Luglio 17th, 2018 Riccardo Fucile
“LE VOCI CRITICHE E AUTOREVOLI VANNO INCORAGGIATE E NON RESPINTE”
“I Governi intelligenti le voci critiche e autorevoli come quella di Boeri dovrebbero attirarle e incoraggiarle, non respingerle. Evitare accuratamente di circondarsi di yesman, e fra un signorsì e un signorno”.
Il consiglio di Marco Travaglio all’esecutivo è di tenersi stretto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, finito nella bufera governativa per la cosidetta “manina” che avrebbe introdotto nella relazione tecnica al decreto dignità la stima di perdita 8 mila occupati all’anno fino al 2028.
Una previsione che nonostante abbia “lo stesso valore scientifico di un oroscopo”, si legge nell’editoriale pubblicato oggi sul Fatto Quotidiano, non deve comunque distogliere l’attenzione dall’indipendenza dimostrata a più riprese da Boeri, anche nei confronti dell’ex premier Matteo Renzi, che “lo rende immune da qualunque sospetto di collusione con i partiti”.
Per questo motivo, continua Travaglio, “sarebbe una gran cosa se Conte e Di Maio lo confermassero a presidente dell’Inps”.
Ma la conferma di Boeri non è l’unico auspicio messo nero su bianco dal direttore del Fatto, che confessa anche di “sperare vivamente che Claudia Mazzola, se ha i requisiti di competenza, entri nel nuovo Cda Rai”.
Una speranza motivata da Travaglio con il fatto che la stessa Mazzola sia stata inserita dai 5 Stelle nella cinquina di aspiranti candidati messi ai voti sulla piattaforma Rousseau nonostante gli attacchi ricevuti quattro anni fa dall’attuale capo della comunicazione pentastellato Rocco Casalino, che l’aveva accusata, con espressioni piuttosto colorite, di “disinformazione”.
Un precedente che, in caso di nomina, segnerebbe “il primo caso di lottizzazione all’incontrario: cioè di un partito che premia nel servizio pubblico un suo avversario, o presunto tale”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 17th, 2018 Riccardo Fucile
DANIELE FRANCO E’ STIMATO IN EUROPA E RAPPRESENTA UNA GARANZIA PER I CONTI ITALIANI…IN PASSATO HA AVUTO SCONTRI ANCHE CON RENZI E PADOAN
Nei giorni scorsi abbiamo parlato di come il Ragioniere dello Stato Daniele Franco sia stato
irresponsabilmente indicato da Luigi Di Maio a più riprese come la “manina” che fa i dispetti al neoministro.
Daniele Franco ha invece soltanto fatto il suo dovere con la tabella dell’INPS per il Decreto Dignità , così come anni fa fece il suo medesimo dovere con il governo Renzi facendo vedere i sorci verdi all’esecutivo in occasione della prima manovra di Padoan. Oggi Federico Fubini sul Corriere racconta un’altra storia che riguarda il Ragioniere, ovvero di come sia considerato il classico “canarino nella miniera”:
C’è poi però un secondo livello, perchè i grandi investitori nel debito di cui l’Italia ha bisogno non chiedono solo rendimenti. Vogliono anche prezzi stabili, senza sorprese che creino continui sbalzi. Senza che il mercato torni in fibrillazione perchè il ministro agli Affari europei Paolo Savona parla di «piano B» di uscita dall’euro, o perchè il vicepremier Luigi Di Maio accusa (implicitamente) i dirigenti del Tesoro di tramare «come vipere» contro il governo.
Invece è successo, e non è sfuggito ai potenziali investitori di cui l’Italia ha tanto bisogno. Anzichè un rettile però la metafora più praticata riguarda un pennuto: «canarino nella miniera». Sono quelli che, se cadono in volo, rivelano che l’aria è satura di gas tossici. È così che nella Bce a Francoforte hanno preso a definire Daniele Franco, il ragioniere generale dello Stato.
Secondo l’articolo una cacciata di Daniele Franco potrebbe scatenare un interessante effetto farfalla in Europa nei confronti dell’Italia:
L’uomo ha la credibilità e l’autorità legale di vidimare ogni misura di bilancio, dunque anche di impedire scelte troppo audaci e pericolose in Legge di stabilità . Per ora si muove senza troppi problemi. Ma se le spinte politiche lo inducessero a lasciare, il messaggio dalla miniera-Italia alla Bce e ai mercati sarebbe fin troppo chiaro: rischio esplosione imminente.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 17th, 2018 Riccardo Fucile
“LA STAMPA” PUBBLICA I DOCUMENTI, NESSUNA MANINA DELL’ULTIMA ORA
Di Maio sapeva (o doveva sapere) una settimana prima delle stime Inps
I documenti pubblicati dalla Stampa scagionano il presidente Boeri dall’accusa di essere la “manina” del Decreto Dignità
Governare è complicato. Ci sono procedure, autorizzazioni, pareri, nulla osta, relazioni tecniche, bollinature.
Lo ha scoperto Luigi Di Maio al suo primo decreto da ministro del Lavoro, quel Decreto Dignità che ora deve affrontare l’iter parlamentare. E ha denunciato l’esistenza di una “manina” che ha introdotto nella Relazione Tecnica quella stima di impatto negativo del provvedimento pari a 8 mila occupati in meno ogni anni fino al 2028. Una stima dell’Inps, per cui Di Maio ha scaricato tutto sul presidente dell’Istituto, Tito Boeri.
Ci sono carte, pubblicate oggi dalla Stampa, che segnalano tuttavia le colpe del ministro.
Tutto è avvenuto alla luce del sole, secondo quanto dimostrano i documenti resi noti dal quotidiano torinese.
Di Maio poteva sapere, doveva sapere. I suoi collaboratori hanno avuto la stima dell’Inps, da loro richiesta, una settimana prima della pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale.
Tutto inizia il 2 luglio, quando l’ufficio legislativo del Ministero del Lavoro scrive all’Inps per chiedere di predisporre “con la massima urgenza” la platea dei lavoratori coinvolti “al fine di quantificare il minor gettito contributivo”.
Detto fatto: Quattro giorni dopo, il 6 luglio, la segreteria tecnica di Boeri spedisce all’ufficio legislativo del Ministero quanto richiesto.
Mail certificata e testo non lasciano dubbi: al Ministero la scheda che stima impietosamente il calo degli occupati è sul tavolo del Ministero sei giorni prima della bollinatura da parte della Ragioneria generale dello Stato, il 12 luglio.
La relazione tecnica verrà ritoccata il giorno prima della pubblicazione in Gazzetta su richiesta della stessa Ragioneria – accade l’11 luglio – ma per ragioni che nulla hanno a che vedere con quella stima.
Nessun giallo, nessun complotto. È solo che governare è complicato e i provvedimenti vanno studiati, letti, conosciuti e custoditi.
Tito Boeri parla in un’intervista alla Repubblica respingendo con forza ogni accusa a suo carico.
“Accusarmi di fare politica è una colossale sciocchezza. Chi mi conosce lo sa: ho sempre detto quello che penso, senza mai preoccuparmi di chi fosse a Palazzo Chigi”.
Il presidente Inps intende completare il suo mandato all’Inps.
“Il mio incarico scade nel febbraio 2019. Fino ad allora io non mi muovo di qui. Ho un mandato, e lo porto a termine. Se mi vogliono cacciare prima, lo facciano. Se no, se ne riparla con l’anno nuovo. Con il M5S ci sono “normali rapporti istituzionali. Di Maio l’ho incontrato due volte, mi è sembrata una persona ragionevole, disposta ad ascoltare. Con Fico ci sono state più occasioni”, dice Boeri. Matteo Salvini “non l’ho mai incontrato, e forse a questo punto è meglio così”. Quanto al ministro dell’Economia Giovanni Tria, “ho condiviso dalla prima all’ultima parola tutti gli interventi pubblici che ha fatto finora”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 17th, 2018 Riccardo Fucile
IL RAGAZZO DELLA BANLIEU PARIGINA DONERA’ 500.000 EURO ALL’ASSOCIAZIONE PREMIERS DE CORDEE CHE AIUTA I DISABILI E I BIMBI MALATI
Un grande talento ma un cuore ancora più grande. 
Fa notizia in Francia la decisione del 19enne talento del calcio Kylian Mbappè, appena incoronato campione del mondo con la nazionale francese, di donare tutti i proventi della Coppa del mondo in beneficenza.
Lo scrive il quotidiano sportivo francese l’Equipe segnalando che i soldi andranno all’organizzazione Premiers de Cordee che aiuta i disabili e i bimbi malati con programmi sportivi gratuiti.
Secondo Sport Illustrated, il calciatore ha guadagnato circa 22.500 dollari per ogni partita disputata dalla Francia ai mondiali, più 350.000 dollari per la vittoria in finale contro la Croazia.
Mbappè è stato nominato miglior calciatore giovani dei mondiali dalla Fifa.
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2018 Riccardo Fucile
“NO ALLA SCHERMATURA TRA CONTI CENTRALI E REGIONALI”
Dal giugno del 2015, mentre la Procura di Genova chiudeva le indagini sullo scandalo degli investimenti leghisti a Cipro o dei diamanti in Tanzania e chiedeva il rinvio a giudizio del senatur Umberto Bossi e del tesoriere Francesco Belsito, la Lega (al tempo ancora Nord) mutava il suo statuto, cambiava pelle.
Venivano create le “nazioni” – non si tratta altro che delle varie sezioni regionali – e proclamata la loro indipendenza giuridica e finanziaria dalla Federazione, ossia l’organo centrale.
E per rafforzare questa divisione si è interrotto l’invio di denaro tra i conti centrali e quelli locali.
L’iniziativa fu “ratificata” dal segretario Matteo Salvini ed era concomitante all’avvio dei processi agli ex vertici del Carroccio.
E quella scelta di compartimentare in modo così netto i depositi del movimento, ora è al centro delle udienze in corso al tribunale del Riesame del capoluogo ligure: i giudici devono decidere se la Procura — nell’ambito della “caccia” ai 49 milioni di rimborsi truffa percepiti durante l’era Bossi-Belsito – può sequestrare anche il denaro presente nelle casse della varie sezioni regionali.
La Finanza, che ha trovato nelle varie ramificazioni leghiste 3 dei 49 milioni ricercati, finora lo aveva fatto, bloccando tra l’altro 19 mila euro alla Lega Nord Toscana. La quale ha fatto ricorso dichiarandosi del tutto “indipendente” sul piano finanziario.
La Cassazione nelle scorse settimane ha rimandato gli atti al Riesame per un pronunciamento definitivo: nazioni e federazioni – proprio sulla base dello statuto — secondo gli ermellini sono due soggetti giuridici distinti, «non esiste una continuità finanziaria».
Stamattina i pubblici ministeri Vittorio Ranieri Miniati e Paola Calleri, durante la nuova udienza al Riesame, hanno sostenuto il contrario.
Ribadendo che secondo loro tra i vertici del Carroccio e le sezioni esiste «continuità non solo giuridica, ma anche finanziaria».
E hanno fornito due elementi di prova: un bonifico di 26 mila euro che la Lega Nord nel 2015 ha fatto arrivare sui conti dei colleghi toscani e l’articolo 8 dello statuto stesso, che stabilisce un vincolo economico tra centro e “periferia”.
Per i pm genovesi i conti vanno insomma sequestrati pure alle sezioni. Il tribunale si è riservato sulla decisione finale e si pronuncerà nei prossimi giorni.
(da “il Secolo XIX”)
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Luglio 16th, 2018 Riccardo Fucile
E QUALCUNO DIMENTICA LE FOIBE (CHE SI RICORDANO SOLO QUANDO COMODO)
I mondiali di calcio si sono conclusi ieri a Mosca con la vittoria per 4 a 2 della Francia di Deschamps
sulla Croazia di Dalić. Francesi per la seconda volta campioni del Mondo, nonostante il tifo “contro” di personaggi del calibro di Matteo Salvini — volato nella capitale russa per assistere alla partita — e dei sovranisti italiani che per un giorno hanno dimenticato il dramma degli esuli giuliano-dalmati cacciati dall’allora Juogoslavia (oggi Croazia) dopo la sconfitta del nostro Paese nella Seconda Guerra Mondiale.
Anche il cooperante internazionale Alessandro Di Battista ha fatto sapere di aver tifato Croazia (nonostante la sua fidanzata sia di origini franco-algerine e quindi figlia del meticciato colonialista francese).
Gli irredentisti del nuovo Millennio hanno deciso di tifare per la Croazia, un popolo “etnicamente omogeneo”, orgoglioso, sovrano.
Certo, la Croazia ci deve ancora “restituire” Pola, Fiume e la penisola istriana. Ma sono dettagli.
Perchè ieri la partita non era tra due nazionali di calcio ma tra due modi di intendere la realtà . Da una parte un paese che non ha aperto le porte agli stranieri, dall’altro il prodotto del meticciato e del famigerato piano Kalergi.
Tant’è che in molti hanno definito la Francia una “Selezione Africana” perchè tra gli 11 galletti in campo di francesi “non ce n’era nessuno”.
Libero parla oggi di “vittoria di un impero coloniale che coglie i frutti del suo dominio sull’Africa”.
Se così fosse allora la Francia avrebbe dovuto vincere tutte le edizioni della Coppa del Mondo. La Croazia invece ha schierato in campo 11 giocatori “puri”, non si è arresa all’ideologia dell’Europa meticcia. Questo è piaciuto moltissimo ai sovransiti che sognano anche per l’Italia una nazionale così. Con buona pace di quelli che festeggiavano — ostentando il loro non essere razzisti — dopo la vittoria delle quattro staffettiste italiane della 4à—400 ai giochi del Mediterraneo.
C’è chi arriva al punto di negare che quella che ha vinto sia una squadra europea; ha vinto una squadra africana e la Francia viene accusata di aver “derubato gli africani attribuendosi la loro vittoria”. Eppure tra i Bleus c’erano solo ed esclusivamente cittadini francesi.
La Francia insomma ha “barato”. Non così i croati che — giusto per ribadire qual è il punto — sono bianchi e cattolici. Poco importa a questo punto se l’omogeneità etnica, culturale e linguistica della Croazia sia stata ottenuta anche a spese di quegli italiani che ci abitavano fino al 1945.
Del resto i sovranisti hanno qualche problema a scendere a patti con la storia e a ricordare il programma di italianizzazione forzata della regione operata dal regime Fascista.
Perchè se si vuole derubricare la vittoria francese a vittoria del colonialismo bisogna ricordare anche che il secondo posto croato (un risultato di tutto rispetto per la nazionale di Modric) è quindi la vittoria di un popolo sul colonialismo: quello italiano (e come dimenticare le operazioni di pulizia etnica ai danni dei serbi compiute dal regime di Pavelić).
Utenti con evidenti questioni irrisolte con la grammatica e la lingua italiana ci spiegano come il meticciato rappresentato dalla Francia “distruggerà la cultura europea culla di tutto”. Si potrebbe discutere per giorni su come la cultura europea sia essa stessa frutto del colonialismo, ma sarebbe forse troppo.
C’è chi preferisce essere eliminato alle qualificazioni per i prossimi otto mondiali e restare italiano, perchè bisogna fermare l’invasione.
Un po’ come chiedeva il sondaggio della pagina Casapound Memes, che è finito come tutti gli ultimi sondaggi su Facebook, ovvero con la vittoria del meticciato e delle “risorse”.
C’è chi ricorda le vittorie italiane ai Mondiali. Quella del 2006 proprio sulla Francia “meticcia” in un’Italia “priva di talenti del calibro di Balotelli” ma che schierava in campo l’italo-argentino Camoranesi.
Anche le vittorie alla Coppa Rimet del 1934 e del 1938 sono frutto del meticciato. Nel 1934 alla sua prima vittoria l’Italia schierò ben quattro “oriundi”. All’epoca però nessuno temeva l’invasione per il semplice motivo che gli invasori eravamo noi italiani, impegnati a costruire in Africa un nuovo “Impero”.
Ma l’uomo bianco e italico si sente minacciato da questi ragazzotti “africani”. Il piano Kalergi, finanziato ovviamente da Soros, sta trionfando. L’Italia sarà riempita di stranieri arrivati via mare e la sostituzione etnica è ormai avviata.
Poi magari si guardano i dati, i numeri, quelli sui quali è difficile costruire narrative complottiste, e si scopre che in Italia la percentuale di stranieri è inferiore al 10%, che gli stranieri non sono tutti delinquenti o scrocconi di sussidi e aiuti statali.
Ma c’è chi crede che ci sia in atto un vero e proprio genocidio della popolazione bianca. A dirlo sono persone che magari negano l’esistenza di altri genocidi, ben più reali e drammatici dell’orgoglio ferito di un tifoso che frigna perchè ha perso la sua squadra del cuore.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 16th, 2018 Riccardo Fucile
VISEGRAD CONTINUA A NON RISPETTARE GLI OBBLIGHI EUROPEI
Sono tutti sbarcati a Pozzallo i migranti giunti a bordo delle navi Monte Sperone (209 persone) e Protector (184 persone). Ora gli uomini della Prefettura e della Questura sono al lavoro per attivar le procedure di ricollocamento nei gli altri paesi europei, come chiesto dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte che nei giorni scorsi aveva inviato una lettera agli altri capi di governo della UE per chiedere che si facessero carico di una quota dei migranti in arrivo in Italia.
I migranti in questione sono i 450 che nei giorni scorsi si trovavano a bordo di un barcone proveniente dalla Libia che i ministri Salvini e Toninelli avrebbero voluto dirottare su Malta.
Fortunatamente per i migranti Germania, Spagna e Portogallo hanno acconsentito ad accogliere 50 persone a testa. Anche Belgio e Svezia sono orientate a dare il loro assenso per il ricollocamento di migranti e richiedenti asilo.
Per il ministro dell’Interno Matteo Salvini si tratta di un «grande successo politico», ma la realtà delle cose è ben diversa.
Gli “amici” del Segretario della Lega, i capi di Stato e di governo dei paesi del gruppo di Visegrad hanno infatti fatto sapere che non si faranno carico dei migranti sbarcati a Pozzallo.
Non è una novità , Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia hanno sempre rifiutato di accogliere i rifugiati sbarcati in Italia.
Sono 12.725 i migranti cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato che sono già stati trasferiti verso altri paesi europei, come da accordi tra i governi UE.
La metà di questi è stata ricollocata in Germania, Svezia e Paesi Bassi. I paesi del gruppo di Visegrad invece hanno ermeticamente chiuso le frontiere anche a coloro che hanno visto riconosciuto il diritto all’asilo politico.
Si tratta di “veri profughi”, persone che scappano dalla guerra o da persecuzioni religiose che anche secondo Salvini (ministro e papà ) hanno diritto ad essere accolti in Italia e in Europa.
Ad esempio tra coloro che sono sbarcati oggi a Pozzallo c’è un ragazzino eritreo di 15 anni partito assieme al padre per arrivare in Europa. Il papà però è morto nel deserto e lui è arrivato da solo diventando così suo malgrado “minore non accompagnato” che quindi non potrà essere rimandato indietro e avrà diritto quantomeno alla protezione umanitaria (senza dimenticare che tra Etiopia ed Eritrea c’è la guerra).
Conte ha convinto alcuni colleghi europei a farsi carico delle loro responsabilità . Matteo Salvini invece non è riuscito a far cambiare idea ai suoi “amici”.
Il primo ministro della Repubblica Ceca Andrej BabiÅ¡ ha scritto su Twitter: «Ho ricevuto la lettera del premier italiano Giuseppe Conte in cui chiede all’Ue di occuparsi di una parte delle 451 persone ora in mare. Un tale approccio è la strada per l’inferno».
In un tweet successivo BabiÅ¡ ha ribadito che in ossequio al principio sancito all’ultimo Consiglio Europeo (quello dove Conte aveva “imposto” la linea italiana) il suo paese si sarebbe attenuto strettamente al principio della “volontarietà ” riguardo l’accoglimento dei richiedenti asilo (invece per quanto riguarda i rifugiati c’è un obbligo a livello europeo ad accogliere una quota di quelli “processati” in Italia). Secondo Praga «l’unica soluzione alla crisi è il modello australiano, cioè non fare sbarcare i migranti in Europa»; l’Australia ha allestito dei centri di detenzione per i migranti su alcune isole in paesi stranieri (Manus Island in Papua Nuova Guinea e Nauru a Nauru) dove i migranti sono tenuti in condizioni brutali in un limbo senza fine e senza senso.
Questa sembrerebbe anche l’idea di Salvini quando ha proposto la costruzione di centri “ai confini Sud della Libia”.
Anche l’ungherse Istvan Hollik, portavoce di Fidesz, il partito di Viktor Orban non vuole i migranti: «L’Ungheria non accoglie nessuno. Gli elettori ungheresi si sono espressi chiaramente alle ultime elezioni: non vogliono vivere in un Paese di immigrati».
Hollik spiega che «gli ungheresi rifiutano il piano Soros». Perchè per il governo magiaro le navi delle Ong sono tutte finanziate da Soros con l’obiettivo di sostituire i popoli europei con migranti africani.
Una teoria sposata anche da Salvini che però non riesce ad essere così efficace quanto gli amici di Visegrad.
Il sottosegretario agli Esteri, il pentastellato Manlio Di Stefano se la prende con il premier della Repubblica Ceca, pur ammettendo che la strada da percorrere sul lungo periodo sia quella indicata da Babis.
Di Stefano però chiede ai paesi di Visegrad di fare la loro parte, oppure di ammettere di aver sbagliato l’Unione a cui hanno aderito.
Di diverso avviso è il suo collega, il sottosegretario agli esteri Guglielmo Picchi (Lega) che invece approva in toto la linea dei paesi del gruppo di Visegrad (anche se critica i toni di Babis).
In realtà sui migranti sbarcati a Pozzallo ha ragione Praga perchè l’accordo firmato da Conte al Consiglio Europeo prevede che il trasferimento delle persone salvate in mare possa avvenire solo su base volontaria senza alcun pregiudizio sulla riforma del regolamento di Dublino.
Riforma che, è bene ricordarlo, prevedeva l’obbligo per gli stati membri di farsi carico dei richiedenti asilo (e non dei rifugiati) in base ad un sistema automatico di ripartizione delle quote.
La proposta però è stata bocciata dal MoVimento 5 Stelle (il partito di Salvini invece si è astenuto).
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 16th, 2018 Riccardo Fucile
SALVINI E DI MAIO, QUANDO LA POLITICA E’ FATTA SOLO DI PAROLE
Come ha scritto sul Corriere della Sera Angelo Panebianco, la politica non è fatta solo di azioni, ma
anche di parole. Il guaio del nuovo corso che si è aperto dopo le elezioni del 4 marzo è che le parole producono più danni delle azioni (in verità molto poche).
I fratelli De Rege della politica italiana, i due vice presidenti del Consiglio che hanno preso in ostaggio il premier, di parole a sproposito ne stanno dicendo tante. E rendono ogni giorno attuale quanto Albert Einstein soleva dire.
A conoscenza del grande scienziato solo due cose non avevano limiti, lo spazio e la stupidità umana: mentre sull’illimitatezza del primo aveva dei dubbi, per la seconda solo delle certezze.
Cominciamo dal maggiore della celebre coppia.
Matteo Salvini ha preso carta e penna e ha inviato al quotidiano di via Solferino una lettera di risposta a un editoriale di Antonio Polito, nel quale l’autore si chiedeva se il Governo avesse una cabina di regia. Il ministro rivendica i suoi meriti nella lotta all’immigrazione clandestina e nella chiusura dei porti anche alle navi militari italiane o europee inquadrate nella operazione Frontex, come se questo fosse il solo e principale compito del sedicente governo del cambiamento e il metro di misura per valutarne l’iniziativa.
Senza voler giudicare la scelta politica (che non condivido nè rispetto) mi domando se sia il caso che un ministro affronti un problema tanto difficile e delicato trattando dei ‘poveracci’ che rischiano la vita nel Canale di Sicilia come degli scrocconi, che mistificano una condizione di disperazione (l’ultima trovata del ministro riguarda il fatto che i migranti tornano a trascorrere le ferie in patria) e consideri le Ong alla stregua di organizzazioni criminali alleate con i mercanti di carne umana, allo scopo di lucrare sulle risorse stanziate per l’accoglienza.
Questo è un modo, vile e disonesto, di disinformare l’opinione pubblica e di rassicurarla a non mettersi dei problemi di coscienza se qualcuno ci lascia la pelle, visto che, in verità , sono pochissimi quelli che hanno veramente bisogno, mentre la grande maggioranza degli invasori sbarca nella Penisola a cercare la ”pacchia” e a rubare, per quattro soldi, il lavoro agli italiani.
E ovviamente a delinquere. Ma ciò che offende ancora di più è la prassi di intimidire quanti criticano questa linea di condotta. Chi scrive non ha simpatia per Roberto Saviano, ma trova intollerabile che un ministro vada in televisione a minacciare di toglierli la scorta: una decisione che non è di sua competenza come si è affrettato a riconoscere a chi glielo faceva notare.
Ma possono apparati pubblici alle sue dipendenze ignorare le intenzioni di un ministro per di più vendicativo?
Lo stesso comportamento Salvini lo ha tenuto con Tito Boeri, reo di aver espresso opinioni diverse dalle sue sul tema dell’apporto dei lavoratori stranieri alla demografia e all’economia del Paese.
Per il ”poliziotto d’Italia” non conta che sul fronte demografico, lo scenario EPC-WGA (Commissione della politica economica della Ue) ipotizzi, rispetto alla precedente previsione (Europop 2013), una sensibile contrazione del flusso netto di immigrati ed indichi questo trend come un motivo di riduzione dell’offerta di lavoro, per di più in grado di porre seri problemi all’equilibrio dei conti pensionistici.
Siamo tornati al principio dell’eius regio, cuius religio: nell’Italia giallo-verde, in tema di immigrazione, vige il pensiero unico, perchè è stato votato dalla maggioranza degli italiani. Boeri è dunque avvertito: i giustizieri passeranno anche da via Ciro il Grande.
Per sua fortuna, il minore dei fratelli De Rege ha bisogno del professore bocconiano e lo difende; almeno fino ad ora, prima dell’accusa di concorso esterno in tabella intrufolata: del resto dove potrebbe trovare Luigi Di Maio una copertura tanto autorevole per il misfatto compiuto a danno dei vitalizi degli ex deputati e di quello da compiere sulle c.d. pensioni d’oro?
Anche su questi argomenti evito di dire la mia. Mi sembra, tuttavia, doveroso denunciare il linciaggio a cui sono sottoposti coloro che subiranno i tagli, alla stregua dei peggiori delinquenti e dei profittatori di regime. Ai c.d. pensionati d’oro (la caratura la decide Di Maio) è stato dato l’epiteto inaccettabile di ”parassiti”.
Ma quel che è ancor più inaccettabile è la campagna di dileggio e discredito che si sta preparano contro coloro che faranno ricorso.
Vedremo comparire delle liste di proscrizione pubblicate dai quotidiani e diffuse dai talk show, allo scopo di presentare come degli egoisti, se non dei veri e propri vermi, coloro che intendono avvalersi di un diritto riconosciuto dall’articolo 24 della Costituzione a ogni cittadino.
Ormai non spetta più ai giudici stabilire ciò che è conforme alla legge, ma al ”popolo” e a chi pretende di rappresentarne le istanze.
Persino ai giudici delle leggi, se chiamati a pronunciarsi, sarà imputato di decidere in base ad un conflitto di interessi che li porterà a difendere il proprio trattamento.
Buon ultima è arrivata la ”manina” che ha infilato una tabella ”non allineata” nel decreto Dignità , nella quale viene certificato, con la chiarezza dei numeri, che la controriforma dei contratti a termine potrebbe togliere di mezzo 80mila posti di lavoro in un decennio (con allegato corollario di minor gettito fiscale e contributivo).
Un ministro che si permette di minacciare di spoil system e di repulisti il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato è un irresponsabile.
Soprattutto se lo fa per liquidare un bravo civil servant come Daniele Franco e sostituirlo con una persona più accomodante quando ci sarà da mettere le ”bollinature” (la procedura di cui Di Maio non conosceva l’esistenza) sotto le norme di spesa.
A tal proposito il governo ha il diritto di scegliersi i dirigenti apicali nei gangli essenziali dell’amministrazione pubblica, nei tempi e nei modi previsti dalle leggi vigenti.
Ciò vale, alla scadenza del mandato, anche per il presidente dell’Inps. Ma non ha il diritto di accusare di fellonia degli amministratori e dei funzionari pubblici che eseguono il loro compito con onestà e professionalità .
Tuttavia, l’aspetto ancora più stomachevole riguarda i commenti che, sulla rete, accolgono prese di posizione critiche come le mie.
Nessuno si prende la briga di replicare nel merito, portando argomenti diversi e contrari. Si raccolgono solo offese, insulti e minacce. Soltanto attacchi alla persona.
Io non voglio dare definizioni esagerate a questo clima di odio che circola liberamente e si autoalimenta. Ma un’idea me la sono fatta.
C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole. Anzi di antico.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 16th, 2018 Riccardo Fucile
236 CURRICULUM PRESENTATI, MA I 5 DA SOTTOPORRE AL VOTO LI HANNO SCELTI I VERTICI NON LA BASE
Mercoledì il Parlamento eleggerà i membri del nuovo Consiglio di Amministrazione della Rai. L’elezione avverrà con sistema previsto dalla riforma del 2015 della Rai e del Servizio pubblico radiotelevisivo voluta da Matteo Renzi.
Due componenti del CdA saranno eletti dalla Camera, due dal Senato, altrettanti verranno nominati dal Consiglio dei Ministri e uno invece verrà eletto dai dipendenti di viale Mazzini.
Il consiglio d’amministrazione provvederà poi a nominare, su proposta dell’assemblea dei soci (Siae e Ministero dell’Economia), l’amministratore delegato dell’azienda.
La riforma del 2015 ha diminuito il numero di consiglieri (da 9 a 7) e notevolmente aumentato il peso della politica e del governo all’interno dell’Azienda, dando maggiori poteri alla figura dell’ex Direttore Generale.
In precedenza i nove consiglieri erano designati, in numero di sette, da parte della Commissione parlamentare di vigilanza e i restanti due, tra cui il presidente del cda, dal Ministero dell’Economia e della Finanza.
Oggi il MoVimento 5 Stelle ha annunciato che saranno gli attivisti — tramite Rousseau — a scegliere i quattro nominativi (due per ogni ramo del Parlamento) che deputati e senatori a 5 Stelle proporranno all’Aula mercoledì.
I vertici del M5S hanno scelto, in maniera come sempre trasparente, la rosa dei cinque candidati da proporre sul “sistema operativo” del partito di Grillo e Casaleggio. E non deve essere stata una selezione facile. In totale sono stati 236 i curriculum degli aspiranti membri del consiglio di amministrazione presentati sui siti di Camera e Senato. Le candidature alla Camera sono state 196, quelle al Senato 169 al Senato (129 quelle presentate sia a Montecitorio che a Palazzo Madama).
Non è chiaro come si sia arrivati a sole cinque candidature, sul suo sito ufficiale il MoVimento spiega che «è stata fatta una prima scrematura e sono stati individuati dei profili pronti ad impegnarsi nella realizzazione della nostra visione di tv pubblica facendo del merito il principale criterio di selezione».
Ecco perchè invece che far decidere ai cittadini («gli italiani sono i datori di lavoro dell’azienda» si legge sul Blog) come di consueto la decisione è già stata presa e gli utenti dovranno solo ratificarla.
I cinque nomi scelti (ne saranno votati solo quattro) sono: Paolo Cellini, Paolo Favale e Claudia Mazzola (che hanno presentato la candidatura in entrambe le camere); ci sono poi Beatrice Coletti (che si è candidata solo al Senato) ed Enrico Ventrice (che ha depositato il curriculum solo alla Camera).
Di fatto quindi il MoVimento ha già deciso chi sarà ad essere candidato per il CdA, e con il solito giochino della democrazia diretta gli attivisti avranno l’impresso di avere nelle loro mani la decisione.
Non è detto poi che su quei quattro nomi votati su Rousseau la maggioranza gialloverde troverà una convergenza.
Si può ipotizzare che la scrematura abbia lasciato in piedi le candidature gradite anche alla Lega (o ad altre forze politiche). Se così fosse però la Rai sarebbe già stata spartita secondo i tanto disprezzati “canoni cencelliani”.
Senza dimenticare che il Governo Lega-M5S dovrà in ogni caso trovare un accordo per eleggere altri due dei sette membri del CdA.
Il MoVimento teme che la Lega, sicuramente più esperta in questo genere di giochi, possa fare qualche brutto tiro. Nel dubbio punta a occupare il maggior numero di poltrone possibile. Ed un tecnico eletto da una maggioranza politica, anche se scelto in base alle competenze, rimarrà in ogni caso legato a quella maggioranza.
(da “NextQuotidiano”)
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