Luglio 12th, 2018 Riccardo Fucile
MATTARELLA CHIAMA CONTE E CHIEDE CHIARIMENTI
Due migranti indagati ma solo per il più lieve dei tre reati ipotizzati nel rapporto presentato alla Procura di Trapani dagli investigatori dello Sco e della squadra Mobile.
Nessun arresto. Ibrahim Bushara, sudanese, e Hamid Ibrahim, ghanese, sono indagati solo per violenza privata in concorso continuata e aggravata in danno del comandante e dell’equipaggio del rimorchiatore Vos Thalassa, che domenica li ha soccorsi insieme ad altri 65 vicino a una piattaforma petrolifera. Ammesso che anche questa accusa non si sgonfi.
La ricostruzione dei fatti contenuta nelle informative di polizia, basate sulle testimonianze dell’equipaggio, raggiunto ieri a bordo dagli investigatori, e dagli stessi migranti sulla nave Diciotti della Guardia costiera, ha escluso che a bordo del rimorchiatore possa essersi consumata una rivolta o addirittura un tentativo di dirottamento, come aveva paventato il ministro Salvini.
A chiamarla la Guardia costiera era stato il comandante della Vos Thalassa, preoccupato di non poter più gestire l’ordine a bordo dopo che i migranti avevano capito che sarebbero stati riportati indietro.
Il procuratore Alfredo Morvillo ha affidato alla Mobile ulteriori accertamenti per ricostruire esattamente come siano andate le cose, ma certamente nulla lascia pensare, come aveva chiesto a gran voce Salvini, che possano essere effettuati dei fermi. Bisognerà vedere adesso cosa farà Salvini, che aveva negato l’autorizzazione allo sbarco in attesa dei provvedimenti della magistratura.
Intanto le organizzazioni umanitarie presenti al porto chiedono di velocizzare le operazioni di sbarco e di consentire almeno di far scendere i bambini a bordo.
Ma anche loro farebbero meglio a dotarsi di un legale che provveda a denunciare chi sta bloccando illecitamente dei disperati per sequestro di persona e a querelare chi li ha definiti “delinquenti”, ma non in se de penale, ma in sede civile: ognuno chieda 100.000 euro di danni .
E della sorte della Diciotti si interessa anche il capo dello Stato: Sergio Mattarella segue con attenzione la vicenda della nave bloccata al porto di Trapani, e ha avuto anche contatti con il premier Giuseppe Conte. “.
In altre parti della Sicilia, da Lampedusa a Siracusa, la Guardia di finanza portava a terra altri 83 migranti intercettati in mare, 60 su una barca a vela che navigava in direzione di Noto e 23 intercettati al largo di Lampedusa.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2018 Riccardo Fucile
L’ASSE SOVRANISTA CON GERMANIA E AUSTRIA NON LO AIUTA, COME PREVISTO E’ TIPICO DEI SOVRANISTI PENSARE SOLO AI CAZZI PROPRI
Nemmeno l’asse sovranista con il tedesco Horst Seehofer e l’austriaco Herbert Kickl aiuta Matteo
Salvini.
Al termine di questo vertice informale dei ministri degli Interni dell’Ue, il leader leghista non ha alcun fatto concreto da sbandierare.
Lo ammette anche lui in conferenza stampa.
Come Giuseppe Conte al Consiglio europeo di due settimane fa, anche Salvini torna a casa con un mucchio di promesse. “A fine luglio tirerò le somme su cosa è cambiato…”, dice.
Qui a Innsbruck Salvini è riuscito solo a ‘congelare’ la richiesta tedesca sui movimenti secondari.
Il punto è che i problemi italiani elencati da Salvini a Innsbruck non si sono avvicinati a soluzione nemmeno in questo primo vertice Ue sotto la presidenza austriaca, nemmeno con un governo come quello del Cancelliere Sebastian Kurz, interlocutore politico del vicepremier leghista.
Al vertice, di fronte a Salvini, c’è il commissario europeo all’immigrazione Dimitris Avramopoulos. E lui su tutta la questione ha un punto di vista totalmente differente: difende ciò che è stato fatto dal 2015, difende quello che è anche il suo operato. “Non siamo più dentro la crisi dell’immigrazione. Questo dimostra che quello che abbiamo fatto in questi anni ha dato risultati, ora dobbiamo solo costruire progressi”, dice il commissario di fianco ai ministri Kickl e Seehofer nella conferenza stampa finale del vertice.
Come un cane che si morde la coda, l’asse sovranista si impantana su interessi divergenti e non muove passi concreti in avanti.
Non segna progressi nemmeno la proposta austriaca di realizzare i nuovi centri controllati a gestione europea nei paesi terzi. Eppure si trattava di una proposta che – pur senza ostentarlo – tentava di ribaltare quella raggiunta al consiglio europeo due settimane fa e naufragata praticamente subito: centri di rimpatrio nei paesi Ue che li vogliano, su base volontaria.
In conferenza stampa non c’è più molto da dire.
Sull’Europa, invece, si affida alla fortuna e alla lotteria delle elezioni europee 2019 insieme ai sovranisti: senza fatti.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 12th, 2018 Riccardo Fucile
CONFERMATA LA CONDANNA A UN DELINQUENTE ITALIANO CONDANNATO PER LESIONI A DUE STRANIERI CON L’AGGRAVANTE DI DSCRIMINAZIONE RAZZIALE
“Che venite a fare qua…dovete andare via”: una frase che, rivolta a cittadini extracomunitari, può assumere i caratteri dell’odio razziale.
Lo afferma la Cassazione, confermando, con una sentenza depositata oggi, la condanna inflitta a un 45enne imputato per concorso in lesioni ai danni di due stranieri, con la “finalità di discriminazione razziale”.
La quinta sezione penale ha rigettato il ricorso della difesa, nel quale si metteva in rilievo, tra i vari punti, un vizio motivazionale in relazione alla contestata aggravante dell’odio razziale.
Durante l’aggressione ai due extracomunitari, avvenuta in un circolo a Gallarate, frequentato da stranieri – era stato rinvenuto anche un manganello in possesso del coimputato del ricorrente – era stata rivolta ai due stranieri la frase “che venite a fare qua…dovete andare via”, come riferito da una delle vittime.
“La circostanza aggravante della finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso – si legge nella sentenza depositata oggi – è configurabile in linea generale, secondo i principi affermati dalla giurisprudenza di legittimità , in espressioni che rivelino la volontà di discriminare la vittima in ragione della sua appartenenza etnica o religiosa” e ciò non solo quando “l’espressione riconduca alla manifestazione in un pregiudizio nel senso di inferiorità di una determinata razza”, ma anche quando “la condotta, per le sue intrinseche caratteristiche e per il contesto in cui si colloca, risulta intenzionalmente diretta a rendere percepibile all’esterno e a suscitare in altri analogo sentimento di odio etnico e comunque a dar luogo, in futuro o nell’immediato, al concreto pericolo di comportamenti discriminatori”.
Nel caso in esame, quindi, “le frasi pronunciate – scrive la Corte – erano ritenute chiaramente espressive della volontà che le persone offese, e gli altri cittadini extracomunitari presenti ai fatti, lasciassero il territorio italiano a cagione della loro identità razziale”.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2018 Riccardo Fucile
DOPO AVER TOLTO LE PANCHINE “PERCHE’ CI SI SEDEVANO GLI IMMIGRATI” E’ LA VOLTA DEI BAMBINI DELLA MATERNA …STAMANE E’ STATA DENUNCIATA IN PROCURA
Il salvinismo reale è qui, e ha il cipiglio di Anna Cisint, sindaca-sceriffo leghista di Monfalcone,
provincia di Gorizia.
La sua ultima uscita è il tetto del 45 per cento ai bambini stranieri nelle classi dei due istituti comprensivi comunali, che provocherà l’esclusione di almeno 76 alunni dalle classi e che le è valsa il plauso del ministro dell’Interno in persona: “Bravo il sindaco (leghista) di Monfalcone, occorre rispettare un limite massimo di bimbi stranieri per classe”, ha scritto su Facebook Matteo Salvini.
Ma la trovata di Cisint è soltanto l’ultima di una trafila che sta facendo di Monfalcone, storica città “rossa” e operaia, uno dei principali laboratori del leghismo applicato in Italia
Anna Maria Cisint, nata politicamente in Forza Italia ma agevolmente passata al Carroccio quando il vento ha iniziato a tirare in quella direzione, è sindaco di Monfalcone dal novembre 2016.
Durante la sua campagna elettorale ha scommesso sul tema immigrazione: gioco facile in una città di meno di 30 mila abitanti, in cui la quota di stranieri tocca il 20per cento.
La comunità principale è quella bengalese, la seconda in Italia dopo Roma, che arriva al 7% della popolazione.
Gli stranieri sono una presenza relativamente recente a Monfalcone, cresciuti negli ultimi decenni in modo esponenziale, in primis per rispondere alle necessità di manodopera da parte del cantiere navale di Fincantieri, uno dei più importanti al mondo.
Inevitabili tensioni sociali sono venute a crearsi in una storica città di radicamento operaio. E’ in questo contesto che Cisint ha giocato la sua campagna elettorale, riuscendo a strappare il Comune al centrosinistra, che lo guidava ormai dagli anni Novanta.
Molto attiva sui social, imita in tutto e per tutto il segretario della Lega. E il suo operato da amministratrice è imperniato su un continuo rilancio.
Uno dei suoi primi atti da sindaco, a inizio 2017, è stata l’eliminazione delle panchine di piazza della Repubblica, molto apprezzate dai residenti stranieri.
Da allora la sua giunta non ha più smesso di industriarsi per sorprendere con iniziative grandi e piccole.
Sempre nel 2017 è arrivato il taglio degli abbonamenti dell’emeroteca comunale a Il Manifesto e ad Avvenire (quest’ultimo forse troppo vicino al papa).
Poco prima l’assessore alla Cultura Michele Luise aveva soppresso la storica rassegna teatrale ContrAzioni, definita troppo “di nicchia”.
A giugno dello stesso anno esplode il “caso del cricket”: la Festa dello sport monfalconese sfratta la disciplina più praticata dalla maggioranza bengalese, che ormai da diverse edizioni era una delle componenti più colorite dell’evento.
Il Comune fa sapere che si tratta di una scelta tecnica, a causa della mancata iscrizione al Coni dell’associazione. Peccato che il Coni stesso smentisca.
In luglio Cisint presenta con piglio severo un “decalogo” di comportamenti specifici da rispettare per la comunità bengalese, che va dal divieto di velo integrale negli uffici pubblici al rispetto dei sensi di marcia quando si va in bicicletta.
Curiosamente vi si richiede anche la conoscenza della lingua italiana, anche attraverso “la partecipazione alla scuola materna come elemento di supporto al miglior inserimento scolastico”. Richiesta che cozza con la recente esclusione di decine di bambini stranieri dalle scuole comunali.
Nell’aprile di quest’anno la comunità musulmana locale presenta un progetto per la costruzione di un centro islamico in un ex supermercato, regolarmente acquistato con fondi privati.
Cisint si scaglia come una furia contro l’iniziativa: “Le moschee in Italia non sono previste, punto, e, per quanto mi riguarda, su questo non ci sono dubbi”, dice, interpretando in modo quantomeno curioso il principio di libertà religiosa sancito dalla Costituzione.
Il Comune si attiva per bloccare il progetto a causa di presunte irregolarità burocratiche. Ne nasce un ricorso, il cui esito è molto atteso.
L’accordo siglato dalla sindaca di Monfalcone con due istituti della città per fissare alla scuola dell’infanzia il tetto massimo di presenza non italiana al 45% escludendo di fatto 60 bambini, finisce sul tavolo della procura e nell’aula di palazzo Madama creando imbarazzo nella maggioranza.
A fare un esposto è la Flc Cgil che invita dirigenti scolastici e i consigli di istituto, a cui la legge attribuisce il compito di individuare i criteri di ammissione, a ignorare indicazioni di questo tenore.
A sollevare il caso in parlamento, invece, sono le opposizioni. La senatrice Tatjana Rojc del Pd ha presentato un’interrogazione urgente ai ministri dell’Istruzione, Marco Bussetti, e della Famiglia, Lorenzo Fontana, per chiedere se in questa convenzione non vi siano “palesi violazioni degli articoli due e tre della Costituzione”, e quali iniziative si intendano assumere “affinchè sia assicurato a tutti i bambini il diritto allo studio e alla formazione, evitando un possibile trauma di una discriminazione precoce e, al contrario, offerta l’opportunità di una armoniosa e progressiva integrazione”.
A darle manforte è anche Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali, ricordando che lo stesso Bussetti “ha preso le distanze dall’iniziativa della sindaca leghista di Monfalcone”.
In viale Trastevere nessuno in realtà ha preso una posizione ferma e decisa. Bussetti intervenendo ieri mattina a Radio Uno ha detto: “Mi sono informato con gli uffici provinciali i quali hanno dato la possibilità di attivare due classi in più e comunque siamo sulla soglia in percentuale della norma richiesta. Mi sono attivato ieri per evitare episodi del genere. L’inclusione è uno degli obiettivi della scuola per noi”.
Sul fronte opposto si è fatto sentire il sindacato. Francesco Sinopoli, segretario della Flc Cgil spiega: “La nostra condanna è netta: episodi come questi alimentano il progetto di una Scuola al di fuori della Costituzione, di una scuola della paura, della scuola della solitudine, dove non c’è confronto, non c’è crescita, ci sono solo discriminazione ed ignoranza. Non è sufficiente da parte del ministro affermare a mezzo stampa che gli uffici scolastici regionali e territoriali competenti non ne erano al corrente: è un atto vergognoso che coinvolge due dirigenti scolastici nella loro funzione di rappresentanti territoriali dell’amministrazione scolastica. Per questo chiederemo chiarimenti al ministro stesso auspicando che quello di Monfalcone sia solo un deplorevole sbaglio da correggere immediatamente”.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2018 Riccardo Fucile
ENNESIMA MORTE BIANCA: SALVATORE CALIANO CADUTO DA UN ASCENSORE MENTRE CERCAVA DI ARRONTONDARE LA PAGHETTA DA BARISTA… MA IL GOVERNO DEVE PENSARE A DARE LA CACCIA AI NEGHER
Non ci stanno, stranno manifestando e hanno ragione, i precari, i giovani come Salvatore Caliano, morto a 21 anni nel centro di Napoli, caduto da un lucernario che si era prestato a pulire con l’intenzione di aggiungere quei pochi euro alla sua paga di barista
“La vita di un ragazzo non può valere 30 euro. Noi non valiamo 30 euro”. Questo lo slogan scandito dai partecipanti al sit-in di protesta a Napoli davanti alla Direzione territoriale del Lavoro all’indomani della morte di Salvatore.
Gli organizzatori dell’iniziativa hanno esposto uno striscione e distribuito volantini. ”Nel 2018 sono già 350 i morti sul lavoro – ha raccontato al megafono uno dei partecipanti – e’ l’ora che tutti si attivino contro precarietà e lavoro nero lo stesso che Salvatore, pochi giorni fa, ha accettato salendo su quel lucernario senza garanzie e senza protezioni. Non si può morire a 20 anni per 30 euro”.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2018 Riccardo Fucile
CONTINUANO GLI EPISODI DI CRIMINALITA’ RAZZISTA
Mancano molti dettagli ma la matrice razzista sembra chiara: ci sono indagini in corso dei
carabinieri di Latina per un gravissimo episodio ai danni di due giovani di colore.
I ragazzi si trovavano nella zona di Latina Scalo e mentre stavano aspettando l’autobus quando, secondo quanto riferito agli uomini dell’Arma, alcuni colpi sarebbero stati esplosi da un’auto scura di passaggio nella zona.
Secondo i militari, che hanno raccolto le prime testimonianze e che sono ancora sul posto, di sarebbe comunque trattato di colpi provenienti da un’arma ad aria compressa.
Siamo all’ennesimo episodio di violenza contro persone straniere.
Dagli spari a Napoli agli africani feriti a Forlì fino alla procura di Torino che ha messo in piedi un pool specializzato visto che i crimini a sfondo razziale sono moltiplicati.
Sono stati colpiti da proiettili di gomma esplosi da una pistola ad aria compressa i ragazzi di colore protagonisti di quello che sembra essere un episodio di intolleranza avvenuto intorno alle 19.40 a Latina scalo.
I ragazzi stavano aspettando l’autobus quando da un’auto di passaggio sono stati esplosi i colpi di pistola. I proiettili di gomma hanno colpito i ragazzi alle gambe.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2018 Riccardo Fucile
LA RIDICOLA STRATEGIA SULLA PELLE DEI NAUFRAGHI A BORDO DELLA NAVE DICIOTTI
Il pattugliatore Diciotti della Guardia Costiera è entrato pochi minuti dopo le 14 nel porto di Trapani dove era arrivato già questa mattina.
Solo dopo un’ora la nave ha ottenuto il permesso ad attraccare ma le operazioni di sbarco al momento non sono ancora iniziate.
La Diciotti ha a bordo i 67 migranti (tra loro 3 donne e 7 minori di cui 2 non accompagnati) salvati nella notte del 9 luglio dal rimorchiatore Vos Thalassa al largo delle coste libiche.
Alla fine il governo italiano ha ceduto alla forza del diritto internazionale che impone che le persone tratte in salvo in mare vengano sbarcate nel porto sicuro più vicino.
Da giorni il Ministero dell’Interno non ha voluto indicare, ad una nave del governo italiano, su quale porto fare rotta e sbarcare i migranti.
L’altro giorno Salvini aveva addirittura postato una lista delle nazionalità dei migranti su Facebook, quasi a dimostrare che in nessuno dei paesi di provenienza c’è la guerra. Anche se invece in quasi tutti ci sono conflitti armati e situazioni di forte instabilità .
Secondo le agenzie di stampa un ghanese e un sudanese sono stati identificati e denunciati da personale della polizia ma a decidere eventuali provvedimenti dovrà essere la Procura di Trapani
Salvini — impegnato a Innsbruck al vertice dei ministri dell’Interno dell’Unione Europea vorrebbe le manette ai polsi dei migranti colpevoli del “dirottamento”. Ma la Repubblica spiega che:
In mancanza di una flagranza di reato i poliziotti della squadra mobile di Trapani e dello Sco sono partiti per raggiungere in acque internazionali il comandante e l’equipaggio del rimorchiatore e prendere a verbale le loro testimonianze. Interrogati a bordo della Vos Thalassa anche i migranti e i due presunti responsabili, un sudanese e un ghanese. Il fermo di polizia sarebbe possibile solo se venisse ipotizzato a loro carico un reato particolarmente grave, come il tentato omicidio.
Alle tre del pomeriggio (la Diciotti è arrivata in prossimità del porto alle 8 di questa mattina) Matteo Salvini ha fatto sapere da Innsbruck che non aveva dato alcuna autorizzazione a sbarcare e «se qualcun altro lo fa al mio posto se ne assume la responsabilità giuridica e politica».
Secondo il ministro qualcuno dovrà pagare in ogni caso: «se sono stati gli immigrati scendono in manette, se sono stati gli armatori o i marinai che hanno esagerato pagano civilmente e penalmente. Io non ho voglia di farmi prendere in giro. Se c’è stata violenza in Italia questa viene punita, se non c’è stata qualcuno deve pagare». Implicitamente Salvini quindi ammette quello che tutti sanno: ovvero che i migranti sulla Vos Thalassa erano “in Italia”
Nessun ammutinamento a bordo della Vos Thalassa
Salvini in buona sostanza non vuole far sbarcare nessuno fino a che non sia stata fatta chiarezza. Il ministro Toninelli invece dopo tre giorni aveva finalmente indicato Trapani come porto di sbarco.
Su una cosa Salvini e Toninelli erano d’accordo: i facinorosi sarebbero scesi con le manette ai polsi dalla Diciotti.
Ma chi sono questi facinorosi? Nelle ore successive al salvataggio Toninelli si era prodigato a spiegare che i migranti erano stati trasferiti dal rimorchiatore (battente bandiera italiana) Vos Thalassa alla Diciotti perchè i migranti avevano minacciato l’equipaggio e il comandante. Si era parlato addirittura di un ammutinamento a bordo dell’imbarcazione con i 12 marittimi italiani in pericolo di vita e in balia della violenza dei migranti appena tratto in salvo.
In realtà era chiaro fin da subito che le ragioni di quella che tutti i giornali avevano poi definito “situazione di tensione” a bordo della Vos Thalassa era dovuta al fatto che i migranti non volevano essere trasferiti a su una motovedetta della guardia costiera libica che — pare — stava sopraggiungendo.
A confermare che a bordo del rimorchiatore non è successo nulla di quanto raccontato dal governo ci ha pensato Cristiano Vattuone il responsabile tecnico Vroon Offshore Services, armatore della nave intervistato dal quotidiano La Verità . Vattuone ha detto che non c’è stato alcun ammutinamento dei migranti e che la situazione è stata ingigantita: «la rivolta dei migranti è un’esagerazione».
Come era immaginabile quando i migranti (alcuni di loro avevano un GPS con una bussola) si sono accorti che la Vos Thalassa stava facendo rotta verso Sud (ovvero verso il punto d’incontro con la motovedetta libica) e non verso Nord (l’Italia) hanno cominciato ad agitarsi “chiedendo insistentemente” quando sarebbero stati sbarcati. L’equipaggio, capito che la situazione avrebbe potuto degenerare (ma non è successo, per fortuna) e che quando i migranti avrebbero capito che la nave non stava facendo rotta verso il nostro Paese la tensione sarebbe aumentata, ha chiesto l’intervento della Guardia Costiera, per scongiurare il peggio
Non è Salvini a decidere chi deve essere arrestato
Salvini in questi giorni ha dichiarato che «prima di concedere qualsiasi autorizzazione attendo di sapere nomi, cognomi e nazionalità dei violenti dirottatori, che dovranno scendere dalla nave Diciotti in manette».
E così facendo sta continuando a tenere in ostaggio la nave, il suo equipaggio e gli altri 65 migranti.
«Nessuno è stato picchiato nè ci sono stati pestaggi», chiarisce Vattuone, ribadendo che non c’è stata alcuna rivolta e tanto meno un dirottamento.
Nel frattempo, sarà la Procura di Trapani (e non il ministro Salvini) a valutare la posizione dei due migranti, un ghanese e un sudanese, individuati come i presunti responsabili delle minacce.
Al momento non è stato previsto alcun fermo.
E del resto in questi casi la competenza è dei magistrati, non del ministro dell’Interno. L’arresto sarebbe stato possibile solo se la Procura avesse ipotizzato a carico dei due migranti un reato particolarmente grave, come ad esempio il tentato omicidio. Ma la testimonianza di Vattuone sembra escludere questa circostanza (anche perchè manca la flagranza di reato).
Salvini sembra averlo capito solo oggi pomeriggio quando ha dichiarato che «in procura stanno lavorando, attendiamo gli esiti, io non faccio il giudice o il poliziotto, non ho interrogato nessuno, faccio il ministro e cerco di far rispettare l’ordine pubblico».
Il ministro Matteo Salvini però continua ad ostinarsi a non capire che l’accertamento dei reati spetta ai magistrati e non a lui. A farne le spese sono i 65 innocenti a bordo della Diciotti.
Ma il problema non sono i “facinorosi”, è evidente che sul tema immigrazione (perno del consenso politico salviniano) è in corso da giorni uno scontro all’interno dell’esecutivo. Scontro che ha visto scendere in campo anche la ministra della Difesa Trenta che ha spalleggiato Toninelli nella sua lotta contro Salvini.
Il vicepremier non vuole cedere e — come per il caso della Alexander Maersk — rischia di fare fare una bruttissima figura a livello internazionale al nostro Paese.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 12th, 2018 Riccardo Fucile
LA ZECCA ISTERICA CAMBIA VERSIONE: “O C’E’ STATA VIOLENZA O NO, IN OGNI CASO QUALCUNO DEVE ANDARE IN GALERA”… ESATTO: SI CONSEGNI A REBIBBIA IN SERATA PER AVER DIFFAMATO 68 DISPERATI
Il braccio di ferro sulla nave Diciotti della Guardia costiera si fa sempre più aspro. Da Innsbruck
Salvini non perde di vista quella che per lui è ormai una questione di principio: “Io non voglio farmi prendere in giro. Finchè non c’è chiarezza su quanto accaduto non autorizzo nessuno a scendere dalla Diciotti: se qualcuno lo fa al mio posto se ne assumerà la responsabilità “, dichiara.
“O hanno mentito gli armatori denunciando aggressioni che non ci sono state – e allora devono pagare – o l’aggressione c’è stata e allora i responsabili devono andare in galera”.
Per il titolare del Viminale, i presunti responsabili dei disordini a bordo del rimorchiatore Vos Thalassa che hanno giustificato l’intervento della Guardia costiera e il trasbordo dei 67 migranti devono scendere dalla nave in manette.
Ma dall’indagine-lampo effettuata dalla polizia nelle ultime 24 ore in mare non sembrano essere emersi elementi tali da giustificare un fermo.
Ci sono due denunciati: il cittadino ghanese e di quello sudanese identificati già ieri. A decidere saranno i magistrati della Procura di Trapani, ma potranno farlo solo una volta attraccata la nave: solo in quel momento infatti si radicherà la competenza della Procura.
Tra gli elementi che la Procura di Trapani si ritroverà a valutare nelle prossime ore prima di decidere eventuali provvedimenti a carico dei presunti “facinorosi” tra i migranti recuperati dalla Vos Thalassa ci sono anche le dichiarazioni di Cristiano Vattuone, portavoce della Vroon, la società olandese proprietaria della nave che lavora nel servizio di sorveglianza di una piattaforma petrolifera Total
“Nessuna insurrezione a bordo, la situazione è stata ingigantita dai giornali, non c’è stato nessun ammutinamento e nessuno è stato pestato”, dice a “La Verità “
Parole quelle di Vattuone che alimentano il giallo su quello che è veramente successo nel Mediterraneo tra domenica e lunedi e che, in mancanza di informazioni tempestive che ormai da settimane vengono negate dalla Guardia costiera italiana ai mass media, è stato ricostruito sulla scorta delle mail intercorse in quelle ore tra la nave Vos Thalassa, la sala operativa di Roma e la sede della società armatrice.
Che, pur accollandosi la responsabilità di quella richiesta di aiuto volta a favorire un rapido intervento risolutivo della Guardia costiera italiana, nega che a bordo della Vos Thalassa sia accaduto nulla di così grave da lasciar ipotizzare una situazione di ammutinamento a bordo o peggio ancora di dirottamento, per utilizzare le parole del ministro Salvini
“A bordo ci sono stati momenti di tensione, di confusione – spiega il portavoce dell’armatore – Ovviamente la tensione saliva anche perchè siamo stati due giorni e mezzo in attesa e i migranti non volevano essere riconsegnati ai libici che poi non si sa cosa ne facciano. Ma non non ci sono state rivolte, non ci sono stati pestaggi e non è stato picchiato nessuno”
Insomma, la richiesta di aiuto alla sala operativa di Roma c’è stata ma sarebbe stata una “’soluzione” adottata per cercare di risolvere la fase di stallo e giustificare l’intervento della Guardia costiera per prevenire una situazione di rischio che, con il passare delle ore, sarebbe potuta diventare ingestibile.
Un escamotage, se si vuole, utilizzato da sempre dalle navi mercantili che, negli ultimi anni, si sono ritrovate a dover operare dei soccorsi ma che non per questo sono disposte a perdere giorni di lavoro e soldi rimanendo ostaggio delle dinamiche politiche.
Come sarebbe successo anche in questo caso se il Comando generale della Capitanerie di porto, a questo punto con le mani libere dovendo intervenire a tutela della sicurezza di una nave italiana, non avesse ordinato il trasbordo dei migranti sulla nave Diciotti, prendendo in contropiede il ministro dell’Interno.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2018 Riccardo Fucile
LA RELAZIONE DEL NUCLEO AIR (ANALISI IMPATTO VALUTAZIONE) DEL DIPARTIMENTO AFFARI GIURIDICI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E’ UN DURO ATTO DI ACCUSA … MANCAVANO LE COPERTURE E NON INDICA L’IMPATTO SOCIALE ED ECONOMICO SUI BENEFICIARI
Luigi Di Maio sostiene che oggi il Decreto Dignità verrà finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale con la bollinatura della Ragioneria Generale dello Stato che certifica le coperture del provvedimento.
Nei giorni scorsi il Decreto Dignità si era perso dopo la sua approvazione formale in Consiglio dei Ministri proprio per un problema di coperture. Che alla fine sono state trovate.
Ma, ci racconta oggi Roberto Petrini su Repubblica, la questione delle coperture è stata affrontata con leggerezza.
Nei primi testi semplicemente mancavano: è molto meglio infatti mostrare quello che si dà senza perdere tempo a illustrare gli inevitabili costi. Alla fine, grazie alla fermezza della Ragioneria, e allo stand by al Quirinale, le coperture si sono magicamente materializzate. Si è scoperto che lo stop allo split payment anti-evasione per i professionisti costa 140 milioni in tre anni e che si dovrà rovistare tra i fondi di tutti i ministeri per coprirli.
La lotta alla ludopatia comporta minori entrate per 150 milioni solo nel 2019: giusto farla, ma i costi non possono essere nascosti e così spunta un aumento delle tasse sui giochi.
L’impreparazione al potere non paga, ma qualche lezione la dà : dal testo è scomparsa la paradossale pretesa del governo di provocare un aumento di consumi e del gettito per via delle maggiori assunzioni a tempo indeterminato.
Cosa che molti ritengono improbabile anche perchè il decreto le ha rese meno convenienti.
Il primo provvedimento legislativo di Di Maio ha anche altri problemi: lui stesso ha annunciato oggi in un’intervista al Fatto che verrà modificata la parte che riguarda l’attuazione delle norme sul divieto di pubblicità del gioco d’azzardo perchè alcune società di calcio (A.S. Roma e S. S. Lazio, quotate in Borsa) hanno firmato contratti nel periodo che è andato dall’approvazione in CDM alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Il ministro ha sostenuto che farà annullare questi contratti ma la decisione non sembra essere priva di conseguenze — anche legali — visto che si parla di un totale di dodici milioni di euro di (mancate?) sponsorizzazioni.
C’è però un altro documento che vale la pena leggere per giudicare la serietà e l’attenzione del ministro nei confronti del suo primo provvedimento legislativo.
Ed è la valutazione del Decreto Dignità fornita dai tecnici del Nucleo Air (Analisi Impatto Valutazione) del Dipartimento per gli Affari Giuridici della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il documento è pubblicato online sul sito del governo. Si tratta di tre pagine datate 9 luglio 2018 nelle quali il giudizio dei tecnici sembra essere piuttosto netto.
Prima si fa notare che mancano dati e numeri: “Dalla lettura della Relazione, in particolare, non si deduce alcuna informazione in ordine alla “consistenza numerica” (articolo 10, comma 1 del dPCM 15 settembre 2017, n. 169) dei potenziali destinatari dell’intervento (ad es. numero di contratti a termine, numero di contratti di somministrazione a termine, numero di imprese che hanno usufruito di aiuti di Stato, ecc.)”.
I tecnici dicono anche che per il contrasto al precariato gli indicatori sono insufficienti visto che mancano dati come il “numero di contratti a tempo determinato di durata superiore ad un anno; variazione del contenzioso in merito alle motivazioni dei rinnovi; numero licenziamenti senza giustificato motivo; ecc. Tali indicatori specifici andrebbero integrati anche con altri indicatori più generali relativi all’andamento del mercato del lavoro quali quelli relativi a occupazione, inoccupazione, ecc”.
Ma la parte più interessante sono gli ultimi due paragrafi, nei quali si dice che la relazione “non dà conto dell’impatto sociale ed economico dei provvedimenti sui destinatari”, non dice in quale numero siano, nè quali siano i benefici per i lavoratori e le imprese, nè parla delle “condizioni giuridiche, organizzative, finanziarie, economiche, sociali e amministrative che possono incidere in modo significativo sulla concreta attuazione dell’intervento e sulla sua efficacia”.
Queste carenze informative, avvertono i tecnici di Palazzo Chigi, “possono impedire l’azione di monitoraggio e di valutazione a posteriori dell’intervento”.
Fosca Bincher (alias Franco Bechis), che parla del documento sul Tempo, conclude così: “Insomma, Di Maio vorrebbe aiutare i lavoratori precari ma non sa dire bene come e se quel che fa li aiuterà davvero. Non è poco…”.
(da “NextQuotidiano”)
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