Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI RIMINI SCRIVE AL DIRETTORE DEL MUSEO EGIZIO: “SE PASSA L’EDITTO MELONI, VENGA SUBITO A DIRIGERE IL MUSEO FELLINI, LEI ONORA L’ITALIA”
Una lettera al direttore del Museo Egizio di Torino Christian Greco per offrigli la direzione del futuro
Museo Federico Fellini di Rimini.
A scriverla è il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, che tramite HuffPost esprime così solidarietà dopo le minacce di Fratelli d’Italia di voler cacciare il direttore per l’iniziativa degli sconti alle coppie arabe, minacce poi ritrattate.
Gentilissimo Dottor Greco,
sicuramente non accadrà perchè contrario a leggi, logica, numeri, buonsenso, progetti attuati, ma se mai l’allucinante/divertente ‘editto bulgaro’ di Fratelli d’Italia nei suoi confronti sortisse il suo effetto, Le dico già che il futuro Museo Internazionale Federico Fellini di Rimini sarebbe onorato di offrirLe la direzione.
La ragione dice che questo non accadrà mai. Vista la natura societaria e statutaria privata che sostiene il Museo Egizio di Torino; visti gli straordinari risultati in termini di presenze (800 mila all’anno), autorevolezza, credibilità , che ne fanno una delle tre strutture museali italiane più visitate e conosciute al mondo.
“Purtroppo” per noi, il bellicoso proponimento di licenziarla è chiaramente inefficace. Certo è impressionante il solo fatto di minacciarlo: una eccellenza culturale italiana a cui si promette il licenziamento senza avere non solo alcuna base giuridica ma anche qualsiasi argomento minimamente plausibile, solo per avere messo a nudo la demagogia e l’ignoranza (“non conoscenza” nel senso etimologico, tanto per specificare…) del politico di turno, racconta molto dei protagonisti.
Si può cacciare Messi perchè con la sua bravura al Barcellona oscura un invidioso personaggio nella Municipalità Catalana? Per qualcuno evidentemente si può.
Sappia, comunque, gentilissimo Dottor Greco, che Rimini sarebbe lieta di accogliere tra le sue braccia un uomo e un professionista di straordinarie capacità , in grado di far fare un salto culturale alla gestione dei beni culturali e intellettuali, divulgandone la conoscenza e l’attualità .
Quanto deve far rosicare quella Sua frase ‘la cultura è universale’. Quello appunto che vogliamo fare con il Museo Internazionale Federico Fellini, un luogo di scambio, relazioni nel nome dell’intelligenza, della creazione artistica, della cultura come asset per modificare in meglio una città , un paese, sia fisicamente che moralmente.
Lei resterà ancora per tanti anni a Torino perchè Lei onora quella città , quel museo, l’Italia intera.
Ma se fosse lei a essere interessato a una nuova sfida culturale…beh Rimini la attende.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile
VOCI DI UN RITORNO DI VELTRONI IN CASO DI DISFATTA MENTRE GENTILONI SI SPENDE PER GLI ALLEATI
L’assillo di questi giorni, rimbalzato da un telefono all’altro in forma interrogativa, sta diventando una presa d’atto, alla luce del fuoco di fila subito dal Pd nella prima vera settimana di campagna elettorale.
«La responsabilità non paga», è l’amara constatazione dell’inner circle renziano in costante contatto col leader. Il quale in pubblico ammette di percepire un sentimento di paura nel partito, tanto da spronare i militanti riuniti ieri alla casa del popolo di Signa a «scuotersi di dosso la rassegnazione e a fare lo sforzo finale per essere il primo partito».
Col passare dei giorni la paura nei ranghi cresce e i sondaggi non confortano.
Per arginare l’offensiva Renzi non solo oggi sarà a Firenze con Minniti, ma giovedì sarà al sacrario di Sant’Anna di Stazzema con mezzo governo al seguito, per rimarcare la natura antifascista del Pd.
Gentiloni sarà impegnato a Berlino con la Merkel, ma il capo dell’opposizione Andrea Orlando ci sarà e con lui Orfini, Martina, Pinotti, Fedeli, Madia, insieme a Fassino, Marcucci e ai renziani della prima ora. Lo stato maggiore del partito firmerà l’Anagrafe antifascista di Stazzema, nel luogo che commemora i martiri dell’eccidio nazi-fascista. Una mossa per provare a dare un segnale netto prima della manifestazione unitaria con l’Anpi del 24 febbraio.
Nella torre di controllo della campagna elettorale si attende con ansia un sondaggio commissionato a una nota società demoscopica sulle sfide nei collegi. Sperando che non vi siano troppe sorprese al ribasso rispetto a previsioni già fosche sul versante delle battaglie uninominali.
Dove il Pd sembra reggere solo nelle regioni rosse.
«Ancor di più dopo Macerata, c’è una sensazione di difficoltà anche nei collegi, dovuta a fatto che il Pd è schiacciato dalle posizioni e dalla propaganda degli altri partiti», ammette un dirigente toscano vicino al segretario. Il timore di come andrà a finire il 4 marzo è forte. Tanto che l’asticella, fissata finora intorno alla soglia psicologica del 25 per cento, ovvero la percentuale ottenuta da Bersani nel 2013, negli ultimi giorni è scesa di grado. Fino a fissarsi, nei conversari del cerchio stretto del segretario, intorno al 23 per cento, attuale fotografia dei consensi in capo al Pd.
Sotto la quale tutto viene messo in conto.
«Se ci fermassimo intorno al 20 per cento sarebbe una disfatta e non reggerebbe più nulla», si agitano i renziani, «anche perchè vorrebbe dire che il centrodestra avrebbe numeri per fare un governo autonomo».
Uno dei dati segnalati dai sismografi interni è che il Pd perde consensi a favore del centrodestra e non dei grillini.
Il timore di avvicinarsi alla temibile soglia del 20% la dice lunga. È vero che con i voti degli alleati che resteranno sotto il 3 per cento il Pd potrebbe strappare una percentuale più alta, sfiorando il 26-27%.
Ma se la Bonino salisse oltre il 3% e Insieme e Civica Popolare restassero sotto l’uno (disperdendo così i voti), il film sarebbe un altro.
E tutti sanno che la resa dei conti si farà sul peso del Pd come singolo partito.
Le sonde dello stato maggiore renziano però ancora non registrano movimenti sospetti dei vari big, da Orlando a Franceschini.
Per ora tutti stanno a vedere cosa succederà , ma certo il clima di diffidenza serpeggia a vari livelli. Le voci velenose già circolano, come quella di un Walter Veltroni in cima alla lista degli ex leader che potrebbero essere richiamati a gran voce a reggere le fondamenta della casa madre in caso di tracollo.
Per parte sua, Gentiloni sta muovendosi ad arte per scacciare da sè qualunque strana idea: conscio che la sua immagine è il valore aggiunto del Pd, la spende tutta in favore della coalizione, puntando a far crescere le varie liste alleate: ieri era in prima fila e sul palco a sostenere la Lorenzin a Roma ed era a fianco della Bonino per l’apertura della campagna elettorale ai primi del mese.
«La coalizione sta recuperando sul centrodestra», dice il premier, senza specificare però che ciò è dovuto alla crescita di mezzo punto della lista Più Europa.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile
LA NOTIZIA E’ CHE UNO CHE VUOLE GUIDARE L’ITALIA NON E’ NEMMENO IN GRADO DI CONTROLLARE I SUOI CANDIDATI E VERIFICARE DUE SEMPLICI CONTI
“Per quanto ci riguarda è una persona che non ci aveva detto di far parte di una loggia massonica e per
questa ragione non può stare nel movimento. Gli abbiamo inibito l’utilizzo del simbolo e quindi per lui è game over”: Luigi Di Maio a Napoli oggi intercettato dai giornalisti è costretto a parlare del tema di cui nelle bacheche social dell’intero MoVimento 5 Stelle non si fa menzione: uno dei motivi di imbarazzo che ruota intorno al candidato Catello detto Lello Vitiello è che è stato proposto proprio dall’entourage di Di Maio.
Un altro dei motivi di imbarazzo è una cosa di cui probabilmente Giggetto non si è ancora accorto: il M5S non può inibire l’uso del simbolo a Catello Vitiello perchè il simbolo è attualmente in mano a un curatore, per la causa promossa dai 33 grillini ribelli assistiti dall’avvocato Lorenzo Borrè.
Poi Di Maio ha detto la sua anche sui due (per ora) candidati e parlamentari del M5S che sono stati beccati a non versare nel fondo del microcredito: “Quelle persone come Cecconi e Martelli le ho già messe fuori, per gli altri stiamo facendo tutte le verifiche che servono ma siamo orgogliosi di quello che è il Movimento”
E anche qui Di Maio dimostra di non aver capito cos’è la notizia.
Lui è infatti il candidato premier del M5S e in quanto tale si offre come guida del paese. Ma lui, in quanto capo della coalizione che ha candidato Cecconi e Martelli, è anche quello che li doveva controllare.
La notizia è che uno che vuole guidare l’Italia non è nemmeno in grado di controllare i suoi candidati.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile
L’AVEVA PROMESSO E HA MANTENUTO, OGGI E’ ANDATO IN VISITA A NORCIA …LA CIFRA RESTANTE AI BIMBI DI BANGUI CHE, PUR ESSENDO IN POVERTA’, AVEVANO FATTO UNA RACCOLTA DI FONDI PER I NOSTRI TERREMOTATI: “UNA LEZIONE PER TUTTI NOI”
Claudio Baglioni ha mantenuto la promessa fatta prima del Festival di Sanremo e ha devoluto in beneficenza una lauta somma di denaro.
Il compenso concordato al cantautore romano per la direzione artistica del Festival di Sanremo 2018, era di circa 600 mila euro, 50 mila euro in meno rispetto a quanto ha intascato Carlo Conti per l’edizione dei record del 2017.
Baglioni non ha direttamente donato i proventi del compenso di Sanremo, ma attraverso il concerto benefico ‘Avrai’, tenuto lo scorso dicembre in Vaticano e trasmesso in diretta mondiale, ha devoluto in beneficenza alle popolazioni colpite dal terremoto a Norcia l’importo di 700.000 euro
Proprio questa mattina infatti, Baglioni si è recato in visita a quelle popolazioni colpite dal sisma. I cittadini l’hanno accolto nelle scuole materne ed ha intrattenuto le persone del posto organizzando un piccolo concerto.
“Ritrovarsi a Norcia significa dare concretezza a parole quali vicinanza e solidarietà , dimostrando che, a volte, le parole possono essere ‘pietre’ anche in senso positivo, vale a dire mattoni che aiutano a ricostruire ciò che la furia della natura distrugge”: ha affermato Baglioni a margine dell’evento.
“Qui ci sono le mie radici, è qui che affondano”. L’Umbria è la terra dei miei genitori”, ha dichiarato mentre con la mente tornava ad alcuni ricordi legati a quei posti. “Castelluccio e la sua piana sono due tra gli angoli del nostro Paese ai quali sono più legato in assoluto. Da qui, infatti, sono partiti raduni, concerti e alcuni tra i miei progetti artistici più importante. Da Fratello Sole e sorella Luna, l’incisione del 1972 per il film di Zeffirelli, all’avventura di Capitani Coraggiosi che ha preso le mosse proprio da Castelluccio nell’estate 2015”.
Inoltre, il cantante ha evidenziato che i 700mila euro raccolti serviranno anche alla ricostruzione del Centro Parrocchiale Madonna delle Grazie del paese.
Ai bambini africani che si sono impegnati nella donazione andrà invece la cifra restante del ricavato del concerto. “Siamo qui per sottolineare il grandissimo valore di umanità e fratellanza del gesto dei bambini di Bangui. Pur vivendo nella Repubblica Centrafricana, che è all’ultimo posto nella classifica mondiale per quanto riguarda il PIL pro-capite, non ci hanno pensato due volte a tendere la mano ai loro piccoli amici di Norcia. Un gesto che è una grande lezione per tutti noi e che fa sperare nel fatto che ‘Fratello Sole’ tornerà presto a riscaldare case e cuori”, ha concluso.
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile
NON SOLO I TAGLI SI LIMITANO AL 10% DI QUANTO INCASSANO REALMENTE COME PARLAMENTARI, MA ORA SI SCOPRONO I BONIFICI TAROCCATI PER TENERSI I SOLDI
L’inchiesta delle Iene ha fatto a pezzi uno dei principali miti fondativi del Movimento 5 stelle: il
dimezzamento dello stipendio con annessa restituzione di una parte delle somme incassate. Insomma, la tanto strombazzata “onestà “.
Non soltanto il dimezzamento è una bufala perchè i tagli si fermano intorno al 10-15% del totale dei soldi incassati (23 su 135 milioni), ma addirittura volti M5s di primo piano, capigruppo e presidenti di gruppo che abbiano visto tutte le sere in tv a fare la morale, fingevano di restituire con bonifici farlocchi, che poi annullavano per tenersi i soldi.
Non si tratta di un semplice ritardo, come ha detto Di Maio, ma del tentativo di fregare la buona fede delle persone.
Sono loro che da anni parlano di dimezzamento dello stipendio, molti elettori li hanno votati proprio per questo.
Ora scopriamo che mentivano, che non avevano alcun problema ad andare in tv ad autoelogiarsi, salvo poi annullare il bonifico per tenersi i soldi.
Questo castello di menzogne è venuto fuori solo grazie all’inchiesta delle Iene, solo grazie alla soffiata di una fonte interna, di un esponente M5s che ha deciso di vuotare il sacco.
Fosse stato per loro, non avremmo mai saputo niente. Cecconi e Martelli, intervistati dalla iena Filippo Roma, hanno continuato a negare anche dopo essere stati scoperti.
Il buco è di alcuni milioni di euro.
Nel Fondo del Ministero sono arrivati 23,1 milioni, mentre il sito cinquestelle parla di 23,4 milioni.
Ma nei soldi arrivati al Mise ci sarebbero, secondo quanto scrivono i giornali, anche i pagamenti dei consiglieri regionali di Emilia, Veneto, Lombardia, Liguria, che in totale fanno 2,4 milioni.
E poi i soldi versati da ex parlamentari M5s, ora al gruppo misto.
Quindi il buco sarebbe di circa 3 milioni che i superfurbetti a cinque stelle hanno dichiarato di aver versato e invece si sono tenuti in tasca.
Ma il problema non sono le cifre, sebbene importanti.
Anche perchè se vogliamo parlare di numeri a proposito del taglio ai costi della politica, ci sono altre cifre ben più imponenti: sono stati eliminati 324 milioni di euro di finanziamento pubblico ai partiti.
Con la legge votata nel 2014, contro il parere M5s, sono stati eliminati 91 milioni di euro annui di soldi ai partiti, ridotti a 27 milioni nel 2015, 13 milioni nel 2016, zero euro dal 2017 in poi.
Centinaia di milioni di euro risparmiati dai cittadini, altro che gli scontrini di Di Maio. Oggi chi vuole contribuire alla politica lo fa volontariamente, con il 2 per mille.
Il problema, quindi, non sono le cifre, ma le menzogne raccontate da questi signori agli elettori.
Hanno giocato sulla buona fede dei cittadini, prendendoli in giro.
E ora sono ricandidati, con seggi blindati decisi dal loro leader Di Maio.
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile
L’IMPIANTO PASSERA’ DALLA PRODUZIONE DI SANITARI A QUELLA DI SAMPIETRINI… DECISIVA LA MEDIAZIONE DEL MINISTRO, A DIMOSTRAZIONE CHE CONTANO I FATTI NON I CIALTRONI PADAGNI CHE FANNO SELFIE CON GLI OPERAI E POI SE NE FOTTONO
Svolta positiva per la vicenda dello stabilimento Ideal Standard di Roccasecca, in provincia di Frosinone.
Al Ministero dello Sviluppo Economico è stata siglata oggi l’intesa tra la società e Saxa Grass per consentire a quest’ultima di rilevare l’impianto in continuità aziendale, quindi con tutti i lavoratori e con un piano di investimenti supportato da Governo e Regioni per 30 milioni di euro.
Ad annunciarlo è stato il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, al termine del tavolo sulla vertenza. Il sito che impiega circa 300 persone passerà a produrre Sampietrini da materiale di scarto (oggi invece nella fabbrica si realizzano sanitari).
A Roccasecca sarà realizzato “un nuovo prodotto, un sampietrino non in pietra ma che è un esempio di economia circolare”, ha spiegato Calenda.
Tutto è stato fatto in tempi record per evitare che la procedura di mobilità avesse avuto corso: sindacati e azienda stanno procedendo per revocarla.
Il ministro ha spiegato che tutto avverrà in continuità aziendale perchè si tratta del passaggio di un ramo d’azienda. Non c’è un controvalore per il passaggio, anzi, Ideal Standard contribuirà con una “dote”.
Calenda ha fatto sapere inoltre che il passaggio formale tra le due società “avverrà il 22 febbraio”. Per il ministro la conclusione della vertenza rappresenta “una bella storia.
Soddisfatto anche il sindaco della città , Giuseppe Sacco: “È stato un miracolo e in città c’è entusiasmo, ora possiamo guardare al futuro con sano ottimismo”, ha detto. Per il primo cittadino si tratta “di una bella storia di reindustrializzazione” che è stata possibile grazie “all’apprezzabile lavoro di Governo e Regione”, e aggiunge: “Siamo soddisfatti di come si sia chiusa la vertenza dopo due mesi molto difficili”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile
“DURANTE L’ERASMUS GLI ALTRI SI DIVERTIVANO, IO FACEVO IL GUARDIANO DI NOTTE”… “E’ IMPORTANTE CHI SEI, NON COSA FAI, HO IMPARATO LA DIGNITA’ DEL LAVORO”… IL GIUDIZIO DELLA COMMISSIONE CHE LO SCELSE: “E’ GIOVANE, MA QUESTO E’ UN FENOMENO”
«La prego di scusarmi per la mia immensa ignoranza sul calcio». Alla richiesta di aiuto del collega
direttore del Museo della Fifa, la federazione internazionale dello sport più popolare del mondo, ha risposto così. Volentieri, se posso do una mano, ma sappiate che a stento so distinguere Pelè da Maradona.
All’estero Christian Greco ha imparato anche l’arte del volare basso, dello stare al proprio posto.
Arrivò a Leiden il 7 gennaio del 1997. Uno degli inverni più freddi della storia d’Olanda. Nella cittadina universitaria si pattinava sui canali ghiacciati.
«Ma io sono l’unico che durante l’Erasmus non si è divertito». Rimase chiuso in camera a studiare il nederlandese, una delle lingue più difficili del mondo.
L’impresa gli valse la sua prima stagione di scavi con l’impegno di pubblicare tutti i materiali metallici raccolti poco distante da Aleppo. Aveva 21 anni.
«Complimenti, state per cominciare a studiare la disciplina più bella del mondo, sappiate però che nessuno di voi troverà un lavoro» gli aveva detto all’inizio della prima lezione il professor Renè Van Walsen.
L’allievo italiano ha fatto le pulizie nei bagni pubblici della stazione, ha lavorato come guardiano di notte all’hotel Ibis. «Con turno di notte nel fine settimana. Tornavo a casa alle 7 del mattino, facevo la doccia, e andavo di corsa in aula. Ho imparato la dignità del lavoro, qualunque esso sia. Ho imparato che è importante chi sei, non cosa fai. Io sarò sempre un egittologo, anche se dovessi tornare a servire birra in un bar, e non certo perchè oggi ho un ruolo».
Un milione di visitatori
Il Museo Egizio di Torino viene spesso dato per scontato. Tutti o quasi sanno che è il più antico del mondo, persino più anziano di quello del Cairo, e che l’anno scorso si è rifatto il trucco duplicando la sua superficie.
Eppure la venerabile istituzione vanta un bilancio annuale da un milione di visitatori, 9,5 milioni di euro d’incasso, ricavo netto di 810.000 euro, investiti in quattro fondi che corrispondono ad altrettanti progetti, dalla digitalizzazione degli archivi al progetto di «Public archeology» per rendere condiviso il proprio patrimonio, il tutto in regime di autofinanziamento, ha saputo anche cambiare pelle.
«Sembra di entrare nell’isola di Tonga» disse una volta l’ex sindaco Piero Fassino, a sottolineare una tendenza all’autoreferenzialità dell’Egizio.
«Musei come centri di ricerca»
«Io credo ai musei come centri di ricerca, come agorà aperta, capaci di programmare e di crearsi nuove possibilità di crescita» racconta Greco. Al concorso internazionale per il posto di nuovo direttore dell’Egizio arrivarono 101 candidature, equamente divise tra italiani e stranieri.
Pochi giorni prima della scelta un membro della commissione indipendente incontrò la presidente Evelina Christillin. «Ne abbiamo trovato uno che forse non ha l’età , ma è un fenomeno». «E allora prendetelo, se potete» fu la risposta.
La «signora delle colline», nomignolo più malevolo di quanto appare, emblema e incarnazione del sistema Torino, è stata premiata ieri come torinese dell’anno dalla sindaca Chiara Appendino, che doveva abbattere il sistema Torino. Di lei e della sua collezione interminabile di incarichi, ultimo dei quali il posto nel Consiglio della Fifa, si può dire molto. Ma è difficile negare la sua tendenza a dare fiducia ai giovani, a favorire il loro percorso.
«Se fossi rimasto in Italia…»
Greco detesta la retorica della fuga dei cervelli all’estero con annesso rientro del figliol prodigo. «Quando all’università di Pavia mi proposero di andare a Leiden, pensavo fosse in Germania… Ma se fossi rimasto in Italia non credo che sarebbe stato possibile fare quel che ho fatto. Dove sono i giovani? Dove sono le loro possibilità ? Investiamo ancora troppo poco in ricerca».
A 34 anni divenne direttore del Museo Nazionale di Leiden. Il suo successore ne ha 32. «Ci sono stato la scorsa settimana. Ho incontrato sei ricercatori italiani. Non siamo più un polo d’attrazione, e non solo per l’egittologia».
Greco appare all’antica come i suoi studi, tormentato il giusto, come chi ha fatto della sua unica passione una ragione di vita. «Mi chiedo spesso cosa spinge le persone a fare migliaia di chilometri e tre ore di fila per vedere reperti di 4-5.000 anni fa perfettamente conservati. La mia risposta è che l’Egitto ci comunica il senso dell’immortalità , perchè la sua civiltà è stata capace di superare la caducità umana e i limiti del tempo».
Sul Nilo con la mamma
A 12 anni fece il classico viaggio sul Nilo in compagnia della mamma. E di fronte al tempio di Ramsete ebbe l’illuminazione. I genitori, papà architetto, madre negoziante, non erano d’accordo, poche possibilità , alto rischio di tornare nella natia Vicenza con le pive nel sacco.
Dopo gli anni di Leiden, e gli allestimenti in mezzo mondo, da New York a Helsinki, si sono arresi all’evidenza. «Mi manca il lavoro sul campo. Per me è linfa vitale. Ma se con il Museo Egizio riesco in qualche modo a favorire e promuovere la ricerca, questo può essere un bel modo per appagare il mio desiderio».
(da “il Corriere della Sera”)
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Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile
VISITATORI AUMENTATI DA 772.934 A 845.2378, ALLESTIMENTO RINNOVATO, NUOVE RICERCHE E SCAVI.. LUREATO CON 110 E LODE, DIVERSI MASTERS ALL’ESTERO, DIRETTORE IN OLANDA, HA VINTO IL CONCORSO A 38 ANNI BATTENDO OLTRE 100 CANDIDATI
È arrivato a Torino quasi quattro anni fa e da allora la sua guida ha dato energie nuove anche alle mummie del Museo Egizio.
Nel 2014 Christian Greco era l’unico under 40 a dirigere un grande museo italiano: merito della sua esperienza e delle sue capacità , della sua visione e della sue aperture. Qualità che gli hanno permesso di rilanciare il museo, tra i primi dieci in Italia, ma che ora gli hanno attirato le attenzioni della Lega Nord prima e di Fratelli d’Italia dopo, con il responsabile della comunicazione Federico Mollicone che domenica arrivava ad annunciare epurazioni: “Una volta al governo Fratelli d’Italia realizzerà uno dei punti qualificanti del proprio programma culturale che prevede uno spoil system automatico al cambio del ministero della Cultura per tutti i ruoli di nomina, in modo da garantire la trasparenza e il merito, non l’appartenenza ideologica”.
In poche righe l’esponente della destra inanellava una serie di errori senza sapere che il caso di Christian Greco non rientra tra le ipotesi ventilate.
Nel 2014, a soli 39 anni, l’attuale direttore aveva vinto la gara per dirigere il museo torinese che raccoglie una collezione archeologica nata quasi due secoli fa, quando Torino era la capitale del Regno d’Italia e dai suoi palazzi partivano spedizioni in Egitto.
Al bando pubblicato nel 2013 dalla Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, costituita dalla Città di Torino con la Regione Piemonte e due fondazioni bancarie private, avevano risposto ben 107 persone inviando il loro curriculum alla Praxi, società di consulenza specializzata nella selezione di manager. Dopo il primo vaglio di Praxi, sette candidati erano passati alla fase dei colloqui finali con la commissione di quattro esperti nominata dal cda della Fondazione, presieduto da Evelina Christillin.
Alla fine, il prescelto è stato Greco che, dopo quasi 17 anni all’estero, ha lasciato il suo incarico di docente all’Università di Leiden, migliore centro di egittologia dei Paesi Bassi, e quello al museo delle antichità di quella città ed è tornato in Italia.
In Olanda Greco era arrivato nel 1997 per l’Erasmus come studente di lettere classiche all’Università di Pavia e del Collegio Ghislieri.
Nel 1998, nella città lombarda, aveva ottenuto la laurea con lode in archeologia. Quindi era tornato a Leiden per restarci lavorando come receptionist in un albergo, ma anche guida del museo delle antichità di cui nel 2009 diventa curatore della sezione egizia e pure come insegnante di italiano e di lettere classiche.
Nella cittadina olandese nel 2007 ottiene un’altra lode, quella del master in Egittologia dell’Università di Leiden e nel 2008 ottiene il dottorato di ricerca a Pisa.
Una volta tornato in Italia, l’ex cervello in fuga ha rilanciato il museo torinese coniugando nuove ricerche e scavi a iniziative per attirare visitatori all’interno del palazzo, completamente rinnovato negli allestimenti, con iniziative “pop”.
Così l’Egizio, tra i primi dieci musei italiani, è passato dai 772.934 visitatori del 2015 agli 845.237 del 2017.
Ora però viene preso di mira dalla destra per la promozione “Fortunato chi parla arabo” che permette ai cittadini di lingua araba di entrare in due al costo di un biglietto intero fino al 31 marzo.
L’intenzione di Greco e del Museo Egizio è di mettere “un patrimonio museale che non appartiene alla cultura italiana” a disposizione di “coloro che in esso possono trovare radici, identità e orgoglio” e incentivare le visite dei “nuovi italiani”.
Lanciata il 6 dicembre scorso, l’iniziativa ha suscitato innanzitutto irritazione tra gli esponenti della Lega Nord. Il leader dei Giovani padani, Andrea Crippa, ha fatto intasare i centralini del Museo Egizio dopo aver diffuso su Facebook il video di una telefonata all’ufficio informazioni e aver invitato i suoi “fan” a protestare.
Tuttavia il video sarebbe “una deliberata messa in scena da parte del signor Andrea Crippa — informava a fine gennaio il museo — e contiene risposte inesatte e comunque in alcun modo riferibili ad operatrici dell’Ufficio Prenotazioni del Museo Egizio”. Intanto la Digos indaga.
Le spiegazioni fornite in quei giorni da Greco e dal museo non sono bastate però a mettere fine alle polemiche. A soffiare sul fuoco è stata la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che venerdì, accompagnata dai candidati torinesi Agostino Ghiglia e Augusta Montaruli, è andata davanti all’ingresso di via Accademia delle Scienze.
Il direttore del Museo Egizio li ha incontrati cercando di ribadire l’intento e i principi, ma c’è stato poco da fare.
L’aver risposto a ogni provocazione della Meloni in maniera sensata e cortese ha animato ancora di più i colonnelli della leader di Fratelli d’Italia che sono andati all’attacco dopo la solidarietà espressa dai comitati tecnico-scientifici per l’archeologia e per i musei e l’economia della cultura del Mibact.
Intorno a Greco, però, hanno fatto quadrato sia l’amministrazione M5s della città , con l’assessora alla Cultura Francesca Leon che ha ricordato come “essere donne e uomini di cultura vuol dire costruire ponti, non innalzare muri”, sia quella della regione a guida Pd, con il presidente Sergio Chiamparino che ha lanciato uno slogan: “Christian Greco sempre, tengano giù le mani dall’Egizio”.
“Il direttore è bravissimo”, ha quindi chiosato il ministro della Cultura Dario Franceshini lunedì mattina.
Poi la patetica retromarcia di Fdi: “siamo stati fraintesi”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile
IN NOTTATA LA PENOSA RETROMARCIA DI FDI: “SAPPIAMO CHE E’ NOMINATO DA SELEZIONE INTERNAZIONALE”
Non paghi dell’epocale figuraccia che Giorgia Meloni ha fatto di fronte al direttore del Museo Egizio di
Torino Christian Greco, i Fratelli d’Italia / L’Italia s’è desta promettono che lo cacceranno.
Federico Mollicone, responsabile nazionale comunicazione di Fratelli d’Italia, rilascia una dichiarazione alle agenzie di stampa in cui minaccia di cacciare Greco: «Stiano tranquilli il direttore Greco e gli estensori dell’anacronistico appello: una volta al governo Fratelli d’Italia realizzerà uno dei punti qualificanti del proprio programma culturale che prevede uno spoil system automatico al cambio del Ministro della Cultura per tutti i ruoli di nomina, in modo da garantire la trasparenza e il merito, non l’appartenenza ideologica».
In nottata, dopo aver scatenato una polemica invereconda, Mollicone rilascia un’altra nota nella quale sostiene di non aver mai voluto dire che Fratelli d’Italia caccerà Greco: “In merito a quanto da me dichiarato, preciso che non ho mai scritto di voler cacciare nessuno, tanto meno il direttore del Museo Egizio che so bene essere stato nominato dopo selezione internazionale. Per quanto riguarda lo spoil system ricordo che era riferito in generale alle cariche apicali ministeriali e che come prevede la legge 145 del 15 luglio 2002 e successive decadono 90 giorni dopo l’insediamento del nuovo esecutivo”.
Maurizio Assalto sulla Stampa di oggi ricorda che FdI non potrà mai e poi mai cacciare il direttore del Museo Egizio Christian Greco, perchè non ha il potere per farlo:
“Nella surreale polemica che ha preso di mira l’Egizio, nutrita di false telefonate (no, non era un centralinista del Museo quello che ha fatto da spalla al «giovane padano» Andrea Crippa), di cifre sparate a caso (no, il Museo non ha stanziato «centinaia di migliaia di euro» per pubblicizzare l’iniziativa rivolta ai visitatori di lingua araba), di confusione tra religione e etnia (non tutti gli arabi sono musulmani), l’ultima minaccia agitata da Fratelli d’Italia proprio non sta in piedi.
L’ennesimo fake in un momento — e in una campagna elettorale — che di fake rischia di fare indigestione. Nessun futuro vincitore dopo il 4 marzo potrà rimuovere Christian Greco, perchè il direttore dell’Egizio è nominato dal Cda della Fondazione, il cui unico membro di nomina governativa è il presidente. Sta scritto sullo statuto, pubblicato online e consultabile da chiunque. Documentarsi, prima di dare di piglio ai petardi. A meno che non si voglia soltanto il rumore dei petardi.”
(da “NextQuotidiano”)
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