Destra di Popolo.net

MACERATA, MATTONATE CONTRO LA VETRINA DELL’ASSOCIAZIONE CHE SI OCCUPA DELL’ACCOGLIENZA MIGRANTI

Febbraio 27th, 2018 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL GUS: “UN GESTO CHE SI ALIMENTA DELLE FALSITA’ E DELLE CALUNNIE DI QUESTI MESI”… ENNESIMO EPISODIO DI VIOLENZA RAZZISTA

La vetrina d’ingresso della sede del Gruppo Umana Solidarietà , che si occupa di assistenza a migranti e richiedenti asilo a Macerata, è stata danneggiata a mattonate nel pomeriggio.
“Alle 15, in pieno orario di lavoro una o più persone hanno attaccato la sede del Gus di piazza Mazzini. Un gesto che si alimenta delle falsità , insinuazioni e calunnie di questi mesi e che trova protezione e silenzi accordanti nei troppi ‘se’ e nei troppi ‘ma’”, denuncia l’associazione su Facebook postando la foto del danneggiamento.
Tra le persone assistite dal Gus c’è stato Innocent Oseghale, il nigeriano di 29 anni accusato con 3 connazionali d’aver ucciso e smembrato Pamela Mastropietro.
Il 29enne era stato espulso dal programma per violazioni del regolamento di accoglienza perchè sorpreso a spacciare.
Si tratta di un’azione violenta, spiega il Gus, “contro chi si occupa di accoglienza e integrazione ed è da mesi sotto il mirino di chi soffia sul fuoco per ottenere un tornaconto elettorale e click sui social network”.
Da settimane, prosegue il Gus, l’associazione è oggetto di “attacchi strumentali dopo i fatti di cronaca a Macerata”. Il Gus “crede nella pace e nel dialogo: non si fermerà  di fronte a un gesto violento e vigliacco. Continuiamo in ciò che è giusto”.

(da agenzie)

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ANDREA SCANSI SUL “FATTO” STRONCA LA LOMBARDI: “OGNI VOLTA CHE APRE BOCCA TI VIENE VOGLIA DI VOTARE TUTTI TRANNE LEI”

Febbraio 27th, 2018 Riccardo Fucile

RITRATTO AL VETRIOLO DELLA CANDIDATA IN REGIONE: “ARROGANTE, ANTI-GRILLINA, FASCISTELLA, AUTODISTRUTTIVA”

Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano oggi torna su uno dei suoi grandi “amori”: Roberta Lombardi. Il fattore scatenante è il famoso banner “meno nekri e più turisti ad Antrodoco” che, pensato con alta strategia politica per contendere qualche voto a Pirozzi, forte nel target e nei paesini del Lazio, ha ottenuto il solito risultato della propaganda lombardiana: renderla antipatica al resto del potenziale elettorato.

Non c’è nessuno, in Italia, più anti-grillino di lei. Ogni volta che apre bocca, e peggio ancora ti capita di vedere in tivù quelle sue espressioni da Farinacci 2.0, ti vien voglia di votare tutti. Ma proprio tutti. Tranne lei. Col centrodestra spaccato e i 5 Stelle rappresentati dalla Lombardi, Zingaretti non può proprio perdere. Nemmeno se si impegna. Pochi giorni fa, in uno dei tanti slogan allegramente fascistelli, Donna Roberta ha detto che se verrà  eletta lei ci saranno “meno migranti e più turisti”.
Una frase a caso, perfetta per un Salvini o un La Russa, e dunque perfetta anche per lei. I poveri Fico e Di Battista si sono dissociati, e non potevano fare altro, ma Donna Roberta è inarrestabile. Lo è sempre stata, lanciata a bomba contro se stessa, in una propensione auto-demolitoria fagocitante e fieramente devastatrice.
Scanzi traccia una biopic della non irresistibile ascesa di Lombardi ai vertici dei 5 Stelle fino al grande tentativo di salto in via della Pisana:
Poi la scelgono come candidata alla Regione Lazio. Torna in tivù. E si scopre che non è cambiata: sempre arrogante, respingente e fascistella, anche in quel vezzo — molto renzino e berluschino — di non accettare il confronto televisivo con i giornalisti “sgraditi”. In Rete i talebani la difendono a spada tratta, un po’come Bruno Vespa difendeva Maria Elena Boschi accostandola financo a Santa Teresa d’Avila.
Come la Boschi, peraltro, Donna Roberta è potentissima in maniera inversamente proporzionale ai meriti: se Mary Helen Woods toglie secondo i sondaggisti un milione di voti al Pd, anche Donna Roberta prosegue la sua furia autodistruttiva. E nessuno la ferma. Per parafrasare un regista un tempo arrabbiato: continuate così, fatevi del male.

(da “NextQuotidiano”)

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IL COMUNE DI ROMA E IL MILIONE DI EURO SPESO PER GLI SPAZZANEVE INADEGUATI

Febbraio 27th, 2018 Riccardo Fucile

IL CAMPIDOGLIO NE HA NOLEGGIATI 30 DA UNA DITTA DI CUNEO MA SONO ADATTI PER LA NEVE AD ALTA QUOTA

Mauro Evangelista sul Messaggero di oggi racconta come il Comune di Roma si sia impegnato per la neve sulla Capitale, ma, come al solito, con qualche piccolo problemino di organizzazione:
Mezzi molto pesanti arrivati da una ditta del Piemonte, molto adatti per la neve ad alta quota, e considerati inadeguati per i dieci centimetri romani.
Roma Capitale non ha accordi con ditte locali già  organizzati per tempo in modo da avere spazzaneve e spargisale disponibili in caso di necessità . «I mezzi dedicati alla rimozione della neve e del ghiaccio sono oltre 190 (spalaneve,bobcat,spargisale e altri mezzi)» recita un comunicato stampa di Roma Capitale attorno alle 19 di ieri.
In realtà , la protezione civile comunale aveva scarsità  di mezzi e venerdì, quando si è capito che la neve stava arrivando sul serio, è stata fatta una ricerca di mercato. Ovviamente, se cerchi spazzaneve e spargisale mentre tutta l’Italia è investita dalle bufere e dunque c’è grande richiesta di questi mezzi, i prezzi salgono.
Per trenta mezzi sono stati pagati 900mila euro più Iva, una cifra molto alta perchè comunque la ditta di Cuneo che si è fatta avanti ha dovuto spostare spazzaneve e spargisale all’ultimo minuto senza il dovuto preavviso.
C’è di più: in realtà  di quei 30 sono arrivati nella notte tra domenica e lunedì solo 5, a cui se ne sono aggiunti una quindicina successivamente:
Per questo motivo, in una città  estesa come Roma, era assai difficile incrociare questi spargisale, se non sulle consolari.
Fonti interne assicurano che comunque alla fine si pagheranno solo quelli realmente utilizzati. Ma gli esperti di protezione civile spiegano che questo tipo di strategia è inappropriata: «Non ha senso — raccontano — decidere 48 ore prima di una nevicata ampiamente annunciata il noleggio dei mezzi spazzaneve e spargisale. Sia chiaro: a Roma le nevicate non sono molto frequenti, dunque non sarebbe economicamente virtuoso l’acquisto degli spazzaneve e degli spargisale. Però bisognerebbe avere già  pronti ogni anno dei contratti o degli accordi con le ditte del settore in modo da non farsi trovare impreparati».
Ad oggi i Municipi hanno solo degli accordi con alcune ditte che si occupano di questo tipo di interventi, ma alcuni sono scoperti e dunque è una coperta cortissima.

(da “NextQuotidiano”)

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MONITORAGGIO AMNESTY: LA LEGA E’ IL PARTITO CHE DIFFONDE PIU’ ODIO

Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile

IL 69% DELLE FRASI RAZZISTE PRONUNCIATE DA ESPONENTI DEL PARTITO DI SALVINI

Sono soprattutto i migranti — ma non solo loro — nel mirino di certi partiti che sui migranti e sull’odio stanno costruendo un’intera campagna elettorale. Una campagna spesso basate su dati e notizie false usate però per cavalcare la rabbia di certe persone e trovare un capro espiatorio per ciò che non va bene.
Su questa campagna elettorale ha acceso i riflettori Amnesty International Italia che ha lanciato Conta fino a 10, un’iniziativa di sensibilizzazione per contrastare i discorsi violenti, aggressivi e discriminatori che prevalgono nel confronto politico in questo periodo.
“C’è chi l’odio, anzichè contrastarlo, lo semina, favorendolo e persino giustificandolo — ha dichiarato il presidente di Amnesty International Italia Antonio Marchesi-
L’associazione per i diritti umani ha creato un osservatorio che monitorerà  ogni giorno fino al 2 marzo l’odio in rete diffuso dai partiti politici, raccogliendo l’uso di stereotipi, dichiarazioni offensive, razziste, discriminatorie e di incitamento alla violenza nei confronti di migranti e rifugiati, ma anche di persone lgbti, donne, minoranze religiose, rom.
A controllare sarà  una task force specializzata, la rete di attivisti, coordinamenti e volontari di Amnesty International Italia che rileveranno eventuali dichiarazioni discriminatorie e di odio — divise tra offensive, gravi e molto gravi — pubblicate sui social di un campione rappresentativo di candidati alle politiche.
Le dichiarazioni raccolte verranno rese pubbliche solo alla fine del monitoraggio, quando verrà  presentato il rapporto finale.
I primi risultati del monitoraggio
Non è una sorpresa, ma la Lega è il partito che diffonde più spesso di tutti messaggi violenti o discriminatori. E probabilmente il partito di Matteo Salvini resterà  in testa alla fine di questo monitoraggio.
Dall’8 febbraio, quando è partito il monitoraggio dell’associazione per i diritti umani, sono state individuate già  89 frasi razziste e xenofobe.
La Lega è il partito che le ha usate di più, per il 69% delle volte. Seguono Forza Italia, Fratelli d’Italia e il Movimento 5 stelle.
Dieci, invece, sono le dichiarazioni islamofobe — da offensive a molto gravi — tutte riconducibili alla Lega (90%) e a Forza Italia (10%).
Tra le dichiarazioni discriminatorie ce ne è una anche contro le donne pronunciata da Forza Italia.

(da agenzie)

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DI MAIO, ULTIMI CINQUE GIORNI IN TV: E SCOPRE CHE IL NEMICO E’ IL CENTRODESTRA

Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile

DAL MAI IN TV A SEMPRE IN ONDA… DOPO AVER ROTTO PER MESI SUL PD E RENZI, ORA AL SUD RICORDA QUANDO SALVINI INSULTAVA I TERRONI

Il leader del Movimento 5 stelle si chiuderà  letteralmente in studio, evitando il gelo che sta flagellando l’Italia. Da martedì a venerdì sono ben sedici gli appuntamenti previsti. Quattordici in televisione più due in radio. Ma non è escluso che ne spuntino altri last minute.
Si parte con Di Martedì, su La7. Un crocevia che sarà  importante, a quanto si apprende da ambienti vicini al candidato premier. Si prosegue mercoledì: Matrix, Tagadà , tre interviste ai telegiornali più due appuntamenti radiofonici. E così via: cinque volte sul piccolo schermo giovedì, tre venerdì, prima del gran finale previsto per il tardo pomeriggio a piazza del Popolo a Roma.
Una vera full immersion, pianificata con largo anticipo. Da tempo l’agenda pubblica di Di Maio segnava tre caselle vuote per il 27 e 28 febbraio e per il primo marzo. Fatto salvo per l’evento di presentazione della squadra dei ministri, fissato in agenda per giovedì alle 15 nel quartiere Eur di Roma, tale è rimasta.
Gli spazi sono stati riempiti interamente da una massiccia presenza sul piccolo schermo. Una strategia mirata. Dopo un mese in giro per l’Italia, l’obiettivo è quello di affidarsi — ironia della sorte per un Movimento che ha fatto del web il proprio totem — al più tradizionale dei mezzi di comunicazione di massa per cercare di sfondare tra gli indecisi.
Negli ultimi dieci giorni d’altronde, il mood è completamente girato.
Il Partito Democratico è completamente sparito dai radar. “Matteo Renzi è fuorigioco”, è la convinzione del leader. Un’affermazione che contiene un po’ di convinzione e un po’ di opportunità . Perchè un Pd uscito con le ossa rotte dalle urne, e con un segretario fortemente indebolito, al momento è il partner più potabile per un “governo di convergenza” — come lo ha definito Di Maio — con i 5 stelle.
Molto più del centrodestra. Il candidato premier ha ribadito più volte di non fidarsi dei vari Berlusconi, Meloni e Salvini. E a quest’ultimo ha riservato gli attacchi più duri. L’ultimo ieri: “Io sono di Napoli, non mi scordo i cori ‘Vesuvio lavali con il fuoco’”.
C’è una questione di opportunità  politica.
A meno di clamorosi stravolgimenti, un asse populista M5s-Lega sarebbe lontanissimo dai numeri necessari per governare.
E l’attenzione dimostrata in questi giorni nei confronti del Quirinale (che non sembra lanciare segnali di apprezzamento nei confronti di quella soluzione) testimonia che, se pur c’è stata, la tentazione di provare a mettere quel tipo di governo al momento è stata scartata.
E poi c’è una questione di tenuta interna. Perchè con Forza Italia probabilmente i seggi per formare una maggioranza basterebbero. Ma un’intesa con il tanto vituperato ex Cavaliere non sarebbe retta dalla base e dal gruppo parlamentare.
Così Di Maio ha eletto il centrodestra a principale avversario: “È un ballottaggio fra noi e loro”. E contemporaneamente la “strategia della disattenzione” è ritenuta il miglior modo per impedire al Pd di dettare l’agenda politica e farlo scivolare il più indietro possibile nella foliazione dei giornali.
La narrazione su cui punta il Movimento 5 stelle per mobilitare gli indecisi degli ultimi giorni è, se vogliamo, quello che è stato appannaggio della sinistra per due decadi: siamo noi l’unico argine al ritorno del Caimano.
Una vera e propria mobilitazione sulle parole d’ordine del “voto utile”, per radicalizzare lo scontro e fare appello a pance e teste di chi ancora non ha scelto per chi votare.
E il terreno di battaglia è quello su cui si sta cimentando anche Berlusconi. Una battaglia campale senza esclusione di colpi, nella quale, per tre giorni, i leader si rincorreranno senza soluzione di continuità  di canale in canale.
Fino al 2 pomeriggio. Quando Di Maio si riunirà  a Beppe Grillo e Alessandro Di Battista per il gran finale. Da tenere d’occhio il palco, perchè al momento non è esclusa qualche sorpresa. E il candidato premier potrebbe riservarsi per quel giorno un’ultima carta, fino a quel momento tenuta coperta, per un ultimo colpo di reni.
Ma a quel momento il più sarà  fatto. E le ultime, forse decisive, oscillazioni, passeranno per l’all-in finale degli ultimi giorni sul tubo catodico. Per dimostrare che sono cambiati i tempi. Quelli del divieto di andare in tv.
Quelli nei quali, parafrasando una vecchia canzone, “il video uccideva le star del web”
.
(da “Huffingtonpost”)

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LA CAMPANIA E’ L’OHIO D’ITALIA

Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile

FORZA ITALIA E M5S SI GIOCANO IL FUTURO CONTENDENDOSI POCHI COLLEGI

La battaglia finale tra centrodestra e M5S si gioca in Campania.
In 10 collegi alla Camera e 5 al Senato si sta svolgendo una battaglia che per un pugno di voti potrebbe consentire a Berlusconi, Salvini, Meloni e ai centristi di Noi con l’Italia di avere una maggioranza parlamentare autosufficiente.
Un centinaio di voti in più ai 5 Stelle in ognuno di questi collegi darebbe invece a quello di Di Maio la palma di primo partito: la base di partenza per ricevere da parte del Capo dello Stato l’incarico di formare un nuovo governo.
Il paradosso dei paradossi è che Di Maio deve sperare che il Pd in questa regione crolli per beneficiare del travaso di consensi, mentre il centrodestra sta pregando San Gennaro affinchè i Democratici tengano attorno al 22-25%.
«La Campania è l’Ohio d’Italia – spiega l’onorevole Paolo Russo, grande conoscitore del territorio – ma il rischio è che il Pd in liquefazione scenda sotto il 20% e porti i grillini a oltre il 35%.
“Qui – aggiunge Russo – due su tre ex elettori dei Democratici oggi votano 5 Stelle. Il punto è che al Nord noi abbiamo un alleato, la Lega, molto forte. Al Sud invece la massa d’urto elettorale è soprattutto Forza Italia. Così i grillini spadroneggiano in Puglia, in Abruzzo, in Calabria, in Sicilia. In Campania noi teniamo botta. Solo adesso molti nostri portatori di voti, professionisti, amministratori e militanti si sono svegliati. Finora la campagna elettorale non era stata percepita».
E infatti gli azzurri e gli alleati, in queste ultimissime giornate, stanno cercando di recuperare terreno, con un certo affanno.
I sondaggi più recenti, che non si possono pubblicare, raccontano che i grillini sarebbero a un passo dall’aggiudicarsi quei collegi di frontiera in bilico. Sono in vantaggio a Napoli, città  che elegge 4 deputati e 2 senatori, proprio dove il Pd crolla. Non sfondano invece a Salerno dove il governatore De Luca tiene in piedi l’ultima diga di contenimento dell’«onda anomala» grillina.
Ma già  appena sposti lo zoom nell’entroterra di Salerno, nell’agro nocerino-sarnese, il centrodestra deve vedersela con i candidati di Di Maio che registrano un vantaggio di 2-3 punti.
Nel Nolano, alle porte di Napoli, la coalizione guidata da Forza Italia allunga il vantaggio, così come nella zona di Caserta e Benevento.
Si tratta di vantaggi concentrati soprattutto nelle province, nei piccoli comuni. Ma nessuno nel partito di Berlusconi dorme sonni tranquilli.
E fanno il tifo per il Pd e la tenuta dei candidati Dem per coprirsi il fianco dalle slavine che andrebbero ad alimentare il fiume M5S.
Dice Mara Carfagna: «In molti collegi veramente ce la giochiamo sul filo dei cento voti. Il Pd poi si è dissolto e ha fatto scelte incredibili.
Forza Italia e gli alleati, che non portano grossi numeri, di fatto inseguono in questa regione che, come l’Ohio negli Stati Uniti, può far pendere il risultato nazionale da una parte o dall’altra.
Guarda caso dalla Campania possono arrivare quei dieci deputati e cinque senatori in più che in questo momento mancano al centrodestra per non avere la necessità  di fare campagna acquisti in Parlamento.
Di Maio è convinto di sbarrare ai principali avversari l’ultimo miglio, ma Berlusconi sta facendo di tutto per non farsi fregare. Non è andato a Napoli in questi giorni perchè non ha ritenuto utile parlare in una sala dove sono già  tutti convinti. Ai dirigenti di Forza Italia ha spiegato che la sua presenza in tv vale molto di più.
«È come potete vedere – ha spiegato – il mio messaggio è prevalentemente concentrato ad aiutarvi nella battaglia». Promesse di condoni fiscali ed edilizi in effetti hanno molta presa in Campania.
E non solo, per la verità , ma «l’anziano usato e garantito», come si è definito lo stesso Cavaliere, da quelle parti ha ripreso macinare voti.
Gli basteranno?

(da “La Stampa”)

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M5S: CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL SINDACO DI BAGHERIA

Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile

E’ ACCUSATO DI TURBATIVA D’ASTA, FALSO, ABUSO D’UFFICIO E OMISSIONE D’ATTI D’UFFICIO

La Procura di Termini Imerese ha chiesto il rinvio a giudizio del sindaco del M5S di Bagheria Patrizio Cinque.
Cinque, come previsto, è accusato di turbativa d’asta, falso, abuso d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio e omissione di atti d’ufficio.
L’udienza preliminare è stata fissata per l’11 aprile. Cinque, dopo la notizia dell’apertura d’inchiesta, si era autosospeso dal Movimento 5 stelle.
A settembre a Cinque venne notificata la misura dell’obbligo di firma che il gip revocò dopo l’interrogatorio di garanzia a cui il sindaco venne sottoposto. Nell’indagine sono state coinvolte altre 21 persone tra imprenditori, funzionari comunali e un dirigente della Regione.
Cinque è accusato di avere concordato illegalmente con l’ex commissario della città  metropolitana Manlio Munafò e Salvatore Rappa, legale rappresentante della società  sportiva Nuova Aquila Palermo, l’affidamento del Palasport a Comune e società  in partnership.
Il sindaco si è difeso sostenendo di aver da sempre puntato alla gestione comunale del palazzetto e di aver per questo presentato la domanda di affidamento col privato fuori termine.
Altri capitoli dell’inchiesta riguardano la gestione irregolare della raccolta dei rifiuti e l’avere rivelato al cognato l’esistenza di un procedimento penale avviato sulla sua casa abusiva.
Procedimento di cui aveva saputo da un vigile urbano, pure indagato. Una strana vicenda nata da una falsa autodenuncia presentata a nome del familiare, ma di cui questi nulla avrebbe saputo.

(da agenzie)

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ORA SI ACCORGONO CHE LA TORINO-LIONE NON SERVE: IL TRAFFICO E’ DIECI VOLTE INFERIORE ALLE ATTESE

Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile

IL GOVERNO: “CI SIAMO SBAGLIATI”, MA VA AVANTI LO STESSO

Dicono che il tempo è galantuomo. Forse è così.
Un esempio è quello che emerge dalla lettura di un recente documento dell’Osservatorio per l’asse ferroviario Torino — Lione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri: “Non c’è dubbio che molte previsioni fatte quasi 10 anni fa, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione europea, siano state smentite dai fatti, soprattutto per effetto della grave crisi economica… Lo scenario attuale è, quindi, molto diverso da quello in cui sono state prese a suo tempo le decisioni”.
Scusateci, sembrano dire i tecnici dell’Osservatorio, ma dieci anni fa era impossibile prevedere quanto sarebbe emerso in seguito.
Verrebbe da domandarsi il perchè, allora, fare delle previsioni.
Ma la realtà  è molto diversa da quella narrata nel documento. A più riprese, fin dal 2005, ben prima dunque del manifestarsi della recessione economica, sono stati pubblicati numerosi contributi di economisti dei trasporti che mostravano come le previsioni di crescita dei traffici fossero del tutto irrealistiche.
Vediamo alcuni numeri: in base alle previsioni governative, nel 2035 lungo il corridoio di progetto del Tav avrebbero dovuto transitare oltre 43 milioni di tonnellate di merci su strada e 15 su ferrovia; a metà  secolo i flussi su strada avrebbero dovuto superare gli 80 milioni di tonnellate.
Tali previsioni erano incoerenti con l’evoluzione storica dei traffici.
La strada aveva conosciuto una rapida crescita fino alla prima metà  degli anni ’90 dello scorso secolo per poi declinare, anche in ragione del forte aumento dei pedaggi praticati lungo i trafori del Monte Bianco e del Frèjus, nella decade successiva e ulteriormente in quella immediatamente alle nostre spalle.
Il traffico su ferrovia ha oscillato tra gli 8 e i 10 milioni di tonnellate tra il 1980 e il 2000. Tra il 2003 e il 2011 la galleria è stata ammodernata con forte limitazione della circolazione dei convogli.
Nel periodo successivo alla conclusione dei lavori non si è registrata alcuna ripresa dei flussi che si attestano attualmente intorno ai 3 milioni di tonnellate (lo stesso valore registrato a fine anni ’60).
Seppure in clamoroso ritardo, sono ora gli stessi proponenti del progetto a porsi l’interrogativo. Leggiamo ancora nel documento: “La domanda che i decisori devono farsi è invece un’altra: ‘Al punto in cui siamo arrivati, avendo realizzato ciò che già  abbiamo fatto, ha senso continuare come previsto allora? Oppure c’è qualcosa da cambiare? O, addirittura, è meglio interrompere e rimettere tutto com’era prima?’ ”.
Purtroppo, la risposta che viene data all’interrogativo sembra dare ragione a quanto scrisse Henry Kissinger: “Quando un ragguardevole prestigio burocratico è stato investito in una politica è più facile vederla fallire che abbandonare”.
Si riesuma la retorica dell’anello mancante della rete ferroviaria europea, si ripropongono le già  più volte confutate motivazioni ambientali a favore del trasferimento modale dalla strada alla ferrovia.
La qualità  dell’aria, a Torino, in Valsusa come in tutta Europa è in miglioramento da decenni. Tale tendenza proseguirà  in futuro grazie alla progressiva sostituzione dei mezzi più inquinanti: dieci veicoli pesanti a standard Euro VI emettono come uno solo Euro 0.
Gli storici utenti del Frèjus e del Monte Bianco sanno molto bene come la qualità  dell’aria nei trafori un paio di decenni fa fosse ben peggiore di oggi.
Si può aggiungere, tra parentesi, che la qualità  dell’aria al confine italo-francese dove il 93% delle merci utilizza la strada è migliore rispetto a quella lungo il confine svizzero.
Si riafferma di voler proseguire lungo il percorso intrapreso senza peraltro fornire alcun nuovo elemento quantitativo a sostegno della fattibilità  economica del progetto. Per molti decenni non si registrerà  infatti alcun vincolo di capacità  sulla rete stradale, unico fattore che potrebbe, a determinate condizioni, giustificare l’opera
I tunnel stradali sul versante occidentale delle Alpi sono infatti utilizzati all’incirca per un terzo ed è in fase di realizzazione una seconda “canna” del traforo del Frèjus che allontanerà  ulteriormente la prospettiva di saturazione delle infrastrutture esistenti.
Come dimostra l’esperienza svizzera, neppure con il tunnel di base la ferrovia potrebbe diventare competitiva con la strada e dovrà  continuare a essere pesantemente sussidiata.
Non solo, come ebbe a dire tempo fa l’ex presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta: “Toccherà  al governo mettere in campo politiche di disincentivo economico del trasporto su gomma a favore di un trasferimento modale, specie delle merci, verso il ferro”.
Politiche di disincentivo economico significano un incremento artificiale dei costi del trasporto: è come se un’impresa incapace di contrastare un concorrente di maggior successo chiedesse al governo di incrementare il livello di tassazione che grava sui servizi prodotti da quest’ultimo per metterlo fuori mercato o, peggio, ne impedisse l’acquisto.
La conferma del progetto non può che essere giudicata un pessima scelta: costosa per i contribuenti che pagheranno prima per la costruzione e dopo per incentivare l’uso dei servizi, dannosa per l’economia come dimostrano le analisi costi-benefici indipendenti e irrilevante per l’ambiente.
Ma assai gradita dai costruttori e da un manipolo di operatori ferroviari che vorrebbero prosperare a nostre spese.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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LA BUFALA DI BERLUSCONI (E SALVINI): IL GOVERNO RENZI HA ACCETTATO CHE I MIGRANTI SALVATI FOSSERO SBARCATI IN PORTI ITALIANI IN CAMBIO DELLO SFORAMENTO DEL 3% DI DEFICIT

Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile

TRITON HA EFFETTUATO SOLO IL 27,4% DEI SALVATAGGI, IL 72,6% SONO STATI FATTI AL DI FUORI DI TRITON, SEGUENDO LA CONVENZIONE ONU CHE IMPONE DI PRESTARE SOCCORSO IN MARE E RAGGIUNGERE IL PORTO SICURO PIU’ VICINO… QUINDI E’ UNA POLEMICA SUL NULLA, COME SEMPRE

Sui soccorsi dei migranti in mare naufragano i conti di Silvio Berlusconi.
Durante la puntata del 25 febbraio di Quinta Colonna, il leader di Forza Italia ha detto al giornalista Paolo Del Debbio: «Il governo Renzi, per ottenere dall’Europa la concessione di poter superare il 3% di deficit sul bilancio […], ha accettato che tutti i migranti salvati in mare dalle navi degli Stati che hanno avuto questa missione venissero sbarcati nei nostri porti».
Berlusconi denuncia dunque uno scambio tra la deroga delle regole europee sul bilancio e la concessione dei porti come approdo per le navi che soccorrono i migranti in mare. Il ragionamento dell’ex Cavaliere si ferma al semaforo rosso e non supera l’esame del fact-checking.
L’accordo europeo sul controllo delle coste al quale Berlusconi fa riferimento è Triton, entrato in vigore nel 2014.
Per ammissione dell’allora ministra degli Esteri Emma Bonino, quell’accordo conteneva effettivamente la clausola di approdo per le navi di soccorso nei porti italiani. Particolare non irrilevante, però è che, secondo i dati della Guardia Costiera Italiana, Triton ha effettuato nel 2016 solo il 27,4% delle operazioni di soccorso: nel 2016, il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto ha registrato il salvataggio di 178.415 persone.
Di queste, quelle che rientravano nell’ambito dell’operazione Triton, coordinata da Frontex, erano 48.800.
I salvataggi al di fuori del quadro di Triton, che costituiscono il 72,6% del totale, seguono le linee guida dei trattati internazionali in vigore, a partire dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare stipulata a Montego Bay nel 1982, che all’articolo 98 stabilisce l’obbligo di prestare soccorso in mare.
C’è di più.
Il 1° febbraio 2018 Frontex ha fatto partire Themis, il nuovo programma di controllo delle coste con il quale viene eliminata l’obbligatorietà  per le navi del progetto europeo di fare riferimento ai porti italiani per l’approdo dopo le operazioni di ricerca e soccorso.
Questa informazione avrebbe completato ulteriormente l’argomentazione in modo più corretto per gli spettatori del talk show domenicale.

(da “La Stampa”)

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