Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile
CELESTE D’ARRANDO PIZZICATA DALLA AGENZIE DELLE ENTRATE DI TORINO: HA OMESSO DI INFORMARE DELLA SUA MUTATA SITUAZIONE REDDITUALE DAL 2016.. ORA LA CASA POPOLARE E’ A RISCHIO
In campagna elettorale aveva dichiarato di volersi battere per il diritto a una casa per tutti. Ma a quanto pare Celeste D’Arrando, ripescata da Luigi Di Maio che “sceglie solo i migliori” e poi eletta alla Camera dei Deputati dopo aver vinto il collegio uninominale di Collegno, è stata pizzicata dall’Agenzia della casa di Torino ad aver omesso negli anni 2016 e 2017 di informare una “mutata situazione reddituale”.
Una situazione non sanata nell’anno successivo e nemmeno nel 2018.
In una storia che somiglia tantissimo a quella di Paola Taverna e oggi rivelata da Lo Spiffero in un articolo a firma di Oscar Serra, si scopre che a rimetterci è stata la mamma dell’onorevole grillina, inquilina di un alloggio a Collegno, nel quale vive assieme alla figlia con cui costituisce un nucleo familiare.
La signora, nei giorni scorsi, si è vista recapitare a casa una diffida dell’ATC nella quale si annuncia l’incremento del canone di locazione da 155 a 180 euro e la richiesta degli arretrati per i due anni precedenti, che ammontano a oltre mille euro.
Celeste D’Arrando, che viene dallo stesso collegio di Laura Castelli di cui è amica, è assurta agli onori della cronaca in questi mesi per la lista degli scienziati dell’ISS con le loro preferenze politiche.
Era lei l’autrice degli appuntini che segnalavano le preferenze politiche e le collaborazioni giornalistiche di alcuni degli scienziati.
Eletta nel collegio uninominale di Collegno, in Piemonte, la D’Arrando ha un diploma all’Istituto tecnico e una qualifica come operatrice socio sanitaria.
Nessuna esperienza lavorativa in strutture mediche di eccellenza. Per tre anni, dal 2012 al 2015, è stata una badante.
La castigatrice degli scienziati si è occupata anche di formazione in call center. Tra il 2001 e il 2007 è stata commessa in un negozio di abbigliamento.
Lo Spiffero racconta che il regolamento dei canoni di locazione stabilisce che l’assegnatario è tenuto a comunicare tempestivamente all’ente gestore ogni variazione della propria situazione economica così da consentire l’adeguamento del canone di locazione.
Per il momento i rilievi fatti dall’Agenzia si riferiscono ai redditi del 2016 e del 2017 (emersi dalle dichiarazioni del 2017 e del 2018) e ancora non tengono conto di quelli dello scorso anno, anche se negli uffici di Atc è saltato all’occhio come in quasi un anno di mandato parlamentare, D’Arrando non abbia ancora comunicato un’ulteriore (presumibile) scatto reddituale.
‘ noto, infatti, che i deputati hanno un’indennità lorda superiore agli 11mila euro al mese, senza contare i vari rimborsi e al netto di eventuali restituzioni come sancito dal regolamento interno del Movimento 5 stelle.
Di tutto ciò, però, non v’è traccia nelle comunicazioni che la D’Arrando avrebbe dovuto fare all’Atc. E non è escluso che con un reddito tanto alto nei prossimi mesi la mamma della parlamentare rischi addirittura di perdere i requisiti per l’alloggio popolare.
Il presidente dell’Agenzia torinese Marcello Mazzù ha confermato l’esistenza di una pratica sull’onorevole grillina.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile
SANITA’ E ISTRUZIONE DIVENTANO PRIVILEGI… RICCHI SEMPRE PIU’ RICCHI (AUMENTANO DELL’1,2% LE LORO RICCHEZZE), POVERI SEMPRE PIU’ POVERI
Non ci siamo. Le diseguaglianze, cioè la concentrazione della ricchezza tra pochi e il
dilagare della povertà tra i molti, non solo crescono, ma stanno diventano strutturali. Non si va avanti ma si indietreggia e a rendere la lotta alla povertà sempre più difficile, sono anche i sistemi fiscali.
Accade nei Paesi in via di sviluppo come nelle economie più avanzate, Italia compresa.
Sistemi e politiche fiscali, che non solo permettono alle grandi aziende di eludere il fisco come di spostare capitali, ma che sono sempre meno basati sul meccanismo della progressività e cioè sul principio che chi più ha, più deve contribuire. Non solo.
Le politiche fiscali si concentrano sempre più su redditi e consumi e sempre meno sul patrimonio, cioè sulla ricchezza.
Il risultato? Se a livello globale negli ultimi anni la povertà è diminuita, ora il meccanismo sembra essersi inceppato. O almeno è rallentato.
Perchè il ritmo con cui le persone si riscattano dall’indigenza è inferiore al 40% rispetto allo scorso anno. I poveri insomma sono sempre più fermi alla loro condizione di ultimi.
Sono i risultati cui arriva il Rapporto Oxfam del 2018 “Bene pubblico o ricchezza privata?”. Dati e cifre che mettono a nudo l’enorme disparità di ricchezza che divide gli uomini, con in cima alla piramide i grandi Paperoni. Disparità in crescita e sempre più strutturale.
Come dire che ci si sta abituando alle diseguaglianze in un mondo sempre più diviso tra inferno e paradiso dove i diritti fondamentali dei singoli non trovano più cittadinanza. Istruzione e sanità non sono più considerati diritti universali (se mai lo sono stati) e diventano sempre più privilegi per pochi. E ciò accade nei Paesi più sviluppati come in quelli più poveri. E l’Italia l’asscensore non fa eccezione.
Ma guardiamo i numeri di cui il Rapporto è zeppo.
La ricchezza dei 1.900 miliardari della lista Forbes del 2017 è cresciuta di oltre 900 miliardi di dollari (+1,2%). Al contrario la ricchezza netta della popolazione più povera del mondo (3,8 miliardi di persone) è diminuita dell’11%. E oggi sono 26 i multimiliardari che posseggono la ricchezza della metà più povera del globo.
Jeff Bezos, l’uomo più ricco del mondo, a metà marzo aveva un patrimonio di 112 miliardi di dollari. Con l’1% di questa somma l’Etiopia (105 milioni di persone), paga il servizio sanitario.
E non è andata meglio in Italia. A metà 2018 il 20% dei più facoltosi possedeva circa il 72% dell’intera ricchezza nazionale. E il 5% addirittura aveva tra le mani della stessa quota di ricchezza posseduta dal 90% più povero. E’ dal 2000 che il meccanismo s’è inceppato.
Da allora in Italia, mentre il 50% dei più poveri ha continuato a veder scendere la propria ricchezza, il 10% più ricco a cominciare dal 2007 (anno della primia crisi) l’ha sempre vista aumentare, a parte alcuni anni di calo. E’ quel ceto medio in forte difficoltà .
Le tasse. Sono scese, ma non per il comune cittadino: la contribusione fiscale delle grandi aziende e dei super ricchi è drasticamente diminuita.
Nei paesi ricchi in media l’aliquota massima dell’imposta sui redditi è passata dal 62% nel 1970 al 38% nel 2013.
Nei Paesi in via di sviluppo è in media al 28%. Ma ciò che colpisce è la drastica riduzione dell’aliquota effettiva versata sui redditi d’impresa che per le 90 più grandi corporation è scesa dal 34% del 2000 al 24%. Senza contare i movimenti di denaro illecito, che si aggiungono a evasione e elusione fiscale e vengono così sottratti al finanziamento del welfare.
La povertà è donna. Secondo il Rapporto Oxfam esiste una forte correlazione tra diseguaglianza economica e di genere. Il lavoro di cura non retribuito secondo l’Oxfam, è in realtà un enorme sussidio nascosto dell’economia, non contabilizzato nelle statistiche ufficiali.
Eppure amplifica le diseguaglianze perchè interessa le fasce più povere della popolazione, che si trovano così con meno tempo per guadagnarsi da vivere e accumulare ricchezza. Se fosse retribuito a livello globale e affidato a una grande azienda privata il suo fatturato ammonterebbe a 10 mila miliardi di dollari, 43 volte quello di Apple. “Dai dati emerge che per finanziare il welfare – sostiene Elisa Baciotti, direttrice italiana delle campagne Oxfam – è necessario agire sulla leva fiscale. E per citare un dato significativo basta dire che nel 2015 a livello globale solo 4 centesimi di dollaro proveniva dall’imposizione fiscale sul patrimonio”. Il resto, quando arriva, proviene dunque da imposte sul reddito e sui consumi.
Istruzione e sanità antidodi contro le diseguaglianze.
Una ricerca recente condotta su 13 economie in via di sviluppo ha dimostrato come gli investimenti in sanità e istruzione abbiano contribuito a ridurre del 69% le diseguaglianze economiche.
“Perchè non dovrebbe essere il conto in banca – ha dichiarato Winnie Byanyima, direttrice Oxfam International – a decidere per quanto tempo si andrà a scuola o quanto a lungo si vivrà . Eppure in gran parte del mondo è così”. E lo stesso vale per l’accesso alla sanità , qualcosa che si sta iniziando a vedere anche in Italia, dove migliaia di persone, ricorda il Censis, non si curano più.
“Solo attraverso una politica fiscale comune, ancor più a livello europeo – sostiene Elisa Baciotti – che si possono finanziare istruzione e sanità senza le quali le diseguaglianze continueranno a crescere”. Istruzione, sanità e un fisco che intervenga in modo progressivo sulla ricchezza.
Queste le ricette di Oxfam. E le richieste che verranno avanzate al prossimo World Economic Forum, in programma nei prossimi giorni.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile
RIGUARDA 800 DEI 3740 FARMACI DI QUELLA FASCIA… IL PREZZO MEDIO A CONFEZIONE PASSERA’ DA 15,58 A 16,47 EURO
Quasi 800 dei 3.740 farmaci che rientrano nella cosiddetta classe c subiranno aumenti significativi come previsto dal decreto 87/2005 noto anche come “decreto Storace” dal nome dell’allora ministro della Salute.
L’aumento è a discrezione delle case farmaceutiche che possono decidere di applicarlo ogni due anni.
In pratica il prezzo al pubblico dei medicinali senza obbligo di ricetta è liberamente fissato da ciascuna farmacia o parafarmacia mentre quello dei farmaci di classe C è deciso dai produttori.
Il Secolo XIX pubblica oggi un’infografica in cui riepiloga alcuni dei farmaci il cui prezzo è aumentato o aumenterà entro la fine di febbraio.
Il rincaro medio previsto è del 5,7% e riguarda nello specifico 770 farmaci.
Si tratta comunque di prodotti molto utilizzati dai cittadini che proprio in questi giorni sono alle prese con i tradizionali malanni invernali. L’aumento medio per le tasche degli acquirenti si tradurrà in quasi un euro in più a confezione.
I farmaci di fascia C, soggetti a prescrizione medica ma non rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale, vengono utilizzati per patologie non gravi e ogni anno gli italiani per acquistarli spendono mediamente una cifra superiore ai 3 miliardi di euro.
Si tratta, tra gli altri, di mucolitici contro il catarro, “pillole dell’amore”, colliri e pomate a base di antibiotici per curare le congiuntiviti, ansiolitici e sonniferi, antidolorifici contro il mal di testa, antinfiammatori per i dolori muscolari, antistaminici contro asma e riniti allergiche.
Il prezzo medio a confezione (sui prodotti interessati dagli incrementi) andrà quindi da 15,58 a 16,47 euro. Ne consegue una differenza di 0,89 euro, che equivale a un aumento medio del 5,7% sui prezzi di due anni fa.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile
LA SCUOLA DI FORMAZIONE POLITICA A PAGAMENTO DELLA LEGA SBARCA AL SUD… PORTE CHIUSE E DISPENSE SU COME “COMUNICARE”… L’IDEATORE E’ SIRI, IL SOTTOSEGRETARIO CONDANNATO PER BANCAROTTA
Una classe di 60 alunni per la scuola di formazione politica della Lega che si svolge a Napoli
(o tempora! o mores!), che è il secondo capoluogo, solo dopo Milano, dove è partita la scuola di formazione che, a breve, sbarcherà anche a Roma e in Calabria.
La storia la racconta Il Mattino in un articolo a firma di Adolfo Pappalardo:
A introdurre la mattinata di lezioni in «comunicazione politica e principi di militanza» è Gianluca Cantalamessa, deputato e coordinatore regionale del partito di Salvini, mentre dietro la cattedra c’è il senatore toscano Manuel Vescovi.
Porte rigorosamente chiuse e dispense spedite al singolo discente solo tra qualche giorno.
«No scusate, ma il corso è a pagamento e in sala rimangono solo gli allievi altrimenti non sarebbe giusto», avverte Fabiana Gardini, ferrea coordinatrice dei corsi che si terranno da qui a marzo con la chiusura affidata ad Armando Siri, il sottosegretario che con Salvini ha ideato il progetto.
In totale 8 lezioni al costo di 250 euro totali.
La prima giornata di formazione verte su comunicazione politica e nuovi media.
E Vescovi, in 4 ore di percorso formativo, si dilunga in osservazioni su come parlare in pubblico sino a dettagli minimi come la gestualità . Mettendo in risalto, è ovvio, il modello Salvini che privilegia i social rispetto ai media tradizionali.
E sull’esaltazione delle felpe o dei pranzi fatti in casa da Salvini e postati sui social sentenzia: «È un modello per distinguersi dagli altri politici».
Incita a tenersi pronti perchè dopo le Europee tutto potrebbe cambiare e lo scenario di elezioni anticipate non è fantapolitica. Ma ci tiene a mettere in guardia dai giornalisti. «Se ci sono fratture — avverte — all’interno del partito, del gruppo, mai parlare con loro». Avvertenze alla futura classe dirigente leghista.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile
“UNA CLASSE DIRIGENTE CHE DOVREBBE ESSERE PROCESSATA DALLA CORTE INTERNAZIONALE DELL’AJA PER CRIMINI CONTRO L’UMANITA'”
Il M5S sulla linea di Salvini “è un segnale terribile. Quando alla fine si è governati da una banda dove una metà sono razzisti e l’altra metà sono coglioni non c’è una grande prospettiva per il Paese”.
Lo dice Gino Strada, fondatore di Emergency, a Circo Massimo con Massimo Giannini su Radio Capital.
“Io sono assolutamente disgustato — ha detto Strada — Oltre alla tristezza c’è proprio la rabbia per questa indifferenza alla vita umana che ormai viene detta chiaramente, senza mezzi termini. Siamo in una situazione drammatica, non solo in Italia ma in Europa” dove “abbiamo una classe dirigente che per la maggior parte dovrebbe andare di fronte alla corte internazionale dell’Aia ed essere processata per crimini contro l’umanità . Queste persone stanno condannando a morte decine di migliaia di esseri umani”.
Per Strada “non esiste porto chiuso o porto aperto, semi chiuso o semi aperto: qui stiamo ammazzando persone e le responsabilita’ sono dei governanti che impediscono il diritto di questi esseri umani a spostarsi e a cercarsi un futuro migliore”.
“Siamo di fronte a un governo razzista che non ha nessun problema a lasciar morire persone. Non è una grande novità perchè questo terreno è stato preparato dal governo precedente e dal ministro degli interni precedente”, ha aggiunto il fondatore di Emergency.
E ancora: “Gli esseri umani non sono sacchi di patate, che vengono dirottati, tu ne prendi 10, io 15. Ma dico siamo impazziti? Questo è un mondo di barbari. Qui stiamo tornando con le stesse logiche di tempi che speravamo non dovessero più ripresentarsi. Questa idea di un Europa che si chiude con muri è un’idea che ha un nome molto chiaro: l’idea della fortezza Europa è un’idea hitleriana”.
Strada ha parlato anche delle divise di Salvini: “Mi stupisce la completa disumanità di questo signore. E’ un atteggiamento che non è soltanto non solidale o indifferente, ma e’ gretto, ignorante. E’ un atteggiamento criminale, questi sono dei criminali, dobbiamo svegliarci ci stanno ammazzando la gente sotto i nostri occhi e li sta ammazzando un governo che, purtroppo, molti italiani hanno anche assecondato e votato”, dice il fondatore di Emergency, a ‘Circo Massimo’ su Radio Capital.
Per Strada “Salvini, che indossa tutte le divise possibili eccetto quella dei carcerati, non ha preso il 90 per cento dei voti”.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile
IL SEGGIO VACANTE AD ANDREA FRAILIS CON IL 40,4%… IL M5S SCENDE DAL 42% AL 28%, CENTRODESTRA DAL 32% AL 27,8%… UNO SCHIAFFONE A DI MAIO E SALVINI
La discesa in campo in Sardegna dei big nazionali come Di Maio e Toninelli non è servita al
Movimento Cinquestelle a riconquistare il seggio di Cagliari alla Camera. Che passa dalla maggioranza del governo gialloverde all’opposizione di centrosinistra. Il primo test nazionale, nonostante votassero solo 251mila elettori sardi, ha dato un esito tutt’altro che scontato, visto che i pentastellati, nelle scorse politiche del 4 marzo 2018, avevano fatto un vero e proprio exploit nell’Isola, arrivando al 42%.
Il vincitore è il giornalista, storico anchorman della tv del Gruppo Unione Sarda, Andrea Frailis, 62 anni.
In una tornata caratterizzata da un’astensione record che ha fatto crollare di quasi 52 punti la percentuale dei votanti sino a toccare il 15% alle 23, il candidato sostenuto dal Pd e dalle altre liste del centrosinistra ha ottenuto il 40,4% delle preferenze, recuperando sul 19% ottenuto dal centrosinistra senza Leu alle politiche del 2018. Prende il posto del velista Andrea Mura, espulso dal Movimento Cinquestelle e dimessosi da Montecitorio dopo un’aspra polemica sulle assenze alla Camera.
Era una delle personalità scelte da M5s tra la società civile e a marzo aveva ottenuto, in questo stesso collegio, il 38,4% dei consensi.
Stavolta il Movimento, invece, ha puntato su un “politico”: il 46enne ingegnere ambientale Luca Caschili, già assessore comunale a Carbonia. Per lui le preferenze si sono fermate al 28,9%.
E’ stato il primo a complimentarsi con Frailis, riconoscendo il suo trionfo quando lo scrutinio era oltre metà strada.
La rinnovata alleanza Lega-Forza Italia e l’arrivo nell’Isola, in due momenti differenti, di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi – che proprio dalla Sardegna ha mandato a tutti il messaggio della sua nuova discesa nell’agone politico a partire dalle europee di maggio – non hanno sortito gli effetti sperati dal centrodestra unito.
L’unica donna in questa competizione, Daniela Noli, 42 anni, si è fermata al terzo posto con il 27,8% delle preferenze, al di sotto del 32% ottenuto dal centrodestra lo scorso 4 marzo.
Al quarto ed ultimo posto, l’esponente di CasaPound, Enrico Balletto. Il 45enne, allenatore di pallavolo e già candidato nell’uninominale al Senato in occasione delle ultime politiche, è arrivato sotto il 3%.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile
ZINGARETTI 51,2%, MARTINA 31,8%, GIACHETTI 12,9%… RISULTATI ANCORA PARZIALI, MA IL TREND E’ INDICATIVO
La strada di Nicola Zingaretti verso la segreteria del Partito democratico appare sempre più in discesa. L’ostacolo più arduo per lui era rappresentato dalla prima fase del congresso, che si sta svolgendo in questi giorni e vede impegnati solo gli iscritti: essendo ereditati dalla stagione renziana, questi ultimi erano indicati dalle previsioni a vantaggio di Maurizio Martina.
Invece i timori di una vittoria dimezzata, con il possibile successo del Governatore del Lazio alle primarie del 3 marzo (quello che conta per ottenere la leadership), ma gli iscritti a favore dell’ex ministro, si dissolvono ora dopo ora, con l’affluire dei voti provenienti dai circoli.
I dati trapelati dal Nazareno indicano Zingaretti al 51,2%, con Martina staccato di quasi venti punti al 31,8.
Nemmeno sommando il suo risultato a quello (seppur al di sopra delle aspettative) di Roberto Giachetti (12,9%), i due candidati che si spartiscono il sostegno dei renziani riuscirebbero a raggiungere l’avversario in testa.
Più indietro tutti gli altri, che rimarranno fuori dalle primarie, a cominciare da Francesco Boccia, fermo a un deludente 2,8% (ma il suo comitato rivendica un parziale più alto, intorno al 7%), per finire nell’ordine con Dario Corallo e Maria Saladino, entrambi sotto l’1%.
I votanti registrati fino a questo momento sono poco meno di 60mila, un dato tendenziale che si profila deludente rispetto alla partecipazione degli iscritti.
Si tratta di numeri che si aggiornano ora dopo ora.
Il divario, infatti sembrerebbe destinato a diminuire con l’avanzata di Martina nel Sud. In Campania, grazie all’appoggio (seppur non troppo esibito) del Governatore Enzo De Luca, l’ex Ministro dell’Agricoltura potrebbe passare in testa, anche se al momento sarebbe indietro.
Martina è indicato in vantaggio anche in Sicilia, ma nell’isola Zingaretti sembra comunque tenere bene. Gli aggiornamenti che proverranno soprattutto da queste due regioni non sarebbero quindi in grado di sovvertire un quadro ormai stabilizzato.
Zingaretti alla fine dei conti potrebbe scendere al di sotto del 50% del voto nei circoli, ma è un dettaglio poco più che formale.
Anche Renzi, tanto per fare un esempio, si fermò al 46,7% tra gli iscritti in occasione del congresso del 2013, ma ciò non gli impedì nè di trionfare ai gazebo (con il 67,5%) nè di conquistare feudo dopo feudo il partito anche a livello locale.
Sarebbe ben diverso se tale risultato si verificasse il 3 marzo. L’altro dato interessante proveniente dai circoli, infatti, è quello che riguarda Giachetti.
Il suo 12,9% non solo gli consente di conquistare il terzo posto, che vale la possibilità di “qualificarsi” alle primarie, ma dà anche un segno chiaro alla campagna che porterà ai gazebo: un fuoco incrociato contro Zingaretti, che probabilmente costringerà anche il solitamente pacato Martina ad alzare i toni nei confronti dell’avversario.
Se Zingaretti il 3 marzo dovesse rimanere al di sotto del 50%, un accordo in Assemblea nazionale tra Martina e Giachetti potrebbe scalzarlo dalla poltrona di segretario, a vantaggio del secondo arrivato (cioè, probabilmente, l’ex Ministro). In ogni caso, se anche così non fosse, il Governatore avrebbe bisogno di un’intesa con almeno una parte dei suoi avversari per guidare il partito.
Un’ipotesi che resta sul tavolo ma che i dati di oggi sembrano allontanare. Più probabilmente, il vento della vittoria ormai certa tra gli iscritti potrebbe soffiare nelle vele zingarettiane fino al 3 marzo, aiutandone l’approdo verso la leadership dem.
A maggior ragione, se si considera che la distribuzione dei voti nei circoli appare uniforme in quasi tutto il territorio nazionale. Zingaretti è al momento in testa in quasi tutte le regioni (Basilicata, Campania e Sicilia potrebbero essere alla fine le uniche eccezioni) e in quasi tutte le grandi città : a Roma, Milano e Bologna si avvicina al 50%, a Genova lo supera. Firenze segna invece un punto per Martina.
A parte il trionfo nel “suo” Lazio, dove sfiora al momento il 70%, il Governatore è spinto dalle ormai ex regioni rosse (Emilia-Romagna, Marche, Umbria, ma è di poco avanti anche nel feudo renziano della Toscana) e sfonda in Lombardia (terra natale di Martina), Friuli-Venezia Giulia (qui l’ex presidente Serracchiani era tra i big sponsor martiniani), giù fino a Puglia e Calabria.
In Puglia costruisce buona parte del suo consenso anche Boccia. Per la precisione, è la sua provincia di origine (BAT) a sostenerlo, dato che altrove ha pagato invece il divorzio con il suo ex alleato Michele Emiliano.
La diffusione di dati senza l’imprimatur della commissione congressuale ha naturalmente provocato qualche malumore tra i candidati.
Giachetti avrebbe preferito che i risultati ufficiali venissero divulgati man mano già nei giorni scorsi, mentre i martiniani contestano la circolazione indiscriminata di numeri: “Per avvalorare tesi numeriche insostenibili — lamenta il coordinatore della mozione, Tommaso Nannicini — sono stati divulgati addirittura grafici non corretti sui risultati parziali del congresso”.
Nemmeno da quelle parti, comunque, si mette in discussione il primo posto dell’avversario, ma solo le percentuali. Un riconoscimento inevitabile del trend che si sta consolidando.
(da agenzie)
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