Destra di Popolo.net

LA MELONI HA BISOGNO DI CURE: “QUANDO SAREMO AL GOVERNO, CACCEREMO IL DIRETTORE DEL MUSEO EGIZIO DI TORINO”

Febbraio 11th, 2018 Riccardo Fucile

SI ACCONTENTI DELL’OLIO DI RICINO, IL MUSEO EGIZIO E’ UN MUSEO PRIVATO, IL DIRETTORE LO SCEGLIE LA FONDAZIONE… MA QUESTA, SOLO FIGURE DI MERDA RIESCE A RIMEDIARE?

Fratelli d’Italia annuncia che in caso di vittoria elettorale caccerà  il direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco, colpevole di aver compreso, tra le tante iniziative promozionali, anche una agevolazione per tre mesi ai torinesi che parlano arabo. Secondo Fratelli d’Italia la campagna del museo “è il sintomo del pensiero debole dell’Occidente” e addirittura “una iniziativa ideologica e anti-italiana”.
A far infuriare gli eredi di Alleanza nazionale anche l’appello dei Comitati tecnici del Mibact, il ministero dei beni culturali, che in un documento hanno espresso “solidarietà  all’iniziativa del direttore Greco” condannando “le strumentalizzazioni e gli attacchi politici”.
Venerdì Giorgia Meloni e i militanti del partito di destra avevano inscenato una manifestazione di fronte al Museo.
Il direttore Greco era sceso in strada e aveva ribattuto alle teorie dei politici che tenevano il comizio. La Meloni, a detta di tutti, ne era uscita male, dimostrando una grande ignoranza in materia.
Ora   arriva la minaccia del responsabile della comunicazione di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone: “Una volta al governo Fratelli d’Italia realizzerà  uno spoil system automatico di tutti i ruoli di nomina del ministero della Cultura”.
Neanche sa che il museo Egizio di Torino non è un museo statale, ma è retto da una Fondazione che nomina il direttore in base a un bando.
Quindi il ministero non c’entra una mazza, come peraltro aveva cercato già  di spiegare Greco alla smemorata Meloni.
Non contenta della prima, oggi seconda figura di merda.

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CASAPOUND FA PAURA AL CENTRODESTRA: IN DIVERSI COLLEGI PUO’ ERODERE I VOTI DECISIVI A SALVINI E ALLA MELONI

Febbraio 11th, 2018 Riccardo Fucile

SE ARRIVA AL 2% POTREBBE DETERMINARE LA SCONFITTA DEL CENTRODESTRA… IL PRECEDENTE DEL 1996 QUANDO IL MOVIMENTO SOCIALE DI RAUTI FECE PERDERE AL CENTRODESTRA 45 DEPUTATI E 25 SENATORI

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’ Italia, ostenta indifferenza: «Non sono preoccupata, Casa Pound non sta aumentando i consensi, semmai è vero che i mass media hanno interesse a sovradimensionarli».
Sta di fatto che, attraverso i Social, i Fratelli stanno già  imbastendo una campagna per il voto utile a favore della destra sedicente «istituzionale».
E anche nella Lega c’è il timore che qualcuno li scavalchi a destra nella corsa a chi è più xenofobo.
Ma a CasaPound, scrive la Stampa, sono pronti a controbattere: «Gli elettori hanno già  capito tutto – dice Di Stefano – la legge elettorale è stata scritta per pareggiare, ma chi vuole osteggiare un governo Monti al quadrato e vuole politiche durissime sulla migrazione, sa per chi votare».
Per la prima volta da anni la coalizione di centrodestra ha alla sua destra un concorrente di fatto: CasaPound non è più quello delle origini, qualcuno della vecchia guardia è entrato nei partiti tradizionali, si è scelto (qualcuno dice per opportunismo) di spostare la barra sul terreno dove sguazzano in tanti, quello della lotta alla immigrazione, ma contando su una struttura organizzata sul territorio.
Sono nate strutture economiche che finanziano l’attività  e si sono aperte le porte dei media, premesse ottimali per presentarsi a una competizione politica.
Attualmente Casa Pound oscilla, secondo i sondaggisti intorno all’1,5%, qualcuno azzarda un 1,9%, mentre Forza Nuova è ferma a uno 0,3%.
Casa Pound nella versione attuale xenofoba fa chiaramente concorrenza a Lega e Fdi, non a caso i partiti in calo nel centrodestra (che hanno perso almeno un 4% totale negli ultimi mesi).
Ma CasaPound non fa parte della coalizione, quindi se non raggiunge il 3%, la percentuale che potrebbe ottenere non va in dono agli altri partiti della coalizione.
Quindi di fatto li sottrae, ammesso che i voti provengano tutti da quegli ambienti.
E dato che molti collegi uninominali sono contesi sul filo di percentuali irrisorie, è evidente che se CasaPound arriva o supera il 2% un danno al centrodestra lo crea.
Non entriamo nel merito della coerenza di chi si pone come alternativa al sistema e poi annuncia che darebbe un appoggio esterno a un governo presieduto da Salvini (proposta che farebbe inorridire CasaPound delle origini), ci limitiamo a dire che il ricordo di molti va al 1996 quando il Movimento sociale di Pino Rauti raccolse l’ 1,67% alle elezioni politiche e , grazie a questo pur modesto risultato,   saltarono al centrodestra di allora ben 45 deputati e 25 senatori (per la cronaca aprendo al governo dell’ Ulivo di Romano Prodi).
Circostanza e incubo ben presente a Salvini e alla Meloni che non avevano calcolato che nella gara a chi starnazza di più contro i poveri del mondo (quelli che poi qualcuno, in evidente contraddizione,   gratifica di un pacco alimentare a domicilio per spot elettorale) c’e’ sempre il rischio di trovare qualcuno che urla più forte di te.
Salvo poi ritrovarsi uniti nello spartirsi le poltrone.

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SONDAGGIO LAZIO, ZINGARETTI IN VANTAGGIO

Febbraio 11th, 2018 Riccardo Fucile

SECONDO IPSOS ZINGARETTI 33%, LOMBARDI 29%, PARISI 22%,   PIROZZI 12%

Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera di oggi riepiloga i risultati di un sondaggio IPSOS sulla Regione Lazio che segnala un vantaggio di Nicola Zingaretti rispetto agli altri partecipanti alla corsa per via della Pisana.
Il governatore uscente è al 33% mentre la sua sfidante più vicina nella rilevazione è Roberta Lombardi che porta a casa il 29%; Stefano Parisi raggiunge in pochi giorni il 22% dei consensi per il centrodestra ma il suo risultato va diviso, nella stessa area culturale di riferimento, con Sergio Pirozzi che conquista il 12%.
Un computo di voti che certo non arriverebbe tutto a Parisi visto che Pirozzi ha una certa attrattiva anche nei confronti di chi voterebbe 5 Stelle.
Il sondaggio dà  in vantaggio Zingaretti ma con risultati finali molto inferiori rispetto alle altre rilevazioni uscite in questi giorni, come tradizione nella Regione: ricorda Pagnoncelli che con l’eccezione del presidente uscente, che nel 2013 si affermò su Storace con oltre 10 punti di vantaggio, nelle restanti sfide il vincitore ebbe la meglio per pochi punti, a conferma di un grande equilibrio e di un’elevata incertezza. Emblematico in tal senso fu il confronto del 1995 tra Badaloni e Michelini che risultarono separati da poco più di 5.000 voti (0,17%) su oltre 3 milioni di votanti
Nel sondaggio di IPSOS riguardo all’amministrazione uscente prevalgono i giudizi negativi(53%) su quelli positivi (43%), mentre quelli sul presidente Zingaretti fanno registrare un perfetto equilibrio tra positivi e negativi (46%).
Zingaretti rimane comunque il candidato più gradito (43%) e prevale su Pirozzi (35%) e Lombardi (26%).
Le liste che sostengono Zingaretti oggi si attestano al 32,3%, il Movimento 5 Stelle al 30,9%, quelle che sostengono Parisi al 26,9% e la lista Pirozzi al 5,6%.
Ciò significa che probabilmente una parte di elettori delle liste di centrodestra propende per il voto a Pirozzi anzichè a Parisi.
Gli incerti e quelli che sono orientati a non votare sono addirittura il 32%. La strada per il 4 marzo è ancora molto lunga.

(da “NextQuotidiano”)

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TRA STORACE E ALEMANNO E’ BOTTA CONTINUA

Febbraio 11th, 2018 Riccardo Fucile

“SALUTI MONTIANI”…”TI SEI DIMESSO PER PROBLEMA DI COLLEGI”… “INCIUCIAVI CON GIORGETTI”

Lo scontro si è consumato due giorni fa. Ed è avvenuto tramite messaggi scambiati su WhatsApp. Protagonisti sono due figure di spicco della storia di Alleanza nazionale: Francesco Storace e Gianni Alemanno.
Come ha riportato il Foglio, in una chat comune i due se le sono date di santa ragione. Tanto che alla fine l’ex governatore del Lazio ha cancellato Alemanno e tutti gli alemanniani.
La miccia che ha scatenato le ire di «Francesco» è stata la decisione di «Gianni» di sposare Stefano Parisi, candidato del centrodestra alla Pisana, e al contempo di abbandonare al suo destino Sergio Pirozzi.
A quel punto Storace ha aperto WhatsApp e si è sfogato con un messaggio al vetriolo indirizzato all’ex sindaco di Roma: «Le tue chiacchiere sono ciniche. Vai a incassare il nulla. Avrei dovuto lasciarti per strada».
Replica di Alemanno: «Sai solo offendere. Ti sei dimesso dal Movimento (per la sovranità , ndr) per problemi di collegio. Adesso che vuoi?».
I toni si alzano e Storace liquida così la vicenda: «Certo, racconta pure questa. Mi ero dimesso da presidente non dal Movimento. Saluti montiani».
Passa qualche minuto e l’ex leader della Destra depenna dalla chat riservata Alemanno e i suoi.
I due gemelli della destra sociale si separano dopo anni di sodalizio.
La loro storia finisce qui? «È stato un anno vissuto con molte difficoltà », spiega Storace. «No, credo e spero che sia solo un momento di litigio e non una rottura definitiva», si serve della diplomazia Alemanno.
«È solo l’elemento finale di una stagione iniziata male», controbatte l’ex governatore del Lazio. Il quale ritiene che la rottura sia dipesa più da ciò che si è consumato prima dell’affaire Pirozzi. E sia dunque legata alla fusione a freddo con la Lega di Salvini. «Mi ha infastidito il metodo con cui si è deciso di sciogliersi nella Lega», è la tesi di Storace.
Anche su quest’ultima vicenda, secondo la versione dell’ex ministro, galeotto fu WhatsApp: «Alemanno raccontava che l’accordo con il Carroccio è nato in una chat con Giorgetti. Il tutto senza consultarci».
Di parere avverso l’ex sindaco di Roma: «Ma no, Francesco non ha condiviso l’accordo perchè non è rimasto soddisfatto dalla selezione dei candidati. Avrebbe voluto altri nomi, i suoi».

(da “il Corriere della Sera”)

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BERDINI E I SEI CHE DECIDONO A ROMA AL POSTO DELLA RAGGI

Febbraio 11th, 2018 Riccardo Fucile

IN “POLVERE DI STELLE” L’EX ASSESSORE DELLA GIUNTA GLIELE CANTA

Il volume in uscita il 15 febbraio si intitola Roma, polvere di stelle (edizioni Alegre): con la sua fatica letteraria Paolo Berdini, dimenticabile assessore all’urbanistica che ci ha regalato la lungimiranza politica della Giunta Raggi, racconterà  la sua versione dei fatti sull’esperienza politica che lo ha portato a prendere decisioni disastrose che si riverbereranno sulla pelle (e sul portafogli) dei romani o a cercare motivazioni psichedeliche per fermare lo stadio della Roma a Tor di Valle fino al disastro finale delle allusioni sessiste nei confronti della sindaca che lui ha cercato di coprire insultando il giornalista che le ha giustamente riportate. Matteo Pucciarelli su Repubblica anticipa i contenuti del tomo, che accusa la Raggi di far prendere le decisioni ad altri:
Più che vendetta, nelle parole di Berdini si percepisce delusione. Perchè secondo lui – urbanista con posizioni di sinistra, nemico dei costruttori-speculatori della Capitale – la sindaca ha più volte ceduto la sua sovranità  rispetto a decisioni fondamentali per la città , che dovevano marcare la differenza con il passato. Raggi si è fatta scavalcare di volta in volta dal suo ex braccio destro Raffaele Marra e da Pieremilio Sammarco, legale con cui Raggi fece pratica da avvocato e che, prima di mettersi in proprio, aveva lavorato con Cesare Previti.
«Le questioni più importanti, come la scelta di colui che deve salvare Roma dal fallimento – annota Berdini – non avvengono solo dentro Palazzo Senatorio, cioè nella casa della democrazia, ma anche dentro uno studio professionale privato».
Gli altri che “scavalcano” la sindaca sono Beppe Grillo, la Casaleggio associati, Luigi Di Maio e Luca Lanzalone, l’avvocato arrivato da Genova per prendere in mano la questione del nuovo stadio della Roma.
Di Lanzalone l’ex assessore scrive che «ha legami con quel mondo finanziario globalizzato insofferente a ogni tentativo di regolare il governo urbano. Gli impegni presi davanti agli elettori sono stati stracciati utilizzando un grande esperto di banche».
Secondo Berdini a comandare Roma c’è «il mondo conservatore di cui è esponente Sammarco. Ci sono il Pd e la destra di Alemanno. Ci sono le grandi banche. Ci sono infine le grandi imprese multinazionali, come Suez-Gas de France. Un ircocervo inedito che rappresenta tutti i poteri».
Insomma, tutti i cattivoni con cui lui ha governato fino all’altroieri, e se non si fosse fatto registrare da un giornalista chissà  quanto sarebbe rimasto ancora.
L’attività  di Berdini – in carica da luglio 2016 a febbraio 2017 – fu commissariata dal M5S sin da subito: «Inizio ad aver chiaro che il capo della mia segreteria faceva da fonte informativa sulle mie attività ».
Un’altra volta fu chiesto a Berdini di accollare all’assessorato una consulenza da 80mila euro a un uomo vicino al Movimento.
Aggiunge l’urbanista: «A settembre 2016 mi chiama Stefano Vignaroli (deputato M5S, ndr) per chiedermi un incontro su Massimina, quartiere della periferia ovest. Si presenta all’appuntamento insieme all’imprenditore proprietario dei terreni oggetto di uno dei progetti di urbanistica contrattata».
Altra vicenda fin qui sconosciuta: «In una delle più umilianti giunte municipali cui ho partecipato, un giovanotto dello staff del sindaco, di cultura vicina allo zero, presentò tre paginette con le istruzioni per porre sotto esame – per poi applicare le sanzioni – dirigenti e personale tecnico e amministrativo. Fui l’unico a dichiarare che considerare il rapporto con il personale come una questione disciplinare era semplicistico e autolesionista».

(da “NextQuotidiano”)

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LE IENE E IL SERVIZIO “SCOMPARSO” SUI RIMBORSI M5S: IL PEZZO NON ANDRA’ IN ONDA

Febbraio 11th, 2018 Riccardo Fucile

IL SERVIZIO CHE SMASCHERA CECCONI E MARTELLI NON SI   PUO’ VEDERE PER RAGIONI DI PAR CONDICIO

Il servizio delle Iene sui rimborsi del MoVimento 5 Stelle non andrà  in onda. C’è la campagna elettorale, c’è la par condicio e il programma Mediaset non fa parte di quelli considerati come testata giornalistica, quindi Mediaset ha imposto la cancellazione del servizio dalla programmazione fino a dopo le elezioni.
E il servizio non finirà  nemmeno sul sito del programma, come si pensava ieri.
La decisione presa dai responsabili della programmazione del Biscione è spiegabile con il rischio di multe a cui va incontro l’emittente in caso di violazione delle regole. «Per noi le Iene possono anche uscire col servizio, non abbiamo nulla da nascondere. Chi sbaglia nel M5S paga, loro invece ne fanno curriculum e li candidano», ha detto ieri la deputata M5S Carla Ruocco dimostrando un coraggio che è mancato da altre parti nel suo schieramento.
Luigi Di Maio ha invece sostenuto che la questione del buco è semplicemente contabile: “Probabilmente, quello che Repubblica   chiama buco è solo un problema di contabilizzazione perchè dai calcoli del Mef non ci sono ancora, e questo è sicuro, i bonifici di febbraio, cioè dell’ultimo mese di restituzione”.
Secondo Di Maio quindi i bonifici dell’ultimo periodo non sono stati rendicontati e questo ha creato il “buco” di cui si sta parlando. Un’ipotesi che ha un punto a favore derivato dal fatto che lo stesso Luigi Di Maio, così come altri parlamentari, ha completato la sua rendicontazione soltanto il 9 febbraio, l’altroieri, dopo lo scoppio del caso Cecconi & Martelli.
Ma l’ipotesi ha anche un punto a sfavore, che riguarda i tanti deputati e senatori M5S nel frattempo cacciati o andati via, che però hanno continuato a rendicontare e versare sul conto.
Uno di questi è Riccardo Nuti, l’ormai quasi ex onorevole siciliano che nel frattempo ha fatto causa a Grillo per il nome e il simbolo.
Anche il senatore Giuseppe Vacciano, che ha abbandonato i 5 Stelle senza però riuscire a dimettersi, ha detto che se la tabella certifica tutti i versamenti, allora vi sono pure quelli degli espulsi che hanno continuato a versare lì: anche lui ha versato 20mila euro nel 2017. Ma non si sa se la tabella tiene o meno conto di chi è uscito nel M5S
Il caso di Andrea Cecconi e Carlo Martelli comunque resta aperto.
Per due motivi: nessuno ha ancora capito precisamente cosa abbiano fatto i due parlamentari e il rischio che le sanzioni annunciate ieri da Di Maio non abbiano alcun effetto per questioni di regolamento.
A quanto pare il problema è che i due hanno registrato bonifici mai effettuati oppure effettuati e poi annullati, ma non si comprende come i due siano stati “beccati”; non certo grazie alle pezze d’appoggio fornite dal M5S nel sito tirendiconto.it, visto che la dicitura “bonifico richiesto” — che permette di annullarlo successivamente — è presente in molte rendicontazioni dei parlamentari grillini (anche in quelle di Di Maio).
Una fonte al vertice del M5S ha spiegato oggi a Ilario Lombardo della Stampa che l’impazzimento di voci «è dovuto ai molti ritardi nella rendicontazione».
Alcuni grillini sono in arretrato di quattro o cinque mesi e sono stati invitati a mettersi in regola. Le pressioni dallo staff ai vertici sono aumentate proprio nei giorni in cui Cecconi e Martelli hanno confessato. L’1 febbraio, incastrati dalle Iene, i due capiscono di essere stati scoperti e si rivolgono alla Casaleggio per chiedere scusa e rimediare.
La storia viene tenuta nascosta, perchè nel M5S sperano che grazie alla par condicio non vada in onda. Dal 2 febbraio però sul sito tirendiconto.it i bonifici aumentano. Segno che i messaggi partiti dai vertici hanno centrato l’obiettivo: «Mettetevi in regola. Siamo in campagna elettorale». Le pressioni funzionano anche perchè fanno leva sul timore di chi è in arretrato di attirare altri sospetti.
«Quando scopriamo qualcuno che sbaglia il M5S non lo protegge ma lo mette fuori», ha detto il capo politico proprio ieri, come riporta Il Messaggero.
Ma fuori da cosa, esattamente? Di Maio promette solo ora i controlli dei probi viri sui bonifici, ma le liste sono chiuse e Cecconi e Martelli sono capilista con la rielezione in tasca. Si poteva prevenire? «Ma no, la polizia mica previene tutti i crimini, quando lo scopri lo punisci e basta», dice Di Maio.
Un ragionamento che fa acqua da tutte le parti. In primo luogo la polizia di solito indaga, non aspetta che arrivino le Iene o i giornalisti.
In secondo luogo il controllo interno non può non spettare ai capi del gruppo, che avrebbero dovuto controllare e valutare cosa ci fosse che non andava e come si sia arrivati a scoprirlo.
Se, come sembra sicuro, le magagne si sono scoperte grazie alle fonti aperte, ancora una volta toccava ai 5 Stelle vigilare. Non l’hanno fatto e si sono ritrovati con i casi Cecconi e Martelli.
Che verranno sicuramente eletti in Parlamento e poi, secondo quanto hanno detto, rinunceranno al seggio come Dessì anche se non c’è alcuna procedura automatica e le loro dimissioni dovranno essere eventualmente votate dall’Aula.
Dove però i 5 Stelle non avranno la maggioranza assoluta. C’è di più: tecnicamente, essendo eletti, Cecconi e Martelli avranno così completato la loro esperienza politica nel MoVimento 5 Stelle: non avranno quindi un’altra (teorica) chance per un altro mandato a un altro livello elettivo.
La loro esperienza politica terminerà  dopo l’elezione del 5 marzo. È il caso di dire che finirà  col botto.

(da “NextQuotidiano”)

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“I SASSI SULLE AUTO? NON MI PENTO”: PARLA UNO DEI BULLI DEL CAVALCAVIA

Febbraio 11th, 2018 Riccardo Fucile

L’UNDICENNE RISORSA ITALICA: “SONO PICCOLO, NON MI POSSONO FARE NIENTE, QUANDO HO VISTO I CARABINIERI MI SONO MESSO A RIDERE”

Sul bancone della cucina ci sono i libri di musica aperti e un quaderno con gli esercizi quasi finiti. Filippo (il nome è di fantasia), 11 anni, fa spallucce e, mentre parla, cerca di incastrare un pennarello in un flauto per trasformarlo in una cerbottana.
“A me non importa se i carabinieri mi hanno portato in caserma, tanto sono piccolo e non mi possono fare niente. Quando li ho visti mi sono messo a ridere –   dice -. E poi non volevamo fare male a nessuno. Non abbiamo mirato alle macchine”.
A forza di lanciare sassi sull’autostrada Torino-Aosta dal cavalcavia   insieme ad un amico di 12 anni, però, mercoledì pomeriggio una macchina l’hanno colpita davvero. A bordo c’era una ragazza   milanese di 29 anni che stava andando a lavorare a Torino come educatrice. Non è rimasta ferita ma lo spavento è stato grosso.
Accanto a Filippo c’è sua   madre: “Quanti grattacapi questo ragazzo. A scuola è bravissimo, ottimi voti, ma la condotta proprio non va. Ne combina sempre una e questa volta poteva davvero fare male a qualcuno. È questo che deve capire adesso”. Mercoledì pomeriggio si è vista riportare a casa il figlio con una gazzella dei carabinieri ed rimasta tre ore in caserma per capire, insieme ai militari, che cosa fosse successo quel pomeriggio sul cavalcavia di San Benigno Canavese che si affaccia sulla Torino-Aosta.
La giovane colpita dai sassi aveva descritto un gruppetto di tre persone con i cappucci scuri in testa: “Poco prima che io passassi sotto il cavalcavia, vicino allo svincolo di Volpiano, li ho visti alzare le braccia e lanciare alcune pietre”, ha spiegato la giovane ai carabinieri.
Filippo minimizza: “Io non le tiravo di sotto le pietre, ma mi sono preso la colpa perchè alla fine eravamo tutti insieme”. I due bambini, che vivono tra San Benigno e Volpiano, non erano soli. Con loro c’era un adulto di circa 40 anni, un personaggio un po’ bizzarro, con qualche problema psichico.
I carabinieri della compagnia di Chivasso   li hanno rintracciato a poche centinaia di metri dal cavalcavia, in bicicletta.
“Siamo usciti in bicicletta quel pomerigigo e siamo arrivati al cavalcavia –   racconta Filippo –   per prendere in giro questo signore che era con noi abbiamo cominciato a lanciarci sassolini, ma tra di noi. Poi uno è finito di sotto ed è venuta l’idea di lanciare le pietre sull’autostrada. Ma non per prendere le macchine”.
Già , ma se i sassi fossero stati più grossi, e gli automobilisti più sfortunati, Filippo e il suo amico avrebbero potuto essere i protagonisti di una storia anche peggiore. “Davvero è morta della gente in passato? Ma i nostri sassi erano piccoli così”, dice e chiude l’indice e il pollice lasciando un pertugio più piccolo di una noce. “La morte di qualcuno no, quella ti rimane sulla coscienza per tutta la vita”, rimugina quasi tra sè.
Ha una coscienza anche se gioca a fare il bullo e porta i capelli come i suoi idoli di Gomorra.
Adesso non può uscire di casa, la madre lo ha confinato per un mese: “Deve capire quello che ha fatto. E anche io ci penso tanto perchè come mamma, di fronte a un fatto del genere, ti chiedi dove hai sbagliato   – dice la donna -. Forse ho viziato troppo i miei figli. Anche io ero ribelle da giovane ma non così”.
Non è la prima volta che questo ragazzino, studente delle medie con l’aria strafottente, si mette nei guai: “I carabinieri mi conoscono”, ammette e c’è un’ombra di orgoglio nelle sue parole. “Anche se a volte non c’entro niente io”, precisa, ma finisce spesso per essere nel gruppo di ragazzini che si infila in qualche guaio.
L’ultima delle sue bravate finirà  sul tavolo della procura dei minori che già  indaga su altre sassaiole contro le macchine sulla Torino-Caselle e   sulla tangenziale allo svincolo di Borgaro, all’altezza dei campi nomadi di strada dell’Aeroporto e via Germagnano.
“L’ho fatto una volta sola, mai prima di mercoledì”, assicura Filippo ma i carabinieri stanno indagando perchè nemmeno sulla Torino-Aosta il lancio di pietre dal cavalcavia è un episodio isolato. “Ma tanto non mi possono fare niente, no? Sono piccolo”. Ha ragione, per la legge non è imputabile ma gli strumenti della procura dei minori sono più d’uno e non c’è solo una denuncia penale. I magistrati che lavorano con i minorenni puntano soprattutto alla prevenzione: “Di fronte alla giovanissima età  di chi compie certi fatti –   spiega il procuratore capo Anna Maria Baldelli – abbiamo iniziato a lavorare già  con le scuole elementari”.

(da “La Repubblica”)

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MASSONE A CINQUESTELLE

Febbraio 11th, 2018 Riccardo Fucile

CATELLO VITIELLO ERA “ORATORE” DELLA LOGGIA LA SFINGE FINO A POCO TEMPO FA…ORA SI E’ FATTO METTERE “IN SONNO” PER CORRERE IN CAMPANIA CON IL M5S

Tra i candidati del Movimento Cinque Stelle nel collegio uninominale di Campania 3 c’è un massone “‘in sonno”.
Si tratta di Catello (Lello) Vitiello, “oratore” della loggia napoletana “Sfinge” aderente all’obbedienza del Grande Oriente d’Italia. A dare l’ultima parola sulla sua candidatura sarebbe stato proprio Luigi Di Maio, anche se non è chiaro se il candidato premier M5S sapesse o meno del suo legame con la massoneria.
Un dettaglio importante, visto che era stato lo stesso Di Maio ad assicurare, fino a pochi giorni fa, che tra i candidati M5S non ci sarebbero stati iscritti alla massoneria. A riportare il caso è Il Mattino di Napoli oggi in edicola.
Vitiello, avvocato di Castellammare, non avrebbe neppure partecipato alle parlamentarie perchè al punto 6h del regolamento grillino è espressamente vietata l’iscrizione a logge massoniche.
Forse è per questo che Vitiello, una volta certo di essere stato inserito nelle liste elettorali dei 5Stelle, ha chiesto alla propria loggia, esattamente lo scorso 23 gennaio, di volersi “mettere in sonno”.
Nel linguaggio massonico è l’espressione usata per descrivere chi non vuole più partecipare ai lavori. Durante “l’assonnamento” il massone perde i suoi diritti all’interno della loggia, ma mantiene la sua qualità  di iniziato e può richiedere in seguito di essere riammesso.
Il Mattino sottolinea che non si tratta del primo caso di legami tra massoneria e candidati M5S.
Tra i candidati figurava anche Gabriele Esposito che però non ha ricevuto i voti necessari per arrivare a ottenere una candidatura. […] è il fratello di Giovanni, il Gran Tesoriere nazionale del Grande Oriente d’Italia.
Ed Enzo Peluso, anch’egli massone. Poi Peluso decise di fare un passo indietro per non imbarazzare De Magistris che da magistrato si era reso protagonista di varie inchieste sulla massoneria deviata.

(da “Huffingtonpost”)

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BRIANZA, UCCIDE SORELLA E NIPOTE: LA MACABRA SCOPERTA DOPO CHE E STATO COLPITO DA ICTUS

Febbraio 11th, 2018 Riccardo Fucile

ATROCE DELITTO IN PADAGNA, STAVOLTA NON C’E’ STATO IL TEMPO DI ACCUSARE IMMIGRATI DI PASSAGGIO

Ha ammazzato la sorella e la nipote, nella casa delle quali viveva, e se le è tenute in casa per giorni, forse una settimana.
Fino a quando nel pomeriggio di oggi non ha accusato un malore mentre usciva da un bar dove era andato a prendere un caffè e il barista, pensando di andare ad avvertire le due donne, non ha scoperto il delitto.
È un atroce delitto quello emerso nel pomeriggio in una palazzina del piccolo paese di Ornago, nella Brianza vimercatese, non lontano dal celebre santuario dove è sepolto l’illuminista Pietro Verri.
Le vittime sono Amalia Villa, una donna di 84 anni, e la figlia Marinella Ronco, 56 anni, vedova da tempo. E l’assassino sembrerebbe essere proprio il loro familiare, rispettivamente fratello e zio, Paolino Tarcisio Villa, 75 anni, molto conosciuto in paese per il suo impegno nel sindacato
Nel pomeriggio Paolino Villa è uscito a bere un caffè in un bar che dista una trentina di metri dall’abitazione in cui viveva da anni con la sorella e la nipote.
Quando stava però uscendo, è stato colto da un malore. I passanti hanno subito chiamato il barista, che è corso nella sua abitazione per avvertire le donne. Ma nessuno gli ha risposto. Anzi, ha notato che le finestre al secondo piano della palazzina erano abbassate.
E’ toccato allora ai carabinieri, subito avvertiti, entrare nella casa e fare la macabra scoperta: i cadaveri delle due donne erano sul ciglio del letto, in decomposizione, tracce di sangue, come se fossero state colpite e uccise proprio lì.
Ieri è stato portato in ospedale in codice giallo: sembrerebbe essere stato colto da un ictus.

(da “il Giorno”)

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