Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile
DI FRONTE ALL’INCALZARE DELLE DOMANDE LA FRASE INFELICE DEL COMICO: “SIETE DISINFORMATI, VOI VE NE SIETE ANDATI DALL’ITALIA”… A QUEL PUNTO SONO PARTITI ANCHE I VAFFANCULO VERSO GRILLO
Il giorno dopo la comparsata di Beppe Grillo a Oxford con contestazione annessa il Garante del MoVimento 5 Stelle smentisce di aver insultato gli italiani che hanno lasciato il Paese per motivi di studio o lavoro in occasione dello suo discorso: “Non ho attaccato nessuno. Nessun insulto”, afferma ai microfoni di Stasera Italia su Retequattro.
Il fondatore del M5S ha giudicato inoltre positivamente la sua visita alla Oxford Union: “Bellissima, era pienissimo. Ci siamo scambiati delle disinformazioni che loro hanno su di noi e noi che abbiamo su di loro. Penso di aver dato una buona impressione”.
È vero quello che dice Grillo, ferocemente sfottuto quando gli studenti hanno cominciato a parlare di vaccini, perchè evidentemente a Oxford non sono tanto convinti che basti una firma su un appello per emendare secoli di propaganda di frescacce antiscienza per negare l’evidenza?
«Non ho mai fatto una affermazione contro la scienza dei vaccini. Il problema è la politica che vuole imporli», ha sostenuto Beppe, dimenticando tutte le volte che ha abusato della credulità popolare.
Poi il clou: «Non ho mai negato la piaga dell’Aids, ma cosa dite?».
Andiamo con ordine.
Sul Corriere della Sera oggi c’è una lettera dello studente Francesco Moiraghi che racconta cosa è accaduto dal suo punto di vista
Lunedì sera mi trovavo all’Oxford Union con tanti altri ragazzi ad assistere all’incontro con Beppe Grillo. Abbiamo visto il suo ingresso bendato, abbiamo sentito le risate scroscianti dei partecipanti del primo quarto d’ora, abbiamo notato il gelo scendere mano a mano che il monologo impediva le domande del presidente della Società , finanche copriva la voce del traduttore. Nell’ultima mezz’ora gli studenti italiani si sono opposti, hanno preso a incalzare Grillo con domande e purtroppo, nel finale, con insulti.
Non si dica però che è stata una vittoria degli studenti, di questa meglio gioventù di cui tanto ci si riempie la bocca, mentre la si guarda tristemente andare all’estero.
Si riesce a immaginare quanti italiani ci fossero l’altroieri sera?
Eravamo in tanti, e tutti così appassionati dal destino del nostro Paese. Ma io non ho visto nessuna vittoria. Ho visto solo esasperazione, rabbia, mentre gli interventi diventavano via via più nervosi.
Ho visto quanto la cultura delle grida possa far crollare i nervi. Mentre il presidente sospendeva l’incontro con dieci minuti di anticipo, qualcuno gridava a Grillo «buffone», qualcun altro «vaffanc…». Proprio la parola che Grillo aveva portato in auge.
Moiraghi quindi non registra e non cita le presunte frasi di Grillo sugli italiani che hanno lasciato il paese ma racconta invece di una rabbia palese nei suoi confronti. Cristian Trovato, catanese, classe 1988, sta facendo da due anni un dottorato in Computer Science a Oxford dice invece oggi in un’intervista alla Stampa che gli insulti ci sono stati e indica il momento preciso in cui tutto ciò è accaduto: «A ogni obiezione Grillo ci rispondeva “voi siete disinformati”.
E poi quando ha sbottato “ah ma voi ve ne siete andati dall’Italia” la sala è insorta. È parso un tentativo di delegittimarci come interlocutori».
Trovato ieri ha pubblicato un video sul suo profilo Facebook in cui si vedono alcuni momenti dell’incontro e nei commenti ha ribadito che la frase che Grillo nega di aver pronunciato invece l’ha detta:
E nell’intervista segnala di aver partecipato al primo V-Day e leggeva il Fatto, rintuzzando quindi le classiche accuse di essere del PD.
Cosa vi ha fatto più infuriare
«La sue parole sulla scienza e sui vaccini. Ha detto che la scienza fornisce domande e non risposte, è stato vago e contraddittorio. Per una platea di studiosi era davvero troppo».
C’era tra voi del pregiudizio?
«Guardi, qui è venuto anche Steve Bannon. Fuori ci sono state contestazioni, ma all’interno il dibattito è filato liscio anche se molti non erano d’accordo con lui».
Grillo è sempre un comico.
«Sì, ma qui è stato presentato come un leader politico. E il pubblico si aspettava qualcosa di più: il suo doppio ruolo di comico e politico è stato un boomerang. Sulle domande politiche ha svicolato, “decide Di Maio non io”».
Voleva provocarvi?
«Non so, ma alla fine era spiazzato e a disagio. È uscito dalla sala dicendo: ”Ho 71 anni e non mi devo certo difendere da voi”. Il mio coinquilino scozzese mi ha guardato: “Davvero vi governa uno così?”».
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile
MILITARIZZARE IL RUOLO DI SEMPLICE MINISTRO DELL’INTERNO E’ L’ANTICIPAZIONE DI OGNI REGIME… SALVINI COME TRITONI DI UGO TOGNAZZI IN “VOGLIAMO I COLONNELLI”, UN PERSONAGGIO DA AVANSPETTACOLO
L’uso che Matteo Salvini fa delle uniformi della Polizia di Stato, prim’ancora d’essere un
omaggio alle forze dell’ordine, magari in funzione del “sorvegliare e punire”, risulta, va da sè, esplicitamente intimidatorio.
D’altronde, le divise rappresentano – perdonate l’orrido concetto assunto dal sistema della moda – l’outfit di ogni regime, sia detto da un esperto frequentatore perfino delle fiere di “militaria”, dove, appunto, uniformi e perfino buffetterie, cominciando dal vestiario del Terzo Reich, surclassano ogni altro articolo lì in vendita.
Non c’è regime, in ascesa o già in atto, che non abbia spettacolarizzato la propria “militarizzazione”.
Magari fornendo al personale sia con le stellette sia civile ogni genere di indumento distintivo. Nel già menzionato Reich “millenario”, perfino i borghesi del Deutsche Arbeitsfront, Fronte Tedesco del Lavoro, avevano l’obbligo di indossare la propria tenuta e impugnare una pala.
Anche il fascismo nostrano provvede a questo bisogno regimentale, da neonati si riceve la prima nomina di “Figli della Lupa”, in attesa, risalendo nella gerarchia, dei “baffi”, cioè i gradi, di balilla, balilla moschettiere, avanguardista… Per le femmine c’è la gonna di Piccola Italiana cui segue la Giovane Italiana…
Nel regime sovietico, perfino l’intellettuale Trotskij vestirà l’uniforme dell’Armata Rossa.
Allo stesso modo di quest’ultimo, anche Matteo Salvini, che alle professioni culturali non sembra però volersi accostare, militarizza il proprio ruolo di semplice ministro dell’Interno, che, lo voglia o no, rimane una carica dell’ordinamento civile.
Ora voi direte: però nella memoria grigioverde, dai giorni di un Segni presidente, abbiamo visto molti capi di governo indossare il berretto da alpino oppure, laggiù in zona di operazioni e missioni all’estero, poco importa se il Libano o Afghanistan, la giubba mimetica?
Sì, ma in modo episodico, cortesia verso le insegne del corpo ospitante.
Esiste il caso di Francesco Cossiga che, oltre a collezionare soldatini e costituire “Gladio”, ha lasciato addirittura un proprio ritratto in divisa di brigadiere dei carabinieri, tuttavia, paradossalmente, nonostante il marchio dell’emergenza e delle leggi speciali di polizia cui lo associamo, tutto ciò in quell’uomo era quasi un vezzo da fantasista, altra percezione si ha invece rispetto al suo successore al Viminale.
Magari, avessimo visto Salvini con indosso la camicia e il chepì rossi dei garibaldini, come fanno, ricordando la Repubblica romana del 1849, coloro che tutti gli anni si ritrovano all’ossario del Gianicolo.
Forse è troppo aspettarsi la difesa dei valori di laicità a chi solleva il rosario e fa la difesa della famiglia nel suo modello base angustamente piccolo borghese.
Posto che non vogliamo apparire schematici, nonostante i segni della semplificazione autoritaria ci siano già tutti, accettiamo, a questo punto, dialetticamente una possibile obiezione spettacolare assolutoria pro-Salvini, ricordando che la stessa Marylin Monroe, visitando le truppe americane in Corea nel 1954, indossava il bomber nero dei marine, che nei cinegiornali ancora la osannano, aggiungiamo tuttavia che lei mai sognò di pronunciare parole come “la pacchia è finita”,.
Matteo Salvini, almeno al momento, salvo smentite, non sembra neppure in procinto di accostare il proprio nome al generale Baistrocchi cui si deve l’omonima riforma che nel 1933 ridefinì “uniformi, gradi ed equipaggiamento del Regio Esercito, della Milizia e dei Reali Carabinieri”, eliminando, fra l’altro, il chepì a favore della “piatta”, così come provò, inutilmente, a bandiere le fasce gambali.
Salvini, nel suo sfoggio da piantone, superato il “casual” delle felpe, suggerisce semmai la sagoma dell’onorevole della Grande Destra, Giuseppe Tritoni, interpretato da Ugo Tognazzi in “Vogliamo i colonnelli”, quando in un’ipotetica Arcinazzo, basco da paracadutista, arringa i suoi in nome dell’ordine della disciplina e della pubblica morale per l’operazione “Volpe nera”.
“Io ogni giorno indosso una divisa per onorare il lavoro delle forze dell’ordine. Saviano e Renzi possono dire quello che vogliono, me ne frego”. Poi, captatio benevolentiae: “Ogni giorno gli agenti si alzano e rischiano la vita per 1300 euro al mese”. Parole doverose, nel cui sottofondo però si intuisce la chiamata a raccolta apologetica dell’immancabile, costante, suo discorso securitario, lo stesso che accanto al razzismo anti-immigrati costituisce la sostanza subculturale della sua Lega di governo: ventilare l’uso della forza come propellente ideologico destinato al consenso.
Bene hanno fatto quei vigili del fuoco che ne hanno stigmatizzato l’abbigliamento, e brava Michela Pascali, lesbica ai vertici del sindacato di polizia Silp-Cgil, a dichiarare che “gli operatori della polizia che noi rappresentiamo guardano con molta preoccupazione all’abuso della divisa da parte di Salvini, questa è la parte figurata attraverso la quale il nazionalismo prende forma”.
Il ministro dell’Interno, quando indossa la divisa è come se si ponesse come garante morale d’ogni possibile ronda, anzi, assodate le sue predilezioni musicali rock, appare virtualmente come una sorta di capo degli Hells Angels istituzionali.
Mai governo, escludendo Tambroni, fu più estraneo alle armi dell’ironia dell’attuale. Con il guardasigilli, Alfonso Bonafede, pronto subito a mostrarsi collaterale al collega indossando invece la divisa della Polizia Penitenziaria. Subito seppellito da questo commento di @manginobrioches su Twitter: “Quando finalmente anche a te hanno comprato un costume come quello del cuginetto”.
Al fotofinish dell’opzione sovranista, ultimo avamposto delle opportunità politiche, giunge nella piazza d’armi, per il contrappello, come corpo delle ausiliarie di Salvini, anche Maria Giovanna Maglie, prendendo spunto dal caso Battisti, scrivendo così a Dagospia, con prosa da Margherita Sarfatti: “Il leader popolare oggi mostra la sua giornata, si denuda, non è più lontano, sbaglia nelle piccole cose come tutti, mangia troppo e male, lascia intuire a volte una sofferenza personale. Indossa la divisa di quelli che incontra e rappresenta”.
Sognando ironia e ritegno perduti, ritroviamo in uno strapuntino della nostra memoria, non le battaglie civili per la democratizzazione della polizia, piuttosto il marchese Antonino Faà di Bruno, già tenente dei granatieri in Africa Orientale, decorato ad Asmara nel 1941, lo stesso che, congedato come generale di brigata nel 1964, una volta in pensione, si concede una strabiliante carriera da caratterista nel cinema della commedia all’italiana, lo fa per puro piacere, forte d’essere alto 1 metro e 96, voce baritonale stentorea, lineamenti aristocratici, trovando a scritturarlo Lizzani, Pasolini, Fellini, e lo stesso Monicelli per il ruolo del colonnello in pensione e golpista Ribaud, proprio in “Vogliamo i colonnelli”, infine, impossibile da dimenticare, eccolo Duca Conte Piercarlo Ing. Semenzara nel “Secondo tragico Fantozzi”.
C’è qualcuno che sappia spiegare tutto questo a Salvini e alla sua truppa plaudente in bomber davanti al suo caporalesco “Me ne frego”?
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile
“USCIAMO DI CASA, COMBATTIAMO LA PIGRIZIA, DIVENTIAMO CITTADINI”
“Potete scegliere l’associazione che volete, occuparvi di ambiente o di qualsiasi altra cosa. Ma non pensate di aver sostituito l’impegno civile coi click. Usciamo di casa, combattiamo la pigrizia, diventiamo cittadini”.
Emma Bonino ha concluso con queste parole la lezione tenuta il 14 gennaio al Teatro Parenti di Milano, nel corso di un evento organizzato dall’associazione no profit “The Circle Italia”.
La leader di +Europa è stata chiamata sul palco per tenere il suo intervento dal titolo “Diritti, doveri, donne”, con il quale ha sensibilizzato sulle violenze contro le donne in tutte le sue forme.
Ha invitato i presenti a passare all’azione, a muoversi in prima persona per lottare contro il problema. Un responsabilità che spetta agli uomini, quanto alle donne.
“Esiste una responsabilità degli uomini di questo Paese: devono essere inostri alleati nella battaglia contro la violenza sulle donne”, ha dichiarato. E ancora: “Le persone non sono alberi con le radici, sono come pesci, la storia dell’umanità è una storia di mobilitazione”.
Il ricavato della serata andrà a favore della onlus No Peace Without Justice, in particolare al progetto “Partecipanti, non beneficiare” contro le mutilazioni genitali femminili. “Le mutilazioni genitali femminili sono un crimine e non una tradizione”, ha dichiarato Bonino sul palco del Teatro Parenti.
The Circle, nato in Inghilterra nel 2008, per volontaÌ€ di Annie Lennox, eÌ€ arrivato in Italia dal 2010. Un gruppo di donne provenienti da differenti paesi e ambiti (cultura, arte, spettacolo, moda, editoria, imprenditoria, giurisprudenza) “apporta idee, abilitaÌ€ ed entusiasmo per combattere la povertaÌ€ e l’ingiustizia, favorendo azioni di raccolta fondi, comunicazione e sensibilizzazione”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile
I MILITARI SONO IMPUTATI DI AVER VIOLENTATO DUE STUDENTESSE USA NEL RIACCOMPAGNARLE A CASA… UNO DEI DUE CONDANNATO A 4 ANNI E 8 MESI
“Rapporto sessuale con violenza, senza il consenso, approfittando di una situazione
psicofisica di inferiorità ma soprattutto a fronte del dissenso ben espresso dalla ragazza” americana ubriaca.
Così il giudice Fabio Frangini ha condannato a 4 anni e 8 mesi l’appuntato Marco Camuffo, uno dei due carabinieri imputati per aver abusato il 7 settembre 2017 a Firenze di due ragazze Usa.
Il gup scrive che il collega Pietro Costa “fa dichiarazioni che inchiodano Camuffo alle sue responsabilità dicendo di aver sentito i ‘no.. no’, ‘no.. cosa fai'” della ragazza. “Poter affermare che Camuffo non avesse percepito il diniego della ragazza, sentito dal suo collega ‘indaffarato’ con l’altra, appare veramente arduo”, chiosa in sentenza il giudice che aggiunge: “Il rapporto sessuale c’è stato ed è stato ‘contro’ la volontà della donna”.
I militari sono stati imputati di aver violentato due studentesse Usa, incontrate in discoteca mentre erano di pattuglia, dopo averle riaccompagnate a casa.
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile
IL TITOLARE: “HANNO COLPITO UN SIMBOLO, MA NOI ANDIAMO AVANTI, A NAPOLI ESISTONO PERSONE POSITIVE” … CINQUE ANNI FA IL LOCALE FU INCENDIATO …E AD AFRAGOLA OTTO BOMBE IN UN MESE CONTRO NEGOZI
Bomba nella notte contro la famosa pizzeria Sorbillo, terrore al centro storico di Napoli.
L’ordigno è stato fatto esplodere davanti all’ingresso del locale in via Tribunali 32, nel cuore del centro antico. E’ la sede storica del marchio famoso in tutto il mondo ed è stata danneggiata al piano terra dall’esplosione: due porte blindate, poste al di là dell’ingresso, hanno attutito il colpo ed evitato che il guardiano notturno rimanesse ferito.
L’uomo si trovava infatti all’interno del locale, a pochi passi dalla porta. I danni ammontano ad alcune migliaia di euro, al vaglio delle forze dell’ordine le immagini di sorveglianza: il locale ha 24 telecamere in zona.
L’esplosione ha seminato paura e sconcerto tra i residenti, sotto shock perchè è stato colpito un pizzaiolo molto conosciuto, cui fanno capo una serie di locali aperti in diverse città in Italia e anche all’estero.
Lo stesso titolare, Gino Sorbillo, annuncia su Facebook che la pizzeria “è chiusa per bomba” ma, assicura “riapriremo presto”. Cinque anni fa questa stessa sede fu incendiata
“Mi scuso con tutte le persone che sono rimaste scosse da quest’ennesima cattiva notizia – ha commentato su Facebook il maestro pizzaiolo – A Napoli e dintorni esistono persone straordinarie e positive che vivono veramente con tanto amore verso gli altri. Mi scuso con la Napoli “buona”, con l’Italia “buona” e con tutte le persone che vivono onestamente perchè certi avvenimenti così forti ed eclatanti fanno cadere le braccia e demoralizzano la società . Sono stato nell’Arma dei carabinieri ed ho scelto di fare il pizzaiolo perchè amo troppo la mia città e la amerò per sempre – ha aggiunto – La Napoli “sana” è sempre nel mio cuore”.
Tantissimi in queste ore i messaggi di vicinanza che gli stanno arrivando.
“Dopo l’incendio di 5 anni fa adesso arrivano anche le bombe dove c’è la sede storica – prosegue – Il 17 gennaio in tutte le pizzerie della città ci saranno i festeggiamenti per la giornata del pizzaiolo in onore del santo protettore, Sant’Antuono: centinaia di pizzerie serviranno una pizza speciale ai propri clienti e sarà questa per me l’occasione per ricordare a tutti i pizzaioli della città che dobbiamo essere sempre uniti. Andiamo avanti”.
“Sono in contatto con sindaco e forze dell’ordine che stanno esaminando le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza. Nei video una persona si avvicina alla porta, lascia l’ordigno e scappa verso via Atri.
“Chi ha messo la bomba non è scappato verso la parte bassa della città – dice Sorbillo – ma è salito in un vicolo, forse a bordo di un motorino. Io ho 24 telecamere in zona, tutti i commercianti hanno sistemi di videosorveglianza, credo che le forze dell’ordine possano individuare targa e tratti somatici”.
Il pizzaiolo non nasconde l’amarezza: “Abbiamo riempito Napoli con il nostro lavoro, il nostro talento, il turismo. Ci siamo adoperati attraverso rete e social per comunicare una città diversa, forse hanno voluto attaccare un simbolo di questa rinascita, questa bomba è un messaggio di intimidazione verso gli altri che hanno anche una minore capacità di rialzarsi rispetto a me. Non c’è stato alcun segnale, avrei denunciato subito, collaboro con le forze dell’ordien e sono anche un presidio per il territorio. Lavoro lì da 24 anni”.
Il guardiano notturno fortunatamente non è rimasto ferito: “E’ salvo per miracolo – racconta Sorbillo – quando c’è stata esplosione, il nostro collaboratore si trovava quasi sotto la porta ma i pannelli blindati lo hanno protetto, altrimenti sarebbe stato dilaniato”.
Il pizzaiolo chiede controlli e telecamere: “La rinascita di Napoli deve partire dalla bonifica dei vicoletti, il lavoro delle forze dell’ordine è già tanto ma servono telecamere anche nei vicoli, credo si stiano riassettando gli equilibri tra clan e quindi sia in corso un braccio di ferro. Il centro storico di napoli è patrimonio Unesco, questa è l’occasoione per mettere più telecamere”.
Confesercenti Interprovinciale esprime totale solidarietà a Gino Sorbillo dopo l’ordigno che questa notte ha devastato la sua storica pizzeria ai Tribunali. “Innanzitutto – dice Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Interprovinciale – esprimo la massima solidarietà nei confronti di una grande impresa come quella della famiglia Sorbillo. Alziamo la voce contro gli attacchi ai nostri imprenditori, non possiamo consentirlo, non possiamo permettere che queste cose accadano ancora. Il nostro è un grido d’allarme disperato, una invocazione nei confronti dello Stato, che ora deve scendere in campo con i mezzi e con gli uomini – che ha- adeguati. La bomba che stanotte ha distrutto la pizzeria, ma anche gli 8 ordigni esplosi in un mese contro le attività commerciali di Afragola, sono la conferma che lo Stato è debole, che ha bisogno di più uomini che lavorino per sconfiggere questo fenomeno. Le mafie sono un male, dei tumori che se non si estirpano alla radice continueranno ad esistere”.
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile
LA BEFFA: SALE DA UN PORTELLONE E SCENDE DALL’ALTRO… PROVENIVA DAL SENEGAL ED ERA DIRITTO AL CAIRO, MA PARE NON AVESSE DOCUMENTI … AEROPORTO BLOCCATO PER ORE, MA E’ SPARITO NEL NULLA… MENO MALE CHE NON ERA UN TERRORISTA
Si è lanciato dal portellone dell’aereo quando la scaletta era già stata sganciata. Dopo un
volo di qualche metro, ha toccato terra e si è messo a correre sulla pista, fino a far perdere le sue tracce. Erano le 19,30
L’aeroporto di Malpensa è stato interdetto al traffico, sia in arrivo che in partenza.
Alle 22.33 l’operatività dello scalo è ripresa regolarmente, ma dell’uomo ricercato per il momento non c’è traccia.
Si tratta di E.E., un egiziano di 34 anni, respinto alla frontiera perchè privo di documenti. Il 34enne era partito da Dakar, in Senegal, ed era diretto al Cairo, in Egitto. Un volo con scalo a Malpensa.
In Area Transiti, nel corso di un regolare controllo, è stato trovato senza documenti dalla Polaria, la polizia di frontiera aerea.
La procedura in questi casi prevede che il soggetto venga “respinto”, cioè accompagnato sul primo aereo diretto al luogo di partenza: Dakar, appunto. E così è stato.
Gli agenti lo hanno scortato fino al posto assegnato. Lui si è seduto. Ha allacciato la cintura. Poi si è alzato e, senza dare il tempo a nessuno di capire che cosa stesse accadendo, è sceso dall’altro portellone e subito si è messo a correre, per cercare rifugio chissà dove.
I voli in arrivo sono stati dirottati e quelli in partenza hanno subito numerosi ritardi. L’intera area in queste ore è passata al setaccio dalla polizia, dentro e fuori l’aeroporto, ma del 34enne ancora non è stata trovata traccia.
Non si sa perchè sia fuggito ma – da quello che è emerso al momento – non si tratterebbe di un soggetto pericoloso segnalato per terrorismo.
(da agenzie)
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