Destra di Popolo.net

I BLOOD & HONOUR DI VARESE: CHI SONO I NAZISKIN DI BELARDINELLI

Dicembre 28th, 2018 Riccardo Fucile

IN ITALIA I NAZISKIN DA STADIO SONO 45.000 DIVISI IN 420 GRUPPI

Daniele Belardinelli, 35 anni, una moglie e due figli, era capo del gruppo ultras Blood and Honour di Varese, gruppo legato a una corrente transnazionale di chiaro stampo neonazista e da sempre gemellato con le frange più estreme della Curva Nord dell’Inter.
Blood & Honour, Sangue e Onore, era uno dei motti delle SS: Dedè era il capo del gruppo che rappresentava una sigla transnazionale “che —si legge in un appunto dei nostri Servizi segreti — fu utilizzata nel 1979, agli albori del movimento naziskin in Inghilterra, anche come vero e proprio bollettino del movime nto”.
Nel primo numero di Blood and Honour l’editoriale di presentazione fu dedicato a Rudolf Hess, uno dei gerarchi più vicini ad Adolf Hitler. Attraverso Blood and Honour si è costituita a livello europeo una vera e propria Internazionale nera.
Ma proprio la pagina Facebook dei Blood & Honour di Varese ieri è rimasta muta davanti alla morte di Belardinelli.
Niente status, niente saluti al “capo” e niente reazioni, come se quanto accaduto in via Novara a Milano non li riguardasse. In compenso molti ultras hanno espresso solidarietà  alla famiglia e hanno regalato un “Riposi in pace” a lui.
Scrive oggi il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Davide Milosa che i Blood & Honour sono vicini al gruppo degli Irriducibili, manipolo ultras nato sulle ceneri del gruppo Skins Inter. Teste rasate, “lame”e mani tese.
Non è un caso, si ragiona a livello investigativo, che due degli arrestati di ieri siano riconducibili proprio alla parte della curva che sta sotto lo striscione degli Irriducibili. Il terzo è invece legato al gruppo storico dei Boys. Tutti e tre non hanno Daspo. Due invece hanno precedenti per reati da stadio, l’altro è incensurato.
Pizzicati dalle telecamere sono stati subito fermati. La Digos però non li ritiene gli organizzatori degli scontri, ma semplicemente dei medi livelli all’interno della curva.
Contro gli ultras del Como Dedè Belardinelli nel 2012 si è preso il suo secondo Daspo. Cinque anni per la guerriglia fuori dallo stadio prima dell’amichevole Como-Inter. Ancora prima, è il 2007, altri cinque anni di Daspo per scontri durante Varese-Lumezzane.
Dedè un ultras. Pochi dubbi in questo. E come tale mercoledì sera, assieme ad altri della curva del Varese, ha dato l’assalto ai camioncini dei napoletani. Lui che oltre al tifo curvaiolo, aveva la passione per le arti marziali e la“scherma corta”. Tradotto: coltelli.
Tra le “imprese” dei Blood & Honour c’è anche la contestazione a sfondo razziale del 2012 contro Osarimen Ebagua, attaccante nigeriano, allora al Varese.
I capi storici erano fino a poco tempo fa Saverio Tibaldi e Filadelfio Vasi. Il primo, cranio rasato e svastica tatuata, è stato ucciso a coltellate in una rissa, nel 2003, a Torremolinos, località  turistica nel sud della Spagna, dove si trovava per evitare l’esecuzione di una condanna a 11 anni per episodi di violenza da stadio.
Lo striscione “Saverio presente” è in bella vista a ogni partita all’Ossola.
Vasi è invece in carcere per reati comuni: nelle carte di un’inchiesta, una testimone racconta i riti violenti di fedeltà  ai sottoposti del gruppo.
Oggi il capo è Matteo Bertoncello, che è anche vicepresidente di Do.ra, la Comunità  militante dei dodici raggi.
Paolo Berizzi su Repubblica spiega che da tempo nel mondo ultrà  l’onda dell’odio è tornata a salire. In attesa che la tessera del tifoso introdotta dal “cattivissimo” Maroni vada in soffitta e che le regole si allentino in nome dei “colori” e della “passione”, gli hooligan italiani – un esercito di 45mila persone divise in 420 gruppi, la maggior parte connotati politicamente a destra – hanno deciso di portare lo scontro fuori dalle curve e dagli stadi.
E così ecco gli agguati negli autogrill e le risse tra tifosi in autostrada, fino all’assedio in via Novara.

(da agenzie)

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LA MANOVRA DEL POPOLO FA CRESCERE TASSE E PRESSIONE FISCALE

Dicembre 28th, 2018 Riccardo Fucile

TAGLIATI INVESTIMENTI E FONDI ALLA SCUOLA

La pressione fiscale in Italia nel 2019 sarà  in crescita dal 42% al 42,4%: a certificarlo ieri è stato l’Ufficio Parlamentare di Bilancio di Giuseppe Pisauro, ovvero l’ente che aveva contestato prospettive e previsioni di crescita della Manovra del Popolo quando ancora non era stata corretta dall’Europa, segnalando in particolare che le previsioni di crescita del PIL erano irrealistiche.
Ai rilievi dell’ufficio guidato da Giuseppe Pisauro il ministro dell’Economia Giovanni Tria aveva risposto confermando le prospettive di crescita e non ottenendo quindi l’ok dell’UPB alla Manovra.
Il resto è storia: il governo con il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha abbassato le stime di crescita del PIL dopo la trattativa con l’Unione Europea, autosmentendosi in un modo così rumoroso che un responsabile di via XX Settembre dotato di dignità  si sarebbe a quel punto dimesso. Tria invece è rimasto al suo posto.
Il presidente dell’Upb, Giuseppe Pisauro, ha affermato ieri in audizione alla Camera che dopo il maxi-emendamento «la portata» della legge di bilancio «viene ridimensionata» anche se le nuove previsioni di crescita all’1% sono ora accettabili. L’Upb vede «un crinale pericoloso», la manovra è «chiaramente recessiva nel 2020-21», anche perchè pesano le mega-clausole Iva.
E il rischio recessione c’è anche nel 2019.   Resta poi un «rischio di deviazione» rispetto alle regole europee che ci porta «sempre su un crinale pericoloso». E rispetto al 2018, anno che sconta le misure del governo Gentiloni, la pressione fiscale salirà  dal 42 al 42,4%, primo aumento da cinque anni.
L’UPB ha anche certificato i tagli agli investimenti e quelli alla scuola, pari a 4 miliardi di euro nel triennio.
Il Sud è la parte del paese maggiormente penalizzata:   si è passati da un massimo di 21,6 miliardi di euro nel 2009 ad un minimo di 10,6 nel 2017.
In pratica si sono persi per strada 60 miliardi per opere pubbliche cruciali per collegare il Sud al resto del Paese e al mondo e aiutare le esportazioni meridionali che continuano a correre con 37 miliardi nei primi nove mesi del 2018 (+7%, più del doppio del Paese dove l’export cresce del 3,1%). E infatti gli investimenti pubblici verranno tagliati di un altro miliardo nella Manovra del Popolo.
Va male anche per la dotazione della scuola.
Che si riduce, a legislazione vigente, di 4 miliardi nel triennio, cioè di circa il 10%. Si passa da 48,3 a 44,4 miliardi nel giro di tre anni, con una riduzione delle risorse sia per l’istruzione primaria (da 29,4 a 27,1 miliardi di euro) che per quella secondaria (da 15,3 a 14,1 miliardi).
A determinare la flessione contribuisce in modo decisivo la riduzione dei fondi per gli insegnanti di sostegno, un miliardo nel ciclo primario, 300 milioni in quello secondario. In compenso si spenderà  qualcosa in più per l’Istruzione universitaria (da 8,3 a 8,5 miliardi tra il ’19 e il `21).

(da “NextQuotidiano”)

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“E’ UN AIUTO AI DISONESTI”: CANTONE ACCUSA IL GOVERNO SULLA NORMA CHE ALZA A 150.000 EURO GLI APPALTI SENZA GARA

Dicembre 28th, 2018 Riccardo Fucile

IL CAPO DELL’ANAC: “MAFIA CAPITALE FUNZIONAVA COSI’, LEGA E M5S HANNO ESCLUSO ANCHE IL CERTIFICATO ANTIMAFIA”

A Raffaele Cantone la modifica delle regole sull’affidamento degli appalti, prevista in manovra, non piace.
Il presidente dell’Anac spiega il perchè in una lunga intervista al Fatto Quotidiano. Con la nuova normativa la Pubblica amministrazione potrà  affidare lavori senza gara d’appalto nelle opere di importo compreso tra 40 mila e 150 mila euro.
Unico requisito richiesto: la consultazione di tre operatori economici scelti a discrezione dell’amministrazione.
Sul provvedimento Cantone ha le idee chiare: non garantirà  all’amministrazione nè il raggiungimento del miglior prezzo possibile nè una migliore qualità  dell’opera. Si legge sul Fatto Quotidiano:
Questa norma non aiuterà  i funzionari morosi, mentre consentirà  a quelli disonesti di fare il buono e il cattivo tempo. Basti ricordare che tutto il sistema di Mafia Capitale si reggeva sugli affidamenti diretti.
Il presidente dell’anticorruzione non ha dimenticato le proteste dei 5 Stelle quando il governo Renzi approntò misure per semplificare le procedure di gara: “Si appellarono a me e all’Anac”, ricorda. Quanto al provvedimento previsto in manovra dice:
Sotto 150.000 euro non è prevista neanche la certificazione antimafia e la gara non sarà  pubblica da ora in poi. C’è il rischio che la criminalità  organizzata, al Nord come al Sud, ne approfitti”

(da “Huffingtonpost”)

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NUGNES (M5S): “SE PASSA LA RIFORMA DELLE AUTONOMIE, CADE L’ITALIA. CREDO SIA MEGLIO CHE CADA IL GOVERNO”

Dicembre 28th, 2018 Riccardo Fucile

LA SENATRICE: “SE SI CONTINUERA’ CON DECRETI E FIDUCIE, NON MI RITROVEREI PIU’ NEL MOVIMENTO”

Il Corriere della Sera intervista la senatrice “dissidente” dei pentastellati Paola Nugnes la quale afferma comunque di non essere arrivata al punto di non ritorno con il Movimento in quanto “a gennaio è stato detto che le cose cambieranno. Vediamo. Anche se non mi sembra che si stia andando nella giusta direzione”.
La Nugnes ad esempio non ha mai digerito il decreto sicurezza: “Con quello si è aperto il mar Rosso tra me e la Lega. Questo decreto avrà  conseguenze nefaste e gli italiani se ne accorgeranno”.
Anche la manovra non le è andata giù: “Ci sono tante cose che non mi piacciono. La proroga di 15 anni per le spiagge, la soglia degli affidamenti alzata e molto altro. Era necessario votare questa manovra, ma il prezzo da pagare è stato alto”.
In ogni caso, “si vedrà  a gennaio se cambierà  la direzione. Non solo nel merito ma anche nel metodo. Se il Parlamento continuerà  a essere soggetto all’esecutivo, se si continuerà  con i decreti, le fiducie, i tempi stretti. Beh, in quel caso non mi ci ritroverei più in questo Movimento. Vediamo se cambia. Ma i primi segnali sono negativi”.
Secondo la senatrice la riforma delle autonomie “Sarà  il momento della verità “.
“Giorgetti ha detto che se non passa questa norma entro il 15 febbraio, cade il governo. Bene, io dico che se passa la riforma delle autonomie, cade l’Italia”.
“E quindi credo che sia meglio che cada il governo, piuttosto che l’Italia”.
“Siamo in molti nei 5 Stelle a pensarla così”.

(da “Huffingtonpost”)

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LA DENUNCIA DEI VERDI: “BLUFF DI DI MAIO, LE SPESE MILITARI AUMENTANO”

Dicembre 28th, 2018 Riccardo Fucile

“DA UN PARTE RIDUZIONE DI 47 MILIONI L’ANNO, DALL’ALTRA NUOVI FONDI PER 500 MILIONI”

La riduzione delle spese militari sbandierata dal governo non c’è, anzi.
È la denuncia dei Verdi secondo cui nell’ultima legge di Bilancio le risorse sarebbero persino aumentate. “Abbiamo scoperto il bluff di Di Maio: non c’è alcuna riduzione di spese militari nella   manovra economica approvata. Abbiamo scovato nella legge di bilancio approvata   il 23 dicembre scorso, due commi che invece le spese militari le aumenta”, attacca Angelo Bonelli.
“Si tratta del comma 163 sexies e del 223 novies: il primo prevede assunzioni per i programmi di produzione militare il secondo prevede che una parte del ricavato, 10%, delle dismissioni immobiliari dei beni della Difesa siano destinati a spese di investimento militari. Una partita di giro di gattopardesca memoria per dire che tutto cambia per non cambiare nulla.”
“Da una parte -continua l’esponente dei Verdi – si riducono le spese militari per 570 milioni   di euro spalmati in 12 anni, praticamente 47 milioni di euro l’anno, mentre dall’altra invece si fanno entrare risorse per spese militari dalla vendita degli immobili del ministero della Difesa, sono oltre 1000 gli immobili da mettere in vendita, e con assunzione di nuovo personale finalizzati proprio al sostegno alla produzione militare, il tutto per oltre 500 milioni di euro.”
“Il governo inoltre conferma- dichiara l’ecologista – il dispendioso programma di acquisto dei caccia F35 e il ministro Trenta annuncia che l’Italia raggiungerà  il 2% del Pil destinato alle spese militari entro il 2024   passando da una spesa   da   64 milioni a 100 milioni di euro al giorno.”

(da agenzie)

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ELEZIONI EUROPEE, I CAPILISTA SCELTI DA DI MAIO, ALLA FACCIA DEGLI ISCRITTI

Dicembre 28th, 2018 Riccardo Fucile

MALUMORE TRA GLI USCENTI CHE RISCHIANO DI VEDERSI SORPASSARE DA CHI ATTIRA PREFERENZE… TRA I PAPABILI ANCHE PECORARO SCANIO

Luigi Di Maio vuole scegliere personalmente i capilista regionali per le elezioni europee del MoVimento 5 Stelle.
E questa intenzione sta facendo innervosire gli attivisti M5S che avranno un posto bruciato e gli attuali parlamentari europei grillini che ambivano a quei posti dopo cinque anni di lavoro tra Strasburgo e Bruxelles.
La storia la racconta Luca De Carolis su Repubblica:
Esponenti della società  civile, professori e professionisti da mescolare a nomi più noti. Figure “che ci potrebbero far prendere più voti, anche fuori del nostro bacino abituale”, come ha sostenuto Di Maio nella riunione con gli 11 eurodeputati (12, con l’autosospeso Marco Valli).
Preoccupati , anche perchè gli esterni sarebbero sottratti alle parlamentarie, cioè alla selezione sul web, venendo inseriti d’ufficio nelle liste.
Ossia, non dovrebbero neanche sudarsi la posizione di capolista: preziosa anche in elezioni come quelle Europee, basate sulle preferenze.
E questo non può che irritare gli uscenti rimasti (il gruppo originario, prima di espulsioni e addii, era di 17 eletti). Decisi tutti a ricandidarsi, quindi già  al lavoro da settimane per organizzare la campagna elettorale.
“Noi siamo il Movimento, lavoriamo da anni con gli attivisti e le associazioni, e ora dall’alto ci calano chissà  chi”, è la lamentela che rimbalza da Bruxelles.
Ci sono novità  anche tra le candidature:
Però anche tra gli eurodeputati sono circolate voci su una candidatura dell’ex leader dei Verdi e ministro, Alfonso Pecoraro Scanio. In ottimi rapporti con tanti maggiorenti del Movimento, tra cui il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Vincenzo Spadafora, vicinissimo a Di Maio. Ma dal M5S finora hanno sempre smentito di voler presentare Pecoraro Scanio. Anche perchè sarebbe un ulteriore strappo con le regole originarie, vista la sua storia in altri partiti (ma per qualche uninominale è già  stato chiuso un occhio).

(da “NextQuotidiano”)

argomento: elezioni | Commenta »

MANOVRA, IN COMMISSIONE, IL M5S NEGA LA DIRETTA STREAMING

Dicembre 28th, 2018 Riccardo Fucile

PD E FORZA ITALIA PROTESTANO: “ALLA FACCIA DELLA TRASPARENZA”

In quello che sembra un paradossale rovesciamento dei ruoli, il Pd e Forza Italia hanno chiesto la diretta web dei lavori della commissione Bilancio della Camera, dove è arrivato il testo della manovra per l’esame prima del voto finale in Aula previsto per sabato.
Ma tutti i membri del M5s hanno votato contro. E secondo il regolamento, se c’è anche un solo voto contrario la diretta non si può fare.
La scelta di evitare lo streaming ha fatto infuriare le opposizioni.
Per prima l’ex ministra delle Riforme Maria Elena Boschi ha twittato: “M5S nega la pubblicità  dei lavori in commissione Bilancio attraverso il web. Non erano quelli della trasparenza? Si vergognano? Che fine ha fatto lo streaming?”.
Anche i deputati di Forza Italia in una nota congiunta accusano i cinquestelle di scarsa trasparenza: “Abbiamo chiesto per massima trasparenza che i lavori della Commissione, dove si sta discutendo la legge più importante dello Stato, fossero trasmessi sulla web Tv della Camera, affinchè tutti possano assistere e conoscere quanto sta accadendo. La nostra richiesta è stata sposata da tutti i gruppi parlamentari, tranne il M5S che, evidentemente ha molto da nascondere. Alla faccia della trasparenza, alla faccia di chi voleva che il Parlamento fosse una casa di vetro”.
E Renato Brunetta, autore della richiesta staordinaria di streaming, rincara la dose: “Vergogna”.

(da agenzie)

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RIDICOLI: STESSA SANZIONE PER KOULIBALY E I TIFOSI RAZZISTI, DUE GIORNATE

Dicembre 27th, 2018 Riccardo Fucile

LA GIUSTIZIA SPORTIVA E’ DEGNA DELLA GESTIONE DELLA VICENDA, CON UN ARBITRO CHE NON SOSPENDE LA GARA E UN QUESTORE CHE NON HA IL CORAGGIO DI PORRE FINE ALLA PARTITA

Due gare senza spettatori e una senza il settore dei tifosi più accesi, il secondo anello verde. E’ la sanzione stabilita dal giudice sportivo ai danni dell’Inter, all’indomani della partita contro il Napoli, “per cori insultanti di matrice territoriale, reiterati per tutta la durata della gara, nei confronti dei sostenitori della squadra avversaria”.
Inoltre si punisce il “coro denigratorio di matrice razziale ai danni di Koulibaly.
Il giudice sportivo di serie A ha squalificato per due giornate ciascuno Kalidou Koulibaly e Lorenzo Insigne del Napoli.
Il difensore ha ricevuto una giornata per l’ammonizione, in quanto già  diffidato, e una per “l’ironico applauso al direttore di gara dopo l’ammonizione”.
Una decisione degna di don Abbondio che resta sulla linea di come è stata gestita in maniera grottesca l’intera vicenda.
Nonostante tre inutili richiami di rito dall’altoparlante dello stadio, richiesti dall’arbitro a causa degli insulti razzisti proveniente dalla curva dei tifosi interisti, il regolamento non è stato applicato per ignavia.
L’arbitro doveva sospendere la partita “d’intesa” con il responsabile dell’ordine pubblico che ora si trincera dietro un esilarante: “come facevo a sospendere la partita a 5 minuti dalla fine, avrei creato una situazione pericolosissima”.
Con la stessa logica la polizia non dovrebbe intervenire per una chiamata di rapina o di terrorismo “per non aggravare la situazione”, troppo pericoloso, meglio stare chiusi in questura.
Questa è la polizia di Salvini.
La soluzione era semplice: sospendere la partita, far defluire gli spettatori delle tribune, convogliare quelli del Napoli verso i parcheggi per il ritorno a casa in sicurezza, bloccare il deflusso della curva dei razzisti fino a notte fonda, anche per due giorni di seguito, se necessario.
Dovevano uscire uno per uno ed essere identificati e quelli fotografati (le foto esistono sempre, è ormai la principale attività  delle forze dell’ordine allo stadio) portati in questura e arrestati per violazione della legge Mancino.
Processo per direttissima, notifica informativa ai loro datori di lavoro, convocazione in questura dei congiunti, divieto a vita a mettere piede in uno stadio.
La società  dovrebbe costituirsi parte civile e chiedere milioni di danni in sede civile, con relativo blocco dei beni dei condannati e ipoteche sui loro beni immobili.
Altresi dovrebbe far disputare tutte le rimanenti partite   casalinghe in uno stadio di una città  del Sud, rimborsando gli abbonati, come segnale che qualcosa sta cambiando davvero.
Perchè è ora di pulizia etica, senza pietà .
E’ ora di un ministro degli Interni vero.

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RIPORTATI ALL’ORDINE (FRANCESCANO)

Dicembre 27th, 2018 Riccardo Fucile

UN DURO EDITORIALE DEI FRATI SPAVENTA DI MAIO E SALVINI CHE FANNO RETROMARCIA SULLA TASSA SUL VOLONTARIATO… PADRE FORTUNATO: “ORA FATTI CONCRETI”

Quando a Palazzo Chigi è rimbalzato sugli smartphone un editoriale, le facce sono impallidite.
È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Non si trattava di un articolo di uno dei principali quotidiani del paese, ma di quanto pubblicato da padre Enzo Fortunato, direttore della rivista di San Francesco, sulla propria testata e su Huffpost: “Se si fa del male al bene c’è da preoccuparsi”.
Sono giorni che il Governo è investito dalle polemiche per aver tagliato le agevolazioni dell’Ires al no profit.
Gualtiero Bassetti, presidente dei vescovi italiani, ha tuonato giovedì mattina dalle colonne di Repubblica: “Matteo Salvini se la prenda con i vescovoni, ma non tocchi l’umanità “. Sono ore che l’esecutivo vacilla.
A sentire diverse fonti, quella norma non ha una paternità  chiaramente attribuibile. Ci torneremo.
Per il momento rimaniamo all’ora di pranzo. Quando i mitissimi francescani si scagliano con inusitata violenza contro la nuova tassa.
Un passaggio in particolare ha colpito l’entourage di Luigi Di Maio.
Scrive Fortunato: “E pensare che tra i promotori di questa legge, alcuni sono nati il 4 ottobre e se fossero nati il 3 gennaio?”. Il riferimento è devastante, un parallelo tra la nascita di San Francesco e la data di fondazione del fascismo.
Un’onta per i 5 stelle, che del santo di Assisi si sono sempre professati seguaci.
Il vicepremier chiama i suoi, si consulta con Giuseppe Conte, contatta Matteo Salvini. Dalla Lega arriva il via libera, già  il sottosegretario Claudio Durigon di buon mattino aveva prospettato la retromarcia: “Cercheremo di trovare una soluzione”.
L’entourage del capo politico M5s chiama in tutta fretta il sacerdote: “Le assicuriamo che il ministro Di Maio ha molto in considerazione la vostra posizione. Appena scende dall’aereo fa un comunicato”.
Di Maio è in volo verso Catania. Lo attende un vertice in prefettura sulle misure da prendere in tutta fretta per il terremoto, e una conferenza stampa congiunta con il segretario del Carroccio per regalare la photo opportunity natalizia della ritrovata unità .
Effettivamente appena messo piede a terra ecco la virata: “Quella norma va cambiata nel primo provvedimento utile. Si volevano punire coloro che fanno finto volontariato e ne è venuta fuori una norma che punisce coloro che hanno sempre aiutato i più deboli. Non possiamo intervenire nella Legge di Bilancio perchè si andrebbe in esercizio provvisorio. Ma prendo l’impegno di modificarla nel primo provvedimento utile”.
“Il bene è sempre concreto, diceva il filosofo Bernard Lonergan — commenta padre Enzo raggiunto da Huffpost — Auspichiamo che all’annuncio seguano decisioni e fatti concreti”. La diffidenza rimane.
Nella mattinata era partita una telefonata tra Assisi e lo stesso Bassetti. Il consulto: “Vogliamo uscire con un pesante attacco”. Il via libera: “Può aiutare, nulla in contrario”.
Nessuno nel Movimento dimentica che il reddito di cittadinanza è partito da qui, da una marcia Perugia-Assisi al termine della quale Beppe Grillo fu ricevuto nel Sacro convento.
L’ostilità  dei francescani sarebbe un contrappasso. A poco è valso il rapporto privilegiato che Alessandro Di Battista ha stabilito con chi guida la comunità  di frati. “Non ci sono state chiamate”, assicura uno di loro.
E aggiunge sorridendo: “Se lo avessimo fatto non sarebbero volate belle parole”. In agenda viene fissato per l’alba dell’anno nuovo un incontro, ulteriore segnale distensivo. “Provvederemo quanto prima, a gennaio, a intervenire per riformulare e calibrare meglio la relativa disciplina fiscale”, aggiunge il presidente del Consiglio.
Fatto sta che ancora non è stata approvata, ma la manovra del popolo ha già  perso il suo primo pezzo.
Intercettata ai margini dei lavori della commissione Bilancio della Camera, Laura Castelli è l’ultima giapponese a difendere la norma, prima della retromarcia di Di Maio: “Certo che la difendiamo— spiega ai cronisti – Era nel pacchetto del governo arrivato dopo la chiusura dell’accordo con l’Unione europea. Il no profit deve stare tranquillo perchè la norma si riferisce a chi fa utili”.
I suoi colleghi al governo minimizzano: “Avrà  parlato quando ancora non era chiaro il da farsi”.
Rimane un testo privo di padri e di padrini. Inserito all’ultimo, a ventiquattrore dalla presentazione, nel maxiemendamento.
Un codicillo per fare cassa, di cui tutti si lavano adesso le mani.
Nei 5 stelle però s’avanza una teoria. Che sia stata buttata dentro in tutta fretta dal Ministero dell’Economia in cerca di far quadrare all’ultimo i conti. La sindrome della manina colpisce ancora.

(da “Huffingtonpost”)

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