Gennaio 26th, 2019 Riccardo Fucile
L’IRONIA DEL WEB: “NON SAPEVAMO CHE NEL PROGRAMMA DI SALVINI CI FOSSE L’ANNESSIONE DI RIETI ALL’UMBRIA”
Si possono confondere le sagome delle regioni Lazio e Umbria? E addirittura su schede elettorali?
Sì, succede anche questo.
“Nel presentare il simbolo per le prossime elezioni provinciali, che si svolgeranno il 3 febbraio, la Lega di Rieti, cioè il movimento della città laziale che si ispira al partito nazionale di Matteo Salvini, ha commesso uno svarione imperdonabile. Nel logo della Lega compare infatti clamorosamente e ingiustificatamente la sagoma della Regione Umbria con sopra la scritta ‘Rieti'”, così li inchioda consigliere regionale umbro del Pd Andrea Smacchi
“Non sapevamo – ironizza – che nel contratto di governo e nel programma della Lega ci fosse nel breve periodo l’annessione della Regione Umbria alla Provincia di Rieti: è chiaro che se la cosa non fosse tragicomica, dimostra ancora una volta quanto gli appartenenti a quel partito siano inadeguati e incapaci”.
Paolo Trancassini, deputato di Fratelli d’Italia e uomo di riferimento del partito su Rieti attacca: “Errori si possono fare ma anche se è una lista civica sono sorpreso che la Lega non se ne assuma la responsabilità e si scusi. Anche noi come Fratelli d’Italia abbiamo una lista che ci appoggia, ma siamo responsabili in tutto e per tutto delle loro iniziative. E anche delle loro eventuali sciocchezze”
(da agenzie)
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Gennaio 26th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI SI ILLUDE CHE GLI ITALIANI GLI PORTERANNO LE ARANCE IN CARCERE, MA SARANNO UOVA MARCE (E NON RINUNCIA ALL’IMMUNITA’)
Il tema dei migranti e dei diritti, già emerso tra quelli centrali all’inaugurazione dell’Anno giudiziario in Cassazione, è tornato con insistenza nelle cerimonie che si sono svolte nelle varie corti d’appello, in tutta l’Italia: nessun riferimento diretto, ma molti gli accenti esplicitamente critici rispetto alla linea Salvini.
Duro il procuratore generale di Torino, Francesco Saluzzo: il contrasto all’immigrazione clandestina, ha detto, è “dovuto e sacrosanto”, ma la politica è “al tempo stesso totalmente disinteressata al profilo umanitario: potrei dire che la pietà , declinata nel suo senso laico, è morta”.
Parole che vanno al di là dei dati provenienti dai tribunali e che, comunque, segnalano come il tema immigrazione influenzi queste dinamiche.
Il distretto milanese, ha segnalato il presidente della Corte d’appello Marina Tavassi, “è pesantemente interessato dai procedimenti” legati alle richieste d’asilo: “In appello si è passati dai 291 procedimenti pendenti nel 2016 ai 2.509 del giugno 2017”, con “un residuo al termine dell’anno giudiziario di 1.651” che si conta di “smaltire nell’anno in corso”. E la presidente della Corte d’appello di Salerno, Iside Russo, teme che le nuove norme in materia “provocheranno un consistente incremento dei ricorsi”.
“Legalità non è solo repressione. Occorre avere piena consapevolezza, ad esempio, della complessità della questione migratoria, che tanto impatto ha sia sulla percezione della sicurezza che sulle attuali politiche securitarie”, ha sottolineato il pg di Roma, Giovanni Salvi, che è anche tornato su un’altra vicenda di primo piano: l’uccisione di Giulio Regeni, morto proprio tre anni fa.
“La Procura di Roma – ha detto – ha profuso molti sforzi nel tentativo di assicurare alla giustizia i torturatori e assassini di Giulio Regeni. Essi hanno sin qui ottenuto, quanto meno, che non si accettassero verità di comodo”.
Ancora sul fronte migranti, da Palermo arriva la segnalazione del presidente della Corte di appello, Matteo Frasca, di un vertiginoso aumento di sbarchi fantasma, eventi che non vengono censiti dalle statistiche che indicano, invece, un forte calo degli arrivi.
Un appello a “coltivare la memoria quale imprescindibile anticorpo al risorgere di germi razzisti e antisemiti” è arrivato dal vicepresidente del Csm David Ermini. “Difficile negare che vi sia stato qualche intervento strumentale, demagogico o dal sapore propagandistico. Ritroviamo parole e comportamenti più misurati e sobri”, ha osservato. E sulla vicenda del ministro Salvini, che il Tribunale dei ministri chiede di processare per sequestro di persona per il caso Diciotti, la nave bloccata ad agosto per 5 giorni con 177 migranti a bordo, Ermini ricorda che “il Tribunale dei ministri, che in questo caso fa da giudice, con un provvedimento di oltre 50 pagine, immagino strutturato, ha deciso che in questo caso non può essere accolta la richiesta di archiviazione”.
Salvini nei giorni scorsi aveva detto che la politica sull’immigrazione non spetta ai tribunali. Ora questa contrapposizione potrebbe finire di fronte al Csm con una pratica a tutela delle toghe, come prevede Alessio Lanzi, membro laico dell’organo di autogoverno della magistratura.
(da agenzie)
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Gennaio 26th, 2019 Riccardo Fucile
“NUOVO MODELLO DI ACCOGLIENZA, COSI’ SUPERIAMO SALVINI”: NUCLEI CON MINORI E 16 MIGRANTI ACCOLTI
Dalla “deportazione” all’ “accoglienza diffusa”. 
Castelnuovo di Porto reagisce alle modalità con cui si è consumato il trasferimento coatto dei 540 ospiti del Cara, in vista della chiusura al 31 gennaio.
E lo fa con un’idea che — se andrà in porto sul fronte legale — potrebbe non solo rappresentare un modello inedito di integrazione nel panorama nazionale ma, addirittura, la possibilità certificata di superare (se non aggirare) il decreto Salvini sulla sicurezza.
Con un parallelismo al modello Riace di Mimmo Lucano che potrebbe non essere solo una suggestione.
Durante un tavolo alla Prefettura di Roma, il sindaco di Castelnuovo, Riccardo Travaglini, ha raggiunto un pre-accordo “verbale” per far sì che alcuni dei migranti ospitati nel secondo centro per migranti del Paese possano essere accolti dai cittadini del posto, resisi disponibili dopo l’eco mediatica di questa settimana.
“E’ la prima volta che succede in Italia, siamo molto soddisfatti”, ha commentato Travaglini.
IL PRE-ACCORDO
Un’accoglienza certificata, garantita dall’ente locale e “vidimata” dalla Prefettura, che dovrebbe prevedere anche un rimborso in favore delle persone resesi disponibili.
Cifra che ovviamente sarà “unitariamente inferiore alle spese sostenute per l’accoglienza dei migranti all’interno del centro (i famosi 35 euro, ndr)”, spiegano fonti del Comune a nord di Roma.
I servizi sociali comunali, insieme a una task-force della Regione Lazio e della Asl territoriale, in settimana hanno verificato e scremato le proposte giunte in settimana al primo cittadino, valutando lo stato dei luoghi messi a disposizione e i requisiti minimi personali (assenza di precedenti penali, ecc.).
Lunedì l’incartamento verrà portato in Prefettura, che nel frattempo sta mettendo a punto i termini legali con cui formalizzare l’accordo.
Anche perchè, secondo le intenzioni, i soggetti resisi disponibili all’accoglienza dovrebbero entrare a far parte di una sorta di albo e sottoscrivere un contratto. Cosa che potrebbe aprire la strada a successive “collaborazioni”, nel caso il “progetto ponte” dovesse avere un seguito.
A quanto spiegato, per ognuna di queste posizioni ci sarà la mediazione di un’associazione o di un’onlus che si occuperà di seguire quella che diventerà una vera e propria alternativa alla vecchia accoglienza di secondo livello, messa al bando dal Dl Sicurezza.
QUALI MIGRANTI SARANNO ACCOLTI
Fra i migranti che resteranno a Castelnuovo di Porto e dintorni “almeno per 6 mesi”, ci sono 4 famiglie con altrettanti minori che avevano iniziato la scuola e che almeno avranno la possibilità di concludere l’anno. Oltre a loro, verranno ospitati altri 4 ragazzi, fra quelli che dovevano essere trasferiti, che hanno mostrato di essersi pienamente integrati nel territori, selezionati fra quelli segnalati nei mesi scorsi dallo stesso Comune per essersi distinti particolarmente nell’ambito scolastico, del volontariato, delle arti e mestieri e dello sport.
Fra questi il centravanti della Castelnuovese, Anszur Cissè, che potrebbe essere ospitato dalla famiglia di un compagno di squadra: l’atleta senegalese, classe 1999, proprio questa mattina ha arbitrato una gara fra pulcini (bimbi di 8-10) presso il campo sportivo comunale, cui e’ seguita una partita di solidarieta’ fra la squadra locale e una selezione dei 107 lavoratori della Coop Auxilium che dal 31 gennaio resteranno senza lavoro.
Infine, qui sta la grande novità , nel protocollo sono stati inseriti anche i 16 migranti (erano 19, ma in 3 sono scappati) che sarebbero dovuti comunque uscire dal Cara non avendo più diritto, in base al decreto Salvini, ad accedere al circuito di seconda accoglienza. Una grande novità che potrebbe rappresentare il precedente più importante.
IL NUOVO MODELLO E IL PARAGONE CON RIACE
Se tutto andrà in porto, i prossimi 6 mesi saranno decisivi per capire se il “modello Castelnuovo” avrà un futuro o se resterà un “progetto ponte”. La “accoglienza diffusa”, infatti, da un lato eviterebbe che le persone che terminano il loro percorso nei centri d’accoglienza possano finire per strada, andando fra l’altro — e questa è una delle principali critiche al Dl Sicurezza — a incrementare la percezione di degrado legata ai migranti.
Dall’altra, è stato spiegato, assegnando queste persone ai cittadini che si rendono disponibili e che vengono “vidimati” dalla Prefettura, si garantirebbe un percorso di integrazione più efficace e di sicuro premiale rispetto ai soggetti che danno le risposte migliori; una diluizione del “problema” e dunque della percezione di chi vede con sospetto la presenza di queste persone; infine — e non è poco — un risparmio nelle risorse da destinare ai centri d’accoglienza. Di qui il confronto, con la cittadina calabrese Riace, dove il sindaco Mimmo Lucano da 20 anni promuove percorsi lavorativi che, nel tempo, hanno consentito ai migranti di integrarsi, rendersi utili e farsi ben volere dalla cittadinanza senza “pesare” sulla comunità locale.
(da agenzie)
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Gennaio 26th, 2019 Riccardo Fucile
IL GRILLINO ANTICIPA IL SERVIZO DELLE IENE ED E’ COSTRETTO AD AMMETTERE CHE LO SAPEVA, MA PER I SUOI FANS E’ UNA VITTIMA
Alessandro Di Battista in un video su Facebook ha raccontato che è in programma un servizio delle Iene che racconterà di un dipendente in nero nella ditta del padre Vittorio Di Battista, la Dibitec che è arrivata alle cronache negli scorsi mesi dopo una serie di articoli del Giornale e sull’onda dei racconti sul padre di Di Maio.
Di Battista racconta che Filippo Roma delle Iene gli ha fatto delle domande nei giorni scorsi ed evidentemente il video serve ad “attenuare” l’effetto del servizio, “preparando” i fans alla “rivelazione”.
Il racconto di Di Battista, in un video che inizia con la voce di Sahra che lo incoraggia con un “Dà i” e con “Wish you were here” dei Pink Floyd in sottofondo — d’altro canto siamo tutti anime perse che sguazzano in una boccia per i pesci — parte dal fatto che Filippo Roma è andato stamattina da Vittorio Di Battista per chiedergli del dipendente in nero.
«Questa mattina mi ha chiamato mio padre e mi ha detto che era stato avvicinato da Filippo Roma delle Iene, che gli ha fatto delle domande sulla piccola impresa che abbiamo a livello familiare. A un certo punto gli ha chiesto se ha un lavoratore in nero e mio padre gli ha detto sì».
Poi Di Battista racconta che lui era già a conoscenza della vicenda: «Io questa cosa l’ho saputa perchè quando sono usciti degli articoli diffamatori nei confronti dell’azienda di famiglia sono andato dall’avvocato con mio padre per vedere se ci fosse la possibilità di fare determinate azioni legali. Quando sono tornato in macchina ho chiesto a mio padre se fosse tutto a posto e lui mi ha detto no. E poi mi ha confessato del dipendente in nero».
Della Di.Bi.Tech si parlò a metà del dicembre scorso: il Giornale scrisse che secondo la visura camerale, ha 53mila e 370 euro di debiti verso i dipendenti, 151.578 euro di debiti verso le banche; 135.373 euro di debiti verso i fornitori; 60.177 euro di debiti tributari.
Questi numeri si riferiscono al 2016 perchè l’azienda non ha ancora pubblicato il bilancio 2018.
Vittorio Di Battista ha pubblicato all’epoca un post su Facebook citando Renato Rascel: “è arrivata la bufera / è arrivato il temporale, esorto gli amici, i conoscenti e i segugi al soldo di leggere, se ne sono capaci, i bilanci”.
La storia del dipendente in nero però non è collegata alla vicenda dei bilanci, a cui i Di Battista avevano risposto: «Io mi sono incazzato perchè è una cosa sbagliata ma lui mi ha spiegato che è una fase difficile dell’azienda e questa persona mi viene a dare una mano a fare lavori che lui non riesce più a fare. Io mi sono arrabbiato con mio padre perchè adesso che mi metto in moto con il MoVimento con la TAV, etc. Mi sono arrabbiato perchè lui non mi ha chiesto una mano ma non ce l’ha fatta a regolarizzare questa persona. L’impresa ha due dipendente, di cui una è mia sorella, non mi sono mai interessato all’impresa che comunque, come mi ha raccontato mio padre, vive delle difficoltà finanziarie», continua Di Battista che poi chiude il video tornando, come sempre, a chiedere alle Iene di fare un servizio su Berlusconi e la mafia e sui pagamenti delle aziende di Berlusconi a Costa Nostra.
Dopo appena un’ora, sulla sua pagina Facebook sono oltre 2.800 i commenti dei follower. E tutti sono dalla sua parte: c’e’ chi parla di “persecuzione”, dopo che le Iene avevano già fatto ‘le pulci’, per usare l’espressione di Di Battista, a Di Maio per l’azienda di suo padre; e chi se la prende con la “trasmissione pagata dal nano mafioso”.
(da agenzie)
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Gennaio 26th, 2019 Riccardo Fucile
E’ L’ITALIA CHE SA ANCORA APPREZZARE I SENTIMENTI, NON QUELLA DEI RIFIUTI UMANI CHE SANNO SOLO ODIARE
Voleva salutare i suoi due cani prima di morire, accarezzarli ancora, voleva le feste. E il desiderio
del signor Elvio Donattini è stato esaudito: Piero e Gilda, i suoi cani, venerdì sono stati portati in ospedale, si sono arrampicati sul letto, scodinzolando.
Le foto postate dalla Usl di Imola sul profilo Fb fanno bene al cuore, e centinaia i commenti apparsi sotto, ringraziamenti.
“Ci sono regole e procedure da rispettare, ma umanizzare l’ospedale è anche questo e crediamo che debba essere fatto”, si legge nel post dei medici dell’ospedale. I due cani sono entrati con la museruola fino al capezzale del signor Elvio.
Per avere i documenti necessari all’ingresso dei cani in ospedale occorrono forse quattro-cinque giorni. Serve il libretto sanitario dei cani completo, una vaccinazione specifica che copre il cane per quindici giorni, l’assicurazione sugli animali, museruola, un guinzaglio di un metro e mezzo e i sacchetti per eventuali necessità , Infineserve il permesso del medico del paziente e quello della Direzione sanitaria. La famiglia ha espletato tutte le procedure ma è stata ascoltata, il poco tempo rimasto, è stato considerato. Il signor Elvio è morto pochi giorni dopo, un uomo amato.
“Grazie di tutto anche se ieri ci ha spezzato il cuore. Speriamo che tanti altri malati possano provare la stessa emozione che ha provato mio babbo poter avere i suoi cani vicino per un po’ so che lo abbiamo reso tanto felice perchè anche loro fanno parte della nostra bella famiglia”, scrive Maurizia, la figlia.
“Ci permettiamo di intervenire”, scrivono gli stessi medici interrompendo il flusso dei commenti su Facebook, “solo per spiegare che tutto è stato fatto con la massima responsabilità e secondo una procedura formalizzata e studiata per garantire sicurezza, igiene e rispetto per gli altri pazienti”.
Ma i complimenti su Fb alla Usl sono una valanga.
Arrivano dall’Italia, ma anche da fuori. “Vivo in Brasile da 5 anni purtroppo, vedere questi episodi mi fa avere molta più ‘saudade’ della mia Italia”, scrive Alessandro. Per una volta il lato umano è stato più forte della burocrazia, delle carte, delle firme. E un desiderio rispettato, oggi, vale moltissimo.
(da agenzie)
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Gennaio 26th, 2019 Riccardo Fucile
MA E’ ORA DI FINIRLA DI MEDIARE, CON I SEQUESTRATORI DI PERSONA, VA APPLICATA LA LEGGE: I CRIMINALI CHE REITERANO IL REATO VANNO ARRESTATI E I PROFUGHI SBARCATI
Come è già accaduto ad agosto per i migranti della Diciotti, anche questa volta la Comunità Papa Giovanni XXIII, che poi ospitò la gran parte degli eritrei a bordo, è pronta ad aprire le porte delle sue comunità ai minorenni bloccati da otto giorni sulla Sea Watch3 dei quali ieri il procuratore dei minori di Catania ha sollecitato losbarco immediato come prevede la legge.
Paolo Ramonda, presidente della Papa Giovanni, ha fatto sapere che per i 13 ragazzi minori, 8 dei quali non accompagnati, è pronta la casa “Annunziata” di Reggio Calabria.
La nave intanto resta alla fonda ad un miglio e mezzo dal porto di Siracusa controllata dalle motovedette della Capitaneria di porto mentre in città parte la mobilitazione.
“Fateli sbarcare”. E’ l’appello lanciato attraverso dei lenzuoli esposti sulla via principale di Siracusa, corso Umberto.
Anche il sindaco Francesco Italia chiede di farli sbarcare: “Non si può fare una guerra sulla pelle di disperati. Il Comune e l’arcidiocesi sono pronti a fare la loro parte per accoglierli”.
(da agenzie)
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Gennaio 26th, 2019 Riccardo Fucile
PRESIDIO SULLA COSTA DELLA BAIA DI SIRACUSA
C’è l’Italia che si riconosce nelle politiche disumane e razziste e c’è un’Italia che sa bene che i
problemi sociali non dipendono da un pugno di disperati, ma dal fatto che le ricchezze si concentrano sempre di più nelle mani di pochi e sempre meno alla stragrande maggioranza
Però poi c’è chi guarda ai miliardari come Trump che hanno fondato le loro ricchezze con lo sfruttamento, con le tasse evase, con il divorare i beni comuni e avvelenare il mondo.
#Facciamoliscendere è l’hashtag creato sui social network da un gruppo di associazioni e organizzazioni che chiedono lo sbarco dei 47 migranti a bordo della Sea Watch, che si trova a un miglio dalle coste siracusane nella rada di Santa Panagia.L’evento da condividere sui social per invitare il maggior numero di cittadini a dare un segno dell’accoglienza all’equipaggio della nave e ai loro ospiti.
I promotori dell’iniziativa hanno organizzato un presidio sulla costa della Baia di Siracusa
Tra i partecipanti anche ActionAid, presente con staff e attivisti a Siracusa. “Accogliamo con molto favore la richiesta della Procura dei minori di Catania di far sbarcare i minori – sottolinea in una nota ActionAid – tuttavia evidenziamo il pericolo di questa opzione politica che si è configurata in altre vicende: crediamo infatti che tutte le persone migranti, inclusi gli uomini adulti debbano avere tutele e accesso ai diritti. Per questo ActionAid chiede che tutte le persone a bordo della Sea Watch vengano immediatamente fatte sbarcare”.
(da agenzie)
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Gennaio 26th, 2019 Riccardo Fucile
PPE 181 SEGGI, SOCIALDEMOCRATICI 136, LIBERALI ALDE 95: 412 SEGGI SU 705… CONSERVATORI ERC 58, ESTREMA SINISTRA 53, VERDI 41, SOVRANISTI 60, EFDD 38, ALTRI 36
La rilevazione di Poll of Polls sulle elezioni europee del maggio prossimo, una media dei sondaggi diffusi in questo periodo, avvalora la possibilità che l’alleanza tra Popolari e Socialisti che ha retto nella precedente tornata potrebbe confermarsi con l’aggiunta dell’ALDE.
Scrive oggi il Corriere della Sera che i 181 seggi attribuiti al Ppe, insieme con i 136 stimati per S&D e ai 95 dell’Alde, porterebbero a 412 dei 705 previsti nell’Europarlamento dopo l’uscita del Regno Unito per la Brexit: 53 eurodeputati sono attribuiti all’estrema sinistra del Gue, 58 ai conservatori (Ecr) e 41 ai verdi. Il blocco centrale dei sovranisti conterebbe sui 60 seggi dell’estrema destra Enf, che include la Lega di Matteo Salvini, il Raggruppamento nazionale diMarine Le Pen e il partito dell’olandese Gert Wilders,e sui 38 dell’Efdd, che è incentrato sul Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio. Ai nuovi partiti andrebbero 36 eletti e 7 ai non iscritti.
(da agenzie)
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Gennaio 26th, 2019 Riccardo Fucile
L’EX MAGISTRATO DI CASSAZIONE ESPOSITO: “NON HA SEGUITO LE NORME DI LEGGE, ANOMALIE GRAVI NEL SUO COMPORTAMENTO”… MA BONAFEDE E IL CSM SI GUARDANO BENE DAL MANDARE UNA ISPEZIONE A CATANIA
Antonio Esposito, ex magistrato della Corte di Cassazione, spiega oggi sul Fatto Quotidiano che
Carmelo Zuccaro, procuratore di Catania che ha aperto tante inchieste sulle ONG che i colleghi gli hanno chiuso perchè non c’erano le prove, ha curiosamente sbagliato — come già qualcun altro aveva scritto — a chiedere l’archiviazione per Matteo Salvini sul caso Diciotti:
Per rendersi conto della erroneità della richiesta della Procura basta richiamare le norme che regolano il procedimento a carico dei ministri.
È previsto, infatti, (art. 6 L. Cost. 1/1989) che il procuratore della Repubblica competente, al quale vanno inviate tutte le notizie di reato concernenti i delitti di cui all’art. 96 Cost. —omessa ogni indagine — trasmetta, con le sue richieste, entro 15 giorni, tali notizie al Tribunale dei ministri dandone immediata comunicazione ai soggetti interessati perchè possano presentare memorie o chiedere di essere ascoltati.
Il collegio, entro novanta giorni dal ricevimento degli atti, compiute indagini preliminari e sentito il pubblico ministero, può disporre l’archiviazione con decreto non impugnabile.
In caso diverso, il collegio,sentito il pm, se non ritiene che si debba disporre l’archiviazione, trasmette gli atti con relazione motivata al procuratore della Repubblica per la loro rimessione alla camera di appartenenza
Alla stregua di tali disposizioni, appare, quindi, evidente l’anomalia del provvedimento del procuratore Zuccaro che, fin dall’inizio, richiese l’archiviazione laddove avrebbe ben potuto aspettare l’esito di indagini (eventualmente) disposte dal Tribunale (o da egli stesso richieste) ed esprimere il proprio parere quando il collegio —prima di adottare il provvedimento di archiviazione o richiesta di autorizzazione — lo avesse“sentito”.
In ogni caso, la richiesta di autorizzazione non poteva essere fondata (e giustificata) sulla valutazione di “una scelta politica”del ministro, valutazione che spetta esclusivamente alla camera di appartenenza che nega l’autorizzazione a procedereove reputi,con decisione insindacabile, che l’inquisito “abbia agito per la tutela nell’interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo” (art. 9 comma 3).
(da “NextQuotidiano”)
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