Novembre 10th, 2018 Riccardo Fucile
BRAVO BALO, NESSUNA COMPRENSIONE PER I MISERABILI CHE NASCONDONO LA LORO NULLITA’ DISCRIMINANDO GLI ESSERI UMANI SULLA BASE DEL COLORE DELLA PELLE
“Voi razzisti meritate una cosa sola. Di vivere una vita soli, senza nessuno che vi pensi, senza mancare a nessuno e di andarvene un giorno senza mai essere ricordati. Voi siete la parte malata di questo mondo”: Mario Balotelli si sfoga così, con un post su Instagram stories,agli insulti ricevuti sui social.
“Avete rotto – scrive ancora l’attaccante – Ditemi le cose in faccia, non attraverso lo schermo del computer o del telefono. Non scrivete di lasciarli perdere, no. Non sono argomenti su cui sorvolare. So bene che non tutti sono così e vi ringrazio per i messaggi”
Il centravanti, quando giocava in Italia bersaglio fisso di insulti razzisti in tutti gli stadi, in passato è finito nel mirino dei neofascisti di Forza Nuova che esposero uno striscione in dialetto bresciano con su scritto “sei più stupido che nero” per attaccarlo dopo le sue prese di posizione sulla legge sullo ius soli.
“Si parla tanto di immigrazione – disse a giugno il calciatore – io sono nato in Italia, cresciuto in Italia e mai stato in Africa, purtroppo. È brutto avere la cittadinanza solo a 18 anni, da giovane per me sono stati gli anni più difficili. Non sono un politico, non è il mio campo, e lanciare un appello in Italia, per me, è complicato. Ma in questi casi penso che la legge debba essere cambiata. Sì, mi sento di lanciare un appello per questo”.
Balotelli ha anche fatto da testimonial per i mondiali antirazzisti ed anche in quel caso le sue parole furono esplicite: “Ci sono i razzisti e vanno isolati, perchè sono portatori di un pensiero marcio, medievale. Io sono italiano, sono nato qui da genitori ghanesi e mi ci sento al cento per cento. Ma per la legge lo sono diventato solo a 18 anni. Chi mi vuole vedere nero lo fa perchè vuole vedere solo il diverso. Per questo dobbiamo essere pronti a denunciare ogni forma di discriminazione a cui assistiamo. Siamo tutti uguali. E i miei figli lo racconteranno ai miei nipoti”.
(da agenzie)
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Novembre 10th, 2018 Riccardo Fucile
INVECE CHE CACCIARE I SOLDI RUBATI, LA LEGA ORA VUOLE FARE RICORSO ALLA CORTE EUROPEA
Confermato dalla Cassazione il sequestro dei 49 milioni di euro della Lega, così come
deciso lo scorso 5 settembre dal Tribunale del riesame di Genova su indicazione della stessa suprema corte.
Gli ermellini hanno appena respinto il ricorso dei legali del Carroccio contro il provvedimento di sequestro preventivo.
Può dunque continuare l’accordo sulla ‘rateizzazione’ del debito della Lega e, se verranno trovati, altri fondi potranno essere sequestrati ovunque rinvenuti.
“La violazione è talmente palese che si dovrà ricorrere alla Corte Europea per vedere riconosciute le ragioni che non sono solo del partito, ma di tutti i cittadini”. dichiara Giulio Centemero, tesoriere della Lega.
Come no, tutti i cittadini che hanno debiti con lo Stato si vedono rateizzare lo stesso in 82 anni, soprattutto quelli che hanno rubato soldi ai contribuenti.
In fondo basta fare un altro condono ad personam e non pagheranno neanche a rate.
(da agenzie)
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Novembre 10th, 2018 Riccardo Fucile
LA GARA TRA ITALIA E MALTA NEL NEGARE AIUTO ALLE BARCHE IN DIFFICOLTA’, SOCCORSI PARTITI 9 ORE DOPO L’ALLARME
Il ‘segreto’ è stato spiegato solo pochi giorni fa: il numero dei morti di chi attraversa il Mediterraneo è aumentato perchè sono quasi scomparsi i soccorsi
Dopo la criminalizzazione delle Ong e dopo le disavventure dei mercantili bloccati per giorni a largo delle corte perchè avevano ‘osato’ raccogliere naufraghi in base alla legge del mare ma veniva loro proibito l’ingresso nei porti, molti hanno capito che è meglio lasciare morire in mare i disperati. E comunque i soccorsi arrivano – quando arrivano – in grave ritardo.
Il racconto di Mediterranea è circostanziato: nella notte tra giovedì 8 e venerdì 9 novembre circa 150 persone sono arrivate sull’isola di Lampedusa.
Fra queste un gommone di colore nero, con a bordo 27 persone, di cui 8 donne e 6 bambini. In particolare, il caso di questa imbarcazione è stato seguito dalla Mare Jonio, che era partita alle ore 17:10 dal porto di Lampedusa in direzione Sud Est per proseguire la propria attività di monitoraggio e denuncia nella zona SAR maltesi e in quella controllata dalle forze libiche
Alle ore 19:30 infatti MaltaRadio diramava un messaggio NavTex che segnalava un “rubber boat with approx 30 persons on board in position 34°19 N 012°10 E” diretto a Nord (rotta 360°) alla velocità di 5 nodi: un gommone con circa 30 persone a bordo, che si trovava, secondo queste coordinate, a più di 70 miglia da Lampedusa.
La Mare Jonio, sulla base di questa segnalazione, modificava la sua rotta dirigendosi a 220° Sud-Ovest per avvicinarsi all’area interessata, comunicando a MRCC Malta la propria posizione e la propria disponibilità a cooperare con le Autorità Maltesi per eventuali operazioni di soccorso.
Alle 21:40 MRCC Malta comunicava seccamente, via mail, che “il caso era chiuso”. Mare Jonio richiedeva a questo punto ulteriori informazioni, domandando se le Forze Armate (AFM) o la Guardia Costiera maltesi avessero già effettuato il recupero delle persone a bordo, o se il caso fosse ritenuto chiuso per altre ragioni. Alle 22:10 Malta rispondeva che il gommone aveva raggiunto, autonomamente, le acque territoriali di Lampedusa.
Come era possibile? Come poteva trattarsi dello stesso natante che solo alle 19.30 era stato segnalato a circa 14 ore di navigazione dall’isola italiana?
Tutte queste comunicazioni intercorse tra la nave di Mediterranea Saving Humans e le Autorità Maltesi venivano condivise con MRCC Roma, in quanto centro di coordinamento di bandiera della Mare Jonio.
Alle 22:23 Mare Jonio contattava quindi telefonicamente la centrale operativa MRCC di Roma e alle 22:52 scriveva direttamente via mail a MRCC Roma, chiedendo spiegazioni sugli sviluppi del caso, affermando che tempi e posizioni comunicati da Malta alle 19:30 e alle 22:10 erano incompatibili se riferiti allo stesso gommone. Mare Jonio richiedeva quindi a Roma “ulteriori informazioni, in vostro possesso, sulla attuale posizione e condizioni del rubber boat e dei suoi approx 30 occupanti, al fine di assicurare la nostra cooperazione a eventuali necessarie operazioni SAR. Avete voi preso in carico l’evento in oggetto? Avete istruzioni da fornirci in proposito?”.
Alle 22:56 WatchTheMed-AlarmPhone notificava via mail una telefonata via satellitare Thuraya partita direttamente da una imbarcazione in difficoltà , le cui caratteristiche corrispondevano perfettamente a quelle descritte nella prima segnalazione NavTex di MaltaRadio relative al gommone con le circa 30 persone a bordo. In questa comunicazione si segnalava anche la presenza di 8 donne e 6 bambini. La posizione del mezzo veniva individuata ora via GPS a 35°22’18 N 012°19’04 E, ovvero a circa 13 miglia a Sud dell’isola di Lampedusa.
Alle ore 23:23 Mare Jonio, dopo una verifica della propria posizione e dei possibili scenari operativi, comunicava a tutti di trovarsi a 42 miglia a Sud Ovest della posizione indicata da WatchTheMed -AlarmPhone, e di poter quindi intervenire solo dopo circa 4 ore di navigazione stimata.
Mentre la mail precedentemente inviata non otteneva alcuna risposta, MRCC Roma contattava via telefono satellitare la Mare Jonio, dichiarando che in realtà l’avviso NavTex corrispondeva a una posizione segnalata sia a MRCC Malta sia a MRCC Roma non alle 19:30, ma alle 10:30 del mattino.
Apparentemente, quindi, le autorità maltesi e quelle italiane non si erano coordinate tra loro nell’arco di quelle 9 ore e non avevano comunque diramato alcun avviso per l’intero lasso di tempo.
Da bordo, nella conversazione telefonica, insistevamo con Roma sulla necessità che, data la situazione di difficoltà del gommone, gli assetti della Guardia Costiera italiana intervenissero da Lampedusa. Ci veniva garantito che si sarebbe provveduto.
Alle ore 8:10 di questa mattina nostre fonti da Lampedusa confermavano l’arrivo del gommone in porto, avvenuto nel corso della notte a seguito dell’intervento della Guardia Costiera italiana, e le buone condizioni di salute di tutte le persone a bordo.
Siamo ovviamente felici di sapere che le persone sul gommone, tra cui sei bambini, siano state messe in salvo nel porto di Lampedusa.
Ma troppe incongruità segnano i fatti di stanotte, come è già accaduto in molte altre occasioni di cui abbiamo potuto avere riscontro per il solo fatto di essere per mare.
Non è la prima volta che abbiamo riscontro diretto che i messaggi Navtex vengano diramati dalle autorità competenti, in particolar modo da quelle maltesi, con notevole ritardo, e ci chiediamo quali possano essere le ragioni che inducono uno Stato a mettere a rischio in questo modo la vita di bambini, donne e uomini, auspicando che non si tratti di un modo di eludere i propri obblighi di intervento in mare, attendendo che i natanti si trovino praticamente fuori dalla zona di ricerca e soccorso di competenza prima di segnalarne la presenza
La certezza è quella di un lasso di tempo di 9 ore in cui autorità di paesi dell’Ue avevano contezza di una barca in pericolo con decine di persone a bordo e non ne hanno dato segnalazione nè hanno approntato degli interventi di soccorso. Un comportamento irresponsabile, oltre che illegittimo (poichè è obbligo di legge diramare le segnalazioni di barche in difficoltà su canali che possano raggiungere chiunque si trovi in quel tratto di Mare).
Quante altre volte è accaduto? E siamo certi che in altri episodi simili non ci siano stati dei morti di cui nessuno ha parlato? Davvero i Paesi europei hanno scelto di pagare questo prezzo pur di deresponsabilizzarsi dai loro doveri di soccorso e salvataggio?
Davvero siamo pronti a lasciare annegare sei bambini pur di continuare a proclamare la difesa dei confini d’Europa, senza capire che con l’annegamento di queste persone affoga ogni volta anche la parte migliore di noi stessi e della nostra storia?
Mare Jonio continua la sua navigazione nel Mediterraneo centrale, continuando nel suo lavoro di monitoraggio e di denuncia. A nome di tutte le persone che ancora credono che esista una possibilità di salvezza, per tutti noi.
Questa la denuncia di Mediterranea sui rimpalli politici sulla pelle delle persone.
E comunque grazie alla Guardia Costiera italiana che, nonostante le difficoltà e nonostante le minacce degli ultras della ‘difesa dei confini’, continua a salvare vite e a operare con professionalità e umanità .
(da Globalist)
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Novembre 10th, 2018 Riccardo Fucile
MALTA RIFORNISCE DI BENZINA E GIUBBOTTI UN BARCHINO ARRIVATO A LAMPEDUSA E SCATENA LA CRISI ISTERICA DEL VIMINALE
A Lampedusa ne sono arrivati 150 in 24 ore, sulle coste del Trapanese un centinaio. Gli
sbarchi “fantasma” in Italia continuano e Salvini è furioso con Malta che dovrebbe fare quello che lui stesso non fa.
Il problema sarebbero i migranti arrivati ieri a Lampedusa su un barchino di vetroresina. Su quel barchino ci sono giubbotti di salvataggio di marca “Mecca Marine”, la stessa azienda de La Valletta che produce le uniformi della Marina maltese.
Sarebbero stati proprio loro a soccorrere il barchino partito dalla Tunisia, rimasto senza benzina in zona Sar maltese, rifornendolo di due taniche di carburante, i giubbotti di salvataggio, acqua e persino una bussola indicando ai migranti la rotta verso Lampedusa.
Un comportamento che, secondo il ministro dell’Interno, equivale a un vero e proprio favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
A bordo di quel barchino, secondo fonti del Viminale, c’erano tredici persone, dieci tunisini e tre provenienti dal Corno d’Africa tra cui due donne.
Il barchino era stato avvistato la notte tra giovedi e venerdi da un velivolo della Guardia di finanza in acque Sar maltesi. Aveva finito la benzina ed era alla deriva. Dopo la segnalazione della sala operativa di Roma, intorno alle quattro del mattino è finalmente intervenuta la Guardia costiera maltese.
I migranti raccontano di una motovedetta con a bordo marinai in divisa che sarebbero saliti sul barchino riempiendo il serbatoio a secco, lasciando a bordo altre taniche di benzina e poi avrebbero scortato l’imbarcazione sulla rotta verso Lampedusa almeno per un’ora di navigazione, praticamente fino a quando il barchino non è entrato in acque Sar italiane.
“Alcuni Paesi membri della Ue si disinteressano degli immigrati e ce li rifilano”, il commento di Matteo Salvini.
Forse si riferiva ai suo compagni di merende ungheresi e della compagna di giro di Visegrad?
(da agenzie)
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Novembre 10th, 2018 Riccardo Fucile
IL M5S PREPARA IL TERRENO ALLA RESA, LA LEGA FA PURE GONFIARE LE PRESENZE… QUANDO SI TRATTA DI OPERE INUTILI E DOVE GIRANO QUATTRINI LI TROVI TUTTI
Trentamila persone in piazza Castello a Torino secondo gli organizzatori (addirittura 45mila, per la questura: caso unico in Italia che la questura aumenti del 50% le presenze, potenza di Salvini….)
E’ stata un innegabile successo la manifestazione organizzata dalle associazioni “Sì, Torino va avanti” e “Sì lavoro”, legata a Mino Giachino, ex sottosegretario ai Trasporti del governo Berlusconi, che ha lanciato una petizione online arrivata a più di 65mila sottoscrizioni.
Il popolo del sì si è ribellato ai troppi no dell’amministrazione cittadina, dall’Olimpiade all’alta velocità . Nonostante una leggera pioggia che poco prima delle undici ha accolto i primi manifestanti, in piazza sono scesi tutti, le associazioni di categoria come i partiti: hanno aderito il Pd, i moderati, Forza Italia e la Lega, nonostante il partito di Matteo Salvini governi insieme al Movimento 5 Stelle che intende bloccare i cantieri e ha annunciato l’analisi costi benefici per l’alta velocità .
In piazza anche i Radicali e Fratelli d’Italia, che hanno raccolto firme per due referendum.
Decine di persone si sono messe in coda ai banchetti per firmare la richiesta di un sondaggio sulla Torino-Lione. Fratelli d’Italia punta a un referendum propositivo, i radicali sono invece a sostegno di una delibera per l’indizione di una consultazione cittadina.
Alla manifestazione hanno aderito anche gli studenti di tre licei torinesi che, non potendo saltare la scuola, hanno raccolto 500 firme consegnate ieri sera agli organizzatori.
“Ciao a tutti, mi chiamo Guglielmo Nappi e anche io penso positivo”. Con queste parole uno studente di Ingegneria dell’automobile ha dato il via alla manifestazione. Gianmarco Moschella, allievo di Economia, ha proseguito: “Siamo qui per dire sì alla Tav e sì al lavoro. Alla faccia di chi diceva che saremmo stati 502”.
Molto applaudito l’ex sottosegretario ai Trasporti Mino Giachino: “Da oggi fischia un vento diverso, un vento favorevole alle infrastrutture. La Tav è l’opera simbolo del ritorno al futuro e del ritorno al lavoro”.
E della commissione costi-benefici “non ce ne facciamo nulla”, ha detto Mino Giachino, l’ex sottosegretario che è tra i promotori dell’iniziativa Sì Tav, sollevando un’ovazione.
“Siamo qui per dire sì al futuro, sì al lavoro”, ha detto Mino Giachino, che ha parlato dall’autobus scoperto utilizzato come palcoscenico di fronte a Palazzo Reale. Tanti i cartelli Sì Tav e i tricolori, le uniche bandiere ammesse dagli organizzatori della manifestazione.
Giachino, sottosegretario ai Trasporti nell’ultimo governo Berlusconi, ha dedicato l’iniziativa a due “imprenditori lungimiranti”, Sergio Pininfarina e Sergio Marchionne. Ed ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine che “per vent’anni si sono presi gli sputi e le botte in Val Susa”. “Ce ne hanno fatte di tutti i colori – ha concluso – ma dopo vent’anni siamo ancora qui a dire sì”.
“Qualcuno ha detto, a nome di noi cittadini, che Torino è No Tav. Noi la pensiamo diversamente”. Così dal palco Patrizia Ghiazza, una delle organizzatrici della manifestazione. “Quando il consiglio comunale ha votato contro la Torino-Lione, noi eravamo davanti e dentro Palazzo Civico e non ci siamo riconosciute – aggiunge – Siamo sette donne non manovrate da nessuno. Siamo noi, con la nostra testa e le nostre mani e il nostro comitato è nato perchè ci è scattata una scintilla di orgoglio, di desiderio di contare. Vogliamo dire ‘sì’ agli investimenti su eventi artistici, sportivi, culturali. Vogliamo dire ‘sì’ alla Tav, alla metropolitana, a una città sicura ed efficiente, attenta alle persone nella gestione dei servizi pubblici”.
Mentre la manifestazione si avviava alla conclusione, è intervenuta con un comunicato la sindaca Appendino: “Abbiamo sempre ascoltato tutti e continueremo a farlo. E l’ascolto è proprio una delle cifre che da subito ho voluto caratterizzasse questa Amministrazione, convinta che le divisioni di questo periodo storico nascano proprio da territori e comunità che per anni hanno provato a dialogare con Istituzioni divenute sorde. Oggi, in piazza Castello — al netto delle diverse sensibilità politiche — sono state sollevate delle critiche, che accolgo, ma c’erano anche molte energie positive”.
“Sono convinto che la Tav sia una struttura che serve e secondo noi della Lega la Tav si fa”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio a margine della visita a Eicma alla Fiera di Milano.
“Io concordo coi colleghi dei Cinque Stelle – ha aggiunto – quando dicono che bisogna fare le strutture che servono ed evitare di sprecare soldi. È lo stesso obiettivo che abbiamo anche noi come Lega che però siamo convinti che la Tav serva. Però – ha concluso – anche loro ci dicano cosa vogliono fare”.
Anche l’ex premier Renzi è intervenuto, a Salsomaggiore, sulla manifestazione torinese: “La piazza di Torino di stamattina ci dice che sul mondo che ha votato M5S e Lega, il messaggio del No alla Tav, no ai vaccini, no alle Olimpiadi… iniziano a stancare e sarà come un quadro che all’improvviso si rompe”.
(da agenzie)
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Novembre 10th, 2018 Riccardo Fucile
ASSOLTA: “IL FATTO C’E’ MA NON COSTITUISCE REATO”…. LA PROCURA FARA’ RICORSO
La sindaca di Roma Virginia Raggi è stata assolta nell’ambito del processo sulle nomina
di Renato Marra alla direzione del dipartimento Turismo del Campidoglio.
La Procura, che aveva chiesto 10 mesi di reclusione, sostiene che nella nomina ha avuto un ruolo il fratello di Renato, Raffaele Marra, all’epoca vice capo di gabinetto e stretto collaboratore di Raggi.
Alla lettura della sentenza è scoppiata in un pianto liberatorio e ha abbracciato tra gli applausi i suoi avvocati. Cosi la sindaca di Roma Virginia Raggi ha accolto la sentenza di assoluzione.
“Questa sentenza spazza via due anni di fango. Andiamo avanti #ATestaAlta per #Roma, la mia amata città , e per tutti i cittadini”, ha scritto su twitter la sindaca.
“La procura di Roma farà ricorso in appello soltanto dopo la lettura delle motivazioni”. Lo ha detto il pm Francesco Dall’Olio dopo la sentenza di assoluzione pronunciata dal tribunale per la sindaca Virginia Raggi.
Ieri la pubblica accusa ne aveva chiesto la condanna a 10 mesi di reclusione.
(da agenzie)
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Novembre 10th, 2018 Riccardo Fucile
L’ATTACCO ERA PREVISTO A CHARLEVILLE-MEZIERES IN OCCASIONE DELLA COMMEMORAZIONE PER IL CENTENARIO DELLA FINE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
Sei persone, cinque uomini e una donna, tutti legati agli ambienti dell’estrema destra francese, sono stati arrestati per aver progettato un attentato alla vita del presidente Emmanuel Macron.
Secondo quanto rivela France 2, i sei avevano intenzione di accoltellare il presidente a Charleville-Mezieres, durante il bagno di folla di Macron nella località visitata nell’ambito delle commemorazioni per il centenario della fine della Prima guerra mondiale.
I sei, di età compresa tra i 22 ed i 62 anni, sono stati arrestati martedì scorso, quindi alla vigilia della data che avrebbero scelto per l’attacco, grazie ad intercettazioni telefoniche dalle quali è emerso il piano di attacco contro Macron.
(da agenzie)
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Novembre 10th, 2018 Riccardo Fucile
RENZIANI SOSPESI TRA LA TENTAZIONE DI USCIRE DAL PD E QUELLA DI CONDIZIONARE MINNITI
Come le foglie d’autunno. Sospesi tra ciò che non è più e ciò che non è ancora. Voglia di
andarsene, freddo sostegno a Minniti, i renziani ortodossi si riuniscono a Salsomaggiore, stavolta a porte chiuse.
A metà pomeriggio nel teatro d’antan (il Teatro nuovo), Roberto Giachetti con la consueta schiettezza pone il problema: “Se dobbiamo parlarci con franchezza allora non possiamo nascondere la domanda che è davanti a noi, che è nella testa di chi è qui e nella nostra comunità . Se il nostro futuro è dentro il Pd o fuori. Io non ho la risposta, so che non possiamo diventare una corrente, perchè siamo molto più di questo”.
Salsomaggiore è una distesa di foglie cadute. Deserta, come accade a fine stagione. Dentro il teatro il confronto è vero, quasi uno sfogatoio.
Sul palco Renzi è seduto tra Simona Malpezzi, Alessia Rotta e Lorenzo Guerini, per “ascoltare” cosa dicono i suoi.
Ci sono i parlamentari più fedeli, sindaci, amministratori, circa 400 persone. Per intenderci quelli che hanno in mano un bel po’ di pacchetti di tessere.
“Che facciamo?”, “siamo fermi dal 4 marzo”, “come ci organizziamo?”, “guarda che se stiamo fermi ancora, gli altri ci mangiano”: in platea c’è la fila per parlare con Luca Lotti.
L’intero mondo che ha avuto in mano il partito e l’Italia per anni vive un senso di precarietà , spaesamento.
Per le prime due ore resta innominato Marco Minniti negli interventi dell’orgoglio renziano. Il capogruppo Andrea Marcucci rivendica fieramente “continuità “, senza abiure autocritiche. Perchè il nodo è tutto qui.
Un rapporto controverso con il “quasi candidato” Marco Minniti che, a Salsomaggiore, non verrà . Ne hanno bisogno, perchè la forza non è più quella di un tempo. Ma ne soffrono l’autonomia con cui sta gestendo la preparazione della candidatura.
Quella sala riempita alla presentazione del suo libro è un segnale politico che inquieta. D’Alema in prima fila assieme a mezzo governo Gentiloni, Walter Veltroni e pezzi di Stato, la rivendicazione di un percorso che viene dalla sinistra, l’invito a una impietosa analisi della sconfitta: insomma, “con Marco si può vincere ma non è uno dei nostri”.
È il travaglio di un mondo che teme di andare “oltre” ciò che è stato finora. È il “come” sostenerlo, e dunque “come” gestirlo, condizionarlo, legarlo, l’interrogativo di fondo: “Io — prosegue Giachetti – penso che dobbiamo restare, fare proposte. Certo è che se qualcuno pensa di riportare il Pd a sei anni fa, io non so dire se oggi quella è casa mia”.
È il senso di sospensione di chi, dopo essere stato il tutto fatica a sentirsi parte, con quel nome che evoca la sconfitta e la negazione di ciò che Renzi ha sempre rifiutato di diventare: una corrente. Parola ripetuta in continuazione dai partecipanti, anche se l’ex segretario, appena incrocia i cronisti lo nega.
Ivan Scalfarotto, l’organizzatore dei famosi comitati di resistenza civile lo ammette: “Chiamatela area, chiamatela corrente, è chiaro quel che sta accadendo. Noi siamo quelli che non si sono mai riuniti in vita loro. Quando Renzi diventò segretario disse ‘i renziani non esistono’. Ora però il contesto è cambiato.
Ecco, il dibattito è aperto. C’è chi la vuole, chi non la vuole, chi è della linea “si fa ma non si dice”, chi dal palco, davvero in parecchi, mettono agli atti la contrarietà a un congresso mai digerito: “Ma che senso ha — dice una giovane amministratrice in uno dei primi interventi — farlo ora? Il governo scricchiola, ci sono le europee e noi passiamo il tempo a dividerci tra noi. Avrebbe senso farlo esattamente a ottobre del prossimo anno”.
Ora però è difficile tornare indietro, perchè la macchina è avviata. E si sono pressochè definite le alleanze interne. I ben informati sostengono, ad esempio, che Graziano Delrio ormai “ha chiuso l’accordo con Martina” e si starebbe definendo un ticket con Matteo Richetti, altra certificazione di come si è ristretto il campo del renzismo ortodosso.
La verità è che il più travagliato di tutti è Matteo Renzi. Che non ha ancora deciso il da farsi, in prospettiva.
La tentazione di fare un’altra cosa resta sempre, il principio di realtà , inteso come consenso che riscuoterebbe l’operazione, lo sconsiglia. I fatti rendono obbligatorio stare nel gioco del congresso.
La discussione è sulla modalità del sostegno a Minniti: “contarsi” su una lista di appoggio per “contare” dopo negli organigrammi, e negoziare una linea accettabile, senza abiure e autocritiche.
Dalla sala arriva la richiesta di una piattaforma che “difenda la storia di questi quattro anni” e “della funzione che abbiamo svolto”, “scegliendo un candidato che sappia parlare al paese e battere Zingaretti”, considerato l’unico, vero avversario.
Fa freddo all’uscita dalla sala. Nella distesa di foglie cadute, sul viale centrale di Salsomaggiore, la corrente è nata. Nei fatti.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 10th, 2018 Riccardo Fucile
IL GRANDE LAVORO DI DI MAIO E’ GIUNTO ALLA SUA LOGICA CONCLUSIONE: NON HA OTTENUTO UNA MAZZA
Quando tra qualche mese Glovo, la multinazionale spagnola del cibo a domicilio, completerà l’acquisto della tedesca Foodora, in Italia si assisterà al primo licenziamento collettivo di rider della storia nazionale.
Dopo la fusione, infatti, Foodora chiuderà bottega nel nostro Paese e interromperà il contratto di lavoro con tutti i suoi circa 2mila fattorini.
Saranno mandati a casa e non potranno opporsi: dovranno restituire lo zaino rosa e cercare un nuovo impiego.
Glovo, che ingloberà la (ex) concorrente, non è obbligata a riassorbirli e non intende farlo. Al massimo, ha detto al Fatto Quotidiano, non porrà limitazioni se vorranno candidarsi per entrare a far parte della sua flotta.
Ma se saranno “assunti”, avverrà alle sue condizioni, non a quelle di Foodora che, per i suoi, aveva comunque previsto un co.co.co. e retribuzioni fisse.
Le piattaforme che portano le pizze a casa, infatti, hanno sempre negato ai rider lo stato di dipendenti, reclutandoli come collaboratori autonomi o al massimo co.co.co. I fattorini, pur essendo l’anima di questo settore, tecnicamente non sono conteggiati nell’organico.
Quindi, quando un’azienda passa da una società a un’altra, quella che compra non è obbligata a farsene carico perchè la tutela dell’occupazione è assicurata solo a chi è formalmente dipendente.
L’app tedesca, come mostra uno studio aggiornato al 2016 dell’Inapp, centro ricerche del ministero del Lavoro, ha circa 50 dipendenti e quasi 2mila rider assunti con contratto di collaborazione coordinata e continuativa.
Quindi, solo i primi saranno tutelati, visto che i secondi non rientrano nel perimetro dei subordinati. Il 48% dei “licenziati” è formato da studenti che arrotondano, e magari per loro non sarà un dramma. Il problema sarà per l’altra metà .
Sul piano delle norme non si tratterà di un licenziamento collettivo, perchè non c’è formale riduzione dell’organico aziendale e questo allontanamento non richiederà nemmeno una trattativa sindacale.
Le associazioni di fattorini hanno sempre chiesto di essere riconosciuti come subordinati, ottenendo il netto rifiuto di Foodora e le altre.
La battaglia è finita in Tribunale e hanno avuto ragione le app.
I rider sono liberi di scegliersi i turni di lavoro quindi è corretto inquadrarli come autonomi, sostengono i magistrati. Forti di queste sentenze, le multinazionali hanno continuato a stipulare collaborazioni occasionali.
Foodora, però, ha scelto una formula sì flessibile ma che riconosce un minimo di tutele previdenziali e assicurative: il co.co.co.
Per quanto spesso descritta come cattiva, in realtà la piattaforma tedesca è quella che ha offerto le migliori condizioni del mercato, con retribuzioni che non variano a seconda dei voti ottenuti dai rider (il rating).
Glovo, invece, usa la collaborazione occasionale (praticamente la Partita Iva) e offre paghe che “dipendono dall’esperienza e dai feedback di ristoranti e clienti”, si legge sul sito.
Quando è stata diffusa la notizia dell’acquisizione, le associazioni dei fattorini hanno chiesto chiarimenti sul destino dei collaboratori di Foodora, senza ottenere risposte esplicite. “Mercoledì, durante il tavolo al ministero dello Sviluppo economico — raccontano da Riders Union Bologna — abbiamo di nuovo posto la domanda e hanno risposto alzandosi e andandosene”.
Interpellati dal Fatto, hanno finalmente svelato le intenzioni: “Foodora — spiegano da Glovo — rispetterà tutti i contratti in essere dei rider finora in forze continuando le attività . A seguito della chiusura del servizio di Foodora tutti gli ex rider Foodora saranno liberi di candidarsi come glovers, senza nessuna limitazione”.
Insomma, perderanno certamente il posto presso Foodora, con le sue tutele minime. Però possono consolarsi: se vorranno diventare collaboratori occasionali di Glovo, non sarà vietato loro di provarci. “Come è umano lei!”, direbbe Fantozzi.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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