Luglio 15th, 2018 Riccardo Fucile
MANCAVA LA VALUTAZIONE DELL’IMPATTO SUI CONTI E LA RAGIONERIA DELLO STATO L’ HA CORRETTAMENTE RICHIESTA ALL’INPS, NESSUN COMPLOTTO
Giusto per aggiungere un po’ di ridicolo alla situazione già disperata ma non seria, il ministro
dell’Economia Giovanni Tria e il vicepremier nonchè ministro dello Sviluppo e del Lavoro Luigi Di Maio hanno firmato un comunicato congiunto sulla vicenda della tabella contenuta nella relazione tecnica del Decreto Dignità che pronostica la perdita di 8000 posti di lavoro per effetto delle nuove norme.
Nella nota si afferma dapprima che il ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, “non ha mai accusato nè il Ministero dell’Economia e delle Finanze nè la Ragioneria Generale dello Stato di alcun intervento nella predisposizione della relazione tecnica al dl dignità ”.
“Certamente, però, bisogna capire da dove provenga quella manina che, si ribadisce, non va ricercata nell’ambito del MEF“.
Come spesso succede nell’ambito della comunicazione che riguarda il MoVimento 5 Stelle bisogna approntare una traduzione di quanto affermato da Di Maio per cercare di comprenderne la reale portata. In primo luogo, nelle notizie uscite ieri nessuno ha affermato che Di Maio abbia accusato Tria di alcunchè.
Ieri però una nota del ministero dell’Economia aveva già precisato che la relazione tecnica era stata chiesta dalla Ragioneria dello Stato per elaborare previsioni sulle coperture necessarie e redatta dall’INPS.
È stato Di Maio, sempre con una nota, a rispondere successivamente smentendo di avercela con il ministero dell’Economia, cosa che comunque nessuno aveva affermato.
Sempre Di Maio nel video sulla sua pagina Facebook aveva detto chiaramente anche di non essere in polemica con altri ministri: “quel numero per me non ha nessuna validità , perchè nessuno ha spiegato davvero cosa significava. È apparso nella relazione tecnica al decreto la notte prima che si inviasse il decreto al presidente della Repubblica.
Non è una cosa che ci hanno messo i miei ministeri, non è una relazione che hanno chiesto i miei ministeri e soprattutto la relazione non è stata chiesta dai ministri della Repubblica, perchè qualcuno potrebbe cominciare a dire che sto andando contro altri ministri”. Non è insomma, ha ribadito, “un numero messo dal governo”. Cosa che in effetti nessuno ha sostenuto
Il documento scomparso dal sito della presidenza del consiglio
Tutto questo, insomma, già lo sapevamo (e quindi è perfettamente inutile che Tria e Di Maio lo smentiscano). Quei numeri sono stati in realtà chiesti dalla Ragioneria Generale dello Stato e servivano per elaborare il piano delle coperture, perchè qualcuno — Di Maio — non lo aveva fatto ed era necessario farlo.
Che Di Maio non lo abbia fatto è scritto chiaro e tondo nella relazione dei tecnici del Nucleo Air (Analisi Impatto Valutazione) del Dipartimento per gli Affari Giuridici della Presidenza del Consiglio dei Ministri che nel frattempo è stata rimossa dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri con un atto che ha dell’orwelliano oltre che dell’inquietante.
Si tratta di tre pagine datate 9 luglio 2018 nelle quali il giudizio dei tecnici sembra essere piuttosto netto.
Prima si fa notare che mancano dati e numeri: “Dalla lettura della Relazione, in particolare, non si deduce alcuna informazione in ordine alla “consistenza numerica” (articolo 10, comma 1 del dPCM 15 settembre 2017, n. 169) dei potenziali destinatari dell’intervento (ad es. numero di contratti a termine, numero di contratti di somministrazione a termine, numero di imprese che hanno usufruito di aiuti di Stato, ecc.)”.
I tecnici dicono anche che per il contrasto al precariato gli indicatori sono insufficienti visto che mancano dati come il “numero di contratti a tempo determinato di durata superiore ad un anno; variazione del contenzioso in merito alle motivazioni dei rinnovi; numero licenziamenti senza giustificato motivo; ecc. Tali indicatori specifici andrebbero integrati anche con altri indicatori più generali relativi all’andamento del mercato del lavoro quali quelli relativi a occupazione, inoccupazione, ecc”.
Ma la parte più interessante sono gli ultimi due paragrafi, nei quali si dice che la relazione “non dà conto dell’impatto sociale ed economico dei provvedimenti sui destinatari”, non dice in quale numero siano, nè quali siano i benefici per i lavoratori e le imprese, nè parla delle “condizioni giuridiche, organizzative, finanziarie, economiche, sociali e amministrative che possono incidere in modo significativo sulla concreta attuazione dell’intervento e sulla sua efficacia”.
Non è possibile nemmeno più accedere alla pagina che ospitava il documento, che comunque adesso rimane indicizzata nella ricerca (ma non è cliccabile). La pagina del comunicato stampa invece è ancora disponibile, ma anche da lì non è possibile accedere alla pagina che ospitava il documento, così come a quella che illustrava le nuove deleghe sul turismo. Nel giugno scorso erano scomparsi i riferimenti ai premier precedenti perchè, secondo la spiegazione ufficiale, dovevano essere in via di pubblicazione in altra zona del sito.
Adesso abbiamo quindi ben chiaro cosa è successo: il Decreto Dignità , dopo essere stato approvato dal Consiglio dei Ministri, ci ha messo dieci giorni ad arrivare al presidente della Repubblica perchè oggettivamente mancavano elementi tecnici che impedivano una valutazione dell’impatto che il provvedimento aveva sui conti pubblici.
A quel punto la Ragioneria dello Stato ha fatto il suo dovere: ha chiesto i numeri.
Li ha chiesti all’INPS, ente competente per la parte di decreto di cui stiamo parlando. L’INPS li ha forniti. Ce n’è abbastanza per capire che il ministro dello Sviluppo dovrebbe avere almeno il buon gusto di tacere
C’è invece qualcos’altro da aggiungere sulla vicenda. Perchè la nota congiunta dei due ministri ci fa sapere che quanto al merito della relazione tecnica, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ritiene che “le stime di fonte Inps sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro contenute nel decreto siano prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili“.
Un giudizio piuttosto pesante nei confronti del lavoro dell’ente presieduto da Tito Boeri, che tuttavia ha fatto soltanto il proprio dovere al posto di chi doveva farlo. D’altro canto anche senza l’autorità del professor Tria che quei numeri siano in ogni caso “discutibili” (come spesso succede alle relazioni tecniche che accompagnano i provvedimenti dei governi)… è fuori discussione.
Se poi la prossima volta ci si organizza un po’ meno alla carlona, meglio.
La scelta di Tria in ogni caso legittima le sciocchezze complottistiche di Di Maio — il quale, si sa, ha preso di mira il Ragioniere Daniele Franco: è sua la manina a cui il ministro fa riferimento e in realtà ha fatto solo il suo dovere — forse perchè tra problemi nella scelta del direttore generale e deleghe ancora non date a Laura Castelli, via XX Settembre si è accorta che sta tirando un po’ troppo la corda con la sua maggioranza.
Una decisione furba nell’immediato, che però non fermerà i nodi dal venire al pettine prima o poi.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 15th, 2018 Riccardo Fucile
“INACCETTABILE ACCUSARE MALTA, NESSUNO PUO’ FERMARE UNA NAVE IN ACQUE INTERNAZIONALI”
Giuseppe Conte su Facebook annuncia che anche la Germania si è impegnata a prendere una quota di 50 persone tra quelle salvata mentre erano su un barcone in acque italiana dai nostri militari
Nel frattempo però Malta, ovvero uno dei paesi che ha accettato di ospitare 50 fra i 450 arrivati sul barcone che ieri invece Matteo Salvini voleva rimandare in Libia, è andata all’attacco proprio del premier italiano.
“È del tutto inaccettabile” da parte italiana sostenere che Malta “non avrebbe rispettato i suoi obblighi” evitando di soccorrere il barcone con 450 migranti arrivato venerdì nelle acque territoriali italiane, ha affermato il premier maltese, Joseph Muscat, in una lettera di risposta al collega Giuseppe Conte, di cui The Post Internazionale ha ottenuto una copia.
Muscat, pur ribadendo la disponibilità della Valletta ad accogliere 50 di quei migranti per “solidarietà nella questione migratoria”, ha voluto precisare che “Malta sta agendo nel pieno rispetto delle regole e convenzioni internazionali”.
“La barca in questione non ha chiesto soccorso, era a 53 miglia dal territorio italiano quando è entrata nella zona Sar maltese, ed era diretta a Lampedusa”, ha spiegato. “Nessun Paese”, ha aggiunto il premier maltese, “ha il diritto di fermare la navigazione di una barca in acque internazionali, nemmeno se ha il controllo della Zona Sar in cui si trova”.
“Riconosciamo le difficoltà che l’Italia sta vivendo”, ha assicurato Muscat, “ma certamente la soluzione non e’ di attaccare un partner europeo che affronta le stesse sfide e che manifesta continua solidarietà ”.
Ma anche il premier della Repubblica Ceca Andrej Babis ha criticato la proposta di Conte: “Ho ricevuto, insieme ad altri primi ministri europei, copia della lettera del premier italiano (Giuseppe) Conte, in cui chiede che l’Unione europea si faccia carico di alcune delle 450 persone ora bloccate in mare. Un simile approccio è la strada per l’inferno”, si legge nel post.
Mentre Francia, Malta e Germania hanno già acconsentito ad accogliere 50 migranti ciascuno, Babis ritiene che questa misura “incita solo i trafficanti e aumenta i loro profitti”.
“Il nostro Paese — prosegue — non prenderà alcun migrante. Al Consiglio europeo abbiamo applicato il principio della volontarietà e ci atteniamo ad esso”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 15th, 2018 Riccardo Fucile
IL 90% DEGLI ESPORTATORI ITALIANI HANNO CONVENIENZA AL TRATTATO
Luigi Di Maio fa il bullo con i funzionari che difendono il CETA e lavora per far perdere soldi alle
imprese italiane, il fronte degli interessi sul CETA, l’accordo di commercio tra Unione Europea e Canada in vigore provvisoriamente dal 21 settembre 2017 in attesa di essere ratificato da tutti i parlamenti nazionali, si rafforza con il presidente del Consorzio per la tutela del formaggio Grana Padano (la Dop più esportata al mondo), nonchè dell’Associazione italiana consorzi indicazioni geografiche (che include tutte le Dop e Igp italiane).
«Nel 2017 le esportazioni in Canada dei prodotti Dop e Igp del settore lattiero-caseario sono cresciute del 5%, a 51 milioni. E nel primo trimestre 2018 del 3,5%», dice Cesare Baldrighi oggi al Corriere della Sera, spiegando che si sono vendute più forme di Grana Padano e Parmigiano Reggiano, perchè nel Ceta sono incluse 41 Indicazioni geografiche tutelate italiane (172 europee), le principali che rappresentano oltre il 90% dell’export di tutte le Dop e Igp made in Italy.
Non solo: anche i dazi del 238% sulla parte eccedente le 11mila tonnellate l’anno sono stati cancellati e la nuova asticella adesso è a 29mila tonnellate.
Numeri che dimostrano la convenienza per le imprese italiana del CETA o meglio, la convenienza per le imprese che rappresentano il 90% dell’export italiano.
In più, sempre in virtù dell’accordo, il Parmesan messicano commercializzato in Canada non può più utilizzare simboli che richiamino all’Italia, come il tricolore o il Colosseo: occorre inserire il paese di origine.
(da “NextQuotidiano“)
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Luglio 14th, 2018 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI TRAPANI HA CONTESTATO I REATI DI RESISTENZA E MINACCIA A PUBBLICO UFFICIALE, DISPONENDONE IL FERMO… MARONI FU CONDANNATO A 4 MESI E 20 GIORNI PER LO STESSO REATO, MA NON FECE UN GIORNO DI GALERA E DIVENNE PURE MINISTRO DEGLI INTERNI
La Procura di Trapani ha emesso un decreto di fermo a carico di Bichara Tijani Ibrahim Mirghani e Ibrahim Amid, finora indagati a piede libero per violenza privata. modificando le accuse iniziali e contestando i reati di resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale.
Deciderà il Gip se le accuse sono sostenibili o se si è voluto dare un contentino a chi voleva l’arresto di tutti i 68 profughi definiti delinquenti per lucrare politicamente sulla vicenda.
E successivamente deciderà l’aula di giustizia dopo un regolare processo.
Salvini, dopo aver attaccato i giudici, oggi li ha ringraziati.
Peccato che Salvini (e i suoi adepti razzisti) abbia la memoria corta: i reati contestati sono gli stessi che portarono Roberto Maroni a subire una condanna definitiva a 4 mesi e 20 giorni di reclusione per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale per aver impedito a degli agenti inviati dalla Procura di Verona nell’ambito dell’inchiesta sulla “Guardia Nazionale Padana” (siamo nel 1996) di poter perquisire la sede del partito in via Bellerio a Milano.
Maroni si distinse non per aver spintonato un marinaio italiano ma per aver aver morso il polpaccio di un agente.
In quel caso Salvini non disse grazie alla procura che condannò Maroni.
Come non lo disse ai giudici della quarta sezione penale del Tribunale di Milano che hanno condannato Vittorio Sgarbi a cinque mesi di carcere per resistenza a pubblico ufficiale per un diverbio che il critico d’arte ha avuto con alcuni carabinieri .
Nè Maroni nè Sgarbi furono arrestati, i due profughi sì.
I poveracci non godono di immunità .
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Luglio 14th, 2018 Riccardo Fucile
E LE DIFFAMAZIONI CONTRO LE ONG NON HANNO PORTATO A UNO STRACCIO DI PROVA: I CASI DI SEA WACHT E LIFELINE SI SONO SGONFIATI, NESSUNA CONTESTAZIONE GIUDIZIARIA
Non passa giorno che Salvini non starnazzi sulla necessità di respingere i profughi in Libia dove c’e’ pace
e serenità e dove i migranti vivono evidentemente non in lager, ma in hotel a 5 stelle.
Qualcuno lo informi che sul sito del ministero degli Esteri italiano viaggiaresicuri.it si legge: “Si ribadisce l’invito ai connazionali a non recarsi in Libia e, a quelli presenti, a lasciare temporaneamente il Paese in ragione della assai precaria situazione di sicurezza”.
Se il Paese è pericoloso per gli italiani non si vede come possa essere sicuro per i migranti, soprattutto in considerazione del fatto che la Libia non ha mai sottoscritto la Convenzione di Ginevra.
Altra considerazione: le navi delle organizzazioni umanitarie sono state messe fuori gioco.
Dalla legge? A dire il vero no, per ora solo dalla burocrazia e dalla politica.
Prendiamo il kafkiano caso della Sea Watch, l’imbarcazione sequestrata a Malta la prima settimana di luglio senza un perchè.
In una settimana le autorità locali hanno ispezionato e re-ispezionato documenti del battello e del personale di bordo senza contestare nulla.
Quindi è toccato a funzionari dello Stato di bandiera, l’Olanda, che hanno ispezionato tutto l’ispezionabile ancora una volta senza contestare nulla.
Ma allora perchè non li lasciano ripartire?
Seline Trevisanut, docente di Diritto del mare all’Università di Utrecht ha risposto senza tanti giri di parole: se non viene contestato qualcosa, le autorità non possono trattenere l’imbarcazione.
E qui la situazione si fa persino più surreale: a chiedere il rilascio del battello dovrebbe essere il Paese di bandiera, ossia l’Olanda.
Ma l’ultimo dei pensieri dei Paesi Bassi è proprio quello di spendersi per le navi delle ong oppure per quelle bandiere di comodo che, generosamente, elargisce con poca burocrazia dietro il corrispettivo di qualche centinaio di euro.
Il paio di righe che la Capitaneria di porto de La Valletta ha recapitato alla Sea Watch non indicano date o altro. Bisogna attendere, magari che arrivi Godot.
Ricordate ancora la vicenda “Lifeline“?
L’esagitato Matteo Salvini aveva parlato di “nave fantasma” ma in realtà , come ha confermato anche la docente italiana ad Utrecht, il diritto del mare non prevede per le piccole imbarcazioni la necessità di figurare nel registro navale ed è consuetudine che le navi possano muoversi liberamente nelle acque Ue, esattamente come persone e capitali.
La verifica di bandiera è ancora in corso ma a quanto pare l’iscrizione in un “club nautico sportivo” che tanta cinica ilarità aveva sollevato, è più che sufficiente per giustificare la presenza in mare.
Una regola che lo vieta espressamente non esiste e d’altronde nessun codice potrà mai vietare di prestare soccorso.
Ma allora perchè le navi Ong restano bloccate?
Perchè a monte una associazione a delinquere internazionale vuole affogare i poveri e continuare a sfruttarli “a casa loro”.
Da quando le Ong sono state bloccate i morti affogati nel Mediterraneo sono passati da 8 (maggio) a quasi 600 (giugno).
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Luglio 14th, 2018 Riccardo Fucile
PRIMA ACCUSA: “LE LOBBY HANNO MANOMESSO IL DECRETO DIGNITA’, FARO’ PIAZZA PULITA IN RAGIONERIA”… PADOAN RISPONDE SDEGNATO E IL MINISTERO ALLA FINE LO SPUTTANA
Tradito dalla sindrome del complotto, il ministro del lavoro e dello sviluppo economico Luigi Di Maio si scaglia contro i poteri forti – rei di aver manomesso il decreto dignità e inserito il passaggio con gli 8mila posti di lavoro in meno, ma incassa addirittura la smentita del Mef.
E’ stato proprio un post su Facebook di Di Maio a dare fuoco alle polveri.
“Nella relazione” al decreto dignità “c’è scritto che farà perdere 8mila posti di lavoro in un anno. Quel numero, che per me non ha alcuna validità , è apparso la notte prima che il dl venisse inviato al Quirinale. Non è un numero messo dai miei ministeri o altri ministri”.
Continua Di Maio: “Non è una cosa che hanno messo i miei ministeri, non è una relazione che hanno chiesto i miei ministeri e soprattutto che hanno chiesto i ministri della Repubblica. Il tema è: c’è un tot di contratti a tempo determinato e la relazione dice che in Italia, su quel tot, per effetto di questo decreto se ne perderanno 8mila.
Ma perchè nella relazione non c’è scritto invece quanti contratti a tempo indeterminato nasceranno per effetto della stretta sui contratti a tempo determinato, visto che aumenteremo gli incentivi sull’indeterminato?”.
È il segnale. I 5 stelle infuriati promettono di “fare pulizia” nella Ragioneria dello Stato e al Mef.
“Il sospetto – scrive l’ANSA dopo aver sentito fonti qualificate M5s – è che ci siano responsabilità di uomini vicini alla squadra dell’ex ministro Pd Padoan. E l’idea è uno spoil system ‘per togliere dai posti chiave chi mira a ledere l’operato di governo e M5s. Abbiamo bisogno di persone di fiducia, non di vipere'”.
Ma il Mef smentisce. “Le relazioni tecniche sono presentate insieme ai provvedimenti dalle amministrazioni proponenti, così anche nel caso del decreto dignità , giunto al Mef corredato di relazione con tutti i dati, compreso quello sugli effetti sui contratti di lavoro della stretta anti-precari”.
Lo specificano fonti del Ministero dell’Economia e distruggono Di Maio.
Anche Pier Carlo Padoan non ci sta. “Non ho sentito quanto affermano dal M5s ma se insinuano che qualcuno della mia ex squadra si sia comportato scorrettamente, magari perchè sobillato, lo respingo sdegnosamente: sarebbero accuse di gravità incredibile”, replica l’ex ministro.
A stretto giro arriva la controreplica retromarcia di Di Maio: “Padoan non l’ho mai nominato”. Il vicepremier aggiunge di non “aver nominato nè lui nè la sua squadra nè il Mef”
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 14th, 2018 Riccardo Fucile
50 A TESTA SARANNO ACCOLTI DALLE “NEMICHE” DI SALVINI (FRANCIA E MALTA), CONTE NON DICE QUANTI NE PRENDERANNO GLI “AMICI” DI SALVINI , DA ORBAN AI PAESI DELL’EST (ZERO COME AL SOLITO)
Come avevamo previsto: il reato di sequestro di persona pendeva sulla testa del governo italiano se
le cose andavano ancora per le lunghe: non si possono trattenere a bordo di una nave italiana dei richiedenti asilo con motivazione da zecche isteriche.
E l’altra soluzione era pure peggiore: riportarli in Libia voleva dire essere incriminati davanti alla Corte di Giustizia europea perchè i respingimenti sono vietati dalla Convenzione di Ginevra.
Non rimaneva che la soluzione più naturale.
Così anche stavolta i 450 migranti saranno sbarcati a Pozzallo e ad Augusta come si poteva fare da subito, senza tante menate.
Stavolta Salvini è rimasto in seconda fila, sputando solo veleno, mentre Conte ha scritto una letterina di Natale ai premier europei e alla fine si è accontentato di due sole risposte.
Manco a farlo apposta la disponibilità per ora teorica di accoglierne 50 a testa è venuta proprio dai Paesi attaccati da Salvini (Malta e Francia) che hanno dimostrato sensibilità .
Nessuna risposta come al solito da Orban, dai Paesi dell’Est, da Germania e Austria, l’asse dei volenterosi razzisti che anche stavolta hanno lasciato l’Italia sola.
A dimostrazione che il sovranismo è una patacca e il governo italiano che spaccia la soluzione come un successo ha vinto la coppa del nonno.
Questi pensano di fermare il fenomeno delle migrazioni con il gioco delle tre carte, continuate pure a barare: la povertà e la fuga dalle guerre non si contengono, si combattono assicurando pace e lavoro ai disperati.
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Luglio 14th, 2018 Riccardo Fucile
RICOMINCIA LA FARSA: CHI VUOLE FINIRE IN GALERA RIPORTANDOLI IN LIBIA, CHI VUOLE VIOLARE LA LEGGE TRATTENENDOLI A BORDO…EPPURE IL GIURISTA CONTE DOVREBBE CONOSCERE IL REATO DI SEQUESTRO DI PERSONA
Il barcone era partito ieri mattina dalle coste libiche di Zuara ed è entrato nella zona Sar (Search and Rescue) italiana.
Alle 22 di ieri sera si trovava a poche miglia da Lampedusa e da Linosa, poi i pescatori della zona lo hanno visto cambiare rotta e puntare verso la costa siciliana. Dopo un lungo braccio di ferro con Malta, il governo italiano è intervenuto.
Un convoglio di tre motovedette della Capitaneria e una della Guardia di Finanza lo hanno intercettato. “Alla vista delle unità italiane il barcone si è fermato e alcuni naufraghi hanno iniziato a lanciarsi in acqua”, ricostruiscono fonti governative. “Grazie all’intervento di una motovedetta i migranti sono tutti stati recuperati. In nottata sono giunti il pattugliatore Montesperone della Gdf e una nave inglese che hanno accolto i migranti”.
Il trasbordo dei 450 migranti è avvenuto questa mattina a largo di Linosa: 176 persone sono state messe sul pattugliatore inglese “Protector” inserito nel dispositivo Frontex, e altre 266 sul “Monte Sperone” della Guardia di Finanza.
Otto persone, tutte donne e bambini, sono state trasportate a Lampedusa a bordo di motovedette della Guardia Costiera per motivi sanitari.
Una donna incinta insieme con la sorella e una mamma molto debilitata sono state trasportate poco fa in elisoccorso all’ospedale di Palermo. “Le loro condizioni di salute sono particolarmente gravi – dice all’Adnkronos il medico Pietro Bartolo – una donna, in particolare, era pelle e ossa, non mangiava da settimane”.
Appena l’elisoccorso tornerà a Lampedusa verranno trasportati a Palermo altri tre uomini, anche loro molto gravi.
Intanto, interviene anche Frontex. “La rotta non la decidiamo noi, è un’operazione della Guardia costiera e noi seguiamo il loro comando”, dichiara la portavoce dell’agenzia europea Ewa Moncure.
E cosa fa l’Italia, invece che farli sbarcare? La solita manfrina razzista di Salvini e le chiacchiere di Conte. L’unica entità che si sta comportando degnamente è la Marina italiana, solo che a dover sopportare i cazzari del governo.
Salvini avanza l’opzione di riportarli in Libia, il che gli assicurerebbe subito una incriminazione davanti alla Corte di Giustizia europea perchè lo sanno anche gli imbecilli che i respingimenti sono vietati dalla Convenzione di Ginevra.
C’è stato solo un precedente, durante il governo Berlusconi quando Roberto Maroni era ministro dell’Interno, e l’Italia in seguito venne condannata dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo.
Vietati i respingimenti in mare. Bocciate le espulsioni collettive.
Nel febbraio del 2012 la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato all’unanimità l’Italia per i respingimenti verso la Libia. Nel cosiddetto caso Hirsi, che riguardava 24 persone nel 2009, è stato violato l’articolo 3 della Convenzione sui Diritti umani, quello sui trattamenti degradanti e la tortura.
Il chiacchierone Conte pensa invece di scrivere al Presidente Juncker e Tusk e agli altri leader europei una lettera volta a sollecitare l’applicazione immediata anche a questo caso dei principi europei affermati nel corso dell’ultimo Consiglio Europeo di fine giugno. “L’Italia non è più disposta a farsi carico in modo isolato di un problema che riguarda tutti i Paesi europei. O verranno redistruiti in tutti i Paesi Ue o non sbarcano”.
Quello che Salvini non ha più chiesto per non far incazzare i suo amici sovranisti dell’Est.
Bravo Conte, fai una cosa: chiama Orban e la sua compagnia di razzisti e fagli accogliere da Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca che finora ne hanno accolti ZERO!!!
Altrimenti falli sbarcare in Italia come buon senso comanda ed almeno eviti un processo per sequestro di persona.
(da agenzie)
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Luglio 14th, 2018 Riccardo Fucile
CONSEGNATO ALL’ELISEO UN DOSSIER ANTI-LEGA … QUANDO BELSITO ERA VICEPRESIDENTE DI FINCANTIERI PER NOMINA POLITICA E FECE DA MEDIATORE CON LA LIBIA… “LEGAMI TRA FORNITORI DELLA FINCANTIERI E ORGANIZZAZIONI CRIMINALI”
Gli attacchi di Matteo Salvini contro Emmanuel Macron rischiano di avere ricadute negative su una
partita che vale miliardi e che impegna interessi geo-strategici.
Dopo l’immigrazione, il nuovo clima di tensione tra Roma e Parigi si allarga su un nuovo fronte, ovvero l’acquisto dei cantieri francesi Stx da parte di Fincantieri e l’alleanza annunciata con il gruppo Naval Group per creare un gigante europeo nel settore.
La Francia sarà «iper-vigilante» sulle «questioni di etica e di conformità alle regole» durante i negoziati tra l’italiana Fincantieri e il gruppo francese Naval Group, hanno detto alla Reuters fonti del ministero della Difesa di Parigi, dopo le indiscrezioni su un rapporto – realizzato dal servizio governativo di intelligence economica Adit – molto critico su Fincantieri.
Dallo scorso autunno Fincantieri e Naval Group lavorano assieme per la nascita di un «gigante navale europeo», come conseguenza dell’accordo trovato a settembre tra Francia e Italia per il passaggio a Fincantieri della maggioranza dei cantieri francesi STX di Saint Nazaire.
In questi giorni STX è stata di nuovo nazionalizzata, ed è quindi al 100% in mano al governo francese: tutto previsto dagli accordi, una tappa intermedia prima della cessione del 50 +1 % a Fincantieri in autunno.
Ma proprio adesso trapela il rapporto Adit, citato da La Tribune, che parla di «legami o sospetti legami» tra fornitori di Fincantieri e alcune «organizzazioni criminali».
Tra l’altro, il dossier cita il caso dell’ex tesoriere della Lega, Francesco Belsito, sotto accusa per i finanziamenti al partito, che avrebbe svolto un ruolo di mediazione tra Fincantieri e la Libia.
(da agenzie)
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