti scarsi.
Dieci minuti in cui a parte una puntura di spillo per parte (Pd e Berlusconi) non c’è nulla della campagna elettorale. Nessuna difesa sui rimborsi, nessuna parola sulla premiership di Di Maio.
Se si chiudono gli occhi, si potrebbe essere in una qualunque piazza d’Italia nel 2007 o nel 2008, agli albori del Movimento. Quando si parlava di ambiente. Quando si discuteva di rinnovabili e di sviluppo sostenibile. Quando l’Europa era il principale avversario delle piccole realtà locali. Quando c’era, insomma, il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo.
Quello che oggi non c’è più.
A sera Di Maio torna fra la sua gente. Un bagno di folla in un palazzetto dello sport di Pomigliano così pieno che circa trecento persone rimangono fuori. C’è chi un po’ deluso se ne va, chi prova a scavalcare, chi rimane al freddo ad aspettare che In frontrunner 5 stelle esca. Circa 2000 persone, fra chi è riuscito a entrare e chi no, dice un funzionario di polizia. Vengono presentati i candidati nei collegi uninominali.
L’applausometro premia lo spin doctor Vincenzo Spadafora e il deputato uscente Salvatore Micillo, autore della legge sui reati ambientali. Poi tocca a Di Maio: “Sono orgoglioso di rivedere tanti di quegli occhi con cui ho iniziato dieci anni fa. Guardate quanto abbiamo costruito”. Avvolto dalla sua gente, rimangono fuori le polemiche su rimborsopoli, sembra lontanissimo il mancato show di Grillo. È la sua sera.
Domani si ricomincerà a ballare. E non poco.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 13th, 2018 Riccardo Fucile
NEI BONIFICI PUBBLICATI MANCA LA DATA, COME MAI?… FINO A QUALCHE GIORNO FA MANCAVANO I RENDICONTI PER MANCANZA DI TEMPO, MA HA UNO STAFF CHE PAGA 6.000 EURO AL MESE
Nel 2016 Roberta Lombardi fa se la prendeva con i colleghi deputati e senatori romani del M5S che si
facevano rimborsare le spese per l’affitto, ovviamente rendicontando tutto al centesimo. Non si sa bene chi fossero, di sicuro non la Lombardi, che non ha mai chiesto un centesimo per i rimborsi per l’alloggio e spende davvero poco anche per il vitto. Almeno se confrontata con Di Battista che arriva a spendere quasi mille euro tra pranzi, colazioni al bar e alimentari.
Una cosa però salta all’occhio guardando il profilo della candidata alla presidenza della Regione Lazio. La Lombardi infatti spende quasi tutti i rimborsi forfettari. Ovvero il denaro che ogni parlamentare riceve mensilmente per le spese d’attività . Nell’ultimo anno la pentastellata ha utilizzato quasi tutti i rimborsi intorno risparmiandone al massimo 240. Unica eccezione settecento euro su ottobre 2017.
Il tutto a partite da una disponibilità di spesa che oscilla tra i seimila e gli ottomila euro. A maggio 2017 ha orgogliosamente restituito la bella cifra di 5,25 euro su settemila. A novembre 2017, ultimo mese rendicontato (siamo a febbraio 2018) la Lombardi ha dichiarato di aver speso 10.073,41 euro (a fronte di 6.986,53 euro di rimborsi) e di averne restituiti zero.
Ieri la Lombardi ha risposto agli attacchi dei giornalisti che la accusano di essere in ritardo con la rendicontazione spiegando di essere molto impegnata nella campagna elettorale per le regionali e quindi di non aver avuto tempo perchè era in campagna elettorale “e quindi ovviamente mi è stato difficile contabilizzare”.
Verrebbe da chiedersi però come questo sia possibile. Roberta Lombardi spende infatti circa seimila euro al mese per i suoi collaboratori. I compagni di partito invece spendono per lo staff intorno ai tremila-quattromila euro al mese. Possibile che i collaboratori della Lombardi non abbiano tempo di occuparsi dei rimborsi e della rendicontazione?
C’è poi un’altra cosa curiosa. La Lombardi dice di aver rendicontato ottobre e novembre ed in effetti sul sito TiRendiConto ci sono le copie dei bonifici.
Non si sa però quando siano stati eseguiti.
Perchè qualcuno ha cancellato la data di esecuzione e lo stato del bonifico. Oppure è un errore dell’homebanking che per due bonifici consecutivi non visualizza la data? Ancora più strano è il fatto che in nessuno dei due bonifici sia presente il codice CRO, che consente di identificare la transazione mentre addirittura nel caso della restituzione di ottobre “manca” anche l’identificativo della filiale presso la quale la Lombardi ha il conto da cui partono i bonifici.
Questo accade solo per le restituzioni di ottobre e novembre 2017.
L’unico riferimento temporale è il timestamp posto in alto nel documento dell’homebanking che reca la data 11/02/2018, ovvero domenica scorsa, proprio nel momento in cui sui giornali e in televisione stava esplodendo il caso dei rimborsi e delle restituzioni a 5 Stelle.
Ed infatti Lombardi ha aggiornato la sua rendicontazione il 9 febbraio, la stessa data in cui Luigi Di Maio ha regolarizzato la sua posizione sulle restituzioni. Quasi che ci sia stato un ordine dall’alto a mettersi in regola.
Ed è strano che non ci siano i dati di esecuzione dei bonifici. Se andiamo ad esempio a guardare le restituzioni precedenti (settembre e agosto, pagare con due distinti bonifici a novembre) le date sono regolarmente presenti. Così come è presente il codice CRO della transazione.
Le solite malelingue hanno già tirato fuori la chat dei quattro amici al bar in cui Virginia Raggi diceva che la Lombardi si faceva pagare la baby sitter dai contribuenti: «Lei è proprio l’ultima dalla quale accetto lezioni di moralità . Da quella poco di buono che ha fatto passare la baby sitter come assistente parlamentare, facendola pagare con i soldi dei cittadini. Lei di certo non si può permettere di giudicare me». Mentre altri fanno notare che per sei mesi — da aprile a settembre 2015 — la Lombardi ha restituito sempre la stessa identica somma: 1.629 euro. Rendicontare al centesimo significa riuscire a spendere sempre la stessa cifra?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 13th, 2018 Riccardo Fucile
“HO CANCELLATO I BONIFICI PERCHE’ VOLEVO CAMBIARE CONTO PER LE COMMISSIONI TROPPO ALTE, MA POI MI SONO DIMENTICATO DI FARLO”…ALLA FINE SI E’ AUTOSOSPESO
Maurizio Buccarella esce dal silenzio e ammette di aver revocato gli ultimi due bonifici al fondo del microcredito che avrebbe dovuto effettuare per le regole del MoVimento 5 Stelle. Il senatore, che di mestiere fa l’avvocato, sostiene di averlo fatto perchè aveva intenzione di cambiare conto corrente in quanto aveva intenzione di chiudere il conto nei mesi successivi ma intanto, già che c’è, insulta i giornalisti e fa sapere di essersi autosospeso.
Buccarella dice che ha revocato i due bonifici «lo stesso 31 gennaio 2018 perchè credevo di poter chiudere quel conto corrente nei giorni immediatamente successivi (decisione che avevo preso da tempo per il costo eccessivo per commissioni applicate su tutte le operazioni da quella banca, ma non volevo “sgarrare” la scadenza del 31 gennaio per chiudere la rendicontazione), cosa che invece non ho fatto (anche per essere stato tre giorni a Roma per i lavori della commissione) e di cui NON mi sono premurato di avvertire l’assistenza di Tirendiconto o altri del Movimento».
Le spiegazioni lasciano aperte molte questioni: perchè, se aveva preso la decisione da tempo, ha deciso di metterla in atto proprio nel giorno in cui doveva effettuare le disposizioni e non l’ha fatto per tempo?
Perchè ha revocato i bonifici invece di aspettare qualche giorno per lasciare il lavoro il sistema e poi chiudere il conto, visto che i lavori della Commissione che cita di solito vengono decisi per tempo?
Perchè, appunto, ha “dimenticato” di avvertire tutti?
Perchè quando Filippo Roma gli ha chiesto se era tutto ok non ha tranquillamente risposto dicendo la sua verità , se aveva la coscienza a posto? E perchè, se era tutto a posto, si è autosospeso dal MoVimento 5 Stelle?
Buccarella, con la serenità tipica di chi ha la coscienza a posto, vede, stravede e prevede l’esistenza di un sordido complotto dietro il servizio delle Iene: “è chiaro che l’operazione de “Le Iene” arriva ad orologeria a poche settimane dalle elezioni, nel verificare la destinazione dei nostri soldi volontariamente versati sul fondo ministeriale, per delegittimare il M5S e lasciare campo libero al partito unico degli occupatori della Repubblica”.
Dimentica, il senatore Buccarella, che il suo partito non ha gridato al complotto quando sono uscite notizie relative ad altri partiti durante la campagna elettorale, ma le ha semplicemente cavalcate sfruttandole politicamente.
Omette, l’avvocato Buccarella, che la fonte delle Iene è il solito ex 5 Stelle che si è sentito fregato dall’atteggiamento di chi annulla i bonifici (magari perchè deve cambiare conto ma poi si dimentica di farlo) e che lui ha utilizzato proprio la stessa tattica di cui venivano accusati altri grillini, sicuramente per una coincidenza.
Ritiene, il senatore Buccarella, di dover rispondere per ogni suo comportamento scorretto “che posso aver commesso” solo al M5S, che ha tutto l’interesse a non fare troppa caciara sulla vicenda.
Pensa, l’avvocato Buccarella, che i giornalisti facciano operazioni di delegittimazione nei confronti del suo partito, accusando così gli altri di complottare sordidamente nel buio diffamando chi non ha però mai preso l’impegno di dare 12mila euro, si è vantato di averlo fatto, ha caricato un bonifico e poi l’ha annullato: questo l’ha fatto lui.
Di questo ci sono le prove e le sue ammissioni. Dei complotti non c’è nemmeno un indizio. Ma vedrete che ci sarà qualcuno che ci crederà . Altrimenti uno come Buccarella in parlamento non ci sarebbe mai arrivato.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 13th, 2018 Riccardo Fucile
GIARRUSSO DA’ LA COLPA AL BANCARIO ALLO SPORTELLO… LEZZI “SOTTO CHOC”… LINEA DURA DI BUGANI
Spuntano nomi eccellenti nel caso rimborsi che sta scuotendo il Movimento 5 Stelle, dalla candidata
alla presidenza della Regione Lazio, Roberta Lombardi, al senatore Michele Giarrusso.
E poi ancora il deputato Danilo Toninelli e la senatrice Barbara Lezzi.
Tutti sotto accusa – in attesa delle verifiche – per i mancati rimborsi che hanno dato vita a un buco di circa 1 milione di euro. Vicenda che ha generato una vera e propria diatriba dentro il Movimento.
Mirella Liuzzi, al settimo posto tra i parlamentari pentastellati per somme versate al Fondo per il microcredito alle imprese, sbotta: “È un problema di grande gravità . Se dici che restituisci, lo devi fare. Se non lo fai, vai via”, afferma in un’intervista a Repubblica.
Il caso rimborsi si allarga.
I big si difendono e invitano a guardare agli altri partiti.
Ma c’è anche, chi come il senatore Maurizio Buccarella, si è autosospeso dal Movimento, ammettendo una “leggerezza” sui bonifici. Solo quattro giorni fa, il 9 febbraio, il senatore Carlo Martelli e il deputato Andrea Cecconi avevano annunciato la loro rinuncia alla corsa per il voto del 4 marzo dopo essere stati deferiti ai probiviri per irregolarità nella “restituzione” di una quota degli stipendi da parlamentari. Poi il bubbone è scoppiato, con il candidato premier, Luigi Di Maio, che ha promesso di mandare a casa le “mele marce”.
Giarrusso, in un’intervista a La Stampa, si difende e dà la colpa al bancario dello sportello al Senato: “Io faccio i bonifici allo sportello del Senato e l’impiegato mi consegna le ricevute. Quello scellerato, che avrà fatto bisboccia la sera prima, sul timbro ha modificato giorno e mese, ma non l’anno”
Ai microfoni di ‘6 su Radio 1′, Toninelli spiega di aver restituito metà del suo stipendio da marzo del 2013 “fino all’ultimo centesimo”.
“Chi oggi ci attacca sparlando, dicendo cose come rimborsopoli’- aggiunge – si dovrebbe vergognare perchè per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana non solo un partito politico non spolpa le tasche degli italiani, ma rifiuta 42 milioni di euro di rimborsi pubblici che ci spettavano e restituisce metà dello stipendio. Stiamo verificando perchè non potevamo farlo prima”.
Ira di Lombardi, che al Messaggero chiarisce:
“Non solo ho rendicontato sia ottobre che novembre, ma dal 2013 ho restituito ai cittadini più di 155mila euro. Mi manca dicembre, ma a gennaio ero, come oggi, in campagna elettorale, quindi ovviamente mi è stato difficile contabilizzare”.
Lezzi, a Repubblica, si dice sotto choc e pronta a difendersi:
“Adesso pubblicherò gli estratti conti. Ho quelli della mia attuale banca: i ‘contabili provvisori’ e le ricevute che danno l’esito positivo per l’ultimo anno. Mi mancano quelli del 2013 della vecchia banca, ci vorranno giorni per averli”.
L’ex inviato delle Iene e candidato con i 5 Stelle, Dino Giarrusso, al Tempo rincara la dose:
“Chi ha sbagliato è giusto che paghi. Ma non accettiamo lezioni dagli altri partiti, che hanno commesso peccati mille volte più gravi”.
Il consigliere nell’associazione Rosseau, Massimo Bugani, in un’intervista al Fatto quotidiano, va giù pesante e non ammette equivoci:
“Cacceremo a calci chi ha fatto finta di versare e non ha versato. Certi controlli e comportamenti di chi valutava in alcuni casi sono stati trascurati nel corso di questi anni. Ed è stato un errore”.
(da “Huffingtonpost”)
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