Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
MISSIONI PAGATE DAL GRUPPO M5S NON LEGATE ALLA UE MA ALLA CAMPAGNA ELETTORALE DI DI MAIO CONTESTATE DALL’EFFD, IL GRUPPO CHE UNISCE UKIP E M5S… SCOPPIA LO SCANDALO, M5S BECCATO CON LE MANI NELLA MARMELLATA
Il Movimento 5 Stelle chiede a Repubblica di pubblicare i documenti in merito al pezzo pubblicato oggi
sulla vicenda dei rimborsi all’Europarlamento e sui funzionari Ue utilizzati dal partito per la campagna elettorale.
Repubblica è lieta di farlo. “Non c’è stata nessuna irregolarità nelle missioni in Italia di Belotti, infatti Repubblica non mostra alcun documento in supporto a quanto sostiene. Se li ha li pubblichi, altrimenti chieda subito scusa”, scrive l’ufficio stampa dei grillini a Strasburgo riferendosi alla storia del capo della comunicazione del gruppo al Parlamento europeo, appunto Cristina Belotti, costretta a rimborsare i
soldi di una missione pagata dalle casse Ue quando invece si trovava in Italia non per attività legate alle politiche europee, ma per la chiusura della campagna elettorale per le amministrative.
Belotti inoltre ha rinunciato al rimborso di altre missioni, sempre legate alla campagna elettorale (referendum costituzionale e amministrative) di Luigi Di Maio.
Il Movimento nega che la vicenda abbia creato un problema all’interno dell’Efdd, la famiglia politica al Parlamento europeo formata appunto dai pentastellati e dallo Ukip. Eppure un carteggio conservato dall’amministrazione del gruppo (documento 1) dimostra il contrario.
È il 9 novembre 2017, l’Efdd ha appena riscontrato irregolarità nelle missioni di Belotti, il riferimento
della Casaleggio e di Di Maio all’Europarlamento, e una funzionaria del gruppo, Magali Trodet-Morrisens, le scrive una mail conservata nel dossier aperto dall’amministrazione.
L’Efdd sta verificando una trentina di missioni di Belotti (documento 2) per un valore totale di circa 15mila euro (fatto negato dall’M5S) e nel carteggio in questione la funzionaria chiede spiegazioni su una trasferta a Messina del 14 ottobre 2017.
“Può essere rimborsata sulla base dei documenti che descrivono il soggetto e i compiti che hai svolto”. È solo uno degli esempi delle missioni contestate a Belotti dall’amministrazione.
Evidentemente le spiegazioni della grillina non bastano a placare i dubbi dei funzionari europei, visto che il 15 dicembre 2017 (documento 3) è il segretario generale del gruppo, Aurelie Laloux, a scrivere a Belotti.
L’antefatto è la trasferta a Strasburgo di lunedì 11 dicembre, in occasione della plenaria mensile dell’Europarlamento (i funzionari solitamente risiedono a Bruxelles, dove si svolge il grosso dell’attività dell’Assemblea).
Belotti si era fatta segnare presente, ma i funzionari del gruppo avevano dubbi sulla sua effettiva presenza a Strasburgo, non avendola vista nei locali dell’Europarlamento e sospettando che Belotti si trovasse in Italia con Di Maio.
Scrive Laloux: “Cara Cristina, per quando riguarda il rimborso del tuo volo aereo di martedì ti devo
informare che secondo le regole non possiamo pagare il viaggio a Bruxelles. Il punto principale è provare che lunedì e martedì hai lavorato all’Europarlamento”.
La chiusa della mail dimostra la veridicità del documento numero 2, visto che il segretario generale afferma: “Stiamo esaminando altre tue missioni”.
A questo punto Belotti si trova in un vicolo cieco, rischia lei e rischia il gruppo, peraltro in subbuglio con alcuni europarlamentari piccati nei suoi confronti per il guaio missioni.
E così da Roma e Milano decidono di giocare il jolly per proteggere Belotti.
Pietro Dettori, uno dei principali collaboratori di Beppe Grillo e Davide Casaleggio, scrive all’amministrazione per coprire alcune missioni sospette di Belotti a nome del vertice del Movimento (documento 4): “Nelle date dal 16 novembre al 20 novembre Cristina Belotti, in qualità di Responsabile della Comunicazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, ha partecipato ad incontri natura privata con la leadership che si compone di Davide Casaleggio, Beppe Grillo e il capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio”.
La copertura vale anche per il futuro: “Nelle prossime settimane si terranno incontri settimanali che riguardano le attività europee della delegazione italiana così come le attività dei membri del Parlamento europeo in Italia. Non è possibile fornire un report degli incontri perchè di natura privata”.
Anche questo intervento, però, non basta a placare i dubbi dell’amministrazione del Parlamento europeo, che convoca per il 19 dicembre una riunione tra Laloux e Belotti alla quale prende parte anche l’Europarlamentare M5S Ignazio Corrao.
È possibile ricostruire l’esito della riunione dai verbali custoditi dal gruppo Efdd (documento 5), che dimostrano come Belotti abbia accettato di cancellare la richiesta di rimborsi per missioni che non avevano a che fare con il suo incarico Ue.
Innanzitutto dal documento si evince il motivo della riunione: “Lo scopo del meeting è dare l’opportunità a Cristina di giustificare la sua presenza a Strasburgo (per la plenaria dell’11) dicembre, dare ulteriori spiegazioni sulle missioni e trovare una soluzione per Cristina”.
Nella nota inviata oggi dall’M5S per smentire Repubblica, si afferma che nessuno ha chiesto le dimissioni di Belotti, ma il tono del verbale conferma quanto fonti concordanti dell’Efdd avevano spiegato a questo giornale, ovvero che per chiudere il caso ed evitare l’intervento del segretariato generale del Parlamento europeo (fatto che avrebbe scoperchiato la vicenda con danno politico per tutto l’Efdd) era stato chiesto un passo indietro a Belotti.
Dal verbale risulta che Belotti prova a giustificare la sua assenza alla plenaria dell’11 dicembre a Strasburgo dicendo che era stata bloccata dal maltempo, ma poi accetta di cancellarla, ovvero rinuncia al rimborso e alla diaria, come correttamente riportato nell’articolo pubblicato oggi da Repubblica.
Stessa cosa avviene per altre due missioni: Roma e Milano del 25-26 ottobre (la trasferta è stata giudicata non attinente alle attività dell’Europarlamento e proprio in quei giorni c’era stato un comizio di Grillo) e Castelfranco del 21 gennaio (comizio di Di Maio). Infine accetta di ripagare una missione che le era già stata rimborsata, quella di Milano e Roma del 9-11 giugno, quando Belotti in realtà si trovava a Genova per la chiusura della campagna elettorale per le amministrative
Dai verbali della riunione del 19 dicembre viene anche fuori la conclusione del caso, con Belotti che “per evitare altri problemi il prossimo anno” e tenere riservata la vicenda accetta di mettersi in congedo non retribuito fino al 7 marzo, libera di seguire la campagna elettorale di Di Maio in Italia.
C’è poi il capitolo dei due funzionari dell’Europarlamento, Stefano Torre e Andrea Pollano, distaccati alla rappresentanza dell’Assemblea a Roma, dove non si sono quasi mai fatti vedere perchè in realtà impiegati dal partito nella campagna elettorale di Di Maio.
Fatto vietato dalle regole europee, che impediscono ai funzionari Ue di lavorare per un partito (caso simile a quello Le Pen e che sempre in Francia ha portato alle dimissioni di due ministri di Macron, Sylvie Goulard e Francois Bayrou).
Il Movimento nella smentita a Repubblica scrive che Torre si occupa del restyling del sito della delegazione del Movimento in Europa e accusa questo giornale di averlo “furbescamente” incastrato senza chiedergli il ruolo effettivo.
Circostanza scorretta, visto che Torre ha ammesso al telefono di occuparsi di fundraising per il partito e poi ha mandato un lungo sms attribuibile allo staff di Di Maio nel quale spiegava l’attività svolta (Repubblica è pronto a pubblicarlo).
D’altra parte nella stessa smentita l’M5S ammette questa attività , cercando di ridimensionarla (“eventuali interventi di Torre sulla parte tecnica del sito di fundraising sono piccoli interventi che presta a titolo volontario”).
Repubblica è pronta a produrre tutta la documentazione necessaria in sede giudiziaria se il Movimento darà seguito alla querela annunciata oggi nel comunicato del gruppo parlamentare di Strasburgo.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
ASPETTIAMO CHE I SOVRANISTI FACCIANO UNA MANIFESTAZIONE CONTRO DI LUI, TIPICA RISORSA MASCHILE ITALICA…. SENZA QUEI 50 EURO PAMELA NON AVREBBE ACQUISTATO L’EROINA E SAREBBE ANCORA VIVA
Nella storia di Pamela Mastropietro c’è anche un incontro con un italiano.
Prima di Innocent Oseghale e Lucky Desmond, i due indagati che le avrebbero ceduto la droga, la ragazza ha incontrato un italiano di 45 anni
Lunedì 29 gennaio, alle 14.30, Pamela Mastropietro lascia per sempre il villaggio di «San Michele Arcangelo» della comunità «Pars» di Corridonia, dopo tre mesi e mezzo di astinenza forzata dalle droghe.
Non dice niente a sua madre, a sua nonna, agli operatori. Semplicemente lo fa.
Carica il suo trolley rosso e blu pieno di cose e s’incammina verso la provinciale.
È in quel momento che le loro strade s’incontrano: lui è magro, alto, affilato, la barba hipster, la pelle bianca, va spesso a Corridonia con la sua auto.
Ci va a trovare la sorella, che lì ha la casa e anche un esercizio commerciale. Così, vede Pamela che avanza a passi svelti sul ciglio della strada, si ferma, lei sale, ripartono insieme sull’utilitaria bianca.
La ragazza è senza soldi, senza cellulare nè documenti: tutto è custodito negli uffici della «Pars» perchè questo prevede il regolamento. Quando si entra in comunità , si lascia fuori il passato. Si riparte da zero, da niente.
Ma l’italiano non ha cercato di aiutarla, anzi:
Ma per farsi d’eroina ci vogliono i soldi e Pamela non ne ha. Ha con sè soltanto la sua bellezza e decide di venderla a lui. Allora l’uomo punta verso la casa della sorella, che ha un garage sul retro, seminascosto. Lei quel giorno non c’è, nessuno potrà vederli. C’è un materasso in garage, fanno sesso su una coperta, i Ris hanno sequestrato anche quella, insieme alle cicche fumate da lei, unica concessione – le sigarette – prevista da quelli della «Pars».
Cinquanta euro per un rapporto.
Il procuratore capo di Macerata, Giovanni Giorgio, pietosamente aveva voluto raccontare un’altra storia. Aveva detto che Pamela, quel giorno, il 29, si era fermata a dormire dal suo accompagnatore, che poi al risveglio, il martedì mattina, le aveva dato dei soldi per aiutarla a tornare a casa, a Roma, da sua madre. Non è andata così.
Quel lunedì, dopo il garage, l’uomo ha accompagnato Pamela alla stazione di Piediripa e l’ha lasciata lì, al suo destino.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
TANTO PER CAMBIARE LA PROPOSTA DI LEGA E FORZA ITALIA FAVORISCE SOLO I PAPERONI
Il Sole 24 Ore oggi pubblica un’analisi sulle riforme fiscali proposte dai principali partiti in occasione
della campagna elettorale per le elezioni politiche del 2018.
Le ricette di LeU, Pd e Cinque Stelle puntano sulla progressività , utilizzata come sinonimo di equità , mentre nel centrodestra l’accento è messo sul taglio generalizzato. Ma non sempre i conti tornano, anche a prescindere dallo snodo determinante delle coperture.
Qui però vale la pena soffermarsi sulle proposte di flat tax della Lega e di Forza Italia. Nel grafico si riepilogano gli effetti che avrebbero sui conti di sei famiglie-tipo (ciascuna con un reddito da lavoro dipendente): una coppia senza figli, e una con due bambini piccoli, entrambe articolate su tre differenti fasce di reddito.
Un po’ meno audace è la tassa piatta di Forza Italia, che presenta qualche punto di progressività maggiore per due ragioni semplici: l’aliquota è più alta (23%), e maggiore è anche la no tax area prodotta dalla deduzione di base (12mila euro) e dalle detrazioni per i figli (2mila euro fino a 3 anni, mille euro dopo).
La tassa azzurra sostiene anche i redditi più leggeri, ma l’incrocio con la scomparsa delle detrazioni attuali ha effetti collaterali: la coppia con 15mila euro di reddito senza figli, infatti, avrebbe un vantaggio finale da 506 euro all’anno, mentre quella con lo stesso reddito e due figli non avrebbe alcun vantaggio perchè già oggi non paga nulla.
Alla fine, insomma, ci sarebbero «meno tasse per (quasi) tutti», ma con un’avvertenza cruciale: per finanziare i 50 miliardi a regime di costo calcolato per l’aliquota unica al 23% si prevede di recuperare risorse dai 175 miliardi delle “spese fiscali”, cioè i variopinti sconti del sistema attuale. Un rischio per chi oggi ne beneficia.
Nella gara del costo lordo, cioè dei soldi che andrebbero trovati per portare davvero la riforma in Gazzetta Ufficiale, il primato tocca ai 63 miliardi della Lega (da finanziare con un maxicondono sulle cartelle arretrate fino a 100mila euro e puntando su emersione del sommerso e ripresa economica).
Gli effetti della tassa piatta al 15%, però, non sembrano rivoluzionari per tutti.
Per i due profili con il reddito più basso la ricaduta sarebbe nulla: a loro, infatti, le detrazioni attuali garantiscono un robusto taglio d’imposta, per cui dovrebbe scattare la clausola di salvaguardia che nella proposta della Lega applica la vecchia Irpef quando è più conveniente della Flat Tax.
La situazione cambia quando si sale la piramide dei redditi: per il club esclusivo degli italiani che dichiarano 150mila euro (da lì in su si incontrano 164mila persone, lo 0,4% dei contribuenti) la richiesta sarebbe tagliata del 60%, passando dai 56.670 euro all’anno dell’Irpef attuale ai 22.500 euro della Flat Tax.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
APOLOGIA DELL’EDILIZIA SELVAGGIA… I VERDI: “POLITICHE CRIMINALI, CON LUI TRIONFANO I FURBI”
Dopo la scossa in campagna elettorale innescata dal raid razzista di Macerata, sul tema migranti Silvio Berlusconi ai microfoni di Radio 24 chiarisce una volta per tutte: “Noi e la Lega siamo sulla stessa linea”. Ma precisa: “Loro usano parole più dure”.
Ma a colpire sono anche le promesse di un nuovo condono edilizio ultra-libertario, che fa ritornare lo spettro dell’edilizia selvaggia: “Bisogna cambiare le regole: chi deve costruire una casa o aprire un’attività commerciale, non dovrà più aspettare anni per permessi e licenze – continua l’ex premier – dovrà dichiarare l’inizio dell’attività e assumersi la responsabilità di rispettare le leggi. Solo dopo verranno i controlli”.
Un maxi-condono? “Chiamatelo come volete – taglia corto – l’importante è che si cambino queste regole attuali”.
Una prospettiva inquietante che innesca la reazione immediata dei Verdi, con Angelo Bonelli, promotore della lista Insieme (alleata del Pd), che attacca: “Berlusconi propone una legge per riconoscere l’abusivismo di ‘necessità ‘, colui che è stato responsabile di ben due condoni edilizi che hanno massacrato coste e territorio del nostro Paese torna a strizzare l’occhio ha chi ha violato legge a danno degli italiani onesti e dell’ambiente”.
E conclude: “Sono politiche criminogene, l’Italia tornerebbe ad essere il paese che legalizza le illegalità , il paese che premia i disonesti e massacra il territorio”.
Berlusconi non risparmia, poi, una frecciatina all’alleata Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, in riferimento alla sua manifestazione anti-inciucio: “Fare manifestazioni di questo genere sarebbe molto dannoso, darebbe l’impressione ai nostri elettori che ci sia la possibilità di accordi con la sinistra, che non c’è. Che senso ha fare una manifestazione su una cosa chiarissima?”.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
IL DELIRIO RAZZISTA: ORA TOCCA AL GIORNALISTA CANDIDATO CON IL PD CHE NON HA MAI NASCOSTO LA SUA OMOSESSUALITA’
Tornano le minacce omofobe su Twitter contro Tommaso Cerno, ex condirettore di Repubblica ora
candidato del Pd. Il social network è nuovamente al centro di una battaglia culturale dopo che già tre anni fa un hater, poi individuato dall’autorità giudiziaria, rivolse insulti contro l’allora direttore dell’Espresso pubblicando la foto di una tavola imbandita con i cappi da impiccato.
La nuova minaccia di morte, proveniente da un profilo anomino con il nick name “Battista da Norcia” @NorciaDa, ripropone l’immagine di un patibolo, accompagnata dalla frase: “Questo è il nostro obolo per te”.
Ed è lo stesso Cerno a ritwittarla sul suo profilo, commentando: “Un patibolo per me. Per quello che dico. Per le battaglie di libertà che combatto. Questa è l’Italia che vogliamo?”.
Il post di Cerno è stato ritwittato anche dal segretario del Pd Matteo Renzi.
Sul profilo dell’hater, che risulta iscritto a Twitter da marzo del 2015, campeggia lo sfondo di una bandiera tricolore.
Tra i post una serie di attacchi sessisti a Maria Elena Boschi e altre parlamentari del centrodestra e a personaggi politici e non, tra cui Vittorio Sgarbi ed Eugenio Scalfari. Tra i tweet un ricordo del brigatista rosso Fabrizio Pelli.
Tra le prime manifestazioni di solidarietà quella di Emanuele Fiano, parlamentare del Pd, che scrive in una nota: “Solidarietà a Tommaso Cerno, raggiunto da minacce di morte. Non è solo un gioco macabro ma una questione maledettamente seria. A forza di soffiare sulle braci dell’intolleranza e della paura hanno riacceso il fuoco dell’odio. Noi non cediamo e non ci facciamo intimidire, abbiamo la forza delle istituzioni repubblicane alle nostre spalle”.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
IERI INDAGATO LUIGI GABELLO, OGGI E’ TORNATO IN SCENA ROGUE PER SFOTTERE DAVIDE CASALEGGIO
Luigi Gubello, 26 anni,studente alla facoltà di Matematica di Padova, in arte Evariste Gal0is, ieri è stato formalmente indagato per accesso abusivo a un sistema informatico. Gubello (un «whitehat», ossia un hacker etico che testa la sicurezza dei sistemi) ha spiegato agli inquirenti: «L’ho fatto solo per testare la vulnerabilità del sistema, non avevo fini o motivazioni politiche». ù
Ma è servito a poco per la premiata ditta Casaleggio & Di Maio.
In un post pubblicato sul blog delle stelle Davide Casaleggio ha chiesto di individuare “i mandanti” della violazione: «Chi ha voluto colpire Rousseau lo ha fatto per scopi politici. È stato fermato l’esecutore materiale, ma ora spero che vengano individuati al più presto anche i mandanti e gli eventuali finanziatori delle operazioni criminali contro Rousseau, il MoVimento 5 Stelle e i suoi iscritti».
Luigi Di Maio si è associato poco dopo mentre il M5S auspicava un’indagine del garante anche sul sito del PD di Firenze, ieri violato da Anonymous.
Nessuno dei due è parso rendersi conto che l’azione di Luigi Gubello non aveva nulla di politico, ma era tecnica: ha contribuito a mostrare una serie di falle nel sistema informatico messo in piedi dalla Casaleggio, peraltro avvertendo prima i proprietari della piattaforma.
Non si è mai visto prima un attacco politico che viene preannunciato. A supporto di Gubello si è mossa la comunità hacker italiana con una petizione (su change.org) che nella giornata di ieri ha toccato quota 500 firme.
Intanto tutto il casino di ieri ha riportato in vita anche Rogue0, ovvero l’hacker “cattivo” che invece è tornato a sfottere Davide Casaleggio, annunciando in un messaggio “scusate il ritardo, ecco i mandanti” per poi mostrare un post firmato Davide sul sito del MoVimento 5 Stelle in cui vengono mostrati i dati di Casaleggio:
La realtà è che gli attacchi hacker di questa estate hanno contribuito a dimostrare, come poi ha certificato il garante, lo scarso livello di sicurezza di una piattaforma che viene presentata come una rivoluzione culturale.
Parlare di attacco politico è un modo per sviare il discorso e l’attenzione dal problema certificato dall’intervento dell’Autorità per la protezione dei dati personali.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
SPACCATO IL GRUPPO DEGLI EUROPARLAMENTARI SUI CASI GESTITI IN GRAN SEGRETO… ALCUNI ASSUNTI LAVOREREBBERO IN REALTA’ PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI DI MAIO… IL RUOLO DI CRISTINA BELOTTI
Un articolo di Alberto D’Argenio su Repubblica racconta oggi di un caso scoppiato al Parlamento
Europeo intorno a Cristina Belotti, il capo della Comunicazione dei 5Stelle a Bruxelles e a Strasburgo.
L’amministrazione dell’EFFD, la famiglia politica che in Ue riunisce M5S e Ukip, le ha contestato i rimborsi chiesti per alcune missioni legate non alla politica europea, ma alle campagne di Luigi Di Maio in Italia.
Le trasferte dei funzionari dei gruppi infatti vengono messe in nota spese solo se legate ad attività di politica UE; nel caso di Cristina Belotti le missioni erano state invece effettuate per le campagne del MoVimento 5 Stelle: per il referendum del 4 dicembre, per le comunali 2017 e per le regionali siciliane.
La situazione è precipitata lo scorso 11 dicembre, quando Belotti si è segnata presente alla plenaria di Strasburgo — con tanto di diaria — mentre per l’amministrazione del gruppo era assente.
A quel punto il caso è esploso tra i grillini e l’amministrazione Efdd ha verificato un trentina di sue missioni per un valore di circa 15mila euro di rimborsi chiesti, chiedendole in via informale di dimettersi.
Ma Belotti è restata in sella, coperta dalla leadership del Movimento: dagli atti dell’amministrazione risultano interventi in sua difesa a nome di Davide Casaleggio, Beppe Grillo e Di Maio.
L’epilogo il 19 dicembre 2017, quando si è tenuta l’ultima riunione tra Belotti e il segretario generale Efdd, Aurelie Laloux.
Per evitare le dimissioni e il rischioso coinvolgimento del segretariato generale del Parlamento, Belotti ha accettato di rinunciare alle diarie e ai costi vivi di alcune missioni stracciando le richieste di rimborso spese, rimaste a suo carico.
Repubblica ha potuto prendere visione dei documenti che certificano la cancellazione di almeno tre missioni: la diaria per la plenaria di Strasburgo di dicembre, il viaggio a Roma e Milano del 25 e 26 ottobre 2017 (comizio di Grillo) e la trasferta a Castelfranco del 21 gennaio 2017 (“Ricorso day” con Di Maio).
La Belotti ha anche restituito 196 euro di diaria più voli e albergo per un viaggio tra il 9 e l’11 giugno, già rimborsati dal Parlamento Europeo, e si è messa in congedo non retribuito fino al 7 marzo 2018, ovvero tre giorni dopo le elezioni.
Magari pronta a un cambio di consegne visto che Silvia Virgulti non compare più al fianco di Di Maio.
Nel frattempo Stefano Torre è stato assunto come stager alla rappresentanza EFDD al Parlamento Europeo accompagnato da un tutor, Andrea Pollano, funzionario UE
Ma nella sede di Via IV Novembre i due si sono visti poco o niente, come testimoniano fonti qualificate del Parlamento europeo a Roma: «Sono stati qui molto raramente».
Il perchè è presto detto: entrambi lavorano alla campagna elettorale di Di Maio, il cui quartier generale è in Via Piemonte, a Roma.
Torre è tra i responsabili della raccolta fondi dell’M5S. Contattato da Repubblica ha spiegato: «Mi occupo della parte tecnica del sito di fundraising».
Successivamente, inviando un sms attribuibile allo staff di Di Maio, ha illustrato i principi con cui il Movimento raccoglie soldi tra simpatizzanti ed elettori.
Pollano invece nega di esistere: «Non sono io», risponde al suo cellulare. Ma fonti Efdd spiegano che nonostante sia pagato da Strasburgo al momento lavorerebbe a un documentario sulla campagna di Di Maio.
L’assunzione di Torre a spese del Parlamento europeo (2.659 euro al mese di stipendio base) è stata comunicata ai vertici del Movimento.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
IL DEBUTTO SEGUITO DA 11 MILIONI 600 MILA SPETTATORI CON UNO SHARE DEL 52,1%, DUE PUNTI IN PIU’ DELL’EDIZIONE 2017
Il festival targato Baglioni convince il pubblico e gli ascolti fanno boom: la prima serata è stata vista da una media di 11 milioni 600 mila telespettatori con uno share medio del 52,1%, un risultato che migliora quello, pur ottimo, del 2017, quando la prima serata del festival condotto da Carlo Conti e Maria De Filippi aveva ottenuto una media di 11 milioni 374 mila spettatori e il 50,4% di share.
Un risultato eccellente dunque, mentre la giornata si apre con il caso scoppiato poco dopo la fine della prima puntata: l’accusa di plagio per Non mi avete fatto niente, il brano portato in gara dalla coppia Ermal Meta – Fabrizio Moro, troppo somigliante a Silenzio, canzone presentata sempre a Sanremo, nel 2016, fra le Nuove proposte.
E’ stato Fiorello il protagonista-ciclone della serata, due uscite e una serie di interventi iresistibili e Claudio Baglioni a fare da spalla. Battute sulla politica, sulla par condicio, su Erdgan (“sta venendo a Sanremo perchè ha saputo che ci sono 1300 giornalisti liberi”), sul candidato premier M5s Di Maio “toy boy di Orietta Berti”, sul canone, sullo stesso festival.
Scenografia spettacolare, gran sintonia fra i compagni di Baglioni, Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino.
E se dalla prima non si aspettavano defaillance vista la consuetudine con la tv, il secondo è stato in parte una sorpresa: attore apprezzato, se l’è cavata egregiamente anche nei panni (elegantissimi) del conduttore-showman.
Imprevisto in apertura con l’incursione sul palco di un uomo che prima di essere portato via dalla sicurezza è riuscito a dire “sono due mesi che cerco un contatto con il procuratore della Repubblica”, poi tutto è filato liscio fra musica, gag, ospiti anche in collegamento, come Laura Pausini che, in diretta al telefono, ha confermato che sabato sarà all’Ariston da superospite dopo aver datto forfait al debutto a causa di una laringite.
Grande protagonista anche la musica, come ampiamente ribadito e fortemente voluto dal direttore artistico Baglioni, oltre ai Campioni in gara hanno cantato tutti, anche il passaggio promozionale di Gabriele Muccino con il cast del suo nuovo film A casa tutti bene si è tradotto in una cantata collettiva di Bella senz’anima, canzone “portante” nel film.
Sul palco i venti Campioni, da Annalisa che ha aperto la gara a Le vibrazioni, in chiusura. La rivelazione della serata sono stati però Lo Stato sociale che hanno entusiasmato il pubblico in sala e a casa con la complicità di Paddy Jones, 83enne ballerina acrobatica che si è scatenata sulle note di Una vita in vacanza.
Ovazioni per Gianni Morandi, entrato in scena quasi a mezzanotte, che ha conquistato una standing ovation con Se non avessi più te, in duetto con Baglioni.
In chiusura la prima classifica provvisoria, con gli artisti divisi in tre “fasce”, alta media e bassa: per il momento si piazzano in cima Annalisa, Lo Stato sociale, Max Gazzè, Meta-Moro, Zilli, Noemi e Ron.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
AI SOCIALISTI IL MINISTERO DEGLI ESTERI, DELLE FINANZE E DEL LAVORO
L’accordo per una Grande coalizione c’è.
Lo riferiscono diversi media tedeschi che raccontano di un ‘ultimo miglio’ faticoso sulla distribuzione dei ministeri.
La Spd potrebbe aver ottenuto gli Esteri, il Lavoro e persino le Finanze, mentre sembra che i bavaresi della Csu abbiano chiesto, e ottenuto, un ministero dell’Interno rafforzato.
E fino all’ultimo il braccio di ferro sui contratti a termine e sulla sanità è stato duro. Adesso si starebbero definendo gli ultimi dettagli, ma una fonte ha riferito alla Dpa che “in linea di principio, ci siamo”
Quando anche gli ultimi dettagli saranno precipitati nel contratto di coalizione, la Spd avvierà il referendum tra gli oltre 460mila iscritti, che nelle ultime settimane si sono arricchiti di 24mila nuovi ingressi.
Il verdetto è atteso per i primi giorni di marzo. Se i membri della Spd voteranno contro, la Grande coalizione sarà morta.
Il referendum è l’ultimo ostacolo per il Merkel-quater e il risultato non è affatto scontato.
(da agenzie)
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