Gennaio 12th, 2019 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DEGLI INTERNI HA SDOGANATO ANCHE LA TEPPAGLIA VIETANDO DI SOSPENDERE LA PARTITA: EVVIVA LA SEDICENTE DESTRA DELLA LEGALITA’
Cori antisemiti e a sfondo razzista dalla curva nord laziale durante la sfida di Coppa Italia contro il Novara.
Alla mezzora di gioco dal settore più caldo della tifoseria biancoceleste si sono levati i cori “giallorosso ebreo” e “questa Roma qua sembra l’Africa”.
Cori anche contro i Carabinieri.
Allo stadio sono presenti 13 mila persone, i cori arrivano da un ristretto gruppo della curva e nel ‘semideserto’ degli spalti l’eco è evidente.
Il nuovo episodio all’Olimpico arriva al culmine di una settimana calda sul fronte tifoserie: martedì notte gli scontri tra ultras Lazio e forze dell’ordine a Piazza della Libertà , in occasione della festa per il compleanno del club, e nelle stesse ore la diffusione di volantini antisemiti che prendevano di mira Lazio e Napoli, firmati da un sedicente gruppo di romanisti.
(da agenzie)
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Gennaio 12th, 2019 Riccardo Fucile
INDOSSARE L’UNIFORME E’ COME DIRE “LA POLIZIA E’ COSA MIA”. MA NON E’ COSI’
Nelle democrazie le forze dell’ordine vivono di quel delicatissimo equilibrio che si fonda
sull’equidistanza tra le forze politiche.
Al contrario, nelle dittature, i tiranni indossano sempre la divisa, che non è banale teatralizzazione del potere, ma serve a mandare un messaggio preciso: l’esercito risponde a me, a me soltanto e a nessun altro.
Fidel Castro ha indossato la divisa nelle apparizioni pubbliche per decenni, la logica era la solita utilizzata nei paesi del socialismo reale: l’esercito è il popolo, io sono il capo dell’esercito, io sono il conduttore del popolo.
Attaccare Fidel Castro significava avere l’esercito (e tutte le forze dell’ordine) contro. Fidel Castro dismise la divisa militare in rare occasioni: quando incontrò Giovanni Paolo II nel 1998 per esempio; in quel caso mise da parte il suo ruolo di caudillo e si sottopose a un possibile confronto che infatti portò alla liberazione di diversi detenuti politici.
Gheddafi indossava la divisa militare perchè fosse chiaro che il suo era principalmente un ruolo militare, un potere militare, preso con le armi e mantenuto con le armi.
La Libia era la caserma del Colonnello Gheddafi che ebbe la civetteria populista di definirsi Colonnello, perchè Generale era il popolo (ossia nessuno, essendo il potere assoluto in Libia nelle mani del solo Gheddafi e della sua famiglia).
Mussolini dismette l’abito borghese e inizia a indossare fez e divisa quando decide che lo Stato e il fascismo debbano coincidere e quindi chiunque lo critichi è fuori dalla legalità . Da quel momento le critiche a Mussolini e al fascismo diventano un problema di polizia.
In guerra, anche i leader democratici hanno indossato la divisa. Uno su tutti, Winston Churchill. Con l’Inghilterra ufficialmente in guerra, indossare la divisa significava essere a capo delle forze armate di uno Stato in guerra.
A Yalta, tra i big three (Roosevelt, Stalin e Churchill), Stalin decise di indossare la divisa di Generalissimo dell’Armata Rossa (titolo che si era autoattribuito) mentre Roosevelt partecipò in abiti borghesi: in quel modo ribadiva il suo ruolo di presidente ben diverso da quello del generale Eisenhower.
Applicare oggi queste interpretazioni a Salvini può sembrare ridicolo per la mediocre caratura del personaggio, ma la sua mediocrità non deve fuorviarci.
Cosa significa per lui (e per chi lo osserva e subisce) indossare quella divisa? Che se io critico o contrasto il ministro dell’Interno avrò la Polizia contro? Significa che la Polizia condivide le azioni politiche del ministro dell’Interno? In questo caso ci sarebbe da temere la trasformazione della Polizia di Stato in un organismo politico.
E qui vale la pena fare una precisazione che non è affatto scontata: la Polizia dipende dal ministero dell’Interno, non dal ministro, e non è questione di lana caprina.
È esattamente per questo motivo che la Polizia ha un capo della Polizia che non è il ministro dell’Interno.
Il ministro dell’Interno – come il primo ministro – quando indossa la divisa lo fa come gesto solidale che è accettabile esclusivamente in occasioni formali.
Per esempio tutti i presidenti, i presidenti del Consiglio e i ministri quando vanno a trovare i soldati in missione all’estero, indossano la divisa perchè quel giorno è un giorno da soldato.
Non solo: in zone di guerra, che i vertici politici non siano individuabili è una misura di sicurezza e non vuota formalità .
Anche nei giorni commemorativi indossare la divisa ha un significato istituzionale, ma indossare la divisa in occasioni diverse da questa sa solo di propaganda politica che si tramuta in gesto autoritario.
Il messaggio che chi indossa la divisa fuori contesto sta dando è un messaggio pericolosissimo per la democrazia. Questo vale per tutti e vale ancora di più per Matteo Salvini, leader di un partito che non ha una storia di legalità da vantare.
La Lega non è stata in grado di arginare – e in parte forse non ha voluto – la diffusione del potere ‘ndranghetista nel nord Italia; la Lega deve ai cittadini italiani 49 milioni di euro e, sempre la Lega, in Calabria si è legata politicamente a figure poco specchiate: mostrandosi oggi con la divisa della Polizia, Salvini spera di poter cancellare tutto questo e dire non semplicemente “io sto dalla parte della legalità ” (ci mancherebbe pure che il ministro dell’Interno non lo fosse!), ma “io sono la legalità “.
Salvini usa la scorciatoia propagandistica per non rispondere delle responsabilità politiche sue e del suo partito. Ma la cosa più grave è che utilizza la Polizia, un organo dello Stato che in democrazia è autonomo rispetto ai partiti politici, a tutti i partiti politici, per finalità personali.
Indossare le divise, come fa Salvini, significa mandare messaggi a chi fa parte delle forze dell’ordine.
Significa avere un atteggiamento intimidatorio verso chi non dovesse avere simpatia per le posizioni politiche del ministro. Significa creare, per ogni divisa indossata, una frattura tra chi quella divisa la indossa ogni giorno, per lavorare e non per fare propaganda politica.
Ciascuno ha le sue idee politiche, ma se servi il Paese, prima della tua parte viene lo Stato.
Indossare le divise durante i comizi significa dire: la polizia è cosa mia. E lo Stato non è Matteo Salvini. E lo Stato non è la Lega.
Questo, a Salvini, ogni tanto vale la pena ricordarlo.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 12th, 2019 Riccardo Fucile
LA SWG REGISTRA UN CROLLO DI CONSENSI: SOLO IL 40% DI CHI LE HANNO VOTATE LO RIFAREBBE
Che il MoVimento 5 Stelle non sia in questo momento brillante nei sondaggi è un dato di fatto.
Ma la rilevazione pubblicata oggi da SWG ci dice qualcosa di più su Roma e Torino, dove il gradimento per l’operato delle sindache Raggi e Appendino non sembra altissimo.
I dati elaborati dai sondaggisti SWG dicono che fra gli elettori a livello nazionale solo il 16% dà un voto fra 7 e 10 alla giunta Raggi di Roma e la percentuale scende addirittura a quota 10% per la Appendino a Torino.
E il consenso sta crollando anche tra i fedelissimi: solo per la metà (il 50%) degli elettori che oggi voterebbero M5S la giunta Raggi merita fra il 7 e il 10.
Questa opinione è condivisa solo dal 39% degli elettori che il 4 marzo apposero la croce sul simbolo pentastellato.
Per Torino le percentuali sono molto vicine: 52% fra gli elettori attuali e 43% fra quelli delle politiche.
E c’è di più. Anche fra gli elettori che oggi voterebbero per il partito di Di Maio solo il 70% darebbe un giudizio buono sulla giunta Raggi (22,6% “molto positivo” e 47,4% “abbastanza positivo”).
Le percentuali di consenso alto scendono al 25,3% (solo 5,6% “molto positivo”) fra tutti gli elettori.
Ma che il consenso del M5S a Roma sia in robusto e drammatico calo non lo dicono i risultati dei sondaggi: basta guardare cosa è successo nel giugno scorso, dopo due anni di Giunta Raggi: nei municipi III e VIII, dove il M5S governava, si è andati al voto perchè sono cadute le giunte. E il M5S non è riuscito ad arrivare nemmeno al ballottaggio.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 12th, 2019 Riccardo Fucile
INVECE CHE ALLA CARITAS PER ASSISTERE GLI INDIGENTI FINIRANNO NELLE TASCHE DEL COMUNE PER LA MANUTENZIONE DELLA VASCA… IN BALLO 1,5 MILIONI DI EURO L’ANNO … D’ALTRONDE I GRILLINI SONO QUELLI CHE HANNO ABOLITO LA POVERTA’
I rapporti sono tesi, non è un mistero. Più volte la Curia romana ha punzecchiato
l’amministrazione, da ultimo lo ha fatto il Vescovo di Roma Sud, Paolo Lojudice, chiamando alle proprie responsabilità la giunta capitolina in materia di decoro.
Sullo sfondo una partita che oltreTevere ha creato parecchi malumori e non solo a livello di vertice.
Riguarda le monetine che i turisti lanciano a Fontana di Trevi.
Raccolte da Acea, l’azienda che si occupa della manutenzione della Fontana, finivano nelle mani dei volontari Caritas che le destinavano a scopi sociali. Finivano perchè tra qualche mese non sarà più così.
Lo prevede una decisione assunta già l’anno scorso dall’amministrazione capitolina guidata da Virginia Raggi e congelata tra le proteste per altri 12 mesi.
Arrivati alla fine dell’anno, i burocrati del Campidoglio hanno notificato alla Caritas che il versamento cesserà dal primo di aprile. In sostanza scadrà la proroga della proroga e oltre non si andrà .
Raggi conferma la volontà di incassare le monetine e redistribuirle per finanziare opere di manutenzione, sobbarcandosi anche il costo del conteggio finora svolto gratis dai volontari Caritas.
La partita non è di poco conto: ballano un milione e mezzo di euro, stando al bilancio 2018.
Una goccia nel mare del disastrato bilancio capitolino che tuttavia saluta il gettito delle monetine come una provvidenziale boccata d’ossigeno.
Una mannaia per la Caritas che stima gli venga a cadere il 15 per cento del proprio bilancio, fatto poi di soldi dell’8 per mille e di decisivi finanziamenti pubblici e solo in minima parte privati.
Soldi che finiscono nel circuito dell’assistenza: dall’accoglienza dei senzatetto ai pasti e a iniziative benefiche che sopperiscono ai vuoti del welfare.
Insomma, dove non c’è la mano pubblica a garantire un tetto ai clochard e pasti caldi a chi vive per strada c’è la rete della Caritas.
E lo si è visto nel pieno dell’emergenza freddo nella capitale con il circuito del volontariato a fronteggiare una situazione che la rete pubblica dell’assessorato al sociale non è stata in grado di affrontare, tra inadeguatezza, pasticci burocratici e una attività organizzativa partita decisamente in ritardo.
Per questa ragione il malumore crescente nei confronti delle scelte dell’amministrazione è esploso anche su Avvenire, il quotidiano della conferenza episcopale, che senza mezzi termini ha riportato in prima pagina quella che era una felpata polemica affidata al fioretto della diplomazia con un eloquente “Le monetine tolte ai poveri”.
(da agenzie)
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Gennaio 12th, 2019 Riccardo Fucile
IL COMMOSSO RICORDO DELLA COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO
Una folla silenziosa si è ritrovata ieri sera nella basilica di Santa Teresa d’Avila a Roma per salutare Nereo, il senzatetto investito da un pirata della strada all’alba del 7 gennaio scorso.
Fuori è buio e freddo, dentro c’è tanta luce e calore.
Tra i banchi e in piedi, sul fondo, 400 forse 500 persone: gente del quartiere e romani che vi si recano ogni mattina per lavoro, gli amici di Sant’Egidio, che da anni aiutavano Nereo e hanno organizzato la veglia di preghiera, e alcuni senzatetto suoi compagni di strada.
In chiesa c’è silenzio, commozione e stupore a ritrovarsi così in tanti. Ma anche la sensazione di un saluto ad una persona importante.
Nereo, che aveva compiuto 73 anni lo scorso novembre, aveva lavorato come carpentiere in giro per il mondo: Arabia Saudita, Germania, Iran, Libia, Russia, Somalia.
Poi, dal 1998, la vita in strada, a Roma, prima nei giardini di piazza Mazzini, poi in una tenda a Corso d’Italia con l’inseparabile cagnolina Lilla.
“La morte di Nereo è arrivata come un ladro nella notte – ha detto don Fernando Escobar della Comunità di Sant’Egidio – ci ha addolorato per la sua profonda ingiustizia, ma anche risvegliato, ammonendoci a custodire la vita di chi attorno a noi è più fragile. A Roma, dall’inizio dell’inverno, sono già morte 8 persone senza dimora”.
Tanti sono venuti a rendere omaggio ad un uomo povero che ha arricchito e conquistato tanti con la sua affabilità .
“Vado d’accordo con tutti”, diceva Nereo. Infatti il senzatetto, originario di San Bonifacio in provincia di Verona, non aveva nemici.
“In questo quartiere gli volevamo bene. Era gentile e sorridente”, dice un negoziante, mentre con un fiore in mano si unisce alla processione silenziosa che dalla chiesa raggiunge il luogo dove Nereo abitava.
Ora quell’angolo di Roma si è popolato di fiori, libri – tanto amati da Nereo – e poesie, che tanti gli hanno dedicato.
Ho fatto in tempo ieri a leggere uno di questi biglietti, su cui più o meno c’è scritto così: “Da anni attraverso Roma ogni mattina per raggiungere il mio posto di lavoro. Traffico, liti per un parcheggio, piccole e grandi violenze quotidiane, grigiore… poi arrivavo qui e ti vedevo, caro Nereo. Alzavi gli occhi dal libro, mi guardavi e con il tuo sorriso risvegliavi in me l’umanità “.
Nereo ha acceso una luce nella vita di tanti. Una sola persona, umile, sconosciuta al grande pubblico – senza che ce ne accorgessimo – aveva il potere di umanizzare quell’angolo della città . Anche una Capitale indurita e assuefatta all’indifferenza può quindi ritrovare un cuore proprio. A partire da un povero. Ma se una città ritrova il cuore, cambia il suo volto, diventa più umana, ed è un vantaggio pet tutti.
In fondo Roma non è poi così grande perchè non possa cambiare. Ma forse deve accorgersi proprio di chi non considera capaci o degni. Cioè ricominciare dai poveri, che possono aiutarla più di tanti altri, più dei potenti o di chi si crede tale, a ritrovare la sua umanità .
Massimiliano Signifredi
Comunità di Sant’Egidio
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Gennaio 12th, 2019 Riccardo Fucile
LA RAGAZZA AMMETTE AI CARABINIERI CHE L’AGGRESSIONE NON E’ MAI ESISTITA… TANTO I SOVRANISTI HANNO CARPITO QUALCHE VOTO
Si era inventata tutto la 25enne che la mattina del 7 gennaio aveva denunciato il tentato stupro
da parte di due uomini nordafricani mentre si stava recando a lavoro.
Lo ha reso noto la Procura di Grosseto, che dopo alcne indagini ha scoperto la menzogna della presunta vittima.
“L’intensa e serrata attività investigativa diretta dalla Procura e condotta dai carabinieri di Grosseto in relazione alla denuncia di patita violenza sessuale ad opera di ignoti sporta da una giovane donna la mattina del 7 gennaio scorso a Grosseto – si legge nella nota della magistratura maremmana – ha evidenziato numerose e concrete incongruenze rispetto alla versione fornita dalla presunta vittima
“La stessa giovane, posta di fronte al quadro degli elementi raccolti, ammesso che l’aggressione a sfondo sessuale non è in realtà mai avvenuta – precisa il procuratore capo – Le indagini proseguono per definire nel dettaglio i contorni della vicenda”. Non è escluso che la giovane possa essere indagata per simulazione di reato.
(da agenzie)
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Gennaio 12th, 2019 Riccardo Fucile
PRIMA CIASCUNO FREGA I VOTI AL PROPRIO ELETTORATO, POI VIA LIBERA AL PIANO B… SPUNTANO I CONCETTI DI “REVISIONE” E “RIDIMENSIONAMENTO”
Salvini schiera le truppe sull’Alta Velocità . Soltanto tre mesi fa il leader della Lega faceva mandare dai responsabili della comunicazione del Carroccio inviti a non polemizzare sulla TAV con il MoVimento 5 Stelle: oggi, siccome i politici italiani hanno delle idee, ma se non vi piacciono ne hanno delle altre, il buon Matteo è impegnato nella ricerca di una “soluzione diplomatica” che permetta di fare la TAV senza che se ne accorgano gli elettori che non la vogliono.
E così spuntano nelle dichiarazioni pubbliche del Capitano due parole: “revisione” e “ridimensionamento”.
«Nessuno pretende che il progetto non si tocchi e rivederlo è ben diverso dal cancellarlo», ha detto ieri Salvini alla sede dell’UGL. E come dicono nello stato maggiore lumbard di via Bellerio (e ricorda oggi Il Messaggero), «anche nel contratto di governo sottoscritto con i grillini si parla di revisione e non di stop definitivo. Dunque…».
Dunque l’idea è quella di cancellare il tunnel che dovrebbe essere costruito sotto la Collina Morenica tra Rivoli e Avigliana, poco distante da Torino. Costo: circa 2 miliardi.
E di «ridimensionare fortemente il piano per la realizzazione di una stazione faraonica a Susa». Per un risparmio di altri 500 milioni circa, considerando altre limature al piano originario.
Dove abbiamo già sentito questa storia? Ma certo: si tratta del piano B del M5S per fare la TAV all’insaputa dei No TAV di cui si parla — sui giornali — dall’ottobre scorso.
All’epoca si dicevano esattamente le stesse cose: ammodernare la cosiddetta «linea storica» che collega Torino a Lione, eliminando dal progetto alcune opere considerate superflue e lasciando intatto il tunnel di base che «sarebbe difficile, quasi impossibile da bloccare».
Un’ipotesi di lavoro che probabilmente vedrà una reazione molto più “pesante” e “visibile” (in termini di costi di voti) da parte dei No TAV, il cui leader Alberto Perino alla vigilia delle elezioni invitava a votare i grillini e non Potere al Popolo proprio perchè davano maggiori garanzie di vittoria e di successo per il fronte anti-Alta Velocità .
L’alternativa è quella del referendum, che il governatore della Regione Piemonte Sergio Chiamparino ha già annunciato e a cui la Lega si è entusiasticamente accodata mentre il capogruppo alla Camera Molinari annunciava la partecipazione alla manifestazione delle madamìn, esecrate dai grillini.
Per la Lega la consultazione è un’arma di pressione, visto che probabilmente il risultato del voto popolare in Piemonte, Lombardia e Veneto (le tre Regioni del“corridoio” interessato dall’Alta velocità ) sarebbe favorevole allaTorino-Lione.
Il M5S invece odia i referendum popolari perchè la democrazia diretta funziona solo se è diretta da Grillo: a Roma la candidata sindaca Virginia Raggi aveva annunciato un referendum sulle Olimpiadi, la prima cittadina Raggi qualche tempo dopo disse che il referendum era inutile perchè il popolo si era già espresso votandola.
La Appendino, invece, sulla quale sbagliando si erano riposte speranze di maggiore coerenza politica, ha detto durante la campagna elettorale che la TAV non era un tema comunale; oggi invece dice che è meglio non fare la TAV.
Nel caso è però pronto un piano C e ce lo spiega il Messaggero:
Il governo sta lavorando al rinvio della decisione. Il ministro Danilo Toninelli ha detto che l’analisi costi benefici (che conterrà un “no”) sarà resa pubblica solo a fine mese. E il premier Giuseppe Conte, incontrando a dicembre i“sì Tav” ha fattocapire che la sentenza sulla Torino-Lione sarà pronunciata a ridosso delle elezioni europee del 26 maggio. Ma, ogni giorno che passa, si fa sempre più strada l’idea di rinviarla a giugno (se non dopo) per evitare ricadute elettorali negative per la Lega o peri5Stelle.
Quindi l’ideona sarebbe incamerare i voti dei sì TAV e dei no TAV dati alla Lega e al M5S e poi decidere fregando una delle due parti.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 12th, 2019 Riccardo Fucile
“IN ITALIA LA POLITICA E’ OSSESSIONATA DAL CONTROLLO DELLA TV”
Renzo Arbore condivide “la grazia con cui Baglioni ha detto quello che pensava, tra l’altro
rispondendo a una sollecitazione esterna, rifiutandosi di fare il pesce in barile”. In un’intervista al Fatto Quotidiano, lo showman e presentatore parla del possibile ritorno in Rai, auspicato dallo stesso Carlo Freccero: “Finalmente un direttore che si è ricordato di uno entrato in Rai per concorso nel 1964 e si è inventato 16 format televisivi”.
Il discorso si sposta poi sul tema caldo, ovvero le dichiarazioni di Claudio Baglioni sui migranti della Sea Watch durante la conferenza stampa di presentazione di Sanremo e del caso politico che ne è seguito.
Condivido la grazia con cui Baglioni ha detto quello che pensava, tra l’altro rispondendo a una sollecitazione esterna, rifiutandosi di fare il pesce in barile. In Italia la politica è sempre stata ossessionata dalla volontà di controllo della televisione. Ho perso il controllo dei direttori che ho visto passare, messi lì senza avere idea; qualcuno riusciva a imparare e quando aveva imparato veniva mandato via perchè era cambiato il governo
Daniele Luttazzi “non era così spregiudicato come lo abbiamo conosciuto in seguito”, dice parlando del format D.O.C nel quale esordì il comico. Parlando del ritorno su Rai 2, Arbore dice che ci sta pensando.
Certamente non posso fare il rap, il trap, nè mettermi i jeans strappati. Il compito di uno della mia età è segnalare quello che resiste ai tempi. Me l’ha insegnato il jazz: ci sono cose caduche, e cose destinate a durare.
(da “Huffingtonpost”)
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